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Quando si tratta di una vacanza in famiglia, mare o montagna che sia, l’importante è scegliere una destinazione che possa accontentare tutti. E l’Italia, con la sua abbondanza di attrazioni e divertimenti, è in grado di soddisfare tutti, regalando emozioni senza eguali da 0 a 99 anni.

Viaggi in famiglia 246 risultati di ricerca
Relax & Benessere
Terme di Arta - Photo by: LorenzoPeg / Shutterstock.com

Arta Terme

Arta Terme, perla della Carnia, tra benessere, itinerari alpini e culti arcaici È una piccola località friulana della provincia di Udine, a 442 metri di altezza, 10 chilometri dal confine austriaco e 20 da quello sloveno: Arta Terme, ha molte ragioni per meritare una vostra visita. Il paese, adagiato nella Valle del But che collega Tolmezzo con l'Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico, è noto fin dall’epoca romana per le sue acque: dalla Fonte Pudia sgorga l’acqua sulfurea che da secoli dispensa cure e benessere e che ha reso Arta anche un'apprezzata stazione termale, luogo perfetto per ritemprare il corpo e lo spirito e punto di partenza ideale passeggiate ed escursioni tra malghe e rifugi. Le terme di Arta e le sue acque portentose, amate dal Carducci Racchiuse in una conca verde, le Terme di Arta si trovano all'interno di un complesso, il Palazzo delle acque, formato da 2 strutture collegate. La prima, che risale agli anni 60 del secolo scorso ed è stata progettata dall’architetto Gino Valle, è un edificio dal tetto orientaleggiante, la seconda è più recente. Le sue sale vi inviteranno a rilassarvi tra saune e bagno turco o a rigenerarvi sotto le docce emozionali e lungo il percorso Kneipp; tutt’intorno si estende un bel parco attrezzato dove potrete dedicarvi al minigolf, al tennis, o ristorarvi nella piscina con idromassaggio. Un consiglio: non lasciatevi scoraggiare dall’intenso odore sulfureo delle acque che sgorgano dalla Fonte Pudia, il cui nome deriva dal participio latino putens e allude al suo odore non esattamente gradevole, perché è proprio in virtù della ricchezza di minerali delle sue acque, che le Terme di Arta sono in grado di proporre percorsi riabilitativi altamente specializzati e cure per svariate affezioni, a partire da quelle delle vie aeree. Da secoli infatti le loro proprietà medicamentose attraggono nella località carnica turisti e pazienti: tra le personalità più celebri si annovera anche Giosuè Carducci, che ad Arta dedicò una delle sue poesie, Il comune rustico. Escursioni tra storia e scorci spettacolari Piano d’Arta, a una manciata di chilometri da Arta Terme, è un ottimo punto di partenza per una serie di passeggiate che vi permetteranno di scoprire meglio il territorio: se amate il trekking, la prima destinazione da affrontare è sicuramente il monte Zoncolan, uno dei contesti montuosi più noti del Friuli Venezia Giulia, sede di un rinomato comprensorio sciistico d’inverno e attraversato d’estate da itinerari panoramici, tra pascoli fioriti, boschi e malghe. Non dovete perdere, nei dintorni di Arta Terme, la località di Zuglio, l’antico Iulium Carnicum, florido centro economico e commerciale in epoca romana, fondato tra il 58 e il 40 a.C. e divenuto colonia nel I secolo d.C. Nei pressi del suo Museo archeologico, potrete ammirare i resti del foro romano e i reperti rinvenuti nel corso degli scavi. Sulla strada di ritorno verso Arta, merita una visita per il suo valore architettonico anche la pieve matrice di San Pietro nei pressi di Zuglio, una chiesa gotica costruita su una precedente pieve romanica, di cui sopravvivono ancora le finestre: all’interno, la chiesa conserva un altare ligneo di Domenico da Tolmezzo, capolavoro dell’arte rinascimentale, un organo in stile barocco, e due tele realizzate tra il XVI e il XVIII secolo, che raffigurano la conversione di San Pietro e la consegna delle chiavi al Santo. Alla scoperta delle antiche tradizioni carniche Proprio in questa pieve si svolge ogni anno, in occasione della festività dell'Ascensione, il cosiddetto Bacio delle croci, una delle ricorrenze sacre più sentite, che risale a un culto antichissimo, probabilmente di origine medievale: seguendo una serie di sentieri tra i boschi, i fedeli portano in processione fino alla pieve di San Pietro le preziose croci astili, crocifissi da processione posti su un’asta, custodite durante l’anno nelle chiese delle vallate vicine. E se passate da Arta Terme durante le feste natalizie, oltre a visitare il mercatino di natale, potrete rivivere un'antica tradizione carnica che si celebra ogni anno, dal 26 dicembre fino all’Epifania: quella della Stele di Nadal, una processione di fedeli capitanata dai Re magi che, intonando canti e sorreggendo tra le mani una stella di legno decorata con fiocchi di carta colorata e un lume al centro, passano di casa in casa per annunciare la nascita del Salvatore. E a tavola i cjarsòns, piatto simbolo della tradizione carnica Non potete ripartire senza esservi lasciati tentare dalle delizie della tradizione gastronomica friulana. Nelle botteghe del territorio si possono acquistare miele, distillati di prugne e pere, formaggi e soprattutto i tipici cjarsòns, uno dei piatti simbolo della Carnia: agnolotti fatti a mano, ripieni di erbe officinali e spezie, solitamente conditi con burro fuso e ricotta affumicata. Proprio ai cjarsòns è dedicata una sagra che si tiene ogni anno, la prima domenica di agosto, ad Arta Terme, in località Val Rivalpo.
Arte & Cultura

