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Un viaggio in primavera è la scelta migliore per godersi il clima favorevole e vedere i bellissimi borghi italiani rifiorire

In Primavera si assiste ad una vera e propria esplosione della natura capace di cambiare luoghi e paesaggi. Uno dei piaceri più semplici è quello di esplorare l'ambiente e di cogliere i panorami e i suoni circostanti. Quando sceglierai dove andare in primavera in Italia preparati a lasciarti stupire da colori, profumi e scenari incredibili e vivere appieno la stagione della rinascita per eccellenza.
PRIMAVERA - Tra milioni di esperienze 2032 risultati di ricerca
Natura
Riserva naturale Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro

Riserva naturale Oasi WWF di Guardiaregia-Campochiaro

È una delle oasi più grandi e selvagge gestite dal WWF in Italia. Protegge ben 3135 ettari di boschi, canaloni e aree carsiche sui monti alle spalle di Guardiaregia e Campochiaro, spingendosi a sud fino allo spartiacque dei monti Mutria e Palumbaro: ambienti in gran parte incontaminati, frequentati da lupi e gatti selvatici, nibbi e aquile reali, cervi e… salamandrine dagli occhiali, un raro endemismo italiano divenuto simbolo della Riserva. Il territorio comprende tre diversi ambienti naturali. Il più vicino a Guardiaregia, dove si trova il Centro visite, è quello delle gole del Quirino (o di Arcichiaro), canyon tra i più suggestivi di tutto l’Appennino, e della cascata San Nicola, alta in tutto 100 metri. Gli altri ambienti sono l’area carsica dei monti a sud-ovest di Campochiaro, dove si aprono le enormi grotte di Pozzo della Neve (lunghe 7 km e profonde 1048 m) e Cul di Bove (lunga 3 km e profonda 913 m), e i canaloni del monte Mutria (1823 m), tra cui spicca quello del Cusano, con le pareti ripide e coperte di faggi. In estate sono numerose le possibilità di escursioni, anche guidate (su prenotazione) lungo 7 sentieri diversi: i più brevi sono il Sentiero del Cervo presso Campochiaro, attorno a un’area faunistica per la tutela dei cervi, e il Sentiero natura San Nicola, dal Centro visite verso le gole del Quirino; una delle più impegnative è quella che conduce al Mutria.
Musei e monumenti
Castello dei Maginulfo

Castello dei Maginulfo

Chiamato anche Rocca Magenula, il castello dei Maginulfo diede origine e nome a Roccamandolfi. Più precisamente, è ciò che rimane di quel complesso architettonico: un insieme di rovine imponenti dal fascino romantico, a coronamento di una rupe che si solleva fino a 1080 metri di quota. Il castello venne fondato nel X secolo dai longobardi Maginulfo, ma l’impianto originario fu modificato dai Normanni, che lo ampliarono facendone uno dei castelli più celebri e robusti della regione: anche per questa ragione, alla fine del XII secolo, il Castello dei Maginulfo divenne particolarmente inviso ai nuovi sovrani svevi, che intendevano ridurre il potere dei nobili locali e prendere il controllo dei loro feudi. Attorno al 1195 fu assediato una prima volta da Enrico VI per stanare il ribelle Ruggero di Mandra, conte di Molise che qui aveva trovato rifugio. Nel 1220 fu l’imperatore Federico II in persona a ordinarne la distruzione, ma anche il nuovo conte Tommaso da Celano si rifiutò di obbedire e si asserragliò all’interno, tenendo in scacco le armate del potente nemico. Solo nel 1223 l’imperatore ebbe la meglio: i suoi uomini si accanirono allora sulle robuste mura e sulle 5 torri difensive del castello, una delle quali era più alta e possente delle altre, e ne devastarono l’interno, a partire dal piano con le abitazioni dei conti, del quale non resta traccia. Dalle rovine si comprende come l’impianto seguisse la morfologia della rupe, con l’ingresso preceduto da una rampa e le mura del lato nord affacciate su uno strapiombo.
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