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Piazza della Vittoria

Piazza della Vittoria

Se la piazza della Vittoria di Lodi è considerata una delle piazze più belle d’Italia, il merito è solo in parte della cattedrale di S. Maria Assunta e del palazzo del Broletto, i due monumenti che si tengono compagnia sul lato nord-occidentale e che pure meritano la massima attenzione. Il fascino di questo spazio, che molti chiamano tuttora piazza Maggiore, come nei secoli passati, nasce soprattutto dai portici medievali che la avvolgono completamente su 3 lati e parzialmente sul quarto, dove si interrompono solo per lasciare spazio al Duomo. Offrono riparo dalla pioggia ma anche dal sole, regalando alla piazza un’atmosfera accogliente e familiare. Le irregolarità nell’ampiezza e nell’altezza delle arcate, così lievi da non spezzare l’omogeneità della piazza, evitano il rischio di monumentalismi, e anche le facciate degli edifici offrono la stessa sensazione di coerenza senza monotonia. Quasi tutte le case replicano infatti la stessa struttura, con l’eccezione delle dimore delle famiglie più abbienti, su tutte palazzo Vistarini, riconoscibile dall’aspetto gotico all’angolo con corso Vittorio Emanuele II. In genere, le facciate degli altri edifici presentano solo leggere differenze nell’altezza e nella larghezza. Quest’ultima è spesso ridotta ai minimi termini, come accadeva in età medievale per via dell’uso del “lotto gotico”: si trattava di una suddivisione del terreno in appezzamenti stretti e lunghi, ideale per ottimizzare lo spazio sui lati delle piazze. Le case che rispettano questa antica struttura hanno un magazzino sotterraneo, l’abitazione al piano soprelevato e una bottega al piano terra, con un affaccio ristrettissimo sul portico. A proposito di botteghe e commerci: in piazza della Vittoria, ogni martedì e giovedì mattina si tiene il mercato.
Tempio civico della Beata Vergine dell’Incoronata

Tempio civico della Beata Vergine dell’Incoronata

Il Tempio civico della Beata Vergine dell’Incoronata, o più semplicemente santuario dell’Incoronata, è uno di quei rari monumenti che da soli valgono il viaggio in una città. Capolavoro del Rinascimento lombardo, all’interno dà le vertigini con la sua pianta ottagonale, le perfette simmetrie tra i nicchioni che si aprono su ciascun lato, la luce che piove dall’alto esaltando pareti interamente ricoperte da affreschi, dorature sfolgoranti e fittissime decorazioni che si inseguono verticalmente fino a raggiungere l’ordine superiore. L’edificio fu ideato nel 1488-89 da Giovanni Battagio da Lodi, un allievo di Bramante, che si ispirò alle teorie del maestro nella scelta della pianta centrale. Poi Battagio fu sostituito da Gian Giacomo Dolcebuono, mentre a occuparsi di realizzare affreschi, lesene e pale d’altare furono dapprima Giovanni e Matteo Della Chiesa e Ambrogio Bergognone, autore delle splendide tavole della cappella di S. Paolo; poi subentrò la bottega della famiglia Piazza, in particolare Callisto, il più talentuoso di questa dinastia di pittori, che a partire dal 1529 lavorò al tempio per una trentina d’anni… Ma ancora la decorazione non era finita, visto che qui, alla fine del ’600, lasciò opere importanti anche il Legnanino. L’appellativo di “tempio civico”, insolito per una chiesa, si spiega con l’origine di questo luogo di culto, che venne finanziato dal Comune di Lodi anziché dal vescovado o da privati cittadini. Venne costruito dove in precedenza si trovavano bordelli e case di prostitute, in onore di una Madonna affrescata all’esterno di un postribolo e considerata miracolosa. La zona era già fittamente edificata e ancora oggi il grande tiburio ottagonale della chiesa appare un po’ fuori scala: per ammirarlo in tutta la sua imponenza conviene entrare nel chiostro dell’Accademia di Musica e Danza Franchino Gaffurio di via Solferino, attiva da oltre un secolo. Nei sotterranei del tempio civico ha invece sede il Museo del Tesoro del Tempio dell’Incoronata.
S. Francesco

