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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Gagliano Aterno

Isabella d’Acquaviva, l’orso marsicano e il progetto Neo-Nuove Esperienze Ospitali: ecco almeno tre motivi per arrampicarsi fino ai 650 metri di Gagliano Aterno, piccolo borgo isolato della valle Subequana, alle pendici orientali del monte Sirente e già ampiamente dentro i confini del Parco naturale regionale Sirente-Velino. A Isabella, nobildonna dei conti di Celano, si devono la fontana medievale a 3 archi, datata 1344, e lo scenografico castello che domina il paese, costruito sopra un più antico edificio che avrebbe ospitato san Francesco d’Assisi, poi devastato da Braccio da Montone e risistemato nel ’400. Oggi è residenza privata ma non di rado è accessibile al pubblico, almeno negli spazi al piano terra e nel cortile. L’orso marsicano è protagonista di un museo allestito nel chiostro dell’ex convento di S. Chiara, bel complesso che fu donato alle clarisse nel 1286 e venne rimodellato tra il ’500 e il ’600: vi è esposto anche un esemplare imbalsamato. Il progetto Neo-Nuove Esperienze Ospitali è invece un caso esemplare di ripopolamento grazie al quale Gagliano sta rinascendo dopo i gravi danni inferti all’abitato dal terremoto del 2009, che ha reso inagibile anche la bella chiesa parrocchiale di S. Martino. È il frutto del lavoro di un gruppo di ricerca in antropologia applicata e dell’impegno dell’amministrazione locale: alla promozione di iniziative culturali e di attività che consolidano i legami sociali si accompagna l’offerta temporanea di residenza gratuita a chi vuol provare a vivere in paese, in modo sostenibile e prendendo parte attiva alla vita della comunità. Lo spopolamento si è fermato, qualche visitatore ha deciso di rimanere nel borgo e oggi il progetto si sta espandendo al resto della valle Subequana.

Crispiano

Incastonata tra la valle d’Itria e il golfo di Taranto, Crispiano è famosa in particolare per le tantissime masserie che la circondano. Se ne contano circa un centinaio, ognuna con le proprie specifiche caratteristiche, diverse per dimensioni e stili e anche per le attività che vi vengono portate avanti. Diverse masserie sono state convertite in strutture di ospitalità, specializzate nel turismo enogastronomico e del benessere, per una vacanza all’insegna del relax e del contatto con la natura. La natura effettivamente a Crispiano non manca affatto, basti pensare al grande bosco delle Pianelle, rigogliosissimo, che borda i confini del comune. Altre masserie mantengono invece ancora la funzione originaria di punto di riferimento per i contadi agricoli circostanti. Ce n’è una, la masseria Lupoli, che si distingue poi dalle altre perché sede di un museo della civiltà contadina, dove poter approfondire le tradizioni rurali di questa zona. A Crispiano si coltivano ulivi, vitigni (ottimi i Negroamaro e Primitivo a bacca rossa) e frutta in grande quantità; il pomodoro giallo rosso tipico di questo territorio è persino incluso tra i presidi Slow Food. Enogastronomia e agricoltura a parte, Crispiano è ai margini orientali del Parco naturale regionale Terra delle Gravine e anche qui, come in gran parte della provincia di Taranto, si ritrovano i paesaggi spezzettati e aspri scavati dal carsismo nel corso dei millenni. Tra le cavità naturali sparse lungo il territorio di Crispiano la più conosciuta è la grotta Stinge, meglio conosciuta come “grotta delle Perle”, ricca di stalattiti e stalagmiti.

Stadio San Nicola

C’è voluto un informale referendum popolare per decidere il nome dello stadio di Bari. Alla fine, come era facile immaginare, vinse San Nicola, il patrono della città, più evocativo di “Mediterraneo” e “Azzurro”. Lo stadio, al di là del nome, è un orgoglio per la città Bari, per diversi anni a cavallo del 1990 è stato considerato il più bello d’Europa, così bello che ci disputarono, nel 1991, l’ultima finale di Coppa Campioni (tra Stella Rossa Belgrado e Olimpique Marsiglia) che da lì in avanti sarebbe diventata Champions League e, l’anno prima, la finale per il terzo e quarto posto di Italia ’90. E proprio per ospitare degnamente il Mondiale italiano venne costruito questo impianto futuristico, che per ammissione del suo progettista, l’architetto genovese Renzo Piano, assomiglia a un’astronave. Astronave calata nella periferia nord occidentale del capoluogo pugliese, in località Torrebella, tra la strada per Bitritto e la Modugno-Carbonara. E ancor oggi appare come un’astronave il San Nicola, per via di quella sua forma a conchiglia con 26 petali, quante sono le tribunette del secondo anello. Una conchiglia costruita sopra una collinetta rialzata (il campo è interrato) che nel disegno di Piano doveva rimandare addirittura a Castel del Monte, la riserva di caccia di Federico II. Rimaneggiato di recente (una nuova copertura, seggiolini e altri rifacimenti interni), lo stadio rimane uno dei più capienti d’Italia, con 58.270 posti a sedere.
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