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Quando si tratta di una vacanza in famiglia, mare o montagna che sia, l’importante è scegliere una destinazione che possa accontentare tutti. E l’Italia, con la sua abbondanza di attrazioni e divertimenti, è in grado di soddisfare tutti, regalando emozioni senza eguali da 0 a 99 anni.

Viaggi in famiglia 240 risultati di ricerca
Natura
Parco Nazionale del Vesuvio, Campania

Parco Nazionale del Vesuvio

Il Parco Nazionale del Vesuvio, terra di fuoco e di rinascita Il Parco nazionale del Vesuvio tutela il territorio dell’unico vulcano attivo dell'Europa continentale, simbolo della città di Napoli. Un’ascesa lungo le sue pendici, tra profumo di ginestre e odore di zolfo, regala l’emozione di affacciarsi sul cratere del Gran Cono, in un paesaggio caratterizzato dalle formazioni geologiche modellate dall’ultima eruzione del 1944. Un territorio unico, ricco dei tesori archeologici di Pompei ed Ercolano, e dei frutti di una terra straordinariamente fertile. Una spettacolare caldera con un cono attivo Visitare il Parco Nazionale del Vesuvio consente di fare una passeggiata nella storia di almeno due milioni di anni. La grande caldera del Somma rappresenta quello che resta di un antico vulcano di trecentomila anni fa e al suo interno si trova il Gran Cono del Vesuvio (1281 metri), dalla tipica forma a cono tronco, con un diametro di 450 metri e una profondità di 300 metri. Al suo interno sono presenti piccole fumarole che rivelano il suo stato di “riposo attivo”. Lungo il sentiero numero 5 tracciato sulle ceneri e i lapilli dell’ultima eruzione, quella del 1944, si può ammirare l’interno del cratere. Conquistata la cima, si viene ripagati dalla grandiosa vista sul golfo e sulla città di Napoli. In tutto i sentieri sono 11. Il numero 9 consente di osservare come la vegetazione stia riprendendo possesso del territorio sulle colate laviche del Novecento, avvenute nel 1906, nel 1929 e nel 1944. Come le piante pioniere hanno il meglio sulla lava Malgrado il susseguirsi di eruzioni, le pendici del Vesuvio sono ricoperte di una fitta vegetazione che si è riformata sulle colate laviche per il fenomeno della “successione ecologica”: quando la lava si raffredda, i primi a colonizzarla sono licheni e muschi, le specie cosiddette pioniere, organismi molto resistenti che formano un primo substrato organico sul quale possono iniziare a svilupparsi organismi più complessi come le felci o alcune graminacee che creano a loro volta uno strato per vegetali con apparati radicali più complessi. Oggi sulle zone interessate dalle eruzioni più recenti si può osservare un lichene grigio e filamentoso (Stereocaulon vesuvianum) che prepara il terreno per altre piante, mentre colate più antiche presentano specie arbustive come l’elicriso, il cisto, l’artemisia e la valeriana rossa. Lo step successivo è quello delle ginestre, di cui si vedono ampie estensioni che in primavera colorano di giallo il Vesuvio. I diversi stadi della “successione ecologica” si possono osservare bene lungo il sentiero numero 3, dove a tratti di lava ancora nuda sono affiancate zone colonizzate da licheni, alternate a ginestreti e boschi di leccio. Cosa visitare nel Parco nazionale del Vesuvio Dopo le escursioni al cratere, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio si può visitare il Museo del Parco nel comune di Boscoreale, dove sono esposti plastici che consentono di visualizzare l’evoluzione del vulcano, materiali che illustrano le peculiarità del suolo e della biodiversità, così come il racconto della complessa interazione tra le popolazioni umane e l’ambiente vulcanico. A Boscoreale c’è un museo archeologico, l’Antiquarium, per conoscere il territorio del Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C. che interessò Pompei e Ercolano. In quest’ultima località sorge il primo Osservatorio vulcanologico del mondo, creato nell’Ottocento per le prime ricerche e misurazioni sull’attività sismica, con gli strumenti originali. Tra i comuni sulle pendici del Vesuvio, può essere interessante visitare Borgo Casamale a Somma Vesuviana, l’unico quartiere medievale rimasto in zona, Terzigno, zona di lavorazione della pietra lavica, dov’è stato inaugurato un museo con i reperti archeologici di diverse ville romane, mentre a Torre del Greco si va a visitare Villa le Ginestre, dove fu ospitato il poeta Giacomo Leopardi. I buoni prodotti di una terra fertilissima Il Lacryma Christi è un vino DOC bianco e rosso prodotto con vari vitigni coltivati alle pendici del Vesuvio, la cui gradevolezza era nota sin dai tempi degli antichi romani. Anche le albicocche, di cui nell’area si coltivano circa 40 varietà, sono conosciute per essere dolci e saporite, e il segreto sta sempre nei terreni vulcanici, ricchi di minerali, in particolare di potassio. Lo stesso si può dire della ciliegia del Monte, dai frutti giallo-rosati e dalla polpa chiara e soda e dell’uva catalanesca, chiamata così perché importata dalla Catalogna da Alfonso di Aragona nel Quattrocento, che ha la caratteristica di rimanere integra sulla pianta fino a Natale. Non si può lasciare il parco senza aver assaggiato (o acquistato) i pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP, raccolti a grappoli: appesi in luoghi ben asciutti possono durare anche 7-8 mesi, dall’estate fino alla primavera successiva, conservando il loro sapore intenso che deriva da un’alta concentrazione di zuccheri e dalla ricchezza di acidi organici. A rendere il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio uno dei luoghi più affascinanti e tra i più visitati al mondo è un mix di ricchezze naturalistiche, paesaggi mozzafiato, coltivazioni secolari, tradizioni popolari e molto altro ancora.
Divertimento
Edenlandia, Campania - Photo by Matteoandreozzi99, CC BY-SA 4.0,  via Wikimedia Commons

