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Spiritualità

Acqua, pietra, silenzio: viaggio meditativo tra gole, eremi e santuari nascosti

Tipologia
Percorso in auto
Numero Tappe
6
Difficoltà
Media

Se volete andare alla scoperta di eremi e destinazioni lontane dalle rotte più frequentate, questo itinerario vi conduce nell'entroterra appenninico delle Marche, tra gole scavate dall'acqua, abbazie medievali e monasteri nascosti tra boschi e vallate. In quattro giorni vi muovete da Genga fino al cuore dei Sibillini, passando per Fabriano ed Esanatoglia, lungo un percorso fatto di salite leggere, strade panoramiche e cammini brevi ma significativi.

Niente monumenti celebri né città affollate, ma spazi raccolti scelti nei secoli per la loro posizione. Salite verso monasteri arroccati, percorrete sentieri che seguono il corso dei fiumi, sostate davanti a chiese nate in punti appartati, lontano dalle vie principali. Qui l'architettura è essenziale e in stretto rapporto con il paesaggio.

Potete spostarvi in auto tra una valle e l'altra, alternando brevi trekking – in media tra i 30 minuti e l'ora e mezza – a momenti di visita. Le distanze sono contenute e permettono di dedicare tempo al cammino senza fretta. Per alcuni tratti, come la gola dell'Infernaccio nei pressi di Montefortino o gli accessi agli eremi in quota, sono consigliate scarpe da trekking, acqua al seguito e un minimo di abitudine alla camminata su sentieri naturali.

Qui il viaggio non è fatto di grandi distanze, ma di pause, di sentieri e di soste in cui acqua, pietra e silenzio diventano parte dell'esperienza.

Tempio del Valadier e Santa Maria Infa Saxa: spiritualità nella roccia

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Arrivate a Genga, in provincia di Ancona, e vi accorgete subito che qui la montagna non fa da sfondo: è protagonista. Le pareti calcaree della Gola della Rossa si stringono intorno alla valle, modellate nei secoli dall’acqua del Sentino che scorre poco sotto. La roccia chiara riflette la luce, l’aria è limpida, il paesaggio ha una verticalità netta che vi invita a guardare verso l’alto.

Percorrete la Strada Provinciale 15 che attraversa la gola in direzione delle Grotte di Frasassi. Potete lasciare l’auto nell’area di sosta segnalata nei pressi dell’imbocco del sentiero per il Tempio del Valadier. Da qui comincia una salita di circa 15–20 minuti, breve ma ripida quanto basta per invitarvi a rallentare. Non serve un’attrezzatura particolare: sono sufficienti scarpe comode per un trekking leggero, ma fatto con attenzione.

Il sentiero vi conduce all’interno di una grande cavità naturale. E lì, quasi inatteso, compare il Tempio del Valadier. Costruito nel 1828 per volontà di papa Leone XII, ha forme neoclassiche eleganti in travertino chiaro, perfettamente proporzionate. Non è solo un elemento scenografico: nasce come luogo di raccoglimento per i pellegrini, un rifugio spirituale dentro la roccia. Fermatevi a osservare il contrasto tra l’architettura e la grotta: qui la pietra non domina l’edificio, lo protegge.

Pochi passi più in alto trovate l’Eremo di Santa Maria Infra Saxa, documentato già nell’XI secolo. Più antico e più essenziale, racconta una scelta precisa di ritiro: lontano dalla valle, vicino alla roccia che custodisce. Da quassù la valle si apre sotto di voi e il contrasto tra la grotta e il paesaggio circostante rende evidente quanto questo luogo sia stato scelto per il suo isolamento e la sua forza naturale.

Abbazia di San Vittore alle Chiuse: romanico in fondovalle

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Dopo la visita al tempio, scendete di nuovo verso il fondovalle. In circa cinque minuti d’auto lungo la stessa provinciale raggiungete l’Abbazia di San Vittore alle Chiuse. Parcheggiate pure nelle aree vicine all’abbazia.

Qui il paesaggio cambia completamente. La verticalità della grotta lascia spazio a un’architettura compatta e armoniosa, costruita tra XI e XII secolo in pietra locale. L’abbazia sorge vicino al fiume Sentino, in una posizione che nei secoli ha favorito la presenza monastica lungo le vie che attraversavano la gola.

All’esterno l’edificio colpisce per l’equilibrio delle forme romaniche: volumi semplici, absidi semicircolari e un campanile essenziale. Se trovate la chiesa aperta, vale la pena entrare. L’interno è sobrio, quasi austero. Non aspettatevi decorazioni sfarzose: qui l’effetto è dato dalla proporzione, dalla luce la luce filtra dalle piccole finestre e crea un’atmosfera raccolta che invita a fermarsi qualche minuto.

