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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Val Trebbia

Val Trebbia

Il territorio della Val Trebbia, comprende ben 3 regioni: Liguria Lombardia ed Emilia Romagna. Il fiume Trebbia, da cui prende il nome la valle di rara bellezza paesaggistica e in alcuni tratti ancora molto selvaggia, nasce in provincia di Genova, dal Monte Prelà. La zona tra l’Appennino ligure ed emiliano è indubbiamente quella più affascinante, dove il fiume, lungo 110 km, forma le sue caratteristiche “anse”: profonde gole scavate dall’acqua nel corso dei millenni. E proprio a proposito delle anse del Trebbia, spettacolare la vista che se ne gode dalla terrazza panoramica a Brugnello, “Il paese degli artisti”: così detto perché strade e case furono ristrutturate, appunto, da numerosi artisti che poi lo abitarono. Ma il fiore all’occhiello della Val Trebbia è indubbiamente Bobbio, con il suo centro medioevale. Da vedere qui, l’abbazia di San Colombano, la cui fondazione risale al 614 d. C, poi ricostruita tra il XV e il XVI secolo: splendidi i chiostri. Infine una menzione al Ponte Gobbo o “del Diavolo”: secondo la ricercatrice Carla Glori sarebbe quello ritratto alle spalle della Gioconda di Leonardo da Vinci. Degni di menzione sono poi il borgo di Rivalta, con il suo castello che ospitò la sorella della Regina Elisabetta e i piccoli villaggi di cui sono puntellate le colline piacentine: tra gli altri, segnaliamo Ottone, con il suo Mulino dei Principi e Cerignale, sempre medioevale, circondato da boschi e sorgenti di rara bellezza.
Reggio Emilia AV Mediopadana

Reggio Emilia AV Mediopadana

Chi l’ha detto che una stazione ferroviaria debba avere una storia secolare alle spalle per diventare un’opera d’arte? Reggio Emilia Mediopadana è proprio uno di questi casi. Attivata nel 2013, la stazione è stata progettata da Santiago Calatrava, archistar spagnola che aveva già firmato altre stazioni ferroviarie da Lisbona a Lione, da Liegi a Lucerna. La Mediopadana in realtà è parte di un progetto di maggiore estensione, soprannominato “Le Vele”, volto a modificare i connotati di tutta l’area nord della città di Reggio Emilia. A poche centinaia di metri sorgono infatti i tre ponti a vela progettati dallo stesso architetto, uno centrale ad arco e due laterali strallati. Le arcate e gli stralli che si innalzano sopra il piano stradale di oltre 60 metri sono visibili a chilometri e chilometri di distanza, dando così a questi manufatti l’aspetto di una grande porta d’ingresso alla città. La struttura futuristica della stazione, invece, è figlia di una modifica del progetto iniziale, che ne ha trasformato i connotati portandola da una vela a un’onda. Per farlo, Calatrava ha posto in successione dei moduli composti da 25 portali in acciaio bianco, inclinati e distanziati di circa un metro. Poi, ha ripetuto questa sequenza per una lunghezza totale di 483 metri. L’effetto ricreato è quello di una linea d’onda che dà origine a un volume tridimensionale sinusoidale, come ha specificato lo stesso architetto.
Stazione di Firenze Santa Maria Novella

Stazione di Firenze Santa Maria Novella

Santa Maria Novella è considerato uno degli edifici simbolo del razionalismo italiano. Inaugurata nel 1935, la stazione fu in realtà accolta da pareri contrastanti e accese polemiche. Fu infatti una vera e propria svolta concettuale quella proposta dal “Gruppo toscano” dei sei architetti, capeggiati da Giovanni Michelucci, che elaborarono il progetto. Contrariamente a molti altri edifici costruiti nella stessa epoca, gli architetti non scelsero di adottare uno stile monumentale, bensì un blocco unico, compatto, che accentuasse le linee orizzontali, “per lasciare prevalere incontrastato nella sua espressione monumentale l'abside della chiesa di Santa Maria Novella”, come specificarono gli stessi progettisti. Per i materiali venne scelta la stessa pietraforte dai toni caldi della vicina basilica, per amalgamare ancor di più l’edificio ai palazzi rinascimentali che lo circondavano. Compatto e monocromatico l’esterno, ricco e decorato l’interno: scritte a sbalzo in bronzo, arredi di design, fotografie in bianco e nero con gli scorci della città, dipinti a tempera. Diversi anche i colori dei marmi usati per gli interni e i pavimenti: verde Alpi e giallo di Siena nella biglietteria, bianco Apuano e rosso Amiata nella galleria di testa. Chiude la serie di minerali toscani il travertino di Rapolano dei portali d’ingresso. Si chiama invece “Partenze” l’affresco di Giampalo Talani inaugurato nel 2012 all’uscita ovest della stazione: una composizione dove 19 uomini, con valigie e bagagli ai propri piedi, vengono colti da una folata di vento. Sempre appartenente all’edificio ferroviario è la palazzina squadrata che oggi ospita la sede dell’Ordine degli Architetti della provincia. Si tratta della Palazzina Reale di Santa Maria Novella, coeva all’edificio principale, che veniva utilizzata come residenza temporanea dal Re e dalla sua corte.
Stazione di Milano Centrale