Parco del Castello di Miramare

Natura e storia nel Parco del Castello di Miramare Basta uscire di poco da Trieste per addentrarsi nell’oasi del parco del Castello di Miramare, dove trascorrere ore piacevoli immersi nella vegetazione: una tappa imperdibile, a soli 6 chilometri dal capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia. Non a caso è il castello più visitato dell’intero Nord Est. Ad attrarre è soprattutto il parco, che dall’alto si affaccia sul mare, creando un incontro di verde e blu intenso. Una gita fuori porta in cui la natura si tuffa nella storia. Amore a prima vista A volere l’intero complesso del Castello di Miramare, nel cuore dell’Ottocento, fu l’Arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, che si innamorò perdutamente della posizione spettacolare e scelse il nome Miramare, dallo spagnolo mira el mar, che significa appunto “guarda il mare”. Un’altra nobile subì la forte fascinazione di questo luogo: sua cognata Elisabetta di Baviera, la celebre Principessa Sissi, che fu ospite assidua della residenza. Giardini inglesi e specie esotiche: l’area verde 22 ettari di superficie adibita a parco cingono il Castello di Miramare. Massimiliano d’Austria espresse la propria predilezione per piante extraeuropee, fornite dai vivaisti del Lombardo Veneto, mentre la terra venne fatta arrivare dalle regione della Stiria e della Carinzia. E quando il nobile si ritrovò in Messico, dove morì nel 1867, inviò personalmente alcune specie per arricchire il parterre. Oltre all’ingegnere Carl Junker, due personalità si occuparono in seguito dell’aspetto botanico: i giardinieri di corte Josef Laube e in seguito Artur Jelinek, che riuscì a mettere a dimora anche specie esotiche, nonostante il clima avverso di Trieste, dove non sono insolite gelate notturne e bora. Oggi il parco presenta 2 zone distinte. La prima, a est, è un boschetto dove si alternano alberi e deliziosi specchi d’acqua, sentieri e gazebo, secondo lo stile romantico dei giardini inglesi. La seconda è orientata a Sud-Ovest, maggiormente protetta dal vento; accoglie un giardino all’italiana e svariate aiuole, tra cui quella dei narcisi che a primavera sfoggia un’esuberante fioritura. La residenza Aperto al pubblico come tutto il parco, il Castello di Miramare è visitabile all’interno. Al piano terra si estendono gli appartamenti privati dei principi, in quello superiore le sale di rappresentanza. La sontuosa Sala del Trono è attualmente adibita a sala per concerti e mostre. La dimora è arredata con mobili, oggetti preziosi, dipinti e tele. Discoste dal palazzo principale, le Scuderie, un tempo destinate all’alloggiamento di cavalli e carrozze, sono state restaurate nel 2018 e un’ala ospita ora Il BIOdiversitario Marino (BioMa), il Museo immersivo dell’Area Marina Protetta di Miramare. Un bar è a disposizione dei visitatori, oltre a un bookshop. Atmosfere Già dall’arrivo, attraversando Porta Bora e percorrendo il Viale Miramare che porta al Castello, si respira una nostalgica atmosfera d’altri tempi. Vale la pena concedersi una passeggiata lenta nei sentierini tortuosi e sotto i pergolati, fino alle serre dalle strutture originarie in ferro. Muovendosi nel parco, molti sono gli incontri: l’Orante, statua maschile in bronzo, poi una copia della Venere di Capua e l’Apollino, versione adolescenziale del dio. Le fontane donano frescura nelle giornate calde, come i laghetti e il più ampio Lago dei Cigni. Nel piazzale con i cannoni donati da Leopoldo I re dei Belgi si respira tutta la potenza dell’Impero Austroasburgico, mentre nei saloni del Castello sembra di vedere la giovane Principessa Sissi che volteggia a una festa da ballo. La biblioteca ha il profumo denso della storia. E sotto gli oleandri, nei pressi delle Serre Antiche, il pensiero corre al giardiniere di corte Anton Jelinek, perché di recente sono stati piantati seguendo un suo preciso desiderio emerso in un antico carteggio. Non ci riuscì a causa delle temperature troppo rigide, ma oggi sono qui, in suo onore.
Arte & Cultura

