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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2027 risultati di ricerca

Ex Cinema Dumont - Biblioteca Venezia

L’edificio che ospita la Biblioteca Venezia nacque nel 1908 tra via Frisi e via Melzo, per ospitare il cinematografo Dumont. Era una delle prime strutture appositamente concepite per la proiezione di film in Italia, costruita strategicamente a due passi dall’elegante corso Venezia, appena oltre i caselli di Porta Venezia, in una zona della città che si stava urbanizzando proprio in quegli anni, all’insegna della modernità e del progresso. I gestori erano i fratelli Galli, che scelsero un nome francese per dare un tocco elegante all’esercizio (in fondo il cinema era nato in Francia, proprio come l’Art Nouveau…). L’edificio, a un solo piano, fu progettato dagli architetti Ferdinando Tettamanzi e Giovanni Mainetti in stile Liberty, molto in voga all’epoca: in questa stessa zona, a pochi passi dal cinema Dumont, erano appena sorte le splendide casa Guazzoni e casa Galimberti. La facciata in cemento affascina ancora oggi, con i suoi bassorilievi fitomorfi, mentre gli interni comprendevano un bar e una sala con circa 500 posti. Negli Anni ’30 il cinema Dumont chiuse i battenti e seguì un periodo di decadenza in cui l’edificio fu utilizzato come autorimessa e parcheggio multipiano, nonostante la forte opposizione degli abitanti del quartiere. Nel 2001, finalmente, l’atrio dell’ex cinema venne restituito alla collettività come nuova sede della Biblioteca di quartiere, precedentemente ospitata nei caselli daziari di Porta Venezia.

Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame

La Palazzina Liberty di Milano, con le sue eleganze d’inizio ’900, oggi può apparire un po’ fuori contesto, isolata com’è nel parco Vittorio Formentano di largo Marinai d’Italia, sulla circonvallazione esterna di Milano. Quando fu costruita la destinazione d’uso e il mood di questa zona erano ben diversi: bisogna immaginarla circondata da vasti padiglioni in vetro e ferro battuto, negozi, magazzini e altri edifici brulicanti di vita. Nei primi anni del secolo scorso, infatti, le autorità cittadine decisero di spostare qui il Verziere, lo storico mercato ortofrutticolo che si era sempre tenuto nel centro di Milano. Il nuovo mercato comprendeva una serie di strutture e servizi all’avanguardia distribuiti razionalmente, tra cui spiccava la bella palazzina: era il padiglione di ristoro per gli avventori e i commercianti, progettato in stile Liberty guardando agli esempi europei più moderni. L’edificio, ideato dall’architetto Alberto Migliorini nel 1908, è una struttura a un unico piano con pianta rettangolare e due absidi sui lati corti, con una luminosa sala interna; lo caratterizzano grandi finestre con intelaiature in ferro ed eleganti decorazioni floreali a piastrelle. Proprio per la sua bellezza la palazzina fu risparmiata dagli abbattimenti quando il mercato fu interamente smantellato, nel 1965. Iniziò tuttavia un periodo di abbandono in cui l’area dell’ex mercato si trasformò quasi spontaneamente in un parco. Nel 1974 la Palazzina Liberty fu concessa in uso al collettivo “La Comune” del futuro premio Nobel Dario Fo e di sua moglie Franca Rame, diventando un polo fondamentale del teatro e della cultura milanesi: perciò oggi è ufficialmente intitolata alla coppia. Dal 1992, dopo ampi restauri, accolse la Casa della poesia, i concerti dell'Orchestra da Camera Milano Classica, il Festival Senza Parola dedicato ai film muti e molte altre iniziative culturali e musicali. Dopo un nuovo periodo di abbandono, oggi la palazzina sta vivendo una grande riqualificazione che è destinata a riportarla alla bellezza di un tempo entro il 2026, ma è prevista una parziale riapertura già prima della fine dei lavori.

Quadrilatero del Silenzio

Un quartiere da scoprire a piedi, vicinissimo eppure lontano dal traffico di corso Venezia. Un’oasi di pace, bella in quel modo ritroso che fa belle certe zone di Milano, che chiede di essere scoperta senza ostentare le proprie grazie. Ecco il Quadrilatero del Silenzio, racchiuso tra via Serbelloni, via Mozart, via Cappuccini e via Vivaio, che già ai tempi della dominazione austriaca era una delle zone residenziali più chic della città. Fu un quartiere amato da Manzoni e Stendhal, poi nobilitato da splendidi palazzi sorti tra ’800 e ’900 in stile eclettico, Liberty e Art Déco. Il modo migliore per accedervi è da corso Venezia, passando sotto il maestoso arco del palazzo della società Buonarroti-Carpaccio-Giotto, progettato da Piero Portaluppi nel 1926-30. Tirando dritti lungo via Tommaso Salvini si arriva in piazza Eleonora Duse, punteggiata di rose bianche e racchiusa da belle facciate liberty. Imboccando via Mozart si giunge alla celebre villa Necchi Campiglio, gioiello Art Déco oggi gestito dal FAI, mentre pochi passi più avanti si vede il “palazzo giardino” di villa Zanoletti (o villa Mozart, al numero 9 della via intitolata al grande compositore), completamente coperto di rampicanti. Continuiamo in via Cappuccini, per sbirciare dai cancelli del giardino segreto di villa Invernizzi, celebre per i fenicotteri rosa che ci vivono dagli Anni ’70. Vale la pena affacciarsi anche nell’androne del numero 8, all’angolo con via Vivaio: corrisponde al monumentale palazzo Berri-Meregalli, architettura già affascinante in sé, per vedere la Vittoria alata scolpita da Adolfo Wildt nel 1919. Sempre di Wildt, in via Serbelloni, si può ammirare il bizzarro citofono di casa Sola-Busca: è un orecchio in bronzo, che è valso alla casa il soprannome di “ca’ de l’oreggia”. Ultima sosta in via Vivaio, al numero 7, è l’Istituto dei Ciechi dove, architettura a parte, si può vivere l’esperienza unica di Dialogo nel buio, un percorso in totale assenza di luce in cui ci si orienta usando esclusivamente tatto, udito, olfatto e gusto.
Musei e monumenti

