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Folklore

Costumi tradizionali calabresi: storia e musei da visitare

Viaggio affascinante alla scoperta dei costumi calabresi e delle comunità che li indossano

3 minuti

Uno dei modi più affascinanti di scoprire la Calabria è un viaggio alla scoperta dei costumi calabresi tradizionali. Un mondo fatto di colori vivaci, tessuti pregiati e dettagli artigianali che raccontano secoli di storia e cultura.

Osservare da vicino la bellezza dell’abito tipico calabrese e le peculiarità che lo distinguono da un Comune all’altro significa leggere la storia delle comunità che lo indossano, scoprire l’abilità manuale delle donne che ancora oggi confezionano i vestiti tradizionali calabresi per le occasioni di festa e visitare alcuni musei del costume e del folklore imperdibili.

Spesso la storia e la foggia dei costumi calabresi sono espressione delle minoranze etnolinguistiche che tuttora li indossano con orgoglio, portando con sé simboli, ricami e colori ricchi di significati antichi.

Storia dell'abito tipico calabrese

Luzzi pacchiana

Se si pensa all'abito tipico calabrese viene subito in mente una figura femminile molto cara alla tradizione folkloristica del sud Italia: la pacchiana. Il termine "pacchiàna", di probabile derivazione greca, indica la giovane contadina che indossa il vestito tradizionale calabrese, ovvero un costume tipico le cui prime attestazioni documentarie risalgono al XVII secolo e lo descrivono attraverso alcuni elementi inconfondibili, diffusi con qualche variante su tutto il territorio regionale.

La pacchiana indossa l'abito tipico calabrese composto da una lunga gonna decorata in vari colori e un bustino arabescato di velluto nero sotto al quale spunta una camicia bianca con maniche ampie, spesso a tre quarti. Il vestito tradizionale calabrese femminile è completato da una lunga stola che copre il capo e le spalle (elemento in alcuni casi molto prezioso, come i tipici vancàli di Tiriolo (CZ), da un grembiule sovrapposto alla gonna, calzature tradizionali e una serie di gioielli familiari (brillòcchi) che vanno dalle collane alle spille. I capelli sono acconciati in una lunga treccia raccolta sulla nuca. I costumi calabresi tipici femminili venivano fatti indossare alle giovani in cerca di marito (tra i 15/16 anni) nei giorni di festa. 

Anche gli uomini indossavano l'abito tipico calabrese, composto dalla caratteristica giacca di fustagno o velluto nero con bottoni metallici, la camicia bianca accollata, un panciotto rigidamente abbottonato (accessorio dei più adulti), pantaloni corti fino al ginocchio, talvolta aperti ai lati, trattenuti da una larga cinta di cuoio (currìja) alla quale venivano allacciati gli attrezzi di lavoro. Il contadino indossa calzettoni di lana grezza e scarponi da lavoro. Gli accessori che completano il vestito tipico calabrese maschile sono il cappello (birrìtta) e il fazzoletto allacciato al collo. I pastori indossano una mantella di pelle di capra imbottita di lana di pecora per ripararsi dalle intemperie.

Oggi l'uso dei costumi calabresi è quasi scomparso, esattamente come in molte regioni d'Italia. Tuttavia, chi desidera ammirare i vestiti tradizionali calabresi può visitare i numerosi musei del costume diffusi in tutta la regione, oppure partecipare alle festività religiose e popolari dove, ancora oggi, vengono indossati dalle comunità locali in occasione di parate, balli e sfilate folkloristiche in diversi periodi dell'anno. Tra le comunità più attente alla conservazione dei propri abiti tipici, le tre minoranze etnolinguistiche presenti in Calabria: le comunità albanesi, quelle grecaniche e gli occitani.

I musei dei vestiti tradizionali calabresi

Lanificio Leo

La storia del tessile e dei costumi tradizionali calabresi è custodita nei vari musei degli abiti e del folklore presenti sul territorio, la cui visita è motivo di conoscenza delle comunità che li ospitano e di visita ai rispettivi centri storici.

I principali musei dei costumi calabresi sono i seguenti:

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