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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca

Faro Livorno

Il faro o fanale di Livorno venne eretto fra il 1303 e il 1305 dopo la distruzione del precedente faro sulle secche della Meloria, in seguito alla battaglia del 1284 dei pisani contro i genovesi. I pisani decisero di costruire il nuovo faro nell’abitato medievale di Livorno, all’epoca un loro possedimento. Era un periodo di pace tra Pisa, Genova e Firenze e quindi un momento propizio per la costruzione della torre, inizialmente denominata Faro Maggiore, per la cui occasione venne chiamato l’architetto Giovanni di Nicola Pisano. Il faro, edificato con pietre Verruca estratte dalla vicina cava di S. Giuliano, era costituito da 7 cilindri sovrapposti l’uno all’altro con un diametro che va a decrescere leggermente verso la cima. Al piano inferiore della torre più piccola si trovavano i magazzini e l’alloggio del guardiano del faro. Per accedere ai diversi piani vi era solamente una scala di legno che, in caso di pericolo, poteva essere tolta rendendo così la torre una fortezza. Solo più tardi venne ricavata una scala a chiocciola. Una volta terminata la costruzione del fanale di Livorno, la creazione di Pisano venne elogiata da tantissimi artisti. Dante ne parlò nel V canto del Purgatorio scrivendo “Sta come torre ferma che non crolla / giammai la cima per soffiar di venti”; Petrarca la reputò “validissima, dal cui vertice ogni notte la fiamma indica ai naviganti il più sicuro lido”, e Gregorio Dati “uno dei migliori lavori mai eseguiti dall’intera Umanità”. Persino Galileo Galilei frequentava la torre per eseguire i suoi esperimenti. Il faro rimase in piedi per secoli fino a quando venne fatto esplodere dalle mine tedesche durante il secondo conflitto mondiale. L’allora guardiano del faro, Giovanni, ha raccontato di aver avuto il presentimento che qualcosa di brutto stesse per accadere ma lui dormiva nel faro e non avrebbe potuto salvarsi in tempo. Eppure, un soldato tedesco che era entrato in confidenza con lui volle avvisarlo: un giorno gli disse di avergli concesso la licenza per andare a trovare i parenti all’isola d’Elba e Giovanni al suo ritorno non trovò che macerie. Nel 1952, per forte volere degli abitanti, il faro fu ricostruito secondo l’originale progetto del 1303.

Palazzo Castiglioni

Se il Liberty milanese ha un edificio-simbolo, quell’edificio è il grandioso palazzo Castiglioni, affacciato su corso Venezia. Fu eretto dal celebre architetto Giuseppe Sommaruga tra il 1901 e il 1904 per Ermenegildo Castiglioni, ingegnere quarantenne che aveva appena ereditato una fortuna dal nonno: un committente non solo facoltoso ma anche dinamico e dalla mente aperta, che voleva stare al passo con la moda dei maggiori centri europei. Il palazzo voleva essere un’architettura rivoluzionaria nel panorama milanese, sia per il nuovo stile Art Nouveau importato dall’estero, sia per l’imprevedibilità e la ricchezza delle soluzioni decorative. Paradossalmente, l’attenzione della città si concentrò sulle due statue femminili scolpiti da Ernesto Bazzaro a decorazione del portale. Quelle figure sorridenti e dalle forme generose, che volgevano le terga alla strada, valsero subito al palazzo il soprannome poco lusinghiero di “ca’ di ciapp” (casa delle chiappe…). Il proprietario si trovò costretto a farle rimuovere: furono ricollocate nella villa Faccanoni in via Buonarroti, oggi una casa di cura. Ingoiato il boccone amaro delle statue, al Sommaruga rimase comunque la soddisfazione di aver creato un capolavoro, un’opera totale che fonde arte e artigianato. Il palazzo sembra sorgere naturalmente dalla pietra grazie a un basamento a bugnato grezzo (osservate anche gli splendidi oblò chiusi da grate di ferro battuto), mentre ai piani superiori le decorazioni scolpite si fanno via via più delicate intorno alle finestre, alte e strette. Più intima è la facciata verso il giardino posteriore, caratterizzata da una moderna loggia a vetrate. Gli interni, che oggi ospitano la sede di Confcommercio, purtroppo non conservano arredi e strutture originali, tranne il magnifico scalone monumentale con colonne di labradorite, l’opulenta sala dei Pavoni e la leggiadra lampada delle Libellule realizzata dal maestro ferraio Alessandro Mazzucotelli, il massimo interprete italiano del Liberty nella lavorazione del ferro battuto