Corso Venezia

Una delle strade più esclusive di Milano è quella che collega piazza S. Babila, alle spalle del Duomo, a corso Buenos Aires, arteria dello shopping nella zona nord orientale della città. Stiamo parlando di corso Venezia, un viale lungo poco più di 1 km, fiancheggiato da palazzi illustri e da varie istituzioni di interesse culturale: nell’800 lo chiamavano “via delle carrozze”, perché qui abitavano aristocratici e ricchi imprenditori abituati a muoversi a bordo delle “fuoriserie” dell’epoca. Corso Venezia ricalca quasi perfettamente l’antico corso di Porta Orientale, che dal centro raggiungeva l’omonima porta nei bastioni secenteschi della città. Siamo in un luogo di manzoniana memoria: è proprio da qui che Renzo Tramaglino abbandona Milano verso Bergamo e poi vi fa ritorno, arrivando da Monza. I bastioni sono stati abbattuti e della Porta Orientale, diventata poi Porta Venezia, restano soltanto i caselli daziari, rifatti nell’800 in stile neoclassico. Partendo proprio dai caselli, dove oggi si trova la fermata Porta Venezia della metropolitana M1, in breve si raggiunge il Museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati, con straordinari reperti etruschi. Sul lato opposto del corso verdeggiano i giardini Indro Montanelli, primo parco pubblico di Milano, aperto nel ’700 sotto la dominazione austriaca: per i milanesi, al di là dell’intitolazione al celebre giornalista, rimangono i “giardini di via Palestro”, dal nome della traversa che li delimita a sud. All’interno del parco si trovano l’eclettico Museo civico di Storia naturale (fondato nel 1838) e il Civico Planetario Ulrico Hoepli costruito da Piero Portaluppi nel 1930. Sempre di Portaluppi è, di fronte ai giardini, il grandioso palazzo della società Buonarroti-Carpaccio-Giotto, il cui arco monumentale segna l’ingresso al vicino Quadrilatero del Silenzio. Proseguendo verso il centro, lungo corso Venezia si susseguono facciate di palazzi signorili, come lo splendido palazzo Castiglioni, manifesto del Liberty milanese, il neoclassico palazzo Bovara in cui alloggiò anche Stendhal, o il grandioso palazzo Serbelloni che ospitò tra gli altri Napoleone e Giuseppina di Beauharnais. Più avanti spicca la facciata rinascimentale di casa Fontana-Silvestri, una delle poche sopravvissute a Milano, che secondo la tradizione fu affrescata da Bramante. Sul lato opposto del corso, un imponente portone barocco conduce al complesso cinque-secentesco dell’ex Seminario arcivescovile, che oggi ospita un hotel e dei locali di lusso. Pochi passi ancora ci separano da piazza S. Babila, con la sua antica basilica e la torre Snia-Viscosa, costruita nel 1937: fu il primo grattacielo di Milano.
Teatro
Teatro Regio - Torino

Teatro Regio di Torino

Il Teatro Regio affaccia su piazza Castello, in un’area dall’elevato tasso di storicità, circondato dal palazzo Madama e dal complesso dei Musei Reali, a cui è collegato tramite l’Armeria reale e l’antico palazzo delle Segreterie (oggi Prefettura). Principale teatro lirico di Torino, venne commissionato da Carlo Emanuele III di Savoia e inaugurato nel 1740, acquisendo subito notevole considerazione internazionale e diventando una delle tappe del Grand Tour. Dell’edificio originario si conserva la sobria facciata, unica struttura sopravvissuta al devastante incendio del 1936: la ricostruzione venne affidata all’architetto torinese Carlo Mollino, che progettò un’architettura caratterizzata da una rilettura in chiave moderna degli stilemi barocchi, basata sulla riproposizione di linee curve e sinuosità, evidente nella planimetria e nella copertura. Dotato di una nuova e innovativa veste, il teatro riaprì nel 1973: da allora si è costantemente riconfermato come polo artistico di primo piano. Monumentale la cancellata d’ingresso, chiamata “Odissea musicale”. L’opera fu commissionata nel 1994 a Umberto Mastroianni per preservare l’atrio delle Carrozze del teatro da eventuali vandalismi o usi non opportuni. Il cancello, in bronzo, è composto da due pannelli scorrevoli lunghi 12 metri e alti poco meno di 4, incorniciati da bassorilievi e tre gruppi di sculture che raffigurano la Danza, la Tragedia e la Commedia.
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