Edenlandia

Edenlandia: nel più antico parco tematico d’Europa Pioniere assoluto del genere in Italia, il parco divertimenti di Napoli ha visto cominciare i lavori della sua costruzione nel 1937, dunque prima di quello che generalmente viene considerato l’apripista dei parchi divertimento, e cioè Disneyland, che aprì i battenti quasi vent’anni dopo, nel 1955, ad Anaheim, nella periferia di Los Angeles. Lo stesso brand internazionale, spedì in Italia negli anni 70 il suo regalo inaugurale: si tratta della giostra di Dumbo diventata famosa con il nome di Jumb. In realtà, però, il primato di Edenlandia non è del tutto incontrovertibile, visto che di fatto la struttura venne di fatto inaugurata nel 1965 e, anche dopo l’apertura, il parco divertimenti, che si trova nel quartiere di Fuorigrotta, ha subito negli anni numerosi stop. Torniamo al parco di oggi, però, e alle sue proposte: tra giostre, spettacoli, attrazioni, feste a tema e concerti musicali, le possibilità per trascorrere ore di pura evasione sono infinite. Tra l’altro buona parte delle attrazioni è stata rinnovata in chiave 4.0, potenziandone le caratteristiche adrenaliniche e le esperienze virtuali immersive: scommettiamo che non rimarrete delusi Benvenuti nel primo e unico Food and Leisure Park italiano Grande spazio è riservato alle aree food, dove troverete i sapori tipici locali, rendendo l’esperienza campana il più completa possibile. Dovete solo decidere se volete cominciare da pizze, sfogliatelle e babà, per poi dilettarvi con il vostro itinerario goloso tra punti vendita di street food, corner di granite e spremute, rosticcerie e perfino una steak house. Non fatevi prendere da preoccupazioni “caloriche”: siete nell’unico Food and Leisure Park del nostro Paese. Alla dieta penserete domani! Da dove nasce l’idea originaria Edenlandia, come si intuisce dalla data di inizio dei lavori, è parte di un progetto che risale all’epoca fascista, legato alla Mostra d’Oltremare che è ancora oggi una delle principali sedi fieristiche italiane e la maggiore del Mezzogiorno. Per questa idea fu scelta Napoli per via della sua posizione centrale nel Mediterraneo e perché faceva parte di un ampio programma voluto da Benito Mussolini per rilanciare il territorio. Prima della nascita di questo parco, nella stessa area, all’interno della villa comunale della città, si trovava un minuscolo Luna Park. I bambini di allora potevano giocare con trenino, autoscontro, autopista, montagne russe, dischi volanti e ruota panoramica. Edenlandia, un paradiso per tutti Il nome è stato scelto pensando a un luogo adatto a tutti, un piccolo paradiso: appunto, Edenlandia. Se decidete di trascorrere qualche giorno da queste parti, approfittate della vicinanza della Mostra D’Oltremare e dello Stadio Diego Armando Maradona: meritano entrambi una visita.
Arte & Cultura

