Salta il menu

Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Borghi
Capestrano

Capestrano

Un giorno di settembre del 1934, Michele Castagna, un contadino di questo borgo, Capestrano, stava dissodando il terreno di un vigneto alle porte del paese quando il suo bidente cozzò contro una superficie dura e pietrosa. L’uomo scavò tutt’intorno e rinvenne quello che oggi è noto come Guerriero di Capestrano, ovvero una delle statue italiche più preziose arrivate a noi nonché, ormai, un simbolo dell’identità abruzzese. La statua, risalente al VI secolo a.C., alta 209 centimetri e scolpita in un unico blocco di calcare, è conservata al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Chieti, ma una copia a grandezza naturale è visibile in paese, presso il castello Piccolomini. Accuratamente rifinita, dotata di ascia, pugnale e spada, è caratterizzata soprattutto dall’ampio copricapo, somigliante a un sombrero ma più probabilmente un elmo da parata. Un’interpretazione contemporanea del Guerriero troneggia dal 2023 nella centrale piazza del Mercato di Capestrano, opera dell’artista Luigi D’Alimonte. Il Guerriero non è però la sola celebrità locale: nel 1386 il paese diede i natali anche al predicatore francescano S. Giovanni da Capestrano, di cui si visitano la casa natale e il convento, mentre alle porte dell’abitato si innalza isolata la chiesa dell’abbazia benedettina di S. Pietro ad Oratorium, secondo la tradizione fondata dal re longobardo Desiderio nell’VIII secolo e una delle tappe sulle tracce del cammino effettuato da S. Brigida.
Borghi
Bellagio

Bellagio

Sul promontorio al centro geografico del lago, la “perla del Lario” è ancora autentica malgrado la straordinaria notorietà turistica. Viene spontaneo passeggiare per le stradine del borgo, i portici del lungolago, le scalinate dove si affacciano trattorie e negozi. La prima occhiata d’obbligo è alla chiesa di S. Giacomo, sorta tra 1125 e 1150, ma ingrandita in epoca barocca e restaurata ai primi del ’900: delle origini rimangono la struttura delle absidi, più all’interno qualche capitello e i simboli degli evangelisti sull’ambone. Il campanile doveva essere stato una torre, parte delle demolite mura civiche. Più autentica è villa Melzi, con i suoi giardini affacciati sul lago. L’edificio è neoclassico del primo ’800, fatto costruire da Francesco Melzi, amico di Napoleone e vicepresidente della Repubblica Cisalpina. Oltre alle opere d’arte all’interno, fra cui sculture di Antonio Canova e affreschi di Giuseppe Bossi, sono particolarmente notevoli i giardini all’inglese, che alternano vedute del lago alle intimità dei sentieri e di un laghetto giapponese, con sculture classiche e perfino due antichissime statue egizie in una cappella. A sud di villa Melzi si specchiano nel lago villa Trivulzio (settecentesca, ampliata verso la metà dell’800 da Giuseppe Balzaretto che disegnò anche il grande parco all’inglese), e villa Trotti (pure settecentesca, rifatta con decorazioni moresche nel secolo successivo). Decisamente più antica è Villa Serbelloni (da non confondere con l’omonimo Grand Hotel) posta sopra l’abitato. Il sito è tradizionalmente ritenuto quello di una villa romana del primo secolo d.C., più certamente di una fortificazione medievale sostituita a fine ’400 da una residenza nobiliare. L’edificio e il suo parco erano passati a fine ’700 ai Serbelloni, e dal 1959 alla Rockefeller Foundation, che l’ha destinata a incontri di studio. È più semplice e gradevole passeggiare sul lungolago attorno all’imbarcadero di S. Giovanni.
Città d'arte
Como

