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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Abbazia di S. Croce

Abbazia di S. Croce

L’abbazia di S. Croce è situata su un piccolo colle boscoso al margine dell’abitato di Sassoferrato. Al suo interno è celata la chiesa, ricoperta da un rivestimento in pietra e completamente inglobata nel complesso abbaziale. La varietà di dettagli artistici e architettonici rende difficile datare con precisione l’epoca di edificazione e la rende al contempo un unicum tra i luoghi di culto in territorio marchigiano. L’edificio venne interessato nel XII secolo da interventi ordinati dai conti Atti, signori della città, ma è probabilmente molto più antico: elementi scultorei che richiamano il culto di Mitra indicano che in corrispondenza del sito sorgesse un tempio pagano dedicato alla divinità orientale. Fin dall’ingresso accoglie il visitatore con un affascinante ed enigmatico apparato decorativo: l’antico portale di accesso, introdotto da un nartece, è decorato con una complessa modanatura che disegna 3 archi concentrici di raffinati motivi vegetali, racchiusa tra capitelli scolpiti con animali fantastici. All’interno si svela come uno splendido esempio di architettura romanica, dove qua è là riemergono i materiali provenienti dai resti della vicina Sentinum, con cui la chiesa venne costruita: la pianta a croce greca inscritta rivela influssi bizantini e si sviluppa attorno a un nucleo centrale definito da quattro alti pilastri, addosso ai quali sono collocate due semicolonne in granito e pietra calcarea provenienti dall’antica città romana. Particolarmente interessanti le raffigurazioni sui capitelli, che indicano uno stretto legame con l’arte longobarda per le decorazioni geometriche e la rappresentazione di animali fantastici e criptiche figure umane.
San Colombano al Lambro

San Colombano al Lambro

Ma davvero siamo in provincia di Milano? Sì, il colle di San Colombano al Lambro è un’exclave milanese circondata dalle province di Lodi, a est, e Pavia, a ovest. Il legame della cittadina con il capoluogo lombardo risale ai tempi dell’arcivescovo Ariberto d’Intimiano, che nel 1034 donò queste terre alla Chiesa milanese. Per questo il primo borgo fu distrutto da Federico Barbarossa, rinacque e passò sotto il dominio dei Visconti: fu qui che Bianca di Savoia, moglie di Galeazzo, decise di venire a vivere. San Colombano prende nome dal monaco evangelizzatore irlandese che agli inizi del VII secolo soggiornò in paese, nel suo viaggio verso Bobbio dove avrebbe fondato la celebre abbazia. A lui è dedicata la chiesa di S. Colombano abate, del 1499. Altro luogo di culto degno di nota è l’oratorio di S. Rocco, chiesa in stile bramantesco di inizio ’500, opera di Giovanni Battagio e Giovanni Amadeo. Poco distante, in via Vittoria una lapide indica la Casa natale di don Carlo Gnocchi (1902-1956), il presbitero che si dedicò alla cura degli orfani e dei piccoli invalidi della seconda guerra mondiale, beatificato da Benedetto XVI. Nel castello, costruito nel ’400, fu ospite Francesco Petrarca. Alle pendici del “vago e fertilissimo colle” di San Colombano, come lo definì l’autore del Canzoniere, si stendono i vigneti di Croatina, Barbera e Chardonnay da cui si ricava il vino San Colombano, unica Doc della provincia di Milano.
Borghi

Caprarola

Allungato in bella posizione sul versante sud-orientale dei monti Cimi­ni, Caprarola è un notevole esempio di urbanistica rinascimentale. Secondo i principi del tempo, laddove era possibile le città andavano pianificate a priori, in base ad astratti concetti filosofici di razionalità e funzionalità. Nel caso di Caprarola la pianta dell’abitato, tagliata in due dal rettilineo della via Dritta in cima al quale sorge la monumentale sagoma pentagonale di palazzo Farnese, rappresentava l’equivalente prospettico della distanza sociale tra il popolo e il signore. Autore di tale sistemazione fu il Vignola su commissione della potente famiglia dei Farnese che, originaria della Tuscia, acquistò il feudo all’inizio del XVI secolo. Per tracciare il rettilineo il Vignola sbancò una fila di case del vecchio borgo medievale e, nel tratto a ridosso della villa, progettò un’infilata di nuovi edifici patrizi e la chiesa di S. Maria della Consolazione. Oltre alla sontuosissima villa, eretta sulle basi di una precedente fortificazione, il Vignola concepì la relativa terrazza con gli spettacolari giardini, le lunghe ex scuderie farnesiane che oggi ospitano un teatro, la palazzina di caccia e le altre pertinenze. Non è del Vignola il convento un poco più a valle dell’abitato: intitolato a santa Teresa e costruito da Girolamo Rainaldi intorno al 1620 per il cardinale Odoardo Farnese, custodisce nella chiesa una pala raffigurante la Vergine con Santa Teresa d’Avila e San Giuseppe attribuita a Guido Reni (1623).
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