Riardo

Il castello di Riardo e le sorgenti effervescenti Tra i borghi più incantevoli dell’Alto Casertano, tappa importante sul percorso della Via Francigena del Sud, Riardo è un piccolo comune di montagna sul versante settentrionale dei Monti Trebulani, dominato da un imponente castello longobardo. L’acqua, legata a filo doppio ai destini del paese fin dall’antichità, giustificherebbe da sola una visita qui: Riardo era infatti una località già nota in epoca romana per le sue acque naturalmente effervescenti, citate e apprezzate da Vitruvio e da Plinio il Vecchio. Dal finestrone del maniero Principale attrazione e straordinario punto panoramico del paese, il Castello di Riardo si erge sulla collina che domina la piana del Savone, il torrente che nasce dal vulcano estinto di Roccamonfina. Durante i lavori di restauro, è stata rinvenuta vicino all’ingresso una pietra con una data: 1122, ma le origini del castello risalgono a prima, più probabilmente al IX secolo, quando la dinastia di origine longobarda dei Castaldei decise di costruire da queste parti una delle tante fortezze difensive della Contea di Capua. L’edificio fu poi ampliato due secoli più tardi, in epoca normanna. L’aspetto architettonico più suggestivo, punto di forza del castello, resta l’enorme finestrone arcuato che consente di ammirare la vista mozzafiato della pianura sottostante che si stende fino a toccare il mare: non perdetevela. Un altro dettaglio singolare è la torre maestra con i muri cavi, all’interno quali sono state ricavate le scale per raggiungere il mastio. Una passerella attraversa i giardini sul versante Nord e permette di ammirare, anche oltre le mura di cinta, un panorama altrettanto spettacolare. C’erano una volta tre riardesi Proprio nel castello di Riardo è ambientato un aneddoto storico gustoso, che la gente del posto tramanda con orgoglio di padre in figlio: l’episodio avrebbe avuto luogo nel 1463, nei giorni in cui il re Ferrante d’Aragona assediava Riardo e il suo castello perché il suo giovane feudatario, il barone Antonio Cristoforo Gaetani, aveva parteggiato per gli angioini contro la sua ascesa al trono del regno di Napoli. I riardesi si difesero fieramente ma dopo alcuni giorni capitolarono. Tutti tranne tre di loro che, asserragliati nel castello, continuavano a scagliare massi decimando le truppe reali. L’aneddoto narra che il sovrano, per risparmiare tempo e perdite umane, volle scendere a patti con gli indomiti resistenti promettendo loro, in cambio della resa, la salvezza e una somma ingente di denaro. Non fidandosi delle sue parole, i tre ribelli, che da soli avevano tenuto in scacco un intero esercito, beffarono anche il re, prelevando con destrezza il denaro e dileguandosi attraverso un passaggio segreto. Tra monumenti e luoghi sacri Tra gli edifici storici di Riardo che meritano una visita c’è Santa Maria a Salice, chiesa madre del paese che custodisce la statua della Madonna della Stella, di scuola napoletana e la statua lignea di Sant’Antonio Abate, donata dalla duchessa Elena Aldobrandini ai riardini in occasione della peste del 1656; sotto le arcate gotico-romaniche della chiesa oggi intitolata a San Leonardo, dal portale in stile gotico catalano, si possono invece ammirare i resti di una serie pregevole di affreschi trecenteschi. Un’altra tappa importante tra i luoghi di culto di Riardo è il Santuario della Madonna della Stella, che è stato realizzato nel decennio 1952-1962 per ampliare l’antica cappella risalente alla seconda metà del primo millennio d.C., che ancora custodisce affreschi medievali di scuola campana. Alle sorgenti di un tesoro liquido “Sunt nonnullae acidae venae fontium”, qui si trovano alcune delle fonti di acqua acidula, scriveva Vitruvio più di duemila anni fa, alludendo al fatto che la più grande ricchezza di Riardo si cela nelle sue falde acquifere, in cui scorrono le acque naturalmente effervescenti che ancora oggi vengono imbottigliate all’interno dello stabilimento Ferrarelle. La qualità naturalmente frizzante che le ha rese così popolari si deve al fatto che esse sgorgano tra le rocce di natura vulcanica del Roccamonfina, dal cratere ormai inattivo. Una combinazione naturale e paesaggistica così particolare che il Parco delle sorgenti Ferrarelle da cui queste acque scaturiscono è dal 2011 Patrimonio del Fai, il Fondo Ambiente Italiano: 135 ettari di verde incontaminato e ancora poco battuto dal turismo di massa, che è possibile visitare grazie a un progetto di valorizzazione del territorio che ha messo a dimora colture storiche, piantumato migliaia di alberi e restaurato un’antica masseria. Cogli la prima mela E se ancora vi serve un motivo per visitare Riardo, le sue campagne si trovano nell’area di produzione della mela annurca campana IGP, detta anche “regina delle mele”, una delle varietà più note ed apprezzate, perla tra le delizie dell’enogastronomia locale, la cui produzione è caratterizzata da una maturazione a terra nei cosiddetti “melai”: altamente nutriente e ricca di vitamine, minerali e fibre, è particolarmente adatta ai bambini e agli anziani. Per saperne di più https://mediovolturno.guideslow.it/localita/riardo/
Arte & Cultura

