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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Grotte di Stiffe

In cima alla forra che sovrasta Stiffe, frazione di San Demetrio ne’ Vestini, si aprono grotte immerse nella natura protetta del Parco naturale regionale Sirente-Velino e affacciate su una zona panoramicamente superba: siamo ai margini occidentali della valle dell’Aterno e, dal belvedere poco distante dall’ingresso, lo sguardo plana sulla conca aquilana fino a raggiungere il Gran Sasso. Tecnicamente, si tratta di “grotte di risorgenza”: le percorre infatti un torrente sotterraneo che riemerge in superficie proprio qui, dopo essersi inabissato tra le doline e gli inghiottitoi dell’altopiano delle Rocche. Nel corso di circa 600 000 anni, la forza del torrente, notevole in inverno, le infiltrazioni, lo stillicidio delle acque e altri fenomeni carsici hanno plasmato una serie di ambienti spettacolari, come la sala del Silenzio e quella della Cascata, la sala delle Concrezioni, ricca di stalattiti e stalagmiti, e il grande antro del Lago Nero. Si tratta di grotte che erano note già ai nostri antenati più lontani, come dimostrano alcuni ritrovamenti archeologici del Neolitico, ma che è possibile visitare solo dal 1991, grazie soprattutto all’impegno del Gruppo Speleologico Aquilano. Si calcola che il corso sotterraneo delle acque misuri circa 3 chilometri e che copra un dislivello di circa 600 metri, ma tuttora il sistema delle grotte di Stiffe mantiene un alone di mistero e ci sono tratti inesplorati. Il percorso turistico misura poco meno di un chilometro e mezzo tra andata e ritorno e consente di ammirare anche una cascata alta circa 20 metri. Attenzione: la temperatura interna è di 9-10 °C, si consigliano abbigliamento e calzature adeguate e, per essere sicuri di poter accedere, è bene prenotare l’ingresso online sul sito ufficiale con buon anticipo.

San Demetrio Ne' Vestini

Con i suoi 1900 abitanti, San Demetrio ne’ Vestini, sulla riva sinistra del fiume Aterno, è una sorta di “mini-capitale” della valle dell’Aterno, terra un tempo abitata dal popolo italico dei Vestini e oggi punteggiata di borghi che raramente superano qualche centinaio di abitanti. Secondo una delle possibili interpretazioni, il nome del paese deriverebbe dal culto locale di Cerere-Demetra, la dea dell’agricoltura: per una curiosa coincidenza, proprio qui nel 1848 nacque il senatore Raffaele Cappelli, proprietario terriero e grande fautore dell’innovazione e della ricerca nel settore agricolo, che ha dato nome a una varietà di grano apprezzatissima da panificatori e pastai. Dopo la cristianizzazione, il culto di Demetra si sarebbe trasformato in quello di san Demetrio, cui è intitolata la chiesa ai piedi del paese, seicentesca ma di lontana origine medievale, purtroppo al momento inagibile a causa del terremoto del 2009. Bisognose di restauri,, sempre a causa del terremoto, sono anche la chiesa di S. Maria dei Raccomandati, ricostruita nel 1820 e decorata da pregevoli dipinti di Teofilo Patini, e la chiesa di S. Andrea Apostolo nei pressi di Stiffe, l’unica frazione del comune, situata sulla sponda destra dell’Aterno ai margini del Parco naturale regionale Sirente-Velino. Proprio nel territorio di questa piccola località si aprono le grotte di Stiffe, affascinante sistema di cavità carsiche che segna la risorgenza di un corso d’acqua sotterraneo. Carsica è anche l’origine dell’idilliaco lago Sinizzo, un paio di chilometri a est di San Demetrio: raggiungibile anche in auto, è molto frequentato durante la bella stagione.

Fossa (AQ)

