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Esplora l’Italia nella stagione più calda e luminosa, pianificando le tue vacanze in una delle tante mete estive

Dove andare in estate in Italia? Divertimento e relax? Spiagge assolate o cucuzzoli silenziosi? L’estate in Italia è più che una stagione: è uno stile di vita. Goditi le città deserte alle 2 del pomeriggio e i tramonti in riva al mare. Ascolta il rumore dei vacanzieri seduti ai tavoli dei ristoranti e perditi in lunghissime passeggiate notturne. La bella stagione in Italia è foriera di gioia infinita, che amiate l’alta montagna o fare lunghi bagni in acque tra le più limpide al mondo. Sarà comunque indimenticabile.
ESTATE - Tra milioni di esperienze 2097 risultati di ricerca

Casacalenda

Casacalenda sorge sull’antica Kalene, dove nel 217 a.C. i romani e i cartaginesi di Annibale si scontrarono nella località di Gerione (ove sorgeva un castello di cui rimangono solo i resti). La città ha un impianto medievale, che si nota dalla conformazione di chiese e palazzi, ma con influssi anche barocchi e rinascimentali. Una volta Casacalenda era interamente circondata da mura difensive e vi erano due entrate: la porta a Capo e la porta a Piedi, ma purtroppo quest’ultima venne distrutta. Oltrepassando dunque l’unica rimasta, la porta a Capo, si raggiunge la chiesa di S. Maria Maggiore che risale a prima dell’anno Mille e che conserva al suo interno una Natività di Fabrizio Santafede, una Madonna col Bambino di Paolo Gamba e altri arredi e reliquie preziose. Bella è anche la settecentesca chiesa della Vergine Addolorata, accanto alla secentesca fontana del Duca, con tre mascheroni e una vasca che funge da abbeveratoio. Al termine del vicolo Terravecchia, invece, si trova il grande ed elegante Palazzo Ducale, prima di funzione difensiva ma poi reso idoneo per l’uso abitativo. A Casacalenda è forte la tradizione del bufù, uno strano strumento musicale ma conosciuto anche all’estero, ad esempio in Canada, costituito principalmente da una botte di legno. In città si trova il Museo del Bufù, all’interno del palazzo Comunale, sede anche della Galleria civica d’Arte contemporanea. L’arte casacalendese non finisce qua, perché dagli Anni ’90 è nato il MAACK o Museo all’Aperto di Arte contemporanea Kalenarte, iniziativa che ha riempito la città di varie installazioni permanenti col fine di valorizzare aree trascurate.

Castiglione dei Pepoli

Castiglione dei Pepoli si trova nel tratto meridionale dell’Appennino bolognese, non lontano dal confine con la Toscana. La storia del borgo ricalca l’ubicazione a cavallo tra i due versanti, ritenuta strategica per il controllo delle vie di comunicazione: inizialmente parte dell’esteso Stato feudale degli Alberti, potenti conti di Prato, nel 1340 venne ceduto a un’altra grande famiglia aristocratica, i Pepoli, all’epoca signori di Bologna, che ne mantenne il controllo per i quattro secoli successivi. La memoria del casato felsineo riemerge nel toponimo cittadino e nel profilo urbanistico del nucleo storico, dai tratti ancora medievaleggianti, specie in piazza della Libertà, su cui si affacciano la settecentesca Torre dell’Orologio e il quattrocentesco palazzo Pepoli (ora sede comunale). A fine giugno, durante l’evento Della Lana e della Seta. Festa della Via e di tutti i cammini, proprio la piazza diventa l’epicentro di “Cucine della Via” una due giorni all’insegna della tradizione gastronomica dei due versanti appenninici, dove le paste ripiene emiliane incontrano ribollita e lampredotto deliziando anche i palati più esigenti. Non lontano si visita il Centro di cultura “Paolo Guidotti”, inaugurato nel 2014 per salvaguardare l’eredità storica del territorio castiglionese: le sale espositive approfondiscono l’evoluzione degli insediamenti appenninici dalla protostoria al declino della civiltà rurale nel corso del XX secolo. A sud-est del centro, nella frazione di Baragazza, sorge uno delle principali mete di pellegrinaggio dell’Appennino bolognese, il santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio, edificato a partire dal ‘500 nel sito di una miracolosa apparizione mariana avvenuta nel 1480. In corrispondenza al luogo dell’epifania si eleva ora l’altare maggiore della chiesa, impreziosito da un candido bassorilievo in ceramica maiolicata che ritrae la “Beata Vergine delle Grazie”, forse opera di Andrea della Robbia. Seicentesco è invece l’elegante loggiato che cinge il chiostro, luogo di meditazione racchiuso dalla natura incontaminata.

Vernio

Adagiato nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano, il comune sparso di Vernio ha il proprio fulcro lungo il tratto finale del torrente Fiumenta, alla confluenza tra quest’ultimo e il fiume Bisenzio, che qui svolta verso sud per dirigersi a valle, verso Prato. La storia della località s’intreccia con le vicende dei conti Alberti, nobile casato che tra XII e XIV secolo costituì un dominio regionale esteso sui due versanti dell’Appennino tosco-emiliano. A testimoniarne la presenza rimangono i resti di due fortilizi: la rocca di Cerbaia, sospesa su uno sperone roccioso in posizione dominante sopra la valle del Bisenzio, è oggi nel territorio comunale di Cantagallo; citata da Dante nel canto XXXII dell’“Inferno”, secondo una credenza popolare proprio il sommo poeta vi avrebbe cercato ospitalità, negatagli però dai potenti signori locali. La rocca di Vernio funse invece da fortezza degli Alberti fino al 1332, quando venne venduta ai Bardi, facoltosi banchieri fiorentini, che costruirono l’elegante palazzo attiguo, oggi residenza privata i cui saloni sono visitabili su richiesta. Ai piedi della rocca si trova la frazione di San Quirico, capoluogo comunale impreziosito dal complesso settecentesco composto dal Casone, già dimora dei Bardi e attuale sede municipale, e dall’annesso oratorio di S. Niccolò, abbellito da dipinti settecenteschi. Più a nord, in località Montepiano, nell’XI venne fondata l’abbazia benedettina di S. Maria (o badia di Montepiano), la cui chiesa è un piccolo gioiello romanico: ad accogliere il visitatore è il severo portale, decorato da un bassorilievo arcaicizzante ricco di motivi zoomorfi e vegetali e culminante nell’enigmatica figura femminile che occupa la lunetta. Il solenne interno a navata unica custodisce affreschi databili tra XIII e XV secolo raffiguranti santi ed episodi neotestamentari (“Natività”, “Annunciazione”), oltre a un interessante “San Michele arcangelo” intento a pesare le anime dei defunti.
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