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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Monsampolo del Tronto

Monsampolo del Tronto ha tutto per essere considerato uno dei borghi più belli delle Marche. Ha una posizione geografica privilegiata, arroccata su una collina a pochi chilometri dal mare e affacciata su un immenso paesaggio agricolo che si spinge verso l’Appennino. Il suo fiume di riferimento, il Tronto, segna il confine tra Marche e Abruzzo ed è bordato da una splendida pista ciclabile che collega Ascoli Piceno al mare integrando la ciclovia della Salaria. Sono tanti i monumenti che rimandano alla storia millenaria del paese. Il convento di S. Francesco sfoggia un bel chiostro secentesco e ospita il museo civico cittadino. Sotto ai palazzi nobiliari dei Guiderocchi e dei Malaspina si estendono i percorsi ipogei, cunicoli sotterranei di circa 120 metri di lunghezza, un tempo utilizzati come magazzini alimentari, luoghi di riparo e vie di fuga. Restando nel sottosuolo del borgo, la chiesa di Maria SS. Assunta ospita nella sua cripta un’esposizione museale recentemente aggiunta al panorama culturale del paese. Il Museo della Cripta-Le mummie di Monsampolo conserva i corpi di circa venti mummie ritrovate nel 2003 da una squadra di archeologi e restauratori. L’umidità e la ventilazione di questa cripta hanno permesso ai corpi (e al loro corredo sepolcrale) di conservarsi in ottimo stato. Gli studiosi hanno fatto risalire queste mummie a un periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo osservando i vestiti perfettamente intatti indossati dai cadaveri.

Grotte di Osimo

Quello che si cela nel sottosuolo di Osimo è davvero impressionante. Un insieme di caverne e tunnel di circa 9 chilometri di lunghezza si espande sotto al centro storico del borgo marchigiano. Generazioni di archeologi e visitatori restano ancora stupiti davanti a tanta complessità e cercano di comprendere cosa abbia spinto i cittadini di Osimo a scavare nell’arenaria anconetana una tale infinita varietà di antichi ipogei. Di grotte se ne contano circa un centinaio, distribuite su 5 livelli di profondità e nascoste sotto a chiese e palazzi. Ognuna ha le proprie caratteristiche distintive: ci sono volte a cupola e a botte, decorazioni ornamentali elaboratissime e disegni più sobri, essenziali e stilizzati. Alcune grotte, come quella Ricotti e quella del cantinone, sembrano vere e proprie chiese sotterranee, probabilmente già in uso in epoca preromana e poi recuperate dai cristiani. Le grotte di Palazzo Campana sono tra le più affascinanti per i bassorilievi, gli stessi che al momento, per via del loro stato di conservazione, la rendono non visitabile. Nelle cantine di palazzo Leopardi e nei sotterranei di piazza Dante avvenivano in passato gli incontri segreti dei templari, dei massoni e dei carbonari: lo capirete osservando le forme e le decorazioni ricche di simbologie esoteriche disposte qua e là lungo il percorso. Quello delle grotte di Osimo è quasi un mondo parallelo: è sempre meglio prepararsi in anticipo per assicurarsi di prenotare le visite guidate che più vi interessano.

Fano sotterranea

Fano è una tra le città marchigiane di più antica fondazione. La via consolare Flaminia, che unisce Roma a Rimini, tocca per la prima volta l’Adriatico all’altezza della foce del Metauro, il fiume che bagna Fano e le sue lunghe spiagge sabbiose. Qui intorno, nel 207 a.C., i romani vinsero un’importante battaglia contro le truppe cartaginesi, ed è forse da allora che si iniziò a chiamare l’insediamento “Fanum Fortunae”, ricordando la vittoria anche con la costruzione di un grande tempio. Queste premesse storiche servono a capire perché l’odierna Fano, tra i porti più dinamici e turistici della costa adriatica, conserva nei suoi sotterranei così tanti resti archeologici. Sotto la chiesa e convento di S. Agostino, nel cuore del centro storico, si sviluppa un reticolo di gallerie di epoca romana, il cosiddetto “ipogeo fanese”, che si svela anche nei sotterranei della Mediateca Montanari, a pochi passi di distanza. Alcuni archeologi hanno ipotizzato che una sezione di questi resti possa appartenere alla basilica di Fano, l’unica grande opera architettonica che il maestro Vitruvio (che qui visse intorno al 20 a.C.) conferma di aver progettato personalmente. Un’altra impressionante (e recente) scoperta archeologica a Fano sorge poco più in là, nei sotterranei di una moderna palazzina all’incrocio tra via Roma e via dell’Abbazia. Si tratta di una villa romana suburbana, da visitare rivolgendosi in anticipo all’Archeoclub della città.
Musei e monumenti

