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Oltre alle coste pittoresche, l’Italia è nota anche per le sue isole. Dal mare limpido delle Isole Tremiti alle scogliere rocciose di Capri, sono tante le isole italiane da visitare perché offrono una vasta gamma di paesaggi e scenari. Vere e proprie oasi con una storia unica e una cultura tutta da scoprire.

Isole 50 risultati di ricerca
Natura
Lipari - Isole Eolie, Sicilia

Lipari

Lipari la dolce, la più placida delle isole Eolie Con i suoi 37 chilometri quadrati, Lipari è la più grande tra le isole Eolie, Patrimonio dell’Umanità per chiunque sia passato da qui e, dal 2000, anche per l’UNESCO. Centro amministrativo ed economico dell’intero arcipelago siciliano è la meno “vulcanica” tra le sue 7 isole, come attestano le debole attività idrotermale e di fumarole nella sua parte occidentale. Di sicuro però, prendete nota, è quella che meglio armonizza il selvaggio fascino eoliano con la comodità dei collegamenti e dei servizi. La movida serale e il flow autentico delle contrade L’area urbana si estende tra i bar e i ristoranti affacciati sulla bella piazza di Sant’Onofrio, meglio nota come Marina Corta e via Francesco Crispi, chiamata Marina Lunga: in mezzo, da maggio fino a ottobre, si concentrano la sera lo struscio e la movida locali. Il resto dell’isola è ben collegato al centro da una rete di strade asfaltate, ma se volete davvero entrare nel suo flow di profumi, suoni e panorami e assaporare un po’ di quella placida dolcezza cui allude il suo nome greco, Meligunis, vi consigliamo di girare Lipari in bici o di percorrerla a piedi, bighellonando tra i muri a secco delle sue contrade: Canneto, Acquacalda, Quattropani. Come sul set di un film Se oltre alla vita da spiaggia avete in animo di approfondire la cultura e la storia di Lipari, il consiglio è quello di visitare mete e monumenti con la luce del tramonto, quando l’aria è più fresca e le strade si animano. Tappa d’obbligo è il Chiostro de normanni, parte del primo monastero benedettino costruito in Sicilia per volere del re Ruggero II, così ben conservato e suggestivo che vi sembrerà di stare sul set di un film in costume. Altrettanto scenografica è la possente struttura del Castello, una vera e propria acropoli, che sorge su un promontorio abitato dal neolitico. La cinta muraria racchiude idealmente il centro storico: nella cittadella fortificata, paradiso degli archeologi, ogni anfratto in cui sosterete racconta una pagina di storia: sarà come ripercorrere dal vivo il lungo elenco delle dominazioni che qui si sono avvicendate, lasciando un’indelebile impronta. Per approfondire, avventuratevi tra le cinquanta sale del Museo archeologico regionale, uno dei più prestigiosi del Mediterraneo. Il pollice di Bartolomeo Se siete invece appassionati di reliquie, fate tappa, sempre all’interno del Castello, nella Cattedrale, dedicata a San Bartolomeo, patrono di tutto l’arcipelago: la chiesa custodisce ancora il “sacro pollice” del santo, l’unico frammento misteriosamente scampato al trafugamento del corpo dell'apostolo, nell'833, a opera dei beneventani. Ora il dito “riposa” in una teca d'argento a forma di braccio benedicente, esposta in occasione delle festività in onore del santo. Caccia al belvedere Ai collezionisti di vedute, consigliamo invece di lustrarsi gli occhi lungo i punti più panoramici di Lipari, a partire proprio dal promontorio dell’acropoli. Vale una foto ricordo, e magari anche un romantico selfie tra cielo e mare, l’orizzonte contemplato dal Belvedere Quattrocchi, sullo sfondo dei faraglioni di Pietra lunga e Pietra Menalda. Fa invece pensare alle Cicladi il panorama che si gode dalla chiesa della Madonna della Catena, nella frazione di Quattropani, un santuario piccolo e intonacato di bianco in stile dorico, a strapiombo sul mare. Vale infine una scarpinata, il cosiddetto "Semaforo", l'Osservatorio geofisico che ha trovato sede all'interno di un semaforo in disuso della Regia Marina, da cui vi sembrerà di toccare con un dito sia faraglioni che l’isola di Vulcano. Voglia di trekking… anzi di scekking Se invece inseguite l’anima selvaggia dell’isola, tra i sentieri di trekking più interessanti segnaliamo quello, piuttosto impegnativo, che dalle cave di caolino conduce alle terme di San Calogero, lungo le fumarole di zolfo, un parco geominerario, fino allo stabilimento ottocentesco delle terme riconvertite in museo, costruite su una delle più antiche fonti termali conosciute: accanto alle sue vasche, di epoca ellenistica, si trova un monumento funebre di origine micenea. Ma l’esperienza più tipica che potete fare lungo questi sentieri è quella dello scekking, ovvero il trekking a dorso d’asino, scecco in siciliano, proposta dalle guide ambientali di Lipari: un modo originale per riqualificare gli antichi inquilini dell’isola in chiave turistica, ora promossi ad accompagnatori per itinerari slow, articolati in appetitose tappe in cui degustare i prodotti locali. Le spiagge: a ciascuno la sua pietra Bianchissime e sabbiose oppure vulcaniche e rocciose: le coste e le spiagge di Lipari soddisfano le esigenze di ogni bagnante. Basta decidere su quale pietra stendersi. Tutto il litorale a nord-est è ricoperto dall’abbagliante rena bianca proveniente dalle cave di pomice e ossidiana che scendono fino al mare: da Spiaggia bianca, raggiungibile con una ripida scalinata di maioliche, a White beach, stabilimento più mondano ed esclusivo, a cui si arriva solo via mare. Se preferite invece lidi liberi e appartati, fate rotta verso le spiagge di Pietraliscia o Porticello, oppure alla Secca della Forbice, in località Cappero, molto amata dalla gente del posto.
Arte & Cultura
San Vito Lo Capo

San Vito Lo Capo, il tropico siciliano

Tra antichi santuari, relitti e resti di vecchie tonnare Quasi un’isola nell’isola, San Vito Lo Capo è adagiato sul verde promontorio racchiuso tra le imponenti mole del monte Monaco a oriente e il monte Cofano a occidente. È annunciato in piena campagna dal tempietto di Santa Crescenza, un luogo legato alla devozione di San Vito. Il Santuario Fortezza, che risale al V secolo, si trova invece più vicino al mare: si tratta di una chiesa fortificata che assomiglia più a un baluardo perché qui la minaccia dei saraceni è durata a lungo. Da vedere anche la Tonnara del Secco, attiva fino al 1969, che si trova lungo il sentiero che porta alla Riserva dello Zingaro, dietro il monte Monaco, a 3 km dal centro: nei fondali davanti alla tonnara si trova il relitto del cargo Kent affondato nel 1978, qui chiamato la nave dei corani perché si dice che trasportasse libri sacri. Sulla costa occidentale, verso Macari e il monte Cofano, puntellata da numerose torri (Scieri, Mpisu e Isulidda) andate a fare il bagno nel pomeriggio per poi godervi il tramonto nel mare. Non ci sono spiagge sabbiose, ma la discesa a mare tra le rocce è abbastanza agevole: nella campagna si può passeggiare a lungo verso Castelluzzo, tra campi coltivati e uliveti. Il festival del Cous Cous Uno degli eventi di maggior richiamo di San Vito lo Capo è il Festival del cous cous, il piatto di origine magrebina a base di semola di grano duro che è molto diffuso anche sulla costa trapanese. Un festival che, da rassegna culinaria, è diventato un momento di integrazione culturale che celebra la convivenza e la diversità dei popoli. Si svolge l’ultima settimana di settembre dalla fine degli Anni 90: è una sfida tra chef di tutto il mondo nel preparare il miglior cous cous. Il contorno è un ricco calendario di spettacoli, eventi culturali, concerti che si alternano a degustazioni e visite al territorio. Da non perdere la Couscuola, la scuola di cous cous, una lezione di una trentina di minuti per tornare a casa con i rudimenti per preparare questo gustosissimo piatto che avvicina le due sponde del Mediterraneo. La riserva del monte Cofano Inconfondibile la sagoma del monte Cofano, nel territorio di Custonaci, una zona tutelata dal 1997 dalla Riserva naturale omonima. Il monte è un massiccio dolomitico dalle ripide pareti rocciose che si è formato per il sollevamento di depositi calcarei marini nel periodo del Triassico. La salita al monte è piuttosto impegnativa, come suggerisce la sua morfologia, però c’è un sentiero molto bello e facile che gira tutt’attorno al monte, a picco sul mare. Interessanti le grotte della Riserva, con tracce di insediamenti preistorici, come quella di Mangiapane in località Scurati, un antro alto 80 metri, all’ingresso del quale sono addossate abitazioni che sono state utilizzate fino a pochi decenni fa: qui a Natale viene ambientato uno dei Presepi viventi più suggestivi della Sicilia. Interessanti anche le Torri cinquecentesche, volute dai re spagnoli: da quella di San Giovanni di vede il panorama delle isole Egadi, e quella con la pianta a stella della Tonnara di Cofano. Per saperne di più www.ilovesanvitolocapo.it
Natura
Filicudi - Isole Eolie, Sicilia