Nus

Valle d’Aosta, ad ammirare le stelle all’Osservatorio Astronomico Se siete appassionati di stelle e state organizzando una vacanza in Valle d’Aosta fate tappa a Lignan, frazione montana a 1600 metri d’altezza del Comune di Nus, nel vallone di Saint-Barthélemy, dove ci sono il Planetario di Lignan e l’Osservatorio Astronomico della Regione, OAVdA. Al Planetario, per viaggiare tra misteri del cosmo Per accedere al Planetario di Lignan dovete prenotare, ma ne vale la pena. Qui potrete viaggiare virtualmente tra le stelle e i pianeti, alla scoperta di galassie, nebulose e curiosità sul cielo e i suoi misteri. Le immagini che scorreranno davanti ai vostri occhi sono state ricostruite nei minimi dettagli grazie a un sistema di proiezione digitale 4K di ultima generazione, che prende in considerazione i dati scientifici più aggiornati, quindi l'esperienza non è solo immersiva, ma anche realistica. Il luogo ideale per guardare il cielo L’Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta offre invece una visione spettacolare e ricca di stelle, anche a occhio nudo, che ha pochi eguali nel mondo. Ma è l’intera area di Saint-Barthélemy ad essere una location imperdibile per chi ama guardare e studiare il cielo. Primati questi certificati dalla comunità scientifica. Lignan ha infatti ottenuto la certificazione Starlight Stellar Park, rilasciata dalla Fundación Starlight dell’Instituto de Astrofísica de Canarias. Prima zona in Italia a ricevere questa certificazione, riconosciuta dall’UNESCO nell’ambito dell’azione internazionale Starlight Initiative, per la difesa del cielo notturno. Alla scoperta dell’OAVdA Facile da raggiungere in auto, l’Osservatorio è anche l’unico in Italia ad avere un accordo per attività di ricerca, didattica e divulgazione con l’INAF, l’Istituto Nazionale di Astrofisica. È anche per questo che l’OAVdA è dotato di molti strumenti all’avanguardia, tra cui il Laboratorio Eliofisico, che dà la possibilità di guardare il Sole in totale sicurezza per la vista. Sotto la guida degli esperti, si possono osservare tutti i fenomeni visibili sulla stella più vicina alla Terra, come le macchie solari. Non è, però, tutto qui. Ci sono anche una Terrazza Didattica, munita di sette telescopi, e il Teatro delle Stelle, per guardare il cielo a occhio nudo utilizzando dei puntatori laser. Se siete astrofili appassionati, qui avrete a disposizione delle piazzole di osservazione di nove metri ciascuna, ce ne sono dodici, munite di torrette di alimentazione per la corrente elettrica e illuminazione a led rossa, quella meno disturbante per guardare il cielo. L’Osservatorio è aperto per attività didattiche, ma anche per visite individuali, che vengono effettuate sia di giorno che di notte, esclusivamente in lingua italiana. La prenotazione è obbligatoria. Un laboratorio di ricerca L’Osservatorio non è solo un luogo da visitare per guardare le stelle, ma un vero e proprio polo scientifico d’eccellenza, che collabora con altri istituti scientifici nazionali ed internazionali. Tra i progetti di ricerca più importanti ci sono il Progetto Asteroidi e Progetto Corona solare, che riguardano l’indagine dei corpi celesti vicini alla Terra, il Progetto Nuclei galattici attivi, che monitora galassie molto lontane dalla Terra, il Progetto pianeti extrasolari, che ha come obiettivo la ricerca di pianeti in orbita attorno alle altre stelle della Via Lattea, e il Progetto Antartide, che si occupa dell’installazione e la gestione di un telescopio robotico per osservazioni nell’infrarosso. L’Osservatorio, aperto dal 2003, ha conseguito risultati molto importanti, come la scoperta di un asteroide battezzato Vallée d’Aoste, la partecipazione alla scoperta dei due esopianeti della stella XO-2S e l’individuazione di oltre cento stelle variabili. Non resta che programmare una visita in questo luogo unico. Per saperne di più https://www.oavda.it
Arte & Cultura
Forte di Bard