Galleria Nazionale delle Marche - Palazzo Ducale di Urbino

Per accogliere le ricchissime collezioni d’arte della Galleria nazionale delle Marche non poteva esserci sede migliore del Palazzo Ducale di Urbino, una vera cittadella fortificata dove nel ’400 Federico da Montefeltro riunì molti tra i massimi artisti e intellettuali del Rinascimento, non solo italiani, che spesso lasciarono un segno del loro passaggio. Il palazzo e le sue decorazioni concorrono così, insieme alle opere esposte, a tracciare un quadro della migliore produzione artistica tra Medioevo e Rinascimento. Il monumentale palazzo è una straordinaria opera d’arte in sé, frutto del genio architettonico di Luciano Laurana e Francesco di Giorgio Martini, grande progettista di fortificazioni e castelli. Le collezioni, allestite nel piano nobile del palazzo, sono in gran parte eredità delle dinastie dei Montefeltro e dei Della Rovere, che subentrarono poi al potere. Impossibile elencare i capolavori esposti. Si parte da dipinti del ’300 e del ’400 donati dallo scrittore urbinate Paolo Volponi e dai suoi eredi, per arrivare ai maestri del Rinascimento: Luca Signorelli, Paolo Uccello, Tiziano, Pedro Berruguete, Giusto di Gand… Quelli meglio rappresentati sono forse Piero della Francesca e Raffaello, l’artista urbinate per eccellenza. A Piero della Francesca si devono due capolavori come la Flagellazione e la Madonna di Senigallia, ma talvolta gli viene attribuita anche la celeberrima Veduta di città ideale, che altri ritengono opera di Laurana, rappresentazione degli ideali di perfezione e armonia propri del Rinascimento. Raffaello è l’autore dei disegni dei sette arazzi degli Atti degli Apostoli, tessuti nel ’600, che ornano le pareti del salone del Trono, e di due dipinti: l’enigmatico ritratto di gentildonna detto La Muta e la piccola tavola raffigurante santa Caterina. Oltre alla Galleria, il Palazzo Ducale accoglie la Soprintendenza ai Beni artistici e storici delle Marche e il Museo archeologico lapidario.
Musei e monumenti

Casa Natale di Raffaello

Casa Santi era l’abitazione di Giovanni Santi, poeta e soprattutto buon pittore che gravitava attorno alla corte del duca Federico da Montefeltro: il Palazzo Ducale di Urbino dista appena 5 minuti di passeggiata. Santi l’aveva acquistata nel 1460. Non poteva certo immaginare che sarebbe diventata un museo, per giunta dedicato a suo figlio Raffaello, che dopo aver ereditato da lui la passione per l’arte, ancora giovanissimo lo superò per talento e fama. Secondo la tradizione Raffaello Santi, meglio noto come Sanzio, sarebbe nato proprio nella parte musealizzata della casa il 28 marzo 1483: la stanza dove avrebbe visto la luce è riconoscibile dall’affresco della Madonna con il Bambino, che la maggior parte della critica ritiene una delle sue primissime opere. Senza dubbio qui, accanto al padre, Raffaello ebbe appena il tempo di apprendere i rudimenti della pittura e di assorbirne l’interesse per la cultura umanistica. Giovanni morì infatti presto, nel 1494; pochi anni più tardi Raffaello, talento precocissimo, spiccò il volo e lasciò Urbino, mentre la sua abitazione di famiglia finiva al centro delle più classica delle dispute tra gli eredi. La casa natale di Raffaello fu recuperata e restaurata nel ’600 dall’architetto urbinate Muzio Oddi, ben consapevole del ruolo centrale che Raffaello aveva svolto nella storia dell’arte; nel 1873 divenne la sede dell’Accademia Raffaello, associazione che ne entrò in possesso grazie a una sottoscrizione e al contributo di John Morris Moore, un nobile londinese. L’amore per l’arte, e per questo pittore in particolare, già allora univa le anime più sensibili e attraversava i confini. Non a caso, proprio al “mito” di Raffaello e alla storia della sua popolarità è dedicata una parte dell’esposizione oggi allestita nella casa natale, dove si ammirano anche oggetti connessi alla vita di Raffaello, una raccolta di copie dei suoi dipinti e opere a lui dedicate da artisti di varie epoche, oltre ai ritratti di altri cittadini illustri di Urbino.
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