Pesaro e il Villino Ruggeri
Il viaggio può cominciare sul lungomare di Pesaro, proprio di fronte alla Sfera di Arnaldo Pomodoro che i pesaresi chiamano semplicemente "la Palla". Fermatevi davanti al Villino Ruggeri, una delle testimonianze Liberty più note della città: difficile non notarlo. Fu costruito tra il 1902 e il 1907 per l’industriale farmaceutico Oreste Ruggeri, che affidò il progetto all’architetto Giuseppe Brega. Il Liberty qui occupa praticamente ogni spazio della facciata, con decorazioni che richiamano oltre agli immancabili fiori, anche figure femminili e animali marini. Anche le cancellate e le inferriate furono disegnate come parte dell’edificio, non come semplici elementi accessori. Il risultato è molto diverso dalle architetture che lo circondano e racconta bene il gusto della Pesaro di inizio Novecento. Ruggeri volle che il nuovo stile entrasse in ogni parte della casa, per cui anche infissi, maniglie, mobili e oggetti d'uso quotidiano furono pensati nello stesso stile.
Il villino è ancora una proprietà privata, quindi non è visitabile all'interno, ma sapere che anche arredi e decorazioni furono progettati con la stessa cura aiuta a immaginare come dovessero apparire le stanze. Per osservare meglio i particolari, avvicinatevi alla cancellata e poi spostatevi sul lato opposto di Piazzale della Libertà: cambiando distanza saltano all’occhio dettagli diversi della facciata. Se volete fotografarlo, provate quindi entrambe le prospettive.
Anche la posizione del villino racconta qualcosa. Nei primi anni del Novecento Pesaro si stava espandendo verso l'Adriatico e la zona intorno al Kursaal, lo stabilimento balneare che sorgeva nell'area dell'attuale piazzale della Libertà, stava diventando uno dei luoghi della villeggiatura cittadina. La spiaggia si poteva raggiungere dal centro anche in tram e vicino al mare comparivano nuove residenze.
Dal Villino Ruggeri continuate a piedi verso viale della Repubblica e le strade vicine. Qui la mappa non serve, basta guardare gli edifici lungo la strada. Tra palazzine più recenti sopravvivono altri villini del primo Novecento e, dopo esservi soffermati sul Ruggeri, sarà più facile riconoscere qualche dettaglio Liberty.
Il pomeriggio raggiungete il centro storico e dedicate qualche ora alla città. Più tardi potete tornare verso il lungomare: la prima giornata è volutamente tranquilla e vi lascia il tempo di godervi Pesaro senza trasformare il viaggio in una caccia agli edifici Liberty.
Civitanova Marche, dalle ville al Lido Cluana
A Civitanova Marche cominciate da Villa Conti. Costruita tra il 1908 e il 1910 dal conte Adolfo Conti per il primogenito Pier Alberto e la moglie Augusta Morrone Mozzi, si erge su una collina affacciata verso il mare, circondata da oltre sette ettari di parco. Tra alberi secolari e specie botaniche rare, il parco conserva anche le tracce della vita che un tempo si svolgeva nella tenuta: c'erano un galoppatoio, una grotta, una voliera, le scuderie e persino una chiesetta neogotica in mattoni con una torre merlata. Nella cripta riposano Pier Alberto Conti e la sua seconda moglie, la soprano Francisca Solari.
Del complesso fa parte il Villino Conti, la dépendance estiva che Pier Alberto fece restaurare nel 1926, in occasione delle nozze con Francisca. Qui il Liberty si riconosce soprattutto nelle decorazioni. Motivi floreali e piastrelle smaltate percorrono le facciate, mentre pietra e cemento creano altri particolari ornamentali. Lo stesso gusto continuava all'interno, dove il recente restauro ha recuperato affreschi e stucchi insieme alle decorazioni ispirate al mondo vegetale.
Villa Conti è una proprietà privata e non può quindi essere visitate come una dimora storica. Vale comunque la pena conoscere la storia del complesso: tra la villa affacciata verso l'Adriatico e il Villino trasformato negli anni Venti, racconta bene il gusto con cui una famiglia aristocratica immaginava la propria residenza a Civitanova all'inizio del Novecento.
Il resto della mattinata dedicatelo alla città, poi spostatevi verso il mare. Raggiungete piazza XX Settembre e attraversate i giardini in direzione del Lido Cluana. Prima di avvicinarvi alle due palazzine, fermatevi un momento a guardarle dalla piazza: furono disposte simmetricamente proprio a chiusura dell'asse che collega Palazzo Sforza all'Adriatico.
La loro storia comincia prima del 1933. In quest'area sorgeva lo Chalet Miramare, il primo stabilimento balneare di Civitanova, inaugurato nel 1922 e diventato presto un luogo di ritrovo della villeggiatura cittadina. Un incendio lo distrusse nel 1930. Tre anni dopo l'ingegnere Gaetano Caradonna progettò al suo posto le due Palazzine del Lido Cluana.
