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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2030 risultati di ricerca
Piazza del Duomo

Piazza del Duomo

Sin dal Medioevo fulcro della vita religiosa e civile della comunità messinese, dominata dall’imponente mole del Duomo e dal campanile con il suo straordinario orologio astronomico e incorniciata dalle eleganti facciate dei palazzi storici, piazza Duomo è stata in gran parte ricostruita dopo il devastante terremoto del 1908, riappropriandosi del suo ruolo di cuore pulsante della città, teatro all’aperto dove passato e presente si incontrano. Miracolosamente scampata a tutti i terremoti, vi troneggia la Fontana di Orione, una piramide di figure e vasche che raccontano miti e leggende, capolavoro manierista di Angelo Montorsoli, discepolo di Michelangelo, che la realizzò verso il 1550 per commemorare l’inaugurazione di un acquedotto, un’opera ingegneristica fondamentale per Messina, che fino ad allora aveva sofferto per la mancanza di un sistema idrico adeguato. In cima, accompagnato dal suo fedele cane Sirio, svetta Orione, il mitico fondatore della città, un globo stretto nella mano destra, simbolo del suo dominio sul mondo e della sua protezione sulla città e sui mari. Man mano che si scende, la struttura si fa sempre più grandiosa, con naiadi e tritoni che si dispongono su livelli sempre più ampi, fino ad arrivare alla grande vasca dodecagonale, intorno alla quale quattro colossali statue rappresentano i fiumi più celebri del mondo antico, Nilo, Tevere, Ebro e Camaro, quest’ultimo in realtà soltanto un torrente della zona che, convogliato nell’acquedotto, alimentava la fontana. Un gioiello che ha attraversato i secoli e continua a splendere nel cuore di Messina, potente testimonianza dell’arte rinascimentale che continua a splendere nel cuore di Messina, raccontando la storia, i miti e la grandezza di una città che non ha mai smesso di guardare al futuro.
Tempio votivo di Cristo Re

Tempio votivo di Cristo Re

Un luogo di culto e della memoria che si erge maestoso su una collina panoramica, dove storia e architettura si intrecciano in un racconto avvincente e toccante. Austero e solenne, a evocare le grandi basiliche cristiane del passato, come quella di Superga a Torino dalla quale ha tratto ispirazione, il Tempio votivo di Cristo Re fu eretto in forme neobarocche negli anni ’30 del ‘900 sui resti del castello di Matagrifone, fortezza normanna del XII secolo, cruciale per la difesa della città. Della roccaforte è giunta a noi la torre ottagonale, sulla quale spicca la monumentale campana di 2,80 metri di diametro, ricavata dalla fusione del bronzo dei cannoni nemici della prima guerra mondiale, i cui rintocchi giungono sin sullo Stretto echeggiando insieme alle onde del mare. A colpire, mentre si giunge sin qui, è la grande cupola ottagonale, ricoperta di piombo dorato, che inonda di luce la struttura centrale del tempio, ripartito in due ambienti, superiore e inferiore, la cui solenne architettura si fa espressione massima della memoria dei caduti in guerra, cui è dedicato, oltre che al culto del Cristo Re, raffigurato benedicente sull’altare maggiore. Particolarmente densa di emozione l’atmosfera che avvolge il visitatore nel Sacrario Militare, custode silenzioso di oltre 1200 resti di soldati periti nel corso delle ultime due guerre mondiali che hanno sconvolto l’intera umanità, ad alcuni dei quali non è stato possibile dare un volto, né un nome, ma degnamente ricordati dal milite ignoto, soldato disteso sul sarcofago in marmo che spicca nel tempio inferiore circondato da imponenti colonne doriche. Un luogo di raccoglimento e pace dal quale belvedere lo sguardo si perde in uno dei panorami più suggestivi di Messina.
 Santuario della Madonna di Montalto