Fossa è uno dei borghi più affascinanti dell’Aquilano, lo si intuisce già quando lo si vede comparire ai piedi della rupe del monte Circolo, “affossato” in una dolina ai margini della valle dell’Aterno. Se il paesaggio colpisce per la sua asprezza carsica, avvicinandosi al paese si scoprono monumenti che ne raccontano le stagioni di gloria, ben due, una medievale e una ancora più antica. Fossa è infatti l’erede di Aveia, che fu insediamento del popolo italico dei Vestini, municipio romano e poi sede vescovile fino al VI secolo, quando venne distrutta dai Longobardi. La sua importanza storica è testimoniata da una grande necropoli rinvenuta a circa 3 chilometri dall’abitato, sulla sponda opposta del fiume Aterno, con oltre 500 tombe deposte tra l’età del Bronzo e il I secolo a.C. Il paese risorse poco prima del ’200, attorno a un castello del quale sopravvivono il torrione e una piccola parte delle mura, e subito si arricchì di una chiesa di commovente bellezza, quella di S. Maria ad Cryptas. Semplice all’esterno, all’interno cela due eccezionali cicli di affreschi medievali e una cripta che probabilmente risale a culti pre-cristiani. La chiesa ha subito un lungo restauro, come molti edifici del paese colpito dal terremoto del 6 aprile 2009. Fanno parte della storia e del patrimonio culturale di Fossa anche due monumenti medievali che sorvegliano il paese dall’alto della falesia del monte Circolo, sebbene ufficialmente rientrino nel territorio di Ocre. Il primo è il convento di S. Angelo d’Ocre, anch’esso colpito dal terremoto e tuttora in restauro; il secondo è rappresentato dai resti del castello di Ocre, del XII-XIII secolo.

Basilica di S. Frediano

La vicenda della basilica di S. Frediano affonda fino ai primordi del Medioevo, quando, secondo la tradizione, un primo luogo di culto venne eretto per volontà dell’allora vescovo Frediano, in seguito diventato il santo titolare della chiesa. L’attuale edificio dall’austero profilo romanico venne consacrato nel 1147 e concluso tra XIII e XIV secolo arricchendo la sobria facciata con il maestoso mosaico dell’Ascensione, capolavoro che denuncia evidenti influssi bizantini nel copioso utilizzo delle tessere in oro e nella ieraticità delle figure, su cui domina il monumentale “Cristo assiso tra gli angeli”. Gli interni, anch’essi d’impianto tipicamente romanico, custodiscono un numero cospicuo di opere d’arte: nel corso dei secoli la chiesa venne abbellita con l’aggiunta su entrambi i lati da una fila di cappelle finanziate dalle famiglie nobili lucchesi. Nella cappella Trenta si ammirano i lavori di Jacopo della Quercia: le lastre tombali dei committenti e il raffinato altare marmoreo, un polittico di gusto gotico raffigurante la Madonna col Bambino e santi (1422 circa). La cappella di S. Agostino (o della Croce) conserva un ciclo di affreschi (1508-1509) firmato dal bolognese Amico Aspertini, abile nel riproporre con stile originale (e a tratti volutamente grottesco) episodi evangelici o avvenimenti miracolosi legati alla storia cittadina. Di gran pregio anche il fonte battesimale, riccamente decorato a rilievo con raffigurazioni di “Profeti, Apostoli, Mesi” e delle “Storie di Mosè”, in cui si riconoscono le mani di tre diversi artisti.

Palazzo Pfanner

In prossimità del baluardo di S. Frediano, palazzo Pfanner è una gemma barocca incastonata tra le mura settentrionali e il paesaggio medievale del centro storico di Lucca. Venne edificato a partire dal 1660 su iniziativa della nobile famiglia Moriconi, che a seguito di rovesci finanziari fu costretta a venderlo dopo appena un ventennio a un altro casato aristocratico, i Controni. Ai nuovi proprietari si deve l’ampliamento della magione, trasformata nell’attuale sontuosa dimora patrizia. Acquistato a metà ’800 dall’imprenditore austriaco Felix Pfanner, il palazzo divenne sede di uno dei primi birrifici della Penisola ed è tuttora abitato dai discendenti del mastro birraio. Oltre a offrire la possibilità di soggiornare in lussuosi appartamenti ricavati negli ambienti storici, da aprile a novembre la famiglia Pfanner apre al pubblico parte del complesso: la parte visitabile comprende il salone centrale, completamente affrescato con spettacolari architetture illusionistiche, e gli ambienti attigui, riccamente arredati con mobili d’epoca. All’esterno del salone, il celebre scalone monumentale a firma del lucchese Domenico Martinelli conduce nello scenografico giardino all’italiana (attualmente chiuso per restauri), un’oasi di pace all’ombra del campanile della basilica di S. Frediano. Attribuito a Filippo Juvarra, architetto di fiducia di casa Savoia, è impreziosito da fioriture ornamentali e nivee sculture settecentesche a soggetto mitologico e allegorico. Grazie al suo fascino senza tempo, palazzo Pfanner vanta un legame privilegiato con la cinematografia: oltre a ospitare alcuni eventi del Lucca Film Festival, è stato scelto come ambientazione di tre celebri pellicole: “Arrivano i bersaglieri” di Luigi Magni (1980), “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli (1981) e “Ritratto di Signora” di Jane Campion (1996).
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