Salta il menu

Esplora l’Italia nella stagione più calda e luminosa, pianificando le tue vacanze in una delle tante mete estive

Dove andare in estate in Italia? Divertimento e relax? Spiagge assolate o cucuzzoli silenziosi? L’estate in Italia è più che una stagione: è uno stile di vita. Goditi le città deserte alle 2 del pomeriggio e i tramonti in riva al mare. Ascolta il rumore dei vacanzieri seduti ai tavoli dei ristoranti e perditi in lunghissime passeggiate notturne. La bella stagione in Italia è foriera di gioia infinita, che amiate l’alta montagna o fare lunghi bagni in acque tra le più limpide al mondo. Sarà comunque indimenticabile.
ESTATE - Tra milioni di esperienze 2097 risultati di ricerca
Musei e monumenti

Corso Venezia

Una delle strade più esclusive di Milano è quella che collega piazza S. Babila, alle spalle del Duomo, a corso Buenos Aires, arteria dello shopping nella zona nord orientale della città. Stiamo parlando di corso Venezia, un viale lungo poco più di 1 km, fiancheggiato da palazzi illustri e da varie istituzioni di interesse culturale: nell’800 lo chiamavano “via delle carrozze”, perché qui abitavano aristocratici e ricchi imprenditori abituati a muoversi a bordo delle “fuoriserie” dell’epoca. Corso Venezia ricalca quasi perfettamente l’antico corso di Porta Orientale, che dal centro raggiungeva l’omonima porta nei bastioni secenteschi della città. Siamo in un luogo di manzoniana memoria: è proprio da qui che Renzo Tramaglino abbandona Milano verso Bergamo e poi vi fa ritorno, arrivando da Monza. I bastioni sono stati abbattuti e della Porta Orientale, diventata poi Porta Venezia, restano soltanto i caselli daziari, rifatti nell’800 in stile neoclassico. Partendo proprio dai caselli, dove oggi si trova la fermata Porta Venezia della metropolitana M1, in breve si raggiunge il Museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati, con straordinari reperti etruschi. Sul lato opposto del corso verdeggiano i giardini Indro Montanelli, primo parco pubblico di Milano, aperto nel ’700 sotto la dominazione austriaca: per i milanesi, al di là dell’intitolazione al celebre giornalista, rimangono i “giardini di via Palestro”, dal nome della traversa che li delimita a sud. All’interno del parco si trovano l’eclettico Museo civico di Storia naturale (fondato nel 1838) e il Civico Planetario Ulrico Hoepli costruito da Piero Portaluppi nel 1930. Sempre di Portaluppi è, di fronte ai giardini, il grandioso palazzo della società Buonarroti-Carpaccio-Giotto, il cui arco monumentale segna l’ingresso al vicino Quadrilatero del Silenzio. Proseguendo verso il centro, lungo corso Venezia si susseguono facciate di palazzi signorili, come lo splendido palazzo Castiglioni, manifesto del Liberty milanese, il neoclassico palazzo Bovara in cui alloggiò anche Stendhal, o il grandioso palazzo Serbelloni che ospitò tra gli altri Napoleone e Giuseppina di Beauharnais. Più avanti spicca la facciata rinascimentale di casa Fontana-Silvestri, una delle poche sopravvissute a Milano, che secondo la tradizione fu affrescata da Bramante. Sul lato opposto del corso, un imponente portone barocco conduce al complesso cinque-secentesco dell’ex Seminario arcivescovile, che oggi ospita un hotel e dei locali di lusso. Pochi passi ancora ci separano da piazza S. Babila, con la sua antica basilica e la torre Snia-Viscosa, costruita nel 1937: fu il primo grattacielo di Milano.
Teatro
Teatro Regio - Torino

Teatro Regio di Torino

Il Teatro Regio affaccia su piazza Castello, in un’area dall’elevato tasso di storicità, circondato dal palazzo Madama e dal complesso dei Musei Reali, a cui è collegato tramite l’Armeria reale e l’antico palazzo delle Segreterie (oggi Prefettura). Principale teatro lirico di Torino, venne commissionato da Carlo Emanuele III di Savoia e inaugurato nel 1740, acquisendo subito notevole considerazione internazionale e diventando una delle tappe del Grand Tour. Dell’edificio originario si conserva la sobria facciata, unica struttura sopravvissuta al devastante incendio del 1936: la ricostruzione venne affidata all’architetto torinese Carlo Mollino, che progettò un’architettura caratterizzata da una rilettura in chiave moderna degli stilemi barocchi, basata sulla riproposizione di linee curve e sinuosità, evidente nella planimetria e nella copertura. Dotato di una nuova e innovativa veste, il teatro riaprì nel 1973: da allora si è costantemente riconfermato come polo artistico di primo piano. Monumentale la cancellata d’ingresso, chiamata “Odissea musicale”. L’opera fu commissionata nel 1994 a Umberto Mastroianni per preservare l’atrio delle Carrozze del teatro da eventuali vandalismi o usi non opportuni. Il cancello, in bronzo, è composto da due pannelli scorrevoli lunghi 12 metri e alti poco meno di 4, incorniciati da bassorilievi e tre gruppi di sculture che raffigurano la Danza, la Tragedia e la Commedia.
Chiesa di S. Marco