Forte di Bard - Parcheggio

Il Forte di Bard, che difende la cultura della montagna Un grandioso polo culturale dedicato alle Alpi Occidentali: è il Forte di Bard, in Valle d’Aosta, antica fortezza a difesa dell’intera vallata sottostante. Oggi è un museo, in cui tradizione e tecnologia si prendono per mano, con effetti molto speciali. Storia, natura, architettura e geologia, in un viaggio multisensoriale attraverso video, allestimenti in 3D, suoni e proiezioni. Appassionante per tutti: adulti, studenti e bambini. Fino in cima su ascensori avveniristici La prima emozione che proverete al Forte di Bard è quella dei futuristici ascensori completamente vetrati che vi porteranno dal borgo alla sommità della fortezza. Sembra di arrampicarsi su un grattacielo, se non fosse che la vista vi riporta qui, nel cuore di un’esuberante natura. La cabina panoramica corre a pelo del roccione, quindi sfiora l’imponente struttura della fortezza, disposta su più livelli in un capolavoro di architettura difensiva. E vi si apre una visuale completa della valle e del fiume che l’ha creata, la Dora Baltea, dei borghi intorno e dei picchi all’orizzonte. Se l’ascensore vi regala una vertigine, altrettanto spettacolare è il percorso a piedi. Una passeggiata in cui sarà la lentezza a svelarvi lo scenario in tutti i suoi dettagli. Scalata del Monte Bianco, ma virtuale Avete mai scalato quella straordinaria montagna che è il Monte Bianco, la più alta delle Alpi? Se la risposta è no, questo è il vostro momento. Grazie al percorso interattiva offerto dal Forte di Bard, si può provare il brivido di una simulazione elettrizzante: sotto la supervisione di una guida, vi ritrovate in cordata, con imbragature, corde e moschettoni da alpinista. Prima di partire si controlla il meteo, si prepara lo zaino con cura e si studia l’itinerario migliore. Comincia la salita e la guida vi racconta tutto dell’ambiente naturale, diverso di quota in quota. Incontrate ostacoli, rischi e sorprese, prima di raggiungere finalmente la vetta. Uno yeti vi aspetta al termine dell’esperienza, per congratularsi con voi e accompagnarvi all’uscita. Quando qui entrò Napoleone Attraverso proiezioni e autentiche scenografie familiarizzate con la lunga storia del Forte di Bard, dall’anno Mille alla completa sua ricostruzione nel 1830. Tra i tanti personaggi nei quali vi imbattete lungo il percorso spicca Napoleone Bonaparte, che nel 1800, con la sua armata, impiegò due settimane per sconfiggere le forze nemiche austriache asserragliate all’interno della fortezza. Tale fu il disappunto per il lungo assedio da decidere di smantellare l’edificio, riportato poi in vita da Carlo Felice di Savoia appunto nel 1830. Al Forte di Bard finirete in cella, dato che nei secoli è stato anche una terribile prigione. All’interno delle 24 celle una scenografia ne ricrea l’atmosfera angusta, mentre filmati e ricostruzioni in 3D vi conducono per mano dentro la Grande Storia. Nelle 29 sale del Museo delle Alpi vi trovate invece a tu per tu con naturalisti, geografi e antropologi, che vi parlano dai video dei molti aspetti della civiltà alpina, della flora e della fauna, svelandovi un mondo di assoluto fascino. 5 cose da fare prima di uscire dalla fortezza ● Al termine della visita al Forte di Bard, fate una pausa alla Caffetteria di Gola o al Ristorante La Polveriera, all’interno del complesso museale, e ordinate taglieri di salumi e formaggi, crespelle alla valdostana e il dolce noci e miele. ● Se siete dei fan Marvel, cercate dentro il forte le riproduzioni di Iron Man, Captain America e Hulk, a testimonianza del set allestito proprio qui per alcune scene del film Avengers: Age of Ultron. ● Esplorate il borgo al di sotto, magari con lo stesso approccio tecnologico che ha contraddistinto la vostra visita agli spazi museali. Millibard è un progetto composto da dieci stazioni dotate di QR-code su apposite targhette. Avvicinando lo smartphone accedete a tutte le informazioni sul borgo, che vale senz’altro una passeggiate tra le antiche vie ricche di botteghe artigiane. ● Il posto migliore per ammirare il Forte di Bard da lontano e coglierne tutta l’imponenza, unita alla strategica posizione arroccata sulla roccia, è dal ponte sulla Dorea Baltea. Fate una breve sosta su questo belvedere naturale. ● Poco distante, nella valle, il paese di Arnad è celebre per una sua eccellenza gastronomica: il lardo di Arnad DOP. Meraviglioso da gustare sul tradizionale pane nero appena scaldato e spalmato con un filo di miele locale. Per saperne di più fortedibard.it
Natura
Parco Nazionale del Vesuvio, Campania

Parco Nazionale del Vesuvio

Il Parco Nazionale del Vesuvio, terra di fuoco e di rinascita Il Parco nazionale del Vesuvio tutela il territorio dell’unico vulcano attivo dell'Europa continentale, simbolo della città di Napoli. Un’ascesa lungo le sue pendici, tra profumo di ginestre e odore di zolfo, regala l’emozione di affacciarsi sul cratere del Gran Cono, in un paesaggio caratterizzato dalle formazioni geologiche modellate dall’ultima eruzione del 1944. Un territorio unico, ricco dei tesori archeologici di Pompei ed Ercolano, e dei frutti di una terra straordinariamente fertile. Una spettacolare caldera con un cono attivo Visitare il Parco Nazionale del Vesuvio consente di fare una passeggiata nella storia di almeno due milioni di anni. La grande caldera del Somma rappresenta quello che resta di un antico vulcano di trecentomila anni fa e al suo interno si trova il Gran Cono del Vesuvio (1281 metri), dalla tipica forma a cono tronco, con un diametro di 450 metri e una profondità di 300 metri. Al suo interno sono presenti piccole fumarole che rivelano il suo stato di “riposo attivo”. Lungo il sentiero numero 5 tracciato sulle ceneri e i lapilli dell’ultima eruzione, quella del 1944, si può ammirare l’interno del cratere. Conquistata la cima, si viene ripagati dalla grandiosa vista sul golfo e sulla città di Napoli. In tutto i sentieri sono 11. Il numero 9 consente di osservare come la vegetazione stia riprendendo possesso del territorio sulle colate laviche del Novecento, avvenute nel 1906, nel 1929 e nel 1944. Come le piante pioniere hanno il meglio sulla lava Malgrado il susseguirsi di eruzioni, le pendici del Vesuvio sono ricoperte di una fitta vegetazione che si è riformata sulle colate laviche per il fenomeno della “successione ecologica”: quando la lava si raffredda, i primi a colonizzarla sono licheni e muschi, le specie cosiddette pioniere, organismi molto resistenti che formano un primo substrato organico sul quale possono iniziare a svilupparsi organismi più complessi come le felci o alcune graminacee che creano a loro volta uno strato per vegetali con apparati radicali più complessi. Oggi sulle zone interessate dalle eruzioni più recenti si può osservare un lichene grigio e filamentoso (Stereocaulon vesuvianum) che prepara il terreno per altre piante, mentre colate più antiche presentano specie arbustive come l’elicriso, il cisto, l’artemisia e la valeriana rossa. Lo step successivo è quello delle ginestre, di cui si vedono ampie estensioni che in primavera colorano di giallo il Vesuvio. I diversi stadi della “successione ecologica” si possono osservare bene lungo il sentiero numero 3, dove a tratti di lava ancora nuda sono affiancate zone colonizzate da licheni, alternate a ginestreti e boschi di leccio. Cosa visitare nel Parco nazionale del Vesuvio Dopo le escursioni al cratere, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio si può visitare il Museo del Parco nel comune di Boscoreale, dove sono esposti plastici che consentono di visualizzare l’evoluzione del vulcano, materiali che illustrano le peculiarità del suolo e della biodiversità, così come il racconto della complessa interazione tra le popolazioni umane e l’ambiente vulcanico. A Boscoreale c’è un museo archeologico, l’Antiquarium, per conoscere il territorio del Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C. che interessò Pompei e Ercolano. In quest’ultima località sorge il primo Osservatorio vulcanologico del mondo, creato nell’Ottocento per le prime ricerche e misurazioni sull’attività sismica, con gli strumenti originali. Tra i comuni sulle pendici del Vesuvio, può essere interessante visitare Borgo Casamale a Somma Vesuviana, l’unico quartiere medievale rimasto in zona, Terzigno, zona di lavorazione della pietra lavica, dov’è stato inaugurato un museo con i reperti archeologici di diverse ville romane, mentre a Torre del Greco si va a visitare Villa le Ginestre, dove fu ospitato il poeta Giacomo Leopardi. I buoni prodotti di una terra fertilissima Il Lacryma Christi è un vino DOC bianco e rosso prodotto con vari vitigni coltivati alle pendici del Vesuvio, la cui gradevolezza era nota sin dai tempi degli antichi romani. Anche le albicocche, di cui nell’area si coltivano circa 40 varietà, sono conosciute per essere dolci e saporite, e il segreto sta sempre nei terreni vulcanici, ricchi di minerali, in particolare di potassio. Lo stesso si può dire della ciliegia del Monte, dai frutti giallo-rosati e dalla polpa chiara e soda e dell’uva catalanesca, chiamata così perché importata dalla Catalogna da Alfonso di Aragona nel Quattrocento, che ha la caratteristica di rimanere integra sulla pianta fino a Natale. Non si può lasciare il parco senza aver assaggiato (o acquistato) i pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP, raccolti a grappoli: appesi in luoghi ben asciutti possono durare anche 7-8 mesi, dall’estate fino alla primavera successiva, conservando il loro sapore intenso che deriva da un’alta concentrazione di zuccheri e dalla ricchezza di acidi organici. A rendere il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio uno dei luoghi più affascinanti e tra i più visitati al mondo è un mix di ricchezze naturalistiche, paesaggi mozzafiato, coltivazioni secolari, tradizioni popolari e molto altro ancora.
Divertimento
Edenlandia, Campania - Photo by Matteoandreozzi99, CC BY-SA 4.0,  via Wikimedia Commons

