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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Biblioteca capitolare

Biblioteca capitolare

La Capitolare di Verona è la più antica biblioteca del mondo ancora in attività. Era la biblioteca di studio del Capitolo dei Canonici della Cattedrale (un collegio di prelati) e dal 2019 viene gestita da una Fondazione. Trae le sue origini da uno Scriptorium, un luogo per la raccolta e la trascrizione di testi religiosi e laici, la cui esistenza è documentata dal VI secolo. Della Biblioteca si ha notizia certa già dal 517 d.C., quando era conosciuta come Scriptorium ecclesiae Veronensis. In questo periodo era frequentata da autori illustri come Dante e Petrarca e nello stesso periodo cominciò la collezione di incunaboli e dei primi prodotti dell’arte tipografica. La Capitolare si trova alla sinistra del Duomo di Verona, nel palazzo del Canonicato, ed è un edificio a dir poco immortale: sopravvisse a un terremoto, alla peste, alle ruberie di Napoleone, all’alluvione del 1882 e ai bombardamenti. Avendo 16 secoli di storia alle spalle è una delle biblioteche più ricche della penisola per patrimonio librario e documentario. Sugli scaffali della biblioteca sono custoditi dei veri e propri tesori, tra cui dei manoscritti famosi: il Codice di Ursicino, datato all’anno 517; le Istituzioni di Gaio, risalenti al V secolo e testimone importante del diritto romano; l’Iconografia Rateriana, copia settecentesca di un’immagine di Verona risalente al periodo del vescovo Raterio di Liegi. Tra le curiosità, invece, è doveroso ricordare l’Indovinello veronese, una delle prime attestazioni di una lingua di passaggio fra latino e volgare, appuntato al margine di un codice di provenienza spagnola dell’VIII secolo. l’Indovinello Veronese, prima attestazione della lingua volgare italiana, risalente al VIII secolo. Vi sono, inoltre, testi illustrati da miniature, come gli imponenti corali trecenteschi, un archivio di 11.000 pergamene e circa 100.000 libri a stampa antichi e moderni inerenti alle più svariate discipline: storia, filosofia, teologia, letteratura, diritto, medicina, botanica, astronomia. La visita della Capitolare è integrata con quella del Museo Canonicale. Il percorso espositivo inizia dal salone monumentale con le sue scaffalature lignee colme di libri, per proseguire nelle salette affrescate che ospitano una selezione di volumi e altri spazi dedicati alle esposizioni temporanee. Nelle sale è, inoltre, possibile ammirare dipinti di Antonio Badile, Francesco Morone, Giovanni Caroto, oggetti liturgici decorati con oro, argento, smalti e gemme.
Arte e cultura

Palazzo Chiericati

Tra i più sontuosi esempi di architettura palladiana per un committente privato, Palazzo Chiericati, come molti dei progetti di Andrea Palladio, venne completato dopo la morte dell’architetto, quando nel resto d’Europa dominava ormai il gusto barocco. Rialzato su un podio, il palazzo si compone di un corpo centrale affiancato da due ali simmetriche leggermente arretrate; il fronte al piano terra è percorso per intero da un portico colonnato dorico. Al piano nobile le logge si sviluppano invece solo ai lati, mentre la parte centrale è decorata da semicolonne ioniche. Tra i due piani è inserito un fregio che alterna diversi elementi decorativi. All’interno, gli affreschi dei soffitti richiamano soggetti astrologici o mitologici, temi iconografici cari alla cultura rinascimentale: nella sala del Firmamento domina l’affresco con i carri della Luna e il carro del Sole guidato da Fetonte, attorno al quale sono disposte cornici di stucco bianco e dorato che racchiudono i simboli delle costellazioni australi e boreali. Seguono la sala del Concilio degli Dei, dedicata alle divinità olimpiche, e la sala di Ercole, racconto per immagini delle imprese del semidio. Il palazzo è sede delle collezioni del Museo civico, panoramica sull’arte veneta tra XIV e XVIII secolo: tra le opere notevoli, un polittico di Paolo Veneziano (“Dormitio Virginis, san Francesco d’Assisi sant’Antonio da Padova”, 1333) e una “Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giacomo apostolo e Girolamo” di Cima da Conegliano (1489), oltre a dipinti del Veronese e di Giandomenico Tiepolo. Tre stanze del sottotetto, allestito come casa-museo, custodiscono la raccolta di dipinti, disegni e incisioni donati al museo dal marchese Giuseppe Roi, mecenate a cui si devono i restauri novecenteschi del palazzo.
Arte e cultura