Questo è uno dei luoghi più rappresentativi dell’architettura romanica nelle Marche e segna bene il passaggio tra la spiritualità rupestre della mattina e quella monastica del fondovalle: dopo la grotta, questa è una pausa che rimette ordine.

Se avete ancora tempo ed energie, potete proseguire verso l’Eremo di Grottafucile, in località Castelletta, nel territorio di Fabriano. In pochi minuti d’auto raggiungete l’abitato di Castelletta, da cui parte il sentiero CAI che sale verso l’eremo; qui potete lasciare l’auto e proseguire a piedi per 40–60 minuti su fondo naturale, con tratti in salita. Non è un percorso tecnico, ma richiede scarpe adeguate e un po’ d’acqua.

Arrivati in alto, non troverete un edificio integro. Dell’antico complesso restano blocchi di pietra, una parete con l’antica apertura, una copertura a volta e tracce delle celle monastiche. Il resto è stato lentamente riassorbito dal bosco. Con il passare dei secoli l’eremo venne abbandonato e spogliato; oggi il sito è tutelato dal Parco della Gola della Rossa e di Frasassi, che ne preserva l’area.

Scegliere di fare quest’ultima escursione allunga la giornata e richiede un po’ più di cammino; evitarla non cambia il ritmo contemplativo della tappa. In questo viaggio non esiste una scelta giusta: esiste il passo che sentite vostro.

Eremo di Santa Maria di Valdisasso: silenzio nella valle di Valleremita

Eremo di Santa Maria di Valdisasso: silenzio nella valle di Valleremita

Lasciate Genga e dirigetevi verso Fabriano, sempre in provincia di Ancona. Il centro storico, celebre per la tradizione cartaria, resta sullo sfondo: oggi si sale verso le montagne. Seguite le indicazioni per la Valle Romita e Campodonico; la strada sale gradualmente, il traffico diminuisce e il paesaggio diventa sempre più boscoso.

In circa 20 minuti raggiungete Valleremita, piccola frazione immersa nel verde. Qui si trova l’Eremo di Santa Maria di Valdisasso. Potete parcheggiare nei pressi del complesso e avvicinarvi a piedi. Appena scendete dall’auto il ritmo cambia: il monastero sorge in una conca naturale, circondato da prati e boschi che lo tengono lontano dalle vie principali.

Questa posizione appartata spiega bene la sua storia. Di origine altomedievale, per secoli è stato luogo di ritiro e di passaggio lungo i cammini interni dell’Appennino. La tradizione racconta che anche San Francesco sostò qui durante i suoi spostamenti nella Marca.

La chiesa e gli edifici del monastero sono essenziali, costruiti in pietra locale, e mantengono un’atmosfera raccolta. Oggi il complesso ospita una piccola comunità francescana e continua a essere uno spazio di preghiera e accoglienza.

Vale la pena fermarsi anche nei dintorni: i sentieri sono facili e ben tracciati. Bastano pochi passi nel bosco per percepire l’atmosfera quieta che ha reso questa valle un luogo di spiritualità per secoli.

Abbazia di San Salvatore di Valdicastro: la valle di San Romualdo

Abbazia di San Salvatore di Valdicastro: la valle di San Romualdo

Dopo Valleremita, proseguite verso Poggio San Romualdo. La strada attraversa boschi e crinali e in circa venti minuti d’auto raggiungete la valle dove sorge l’Abbazia di San Salvatore di Valdicastro. Potete parcheggiare nelle vicinanze e avvicinarvi con un breve tratto a piedi.

Il contesto è più aperto e montano: pascoli, faggete e rilievi che chiudono l’orizzonte come un grande anfiteatro naturale. Proprio qui, intorno all’anno Mille, San Romualdo promosse la fondazione di un monastero che divenne uno dei centri più importanti del movimento camaldolese nell’Appennino marchigiano.

L’abbazia conserva l’impianto medievale e mantiene un carattere sobrio, fatto di pietra, silenzio e spazi raccolti. All’interno si percepisce ancora l’atmosfera della vita monastica che per secoli ha animato questo luogo appartato.

Oggi il complesso è di proprietà privata ed è stato recuperato nei primi anni Duemila. Parte degli spazi è utilizzata per attività agricole e ricettive, ma il luogo conserva intatto il suo carattere silenzioso e profondamente legato alla storia spirituale delle Marche.