Edenlandia

Edenlandia: nel più antico parco tematico d’Europa Pioniere assoluto del genere in Italia, il parco divertimenti di Napoli ha visto cominciare i lavori della sua costruzione nel 1937, dunque prima di quello che generalmente viene considerato l’apripista dei parchi divertimento, e cioè Disneyland, che aprì i battenti quasi vent’anni dopo, nel 1955, ad Anaheim, nella periferia di Los Angeles. Lo stesso brand internazionale, spedì in Italia negli anni 70 il suo regalo inaugurale: si tratta della giostra di Dumbo diventata famosa con il nome di Jumb. In realtà, però, il primato di Edenlandia non è del tutto incontrovertibile, visto che di fatto la struttura venne di fatto inaugurata nel 1965 e, anche dopo l’apertura, il parco divertimenti, che si trova nel quartiere di Fuorigrotta, ha subito negli anni numerosi stop. Torniamo al parco di oggi, però, e alle sue proposte: tra giostre, spettacoli, attrazioni, feste a tema e concerti musicali, le possibilità per trascorrere ore di pura evasione sono infinite. Tra l’altro buona parte delle attrazioni è stata rinnovata in chiave 4.0, potenziandone le caratteristiche adrenaliniche e le esperienze virtuali immersive: scommettiamo che non rimarrete delusi Benvenuti nel primo e unico Food and Leisure Park italiano Grande spazio è riservato alle aree food, dove troverete i sapori tipici locali, rendendo l’esperienza campana il più completa possibile. Dovete solo decidere se volete cominciare da pizze, sfogliatelle e babà, per poi dilettarvi con il vostro itinerario goloso tra punti vendita di street food, corner di granite e spremute, rosticcerie e perfino una steak house. Non fatevi prendere da preoccupazioni “caloriche”: siete nell’unico Food and Leisure Park del nostro Paese. Alla dieta penserete domani! Da dove nasce l’idea originaria Edenlandia, come si intuisce dalla data di inizio dei lavori, è parte di un progetto che risale all’epoca fascista, legato alla Mostra d’Oltremare che è ancora oggi una delle principali sedi fieristiche italiane e la maggiore del Mezzogiorno. Per questa idea fu scelta Napoli per via della sua posizione centrale nel Mediterraneo e perché faceva parte di un ampio programma voluto da Benito Mussolini per rilanciare il territorio. Prima della nascita di questo parco, nella stessa area, all’interno della villa comunale della città, si trovava un minuscolo Luna Park. I bambini di allora potevano giocare con trenino, autoscontro, autopista, montagne russe, dischi volanti e ruota panoramica. Edenlandia, un paradiso per tutti Il nome è stato scelto pensando a un luogo adatto a tutti, un piccolo paradiso: appunto, Edenlandia. Se decidete di trascorrere qualche giorno da queste parti, approfittate della vicinanza della Mostra D’Oltremare e dello Stadio Diego Armando Maradona: meritano entrambi una visita.
Arte & Cultura