Alicudi e Filicudi

Alicudi e Filicudi, le più selvagge e slow delle Eolie Perdersi, uscire dalle rotte più battute, staccare la spina e rigenerarsi. È ciò che cerca in genere chi decide di trascorrere del tempo ad Alicudi e Filicudi, le isole più selvagge e autentiche dell’arcipelago delle Eolie, nel Mar Tirreno meridionale, dove la corrente elettrica è arrivata nelle case solo vent’anni fa. Questa coppia di isole più defilate, sorelle per contiguità e affinità elettive, è quasi sempre meta di un turismo slow e sostenibile, di vacanze davvero detox, in cui assecondare i ritmi di una natura incontaminata. Sintonizzarsi con gli elementi naturali è tanto cruciale, per chi vive da queste parti, che ad Alicudi e Filicudi non si arriva e non si parte se le condizioni del mare e del vento non lo consentono, quindi archiviate le vostre agende e abituatevi ad annusare l’aria, a inseguire il viaggio del sole nel cielo per orientarvi e scandire le giornate, perché il tempo qui risponde a regole tutte sue. L’unico dispositivo che vi consigliamo di tenere in tasca è una piccola torcia elettrica, anche a led, utilissima dal tramonto in poi, perché su queste isole non c’è illuminazione stradale. Alicudi, niente taxi ma tanti scecchi Anticamente chiamata Ericusa, per la presenza sull’isola dell’erica, che vedrete ovunque appena vi allontanerete dal mare, è la più piccola, la più occidentale e remota di tutto l’arcipelago eoliano. Qui non esistono strade asfaltate né motori, l’unico mezzo di trasporto sono gli asinelli, gli scecchi, come li chiamano i locali; ci si muove generalmente a piedi, su scale e viuzze in pietra lavica, sentieri e mulattiere. Un consiglio banale: scarpe comode e niente tacchi. A Filicudi invece non troverete nemmeno bancomat o banche, locali notturni o discoteche, solo un piccolo ufficio postale, un albergo e un unico accogliente ristorantino, che chiude a metà settembre. Tutto racchiuso in un borgo che conta cinque frazioni, sparse intorno al porto. Intorno il silenzio, o, se preferite, la grande sinfonia della natura. Il mare, un tesoro tutto da conquistare Le coste di Alicudi sono alte e frastagliate, spesso interrotte da insenature e grotte vulcaniche. Le spiagge sono due, ma una sola, di ciottoli, è raggiungibile via terra. Qui il mare dovrete conquistarlo, arrampicandovi come granchi su scogli e calette rocciose, oppure, ed è il modo migliore, noleggiando una barca o salpando per uno dei tour che fa il giro dell’isola. In compenso, rocce, scogli e fondali, frequentati da decine di specie diverse di pesci, sono uno scenario incantevole, se amate fare snorkeling e immersioni. Ma il modo migliore per esplorare l’anima aspra e selvaggia di Alicudi è affrontare l’escursione verso il centro dell’isola, nel suo punto più alto, Filo dell’Arpa, che è anche sede di un cratere estinto, a quota 675 metri. È un itinerario di un paio d’ore, lungo una serie di scale in pietra piuttosto ripide, che costeggia la chiesa di San Bartolo; quasi in vetta, vi imbatterete nel cosiddetto Timpone delle femmine, un fortino naturale con profonde fenditure nella roccia, dove sembra cercassero riparo le donne dell’isola durante le incursioni dei pirati. Filicudi e i 7 vulcani spenti Filicudi, che ha una superficie un po’ più estesa di Alicudi, circa 9,5 chilometri quadrati, è l’isola geologicamente più antica dell’arcipelago, contiene ben 7 vulcani spenti da anni e deve il suo nome a quella che i greci antichi chiamavano phoinicussa, la palma nana, ancora presente sui promontori dell’isola. I suoi quasi 200 abitanti si concentrano nella parte meridionale, distribuiti tra diverse frazioni collegate da una strada asfaltata. A Filicudi solo ai residenti è consentito sbarcare con l’auto, ma l’isola si può percorrere anche a piedi o in scooter. Una storia antichissima, custodita dai fondali Una volta arrivati, sentirete, fortissimo, il richiamo del mare, la principale attrattiva di Filicudi, che ha in tutto tre spiagge: la più bella, oltre a quelle del porto e di capo Graziano, è il lido di ciottolo neri di Pecorini a mare, pittoresco borgo sul versante meridionale, dove potrete rilassarvi tra le barche colorate e le casette basse dei pescatori, alle spalle. Proprio sopra la spiaggia di capo Graziano, un lido di ciottoli grigi vulcanici, forse il punto dove è più agevole entrare in mare, andate assolutamente a visitare il villaggio preistorico, che sorge in uno dei punti più panoramici dell’isola ed è costituito dai resti di 27 capanne che risalgono all’età del bronzo. La visita prosegue sotto il livello del mare, per chi è pratico di immersioni, ma dovete avere almeno un brevetto di secondo livello ed essere accompagnati da un diving autorizzato: i fondali di Capo Graziano custodiscono il più bel sito archeologico sottomarino delle Eolie: nelle sue profondità riposano infatti i relitti di 9 navi greche e romane. Esplorando la costa, tra segreti e incantesimi marini Ma il mare a Filicudi si vive soprattutto in barca: è l’unico mezzo per esplorare insenature segrete e grotte nascoste, alcune delle quali spettacolari, come la grotta del Bue marino, la più grande di tutte le Eolie, in passato popolata da una folta colonia di foche monache, ora attraversata da riflessi e sorprendenti giochi di luce. Proseguendo nello stesso tratto di mare, vi imbatterete nello scoglio della Fortuna, che nella sua forma concava accoglie una specie di piscina naturale di acqua cristallina, e nello scoglio La Canna, un faraglione gigante, alto 70 metri, che ricorda vagamente la figura di una Madonna con bambino: in molti lo considerano il guardiano di Filicudi e gli riconoscono una sorta di potere magico: si dice infatti che per vedere i propri desideri avverati basti toccarlo. Per scoprire di più https://www.sicilia.info/isole-eolie/alicudi https://www.sicilia.info/isole-eolie/filicudi
Punto di interesse
Marsala

Marsala

Marsala, la città del vino e del sale Marsala è una città ed è anche un vino. Entrambi sono eleganti e ricchi di storia. La città è racchiusa tra i bastioni del Cinquecento, quando visse un suo Rinascimento che la arricchì di palazzi, chiese e monasteri. Il vino è il prodotto che l’ha resa celebre nel mondo, anche grazie all’intuizione di un mercante inglese che lo adattò ai gusti d’oltremanica. Nel bel centro storico si visitano le vestigia del suo passato assieme alle cantine storiche che tengono alto il prestigio del suo prodotto migliore, mentre sulla costa si produce il sale in spettacolari saline. Tra barocco e natura Chi entra da Porta Nuova viene accolto da un’infilata di bei palazzi rinascimentali e barocchi, come il monastero di San Pietro che ospita il Museo civico, con una sezione archeologica e una dedicata al Risorgimento; Garibaldi e i Mille sbarcarono a Marsala per compiere l’impresa dell’Unificazione dell’Italia. Poco oltre si entra in piazza della Repubblica, il salotto di Marsala, con il bel Palazzo VII Aprile con la torre dell’Orologio e il Duomo barocco, ma il realtà la facciata è stata completata solo nel 1956 e, accanto, il Museo degli Arazzi dove sono esposti otto arazzi fiamminghi, dono di un re spagnolo. A pochi passi trovate il Convento del Carmine, oggi Museo di Pittura Contemporanea con opere di vari artisti italiani tra cui Cassinari, Maccari, Marchegiani, Pomodoro, Sassu, Sironi e mostre temporanee. Per immergervi nel passato più antico di Marsala visitate il Museo Archeologico Baglio Anselmi, nel fabbricato di un’ex-azienda vinicola sul lungomare: vi sono esposti vari reperti che narrano la fondazione della città (allora si chiamava Lilibeo) da parte degli esuli della colonia fenicia dell’isola di Mothia. Non perdete il relitto di una nave punica naufragata probabilmente durante la battaglia delle Egadi della Prima guerra Punica, rinvenuta al largo dell’isola Lunga in prossimità di Punta Scario, i mosaici romani e una straordinaria collezione di anfore che documentano i traffici commerciali dell’antichità. La visita al museo si completa nel Parco archeologico con l’Insula romana, il sito di una grande villa romana del III secolo d.C. con terme, cisterne e i resti di una necropoli paleocristiana. Il cuore pulsante di Marsala è il suo centralissimo Mercato del pesce, da poco ristrutturato, di giorno luogo dove si riversa il pescato dello Stagnone e del Canale di Sicilia, di sera centro della movida dove cenare e fare tardi. Il vino di Marsala che piacque agli inglesi Si è sempre prodotto vino a Marsala, fin dai tempi di fenici, ma è verso la fine del Settecento che un mercante inglese, John Woodhouse, mandò in Inghilterra alcune botti di vino locale da far assaggiare ai suoi clienti, aggiungendo però una dose di acquavite, per far sì che il vino non si guastasse durante la navigazione. Così nacque il Marsala che conosciamo oggi, un vino liquoroso molto gradito agli inglesi che da allora lo importarono in quantità, facendo la fortuna dei produttori locali: Florio, Rallo, Donnafugata, Pellegrino, le cui cantine storiche si trovano ancora nel centro di Marsala. La Riserva dello Stagnone e Mozia La Riserva dello Stagnone è una laguna che si trova a nord di Marsala, 2mila ettari di acque basse e molto salate all’interno della quale sorgono 4 isole: l’isola Grande che fa da barriera alla laguna, l’isola di Santa Maria, una striscia di terra, la Schola, perché nel periodo romano ospitava era una scuola di retorica, dove si narra che insegnasse Cicerone quando era questore della città lilibetana e Mothia (Mozia), isola su cui sorgeva una città fenicia dell’VIII sec. a.C. che le fonti antiche descrivono come ricca di bei palazzi, una delle basi commerciali più importanti del Mediterraneo antic Conquistata da Dionisio di Siracusa, Mothia fu distrutta nel 397 a.C. e mai ricostruita, quindi le sue rovine sono “integre”, senza sovrapposizioni, un vero paradiso per gli archeologi. I sopravvissuti infatti fondarono Lilibeo, l’attuale Marsala. L’isola di Mozia oggi appartiene alla Fondazione Whitaker, un produttore vinicolo inglese che l’acquistò e avviò gli scavi all’inizio del Novecento, ed è aperta alle visite. Le saline di Marsala e i mulini a vento Sulla costa a nord della città, affacciate sullo Stagnone, si estendono le Saline della Laguna di Marsala Ettore e Infersa, uno degli luoghi più spettacolari della costa occidentale della Sicilia, specchi d’acqua che assumono vari colori a seconda della stagione, su cui si stagliano i profili di mulini a vento circondati da montagnole di candido sale. Un luogo non solo molto poetico e fotogenico, ma anche di grande interesse storico e ambientale, strutturato per far vivere a chi lo visita l’esperienza del sale a tutto tondo: qui si possono fare passeggiate lungo le saline, visitare i mulini tuttora funzionanti, fare degustazioni, raccogliere manualmente il sale con i salinai e immergersi in vasche fuori produzione, ma comunque alimentate dal circuito idraulico, dove galleggiare in soluzioni saline con diverse concentrazioni e distendersi sulla crosta di sale. Per saperne di più www.turismocomunemarsala.com
Spiaggia della Tonnara