S. Francesco

La chiesa di S. Francesco di Lodi ha qualcosa di insolito, lo si coglie già osservando quella sua facciata “a vento”, ossia più alta e sporgente rispetto all’edificio retrostante, rimasta incompiuta nella parte alta. Sui lati le 2 bifore si aprono sul cielo, in alto la struttura termina in modo brusco all’altezza del grande rosone, risultando sproporzionata eppure, a suo modo, armoniosa. Gli interni, intrisi di spiritualità medievale, testimoniano la fase di passaggio dallo stile romanico alla prima stagione del gotico. La chiesa venne infatti costruita a partire dal 1280 circa, dopo il ritorno a Lodi dei frati francescani che erano stati scacciati per attriti con la politica ghibellina della città. A riammetterli fu il vescovo Bongiovanni Fissiraga e un altro Fissiraga, Antonio, fu il grande finanziatore della chiesa. La sua tomba si trova nel transetto destro, tra meravigliosi affreschi risalenti all’epoca della sua morte (1327): l’autore delle pitture, ignoto, è stato chiamato Maestro della Tomba Fissiraga. Altri affreschi considerati di notevole qualità decorano la cappella Bononi, nel transetto destro, opera di Francesco Carminati (1530 circa) e nella cappella di S. Bernardino da Siena (sesta campata a destra), di Gian Giacomo da Lodi (1474). Non serve certo essere conoscitori d’arte per restare incantati dagli affreschi votivi realizzati fra ’300 e ’400 sui pilastri che scandiscono le navate, bassi e massicci. La Madonna sul secondo pilone destro affascinò anche Ada Negri, che la cantò nelle sue poesie: non a caso la scrittrice lodigiana, prima e unica donna a essere ammessa all’Accademia d’Italia, è sepolta proprio in questa chiesa, nella navata sinistra. L’ex convento adiacente alla chiesa è invece parte del complesso del Collegio di S. Francesco, che dalla fine dell’800 accoglie anche il Museo di Scienze naturali di Lodi.
Cattedrale di S. Maria Assunta

Cattedrale di S. Maria Assunta

Con la sua facciata imponente il Duomo di Lodi, ufficialmente cattedrale di S. Maria Assunta, domina piazza della Vittoria fin dal XII-XIII secolo. Venne infatti costruito a partire dal 1160 circa in stile romanico mescolando la tradizione lombarda e quella emiliana, come spesso accadeva nella Pianura padana. E infatti le sculture del portale maggiore, terminate nel ’200, sono di maestranze piacentine: sugli stipiti, osservate la malinconica Eva che insieme ad Adamo sembra incamminarsi per entrare in chiesa… Sono invece cinquecenteschi il campanile, ricostruito dopo un incendio, il rosone e le bifore con timpano. Varcata la soglia, ci si ritrova in un vasto ambiente a 3 navate reso ancora più solenne dall’aspetto spoglio. Attorno al 1960, infatti, il Duomo è stato riportato al presunto aspetto originario eliminando le aggiunte decorative dei secoli successivi, aggiungendo invece il mosaico dell’abside centrale, opera di Aligi Sassu. Sono però sopravvissuti l’affresco tardogotico del “Giudizio universale”, con i suoi diavoli torturatori, e le opere d’arte dei maestri della scuola pittorica lodigiana, protagonisti del Rinascimento lombardo, su tutti Callisto Piazza. Si aggiungono dipinti manieristi di Giulio Cesare Procaccini e del Malosso, ma vale la pena concentrarsi sulle tarsie rinascimentali di frate Giovanni da Verona inserite nel coro ligneo, dietro l’altare, e poi aggirarsi in cerca dei resti degli affreschi votivi tre-quattrocenteschi e dei bassorilievi medievali che qua e là ornano la cattedrale: imperdibile quello dell’“Ultima cena”, tardoromanico, in cui la tavola imbandita appare rovesciata verso lo spettatore. La caccia a questi piccoli tesori non può dirsi completa finché non si individua la statua del patrono san Bassiano in rame dorato (1284), originariamente collocata in facciata, sopra il rosone (un aiutino: sta su uno dei pilastri sulla sinistra della navata). A proposito di san Bassiano, le sue reliquie si trovano nella cripta, insieme a un gruppo ligneo della Pietà (XV secolo). E a proposito di tesori, quello di san Bassiano si trova nel Museo diocesano di Arte sacra allestito nel Palazzo vescovile, cui si accede dal termine della navata destra.
Val Trebbia

Val Trebbia

Il territorio della Val Trebbia, comprende ben 3 regioni: Liguria Lombardia ed Emilia Romagna. Il fiume Trebbia, da cui prende il nome la valle di rara bellezza paesaggistica e in alcuni tratti ancora molto selvaggia, nasce in provincia di Genova, dal Monte Prelà. La zona tra l’Appennino ligure ed emiliano è indubbiamente quella più affascinante, dove il fiume, lungo 110 km, forma le sue caratteristiche “anse”: profonde gole scavate dall’acqua nel corso dei millenni. E proprio a proposito delle anse del Trebbia, spettacolare la vista che se ne gode dalla terrazza panoramica a Brugnello, “Il paese degli artisti”: così detto perché strade e case furono ristrutturate, appunto, da numerosi artisti che poi lo abitarono. Ma il fiore all’occhiello della Val Trebbia è indubbiamente Bobbio, con il suo centro medioevale. Da vedere qui, l’abbazia di San Colombano, la cui fondazione risale al 614 d. C, poi ricostruita tra il XV e il XVI secolo: splendidi i chiostri. Infine una menzione al Ponte Gobbo o “del Diavolo”: secondo la ricercatrice Carla Glori sarebbe quello ritratto alle spalle della Gioconda di Leonardo da Vinci. Degni di menzione sono poi il borgo di Rivalta, con il suo castello che ospitò la sorella della Regina Elisabetta e i piccoli villaggi di cui sono puntellate le colline piacentine: tra gli altri, segnaliamo Ottone, con il suo Mulino dei Principi e Cerignale, sempre medioevale, circondato da boschi e sorgenti di rara bellezza.
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