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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Badia Prataglia

Badia Prataglia, frazione montana del comune di Poppi, si compone di piccoli nuclei abitati (detti “castelletti”) adagiati tra le cime appenniniche al margine nord-orientale della valle del Casentino, non lontano dal passo dei Mandrioli e dalla sorgente del torrente Archiano. Il paese prende nome dall’abbazia di S. Maria e S. Benedetto, prospero centro religioso a cavallo dell’anno Mille, in seguito entrato nell’orbita del vicino monastero camaldolese fino alla soppressione nel tardo XIV secolo. L’unica testimonianza visibile dell’antico complesso è la parrocchiale della SS. Assunta e di S. Bartolomeo (nota anche come pieve di S. Maria Assunta) che indica il centro dell’abitato. I severi interni della chiesa, sviluppati su un’unica navata, preservano una cripta d’impronta romanica, coperta da volte a crociera sostenute da capitelli scolpiti in varie fogge. Attiguo all’edificio è il Museo Forestale Carlo Siemoni da cui si accede ai 3 ettari dell’Arboreto, il più antico d’Italia, impiantato a metà del XIX secolo per l’acclimatazione di specie forestali esotiche, autoctone e di alberi secolari. L’intero comprensorio di Badia Prataglia è inoltre caratterizzato da lussureggianti paesaggi boschivi, che hanno permesso sviluppo e sopravvivenza della tradizionale attività di lavorazione artigianale del legno; l’area si può esplorare attraverso gli itinerari escursionistici del parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, il cui centro visite sorge a pochi passi dalla parrocchiale e dal museo.
Parco naturale dell'Alta Val Sesia e dell'Alta Val Strona

Parco naturale dell'Alta Val Sesia e dell'Alta Val Strona

Il Parco naturale dell’Alta Val Sesia e dell’Alta Val Strona è un’area protetta che comprende i vasti territori alpini di 2 delle più belle valli del Piemonte e dell’Italia settentrionale, solcate dal fiume Sesia e dal torrente Strona. Il parco si estende su 3 macroaree, che da ovest a est includono il comune di Alagna Valsesia sul confine svizzero fino a raggiungere il borgo di Campello Monti nel comune di Valstrona, unico comune non vercellese incluso nell’area. Dal punto di vista orografico l’area naturale è considerata la più alta d’Europa, grazie alla presenza della Punta Gnifetti del Monte Rosa che svetta ad oltre 4500 metri. Il paesaggio del parco è tipicamente alpino, estremamente vario e ricco di biodiversità, comprendendo aree glaciali, fitte aree boschive e corsi d’acqua che confluiscono verso le vallate. I boschi di abete, larice e faggio si alternano ad arbusti aromatici e pascoli d'alta quota, una vegetazione rigogliosa abitata da una grande varietà faunistica che include camosci, stambecchi, caprioli e diversi predatori grandi e piccoli come volpi e donnole. Altrettanto ricca l'avifauna, che comprende rapaci notturni e diurni, tra cui l'aquila reale. Culturalmente l'area su cui sorge il parco è caratterizzata dalla forte presenza di comunità Walser, discendenti da coloni germanofoni che valicarono da nord il Monte Rosa a partire dal XII secolo. Punti di accesso privilegiati per il parco sono Alagna, Carcoforo, Fobello e Campello Monti.
Tunnel del Sempione

Tunnel del Sempione

Fin dall’antichità l’area del Sempione ha costituito una rotta di transito fondamentale tra la Val d’Ossola e il Canton Vallese, tra la Pianura Padana e il bacino del Rodano, tra Italia e Mitteleuropa. Lo era stato per i Romani, per i popoli Walser che vennero ad abitare le Alpi italiane, per Napoleone. Ecco perché, nel 1857, fu scelta proprio l’area del Sempione per costruire una mastodontica opera di ingegneria che fu, per 75 anni, la galleria ferroviaria più lunga del mondo. Il tunnel a doppia canna del Sempione richiese un lavoro lungo e massacrante per oltre 3.000 operai. Fuori il gelo dell’inverno, dentro temperature che superavano i 45 gradi: furono queste le durissime condizioni in cui si ritrovarono a operare i lavoratori, alcuni dei quali persero la vita durante gli scavi o furono vittime di malattie, infortuni o episodi di violenza. La galleria venne inaugurata il 19 maggio 1906 dal Re Vittorio Emanuele III; lo stesso anno venne celebrata nella grande Esposizione Internazionale di Milano, la cui entrata principale riproduceva proprio il portale d’ingresso del versante italiano. Ancora oggi il tunnel del Sempione è un’infrastruttura chiave per il transito di merci e persone tra l’Italia nord-occidentale e le città svizzere di Ginevra e Basilea, e da lì verso Parigi o la Germania occidentale. Sul lato italiano, è un grande portale in pietra costruito a pochi metri dalla stazione di Iselle di Trasquera ad annunciare ai viaggiatori l’ingresso nella galleria, lunga 19.8 chilometri. Tra le due canne, una targa in rilievo rievoca l’anno di inizio dei lavori (1899) e l’anno in cui venne completata l’opera con l’apertura della seconda canna (1921).
Ponte della Libertà

Ponte della Libertà

Tra le infinite bellezze di Venezia, la Serenissima, rischia quasi di passare inosservato il grande Ponte della Libertà che, in realtà, è molto di più che una semplice infrastruttura. È una vera e propria opera d’ingegneria che, collegando l’isola alla terraferma grazie a un cordone lungo 3.850 metri, ha cambiato il volto stesso della città. Il primo ponte ad essere inaugurato, nel 1846, fu quello ferroviario: un progetto caldeggiato dall’Imperatore Ferdinando I d’Austria per dotare Venezia di un collegamento su rotaia verso Milano, nel periodo in cui entrambi i centri appartenevano al regno Lombardo-Veneto. Il ponte della laguna l’ha vissuta in prima persona la storia. Proprio qui, nel 1849, ci furono scontri durissimi durante l’assedio austriaco della città ed è per questo che, transitando in treno, sulla sinistra, circa a metà percorso, si scorge ancora il monumento dedicato ai caduti dell’assedio: 2 cannoni dell’epoca guardano verso Mestre, scrutati da 1 colonna bianca e da 2 rami intrecciati. Per vedere il “gemello” stradale del ponte, che ancora oggi corre di fianco a quello ferroviario, bisognerà invece attendere il 1933. Il 25 aprile, nel giorno della festa patronale di san Marco, il nuovo “Ponte Littorio” venne inaugurato dai principi di Piemonte Umberto e Maria Josè, insieme a Benito Mussolini; fu solo nel 1946, a guerra finita, che la struttura assunse il nome con cui è conosciuta ancora oggi, Ponte della Libertà, in omaggio alla liberazione dal regime nazi-fascista. Treni, macchine, autobus e tram veleggiano ancora senza sosta sugli oltre 220 archi figli del primo progetto, regalando una sfilata a pelo d’acqua di rara suggestione.
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