Il palazzo è celebre per la magnificenza dei suoi interni, affrescati tra il 1582 e il 1587 dalla scuola di Bernardino Campi, allievo di Giulio Romano. Tra le pareti emerge la personalità versatile del duca, il suo culto per l’antichità classica e l’ideale umanistico. Nonostante la struttura sobria e la facciata ad intonaco bianco con decori graffiti all’interno si può scoprire un percorso decorativo che riflette la vasta cultura letteraria di Vespasiano. È probabile che lo stesso duca abbia fornito indicazioni per la stesura del programma iconografico: una celebrazione delle virtù del Principe, come buon governante, e dell’amore coniugale, come dedica alla terza moglie, Margherita Gonzaga di Guastalla.
Il Giardino della Fontana
Annesso al palazzo fu allestito dal 1584 un giardino, su progetto del Campi, quale complemento essenziale alla villa suburbana. Il giardino ha forma di trapezio ed è circondato su tre lati da una muraglia. Al centro di ogni lato sono presenti delle grotte pavimentate con sassolini di fiume e interamente incrostate da stalattiti naturali; le nicchie sono dotate di ampi contenitori di marmo a forma di conchiglia, di cui uno è ancora presente, sormontati da doccioni a testa di leone.
Nel 1584 all’incrocio dei viali fu assemblata una fontana con cupola lignea, che dava il nome al giardino. Sei anni più tardi fu realizzato un pergolato, sul quale si arrampicavano piante di viti, costituendo una sorta di tempietto attorno alla fontana.
Il Giardino della Fontana conservò questa foggia fino ai primi anni del Seicento, dopodiché fu abbandonato e lasciato all’incuria. Recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce l’impianto idraulico in piombo che alla fine del Cinquecento animava i getti e i giochi d’acqua.
Oggi denominato Giardino di Palazzo, lo spazio verde è tornato alla luce dopo un attento restauro volto a restituire la sua fisionomia originale di giardino rinascimentale all’italiana: un impianto strutturato, una vegetazione simbolica e una fontana scenografica, restauri. L’intervento restituisce non solo l’aspetto estetico, ma anche l’anima del luogo come spazio privato e raffinato per la corte di Vespasiano.