Riardo

Il castello di Riardo e le sorgenti effervescenti Tra i borghi più incantevoli dell’Alto Casertano, tappa importante sul percorso della Via Francigena del Sud, Riardo è un piccolo comune di montagna sul versante settentrionale dei Monti Trebulani, dominato da un imponente castello longobardo. L’acqua, legata a filo doppio ai destini del paese fin dall’antichità, giustificherebbe da sola una visita qui: Riardo era infatti una località già nota in epoca romana per le sue acque naturalmente effervescenti, citate e apprezzate da Vitruvio e da Plinio il Vecchio. Dal finestrone del maniero Principale attrazione e straordinario punto panoramico del paese, il Castello di Riardo si erge sulla collina che domina la piana del Savone, il torrente che nasce dal vulcano estinto di Roccamonfina. Durante i lavori di restauro, è stata rinvenuta vicino all’ingresso una pietra con una data: 1122, ma le origini del castello risalgono a prima, più probabilmente al IX secolo, quando la dinastia di origine longobarda dei Castaldei decise di costruire da queste parti una delle tante fortezze difensive della Contea di Capua. L’edificio fu poi ampliato due secoli più tardi, in epoca normanna. L’aspetto architettonico più suggestivo, punto di forza del castello, resta l’enorme finestrone arcuato che consente di ammirare la vista mozzafiato della pianura sottostante che si stende fino a toccare il mare: non perdetevela. Un altro dettaglio singolare è la torre maestra con i muri cavi, all’interno quali sono state ricavate le scale per raggiungere il mastio. Una passerella attraversa i giardini sul versante Nord e permette di ammirare, anche oltre le mura di cinta, un panorama altrettanto spettacolare. C’erano una volta tre riardesi Proprio nel castello di Riardo è ambientato un aneddoto storico gustoso, che la gente del posto tramanda con orgoglio di padre in figlio: l’episodio avrebbe avuto luogo nel 1463, nei giorni in cui il re Ferrante d’Aragona assediava Riardo e il suo castello perché il suo giovane feudatario, il barone Antonio Cristoforo Gaetani, aveva parteggiato per gli angioini contro la sua ascesa al trono del regno di Napoli. I riardesi si difesero fieramente ma dopo alcuni giorni capitolarono. Tutti tranne tre di loro che, asserragliati nel castello, continuavano a scagliare massi decimando le truppe reali. L’aneddoto narra che il sovrano, per risparmiare tempo e perdite umane, volle scendere a patti con gli indomiti resistenti promettendo loro, in cambio della resa, la salvezza e una somma ingente di denaro. Non fidandosi delle sue parole, i tre ribelli, che da soli avevano tenuto in scacco un intero esercito, beffarono anche il re, prelevando con destrezza il denaro e dileguandosi attraverso un passaggio segreto. Tra monumenti e luoghi sacri Tra gli edifici storici di Riardo che meritano una visita c’è Santa Maria a Salice, chiesa madre del paese che custodisce la statua della Madonna della Stella, di scuola napoletana e la statua lignea di Sant’Antonio Abate, donata dalla duchessa Elena Aldobrandini ai riardini in occasione della peste del 1656; sotto le arcate gotico-romaniche della chiesa oggi intitolata a San Leonardo, dal portale in stile gotico catalano, si possono invece ammirare i resti di una serie pregevole di affreschi trecenteschi. Un’altra tappa importante tra i luoghi di culto di Riardo è il Santuario della Madonna della Stella, che è stato realizzato nel decennio 1952-1962 per ampliare l’antica cappella risalente alla seconda metà del primo millennio d.C., che ancora custodisce affreschi medievali di scuola campana. Alle sorgenti di un tesoro liquido “Sunt nonnullae acidae venae fontium”, qui si trovano alcune delle fonti di acqua acidula, scriveva Vitruvio più di duemila anni fa, alludendo al fatto che la più grande ricchezza di Riardo si cela nelle sue falde acquifere, in cui scorrono le acque naturalmente effervescenti che ancora oggi vengono imbottigliate all’interno dello stabilimento Ferrarelle. La qualità naturalmente frizzante che le ha rese così popolari si deve al fatto che esse sgorgano tra le rocce di natura vulcanica del Roccamonfina, dal cratere ormai inattivo. Una combinazione naturale e paesaggistica così particolare che il Parco delle sorgenti Ferrarelle da cui queste acque scaturiscono è dal 2011 Patrimonio del Fai, il Fondo Ambiente Italiano: 135 ettari di verde incontaminato e ancora poco battuto dal turismo di massa, che è possibile visitare grazie a un progetto di valorizzazione del territorio che ha messo a dimora colture storiche, piantumato migliaia di alberi e restaurato un’antica masseria. Cogli la prima mela E se ancora vi serve un motivo per visitare Riardo, le sue campagne si trovano nell’area di produzione della mela annurca campana IGP, detta anche “regina delle mele”, una delle varietà più note ed apprezzate, perla tra le delizie dell’enogastronomia locale, la cui produzione è caratterizzata da una maturazione a terra nei cosiddetti “melai”: altamente nutriente e ricca di vitamine, minerali e fibre, è particolarmente adatta ai bambini e agli anziani. Per saperne di più https://mediovolturno.guideslow.it/localita/riardo/
Arte & Cultura

