Due fili. Uno sottile che corre tra i fuselli del tombolo e uno più ruvido, quello della paglia, che viene intrecciato fino a diventare un cappello. Due fili di materiali diversi, due lavorazioni nate in territori diversi, ma che hanno qualcosa in comune: gesti tramandati per generazioni che raccontano i luoghi in cui sono nati. Per conoscere due delle lavorazioni artigianali tra le più caratteristiche delle Marche, dovete spostarvi tra il Piceno e il Fermano.
L'arte del merletto a tombolo ha tessuto la storia di Offida da almeno cinque secoli. A Montappone, invece, la lavorazione della paglia è cresciuta a partire dal mondo rurale fino a incontrare la moda contemporanea. In entrambi i borghi troverete un museo dedicato ad ogni lavorazione. Dopo aver visitato le sale uscite a passeggiare per il centro: questi mestieri hanno lasciato tracce che vanno oltre gli oggetti esposti nelle vetrine.
Fuselli e merletti a Offida
A Offida il merletto non è solo una tradizione del passato. Ancora oggi passeggiando nel centro storico può capitarvi di vedere le merlettaie sedute davanti a una bottega o sulla soglia di casa, con in mano il tombolo. Con esperienza e dedizione le loro dita muovono veloci i fuselli e poco alla volta quei fili intrecciati diventano un merletto.
La tradizione del merletto ad Offida risale al Cinquecento e si è tramandata fino a diventare uno dei segni più riconoscibili del borgo. Il tombolo è il cuscino su cui viene fissato il disegno da seguire. Spilli e fuselli servono poi a guidare i fili e a costruire il motivo. Dietro un merletto, anche piccolo, ci sono pazienza e molte ore di attento lavoro.
Il Museo del Merletto a Tombolo, ospitato a Palazzo De Castellotti-Pagnanelli, racconta la storia di questa tradizione. Nelle sette sale trovate strumenti, filati e disegni, insieme a fotografie e manufatti realizzati nel tempo. Non aspettatevi solo corredi e biancheria d'epoca. Tra i pezzi più noti c'è anche l'abito disegnato da Antonio Berardi, realizzato dalle merlettaie di Offida e indossato da Naomi Campbell durante una sfilata londinese nel 1997. Chi avrebbe mai pensato che una lavorazione antica potesse approdare su una passerella di moda!
A Montappone, dalla paglia dei campi al cappello
Per la seconda storia bisogna spostarsi in provincia di Fermo, sulle colline intorno a Montappone. Qui, per capire come sia nata la tradizione dei cappelli, dovete tornare indietro di qualche secolo, quando la vita delle famiglie contadine seguiva il ritmo delle stagioni e niente di quello che offriva la terra andava sprecato.
Nel Settecento, dopo la mietitura, rimaneva la paglia. Invece di buttarla, le famiglie la recuperavano e la intrecciavano, spesso durante i mesi invernali, quando il lavoro nei campi diminuiva. Ne ricavavano oggetti di uso quotidiano, ma soprattutto cappelli. Era un'attività domestica, nata dalla necessità, che con il passare degli anni si trasformò in un vero e proprio mestiere. Da quelle prime lavorazioni si è sviluppata una tradizione manifatturiera che ha fatto conoscere Montappone oltre i confini delle Marche. Ancora oggi, nel Fermano, ci sono laboratori e aziende specializzati nella produzione di cappelli.
Se volete sapere come si è passati dalle mani dei contadini alle manifatture di oggi, il posto giusto è il Museo del Cappello, inaugurato nel 1991 e trasferito nell'attuale sede di Piazza Roma nel 2014. La visita comincia proprio dalla paglia. Scoprirete come viene selezionata, intrecciata e poi lavorata fino a ottenere un cappello. Ci sono i macchinari utilizzati nelle diverse fasi della produzione, vecchie fotografie e modelli che raccontano come siano cambiati nel tempo gusti e lavorazioni. Non mancano alcune curiosità, come l'ultimo cappello indossato da Federico Fellini, conservato proprio qui.
Una sezione del museo, intitolata "Marche, tanto di cappello", mostra invece quanto ci si possa allontanare dalla paglia senza abbandonare l'idea del cappello. Troverete copricapi realizzati con materiali insoliti, dalla carta alla ceramica, dalla pelle al legno: alcuni sembrano quasi sculture.
Lasciando Montappone, fermatevi a guardare le campagne che circondano il borgo. È difficile immaginare che una produzione oggi apprezzata anche all'estero sia nata proprio dalla paglia che restava dopo la mietitura.