Sessa Aurunca

Sessa Aurunca, viaggio nel tempo lungo l’asse Sud della Via Francigena Sessa Aurunca, città campana in provincia di Caserta molto vicina al confine col Lazio, è un autentico scrigno di monumenti e scorci naturalistici da scoprire. Tappa d’obbligo per i pellegrini in viaggio lungo la via Francigena campana, è ancora oggi un luogo mistico e ricco di fascino. La cattedrale di Sessa Aurunca, gioiello del romanico campano Partite proprio da qui, dal cuore della cittadina campana, e cioè dal suo duomo, che sorge in pieno centro storico, lungo il tracciato meridionale della via Francigena. Dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo, la cattedrale è una delle opere più importanti dell'architettura romanica campana, meta da secoli di pellegrinaggio. Edificata nel 1103 su un edificio sacro, probabilmente pagano, è rimasta integra nonostante una ristrutturazione settecentesca e numerosi interventi per salvaguardarla dall’usura e dai danni causati da una serie di terremoti. L’edificio è stato da poco restaurato e riportato al suo impianto originale. Dal pavimento al pulpito, la meraviglia dei mosaici L’imponente facciata è parzialmente coperta da un portico riccamente decorato con arcate sostenute da colonne e pilastri, dove si alternano, tra statue e bassorilievi, figure misteriose e mitologiche, scene che rievocano la vita di San Pietro e dell'Antico e del Nuovo Testamento. Suddiviso in tre navate, l’interno merita particolare attenzione per il sorprendente pavimento a mosaico, che riveste con fantasie moresche l’intera navata centrale. Anche il pulpito è decorato da un fine mosaico che alterna vivaci raffigurazioni di animali a motivi geometrici. Il teatro romano e il mistero del criptoportico Visitare Sessa Aurunca è come fare un viaggio in una capsula del tempo: dalle architetture romaniche della sua cattedrale agli spettacolari marmi colorati del grande teatro romano, riportato alla luce solo nel 2003 e straordinariamente ben conservato, il passo è breve. Eretto nel I secolo dopo Cristo, sfruttando la pendenza naturale di una collina, con la sua capienza di 7.000 spettatori, è il secondo teatro romano più grande della Campania, dopo quello di Napoli, che però giace quasi del tutto nascosto sotto le case della città. Accanto al teatro, si trova un criptoportico, cioè un corridoio coperto, risalente a un’età di poco successiva. Non è ancora chiaro quale fosse la sua destinazione, forse veniva usato dagli attori per spostarsi da un luogo all'altro, anche se le numerose iscrizioni in greco e latino sulle sue pareti, che includono anche alcuni versi virgiliani, lasciano supporre che sia stato utilizzato come scuola o come ginnasio. Il castello ducale: un “bigino” della storia della città Il castello ducale di Sessa Aurunca racconta e sintetizza, nella sua straordinaria stratificazione di epoche e strutture, la storia e le dominazioni della città. Per farvene un’idea, al suo interno potrete visitare la biblioteca, ma soprattutto le sale del Museo civico archeologico, che conserva molte testimonianze del passaggio delle dinastie che si sono succedute nei secoli, dai longobardi ai normanni, dagli angioini agli aragonesi, insieme ad alcuni reperti archeologici rinvenuti sui fondali del mare del Golfo di Gaeta, tra cui segnaliamo la celebre statua di Matidia minore, domina locale di spicco e potere in epoca romana. Borgo Valogno, da paesino fantasma a galleria a cielo aperto Non perdete il piccolo borgo di Valogno, a 390 metri di altezza e a pochi chilometri da Sessa Aurunca: questa frazione di poco più di 90 anime, che si stava gradualmente spopolando, ha scongiurato il destino che rischiava di renderla una città fantasma trasformandosi in una galleria d’arte a cielo aperto: le sue strade, i muri e i cortili da qualche anno ospitano opere di street art e installazioni di artisti, richiamati qui dalla call to action dell’Associazione culturale Il Risveglio, che ha promosso una vera e propria rinascita del borgo e l’ha reso meta continua di turisti e appassionati. Dal vulcano (estinto) alle spiagge di Baia Domizia Vale la pena di ricordare che Valogno si trova proprio all’interno del Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano, 11.000 ettari di natura che arrivano a lambire il confine con il basso Lazio. Il parco è sorvegliato dall’alto dalla mole del vulcano estinto di Roccamonfina, il più antico della regione, dirimpettaio diretto del Vesuvio. Questo territorio tra montagne, colline e litorale, tra castagneti, vitigni, oliveti e torrenti che scorrono fino al mare ospita per tutto l’anno sagre e manifestazioni destinati alla valorizzazione delle tradizioni e dei prodotti locali, prima fra tutti la celebre castagna, mentre i suoi itinerari sono battuti dai tanti appassionati di trekking e cicloturismo. Lasciandosi alle spalle le falde del Roccamonfina vi consigliamo di tornare far rotta verso Baia Domizia: il litorale di Sessa Aurunca, perla balneare della Campania all’interno del Golfo di Gaeta, qui potrete ritemprarvi con una passeggiata a piedi nudi lungo i suoi chilometri di spiaggia finissima e dorata, o magari concedervi un po’ di relax a mollo nelle sue acque azzurrissime.
Relax & Benessere