Sessa Aurunca

Sessa Aurunca, viaggio nel tempo lungo l’asse Sud della Via Francigena Sessa Aurunca, città campana in provincia di Caserta molto vicina al confine col Lazio, è un autentico scrigno di monumenti e scorci naturalistici da scoprire. Tappa d’obbligo per i pellegrini in viaggio lungo la via Francigena campana, è ancora oggi un luogo mistico e ricco di fascino. La cattedrale di Sessa Aurunca, gioiello del romanico campano Partite proprio da qui, dal cuore della cittadina campana, e cioè dal suo duomo, che sorge in pieno centro storico, lungo il tracciato meridionale della via Francigena. Dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo, la cattedrale è una delle opere più importanti dell'architettura romanica campana, meta da secoli di pellegrinaggio. Edificata nel 1103 su un edificio sacro, probabilmente pagano, è rimasta integra nonostante una ristrutturazione settecentesca e numerosi interventi per salvaguardarla dall’usura e dai danni causati da una serie di terremoti. L’edificio è stato da poco restaurato e riportato al suo impianto originale. Dal pavimento al pulpito, la meraviglia dei mosaici L’imponente facciata è parzialmente coperta da un portico riccamente decorato con arcate sostenute da colonne e pilastri, dove si alternano, tra statue e bassorilievi, figure misteriose e mitologiche, scene che rievocano la vita di San Pietro e dell'Antico e del Nuovo Testamento. Suddiviso in tre navate, l’interno merita particolare attenzione per il sorprendente pavimento a mosaico, che riveste con fantasie moresche l’intera navata centrale. Anche il pulpito è decorato da un fine mosaico che alterna vivaci raffigurazioni di animali a motivi geometrici. Il teatro romano e il mistero del criptoportico Visitare Sessa Aurunca è come fare un viaggio in una capsula del tempo: dalle architetture romaniche della sua cattedrale agli spettacolari marmi colorati del grande teatro romano, riportato alla luce solo nel 2003 e straordinariamente ben conservato, il passo è breve. Eretto nel I secolo dopo Cristo, sfruttando la pendenza naturale di una collina, con la sua capienza di 7.000 spettatori, è il secondo teatro romano più grande della Campania, dopo quello di Napoli, che però giace quasi del tutto nascosto sotto le case della città. Accanto al teatro, si trova un criptoportico, cioè un corridoio coperto, risalente a un’età di poco successiva. Non è ancora chiaro quale fosse la sua destinazione, forse veniva usato dagli attori per spostarsi da un luogo all'altro, anche se le numerose iscrizioni in greco e latino sulle sue pareti, che includono anche alcuni versi virgiliani, lasciano supporre che sia stato utilizzato come scuola o come ginnasio. Il castello ducale: un “bigino” della storia della città Il castello ducale di Sessa Aurunca racconta e sintetizza, nella sua straordinaria stratificazione di epoche e strutture, la storia e le dominazioni della città. Per farvene un’idea, al suo interno potrete visitare la biblioteca, ma soprattutto le sale del Museo civico archeologico, che conserva molte testimonianze del passaggio delle dinastie che si sono succedute nei secoli, dai longobardi ai normanni, dagli angioini agli aragonesi, insieme ad alcuni reperti archeologici rinvenuti sui fondali del mare del Golfo di Gaeta, tra cui segnaliamo la celebre statua di Matidia minore, domina locale di spicco e potere in epoca romana. Borgo Valogno, da paesino fantasma a galleria a cielo aperto Non perdete il piccolo borgo di Valogno, a 390 metri di altezza e a pochi chilometri da Sessa Aurunca: questa frazione di poco più di 90 anime, che si stava gradualmente spopolando, ha scongiurato il destino che rischiava di renderla una città fantasma trasformandosi in una galleria d’arte a cielo aperto: le sue strade, i muri e i cortili da qualche anno ospitano opere di street art e installazioni di artisti, richiamati qui dalla call to action dell’Associazione culturale Il Risveglio, che ha promosso una vera e propria rinascita del borgo e l’ha reso meta continua di turisti e appassionati. Dal vulcano (estinto) alle spiagge di Baia Domizia Vale la pena di ricordare che Valogno si trova proprio all’interno del Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano, 11.000 ettari di natura che arrivano a lambire il confine con il basso Lazio. Il parco è sorvegliato dall’alto dalla mole del vulcano estinto di Roccamonfina, il più antico della regione, dirimpettaio diretto del Vesuvio. Questo territorio tra montagne, colline e litorale, tra castagneti, vitigni, oliveti e torrenti che scorrono fino al mare ospita per tutto l’anno sagre e manifestazioni destinati alla valorizzazione delle tradizioni e dei prodotti locali, prima fra tutti la celebre castagna, mentre i suoi itinerari sono battuti dai tanti appassionati di trekking e cicloturismo. Lasciandosi alle spalle le falde del Roccamonfina vi consigliamo di tornare far rotta verso Baia Domizia: il litorale di Sessa Aurunca, perla balneare della Campania all’interno del Golfo di Gaeta, qui potrete ritemprarvi con una passeggiata a piedi nudi lungo i suoi chilometri di spiaggia finissima e dorata, o magari concedervi un po’ di relax a mollo nelle sue acque azzurrissime.
Relax & Benessere

