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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Fiano Romano

Appoggiato sulla valle del Tevere in una piana circondata da colline, Fiano Romano è un centro nato in una posizione che gli ha permesso di essere abitato fin dai tempi antichissimi grazie alla vicinanza della via di comunicazione naturale del fiume. Reperti di armi, utensili di pietra e ossa lavorate testimoniano la presenza di tribù di cacciatori-raccoglitori fin dell'Età del bronzo (XII-XIII secolo a.C.) mentre altri ritrovamenti in ceramica databili al VIII secolo a.C. confermano che vi abitarono Sabini, Etruschi e Latini. Tra il II e il I secolo a.C. la zona fu completamente romanizzata, con opere di rifacimento delle vie e di ricostruzione urbanistica sullo stampo di un foro romano, fino alla realizzazione di grandi interventi urbanistici di riorganizzazione in epoca augustea. Nel Rinascimento Fiano fu dominata dalla famiglia Orsini, che commissionò la costruzione del Castello. Quattrocentesco, è un robusto mastio cilindrico centrale con una torre laterale quadrata e si trova appoggiato alla Porta Capena, la porta di ingresso della città. Al suo interno c’è un cortile con una scalinata che porta al piano nobile. L’altro monumento di interesse, questa volta religioso, è la parrocchiale di S. Stefano Protomartire il cui impianto originario sorse nel XII-XIII secolo; abbandonata per la posizione scomoda fu poi ricostruita nella seconda metà del XV secolo. All’interno conserva diverse opere di pregio, tra le quali il dipinto della Madonna con i Santi Giovanni Battista, Stefano, Biagio e Pietro, di Antonio del Massaro, il monumento funebre di Niccolò Orsini, la tavola con soggetto il Salvator mundi, 2 tele di scuola umbra. Di grande interesse archeologico sono invece i resti del Mausoleo di Fiano Romano, un insieme di 13 grandi blocchi di marmo decorati a rilievo di circa 60 centimetri per un metro del I secolo a.C. con scene di combattimenti gladiatori che in origine decoravano un monumento funerario a torre. La vicenda del ritrovamento è curiosa, nel 2007 le lastre furono rinvenute in un terreno privato nascoste sotto uno strato di terra e ordinatamente disposte l'una accanto alle altre. Pare infatti che fossero state trovate casualmente durante dei lavori edili ma gli scopritori avessero cercato di piazzarle sul mercato clandestino delle opere d'arte. I reperti con scene gladiatorie sono stati oggetto di studi e restauri e sono esposti all'antiquarium Lucus Feroniae, il sito archeologico situato nel comune di Capena, sull'antica via Tiberina.

Casacalenda

Casacalenda sorge sull’antica Kalene, dove nel 217 a.C. i romani e i cartaginesi di Annibale si scontrarono nella località di Gerione (ove sorgeva un castello di cui rimangono solo i resti). La città ha un impianto medievale, che si nota dalla conformazione di chiese e palazzi, ma con influssi anche barocchi e rinascimentali. Una volta Casacalenda era interamente circondata da mura difensive e vi erano due entrate: la porta a Capo e la porta a Piedi, ma purtroppo quest’ultima venne distrutta. Oltrepassando dunque l’unica rimasta, la porta a Capo, si raggiunge la chiesa di S. Maria Maggiore che risale a prima dell’anno Mille e che conserva al suo interno una Natività di Fabrizio Santafede, una Madonna col Bambino di Paolo Gamba e altri arredi e reliquie preziose. Bella è anche la settecentesca chiesa della Vergine Addolorata, accanto alla secentesca fontana del Duca, con tre mascheroni e una vasca che funge da abbeveratoio. Al termine del vicolo Terravecchia, invece, si trova il grande ed elegante Palazzo Ducale, prima di funzione difensiva ma poi reso idoneo per l’uso abitativo. A Casacalenda è forte la tradizione del bufù, uno strano strumento musicale ma conosciuto anche all’estero, ad esempio in Canada, costituito principalmente da una botte di legno. In città si trova il Museo del Bufù, all’interno del palazzo Comunale, sede anche della Galleria civica d’Arte contemporanea. L’arte casacalendese non finisce qua, perché dagli Anni ’90 è nato il MAACK o Museo all’Aperto di Arte contemporanea Kalenarte, iniziativa che ha riempito la città di varie installazioni permanenti col fine di valorizzare aree trascurate.

Castiglione dei Pepoli

Castiglione dei Pepoli si trova nel tratto meridionale dell’Appennino bolognese, non lontano dal confine con la Toscana. La storia del borgo ricalca l’ubicazione a cavallo tra i due versanti, ritenuta strategica per il controllo delle vie di comunicazione: inizialmente parte dell’esteso Stato feudale degli Alberti, potenti conti di Prato, nel 1340 venne ceduto a un’altra grande famiglia aristocratica, i Pepoli, all’epoca signori di Bologna, che ne mantenne il controllo per i quattro secoli successivi. La memoria del casato felsineo riemerge nel toponimo cittadino e nel profilo urbanistico del nucleo storico, dai tratti ancora medievaleggianti, specie in piazza della Libertà, su cui si affacciano la settecentesca Torre dell’Orologio e il quattrocentesco palazzo Pepoli (ora sede comunale). A fine giugno, durante l’evento Della Lana e della Seta. Festa della Via e di tutti i cammini, proprio la piazza diventa l’epicentro di “Cucine della Via” una due giorni all’insegna della tradizione gastronomica dei due versanti appenninici, dove le paste ripiene emiliane incontrano ribollita e lampredotto deliziando anche i palati più esigenti. Non lontano si visita il Centro di cultura “Paolo Guidotti”, inaugurato nel 2014 per salvaguardare l’eredità storica del territorio castiglionese: le sale espositive approfondiscono l’evoluzione degli insediamenti appenninici dalla protostoria al declino della civiltà rurale nel corso del XX secolo. A sud-est del centro, nella frazione di Baragazza, sorge uno delle principali mete di pellegrinaggio dell’Appennino bolognese, il santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio, edificato a partire dal ‘500 nel sito di una miracolosa apparizione mariana avvenuta nel 1480. In corrispondenza al luogo dell’epifania si eleva ora l’altare maggiore della chiesa, impreziosito da un candido bassorilievo in ceramica maiolicata che ritrae la “Beata Vergine delle Grazie”, forse opera di Andrea della Robbia. Seicentesco è invece l’elegante loggiato che cinge il chiostro, luogo di meditazione racchiuso dalla natura incontaminata.
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