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Evento

Marche

Il Carnevale storico di Offida, tra divertimento e folclore goliardico

Si svolge all’interno dell’antica cinta muraria di un incantevole borgo medievale appollaiato su uno sperone roccioso, è già questo varrebbe il viaggio.

04 ottobre 2022

2 minuti

Ma il Carnevale di Offida, in provincia di Ascoli Piceno, vi conquisterà anche per l’atmosfera di partecipazione, per il folclore e le tradizioni, e per l’euforica voglia di divertirsi che vi coinvolgerà

1. La folle corrida del bue finto

Con la proverbiale vis sintetica che ogni dialetto possiede, gli offidani lo chiamano Lu bov fint e li vlurd, ovvero, il bove finto e i fascioni, alludendo ai due momenti culminanti delle celebrazioni carnevalesche di Offida: la farsesca corrida di popolo, con una grande sagoma di bue rivestita da un telo bianco, che si consuma tra i vicoli e la piazza del Popolo il venerdì grasso, e i grandi fusi infuocati, fatti di canne e paglia, portati il martedì grasso in processione per le vie del centro fino alla piazza principale, dove vengono impiegati per appiccare il grande falò intorno al quale si scatena l’ultima festa lisergica.

2. Dietro tutto ci sono le storiche congreghe

Ma intorno a questa manifestazione, le cui origini sembrano legate ad antichi riti contadini propiziatori e rimandano al lontano Cinquecento, c’è molto altro: veglioni danzanti in costume, nella cornice di stucchi e velluti rossi del teatro Serpente Aureo, cortei in maschera, banchetti enogastronomici e soprattutto una lunga gestazione, che comincia il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, e prosegue secondo un rigido calendario di eventi che si appoggia alla straordinaria macchina organizzativa delle congreghe, gruppi storici mascherati, di solito legati tra loro da relazioni amicizia o parentela, sorti allo scopo di favorire l’aggregazione e l’attaccamento alle tradizioni.

Ogni congrega si dota di una sua organizzazione, una divisa, uno stendardo, una forma peculiare di partecipazione al Carnevale. Sono loro i veri animatori dei festeggiamenti carnevaleschi, i creativi che senza sosta producono musica, danze e altre forme di intrattenimenti nelle piazze e nelle adunate tradizionali. E la vera festa inizia proprio quando, il giovedì grasso, il sindaco del borgo marchigiano consegna loro le chiavi della città.

3. Il Carnevale di tutti

Per tutti la maschera tradizionale è il guazzarò, il capo di tela bianca profilato di rosso (i colori del Carnevale) parente stretto della tunica che anticamente uomini e donne indossavano per il lavoro nei campi: adottato in origine anche nel corso della tradizionale processione de li vlurd, per non sporcarsi portando a braccia i fasci accesi e in parte carbonizzati. Variamente rivisitata e personalizzata, è diventata nel tempo la divisa tradizionale delle celebrazioni carnevalesche.

Sì dice che a Offida ciascuno ha un guazzarò che lo aspetta: sono l’amministrazione comunale e la stessa pro loco a invitare tutti a indossarlo. Al Carnevale di Offida è difficile sentirsi solo dei turisti: il Carnevale qui non è una festa a cui assistere, ma un rito collettivo e a tratti un po’ sfrenato a cui tutti, offidani e visitatori, possono partecipare. È un’interpretazione autentica dello spirito libero e inclusivo del Carnevale: dimenticare per pochi giorni formalità e divisioni, alleggerirsi dei fardelli, condividere, più che dividere.

Per saperne di più

www.inoffida.it

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