Terme di Telese

Le terme di Telese e il miracolo dell’acqua effervescente Non c’è luogo migliore che programmare uno stop a Telese Terme per scoprire in prima persona cosa vuol dire benessere. Situato al centro della valle Telesina (BN), sulla sponda destra del fiume Calore, l’antico borgo, un tempo chiamato Telesia, è una tappa importante della Via Francigena del Sud. Chi fa tappa qui troverà una torre campanaria dalla storia millenaria e stabilimenti termali dai poteri salvifici. Sorto ai piedi del monte Pugliano, alle cui falde sgorgano le sorgenti di acqua minerale sulfurea che ne alimentano gli stabilimenti termali, Telese Terme non mancherà di stupirvi a suon di coccole su misura. La torre campanaria, l’unica scampata al terremoto Il giro delle antichità qui a Telese è presto fatto: uno dei pochi monumenti rimasti della Telesia medievale, completamente rasa al suolo dal terremoto del 1349, è la torre campanaria, in località Vescovado: poggia su una base rettangolare, è alta 17 metri ed è tra i più rari e pregevoli edifici romanico-normanni della Campania. Costruita con materiali provenienti dalla Telesia romana, è decorata con motivi in laterizio e con la tecnica dell’opus reticulatum ed è tutto ciò che rimane dell’antica cattedrale della Santissima Croce, eretta nel X secolo e poi ricostruita con il nome di Santa Maria della Trinità. Le acque termali, un tesoro scaturito dal profondo Ed è ai tempi del violento terremoto del 1349, che sconvolse l’agro telesino radendo al suolo la città, che risalgono le prime notizie delle acque sulfuree di Telese. Le frequenti e intense scosse, che si protrassero a lungo, oltre a farne affiorare le sorgenti, provocarono episodi di sprofondamento e sconvolsero il suolo originando stagni, paludi, come il famoso lago di Telese, oltre alle esalazioni di anidride carbonica e solforosa che resero a lungo l'aria irrespirabile. I primi studi sulle loro virtù terapeutiche risalgono però al 1734, con la pubblicazione De acidulis telesinis dissertatio, un saggio di Tommaso Bruni. Lo stabilimento odierno del Parco delle terme di Telese, che ancora impiega quelle acque al servizio delle cure termali, deve invece la sua fortuna alla lungimirante intuizione della famiglia Minieri, che verso la fine dell’Ottocento riuscì a ottenere un appalto e a dare vita a quelli che allora si chiamavano Grandi Stabilimenti Balneari di Telese, i cui reparti sono ancora oggi immersi in un grande parco di alberi secolari dove potrete passeggiare tra i bacini delle sorgenti, le piscine e le tante strutture ricreative. La belle époque delle antiche Terme Jacobelli Un’idea di come dovessero essere gli impianti dell’epoca potrete farvela visitando le antiche Terme Jacobelli, all’incrocio tra Castelvenere, Solopaca e Telese, trasformate nel 2008, dopo una profonda ristrutturazione, in parco naturale. Fondate dal cavaliere Achille Jacobelli di San Lupo e inaugurate nel 1867, le Terme Jacobelli erano, stando alle cronache dell’epoca e a ciò che resta delle cabine per la balneazione, delle piscine e della bouvette, un luogo incantevole, immerso nel verde, con un bel porticato dove riposare e due fontane a disposizione dei bagnanti. Escursioni a fior d’acqua Sempre a proposito di acque, e sempre tra Telese e Solopaca, troverete anche il piccolo lago di Telese, non lontano dalle sponde del fiume Calore. Un incantevole specchio d’acqua, profondo una ventina di metri, le cui origini vanno ricercate nella natura sismica dei terreni e delle rocce su cui sorge la cittadina. Adibito alla pesca sportiva, lungo le sue sponde attrezzate si snoda, in mezzo a una fitta vegetazione, una stradina panoramica lunga più di un chilometro che incrocia ristoranti, hotel e una piscina, regalando, specialmente in estate, momenti di svago e frescura. Volete proseguire l’immersione nel paesaggio? Aggiungete alle vostre destinazioni un’escursione al parco del Grassano, a pochi chilometri da Telese, una delle più belle oasi naturalistiche della Campania, attrezzata per trascorrervi una gita all’aria aperta in famiglia e attraversata, tra tigli, salici e pioppi, dal torrente Grassano, nelle cui acque turchesi nuotano anatre, oche e lontre. Il monte Pugliano, tra mura megalitiche e doline Alle spalle del complesso termale, il monte Pugliano sorveglia dall’alto la città. Il suo nome deriva dalla via latina che collegava Roma alla Puglia; lungo gli itinerari che attraversano i suoi circa 54 ettari potrete incrociare i resti di strutture residenziali risalenti al periodo paleolitico e rovine di muraglie megalitiche sannite, ma il tratto più caratteristico del suo paesaggio è la presenza di doline, conche o cavità carsiche prodotte dall’erosione della roccia calcarea, alcune delle quali visitabili, uniche nella loro forma lungo tutto il massiccio appenninico meridionale. È qui la festa! Epicentro del divertimento, soprattutto nelle sere d’estate, la via Minieri, cuore della cittadina termale, è il luogo dove si consuma lo “struscio” telesino, tra le terme e la stazione ferroviaria, in entrambi i sensi di marcia. È qui che si concentra infatti la maggior parte delle attività commerciali: boutique, pub, ristoranti, enoteche. Se cercate spettacoli, musica dal vivo e intrattenimento: è qui la festa!
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