Scopello

Scopello e la Riserva dello Zingaro, la Sicilia com’era una volta Scopello è un villaggio costiero di grande bellezza e dalla storia antica. Sorge davanti a una manciata di faraglioni che emergono dall’acqua e formano un anfiteatro naturale di rocce rossastre che intensificano l’azzurro del mare. Qui dal XIII secolo, almeno, è esistita una tonnara mimetizzata nella roccia, attiva fino agli Anni 80. Oggi è uno dei luoghi di maggior fascino della Sicilia, porta d’ingresso di una zona protetta di grande valore naturalistico, la Riserva Naturale dello Zingaro. La mitica città di Cetaria Come tutti i luoghi di grande bellezza, Scopello è associato a un mito: qui sarebbe sorta la città di Cetaria, chiamata così per l’abbondanza dei pesci nelle sue acque (il termine greco cetos, indica animali marini come i cetacei). Certo è che il luogo è stato abitato da tempi antichissimi, da quando una popolazione dall’Asia minore si insediò su queste coste, dopo la guerra di Troia, gli stessi che probabilmente fondarono anche la città di Erice. La Scopello che vediamo oggi risale al XVII secolo, quando il territorio divenne riserva di caccia dei re Borboni. Per secoli dedita alla dura pesca del tonno, negli ultimi 40 anni Scopello è diventata un paradiso per gli amanti del mare, grazie ai suoi fondali ricchi di anemoni, madrepore e gorgonie dove immergersi e nuotare tra ricciole e tonnetti, relitti e reperti archeologici sommersi. La Tonnara di Scopello Incastonata tra scenografici faraglioni e una parete di roccia, la Tonnara di Scopello è un luogo davvero incantevole. La sua costruzione risale al XIII secolo, quando era solo un piccolo edificio addossato alla roccia, ben mimetizzato. Sarà ampliata nella seconda metà del Quattrocento prima dalla famiglia trapanese dei San Clemente, poi dalla Compagnia di Gesù, che costruì anche la chiesetta e infine dalla famiglia Florio a fine Ottocento. Nel complesso venivano lavorati e conservati i tonni pescati lungo la costa: le attività sono cessate con l’ultima mattanza avvenuta nel 1984 e da allora gli ambienti della tonnara sono stati utilizzati solo per lavori di ricerca di biologia marina. Oggi al complesso della Tonnara si accede a pagamento per visite, anche guidate, che consentono di ricostruire la storia della pesca del tonno e di godere della spiaggia dei Faraglioni. Nel complesso è presente anche un centro immersioni che offre anche escursioni in gommone lungo la costa. Le spiagge di Scopello Oltre alla spiaggia dei Faraglioni, sul litorale di Scopello sono presenti diverse spiagge e insenature dove trascorrere una giornata di mare. La spiaggia di Guidaloca è una grande insenatura sabbiosa dal facile accesso al mare ben riparata dal vento dove il mare è sempre calmo. Qui trovate una zona parcheggio e un bar, una parte della spiaggia è attrezzata con sdraio e ombrelloni. Chi preferisce fondali più profondi dove fare snorkelling sceglie Cala Bianca, un tratto di costa roccioso e selvaggio, non attrezzato, che si raggiunge solo a piedi lungo con un sentiero di 700 metri, oppure in barca da Castellammare. A ridosso della Riserva dello Zingaro c’è Cala Mazzo di Sciacca, dalle acque molto limpide e ricche di vita, ideali per lo snorkelling e le immersioni: ci si arriva in auto e c’è solo un piccolo bar. La Riserva dello Zingaro, una vittoria ambientalista La Riserva naturale dello Zingaro si estende sulla costa tra Scopello e San Vito lo Capo in un susseguirsi di falesie a picco sul mare intervallate da calette che consentono la discesa al mare. È uno dei rari tratti di costa siciliana senza una litoranea: il cantiere di una strada fu approntato nel 1976, ma bloccato per la protesta dei comitati di ambientalisti che sfociò in una vera e propria marcia contro l’opera e a favore della salvaguardia del territorio nel 1980. L’anno successivo venne istituita l’area protetta. Oggi la Riserva si può percorrere lungo tre sentieri, ex mulattiere, di circa 7 chilometri: uno costiero, che consente l’accesso a incantevoli spiaggette di ciottoli e alla grotta preistorica dell’Uzzo; uno di mezza costa per vedere borgo Cusenza, un nucleo di case di contadini, e la foresta pietrificata; un sentiero alto, più impegnativo e molto panoramico. All’interno si trovano tre musei (uno naturalistico, uno dedicato al mare, uno alla civiltà contadina) e un centro di educazione ambientale, due aree attrezzate e alcuni edifici rurali in contrada Sughero adibiti al bivacco che vengono concessi solo da ottobre a maggio facendo richiesta alla direzione della Riserva. Nella parte più alta ci sono boschi di pini d’Aleppo e lecci alternati a macchia mediterranea che sta riprendendo possesso di un territorio a tratti aspro, coltivato per secoli che oggi, grazie alla tutela, torna ad essere uno scrigno di biodiversità.
Natura
Stromboli - Isole Eolie, Sicilia

Stromboli

Stromboli, viaggio ai piedi del vulcano per un pieno relax Se pianificate una vacanza sull’incantevole isola di Stromboli, la più settentrionale dell’arcipelago delle Eolie, Patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco, tra Panarea e la costa calabrese, mettete in conto sempre una presenza in più: quella del vulcano, uno tra i più attivi e irrequieti, forse unico al mondo, per le sue tre bocche in perpetua attività esplosiva. Camminare sulla “pelle” del gigante Gli abitanti lo chiamano Iddu, in siciliano esso: per via delle sue fiammate, che si ripetono a intervalli di circa 15-20 minuti, e per il mugugno perpetuo dei suoi botti e le periodiche escandescenze, incute un rispettoso timore. Di certo non lo si può ignorare, anche perché Stromboli è il vulcano: immerso sotto la superficie del mare per i due terzi, sul suo dorso l’uomo ha costruito nel tempo insediamenti e vita sociale, da millenni continuiamo a calpestare la sua pelle sensibile, forse stuzzicandolo un po’. Staccare la spina a contatto con la natura L’isola è divisa in frazioni, quasi tutte raggruppate sul versante nord-orientale, dove troverete anche le principali spiagge: Scari, Piscità, San Vincenzo, Ficogrande e il centro abitato di Stromboli. Sul versante opposto si trova invece, isolata e raggiungibile solo via mare, Ginostra, un suggestivo anfiteatro di casupole arroccate sulla roccia: un tempo era soltanto borgo di pescatori, ora è meta di un turismo esclusivo e piuttosto spartano. La prima cosa da ricordare, prima di pianificare una vacanza qui, è che a Stromboli lo sbarco di mezzi a motore è consentito solo ai residenti e non esistono trasporti pubblici, anche perché bastano una ventina di minuti a piedi per percorrere l'abitato da un’estremità all’altra e ci sono parecchi taxi elettrici che, a prezzi modici, vi porteranno a destinazione lungo l’unico chilometro di strada asfaltata. Non avrete occasione di rammaricarvene, anzi: la scarsità di mezzi a motore circolanti vi regalerà la piacevole sensazione di essere davvero in vacanza. Una notte davvero buia, per contare tutte le stelle L’altro aspetto che dovete assolutamente mettere in conto è che sull’isola non esiste illuminazione pubblica, vi consigliamo quindi di portarvi sempre dietro una torcia quando uscite la sera. In compenso, la quasi totale oscurità della notte regala una straordinaria brillantezza alle volte stellate sopra Stromboli, per la gioia di ogni astrofilo e di sicuro dei più romantici tra voi. Sull’isola manca anche una sorgente di acqua potabile, che viene trasportata qui tramite una nave cisterna una volta alla settimana in inverno e tre in estate. In marcia, si fa sera! A Stromboli, l’ora del tramonto, quando in tutte le località balneari ci si prepara per il rito sociale dell'aperitivo, rappresenta anche il momento ideale in cui affrontare alcune delle principali escursioni: se siete equipaggiati in modo adeguato, in buone condizioni di salute e tassativamente accompagnati da una guida autorizzata, potrete risalire con un trekking il dorso del vulcano, raggiungere il pizzo, a quota 900 metri, e ammirare, a distanza di sicurezza, l’attività esplosiva dei crateri. Ricordate che a Stromboli un cambio di programma è sempre dietro l’angolo: talvolta, a causa delle condizioni del vulcano, le comitive non possono partire o sono costrette a fermarsi a metà percorso. Sempre all'imbrunire, da Scari potrete imbarcarvi per raggiungere la sciara del Fuoco, il ripido pendio formato da lava, scorie incandescenti e lapilli che dal cratere dello Stromboli scende fino al mare, e assistere, dall’acqua, all’incredibile spettacolo della lingua di fuoco che infiamma il dorso della montagna. Le spiagge nere, gioiello del litorale di Stromboli Le giornate, almeno d’estate, sono di solito consacrate all’attività balneare. Gran parte delle coste di Stromboli sono percorse da alte scogliere. Le principali spiagge, quasi tutte di sabbia nera e scintillante, si trovano lungo il tratto di costa che va da Ficogrande a La Petrazza. Una raccomandazione su tutte: se ci tenete, evitate i costumi di colore chiaro. Piacere, Strombolicchio! Con una passeggiata a piedi di una decina di minuti dallo sbarco degli aliscafi, si raggiunge la spiaggia di Ficogrande, una caletta di sabbia e rocce vulcaniche. La palma di spiaggia più bella dell’isola la detiene però Forgia Vecchia, una distesa piuttosto selvaggia di ciottoli neri, levigati dall’acqua e dal vento: la si raggiunge via terra attraverso un sentiero dalla vicina spiaggia di Scari, sotto San Vincenzo, frazione affacciata sullo Strombolicchio, simbolo e mascotte dell’isola. Secondo le leggende, questo isolotto vulcanico, fratello minore di Iddu, sarebbe il tappo di un vulcano scagliato in mare durante un’eruzione: da qualche anno è diventato un Parco naturale sottoposto a tutela: il faro che lo sormonta, un tempo alimentato a gas, è ora autosufficiente al 100% grazie a un dispositivo a energia rinnovabile.
Natura
Salina - Isole Eolie, Sicilia