Chiesa di S. Marco

Una facciata arancio e un leone bianco che vi guarda fiero dall’alto: siete a Rovereto, di fronte alla chiesa di S. Marco. Si tratta di uno degli edifici religiosi più importanti e antichi di tutta Rovereto. Sulla facciata spicca un grande bassorilievo in pietra raffigurante il leone di S. Marco, risalente alla seconda metà del XV secolo. A quel tempo Rovereto era sotto la dominazione della Repubblica di Venezia, per questo la chiesa fu costruita in onore del patrono della città. La facciata fu danneggiata gravemente durante la prima guerra mondiale e riparata nel 1919 con il contributo del governo italiano. Quella che si vede oggi, infatti, con un aspetto minimale e pulito, costruita secondo i canoni neoclassici, è frutto di un restauro, deciso con un voto stile barocco, con un’ampia navata centrale con 3 cappelle sul lato sinistro, decorate con affreschi di Luigi Cavenaghi, stucchi dorati di Pietro Calori e 9 altari marmorei del ‘700. L'altare principale fu realizzato nel 1603 e rifatto nel 1724 da Giuseppe Antonio Schiavi di Verona. Sopra il presbiterio si trova l’affresco raffigurante la consacrazione della città di Rovereto a Maria Ausiliatrice. Il tabernacolo del 1760 è opera di Antonio Giuseppe Sartori. Sul parapetto della cantoria c’è invece l’organo del XVI secolo, in stile rococò, con 3 campate di canne a piramide, usato dal giovane Mozart durante la sua visita a Rovereto nel 1769. popolare ed eseguito nel 1950 su un progetto dell’architetto Mario Kiniger di Rovereto. L’interno della chiesa, invece, è più ricco, in pieno stile barocco, con un’ampia navata centrale con 3 cappelle sul lato sinistro, decorate con affreschi di Luigi Cavenaghi, stucchi dorati di Pietro Calori e 9 altari marmorei del ‘700. L'altare principale fu realizzato nel 1603 e rifatto nel 1724 da Giuseppe Antonio Schiavi di Verona. Sopra il presbiterio si trova l’affresco raffigurante la consacrazione della città di Rovereto a Maria Ausiliatrice. Il tabernacolo del 1760 è opera di Antonio Giuseppe Sartori. Sul parapetto della cantoria c’è invece l’organo del XVI secolo, in stile rococò, con 3 campate di canne a piramide, usato dal giovane Mozart durante la sua visita a Rovereto nel 1769.
Teatro Filarmonico

Teatro Filarmonico

3 ordini di palchi sovrapposti, ognuno con una decorazione dorata differente, una balconata, una galleria e una vasta platea: il Teatro Filarmonico di Verona è il principale teatro d'opera della città, ma ospita spettacoli di generi diversi. La stagione musicale si apre tradizionalmente con il Settembre dell'Accademia, una rassegna sinfonica dell'Accademia filarmonica di Verona, che ospita orchestre, direttori e solisti di fama internazionale. Dal mese di ottobre, poi, seguono le stagioni di opera, balletto e sinfonica della Fondazione Arena di Verona, che usa il Teatro Filarmonico come sede della stagione lirica invernale. Il teatro è di proprietà dell'Accademia filarmonica di Verona, la più antica accademia musicale europea, le cui prime notizie risalgono al 1543. All’inizio del ‘700 la città non aveva un teatro lirico, così si decise di costruirne uno. Il marchese Scipione Maffei presentò la richiesta al Senato veneto. Fu quindi chiamato l'architetto teatrale al tempo più celebre, Francesco Galli da Bibbiena e i lavori iniziarono nel 1716. Per realizzarlo, arrivarono incisori e pittori da tutta Europa. Ci vollero 13 anni per terminarlo, ma il risultato fu uno degli edifici teatrali più moderni e innovativi dell’epoca. La sera del 6 gennaio 1732 fu inaugurato, con il dramma pastorale “La Fida Ninfa” di Antonio Vivaldi, su libretto di Scipione Maffei. Il teatro fu distrutto 2 volte: da un incendio nel 1749 e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale nel 1945. L'architettura originaria del teatro, quindi, è andata persa. La struttura attuale è il risultato della ristrutturazione avvenuta dopo il secondo conflitto mondiale, che ha permesso di recuperare gli elementi principali del Bibbiena. La sala Maffeiana è l’unica parte intatta dell’originario Teatro Filarmonico. È in questa celebre sala che il 5 gennaio 1770 si esibì Wolfgang Amadeus Mozart, in un concerto memorabile. Tra il 1777 e il 1779, la sala fu abbellita con l'affresco e le decorazioni del pittore bolognese Filippo Maccari (1725-1800) e, nell'800, furono aggiunti il pavimento in legno e il lampadario. Originariamente si chiamava "Gran Sala", per poi cambiare nome in onore di Scipione Maffei, per merito del quale venne costruito il teatro.
Ops! C'è stato un problema con la condivisione. Accetta i cookie di profilazione per condividere la pagina.