Piazza del Liberty

Piazza del Liberty si apre poco distante dall’abside del Duomo di Milano: ci si arriva con una brevissima deviazione da corso Vittorio Emanuele II. Siamo insomma nel cuore della Milano più turistica, tra le vetrine dello shopping e i grandi monumenti del centro. Eppure questo spazio regala un’atmosfera particolare, che deriva forse dalla sua storia complicata. La piazza, infatti, prese forma nel secondo Dopoguerra, in uno spazio che prima era occupato da edifici rasi al suolo dai bombardamenti alleati del 1943. Nel 1955 sulla nuova piazza venne innalzato il palazzo della Fondiaria Assicurazioni (oggi palazzo della Società Reale Mutua di Assicurazioni), sulla cui struttura piuttosto anonima fu applicata una facciata preesistente staccata dall’ex Hotel Corso, anch’esso distrutto dalla guerra. Fu proprio quella facciata a dare il nome alla piazza: realizzata nel 1905 dagli architetti Angelo Cattaneo e Giacomo Santamaria, è infatti uno splendido esempio di stile Liberty con elementi neo-barocchi, decorata con sculture, fregi ed elementi ispirati a fiori e piante. Sempre sulla piazza si affaccia la Torre Tirrena, edificio in stile moderno progettato da Eugenio ed Ermenegildo Soncini nel 1956-57, che si dice sia stato di ispirazione per alcuni elementi strutturali delle scomparse Torri Gemelle di New York. L’ultima prestigiosa aggiunta di piazza del Liberty è l’Apple Store Piazza Liberty, inaugurato nel 2018 su progetto dell’archistar Norman Foster. Il negozio occupa gli spazi sotterranei dell’ex cinema Apollo, ma si annuncia già sulla piazza con un’avveniristica fontana con 58 ugelli incastonata in un parallelepipedo di cristallo alto 8 metri.

Casa Guazzoni

Al numero 12 di via Malpighi, a pochi passi dalla splendida casa Galimberti, si ammira un altro capolavoro dello stesso architetto: il novarese Giovanni Battista Bossi, profeta del Liberty a Milano. Si tratta di casa Guazzoni, costruita nel 1904-06 per il cavalier Giacomo Guazzoni sui terreni dell’ex rimessa dei tram a cavalli della città. L’estro dello stile floreale si esprime nelle decorazioni plastiche in cemento che ritraggono putti, figure femminili e ghirlande, nei parapetti ornati e nelle deliziose ringhiere di ferro battuto dei balconi, realizzate dal celebre fabbro Alessandro Mazzucotelli, uno dei maggiori esponenti dell’artigianato liberty in Italia. Sempre del Mazzucotelli è il magnifico cancello del passo carraio, visibile quando il portone è aperto. Spesso la casa è aperta al pubblico durante eventi cittadini come il Fuorisalone, occasione in cui vale la pena entrare per ammirare gli affreschi recentemente restaurati di Paolo Sala e soprattutto il sorprendente scalone esagonale, tra i più belli di Milano. Al numero 12 di via Malpighi, a pochi passi dalla splendida casa Galimberti, si ammira un altro capolavoro dello stesso architetto: il novarese Giovanni Battista Bossi, profeta del Liberty a Milano. Si tratta di casa Guazzoni, costruita nel 1904-06 per il cavalier Giacomo Guazzoni sui terreni dell’ex rimessa dei tram a cavalli della città. L’estro dello stile floreale si esprime nelle decorazioni plastiche in cemento che ritraggono putti, figure femminili e ghirlande, nei parapetti ornati e nelle deliziose ringhiere di ferro battuto dei balconi, realizzate dal celebre fabbro Alessandro Mazzucotelli, uno dei maggiori esponenti dell’artigianato liberty in Italia. Sempre del Mazzucotelli è il magnifico cancello del passo carraio, visibile quando il portone è aperto. Spesso la casa è aperta al pubblico durante eventi cittadini come il Fuorisalone, occasione in cui vale la pena entrare per ammirare gli affreschi recentemente restaurati di Paolo Sala e soprattutto il sorprendente scalone esagonale, tra i più belli di Milano.
Musei e monumenti