Salina

Salina, la più green delle isole Eolie Favorita dalla sua posizione protetta, al centro dell’arcipelago siciliano, Salina, la seconda per dimensioni tra le isole Eolie, è anche la più ricca di vegetazione e d’acqua di tutto l’arcipelago dichiarato dall'Unesco patrimonio dell’umanità, di sicuro quella in cui l’attività vulcanica è più sonnacchiosa. Chiamata, non a caso, isola verde, le sue remote origini vulcaniche, testimoniate dagli antichi crateri estinti della Fossa delle Felci e del Monte Porri, 2 dei 6 vulcani che un tempo la infiammavano, sono oggi racchiuse in una rigogliosa Riserva naturale che occupa buona parte del territorio e ospita diversi itinerari in quota per gli amanti del trekking. Un tour dei paesi, tra paesaggi scenografici Per un’altra curiosa anomalia, Salina è l’unica isola eolica a non dipendere amministrativamente da Lipari. Conta anzi ben 3 comuni autonomi: Malfa, Leni e Santa Marina, centri ben collegati tra loro e raggiungibili in auto, scooter o con un ottimo servizio di autobus che, nella stagione estiva, ha corse fino a tarda notte. Alle pendici della Fossa delle Felci, vivace e frequentata soprattutto la sera, Santa Marina è il centro principale, attraversato da stradine piene di locali e boutique, vale una visita la sua chiesa settecentesca, coi due campanili gemelli. Per la posizione scenografica, appollaiata su ciò che resta di un antico cratere vulcanico in parte sprofondato, merita una sosta anche la frazione di Pollara, che fronteggia, al largo, un immenso faraglione: probabilmente un lastrone della sua stessa roccia staccatosi nella caduta, che ora la sorveglia dal mare. Valdichiesa, borgo montano e incantato Se appartenete alla consistente fetta di umanità che preferisce la montagna, al mare, troverete una fresca tregua alle corvée balneari nel paesino di Valdichiesa, piccola frazione del comune di Leni, decisamente il più “montano” dell’isola: sembra un borgo incantato, incorniciato da monti e vigneti. Qui si trova anche il Santuario della Madonna del Terzito, meta di pellegrinaggio soprattutto in occasione delle tradizionali celebrazioni del 23 di luglio: ad alimentare la devozione dei fedeli, la credenza che la Madonna sia apparsa ben tre volte da queste parti. Viaggio nella storia dell’isola Tappa obbligata lungo l’itinerario storico-artistico di Salina sono di sicuro le grotte dei saraceni, una serie di cunicoli comunicanti scavati nel tufo e utilizzati come rifugio durante l’invasione dei saraceni nel 650 d.C. Potete raggiungerle anche al termine un percorso di trekking piuttosto lungo e impegnativo, tra ulivi e alberi da frutto, che parte da Santa Marina. Andando a ritroso nella storia, bellissimo e ben conservato è anche il sito archeologico di Portella, tra Santa Marina e Capo Faro, coi resti di un villaggio che risale all’età del Bronzo, e le Terme romane, sul lungomare che parte da Santa Marina, ormai parzialmente erose dalle mareggiate. Arco con vista Se invece collezionate scorci panoramici per le vostre foto ricordo, cercate, sulla strada tra Pollara e Malfa, il cosiddetto “Castello”, un fortino edificato nel corso della Prima guerra mondiale: il piazzale antistante è una panoramica terrazza affacciata sul cratere vulcanico all’interno del quale sorge Pollara, la sua spiaggia e il tratto di mare che la bagna. Ma a Salina il posto migliore da cui ammirare il tramonto, uno tra i più belli al mondo, giurano qui, è Punta Perciato, uno spettacolare arco naturale di roccia vulcanica da cui inseguire con gli occhi il sole che si tuffa nel mare accanto ai Filicudi e Alicudi, tingendosi di un rosso acceso. Stairway to the beach Anche se il modo migliore per esplorare il mare di Salina è a bordo di una delle tante barche di pescatori che quotidianamente fanno il tour dell’isola, ci sono almeno un paio di spiagge accessibili via terra che meritano una tappa. La prima è proprio quella di Pollara, scorcio tra l’altro di molte delle scene de Il Postino, l’ultimo film in cui è apparso Massimo Troisi: una baietta di ghiaia, dominata da un’imponente scogliera, anfiteatro naturale di tufo a picco sul mare. Non lontano, merita una giornata di sole anche Punta Scario, caletta immersa nella macchia mediterranea, in fondo a un’altra lunga scalinata: un vero paradiso, ma i ciottoli di cui è composta, alla lunga, possono risultare un po’ scomodi sotto l’asciugamano. Poco male, il baretto in fondo alla discesa, che noleggia anche materassini gonfiabili, sta lì anche per quello.
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Budelli, Parco Nazionale de La Maddalena - Sardegna

Isola di Budelli

Il miracolo della spiaggia rosa di Budelli, in Sardegna Unica al mondo per l’incanto della sua sabbia, la spiaggia rosa dell’Isola di Budelli, con quelle di Razzoli, Santa Maria e della vicina Spargi, appartiene all’area più incontaminata e selvaggia del Parco Nazionale dell’arcipelago della Maddalena, vicino alle Bocche di Bonifacio, nell’estremo Nord della Sardegna. Perla tra le perle Situata per la precisione a Cala di Roto, che si trova sul versante Sud-Est dell’isola di Budelli, la spiaggia ha un tono rosato unico al mondo. Per proteggerla, le autorità del Parco hanno deciso di vietare lo sbarco dei turisti sulla sabbia. Tutto intorno, tuttavia, sorge un arcipelago ricco di isolotti, calette, insenature, spiagge - queste sì praticabili - e fondali tutti da scoprire, popolati di pesci e colonie di gorgonie, coralli che regalano i tipici riflessi rossi alle acque cristalline. Un patrimonio da salvaguardare L’isola, nelle mani dei privati fin dal secolo scorso, strappata dallo Stato al miliardario neozelandese che l’aveva acquistata all’asta nel 2013 per quasi 3 milioni di euro, è diventata patrimonio pubblico nel 2016, quando è stata assegnata alle cure del Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, che ha posto la spiaggia in Zona A, quella cioè sottoposta a una tutela integrale, che vieta ai turisti l'accesso, il transito, la sosta e la balneazione. Calpestare la spiaggia rosata è dunque ormai un piacere proibito, mentre la navigazione è possibile fino al confine delle boe, che chiudono la baia a circa 70 metri dalla riva. Sfrattato da poco il popolarissimo custode ultraottantenne, che attraverso le sue foto sui social condivideva le meraviglie di Budelli col mondo intero, il Consiglio del Parco ha deciso di installare, in collaborazione con il Wwf, un servizio di telecamere di sorveglianza che consentono il costante controllo della spiaggia. Alchimia en rose Riparata dai venti grazie a un frastagliato promontorio roccioso e a un’alta siepe di ginepro, la spiaggia deve la sua particolare colorazione a una fragile e potente alchimia che mescola nella sua sabbia fine frammenti di corallo, granito, conchiglie e gusci di molluschi. La rara sfumatura rosata è data in particolare da un microrganismo che vive dentro le conchiglie, in mezzo alle praterie di posidonia che arredano i fondali marini. Quando questo microrganismo muore, i gusci vengono sospinti a riva e polverizzati dalle correnti e dagli agenti atmosferici. Nel secolo scorso, gli ancoraggi frequenti e il moto irregolare del mare avevano compromesso la distesa di posidonia e modificato la composizione sabbiosa. Da quando sono state introdotte le norme di salvaguardia integrale della spiaggia, il suo arenile ha finalmente ripreso l’originale tinta corallina. Un mito immortalato dal cinema “C’era una bambina che viveva in un’isola”: comincia così il lungo monologo di Monica Vitti, leggendaria protagonista di Deserto Rosso, la prima pellicola girata a colori da Michelangelo Antonioni. Nel film del 1964, l’indimenticabile voce della Vitti rievoca un sogno pieno di incanto, che il regista ferrarese decise di ambientare proprio sulla spiaggia rosata di Budelli. A un passo dall’incanto Se, nell’intento di preservarne l’integrità, le autorità hanno vietato l’accesso al litorale, il suo singolare panorama si può apprezzare anche a distanza, grazie ai tanti servizi di barche in partenza da Palau o dalla Maddalena che offrono il tour dell’Arcipelago. Ci si può limitare ad ammirare la sua bellezza dal mare, a circa 70 metri dalla riva, ma l’ente Parco ha predisposto anche un sentiero di passerelle in legno che circonda il perimetro dell’arenile, per dare la possibilità ai turisti di ammirare il paradiso naturale della spiaggia di Budelli da vicino, senza calpestarlo né alterarlo. Una volta ancorati barche o gommoni, dalle vicine spiagge del Cavaliere e di Cala di Roto, che offrono panorami altrettanto spettacolari, ci si può incamminare accompagnati dalle guide del Parco sul percorso che costeggia l’area.
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Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, Sardegna

Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena

Il Parco nazionale de La Maddalena, incanto mediterraneo Con i suoi 180 km di coste, il Parco nazionale della Maddalena, nel nord della Sardegna, può vantare alcune delle spiagge più belle del mar Mediterraneo. Amanti del mare paradisiaco non potete non mettere nel vostro palmarès luoghi come la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli, cala Corsara e cala Granara a Spargi, cala Napoletana e del Relitto a Caprera. Nel parco della Maddalena, l’architetto della natura qui si è davvero sbizzarrito con le forme e i colori: le rocce di granito rosa e l’azzurro del mare rendono irresistibile questo angolo di paradiso sulle Bocche di Bonifacio. La Maddalena e Caprera Sono 62 le isole e gli isolotti che compongono il parco dell’arcipelago della Maddalena. L’isola maggiore è punto di approdo grazie al frequente servizio di traghetti da Palau, sulla vicina costa sarda: il centro storico è un delizioso dedalo di stradine che degradano verso il mare, sempre animate di giorno come di sera. Dal porto con l’autobus si può fare il periplo dell’isola per fermarsi nelle sue tante spiagge: Spalmatore è una profonda insenatura ben protetta quando soffia il maestrale; le spiagge di Bassa Trinita e Monti d’Arena conservano dune di sabbia per proteggere le quali sono state costruite passerelle che evitano il calpestio e consentono anche ai disabili un comodo accesso al mare. I tramonti più belli sono quelli che si godono da Punta Tegge, di fronte all’isola di Spargi. L’isola di Caprera, collegata da un ponte alla Maddalena, è il vero incanto del Parco dell’arcipelago. La fitta pineta che la ricopre la dobbiamo a Giuseppe Garibaldi, che volle trascorrere gli ultimi anni della sua vita dal 1856 al 1882 in uno dei luoghi più belli di tutta l’isola. La sua casa e luogo di sepoltura, merita assolutamente di essere visitata non solo per una curiosità storica, ma per la gradevole atmosfera che emana un luogo che fu di certo molto amato: a 4 km dalla casa nel Forte Arbuticci c’è il memoriale Garibaldi, che racconta la sua vita a dir poco avventurosa. Il resto dell’isola è un ripetersi di baie e spiagge, una più bella dell’altra, in una delle quali trovate il Centro Velico, una delle più note scuole di vela italiane. Gli isolotti dell’arcipelago L’isola di Budelli è celebre per un’insenatura esposta a sud-est, nota come spiaggia Rosa, dal colore della sabbia. La colorazione è data dalla presenza di detriti dello scheletro di animaletti acquatici (Miriapora truncata, Miniacina miniacea) che si concentrano in quel luogo per una serie di fattori: la presenza di una prateria di Posidonia, la forma dei fondali, perché vi sono correnti a bassa energia, perché protetta dai venti occidentali da una folta siepe di ginepro. Modificare solo uno di questi fattori, per esempio con il moto ondoso delle imbarcazioni che intensificherebbe l’energia delle correnti, potrebbe alterare il delicato equilibrio e innescare un processo di degrado irreversibile. Per questo la spiaggia Rosa non è accessibile e si può vedere a distanza da passerelle allestite dal parco. Altrettanto bella e fragile la candida spiaggia del Cavaliere di Budelli, nella parte nord-est, una piscina naturale affacciata su cosiddetto Porto della Madonna, lo specchio d’acqua delimitato da Budelli e dalle isole di Razzoli e Santa Maria, uno dei luoghi più ambiti dai diportisti. A causa dell’erosione dell’arenile, dall’estate del 2020 la spiaggia è aperta solo parzialmente. Bellissime anche le spiagge di Spargi, la più grande e la più verde delle isole minori, dove, grazie alla presenza di acqua dolce, nidificano molti uccelli protetti: quanto alle spiagge, con cala Corsara e cala Granara siamo nella top 10.
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Marettimo

Marettimo, mare e trekking in un’oasi incontaminata La più occidentale delle Egadi, Marettimo, è un’isola montuosa e selvaggia, ricoperta da una folta boscaglia, dove l’impatto dell’uomo è stato lieve. Conserva siti archeologici, un forte spagnolo, tantissime grotte marine, sentieri per il trekking e poche spiagge raggiungibili via terra, dove il colore del mare è sorprendente. Non ha alberghi Marettimo, ma stanze nelle case dei residenti dove l’ospitalità è rigorosamente isolana. Storia, archeologia ed emigrazione Marettimo vi accoglie in un porticciolo dalle acque turchesi e le case bianche. Il nome non ha niente a che vedere con il mare o la marineria, l’etimologia è piuttosto riferita alla pianta del timo che qui cresce spontaneamente. Per prendere confidenza con l’isola e con la gente del posto andate a visitare il Museo del mare, delle attività e tradizioni marinare e dell’emigrazione, gestito da un’associazione locale, lo trovate nel centro del paese: in quelle teche, tra strumenti di marineria e vecchie foto di migranti con la valigia di cartone, c’è la memoria storica di una comunità che ha dovuto lasciare l’isola per andare a lavorare in vari paesi del mondo e che cerca di tutelare un’identità. Sopra il paese, lungo il sentiero che porta sulla montagna, trovate invece un piccolo sito archeologico, detto case romane, con i resti di una costruzione di epoca tardo repubblicana: dopo aver sconfitto i cartaginesi nella Prima guerra Punica grazie alla battaglia delle isole Egadi (241 a. C.), Roma fece di Marettimo un presidio militare e installò nell’isola una guarnigione, quindi non stupisce trovare manufatti romani in questo lembo di terra, seppure remota. Accanto alle case romane c’è una minuscola cappella bizantina risalente all’XI secolo. Le 400 grotte di Marettimo Dal porto vi imbarcherete per fare il giro delle grotte di Marettimo che sono uno dei punti forti dell’isola. In tutto sono circa 400, tutte diverse per forme, colori, dimensioni e caratteristiche: nella grotta del Cammello c’è una piccola spiaggia di ghiaia, quella del Presepe presenta stalattiti e stalagmiti, la Bombarda viene chiamata così per il sibilo che si crea al suo interno durante le mareggiate, ecc. A seconda di dove tira il vento, Marettimo ha sempre un versante riparato dove godere del mare e dell’aria che profuma di timo. Sui sentieri di trekking a picco sul mare Portatevi anche gli scarponcini da trekking se partite per Marettimo: sull’isola sono presenti diversi sentieri ben segnalati dalla forestale che permettono di andare alla scoperta della sua natura incontaminata. Sono almeno 6 i percorsi, alcuni molto facili, altri un po’ più impegnativi, che, dal porto consentono di raggiungere i punti più estremi dell’isola. A Punta Troia, sulla penisola che si vede dal porto, si arriva in 1 ora e 30 minuti su un sentiero che ha dei tratti a strapiombo sul mare: ci si va a vedere il forte spagnolo, poi usato come carcere duro, da poco recuperato e aperto alle visite. Il giorno dopo vorrete andare a Cala Bianca, sul versante occidentale: al ritorno potete passare dal Pizzo Falcone, 686 metri, il punto più alto dell’isola. Tra boschi di pini d’Aleppo, le essenze tipiche della macchia mediterranea e molte specie endemiche, vedrete quanti uccelli, anche rapaci, hanno deciso di fare a Marettimo il loro nido.
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L'isola di Favignana

Favignana, l’isola che è un paradiso dal mare turchese Favignana, la maggiore delle isole Egadi, è un ventaglio di baie poco profonde dal mare turchese, tutelato come area marina protetta. Le sue coste pianeggianti consentono di muoversi facilmente a piedi o in bicicletta per andare ogni giorno alla scoperta di una spiaggia diversa. In quella che era una delle tonnare più grandi del Mediterraneo, nella baia del porto, è stato allestito un museo per ripercorrere la storia della mattanza del tonno. Spiagge per tutti i gusti Le spiagge di Favignana possono accontentare tutti i gusti e ogni esigenza: quella di Praia, vicino al porto, Cala Azzurra, Lido Burrone, i Calamoni, nella zona sud-est, sono prevalentemente sabbiose. La costa di Punta Lunga, la spiaggia del Preveto e dei Faraglioni hanno invece sabbia mista a ciottoli. Cala Rossa, che si trova sulla costa nord-orientale, offre sia scogli che sabbia, mentre completamente rocciose sono la grotta Perciata, punta Fanfalo o il Cavallo. Area marina protetta Il mare che bagna Favignana è compreso nell’Area marina protetta (Amp) delle isole Egadi, un parco marino particolarmente importante non solo per le sue dimensioni (54 mila ettari, il più grande d’Europa), ma per la sua posizione geografica: il parco infatti è il primo punto di arrivo per alghe e fauna oceanica che si spostano con le correnti atlantiche, un flusso di acqua che risale in superficie proprio in prossimità delle Egadi con il suo importante carico biologico. L’Amp ha l’obiettivo di preservare lafauna particolarmente ricca di specie protette o vulnerabili, tra cui la foca monaca, il tonno rosso, la tartaruga marina, il delfino, il capodoglio, squali, mante e svariate specie di pesci e molluschi. Per godere del mare imbarcatevi con i pescatori locali che organizzano escursioni alle grotte e attività di pesca-turismo: molti di loro sono ex-tonnaroti che sanno raccontare come si svolgeva la mattanza del tonno. Le cave di pietra di Favignana Per secoli a Favignana è stata estratta la calcarenite, chiamata impropriamente tufo, una pietra da costruzione molto compatta, di colore chiaro. L’attività estrattiva ha lasciato ovunque, in particolare nella zona nord-orientale, i profondi segni delle cave a cielo aperto che, oggi abbandonate, sono utilizzate dagli abitanti per farne orti e giardini protetti dal vento dove crescono alberi da frutto come fichi, mandorli e agrumi. Alcune cave in prossimità della costa sono diventate comode discese a mare o hanno creato vasche dalle forme stravaganti: dove si stanno lentamente ri-naturalizzando creano ambienti suggestivi. Andate a vedere Cala Rossa, dove i cavatori hanno lasciato alte colonne di tufo che sembrano quelle di una cattedrale. Cosa fare a Favignana Sull’isola si possono fare lunghe e facili passeggiate sia lungo la costa per esplorare le spiagge sia nella parte collinare verso il Forte di Santa Caterina, antica torre di avvistamento riedificata da Ruggero II il normanno e poi usata dai Borbone come prigione: oggi è una straordinario punto di osservazione per tutto l’arcipelago e la costa occidentale della Sicilia. Andate a vedere il museo realizzato nell’ex stabilimento Florio, tonnara antica tra le più grandi del Mediterraneo, che ospita una mostra con video e testimonianze della mattanza dei tonni, oltre a una sala con reperti archeologici. Dal porto di Favignana potete partire per un’escursione all’isola di Levanzo, dove il mare, se possibile, è ancora più trasparente e invitante. Sull’isola di particolare interesse è la Grotta del Genovese, dove sono visibili alcune pitture e incisioni risalenti al Neolitico, tra cui anche la sagoma di un tonno, animale da sempre importante per le comunità che hanno vissuto in queste isole. Alla grotta si può arrivare a piedi, ma è necessario prima mettersi in contatto con il custode al porto, oppure in barca. Polpette, tranci o tartare: il tonno è servito L’ingrediente principe della cucina di Favignana è il tonno, che si pesca tra maggio e giugno e si mangia in tartare, gustose polpette o in tranci alla griglia. Non mancano specialità come gli spaghetti alla bottarga (le uova di tonno) e la carbonara di tonno. Nei ristoranti trovate anche la pasta ai ricci di mare, l’aragosta delle Egadi e tanto altro pesce, e non manca il cous-cous, come in tutta la Sicilia orientale. Tra i dolci, da provare le granite a vari gusti, anche accompagnate con la brioches, i cannoli e le cassate che ben si accompagnano ad un bicchiere di Marsala.
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Isola Gallinara