Stazione di Milano Centrale

Milano Centrale è la seconda stazione più grande d’Italia dopo Roma Termini. Quando nel 1912 l’architetto Ulisse Stacchini vince la gara indetta per dotare il capoluogo lombardo di una nuova stazione centrale, nel suo progetto inserisce ornamenti con corone, festoni e motivi geometrici astratti. Ma le austere linee dell’Italia giolittiana impongono, nella variante successiva del 1915, l’eliminazione di torri, statue, orologi e altri ornamenti. È solo con un ulteriore rimodellamento progettuale che, nel 1924, vengono introdotte le grandi tettoie che ancora oggi proteggono i binari dalle intemperie. Quella principale, di 72 metri, è la più grande in Italia. Alla fine, quando nel 1931 il Ministro dei Trasporti Costanzo Ciano taglia il nastro all’inaugurazione, la stazione si mostra in tutta la sua imponenza, con la grande facciata principale fregiata di cavalli alati, teste di leone e fasci littori. Un mèlange di stili caratterizza la struttura, rivestita in marmo pregiato solo nella parte inferiore e abbellita con gessi e cementi decorativi più economici nelle parti superiori. C’è un po’ di tutto: la scuola wagneriana viennese sulle facciate laterali, l’Art Déco di stampo anglosassone, il Liberty e il monumentalismo fascista. Ancora oggi ai binari si accede attraversando quella che un tempo era la galleria in cui le carrozze lasciavano i viaggiatori, oggi solo pedonale e occupata da negozi. Dal salone delle biglietterie si sale successivamente sugli scaloni che danno accesso alla galleria di testa. La stazione venne pensata su due piani: un piano binari sopraelevato per le partenze dei treni e, al di sotto, un piano stradale per il caricamento delle merci. E proprio al di sotto dell’ultimo binario, il 21, si trovava il piano di caricamento dei treni postali che, con un sistema elevatore di montacarichi, consentiva alle merci di salire al piano binari. Da qui, dal 1943, gli stessi carri merci vennero caricati con le persone da inviare verso i campi di sterminio. Oggi in quest’area si trova il Memoriale della Shoah, nato per mantenere viva la memoria di quei tragici eventi e di tutti gli ebrei e non che trovarono la morte partendo in treno. Sullo stesso piano di caricamento ancora si vedono i vagoni merci utilizzati all’epoca. In maniera quasi beffarda, di fronte, un cartello originale recita: “vietato trasporto persone”.
Valogno

Valogno

Murales e porte aperte, ecco in sintesi il fascino di Valogno, minuscola frazione collinare di Sessa Aurunca. Dal capoluogo dista una decina di chilometri e un numero variabile di tornanti: dipende da quale si sceglie tra le due strade che salgono al borgo, immerse entrambe nei boschi del Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano. Una volta si arrivava quassù per respirare l’“aria fina” che curava le patologie polmonari… oppure per darsi alla macchia, al tempo del brigantaggio. Valogno non è mai stato un luogo particolarmente affollato, insomma, e nel secondo dopoguerra ha rischiato di diventare un paese-fantasma; per giunta, gli interventi di edilizia recente lo avevano reso grigio, coprendo di cemento le tipiche facciate in tufo. Il suo destino è cambiato grazie a Giovanni Casale e Dora Mesolella, che si sono trasferiti qui da Roma per cambiare vita e hanno dato vita al progetto I pensieri del grigio. La coppia ha radunato artisti locali e da altre città incaricandoli di realizzare una serie di murales: oggi sono quasi 50. I soggetti vanno dal treno ai Mille di Garibaldi, dall’amore alle attività artigianali, dai ritratti di personalità illustri ai briganti, per non parlare di favole, elfi e mazzamaurielli, gli spiriti dispettosi che secondo la tradizione abiterebbero nelle case. Intanto, grazie anche ai turisti richiamati dalla nuova identità di borgo d’arte, Valogno ha riscoperto le sue feste popolari e religiose, a partire da quelle dedicate a san Giuseppe e san Michele, santi cui sono dedicate altrettante chiese. Gli abitanti hanno preso l’abitudine di chiacchierare con i visitatori e invitarli nelle proprie case, come all’inizio faceva solo Dora, brava cuoca sempre pronta ad accogliere ospiti. Si passeggia, si chiacchiera sorseggiando un calice di Falerno del Massico, l’ottimo vino che si produce qui, o condividendo un cartoccio di caldarroste locali, specialità tipica dell’autunno, e quando si torna a casa ci si riscopre un po’ più ricchi di quando si è partiti.
Cibiana di Cadore

Cibiana di Cadore

La combinazione di architetture rustiche e murales, sullo sfondo di montagne spettacolari, è da colpo di fulmine: non c’è turista che passi per Cibiana di Cadore senza restarne incantato. Siamo nella zona delle Dolomiti bellunesi, dichiarate Patrimonio UNESCO, a circa 1000 metri di quota, in un borgo di 400 anime che ha conservato intatta la sua fisionomia autentica, da tranquillo paese di contadini e artigiani, e ha saputo trovare un modo nuovo e avvincente per far conoscere le proprie tradizioni, a partire da quella della lavorazione del ferro, estratto dalle miniere dei dintorni. Sulle facciate delle case di Cibiana, infatti, a partire dagli Anni ’80 del secolo scorso sono stati realizzati circa 60 dipinti che raffigurano scene di vita locale, antichi mestieri e leggende. La mondanità di Cortina d’Ampezzo dista solo 20 km, ma per restare fedeli allo spirito del paese il consiglio è fermarsi qui almeno una notte, visitare il Polo culturale delle Dolomiti (in frazione Masarié) e salire sul monte Rite, alto quasi 2200 metri. Secondo Reinhold Messner, non c’è terrazza naturale migliore della cima di questa montagna per osservare le Dolomiti. Perciò il grande scalatore ha trasformato il rudere di un forte di vetta risalente alla prima guerra mondiale nella sede del Museo delle Nuvole: è una delle sedi del MMM-Messner Mountain Museum, dedicato alla roccia delle Dolomiti e alla storia delle esplorazioni e dell’alpinismo.
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