Galleria dell'Accademia

Galleria dell’Accademia di Firenze. Michelangelo e non solo La fondazione della Galleria risale al 1784 quando il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo promuove la riforma dell’Accademia delle Arti del Disegno voluta da Cosimo I de’ Medici nel 1563. Nei locali dell’ex ospedale di San Matteo e del convento di San Niccolò, adattati alla nuova funzione, trovarono posto una galleria di opere d’arte, oltre a un cospicuo numero di gessi utili al percorso di apprendimento degli allievi. Nota in tutto il mondo perché ospita il David di Michelangelo, la Galleria dell'Accademia accoglie un’importante collezione di sculture e dipinti oltre a una raccolta di strumenti musicali di pregio, come alcuni Stradivari, nell’ala dedicata al Conservatorio Cherubini. Il David, colosso di più di 5 metri di altezza che Michelangelo scolpisce a soli 26 anni, recuperando un blocco di marmo già sbozzato e scartato da altri, arriva in Accademia nel 1873; proviene da Piazza della Signoria, fronte Palazzo Vecchio, il centro politico della città, dove è stato collocato per affermare la libertà della Repubblica fiorentina. Successivamente arrivano sculture come i Prigioni, il San Matteo e la struggente Pietà di Palestrina, opere della maturità del maestro, altamente rappresentative della ricerca condotta da Michelangelo sul tema del non-finito, riflessione teorica di matrice neoplatonica. Corpi possenti che tentano di liberarsi dal peso della materia, emergendo faticosamente dai blocchi marmorei. La Galleria accoglie anche una rarità cinquecentesca: il modello, in terra cruda, del Ratto delle Sabine di Giambologna la cui versione definitiva, in marmo, è collocata nella Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria. Nel salone dell’Ottocento è allestita la Gipsoteca che evoca lo studio dello scultore toscano Lorenzo Bartolini. L’azzurro polvere delle pareti del salone è perfetto per valorizzare la collezione di gessi del maestro attivo nella prima metà dell’Ottocento. La Galleria ospita inoltre un’importante collezione di dipinti riconducibile ad un ampio arco temporale che, dal Duecento, arriva fino alle soglie dell’Ottocento. Per la pittura due-trecentesca, si segnalano, Il Maestro della Maddalena, i giotteschi Bernardo Daddi, Taddeo e il figlio Agnolo Gaddi; si aggiungono Andrea Orcagna, il fratello Nardo di Cione e Giovanni da Milano. Per la pittura quattrocentesca è da non perdere il prezioso nucleo di opere di Lorenzo Monaco; il pittore toscano usa un linguaggio tardogotico che coesiste con l’avanguardia rinascimentale e risponde alle esigenze di una committenza moderata e conservatrice. Per la pittura rinascimentale, si segnalano Ghirlandaio, Botticelli e Filippino Lippi mentre, per l’area manierista, Andrea del Sarto, Pontormo e Bronzino. CC
UNESCO
Urbino

Urbino

Scoprire Urbino significa godersi un piccolo trekking urbano su e giù tra vicoli medievali, scalinate e slarghi improvvisi sui quali affacciano chiesette e antichi palazzi, spesso occupati da sedi dell’Università o da locali popolati da studenti. Il continuo saliscendi si spiega con la posizione della città, distribuita su due colli divisi da una sella: il Poggio con piazza del Rinascimento e il Monte con il parco della Resistenza. Nel ’400 il duca Federico da Montefeltro, condottiero e grande mecenate, plasmò Urbino a sua immagine e somiglianza facendone quasi una “città ideale”, un’incarnazione dell’arte e della cultura del Rinascimento. All’interno delle mura la sua impronta rimane dominante ancora oggi: il centro storico, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è un microcosmo armonioso e a misura d’uomo, disseminato di punti d’interesse che culminano nella visita a Palazzo Ducale, oggi sede della Galleria nazionale delle Marche. Il complesso domina il profilo della città e quasi si fonde visivamente con il lato posteriore del Duomo, che Federico da Montefeltro affidò allo stesso architetto incaricato del palazzo: Francesco di Giorgio Martini. In seguito, però, fu trasformato in stile neoclassico. Uno dei punti di vista migliori su palazzo e Duomo si ha dalla fortezza Albornoz, nel parco della Resistenza. Questa possente struttura, costruita nei secoli XIV-XV, accoglie il Museo Bella Gerit con reperti archeologici e armi storiche. Altro luogo simbolo della Urbino rinascimentale è Casa Santi o Casa natale di Raffaello. Il grande pittore nacque in città nel 1483 e nei suoi primissimi anni si formò accanto al padre Giovanni Santi, a sua volta artista.
Borghi

Castagneto Carducci

Il toponimo Castagneto Carducci risale al 1907, quando il cognome di Giosuè Carducci venne aggiunto al secolare nome del borgo. In questo modo s’intendeva sia celebrare il vate vincitore del premio Nobel per la Letteratura, sia rimarcare definitivamente il rapporto con il luogo che l’aveva accolto, anche se brevemente, fra il 1848 e il 1849. Il paese sorge nel cuore dell’Alta Maremma, in un territorio soggetto almeno dal XII secolo all’autorità della famiglia Della Gherardesca. I principali edifici del borgo rivelano tutti un legame con il potente casato, a partire dal castello e dalla duecentesca propositura di S. Lorenzo, che formano un unico complesso architettonico in posizione rialzata, nonché il nucleo originario dell’abitato. Di fronte alla propositura sorge un più piccolo edificio di culto, la chiesa del SS. Crocifisso, restaurata in forme neogotiche nel 1922. All’interno è conservato un venerato crocifisso ligneo quattrocentesco. Nei pressi hanno sede il Centro Casa Carducci e il Museo Archivio, entrambi dedicati a tenere viva la memoria dell’autore delle “Odi barbare”. Il lascito degli antichi signori locali è evidente anche nelle vicine frazioni: su un’altura nei pressi di Donoratico si eleva la torre (in realtà restaurata nel 1929) che rappresenta l’unica sopravvivenza di un’antica fortezza dei Della Gherardesca distrutta nel XV secolo; mentre a Bolgheri, culla del Sassicaia, il castello, a partire dal quale si sviluppa la cinta muraria, segna un percorso monumentale attraverso il viale dei Cipressi fino al sottostante oratorio di S. Guido, piccola cappella ottagonale.
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