Como

Una quarantina di chilometri a nord di Milano, la città di Como è stata per parecchi secoli una capitale mondiale nel campo della produzione di seta, e tuttora è famosa per le sue industrie seriche. Le origini del Duomo e del Broletto che gli sta accanto risalgono al ‘300. Ancora più interessanti sono la chiesa romanica di S. Abbondio, del dodicesimo secolo, e l’eccezionale edificio in stile razionalista che si trova dietro l’abside della cattedrale: quest’ultimo era la Casa del Fascio, capolavoro di Giuseppe Terragni costruito fra 1932 e 1936. Como è il punto di partenza ideale per esplorare le pittoresche cittadine e paesini disseminati sulle rive del Lario, come anche si chiama il lago di Como. Li si possono raggiungere percorrendo la Strada Regina, un tracciato antico, che costeggia la sponda occidentale del lago, a volte a pelo d’acqua, o più comodamente in battello. I paesaggi più dolci e la vegetazione lussureggiante del ramo occidentale del lago, con la città di Como all’estremità inferiore, contrastano con i paesaggi più aspri del ramo di Lecco. Entrambi offrono luoghi di origine romana, borghi medievali, ruderi di imponenti castelli arroccati su speroni panoramici, e splendide ville e giardini da visitare. Per cogliere il fascino di Como non basta visitare i suoi monumenti: bisogna partire dal lago, lasciarsi sedurre dalla signorilità di edifici e spazi, dal fascino discreto delle strade acciottolate, di cortili e porticati. Da piazza Cavour, dove un tempo si apriva il porto, si comincia a esplorare il nucleo della città murata, con case per lo più antiche ma con facciate ottocentesche. Lo sguardo si allarga poi ai borghi, storici quartieri fuori le mura, per trasformarsi infine in panorama a Brunate.
Arte e cultura
Villa del Balbianello

Villa del Balbianello

Praticamente a metà del lago di Como, la villa sorge quasi inattesa all’estremità di una piccola penisola verdissima: l’estrema punta del Dosso di Lavedo. La sua storia era cominciata come “luogo di delizie’’ fatto creare dal cardinale milanese Angelo Maria Durini alla fine del ’700. L’ultimo proprietario, l’esploratore Guido Monzino, ne ha trasformato gli interni in una specie di casa-museo dove ha dato spazio alla sua collezione d’arte e ai cimeli delle sue spedizioni alpinistiche e polari. Monzino ha disposto che alla sua morte, poi avvenuta nel 1988, edificio e verde circostante passassero al FAI, Fondo Ambiente Italiano. Non è esagerato sostenere che il Balbianello sia ancora oggi una tra le più romantiche ville del lago. È in qualche modo troppo bella per essere vera, tanto che il regista George Lucas l’ha scelta come luogo fuori dal tempo per le scene più romantiche del secondo episodio di “Star Wars”. Ma la villa aveva già meritato altre presenze nella storia del cinema, come quelle dovute a Mario Soldati (“Piccolo mondo antico”, 1941) e a John Irvin (“Un mese al lago”, 1995). Nel film “007-Casino Royale” di Martin Campbell del 2006 è qui che ritroviamo un James Bond convalescente e felice con Vesper, la sua Bond Girl, scoccandole il celebre ‘’bacio sotto la loggia”. Tra i tanti scenari mozzafiato presenti nel film, ed anche tra le innumerevoli nelle quali erano stati ambientati i precedenti episodi di 007, l’autorevole quotidiano britannico Daily Telegraph scelse proprio Villa del Balbianello, definendola la regina indiscussa di tutte, ma proprio tutte, le location della saga più famosa della storia del cinema. L’insieme è in effetti quanto mai scenografico, con l’approdo e le scalinate monumentali, il porticciolo ornato di statue di santi, la residenza e la chiesetta con doppio campanile, e il belvedere rivolto da una parte verso l’Isola Comacina e dall’altra verso Bellagio. Le sagome accuratissime degli alberi nel parco costringono i giardinieri a vere e proprie acrobazie. In termini di approccio dalla terraferma siamo a Lenno, da dove ci si avvia o ci si imbarca.
Ops! C'è stato un problema con la condivisione. Accetta i cookie di profilazione per condividere la pagina.