Terme di Telese

Le terme di Telese e il miracolo dell’acqua effervescente Non c’è luogo migliore che programmare uno stop a Telese Terme per scoprire in prima persona cosa vuol dire benessere. Situato al centro della valle Telesina (BN), sulla sponda destra del fiume Calore, l’antico borgo, un tempo chiamato Telesia, è una tappa importante della Via Francigena del Sud. Chi fa tappa qui troverà una torre campanaria dalla storia millenaria e stabilimenti termali dai poteri salvifici. Sorto ai piedi del monte Pugliano, alle cui falde sgorgano le sorgenti di acqua minerale sulfurea che ne alimentano gli stabilimenti termali, Telese Terme non mancherà di stupirvi a suon di coccole su misura. La torre campanaria, l’unica scampata al terremoto Il giro delle antichità qui a Telese è presto fatto: uno dei pochi monumenti rimasti della Telesia medievale, completamente rasa al suolo dal terremoto del 1349, è la torre campanaria, in località Vescovado: poggia su una base rettangolare, è alta 17 metri ed è tra i più rari e pregevoli edifici romanico-normanni della Campania. Costruita con materiali provenienti dalla Telesia romana, è decorata con motivi in laterizio e con la tecnica dell’opus reticulatum ed è tutto ciò che rimane dell’antica cattedrale della Santissima Croce, eretta nel X secolo e poi ricostruita con il nome di Santa Maria della Trinità. Le acque termali, un tesoro scaturito dal profondo Ed è ai tempi del violento terremoto del 1349, che sconvolse l’agro telesino radendo al suolo la città, che risalgono le prime notizie delle acque sulfuree di Telese. Le frequenti e intense scosse, che si protrassero a lungo, oltre a farne affiorare le sorgenti, provocarono episodi di sprofondamento e sconvolsero il suolo originando stagni, paludi, come il famoso lago di Telese, oltre alle esalazioni di anidride carbonica e solforosa che resero a lungo l'aria irrespirabile. I primi studi sulle loro virtù terapeutiche risalgono però al 1734, con la pubblicazione De acidulis telesinis dissertatio, un saggio di Tommaso Bruni. Lo stabilimento odierno del Parco delle terme di Telese, che ancora impiega quelle acque al servizio delle cure termali, deve invece la sua fortuna alla lungimirante intuizione della famiglia Minieri, che verso la fine dell’Ottocento riuscì a ottenere un appalto e a dare vita a quelli che allora si chiamavano Grandi Stabilimenti Balneari di Telese, i cui reparti sono ancora oggi immersi in un grande parco di alberi secolari dove potrete passeggiare tra i bacini delle sorgenti, le piscine e le tante strutture ricreative. La belle époque delle antiche Terme Jacobelli Un’idea di come dovessero essere gli impianti dell’epoca potrete farvela visitando le antiche Terme Jacobelli, all’incrocio tra Castelvenere, Solopaca e Telese, trasformate nel 2008, dopo una profonda ristrutturazione, in parco naturale. Fondate dal cavaliere Achille Jacobelli di San Lupo e inaugurate nel 1867, le Terme Jacobelli erano, stando alle cronache dell’epoca e a ciò che resta delle cabine per la balneazione, delle piscine e della bouvette, un luogo incantevole, immerso nel verde, con un bel porticato dove riposare e due fontane a disposizione dei bagnanti. Escursioni a fior d’acqua Sempre a proposito di acque, e sempre tra Telese e Solopaca, troverete anche il piccolo lago di Telese, non lontano dalle sponde del fiume Calore. Un incantevole specchio d’acqua, profondo una ventina di metri, le cui origini vanno ricercate nella natura sismica dei terreni e delle