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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Abbazia di San Pietro al Monte

Abbazia di San Pietro al Monte

Il complesso abbaziale di S. Pietro al Monte a Civate sorge sulle falde del monte Cornizzolo poco sopra quota 600 metri, in una posizione dominante che offre straordinari panorami sulla Brianza e sul lago di Annone. È raggiungibile solo a piedi, con un’escursione di circa 45 minuti (in salita, il dislivello è di circa 300 metri) lungo una mulattiera di origine longobarda. Secondo la tradizione, fu proprio l’ultimo re longobardo Desiderio a fondare questo insediamento benedettino come ringraziamento per la miracolosa guarigione del figlio Adelchi, che aveva recuperato la vista grazie alle acque di una fonte vicina. In realtà, le prime menzioni ufficiali risalgono al IX secolo e l’abbazia conobbe il suo grande sviluppo alla fine dell’XI, quando un vescovo di Milano, Arnolfo, vi si ritirò e volle esservi seppellito. A quest’epoca risalgono l’ampliamento del complesso e la decorazione sontuosa della basilica del monastero, intitolata a S. Pietro. Durante le guerre comunali del secolo successivo l’abbazia fu distrutta e cadde in disuso fino al XVI secolo, quando fu nuovamente occupata dagli Olivetani, che resistettero quassù fino all’epoca napoleonica. Oggi degli edifici abitativi del complesso restano solo rovine, ma è possibile visitare l’oratorio di S. Benedetto, uno spoglio ed essenziale edificio romanico, e la basilica di S. Pietro al Monte. Quest’ultima ha una pianta insolita, dovuta al ribaltamento del suo asse nel XI secolo, quando si creò una nuova abside e si trasformò quella vecchia in un’entrata, preceduta da una scalinata e un atrio semicircolare su due piani (il piano inferiore fungeva da alloggio dei pellegrini). All’interno sono soprattutto gli affreschi a sorprendere, sia per la qualità sia per il soggetto e il buono stato di conservazione. Tutto il ciclo è imperniato sull’Apocalisse: il magnifico affresco in controfacciata con la Visione dell’Apocalisse è pieno di insolite soluzioni compositive e misteriose immagini simboliche, la Gerusalemme celeste nella volta dell’ingresso colpisce per la bizzarra prospettiva zigzagante, a volo d’uccello. È straordinario anche il ciborio in stucco, molto simile a quello della basilica di S. Ambrogio a Milano, con scene della Crocifissione, delle Marie al sepolcro, dell'Ascensione e della Traditio Legis. Gli stucchi decorano anche i parapetti tra le colonne (notate grifoni e chimere, simboli del male in fuga dalla chiesa) e l’antica cripta con motivi mariani.
Basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro

Basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro

La basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro è una delle più antiche chiese di Pavia. Sorse nell’VIII secolo sulla tomba del santo filosofo Severino Boezio, fatto uccidere dal re ostrogoto Teodorico, e fu citata per la prima volta da Paolo Diacono, il grande storico dei Longobardi, ma qualche secolo più tardi ne parlarono anche Dante, Boccaccio e Petrarca. La basilica deve la sua fama al re longobardo Liutprando, che nel 722 vi trasportò il corpo di S. Agostino dalla Sardegna per non farlo cadere nelle mani dei Saraceni. Distrutta dalle incursioni ungare, la chiesa fu poi ricostruita nel 1120-32 in grandiose forme romaniche (senza però il soffitto dorato, che sopravvisse solo nel nome) e divenne un centro monastico di primaria importanza e ricchezza, fino all’invasione napoleonica. La facciata in mattoni rossi e arenaria, decorata da antiche sculture sul portale e in alto da loggette cieche, nasconde un interno a tre navate dalle forme rigorose con un parterre di sepolture illustri: oltre a Severino Boezio nella cripta, qui riposano (forse) il re Liutprando in persona e diversi nobili lombardi ed europei, come Richard de la Pole, ultimo discendente della casa di York morto nella battaglia di Pavia. Ovviamente, il fulcro di tutto è l’arca di S. Agostino nel presbiterio, una straordinaria macchina scultorea gotica realizzata intorno al 1362 da maestranze lombarde. Si sviluppa su tre livelli, alternando bassorilievi a sculture a tutto tondo, con un apparato iconografico che celebra il pensiero e i miracoli del santo di Ippona. In centro, in una cella aperta, si vede il santo disteso circondato da religiosi che sollevano il suo sudario. Sotto il monumento si trova ancora il reliquiario medievale che conserva i resti del santo.
Duomo di S. Giovanni Battista

Duomo di S. Giovanni Battista

Secondo lo storico longobardo Paolo Diacono, la fondazione del duomo di S. Giovanni Battista a Monza si deve alla regina Teodolinda (570 circa-627), figura centrale e quasi mitica dell’Italia romano-barbarica: regina consorte di due re longobardi, e poi reggente per conto del figlio Adaloaldo, fu la vera protagonista della conversione al Cattolicesimo di questo popolo germanico, ma anche una grande mecenate delle arti. L’edificio che vediamo oggi, tuttavia, è successivo al 1360, quando i Visconti ne finanziarono la sontuosa ricostruzione affidandola a Matteo da Campione, architetto e scultore. A lui si devono la facciata bicroma decorata da guglie, edicole e da un magnifico rosone, e il bellissimo pulpito all’interno. Imperdibile è la cappella di Teodolinda, che ospita il sepolcro della regina. Fu meravigliosamente decorata nel 1441-46 dalla bottega dei fratelli Zavattari con affreschi che narrano le storie della vita di Teodolinda: sono considerati capolavori assoluti del gotico internazionale. La cappella custodisce anche la corona ferrea, che secondo la tradizione contiene uno dei chiodi della crocifissione di Cristo e che fu utilizzata per secoli per incoronare aspiranti re d’Italia e imperatori (qualche nome? Carlo Magno, Federico Barbarossa, Carlo V e Napoleone). Il resto della decorazione del duomo è più recente: spicca il cinquecentesco Albero di Jesse dipinto da Giuseppe Arcimboldi e Giuseppe Meda nel transetto meridionale. Altri capolavori d’arte d’epoca medievale sono custoditi nell’adiacente Museo e Tesoro del Duomo di Monza.
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