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Enogastronomia

Emilia Romagna

Emilia Romagna: alla scoperta delle terre del Lambrusco, il vino rosso frizzante con l’anima

Noto ai più per la sua spuma vivace, il Lambrusco è un vino frizzante che racconta molte storie

Prodotto tra le province di Modena, Reggio Emilia e Parma, chiamate non a caso terre del Lambrusco, si differenzia per tipologia e profumo, a seconda dei vitigni da cui proviene.

Diversi sono anche i metodi di vinificazione, da quelli tradizionali ai più moderni.

Scopriamo insieme i segreti di questo prodotto senza eguali.

1. Modena: Lambrusco di Sorbara, Grasparossa di Castelvetro e Salamino di Santa Croce

Il Colore lieve, il sentore di viola e frutti rossi e la freschezza impareggiabile fanno del Lambrusco di Sorbara DOC un vino apprezzato in tutto il mondo.
Prodotto in provincia di Modena, è tra le varie tipologie quella meno carica di colore, vicino al rosa. La sua eleganza non teme la gastronomia internazionale e gli abbinamenti più difficili.

Originario dell’alta pianura e della collina modenese è il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Dal tipico colore rubino intenso con riflessi violacei e l’intenso profumo che richiama l’uva appena pigiata, la mora, l’amarena, la viola e la mandorla, ha corpo e tannini più pronunciati, che forniscono struttura al vino. È, infatti, il compagno ideale di piatti corposi.

Un delicato bouquet di frutta rossa e rose contraddistingue questa terza tipologia di Lambrusco: il Salamino di Santa Croce. Un vino che piace davvero a tutti e che, per il suo sentore di lampone, ciliegia e mora e la lieve vena sapida è adatto a essere consumato a tutto pasto.

2. Reggio Emilia: le briose varietà del Re del Reggiano

Stoffa, profumi, persistenza, colore rosso intenso, frutta matura al palato. Sono queste le principali caratteristiche del Lambrusco reggiano, di cui i consumatori apprezzano soprattutto la vena leggermente zuccherina e la particolare vivacità. Accompagna perfettamente i piatti della tradizione locale e comprende numerose varietà. Tra le principali: Marani, Montericco e Ancellotta.

3. Parma: il Lambrusco più intenso

Tra i vitigni storici dell’area collinare parmense c’è la varietà del Lambrusco Maestri, la più intensa della famiglia, che utilizza spesso uva da taglio per conferire maggior carattere e acidità. Gusto secco e dissetante, va bevuto giovane, nella versione frizzante naturale.

4. Metodo di vinificazione: l’origine delle bollicine

Prima di concludere il viaggio alla scoperta del Lambrusco, conosciamo i due metodi di vinificazione, che rivelano il segreto delle bollicine.

Quello tradizionale, detto di rifermentazione primaverile, crea la spuma in modo naturale, grazie all’escursione termica invernale che interrompe la fermentazione e la fa riprendere in primavera, quando il vino è già imbottigliato. L’anidride carbonica, disciolta nel vino, compare sotto forma di schiuma una volta stappata la bottiglia.

Il metodo più utilizzato oggi dai produttori è, però, il Martinotti-Charmat, che stimola la fermentazione con il ricorso a lieviti naturali, miscelati al vino all’interno di autoclavi. Sono proprio i lieviti che, unendosi agli zuccheri del vino, originano le bollicine del Lambrusco.