In Liguria, la meraviglia della Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara Signore e Signori, la Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara. Un’area marina protetta che nelle carte geografiche è solo un puntino: eppure, in quella che è l’unica vera isola della Liguria, la meraviglia è in ogni angolo. Basta volgere lo sguardo intorno, per notare un ambiente ancora incontaminato d’incredibile valore storico, ambientale e culturale. Per gli amanti delle immersioni, poi, questo è un vero paradiso dove cercare relitti di antichi naufragi e grotte custodi di un’incredibile biodiversità. Una gita in barca per vederla da vicino Posizionato di fronte ad Albenga, questo gioiello della Riviera di Ponente è privato e, dunque, non sono possibili visite turistiche. Tuttavia, si può ammirare da distanza ravvicinata facendo una gita in barca, durante la quale magari esplorarne i fondali con lo snorkeling: vi troverete a tu per tu con la ricca e variegata fauna marina. La riserva è distante un chilometro e mezzo dalla costa, dalla quale è separata da un canale di circa 12 metri. Una leggenda che forse è storia Narra leggenda che all’Isola di Gallinara trovò rifugio San Martino vescovo di Tours, che si stabilì in una grotta rivolta verso il mare aperto, che per questa ragione ancora oggi porta il suo nome. Una tesi che negli Anni 90 la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria ha perorato, conducendo degli scavi lungo le pendici sud-est dell’isola e nella grotta di San Martino che hanno dato risposte importanti. Questa zona è stata sicuramente utilizzata sia come ambiente sepolcrale che come luogo di culto a partire dal IV sec. d.C e nell’isola hanno soggiornato a lungo degli eremiti. La storia suggerisce che nel 500 d.C esisteva un monastero benedettino e nel corso del VIII secolo i monaci fecero qui la sede di una potente abbazia. Dopo un periodo di prosperità tra il X e il XII, nel 1473 iniziò il declino e da metà 800 divenne un’area privata. Dal 1989 è inserita nel sistema delle Aree Protette della Regione Liguria. I gabbiani reali e le tartarughe terrestri Nell’Isola di Gallinara nidificano i gabbiani reali, specialmente sull’alta scogliera meridionale, e sono presenti colonie di tartarughe terrestri. Tra i fondali, invece, è possibile scorgere spugne gialle, margherite di mare e, fra le falesie rocciose, formazioni del Coralligeno. La zona settentrionale dell’isola è invece ricca di Posidonia oceanica. Dove fare le immersioni più spettacolari Sull’isola sono presenti due punti di immersione. Il primo è quello di Punta Falconara o del Cristo redentore: un secondo nome che esiste dal 1998, quando su questi fondali è stata posizionata una statua raffigurante un Cristo, appunto. Tra margherite di mare e fauna bentonica, è un'immersione facile che arriva alla profondità massima di 18 metri. Il secondo punto di immersione è quello di Punta Sciusciau: più esposta alle correnti, questa immersione vi consentirà di ammirare cernie, murene, polpi e scorfani. Se scenderete più in profondità, attorno ai 30 metri, troverete invece numerose spugne di mare.
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Capri

Capri, l’isola dei sogni L’isola di Capri è un raro concentrato di bellezza paesaggistica, meraviglie dell’archeologia, dell’architettura e della natura, dove l’aria profuma di zagara. Capri si scopre a piedi, passo dopo passo, tra vestigia delle ville degli imperatori romani e dimore lasciate da chi dell’isola si è innamorato tra Ottocento e Novecento. Non solo per chi cerca mondanità e glamour: Capri ha da offrire una storia straordinaria, un mare spettacolare, un panorama senza eguali e un’ospitalità raffinatissima. Cosa vedere a Capri Lo capirete al primo sguardo: la fama di cui gode Capri è meritata. La sua geologia contorta regala infiniti punti di vista: scogliere a picco sul mare, dirupi impraticabili affiancati da terreni meno scoscesi e terrazzati. Ha una natura più che generosa, un clima ideale e una varietà di specie botaniche piuttosto rara: se ne contano 850, grazie anche ai tanti viaggiatori che vi hanno abitato e portato semi e piante dai cinque continenti. Il mare è splendido, con grotte e faraglioni. La sua linea del tempo è ricca di eventi, storie e personaggi, compresi gli imperatori romani e l’aristocrazia europea che la riscoprì nell’Ottocento. Sarebbe un vero peccato andarci in giornata in tutta fretta e non fermarsi a catturare il suo genius loci. Arrivati al porto, con la funicolare si sale alla celebre Piazzetta, un delizioso slargo dominato dalla torre dell’orologio con le terrazze dei caffè e una balconata affacciata sul mare, crocevia obbligato di tutti i sentieri per andare alla scoperta dell’isola. In mezz’ora dalla Piazzetta, seguendo le frecce blu e verdi di maiolica, un comodo viottolo tra i giardini di belle case porta a villa Jovis, il grandioso sito archeologico a picco sul mare di fronte alla Punta della Campanella della penisola Sorrentina. Fu uno dei palazzi con cui l’imperatore Tiberio fece di Capri il caput mundi per un decennio, dal 27 al 37 d.C.. Un poco più avanti trovate villa Lysis, fatta costruire da un eccentrico francese, Jacques Fersen, come rifugio romantico nel folto di un parco, che potete visitare. Altra villa novecentesca degna di nota è quella che lo scrittore Curzio Malaparte si fece costruire sulla scogliera, esempio di architettura razionalista: la villa è privata, ma si vede dall’alto da via del Pizzolungo. Dalla Piazzetta, se ci si dirige verso sud, si raggiunge la Certosa di San Giacomo, che documenta il medioevo monastico caprese. Da qui prendete la via Krupp, per molti “la strada più bella del mondo”, fatta costruire dal re tedesco dell’acciaio nel 1902, ma spesso chiusa per pericolo frane. Scendete ai Giardini di Augusto, orto botanico con vista mare, per raggiungere l’insenatura di Marina Piccola con la sua spiaggia rocciosa e il mare turchese. Da qui si risale verso il cimitero monumentale Acattolico, da cui parte la strada per Anacapri. Cosa vedere ad Anacapri Da Anacapri, nella zona più elevata di Capri, è facile capire come quest’isola a forma di chiocciola possa aver ammaliato imperatori romani, capitani d’industria e schiere di scrittori e poeti: Norman Douglas, Maksim Gorkij, Alberto Moravia, Curzio Malaparte, Compton Mackenzie, Ada Negri, per citarne alcuni. Nel centro storico da vedere c’è la Casa Rossa, costruzione in stile eclettico del 1876 fatta costruire da un colonnello sudista americano, che oggi espone una collezione permanente di quadri con vedute dell’isola e 4 statue romane rinvenute nella Grotta Azzurra. Da non perdere la chiesa di San Michele, dallo splendido pavimento in maiolica napoletana originale del Settecento, i ruderi del castello Barbarossa, gli scavi della villa imperiale di Damecuta, un’ascesa in seggiovia al monte Solaro (589 m) e soprattutto la Villa San Michele, casa dai muri di calce bianca, fatta costruire alla fine dell’800 dal medico e scrittore svedese Axel Munthe che più di altri ha contribuito a rendere Capri famosa nel mondo con il suo bestseller La storia di San Michele, che è l’autobiografia di una vita, la sua, davvero straordinaria. Come un museo, la villa conserva statue e reperti di epoca romana trovati
da Munthe scavando nei siti archeologici. Varrebbe una visita anche solo per il panorama leggendario che si gode dal lungo colonnato fino alla nicchia, nell’angolo estremo del giardino, dove Munthe (che seguì diverse campagne archeologiche anche in Egitto) ha collocato una Sfinge di granito rosa dell’XI secolo a.C.. Della sua casa ha scritto: “voglio che sia aperta al sole, al
vento e alla voce del mare, perché l’anima ha più bisogno di spazio del corpo”.
 Sotto Villa San Michele, lungo la cosiddetta Scala Fenicia (970 gradini), ma costruita in pietra dai coloni greci del VI secolo a.C., potete riscendere al porto di Marina Grande, tra limoneti che sembrano giardini e il mare sempre all’orizzonte. È ora di imbarcarsi per il giro dell’isola: la Grotta Azzurra è davvero di un azzurro sorprendente, la vista dei faraglioni emozionante. Come dicevamo, la fama di Capri è più che meritata.
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Portovenere