Se avete ancora tempo e voglia di camminare, la giornata può continuare con una breve escursione all’Eremo dell’Acquarella, poco sopra il paese di Albacina, in una zona di boschi al confine tra Fabriano e Cerreto d’Esi. Lasciate l’auto nei pressi dell’imbocco del sentiero e proseguite a piedi per circa 40 minuti su percorso segnalato dal CAI, con dislivello moderato. Non è un tratto tecnico, ma servono scarpe adeguate.

Conosciuto anche come “Romitella”, questo piccolo eremo è legato a un episodio significativo: nel 1529 qui si tenne il primo capitolo della riforma cappuccina, passaggio fondamentale per la nascita dell’Ordine dei Cappuccini. Oggi resta un luogo essenziale, senza servizi, immerso nel verde, dove l’unico suono costante è quello dell’acqua che scorre poco lontano.

Eremo di San Cataldo: silenzio sopra Esanatoglia

Eremo di San Cataldo: silenzio sopra Esanatoglia

Lasciate le montagne fabrianesi, attraversate il confine tra la provincia di Ancona e quella di Macerata e scendete verso Esanatoglia. Il borgo si presenta compatto, con le case in pietra raccolte attorno al centro storico. Concedetevi qualche minuto tra le vie: vi aiuterà a leggere il rapporto tra il paese e l’altura che lo sovrasta.

Poi dal centro seguite le indicazioni per l’Eremo di San Cataldo lungo la strada che sale verso il Monte Corsegno. Potete raggiungere in auto uno spiazzo sterrato situato poco sotto l’eremo; in alternativa potete parcheggiare più in basso e proseguire a piedi lungo lo stradone. Dal punto in cui inizia la Via Crucis, la salita richiede circa 20–30 minuti, con un dislivello breve ma deciso. Se invece lasciate l’auto nello spiazzo più alto, il tratto a piedi è molto più breve. Lungo il percorso incontrate le quattordici stazioni della Via Crucis: il cammino non è solo fisico, ma pensato come itinerario meditativo.

Arrivati in alto, capirete che questo luogo non fu scelto soltanto per la preghiera. L’eremo sorge su un punto dominante, legato anche alla presenza di un’antica torre di avvistamento medievale: da qui si controllavano le vie tra Fabriano, Matelica e Camerino. Prima ancora che spazio spirituale, era un presidio.

La pietra qui non vi accoglie in una grotta, vi espone al paesaggio; l’eremo guarda la valle dall’alto e il silenzio della montagna accompagna la sosta.

Eremo di San Leonardo: nel cuore dei Sibillini

Eremo di San Leonardo: nel cuore dei Sibillini

L’ultimo giorno vi porta nel cuore dei Monti Sibillini, in provincia di Fermo. Raggiungete Montefortino e proseguite verso la frazione di Rubbiano, seguendo le indicazioni per la Gola dell’Infernaccio. La strada diventa più stretta: procedete con cautela fino al piazzale di Valleria, dove potete lasciare l’auto. È da qui che inizia il cammino.

Il sentiero scende brevemente verso il fiume Tenna, attraversa un ponticello e si infila nella Gola dell’Infernaccio. Le pareti di calcare si stringono progressivamente e l’acqua accompagna il passo con un rumore costante. È uno dei percorsi più frequentati dei Sibillini, ma resta di grande impatto naturale.

La salita verso l’eremo richiede circa un’ora e mezza, con un dislivello di poco meno di 300 metri. Non è un’escursione tecnica, ma è montagna: servono scarpe da trekking e un passo regolare. Dopo il tratto più stretto della gola, il paesaggio si apre nella faggeta di San Leonardo.

A quota 941 metri, una deviazione segnalata sulla destra conduce con tornanti mai troppo ripidi al terrazzo naturale dove sorge l’Eremo di San Leonardo al Volubrio, a circa 1.128 metri di altitudine.

La chiesa che vedete oggi è il risultato della ricostruzione avviata negli anni Settanta da padre Armando Lavini, detto Pietro, sui resti di un antico monastero benedettino abbandonato dal Seicento. L’eremo è documentato già negli Statuti di Montefortino del 1324 e per secoli fu punto di riferimento lungo un percorso di pellegrinaggio che collegava Roma all’Adriatico attraverso queste montagne.

A seguito del sisma del 2016 l’edificio è in fase di restauro e non è visitabile all’interno. Potete però fermarvi davanti alla chiesa, su una lunga panchina in pietra nel piccolo giardino antistante, e ammirare il rapporto diretto tra architettura e montagna. Qui l’acqua scorre poco sotto e la roccia incombe alle spalle.

Dopo quattro giorni tra gole, monasteri nascosti e sentieri di montagna, qui il paesaggio sembra riassumere tutto il viaggio: acqua che scorre tra le rocce, boschi silenziosi, architetture nate per restare ai margini del mondo.

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