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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Siti storici

EUR

Ampi viali ed edifici lineari caratterizzano l’EUR, quartiere progettato e costruito in occasione dell’esposizione internazionale nel 1942 (da cui il nome: Esposizione Universale di Roma o EUR) che a causa della seconda guerra mondiale non ebbe mai luogo. Principale interesse del quartiere è la costante architettura razionalista. Costruito fra 1937 e il 1939 dall’architetto Gaetano Minnucci e introdotto da un geometrico colonnato che si distende fra le chiome dei pini marittimi e gli zampilli delle fontane antistanti, il Palazzo Uffici fu il primo edificio completato dell’Eur. Il foyer, chiamato Salone delle Fontane, è un magnifico ambiente rivestito di marmo di Carrara che avrebbe dovuto ospitare la biglietteria dell’Esposizione Universale del 1942, mai realizzata. Pochi passi a ovest del Palazzo Uffici si trova l’edificio simbolo del quartiere, il Palazzo della Civiltà del Lavoro, noto anche come Colosseo quadrato per il susseguirsi di archi vuoti lungo le pareti dei suoi quattro prospetti. Un isolato a est si allunga invece la via Cristoforo Colombo, straordinaria infilata di monumentali edifici razionalisti, fra i quali la più moderna Nuvola di Massimiliano Fuksas, futuristico centro congressi inaugurato nel 2016 e sede nel 2021 del G20. Sempre all’Eur sono ancora in attività molte strutture sportive edificate per le Olimpiadi del 1960, fra cui il Palazzo dello Sport, progettato nel 1956 da Marcello Piacentini e Pier Luigi Nervi, e ancora oggi la più grande arena sportiva indoor della capitale.
Spiritualità

Cappella della Sacra Sindone

La sacra Sindone è il sottilissimo tessuto che secondo la tradizione ospitò il corpo di Cristo dopo la crocifissione. Acquistata dalla casata Savoia nel 1453, la Sindone venne trasferita dal duca Emanuele Filiberto da Chambéry a Torino nel 1578, dopo la designazione del capoluogo piemontese a capitale dello stato sabaudo. Oggetto veneratissimo da tutta la cristianità, la leggendaria reliquia dovette però aspettare da allora oltre cent’anni prima di trovare (nel 1694) una collocazione degna del suo prestigio. L’architettura della cappella della Sindone, inserita tra il duomo di Torino e il palazzo reale, è tipicamente barocca. L’affidabilità e la creatività di Guarino Guarini, il progettista incaricato per questo compito delicato, era estremamente apprezzata a corte, ed era già stata testata con la real chiesa di S. Lorenzo e con palazzo Carignano. La sezione più bassa della cappella della Sindone sfoggia una serie di marmi dai colori scuri, che evocano il concetto di morte e sepoltura. Spostando l’attenzione gradualmente verso l’alto, una forte luce naturale entra dall’intreccio di archi che sostiene la cupola, illuminando le pareti e trasmettendo un senso di graduale elevazione dello spirito. Non solo i colori ma anche i numeri legati all’architettura del Guarini acquisiscono nella cappella della Sindone un valore simbolico. Tre sono i giorni che separano la morte di Gesù dalla sua resurrezione, tre sono anche i vertici del triangolo su cui si fonda la planimetria della struttura e tre sono i pennacchi della cupola e gli archi che la sorreggono; anche le colonne vestibolari si dispongono a gruppi di tre. Che la si guardi da fuori o da dentro, la cappella della Sindone è indiscutibilmente una delle espressioni più sorprendenti del barocco piemontese, anche se la leggendaria reliquia del Cristo è stata spostata da alcuni anni pochi metri più in basso, in una navata laterale della cattedrale di S. Giovanni Battista.
Spiritualità

Basilica di Superga

Durante l’estate del 1706, affacciandosi dalla cima della collina di Superga, il re piemontese Vittorio Amedeo II controllava le attività dell’esercito francese che assediava la sua capitale, prefiggendosi che avrebbe finanziato la costruzione di una chiesa proprio su quell’altura se le sue truppe fossero riuscite a respingere gli attacchi. 25 anni dopo, il 1° novembre 1731, la real basilica di Superga venne ufficialmente inaugurata e dedicata alla Vergine, a eterna memoria di quel successo militare. Da quel giorno i principali membri della dinastia reale hanno ricevuto sepoltura tra le mura di questo tempio solenne, simbolo supremo della piemontesità. Il progetto, ambiziosissimo per dimensioni e decorazioni, a cavallo tra barocco e neoclassicismo, è firmato da Filippo Juvarra, allora primo architetto di casa Savoia e autore di numerosi di monumenti torinesi. La basilica di Superga resta un luogo di devozione e pellegrinaggio, anche grazie alla sua posizione panoramica affacciata su tutta la città, che permette di raggiungerla a piedi attraversando boschi e sentieri affascinanti. Da quando però a Superga, il 4 maggio 1949, l’intera formazione del Torino perse la vita in un incidente aereo, la basilica è diventata anche meta di tantissimi tifosi. Il 4 maggio di ogni anno la comunità torinese lato “granata” rende omaggio al Grande Torino di Valentino Mazzola e compagni, squadra leggendaria a detta di chi c’è ancora e di chi non c’è più.