Casa Museo Giuseppe Verdi

Nel 1863 un Giuseppe Verdi ormai all’apice della fama scriveva: “Sono stato, sono e sarò sempre un paesano delle Roncole”, a conferma del forte legame con il suo luogo natio. La sua casa natale si trova infatti a Roncole Verdi, frazione di Busseto sulla strada per Soragna in provincia di Parma. È una modesta abitazione di campagna ottocentesca, un tempo adibita anche a posteria, rimasta immutata dall'epoca in cui vi abitò Verdi e oggi diventata museo. Al suo interno si possono visitare una decina di stanze su due piani, lungo le quali si articola il percorso museale. Di particolare interesse, al primo piano, la camera matrimoniale in cui Giuseppe Verdi nacque il 10 ottobre del 1813; la sala della spinetta, in cui è ospitata una copia dello strumento regalato a Verdi nel 1821; e la sala commemorativa in cui sono conservati vari documenti riguardanti il Maestro. Grazie alla presenza di tablet in ogni stanza e di una app dedicata, è possibile compiere una visita multimediale e interattiva, in varie lingue. Inoltre, è possibile fare suggestive visite guidate a lume di candela, dopo il tramonto. Nel giardino davanti alla casa è collocato dal 1913 un busto raffigurante Giuseppe Verdi, scolpito da Giuseppe Cantù in occasione del centenario della nascita del Maestro. La vicina chiesa di S. Michele Arcangelo, originaria del XVII secolo ma più volte ristrutturata, conserva l’organo settecentesco sul quale si esercitò Verdi bambino. Nel cimitero accanto alla chiesa si trova la tomba del grande scrittore emiliano Giovanni Guareschi, l’autore di “Don Camillo”.
Arte e cultura

Santuario di Vicoforte

Il santuario di Vicoforte è una “cattedrale nel deserto”, anche se sarebbe più corretto definirla “basilica tra i boschi” (una basilica minore, a essere ancor più precisi). È anche una struttura di forme audaci e dimensioni smisurate, costruita al centro del verde e placido paesaggio piemontese. Entrambe le definizioni vi sembreranno calzanti quando, dopo un piacevole viaggio tra le colline del cuneese, vi ritroverete davanti a questo mausoleo di devozione mariana. Effettivamente, davanti a tanta opulenza artistica, viene spontaneo chiedersi perché la corona piemontese e la diocesi della vicina Mondovì abbiano investito nella costruzione di una meraviglia del barocco così lontano dai principali centri abitati della regione. Ebbene, tutto quello che vedete intorno a voi (stucchi e affreschi, dipinti, marmi e anche tombe reali) ruota attorno a un’antica immagine sacra, la Madonna del pilone di Vico, una Natività datata fine ‘400 e dipinta su una piccola colonna, un pilone votivo a protezione degli agricoltori locali. Nel corso del ‘500 questo piccolo affresco campestre diventa rapidamente oggetto di devozione popolare; i Savoia sono costretti, ben volentieri, a iniziare i lavori di costruzione (che si protrassero dal 1596 fino a ‘800 inoltrato) di un grande santuario per accogliere migliaia di fedeli e viaggiatori. Sul perché di questo repentino successo tra i pellegrini cattolici di tutta Europa, storici e teologi si dibattono da sempre. Difficile dare ragione all’una o all’altra ipotesi, ma tra le storie più accreditate ci piace raccontarvi la più fantasiosa (e leggendaria). Si dice che, intorno alla fine del ‘500, un cacciatore, nel tentativo di centrare una preda, colpì involontariamente la colonna affrescata, posta in un’area selvaggia e poco frequentata. Dopo l’incidente, gocce di sangue iniziarono a sgorgare dall’immagine sacra della Madonna con il Bambino, richiamando l’attenzione dei fedeli locali, convinti dei poteri taumaturgici e miracolosi dell’effige mariana. La sbeccatura al centro dell’affresco, causata dal proiettile del cacciatore, è ancora lì a ricordare quel curioso evento che ha portato alla progressiva nascita di uno dei santuari cattolici più stupefacenti d’Italia. Un tempio modello, per armonia delle forme e impeto decorativo, famoso in particolare per la sua cupola completamente affrescata. È la cupola ellittica più grande al mondo, un capolavoro capace di ridefinire i canoni estetici della monumentalità di casa Savoia.
Arte e cultura
Palazzo Ducale di Guastalla

