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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Borghi

San Miniato

Il peculiare profilo affusolato, distribuito sui crinali di tre colli a mezza via tra Pisa e Firenze, rende San Miniato un prodigio urbanistico. La scelta di un sito così malagevole fu dettata dalla posizione strategicamente vantaggiosa lungo la direttrice di importanti strade, come la via Francigena. Nella prima metà del ’200, Federico II fu più volte ospite del prospero borgo; per il legame con l’imperatore germanico il paese fu a lungo conosciuto come San Miniato al Tedesco. Proprio a Federico si deve l’architettura samminiatese più rappresentativa, la rocca federiciana, forse ultima prigione del celebre Pier delle Vigne dantesco. Tutto attorno si concentra un numero di monumenti sorprendente, a maggior ragione considerando le restrizioni imposte dal territorio. Il sei-settecentesco seminario vescovile è un magnifico esempio di impiego dell’irregolare spazio urbano: la pianta segue l’andamento curvilineo della cinta muraria e dell’altura, modellando una scenografica facciata concava, ulteriormente impreziosita da affreschi a trompe l’œil. Risalendo uno scalone monumentale coperto si riemerge nella piazza principale, terrazza panoramica sulla valle dell’Arno. Era l’epicentro del potere politico e religioso, come suggeriscono il palazzo dei vicari imperiali, il palazzo vescovile e la cattedrale di S. Maria Assunta e S. Genesio, edificio dagli interni romanici, arricchiti però secondo il gusto barocco. Agli splendori architettonici, San Miniato associa l’eccellenza enogastronomica: nelle campagne circostanti si coltivano varietà tipiche come l’oliva mignola, il pomodoro grinzoso e il carciofo sanminiatese, ma il re della produzione locale è il tartufo bianco, protagonista di una mostra mercato nazionale organizzata ogni novembre nel centro storico.
Musei e monumenti
Piazza della Signoria

Piazza della Signoria

Tra le più splendide d’Italia, simbolo tra i simboli della città, piazza della Signoria stupisce subito per le sue proporzioni imponenti e per la quantità di patrimoni artistici che vi si affacciano. L’accesso privilegiato è la via Calzaiuoli, dalla quale le componenti della piazza si offrono in tutta la loro bellezza. Si notano subito la Galleria degli Uffizi e la Loggia della Signoria, detta anche “loggia dei Lanzi”, vero e proprio museo a cielo aperto. Dialogano allineati nello spazio a lato di palazzo Vecchio il monumento equestre di Cosimo I de’ Medici in bronzo, del Giambologna (1594-98), e la grande fontana del Nettuno progettata da Baccio Bandinelli e realizzata tra il 1560 e il 1575 da Bartolomeo Ammannati e aiuti. Di grande valore simbolico sono le quattro statue poste davanti al palazzo. Copie degli splendidi originali sono, da sinistra: il “Marzocco”, leone simbolo di Firenze (lavoro in pietra serena di Donatello, dal 1885 al Museo del Bargello); il gruppo bronzeo di “Giuditta e Oloferne”, raffigurazione della Repubblica fiorentina che annienta la tirannide (l’originale di Donatello si trova all’interno di Palazzo Vecchio); l’imponente “David”, emblema della vittoria repubblicana sulla tirannide medicea (l’opera originale di Michelangelo è dal 1873 nella Galleria dell’Accademia). Originale è invece il contrapposto gruppo di “Ercole e Caco”, di Baccio Bandinelli (1534), allegoria della vittoria dei Medici sui nemici interni. Altre statue ‘rispondono’ dalla loggia della Signoria.

Via Crociferi

Realizzata nel cuore del centro storico dopo il grande terremoto del 1693, via Crociferi (o via dei Crociferi) condensa in 400 metri la complessità e la bellezza del barocco catanese; costeggiata da sontuose architetture, per la concentrazione di conventi e edifici di culto è soprannominata anche “via sacra”. A partire da piazza S. Francesco d’Assisi la strada si dirige verso nord passando sotto l’arco di S. Benedetto, trait d’union tra i due palazzi che componevano l’omonimo monastero femminile, la Badia Grande e la Badia Piccola, quest’ultima sede del MacS – Museo Arte Contemporanea Sicilia. Del complesso monastico fa parte anche la chiesa di S. Benedetto, celebre per lo scalone d’ingresso e gli affreschi che ornano la volta della navata. Seguono la chiesa di S. Francesco Borgia, dove fu battezzato Vincenzo Bellini, e l’annesso ex collegio dei Gesuiti, che custodisce un chiostro racchiuso da un doppio ordine di loggiati. Di fronte si ergono palazzo Zappalà e l’elegante prospetto convesso della chiesa di S. Giuliano. Proseguendo s’incontrano gli edifici che danno il nome alla via, il convento dei Crociferi e l’attigua chiesa di S. Camillo ai Crociferi (o dei Mercedari), intitolata a san Camillo de Lellis, fondatore dell’ordine dei chierici regolari Ministri degli Infermi, conosciuti anche come camilliani o crociferi, per la croce rossa cucita sulle tonache. A chiudere la passeggiata è il fastoso portale settecentesco di villa Cerami, uno dei palazzi più prestigiosi della Catania barocca, oggi sede del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania.
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