Porto Venere, nel parco dove la natura è poesia Il nome di una dea gli si addice: Porto Venere sorge dalle acque in splendida posizione all'estremità meridionale della penisola nel Golfo dei Poeti. Per gli amanti del mare questo è un autentico paradiso, tra i siti catalogati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere comprende l’antico borgo, l’Area Marina Protetta a tutela della purezza delle acque, e le tre isole vicine: Palmaria, Tino e Tinetto. Le gioie del mare I traghetti di linea in partenza da Porto Venere approdano sull’isola antistante Palmaria, splendida oasi marina. Potreste accontentarvi solo di un giro panoramico sul mare, ammirando anche le altre due isolette dell’arcipelago, Tino e Tinetto, ma vale la pena di fermarsi a Palmaria per godersi una strepitosa giornata di mare. Qui le spiagge sono tra le più belle della Liguria. Una volta arrivati a Palmaria, il traghetto effettua fermate a Cala Pozzale e Cala Fornace, spiagge non raggiungibili in altro modo. Nella prima, alla lingua di ciottoli e piccoli scogli fanno da cornice pini e mirti e l’acqua è smeraldina, come anche nella seconda, una baia con la scogliera alle spalle. Più grande è la Spiaggia del Secco, sulla punta omonima, attrezzata per garantire ogni comfort. Per chi pratica immersioni, la meraviglia continua nei fondali, un mondo variegato fatto di falesie a strapiombo che proseguono in profondità e grotte sommerse. Cavallucci, stelle marine e la prateria di piante acquatiche Poseidonia sono solo alcune delle sorprese che incontrerete in immersione. E basta una semplice maschera per perdersi tra i pesci. In barca potete visitare la Grotta Azzurra, così chiamata perché i riflessi della luce dipingono una tavolozza in tutte le sfumature dell’azzurro. Se desiderate esplorare l’interno dell’isola, potete avviarvi lungo i sentieri ben tracciati ed organizzati ad anello per un tempo totale di percorrenza di circa 3 ore e mezza, con tratti aridi alternati a chiazze di macchia mediterranea. Natura e architettura, alleate in uno scenario magico Porto Venere vanta una storia prestigiosa, risalente al VI secolo a.C., in epoca romana. Qui la natura si confronta con l’architettura, perché tra i vicoli e le case dai tipici colori pastello si incrociano antiche testimonianze delle molte genti passate da questo porto strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale. Della Chiesa di San Pietro apprezzerete i due edifici, uno più recente in stile gotico, l’altro romanico, e resterete stupefatti dalla posizione. Il complesso è arroccato su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, il Promontorio delle Bocche: un luogo circondato da un’atmosfera di spiritualità esaltata dal contesto naturale. Affacciatevi dalla loggia all’esterno, per una visione della costa incorniciata dagli archi. Il Santuario della Madonna Bianca, nel centro storico, è un imponente capolavoro romanico e dopo la visita salite di nuovo verso l’alto, nel punto più elevato di Porto Venere con il Castello Doria, la fortificazione che veglia sul mare. Un luogo ispirante: la Grotta di Byron Senza muoversi troppo dal borgo antico, Porto Venere offre spiaggette per rinfrescarsi con un tuffo. Il luogo da non perdere è tuttavia la Grotta di Byron, nei pressi della Chiesa di San Pietro, così denominata perché il poeta britannico trovava nei pressi ispirazione per i suoi componimenti. Potete arrivarci a piedi attraverso un sentiero oppure con una barca privata. Tuffatevi armati di maschera e lasciatevi ugualmente ammaliare da questo antro profondo scavato in una suggestiva falesia. Osservate anche le pareti della grotta, ricche di affascinanti concrezioni. Di sera, shopping e i piaceri della tavola Una passeggiata nel borgo è anche un invito allo shopping. Sarete attratti dalle sete dipinte a mano e dagli scialli di antica tradizione, i preziosi “mezzari” un tempo utilizzati dalle donne del posto per coprirsi il capo e oggi reinventati in chiave fashion. Interessanti anche le maioliche dai colori vibranti, in vendita nei numerosi atelier. Poi scegliete un ristorante, dall’atmosfera intima e romantica nel centro storico oppure in stile movida sul lungomare caratterizzato dalla Palazzata: la schiera di case-torri a ridosso, che edificate su vari piani si stringono l’una all’altra aggrappandosi alla roccia. Quando ordinate, ricordate che Porto Venere è famosa per i suoi allevamenti di cozze, ostriche, branzini e orate, più una specie di mollusco che porta proprio il nome del luogo. I Mitili di Porto Venere, simili alle cozze, sono deliziosi fritti o come condimento di un piatto di spaghetti.
Natura

L’isola dell’Asinara

L’isola dell’Asinara: la lunga storia di un luogo magico I Romani la chiamarono Isola di Ercole prima che diventasse terra di contesa tra le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova, poi dominio dei Savoia, luogo di confino, lazzaretto e carcere. L’isola dell’Asinara ha avuto una storia lunga e travagliata ma quasi un secolo di isolamento l’ha resa un paradiso naturale ancora incontaminato. Oggi è un’area marina protetta da esplorare a piedi, in bicicletta o in barca scoprendo la costa occidentale più selvaggia e rocciosa e quella orientale con coste basse e fondali sabbiosi. L’isola degli asini Secondo la leggenda Ercole afferrò l’estremità della Sardegna con la sua mano possente strappando l’isola dalla terraferma, perciò fu detta Herculis Insula. Fu poi chiamata anche Sinuaria per la ricchezza di golfi e insenature sui suoi 110 km di coste. Asinara è forse una storpiatura del nome latino o forse fa riferimento agli asini bianchi che la abitano da tempo immemore e vivono ancora liberi sull’isola. Una storia che inizia nel Neolitico Nella zona di Campu Perdu a nord dell’isola si trova una domus de janas, testimonianza che questi luoghi erano abitati sin dal Neolitico. Dell’epoca romana rimangono invece alcuni relitti trovati in mare. Uno è ancora visibile a pochi metri dal molo di Cala Reale. Nel tempo l’isola dovette fare i conti con le incursioni arabe, poi con le scaramucce tra Pisa e Genova per la supremazia nel Mediterraneo. Furono i liguri Malaspina a costruire qui il Castellaccio che domina dall’alto tutto il golfo. Lì vicino approdava il pirata Barbarossa per nascondersi tra una ruberia e l’altra. Nel 1885 l’Asinara diventò colonia penale e gli abitanti dell’isola dovettero andarsene. Molti di loro fondarono Stintino, che allora si chiamava Cala Savoia. Da allora l’isola rimase inaccessibile per più di un secolo. Solo dal 1998, quando il carcere di massima sicurezza è stato chiuso, è stata riaperta alle visite. Le spiagge più belle dell’Asinara Essendo una riserva protetta non tutte le spiagge dell’isola sono accessibili. Si possono ammirare solo da lontano Cala Sant’Andrea e Cala d’Arena. Qui deponevano le uova le tartarughe caretta caretta. A Cala Sabina invece si può arrivare tramite una antica mulattiera. Si raggiunge in 30 minuti da Cala d’Oliva. Nei dintorni di Cala l’Oliva si trovano anche Cala Murichessa e Cala Giardino. E non perdetevi Cala di Sgombro, nel punto più stretto dell’isola: da una parte si affaccia sulla scogliera scoscesa con il mare agitato, dall’altro sul fondale sabbioso con un mare calmissimo. A piedi, in bici, in fuoristrada… o a nuoto! Il modo migliore per immergersi nella natura selvaggia del Parco Nazionale dell’Asinara è girarla a piedi. Ma occhio al sole: non c’è quasi mai ombra. Portatevi anche sufficiente acqua perché sull’isola sono presenti solo due bar. A Cala Reale si possono noleggiare bici e auto elettriche, barche a vela e canoe. Oppure prenotare una visita in fuoristrada accompagnati dalle Guide Ambientali Geomarine. Solo così si possono visitare alcune zone dell’isola come Cala Trabuccato e Punta Scorno. La visita all’Asinara non può dirsi completa senza un tuffo nelle sue acque cristalline. Non solo per godersi un bagno rinfrescante nell’acqua che sfuma dall’azzurro al verde, ma anche per osservare i meravigliosi fondali popolati da innumerevoli creature: un paradiso per lo snorkeling. Durante una gita in barca è facile avvistare i delfini, qualche volta anche le tartarughe marine. Non solo natura: cos’altro visitare Anche se qui è la natura a farla da padrone, ci sono molte tracce umane da scoprire in giro per l’isola. Oltre alla neolitica domus de janas di Campu Perdu e ai ruderi del Castellaccio, lungo le coste si trovano diverse torri di avvistamento costruite nel XVI secolo. Al 1936 risale l’Ossario costruito per ospitare i resti di migliaia di prigionieri austroungarici durante la Prima Guerra Mondiale. A Cala Reale si trova anche il Palazzo Reale, ex-residenza estiva dei Savoia. A Fornelli invece si può visitare il vecchio carcere.
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Vulcano - Isole Eolie, Sicilia

Vulcano

Vulcano, l’isola delle Eolie dove rilassarsi in una spa a cielo aperto Se volete fare pace con la natura, disintossicarvi da stress e abitudini sedentarie, Vulcano, dominata da elementi vitali e primordiali, ma soprattutto salutari, è l’isola che fa per voi: il suo irriducibile temperamento vulcanico e lo spettacolare paesaggio non addomesticato dall’uomo vi aiuteranno a rilassarvi e a ritrovare l’equilibrio perduto. Accogliente e a misura d’uomo Vulcano è la più vicina alla costa tra le 7 isole dell’arcipelago delle Eolie, patrimonio dell’umanità Unesco, e dista meno di un chilometro da Lipari. Su questo lembo di terra siciliana, sotto lo sguardo benevolo dell’antico Vulcano addormentato, potrete godere dei benefici delle acque termali e sulfuree e di uno scenario marino incontaminato, per una vacanza lontana dal turismo di massa. L’isola è davvero a misura d’uomo e la si può attraversare in lungo e in largo in scooter o in bicicletta. Un benefico vigore vulcanico Secondo la mitologia greca, Vulcano, detto anche “testa calda”, ospitava le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro dell’Olimpo, che aveva al suo servizio nientemeno che i Ciclopi. E anche se sull’isola, composta da 4 crateri originari, l’ultima eruzione è stata registrata intorno al 1890, l’antico vulcano continua a manifestare il suo vigore attraverso le fumarole, i getti di vapore presenti sia sulla cresta che sul fondale marino, e la presenza di fanghi sulfurei apprezzati per le loro proprietà terapeutiche. A dispetto dell’intenso odore di zolfo, infatti, se passate da Vulcano non potete perdervi l’esperienza emozionante di immergervi nel laghetto caldo dei fanghi termali, una pozza naturale di mota vulcanica dalle svariate proprietà curative, accessibile dagli anni Sessanta, quando è stata rimossa la crosta superficiale che rivestiva la pozza, senza alterare l'habitat naturale. Notevoli i benefici di questa Spa a cielo aperto: leniscono infiammazioni e dolori, curano la pelle e sono un toccasana per l’apparato respiratorio. Sulla cima del vulcano, escursione con vista mozzafiato Il laghetto dei fanghi è un’esperienza che può precedere un tuffo nelle acque cristalline dell’isola, oppure rappresentare la tappa finale, il meritato ristoro dopo un’impegnativa escursione verso il Gran cratere di Vulcano, noto anche come “Fossa di Vulcano”, a 391 metri di altezza. È un itinerario di quasi 7 chilometri un po’ faticoso, ma adatto a tutti, l’unica avvertenza è quella di intraprendere il cammino nelle ore meno calde della giornata: ci vogliono circa 3 ore, tra andata e ritorno, ma dalla cima la vista a 360 gradi sull’arcipelago vi lascerà senza fiato. Jurassic park in pietra lavica Partendo dal Porto Levante, nella parte settentrionale dell’isola, si può raggiungere lungo una strada asfaltata la penisola di Vulcanello: uno dei tre centri eruttivi originari di Vulcano, la cui attività ha plasmato un surreale paesaggio chiamato dai locali “Valle dei Mostri”. Qui la natura ha scolpito, su un tappeto di finissima sabbia nera, un grottesco Jurassic Park di roccia lavica: se lasciate briglia sciolta alla fantasia, in queste sculture erose dall’acqua e dal vento comincerete a intravedere strane compagnie di mostri preistorici rampanti, fiere accucciate, belve minacciose: in realtà, nient’altro che ribollenti formazioni laviche che un repentino raffreddamento dell’aria ha solidificato. Spiagge nere dai mille riflessi e piscine naturali Dopo aver affrontato valli di mostri e scarpinate vulcaniche, la cosa migliore da fare è regalarsi un po’ di relax a bordo mare. I lidi di Vulcano sono famosi per le spiagge scure e per i fondali, dove la pietra lavica gioca coi riflessi del sole attraverso il filtro dell’acqua, regalando effetti suggestivi, specie al tramonto. Succede per esempio a Sabbie nere, nella baia di Ponente, forse la spiaggia più famosa di Vulcano. Da qui potrete anche noleggiare una barca e visitare l'incantevole grotta del Cavallo. Anche la Piscina di Venere, poco distante, si raggiunge solo via mare, ma ne vale la pena: conosciuta anche come Bagno delle Vergini, è un’immensa vasca naturale di tufo e basalto dalle acque turchesi. Relax e movida: tutto in una spiaggia Se invece volete coccolarvi tra le bollicine dell’acqua riscaldata dai vapori sulfurei, regalatevi una sosta alla spiaggia delle Fumarole, protetta da una parete di rocce e dalla macchia mediterranea, all'interno della baia di Ponente. Comodamente raggiungibile a bordo di un taxi boat oppure imboccando un sentiero in discesa che parte dalla strada principale, la caletta dell’Asino, intima e appartata durante il giorno, di notte diventa una destinazione mondana: qui infatti una piattaforma attrezzata ospita un romantico locale dove trascorrere serate indimenticabili tra musica e cocktail, tra mare e cieli stellati.
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Panarea - Isole Eolie, Sicilia

