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Esplora l’Italia nella stagione più calda e luminosa, pianificando le tue vacanze in una delle tante mete estive

Dove andare in estate in Italia? Divertimento e relax? Spiagge assolate o cucuzzoli silenziosi? L’estate in Italia è più che una stagione: è uno stile di vita. Goditi le città deserte alle 2 del pomeriggio e i tramonti in riva al mare. Ascolta il rumore dei vacanzieri seduti ai tavoli dei ristoranti e perditi in lunghissime passeggiate notturne. La bella stagione in Italia è foriera di gioia infinita, che amiate l’alta montagna o fare lunghi bagni in acque tra le più limpide al mondo. Sarà comunque indimenticabile.
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San Demetrio Ne' Vestini

Con i suoi 1900 abitanti, San Demetrio ne’ Vestini, sulla riva sinistra del fiume Aterno, è una sorta di “mini-capitale” della valle dell’Aterno, terra un tempo abitata dal popolo italico dei Vestini e oggi punteggiata di borghi che raramente superano qualche centinaio di abitanti. Secondo una delle possibili interpretazioni, il nome del paese deriverebbe dal culto locale di Cerere-Demetra, la dea dell’agricoltura: per una curiosa coincidenza, proprio qui nel 1848 nacque il senatore Raffaele Cappelli, proprietario terriero e grande fautore dell’innovazione e della ricerca nel settore agricolo, che ha dato nome a una varietà di grano apprezzatissima da panificatori e pastai. Dopo la cristianizzazione, il culto di Demetra si sarebbe trasformato in quello di san Demetrio, cui è intitolata la chiesa ai piedi del paese, seicentesca ma di lontana origine medievale, purtroppo al momento inagibile a causa del terremoto del 2009. Bisognose di restauri,, sempre a causa del terremoto, sono anche la chiesa di S. Maria dei Raccomandati, ricostruita nel 1820 e decorata da pregevoli dipinti di Teofilo Patini, e la chiesa di S. Andrea Apostolo nei pressi di Stiffe, l’unica frazione del comune, situata sulla sponda destra dell’Aterno ai margini del Parco naturale regionale Sirente-Velino. Proprio nel territorio di questa piccola località si aprono le grotte di Stiffe, affascinante sistema di cavità carsiche che segna la risorgenza di un corso d’acqua sotterraneo. Carsica è anche l’origine dell’idilliaco lago Sinizzo, un paio di chilometri a est di San Demetrio: raggiungibile anche in auto, è molto frequentato durante la bella stagione.

Fossa (AQ)

Fossa è uno dei borghi più affascinanti dell’Aquilano, lo si intuisce già quando lo si vede comparire ai piedi della rupe del monte Circolo, “affossato” in una dolina ai margini della valle dell’Aterno. Se il paesaggio colpisce per la sua asprezza carsica, avvicinandosi al paese si scoprono monumenti che ne raccontano le stagioni di gloria, ben due, una medievale e una ancora più antica. Fossa è infatti l’erede di Aveia, che fu insediamento del popolo italico dei Vestini, municipio romano e poi sede vescovile fino al VI secolo, quando venne distrutta dai Longobardi. La sua importanza storica è testimoniata da una grande necropoli rinvenuta a circa 3 chilometri dall’abitato, sulla sponda opposta del fiume Aterno, con oltre 500 tombe deposte tra l’età del Bronzo e il I secolo a.C. Il paese risorse poco prima del ’200, attorno a un castello del quale sopravvivono il torrione e una piccola parte delle mura, e subito si arricchì di una chiesa di commovente bellezza, quella di S. Maria ad Cryptas. Semplice all’esterno, all’interno cela due eccezionali cicli di affreschi medievali e una cripta che probabilmente risale a culti pre-cristiani. La chiesa ha subito un lungo restauro, come molti edifici del paese colpito dal terremoto del 6 aprile 2009. Fanno parte della storia e del patrimonio culturale di Fossa anche due monumenti medievali che sorvegliano il paese dall’alto della falesia del monte Circolo, sebbene ufficialmente rientrino nel territorio di Ocre. Il primo è il convento di S. Angelo d’Ocre, anch’esso colpito dal terremoto e tuttora in restauro; il secondo è rappresentato dai resti del castello di Ocre, del XII-XIII secolo.

Palazzo Pfanner

In prossimità del baluardo di S. Frediano, palazzo Pfanner è una gemma barocca incastonata tra le mura settentrionali e il paesaggio medievale del centro storico di Lucca. Venne edificato a partire dal 1660 su iniziativa della nobile famiglia Moriconi, che a seguito di rovesci finanziari fu costretta a venderlo dopo appena un ventennio a un altro casato aristocratico, i Controni. Ai nuovi proprietari si deve l’ampliamento della magione, trasformata nell’attuale sontuosa dimora patrizia. Acquistato a metà ’800 dall’imprenditore austriaco Felix Pfanner, il palazzo divenne sede di uno dei primi birrifici della Penisola ed è tuttora abitato dai discendenti del mastro birraio. Oltre a offrire la possibilità di soggiornare in lussuosi appartamenti ricavati negli ambienti storici, da aprile a novembre la famiglia Pfanner apre al pubblico parte del complesso: la parte visitabile comprende il salone centrale, completamente affrescato con spettacolari architetture illusionistiche, e gli ambienti attigui, riccamente arredati con mobili d’epoca. All’esterno del salone, il celebre scalone monumentale a firma del lucchese Domenico Martinelli conduce nello scenografico giardino all’italiana (attualmente chiuso per restauri), un’oasi di pace all’ombra del campanile della basilica di S. Frediano. Attribuito a Filippo Juvarra, architetto di fiducia di casa Savoia, è impreziosito da fioriture ornamentali e nivee sculture settecentesche a soggetto mitologico e allegorico. Grazie al suo fascino senza tempo, palazzo Pfanner vanta un legame privilegiato con la cinematografia: oltre a ospitare alcuni eventi del Lucca Film Festival, è stato scelto come ambientazione di tre celebri pellicole: “Arrivano i bersaglieri” di Luigi Magni (1980), “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli (1981) e “Ritratto di Signora” di Jane Campion (1996).
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