Siamo ormai nella stagione del tardo Liberty. Avvicinatevi agli edifici e guardate come cambiano rispetto alle architetture incontrate a Pesaro e a Villa Conti. Le facciate conservano motivi floreali e decorazioni in ferro battuto, mentre terrazze e torrette danno alle palazzine il loro profilo caratteristico. Negli anni Trenta questo spazio era uno dei punti di riferimento dell'estate civitanovese e ospitava feste e serate danzanti. A prima vista le due palazzine sembrano gemelle. Non lo sono. Provate a confrontarle senza fretta: cambiano le torrette e anche i terrazzi hanno una struttura diversa.
Dopo un lungo periodo di abbandono, le palazzine sono state restaurate nel 2003 e oggi ospitano mostre ed eventi culturali. Proseguite quindi verso il mare e lasciatevi un po' di tempo per il lungomare. Se la giornata è limpida, dalle balconate lo sguardo può spingersi lungo la costa, dal Monte Conero verso nord fino alla zona di Porto San Giorgio a sud.
Porto San Giorgio e Villa delle Rose
Dedicate la terza giornata a Porto San Giorgio, dove il Liberty si inserisce in una storia iniziata qualche decennio prima. L'inaugurazione della ferrovia nel 1864 favorì lo spostamento delle residenze di villeggiatura dalle colline verso la pianura costiera. La città cominciò così a crescere vicino all'Adriatico e, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, cambiò progressivamente volto.
Una testimonianza di questa fase precedente è Villa Montanari Rosati, costruita nella seconda metà dell'Ottocento dal medico romagnolo Francesco Montanari. Il progetto iniziale prevedeva una casa di cura, che però non venne mai realizzata. Alla morte di Montanari, la figlia Virginia trasformò la villa in una residenza di villeggiatura. Rimasta alla famiglia e restaurata alla fine degli anni Novanta, oggi ospita un B&B.
Per incontrare il Liberty cercate invece Villa delle Rose, costruita nel 1921 per Alfredo Salvadori. Avvicinatevi alla facciata e soffermatevi sulle maioliche realizzate dalla fabbrica Matricardi di Ascoli Piceno. Ricordate questo nome: lo ritroverete il giorno successivo a Grottammare, dove Giuseppe Maria Matricardi fece costruire la propria residenza estiva. Nel 1947 Villa delle Rose fu donata alle suore Canossiane e trasformata in istituto scolastico.
Non tutte le testimonianze di quella stagione sono arrivate fino a noi. Il Villino Tomassini, legato al periodo Liberty sangiorgese, è scomparso e anche il paesaggio intorno alle ville è molto diverso da quello dei primi decenni del Novecento.
Nel frattempo Porto San Giorgio stava diventando una località balneare sempre più frequentata. Nel 1914 aprì il Bagni Grand-Hotel San Giorgio, struttura di prestigio che ospitò anche Gabriele D'Annunzio durante il viaggio di nozze. Il mare non era più soltanto lo sfondo delle residenze di villeggiatura: cominciava a diventare il centro della nuova vita turistica della città.
Continuate quindi verso il lungomare, dove incontrerete la Lega Navale Italiana – Sezione di Porto San Giorgio, nata nel 1939 sulle fondamenta dello Stabilimento dei Canottieri. L'edificio conserva linee sobrie e funzionali insieme a richiami al Liberty marinaro dei primi decenni del Novecento. È una testimonianza diversa dalle ville: racconta la vita sportiva e sociale che nel frattempo si era sviluppata lungo il litorale.
Fermatevi per pranzo nei dintorni del lungomare e nel pomeriggio concedetevi una passeggiata lungo la costa. Dopo quello che avete visto durante la mattina, provate a immaginare questo tratto di città quando le residenze di villeggiatura cominciavano ad avvicinarsi all'Adriatico. Se avete ancora tempo, salite verso Rocca Tiepolo, nella parte più antica di Porto San Giorgio. Da quassù cambia la prospettiva e si vede bene quanto sia breve la distanza tra il nucleo storico e la fascia costiera sviluppatasi tra Ottocento e Novecento. Il giorno successivo proseguirete verso sud, a Grottammare, dove ritroverete anche le maioliche Matricardi incontrate a Villa delle Rose.
Grottammare e il Liberty di viale Colombo
Arrivati a Grottammare, lasciate l'auto e raggiungete a piedi viale Colombo, l'antico Viale Marino: questa volta è la strada stessa a suggerire il percorso.
I villini costruiti durante la stagione della villeggiatura si susseguono lungo il viale e non tutti richiedono una sosta. Camminate e scegliete voi dove fermarvi. In alcuni casi sarà una maiolica a richiamare l'attenzione, in altri basterà la forma insolita di un edificio.
