Parco del Mincio
Mantova sorge nel territorio del Parco del Mincio, un’area protetta che si estende in provincia lungo il fiume Mincio, dal basso Lago di Garda al Po. E’ uno dei primi parchi creati in Lombardia e la gestione dell’area è affidata a un Ente formato dai comuni rivieraschi e dalla Provincia di Mantova. Il Parco comprende anche sei Riserve Naturali (Valli del Mincio, Vallazza, Castellaro Lagusello, Garzaia di Pomponesco, Palude di Ostiglia, Isola Boscone) e dodici Siti della Rete europea Natura 2000.
La varietà degli ambienti che costituiscono il Parco permette di conservare una fauna molto varia e diversificata.
Il corridoio ecologico del Mincio costituisce una rotta migratoria di grande importanza per molte specie di uccelli. Nella Riserva Naturale “Ansa e Valli del Mincio” e nella Riserva Naturale “Vallazza” – che rappresentano alcune tra le più vaste e importanti zone umide dell’Italia settentrionale – sono presenti numerose specie, in particolare i vari aironi coloniali (Airone rosso, Airone bianco maggiore, Airone cenerino, Nitticora, Sgarza ciuffetto, Garzetta e Airone guardabuoi), i rapaci diurni (Falco di palude, Albanella minore, Smeriglio, Pellegrino), gli svassi e le anatre (Tuffetto, Svasso maggiore, Germano reale, Cigno reale).
Nell’area protetta sono presenti due specie di anfibi e una specie di rettili: la Rana di Lataste, il Tritone crestato e la Testuggine palustre. Tra gli invertebrati, da segnalare il Gambero di fiume, lo Scarabeo eremita, la Licena delle paludi e la Cerambice dell’euforbia palustre, specie estremamente localizzata e seriamente minacciata.
Nei corsi d’acqua sono numerose anche le specie ittiche come il luccio, il persico reale, la scardola, il barbo, la lasca, il pigo, l’alborella e il vairone, particolarmente esposte al rischio di predazione da parte di specie invasive come il siluro: per la loro difesa, il Parco del Mincio ha promosso la realizzazione di ambienti idonei per il miglioramento degli habitat riproduttivi, con la posa di lettiere, fascine e detriti legnosi in particolare nelle Valli del Mincio e nei Laghi di Mantova.
La fortezza dei Gonzaga
Prima di addentrarsi nella scoperta della sua sorprendente biodiversità, è impossibile non lasciarsi affascinare dalla grandezza storica e artistica del Castello di San Giorgio. Edificato alla fine del Trecento come imponente fortezza militare circondata dalle acque, perse ben presto la sua originaria funzione difensiva per trasformarsi, sotto la guida della dinastia Gonzaga, in una sfarzosa residenza rinascimentale. Oggi il castello è parte integrante del vasto e straordinario complesso architettonico di Palazzo Ducale, la reggia che per secoli è stata il cuore pulsante del potere e del mecenatismo mantovano.
Il nome del Castello di San Giorgio è legato a doppio filo a uno dei più grandi capolavori della storia dell'arte occidentale: la celebre Camera degli Sposi (o Camera Picta), interamente affrescata da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. Questo capolavoro assoluto, situato nel Torrione Nord-Est del castello, incanta i visitatori di tutto il mondo con le sue straordinarie illusioni prospettiche e il celeberrimo oculo centrale che si apre verso un cielo dipinto, popolato da putti e fanciulle. È un luogo dal fascino intramontabile, dove l'architettura monumentale e la pittura celebrativa testimoniano ancora oggi l'apice dello splendore e della raffinatezza della corte gonzaghesca.
Il Rio: sei ponti per un canale
Il canale, che attraversa la città di Mantova, un tempo era navigabile e completamente aperto. Esso collega il Lago Superiore a quello Inferiore e costituisce un elemento fondamentale della struttura urbana, oltre che della storia cittadina. L’importanza del Rio per i mantovani risiede non solo nella sua funzione pratica di via d’acqua, ma anche nel suo significato simbolico e identitario.
Il Rio, infatti, ha avuto un ruolo cruciale nel plasmare la storia e lo sviluppo della città, rappresentando una delle principali vie di comunicazione e di trasporto delle merci nel tessuto urbano. Senza dimenticare che durante la guerra e nei periodi di carestia ha sempre rappresentato per i mantovani la certezza di un pasto giornaliero.
Il Rio rimane un elemento caratteristico della città fino alla fine degli anni ’50, quando viene realizzata una copertura parziale del canale che continua a scorrere sotto l’odierna via Libertà.
A eccezione del Lungorio, situato nei pressi delle Pescherie di Giulio Romano, gli unici punti dove si possono osservare le sue acque sono i ponti che ancora lo attraversano: ponte di San Francesco, ponte di San Giacomo, ponte di San Silvestro, ponte di San Domenico, ponte di via Massari e ponte degli Arlotti.
La vista del Rio dai ponti è molto affascinante e permette di capire il forte legame tra Mantova e l’acqua che la circonda e attraversa.
Il paesaggio dell’acqua
A questo punto il nostro percorso incontra quello dell'arginello circondariale. Le zone tra l’Oglio e il Po sono caratterizzate da corsi d’acqua che hanno sempre definito questo territorio, insieme alle opere di bonifica; un chiaro esempio della profonda interazione tra l’uomo e la natura. L’arginello circondariale fa parte di queste opere per il controllo delle acque e rappresenta un sistema di difesa e di controllo delle acque. Il percorso si estende per circa 18 km, circondando quasi tutta l’area comunale. Si tratta di una struttura di difesa passiva costruita tra il X e il XII secolo, completata in epoca gonzaghesca e successivamente modificata con innalzamenti nell’Ottocento.
Questo suggestivo percorso ad anello di circa 22 Km è consultabile su komoot al seguente link.
La villa di delizie di Vespasiano
Dopo aver ammirato le mura difensive, ecco che si giunge al cospetto del palazzo che Vespasiano Gonzaga si fece costruire nel 1579. Gonzaga è appena tornato dalla Spagna, dove Rodolfo II lo ha da poco nominato duca. Sabbioneta ha finalmente il riconoscimento che si merita e Vespasiano non vede l’ora di festeggiare nel suo nuovo palazzo: un luogo dove potrà dedicarsi al riposo e alla bellezza, ospitare personalità illustri e sfoggiare tutto il proprio prestigio. Così nel 1588 inizia la costruzione della sua villa di delizie: Palazzo Giardino.
Gli affreschi, celebrazione dell’ideale umanistico.
La magnificenza di Palazzo Giardino si manifesta soprattutto negli interni, affrescati tra il 1582 e il 1587 dalla scuola di Bernardino Campi, allievo di Giulio Romano. Tra le pareti emerge la personalità versatile del duca, il suo culto per l’antichità classica e l’ideale umanistico. Nonostante la struttura sobria e la facciata ad intonaco bianco con decori graffiti all’interno si può scoprire un percorso decorativo che riflette la vasta cultura letteraria di Vespasiano. È probabile che lo stesso duca abbia fornito indicazioni per la stesura del programma iconografico: una celebrazione delle virtù del Principe, come buon governante, e dell’amore coniugale, come dedica alla terza moglie, Margherita Gonzaga di Guastalla.