Duomo di Gemona

Epicentro del terremoto del 1976, Gemona uscì in ginocchio dalla catastrofe, con oltre 1000 morti, 100.000 sfollati e gran parte delle abitazioni distrutte. Anche il Duomo, costruito a partire dal 1290, pagò un caro prezzo: il campanile del ‘300 raso al suolo, molte cappelle laterali crollate, dipinti e affreschi crepati, il timpano del protiro letteralmente scomparso. Oggi il Duomo di S. Maria Assunta si presenta con la maestosità di un tempo rivelando solo nei dettagli gli interventi che sono stati necessari per riportarlo all’originario splendore. Per esempio, nel campanile una tavellina in cotto distingue le parti strutturali murarie superstiti dal resto della struttura completamente ricostruito. La bellissima facciata conserva preziosi elementi antichi. Dall’alto si ammirano: il trecentesco rosone centrale, opera dello scultore Buceta, con due file di colonnine a raggiera e due giri di archi che si intrecciano; la galleria sotto la cornice marcapiano con sculture raffiguranti “scene dell’Epifania” affiancate da due rosoni più piccoli, il colossale san Cristoforo che occupa il campo destro della facciata e il portale romanico appartenente all’antica pieve su cui il Duomo venne eretto. Anche all’interno si osservano i danni del terremoto: il colonnato che sorregge le volte è rimasto disassato e l’equilibrio dell’edificio è assicurato da una struttura in acciaio e cemento non visibile. Oltre il colonnato danneggiato si staglia un crocifisso ligneo del ‘400, che fu estratto dalle macerie irrimediabilmente mutilato.

Duomo di Sant’Andrea apostolo

Incorniciato dai profili rocciosi delle Prealpi Giulie, il Duomo di Venzone è stato completamente ricostruito in seguito al sisma del 1976, secondo la tecnica dell’anastilosi, ovvero ricollocando le pietre dell’edificio distrutto nelle posizioni originarie. La chiesa, dedicata a sant’Andrea Apostolo è, in effetti, uno dei più importanti esempi al mondo di questa tecnica di restauro adottata anche per la Biblioteca di Celso a Efeso, in Turchia, per il teatro di Sabratha in Libia e per il ponte Stari Most di Mostar, in Bosnia-Erzegovina. Costruito agli inizi del ‘300 con forme romanico-gotiche su una chiesa preesistente, il Duomo di Venzone sfoggia dunque oggi come allora tre bellissimi portali: quello settentrionale, con lunetta decorata ad altorilievo con “Cristo benedicente tra i simboli degli evangelisti”; quello meridionale, con l’altorilievo dell’“Incoronazione della Vergine”; e quello che si apre sulla facciata a capanna, coronato dal bassorilievo di una “Crocifissione” di scuola friulana trecentesca. Anche all’interno il recupero delle opere è stato accuratissimo. Spiccano in particolare gli affreschi, anch’essi trecenteschi: due della scuola di Vitale da Bologna raffiguranti “San Martino e il povero” e la “Consacrazione del Duomo”, quest’ultimo con la data di inaugurazione della chiesa ovvero il 2 agosto 1338; e un terzo, incantevole, di impronta nordica raffigurante “San Giorgio e il drago”.

Abbazia Benedettina di S. Maria in Sylvis

Quando nel X secolo gli ungari, provenienti dai monti Urali, si riversarono sul territorio mettendo a fuoco e fiamme ogni casa e ogni palazzo, non risparmiarono nemmeno questa abbazia che venne impietosamente depredata. Perciò, una volta tornata la pace, si decise di fortificarla ed è per questo che oggi l’abbazia benedettina di S. Maria in Sylvis si presenta come una fortezza con tanto di possente torrione all’ingresso, l’unico rimasto dei 7 che in passato la difendevano. Anche l’ampio cortile interno può ricordare una piazza d’armi, circondato dal campanile del xi-xii secolo che forse all’epoca era una torre d’avvistamento anch’esso, dal palazzo della Cancelleria e dal palazzo dell’Abate, oggi sede comunale di Sesto al Reghena. Ma basta entrare nella chiesa abbaziale del XII secolo per ritrovare tutta la spiritualità che nel Medioevo fece di questa abbazia il secondo centro religioso del Friuli dopo Aquileia. Nella loggetta a sinistra dell'ingresso, un ciclo di affreschi cavallereschi del xiii-xiv secolo ricorda che già Carlo Magno, prima dell’incursione ungara, fu particolarmente munifico con l’abbazia di Sesto al Reghena. All’interno, la chiesa conserva ancora le originarie forme romanico-bizantine del xii secolo ed è decorata da un ciclo di affreschi della scuola di Giotto (1316-1320), mentre nella cripta si ammira la splendida urna di santa Anastasia, di età longobarda.
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