Panarea

Panarea, la più piccola isola delle Eolie Panarea è la più piccola e la più bassa delle 7 isole Eolie, ma anche la più antica, da un punto di vista geologico. Coi suoi scogli e isolotti forma una sorta di “arcipelago nell’arcipelago” nel tratto di mare tra Lipari e Stromboli. Paradiso incontaminato sotto la luce del sole siciliano, al tramonto diventa regina della vita notturna, epicentro della mondanità eoliana. Meta esclusiva dal cuore antico Scoperta negli anni 60 del secolo scorso da una nutrita comunità di artisti e intellettuali in cerca di Eden perduti, set celebrato da film leggendari, nei decenni l’isola è diventata una meta molto amata dal turismo e dal jet set internazionale, attratto dalle sue spiagge nere, dai fanghi termali, dalle case imbiancate a calce a picco sul mare, tra macchie di bouganville, capperi e fichi d’India. Nel piccolo centro di San Pietro, salotto della vita notturna estiva dell’arcipelago, tra locali e discoteche dove ballare fino all’alba, tra boutique e ristoranti, potrete visitare anche una piccola succursale del Museo archeologico di Lipari: conserva reperti che testimoniano l'antica storia dell’isola, dal periodo neolitico all’età del bronzo, quasi tutti provenienti dal villaggio preistorico di Capo Milazzese. Le fumarole, il respiro dell’antico vulcano Dell’antica attività vulcanica troverete ancora traccia nei vapori di una serie di fumarole, che si sprigionano dalle fessure fra le rocce della spiaggia della Calcara e dal mare, dove il gas in uscita dai fondali forma colonne di bolle visibili in superficie. In contrada San Pietro sgorga anche una sorgente termale a una temperatura che tocca i 50° ed è sfruttata dagli abitanti dell’isola a scopo terapeutico. Una sola striscia di cemento attraversa l’isola: qui non sono ammesse auto, per muoversi è però possibile noleggiare scooter, bici e Ape car. È tutto così raccolto che potrete raggiungere le altre due frazioni dell’isola, Drautto e Ditella, direttamente a piedi oppure, se siete stanchi o carichi, a bordo dei taxi eoliani, i suggestivi calessini su ruote destinati al trasporto di persone e bagagli. Le spiagge: bellissime e tutte da conquistare La maggior parte delle coste di Panarea è costituita da scogliere alte e frastagliate, da cui è difficile accedere al mare. Le spiagge qui sono poche e non tutte raggiungibili a piedi; in compenso sono tra le più belle di tutto l’arcipelago. Fra tutte, sono solo un paio quelle accessibili via terra: Cala Junco, lungo la costa meridionale dell’isola, un’incantevole piscina naturale con acque turchesi e cristalline, protetta da alte pareti rocciose, famosa anche per il villaggio preistorico di Punta Milazzese, alle sue spalle, composto dai resti di 23 capanne ovali. Lungo lo stesso sentiero potrete incrociate anche Cala degli Zimmari, all’interno di una baia spalleggiata da una scogliera e dalla macchia mediterranea, l’unico arenile sabbioso in tutta l’isola, noto per il suo caratteristico colore rosso che per contrasto regala al mare che la bagna una singolare sfumatura blu cobalto. Escursioni via mare e tradizioni romantiche A Panarea lo sport più praticato è quello di affittare una barca e prendere il largo, alla scoperta delle tante insenature poco battute incastonate tra le sue scogliere, tra isolotti e scorci marini. Se poi raggiungete Panarea in dolce compagnia, una destinazione è d'obbligo: a soli 3 chilometri dalla costa orientale c’è l’isolotto di Lisca Bianca. Anticamente sfruttato come cava di allume, custodisce tra i suoi anfratti la famosa Grotta degli innamorati: secondo la leggenda, gli amanti che si baciano sotto la sua volta rocciosa resteranno uniti per tutta la vita.
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Erice

Erice, città della dea Venere Tra le più incantevoli località siciliane, Erice è come un nido d’aquila dal quale godere di grandiosi panorami su vaste aree dell’isola fino all’arcipelago delle Egadi e alla costa tunisina. Incastonata su una rupe a 750 metri d’altezza, conserva nel suo curioso perimetro triangolare non solo monumenti e chiese medievali di grande valore, ma anche un centro di arte contemporanea e una prestigiosa istituzione scientifica. Erice è un gioiello d’arte e della cultura dalla storia millenaria che merita di essere visitato almeno una volta nella vita. Uno scrigno di tesori artistici e archeologici Antichissime le origini di Erice, che si riconducono al popolo degli Elimi, nato dall’unione delle popolazioni locali con gli esuli troiani. Al di là del mito della fondazione, Erice era nota anche ai romani per un santuario edificato su una rupe scoscesa dedicato al culto dell’Afrodite greca e della Venere Ericina romana, dea della fecondità e dell’amore, dove veniva praticata la prostituzione sacra. Per cancellare quel simbolo pagano, mille anni dopo, i principi normanni d’Altavilla fecero costruire un maniero che però si chiama ancor oggi Castello di Venere: al suo interno si può visitare una mostra di reperti archeologici dall’età arcaica a quella normanna. Dal castello, attraverso il giardino del Balio, si entra nell’elegante centro storico medievale dal selciato in pietra che sembra un tappeto e dai vicoli strettissimi, perché lo spazio entro le mura è sempre stato scarso: qui dovete vedere la chiesa di San Giovanni Battista con la cupola rotonda e il portale gotico normanno, il museo Antonino Cordici nell’ex convento di San Francesco dove, tra i reperti della necropoli ericina, è esposta una testa di Afrodite del IV secolo a.C, il museo di arte contemporanea La Salerniana nell’ex convento di San Carlo. Proseguendo verso piazza Umberto trovate il Centro per la cultura scientifica Majorana, nell’ex monastero di San Pietro, che ogni anno ospita simposi e convegni dedicati a diverse discipline scientifiche. Verso porta Trapani si apre l’elegante piazza Matrice con il Duomo di Erice del XIV secolo, con pronao e portale gotico e all’interno maestose navate con archi a ogiva: le nove croci greche in marmo sulla parete sud vennero apposte nel 1685 e provengono anche queste dal tempio di Venere il cui culto si ritiene fosse ancora praticato fino ad allora. Oltre la Porta del Carmine lungo via dell’Addolorata si arriva al cosiddetto Quartiere Spagnolo, che un vero quartiere non è, ma un edificio che avrebbe dovuto ospitare truppe spagnole però rimase incompiuto: oggi è sede di mostre permanenti su Erice e il territorio. Dalla sua terrazza il panorama vi lascerà senza fiato. Trekking sul monte Erice L’amenità del luogo è tale che vi verrà voglia di esplorare il territorio del monte di Erice: per farlo ci sono i sentieri dell’Agro ericino, vari percorsi di trekking che partono per lo più dall’arrivo della funicolare da Trapani per attraversare la foresta demaniale oppure per andare alla scoperta delle tre chiesi rupestri disseminate sul monte. Sopra Erice c’è anche una baita del CAI a cui fare riferimento per esplorare il territorio e spingersi anche verso il monte Cofano e San Vito Lo Capo. Genovesi e frutta martorana: scoprite i dolci della tradizione Se camminare vi ha fatto venire fame, a Erice non mancano le pasticcerie dove rifocillarsi. La cittadina vanta una robusta tradizione in fatto di dolci le cui ricette sarebbero state tramandate dalle monache dei monasteri di clausura ericini. I più tipici sono la genovese, un bocconcino di pasta frolla ripieno di crema che si mangia ancora caldo, i mustazzoli, aromatici biscotti di pasta dura e croccante, i dolcetti da riposto, ripieni di conserva di cedro e decorati con glassa dai colori pastello, i bocconcini di mandorla, i quaresimali e la frutta martorana. Le pasticcerie più rinomate sono quelle di Maria Grammatico, che organizza anche corsi di cucina, e la San Carlo, entrambe nel centro storico. Ai dolci ben si abbina un bicchiere di Marsala dolce dalle vigne coltivate proprio sotto il monte Erice. Per saperne di più www.fondazioneericearte.org