Palazzo Ducale di Guastalla

A Guastalla il Palazzo ducale è stato per secoli il luogo del potere, fin dai tempi dei conti Torello, che governarono la città tra il ’400 e i primi decenni del ’500. Fu però con la dinastia dei Gonzaga, prima conti e poi duchi, che divenne una vera residenza di corte: qui i nuovi signori di Guastalla ospitarono intellettuali e artisti come Torquato Tasso e il Guercino. Ai Gonzaga si deve anche l’aspetto rinascimentale del palazzo, lo fecero ricostruire dagli architetti Francesco Capriani detto il Volterra e Tommaso Filippi, mentre per le decorazioni si rivolsero a Bernardino Campi. I lavori si conclusero attorno al 1570, le rifiniture artistiche attorno al 1585. Quando la dinastia dei Gonzaga cadde, alla metà del ’700, per il palazzo iniziò un lungo periodo di rimaneggiamenti e impieghi non sempre consoni alla sua nobiltà, finché a fine ’800 fu privatizzato. Nei primi anni del ’900, ecco una svolta imprevista: il cortile interno divenne la galleria commerciale Flavio Mossina, dal nome dell’imprenditore che rilevò il complesso ed ebbe l’idea di fare del piano terra uno spazio elegante per botteghe alla moda. Chiudendo gli archi del porticato si ricavarono piccoli negozi e atelier, mentre gli spazi comuni furono arredati con statue e decorazioni in stile Déco poi andate in parte perdute. Così ricorda il palazzo anche Bernardo Bertolucci, che vi ambienta alcune scene di “Novecento”. Recuperato e restaurato, oggi il Palazzo ducale di Guastalla è un polo museale e culturale. Ospita il Museo della Città con la Quadreria Maldotti, oltre a essere sede di mostre temporanee.
Arte e cultura

Sacro Monte di Varallo

Un frate francescano, Bernardino Caimi, e un maestro rinascimentale come Gaudenzio Ferrari, idearono a cavallo tra il ‘400 e il ‘500 quel complesso intreccio di cappelle, viali, aree alberate e rappresentazioni artistiche che oggi chiamiamo Sacro Monte di Varallo. Secondo una pratica diffusa nel mondo francescano, l’obiettivo era replicare visivamente, con l’uso di statue e affreschi, gli episodi più importanti della vita di Gesù, ambientandoli nelle “versioni artistiche” di luoghi sacri come Nazareth, Betlemme, Gerusalemme e tanti altri ancora. Pellegrini e fedeli della Valsesia (e del Piemonte tutto) avrebbero così vissuto una fedele replica delle storie del Vangelo seguendo un percorso ascendente che culmina nella basilica del sacro monte, dedicata all’Assunta. In tutti i secoli successivi, almeno fino all’800, i vari maestranti attivi nel cantiere fondarono il proprio lavoro sulla base ideologica e artistica posta da Caimi e Ferrari, aggiungendo però elementi che rispettavano man mano lo stile del momento. Al Sacro Monte di Varallo c’è il rinascimento e c’è il barocco, ma c’è anche tanto romanticismo, soprattutto per quanto riguarda la disposizione dei prati, dei cespugli e degli alberi, che mettono in stretto rapporto la natura con l’arte. Seguendo cronologicamente le 44 cappelle, che conducono dalla nascita di Gesù al tragico epilogo della sua esistenza terrena, sembra di andare a teatro: ogni stanza mette in scena una rappresentazione teatrale che trasmette insieme informazioni ed emozioni. Le sensazioni sono le stesse ancora oggi, in un modo che ci inonda di immagini di ogni tipo; c’è da chiedersi quanto una visita al sacro monte di Varallo abbia rivoluzionato la vita immaginaria e interiore dei fedeli del passato.
Arte e cultura

Cittadellarte - Fondazione Pistoletto

Cittadellarte - Fondazione Pistoletto è un'organizzazione artistica e culturale costituita nel 1998 con sede presso gli spazi recuperati di un opificio tessile dismesso sulla riva destra del torrente Cervo, a est di Biella. Principale promotore è l'artista Miche­langelo Pistoletto, che ha voluto realizzare un centro multiculturale e plurisettoriale dedicato all’arte e alla riflessione sulle principali tematiche inerenti all'evoluzione della società contemporanea. L'intero complesso di archeologia industriale si estende su una superficie di circa 20.000 metri quadrati ed è protetto dal Ministero dei Beni Culturali. Il fabbricato centrale è dedicato alle opere del maestro, e custodisce alcune delle più rappresentative creazioni dell'arte povera; tra queste si ammirano “Quadri specchianti” e l'iconica “Venere degli stracci”; nel sottotetto è invece collocata l’installazione “Porte - Uffizi”, raffigurazione schematica del progetto di Cittadellarte. Oltre a offrire un ricco calendario di eventi, l'istituzione organizza numerose iniziative nel segno dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale, tra cui Arte al Centro, rassegna annuale di seminari e workshop mirati alla trasformazione sociale attraverso l'arte; Biella Città Arcipelago, mostra permanente che promuove le realtà sostenibili del Biellese; Fashion B.E.S.T., laboratorio operativo dedicato allo sviluppo della sostenibilità nel settore tessile e della moda; Let Eat Bi, che con il progetto Terre AbbanDonate mira al recupero dei terreni incolti nel Biellese.
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