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Esplora l’Italia nella stagione più calda e luminosa, pianificando le tue vacanze in una delle tante mete estive

Dove andare in estate in Italia? Divertimento e relax? Spiagge assolate o cucuzzoli silenziosi? L’estate in Italia è più che una stagione: è uno stile di vita. Goditi le città deserte alle 2 del pomeriggio e i tramonti in riva al mare. Ascolta il rumore dei vacanzieri seduti ai tavoli dei ristoranti e perditi in lunghissime passeggiate notturne. La bella stagione in Italia è foriera di gioia infinita, che amiate l’alta montagna o fare lunghi bagni in acque tra le più limpide al mondo. Sarà comunque indimenticabile.
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 Santuario della Madonna di Montalto

Santuario della Madonna di Montalto

È un’apparizione miracolosa a decretare la nascita nel 1295, sulla collina della Caperrina, del Santuario della Madonna di Montalto. Erano anni turbolenti per l’indomito popolo messinese, nel 1282 impegnato a resistere contro gli assedi angioini durante i Vespri Siciliani. La popolazione era stremata. Quindi cos’altro di più provvidenziale dell’apparizione della Vergine, di veli bianchi vestita a coprire le mura della città rendendole invisibili e a deviare le frecce dei francesi al comando di Carlo d’Angiò? “Dinanzi a noi apparisce chiaramente una donna vestita di bianco… Nel vederla, noi tutti siamo presi da tale terrore, che ci vien meno il coraggio di combattere contro di voi”, fu la reazione dell’esercito nemico in ritirata. Aveva vinto la Madonna, che anni dopo, sempre secondo fonti agiografiche, nel 1295 riapparve in sogno a un frate eremita sul colle chiedendo che lì avrebbe voluto un tempio a lei dedicato. Avrebbe mandato una colomba a indicare il luogo esatto. E una colomba bianca puntualmente arrivò sul colle della Caperrina, indicando il luogo dove sarebbe sorto un santuario dedicato alla Madonna delle Vittorie, protettrice della città in tempi di conflitto. Costruito in stile gotico e presto divenuto importante centro di devozione mariana, nel corso dei secoli il santuario ha subito numerosi rimaneggiamenti, dovuti soprattutto ai devastanti terremoti, inclusa la distruzione quasi totale nel sisma del 1908. Fu ricostruito negli anni ’30 del ‘900, in uno stile eclettico che unisce elementi neogotici e neoromanici, tipici degli interventi dell’epoca, e si distingue per la semplicità ed eleganza della facciata in pietra bianca locale, rivolta al mare e delimitata da due slanciate torri campanarie ad accentuare il senso di verticalità e solennità.
Duomo

Duomo

Già gravemente danneggiato dal terremoto del 1783, quasi distrutto dal sisma del 1908 e poi in fiamme sotto i bombardamenti del 1943, il Duomo di Messina, dedicato all’Assunta, inevitabile simbolo della storia travagliata della città, fu eretto dai Normanni e consacrato nel 1197 sotto gli Svevi. Oggi, dell’antica struttura rimangono solo l’angolo nord occidentale e la cappella del Sacramento, mentre successivi, del XV secolo, sono i bassorilievi policromi raffiguranti scene campestri e di vita quotidiana, il portale maggiore, completato tra il XIV e XV secolo, custodito da leoni stilofori trecenteschi, il portale di Polidoro da Caravaggio e Domenico Vanello del XVI secolo, sul fianco destro, e una bifora gotico-catalana del XV secolo nel corpo di fabbrica. In gran parte rifatto anche l’interno, d’impianto basilicale a croce latina, che tuttavia conserva alcune evidenze del passato, tra le quali la statua di S. Giovanni Battista di Antonello Gagini (XVI secolo), la Madonna della Lettera, raffigurata su un pannello in rame dorato del XVII secolo, e, nella cappella del Sacramento, un mosaico trecentesco con la Madonna in trono attorniata da arcangeli, sante e regine. L’accanimento del sisma non risparmiò neppure il campanile, ora svettante dopo la sua ricostruzione nei primi Anni ’30 del ‘900 e dotato di uno sbalorditivo orologio astronomico, realizzato da artigiani di Strasburgo nel 1933 e animato da numerosi personaggi. I suoi 200 gradini, che passano dietro gli automi e gli ingranaggi dell’orologio, tra i meccanismi più complessi al mondo, portano a 60 metri di altezza dal sagrato, offrendo un bel panorama sulla città. Salirci a mezzogiorno in punto consente di osservare il meccanismo e gli automi in movimento, ancora più spettacolari se visti dall’esterno.

Parco archeologico della necropoli italica di fossa

Al tempo della sua scoperta, negli Anni ’90, i giornali definirono la necropoli italica di Fossa “piccola Stonehenge d’Abruzzo”. Esageravano un po’, ma l’entusiasmo era comprensibile: dal nulla, in una zona defilata come la valle dell’Aterno, era riemerso un importante luogo di sepoltura usato per oltre 800 anni dal IX fino al I secolo a.C. La “seconda vita” della necropoli italica iniziò nel 1992 quando in località Casale, sulla riva sinistra dell’Aterno a circa 3 chilometri da Fossa, in un’area destinata ad accogliere capannoni industriali tornarono alla luce alcune sepolture antichissime: presto si capì che risalivano all’epoca dei Vestini, il popolo italico che abitava la zona compresa tra l’altopiano delle Rocche, la valle dell’Aterno e il litorale pescarese. Campagne di scavo condotte fino al 1999 hanno permesso di recuperare una vasta necropoli, probabilmente legata a un abitato situato sul monte Cerro, composta da oltre 500 tombe distribuite su circa 3500 metri quadrati di terre alluvionali (questa, almeno, è la superficie oggetto di indagini archeologiche). Senza dubbio si tratta di uno dei siti protostorici più importanti d’Abruzzo, non solo per i numeri, ma anche per la notevole varietà dei monumenti funerari. Le tipologie spaziano dalle pietre verticali simili a menhir ai tumuli marcati da circoli di pietre fino alle tombe a fossa e alle tombe a camera; le tombe più recenti testimoniano la comparsa dei riti d’incinerazione, con i resti dei defunti contenuti in vasi, e più specificamente in olle. I corredi rinvenuti dagli archeologi all’interno delle sepolture, comprendenti letti funerari, vasellame, armi e gioielli, sono conservati al Musè - Nuovo museo Paludi di Celano.
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