Uno, però, cercatelo: il Villino Matricardi-Cola, progettato nel 1913 dall'architetto Cesare Bazzani come residenza estiva di Giuseppe Maria Matricardi. Le decorazioni in ceramica hanno un legame diretto con il proprietario, che possedeva ad Ascoli Piceno una manifattura di maioliche. Quelle esterne furono dipinte su disegno di Adolfo De Carolis. Sull'altana è rimasto anche un piccolo indizio della storia della casa: un'iscrizione riporta le iniziali di Matricardi e la data del 20 agosto 1913. Provate a individuarla.
Continuate la passeggiata fino a piazza Kursaal. Il nome viene dall'edificio costruito qui nel 1870 come luogo di ritrovo e ristoro, trasformato tre anni dopo nel primo stabilimento balneare di Grottammare. Una passerella lo collegava direttamente al mare. Quando, all'inizio del Novecento, lungo la costa cominciarono a comparire i villini Liberty, il Kursaal era ormai uno dei punti di riferimento della vita estiva cittadina.
L'edificio che vedete oggi ha però un aspetto diverso da quello originario: fu completamente ristrutturato nel 1952. Al suo interno si trova il MIC – Museo dell'Illustrazione Contemporanea, che può essere una buona deviazione prima di pranzo se avete tempo. Altrimenti fermatevi semplicemente in piazza e guardatevi intorno: dopo aver percorso viale Colombo, è più facile immaginare come questa parte di Grottammare sia cresciuta intorno alla villeggiatura e al mare.
Fermatevi a Grottammare per pranzo. Non accorciate questa parte della giornata per arrivare prima alla tappa successiva: qui la concentrazione di villini rende la passeggiata particolarmente piacevole.
San Benedetto del Tronto, dal Liberty al Razionalismo
San Benedetto del Tronto è a pochi chilometri. Nel pomeriggio raggiungete la zona del lungomare e viale Trieste, dove si concentra buona parte dei villini Liberty della città. Le prime residenze vicino all'arenile erano comparse già alla fine dell'Ottocento, con dimore che richiamavano l'aspetto di piccoli palazzi-castello. Nei primi anni del Novecento arrivarono i villini Liberty. Osservandoli lungo viale Trieste noterete però che non appartengono tutti allo stesso momento: in alcuni le decorazioni diventano più sobrie e cominciano ad apparire forme che anticipano l'architettura degli anni successivi.
Tra gli edifici da cercare c'è l'Hotel Progresso, inaugurato nel 1923 e ancora oggi utilizzato come albergo. È una delle testimonianze della San Benedetto che in quegli anni stava crescendo intorno alla villeggiatura e al mare.
Continuate poi verso il lungomare. Qui il percorso permette di vedere anche ciò che accade dopo il Liberty. Nel 1934 venne inaugurata la Palazzina Azzurra, progettata dall'ingegnere Luigi Onorati come luogo di ritrovo e svago legato alla nuova vita balneare della città. Le forme sono ormai quelle dell'architettura razionalista: basta confrontarle con i villini osservati poco prima per accorgersi di quanto sia cambiato il gusto in pochi decenni.
Per oggi può bastare. Restate sul lungomare e ripartite la mattina seguente per l'ultima tappa.
Ascoli Piceno e il Caffè Meletti
Da San Benedetto del Tronto prendete la strada per Ascoli Piceno. Dopo quattro giorni trascorsi quasi sempre vicino alla costa, l'ultima giornata cambia ambiente. E cambia anche il Liberty che incontrerete.
Raggiungete Piazza del Popolo e cercate la facciata rosa del Caffè Meletti, inaugurato nel 1907. Questa volta entrate. Dopo tante ville osservate attraverso cancelli e recinzioni, qui il Liberty si può vivere dall'interno. Prima di sedervi, guardatevi intorno. Parte degli arredi risale ai primi anni del locale e sul soffitto riconoscerete gli affreschi di Pio Nardini. Anche le decorazioni contribuiscono a quell'atmosfera primo Novecento che ha reso il Meletti uno dei caffè storici italiani.
La storia del locale comincia qualche anno prima dell'inaugurazione, quando Silvio Meletti acquistò l'edificio che aveva ospitato le Poste e lo trasformò nel nuovo caffè. Le porte si aprirono il 18 maggio 1907 e da allora questi ambienti sono stati un luogo d'incontro della città. Se vi fermate al tavolo, potete assaggiare anche l'Anisetta Meletti, il liquore all'anice legato alla famiglia che fondò il locale.
Una sosta al Meletti può essere il punto di partenza della giornata, non necessariamente la conclusione. Una volta usciti siete già nel centro storico di Ascoli e, per qualche ora, potete lasciare da parte il Liberty. Piazza del Popolo merita tempo, così come le vie che partono da qui: proseguite a piedi e dedicate il resto della giornata alla città.
Il viaggio finisce così, dentro un caffè anziché davanti a una villa. Da Pesaro ad Ascoli avete seguito il Liberty lungo buona parte delle Marche, scoprendo soprattutto le tracce lasciate dalla stagione della villeggiatura sulla costa. Nell'ultima tappa siete entrati finalmente dall'altra parte della porta.