Santuario della Madonna di Montalto

È un’apparizione miracolosa a decretare la nascita nel 1295, sulla collina della Caperrina, del Santuario della Madonna di Montalto. Erano anni turbolenti per l’indomito popolo messinese, nel 1282 impegnato a resistere contro gli assedi angioini durante i Vespri Siciliani. La popolazione era stremata. Quindi cos’altro di più provvidenziale dell’apparizione della Vergine, di veli bianchi vestita a coprire le mura della città rendendole invisibili e a deviare le frecce dei francesi al comando di Carlo d’Angiò? “Dinanzi a noi apparisce chiaramente una donna vestita di bianco… Nel vederla, noi tutti siamo presi da tale terrore, che ci vien meno il coraggio di combattere contro di voi”, fu la reazione dell’esercito nemico in ritirata. Aveva vinto la Madonna, che anni dopo, sempre secondo fonti agiografiche, nel 1295 riapparve in sogno a un frate eremita sul colle chiedendo che lì avrebbe voluto un tempio a lei dedicato. Avrebbe mandato una colomba a indicare il luogo esatto. E una colomba bianca puntualmente arrivò sul colle della Caperrina, indicando il luogo dove sarebbe sorto un santuario dedicato alla Madonna delle Vittorie, protettrice della città in tempi di conflitto. Costruito in stile gotico e presto divenuto importante centro di devozione mariana, nel corso dei secoli il santuario ha subito numerosi rimaneggiamenti, dovuti soprattutto ai devastanti terremoti, inclusa la distruzione quasi totale nel sisma del 1908. Fu ricostruito negli anni ’30 del ‘900, in uno stile eclettico che unisce elementi neogotici e neoromanici, tipici degli interventi dell’epoca, e si distingue per la semplicità ed eleganza della facciata in pietra bianca locale, rivolta al mare e delimitata da due slanciate torri campanarie ad accentuare il senso di verticalità e solennità.
Duomo

Duomo

Già gravemente danneggiato dal terremoto del 1783, quasi distrutto dal sisma del 1908 e poi in fiamme sotto i bombardamenti del 1943, il Duomo di Messina, dedicato all’Assunta, inevitabile simbolo della storia travagliata della città, fu eretto dai Normanni e consacrato nel 1197 sotto gli Svevi. Oggi, dell’antica struttura rimangono solo l’angolo nord occidentale e la cappella del Sacramento, mentre successivi, del XV secolo, sono i bassorilievi policromi raffiguranti scene campestri e di vita quotidiana, il portale maggiore, completato tra il XIV e XV secolo, custodito da leoni stilofori trecenteschi, il portale di Polidoro da Caravaggio e Domenico Vanello del XVI secolo, sul fianco destro, e una bifora gotico-catalana del XV secolo nel corpo di fabbrica. In gran parte rifatto anche l’interno, d’impianto basilicale a croce latina, che tuttavia conserva alcune evidenze del passato, tra le quali la statua di S. Giovanni Battista di Antonello Gagini (XVI secolo), la Madonna della Lettera, raffigurata su un pannello in rame dorato del XVII secolo, e, nella cappella del Sacramento, un mosaico trecentesco con la Madonna in trono attorniata da arcangeli, sante e regine. L’accanimento del sisma non risparmiò neppure il campanile, ora svettante dopo la sua ricostruzione nei primi Anni ’30 del ‘900 e dotato di uno sbalorditivo orologio astronomico, realizzato da artigiani di Strasburgo nel 1933 e animato da numerosi personaggi. I suoi 200 gradini, che passano dietro gli automi e gli ingranaggi dell’orologio, tra i meccanismi più complessi al mondo, portano a 60 metri di altezza dal sagrato, offrendo un bel panorama sulla città. Salirci a mezzogiorno in punto consente di osservare il meccanismo e gli automi in movimento, ancora più spettacolari se visti dall’esterno.

Parco archeologico della necropoli italica di fossa

Al tempo della sua scoperta, negli Anni ’90, i giornali definirono la necropoli italica di Fossa “piccola Stonehenge d’Abruzzo”. Esageravano un po’, ma l’entusiasmo era comprensibile: dal nulla, in una zona defilata come la valle dell’Aterno, era riemerso un importante luogo di sepoltura usato per oltre 800 anni dal IX fino al I secolo a.C. La “seconda vita” della necropoli italica iniziò nel 1992 quando in località Casale, sulla riva sinistra dell’Aterno a circa 3 chilometri da Fossa, in un’area destinata ad accogliere capannoni industriali tornarono alla luce alcune sepolture antichissime: presto si capì che risalivano all’epoca dei Vestini, il popolo italico che abitava la zona compresa tra l’altopiano delle Rocche, la valle dell’Aterno e il litorale pescarese. Campagne di scavo condotte fino al 1999 hanno permesso di recuperare una vasta necropoli, probabilmente legata a un abitato situato sul monte Cerro, composta da oltre 500 tombe distribuite su circa 3500 metri quadrati di terre alluvionali (questa, almeno, è la superficie oggetto di indagini archeologiche). Senza dubbio si tratta di uno dei siti protostorici più importanti d’Abruzzo, non solo per i numeri, ma anche per la notevole varietà dei monumenti funerari. Le tipologie spaziano dalle pietre verticali simili a menhir ai tumuli marcati da circoli di pietre fino alle tombe a fossa e alle tombe a camera; le tombe più recenti testimoniano la comparsa dei riti d’incinerazione, con i resti dei defunti contenuti in vasi, e più specificamente in olle. I corredi rinvenuti dagli archeologi all’interno delle sepolture, comprendenti letti funerari, vasellame, armi e gioielli, sono conservati al Musè - Nuovo museo Paludi di Celano.
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