rocce su cui sorge la cittadina. Adibito alla pesca sportiva, lungo le sue sponde attrezzate si snoda, in mezzo a una fitta vegetazione, una stradina panoramica lunga più di un chilometro che incrocia ristoranti, hotel e una piscina, regalando, specialmente in estate, momenti di svago e frescura. Volete proseguire l’immersione nel paesaggio? Aggiungete alle vostre destinazioni un’escursione al parco del Grassano, a pochi chilometri da Telese, una delle più belle oasi naturalistiche della Campania, attrezzata per trascorrervi una gita all’aria aperta in famiglia e attraversata, tra tigli, salici e pioppi, dal torrente Grassano, nelle cui acque turchesi nuotano anatre, oche e lontre. Il monte Pugliano, tra mura megalitiche e doline Alle spalle del complesso termale, il monte Pugliano sorveglia dall’alto la città. Il suo nome deriva dalla via latina che collegava Roma alla Puglia; lungo gli itinerari che attraversano i suoi circa 54 ettari potrete incrociare i resti di strutture residenziali risalenti al periodo paleolitico e rovine di muraglie megalitiche sannite, ma il tratto più caratteristico del suo paesaggio è la presenza di doline, conche o cavità carsiche prodotte dall’erosione della roccia calcarea, alcune delle quali visitabili, uniche nella loro forma lungo tutto il massiccio appenninico meridionale. È qui la festa! Epicentro del divertimento, soprattutto nelle sere d’estate, la via Minieri, cuore della cittadina termale, è il luogo dove si consuma lo “struscio” telesino, tra le terme e la stazione ferroviaria, in entrambi i sensi di marcia. È qui che si concentra infatti la maggior parte delle attività commerciali: boutique, pub, ristoranti, enoteche. Se cercate spettacoli, musica dal vivo e intrattenimento: è qui la festa!
Arte & Cultura
L�inconfondibile facciata del Teatro alla Scala di Milano di notte

Teatro alla Scala

Il prestigioso teatro internazionale di Milano Si tratta di uno dei teatri d’Opera più importanti al mondo, costruito sulle ceneri del Teatro Ducale, per volontà dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, e inaugurato nel 1778. Nel 1812, con l’avvento di Rossini, la Scala diventa il luogo deputato del melodramma italiano. Ma il compositore che più di ogni altro è legato alla storia della Scala è Giuseppe Verdi che nel 1842 ottiene un trionfo incondizionato con il suo Nabucco, grazie al forte sentimento patriottico che l’opera suscita nella Milano dell’epoca, attraversata dai fermenti del nascente Risorgimento italiano. Questo evento rafforza le radici popolari del melodramma e ne identifica l’immagine con la Scala. Il Teatro nel tempo ha ospitato artisti italiani e internazionali, tra quelli più noti in epoca contemporanea si annoverano nomi come Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Diana Damrau, Cecilia Bartoli e direttori d'orchestra come Claudio Abbado e Riccardo Muti. Situato in Piazza della Scala, con i suoi 2030 posti, inaugura ogni anno la nuova stagione lirica il 7 Dicembre, giorno di Sant’Ambrogio con la “Prima”, evento noto e glamour a cui partecipano artisti e personaggi noti del mondo dello spettacolo e non solo. Simbolo di eccellenza artistica, il Teatro alla Scala porta avanti diverse iniziative e attività, dalla Accademia Teatro alla Scala alle partnership con altre aziende, dalle attività di promozione culturale alla possibilità di visita dell'archivio storico, del museo teatrale o degli spazi del Teatro stesso.
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