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Viaggi Golden Age 177 risultati di ricerca
Arte & Cultura
Mercato Centrale

Palazzo Vecchio

Il museo sulla storia di Firenze Palazzo della Signoria, o Palazzo Vecchio, con la sua Torre medievale alta 94 metri, è il simbolo della vita politica, culturale e artistica di Firenze. Poggiato su un antico teatro romano, visibile nel sottosuolo, è stato sempre il centro di potere della città, ospitando dapprima Cosimo I de’ Medici che ingrandì il Palazzo con l’aiuto di artisti come Vasari e Buontalenti. Quando Firenze fu Capitale d’Italia, il Palazzo divenne la sede del Governo, e ancora oggi mantiene la sua funzione ospitando la sede del Comune. Al suo interno si trova il museo che custodisce la storia della città. Al primo piano il Salone del Cinquecento, una delle sale più grandi ed importanti di tutto il Palazzo. All’inizio del Cinquecento Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti vennero incaricati di dipingere due episodi gloriosi della storia militare di Firenze, rispettivamente, la Battaglia di Anghiari (1440) e la Battaglia di Cascina (1364), ma nessuno dei due artisti portò a termine l’impresa. L’aspetto attuale della sala si deve a Giorgio Vasari. Il soffitto, decorato con 42 cassettoni, raffigura importanti episodi della storia di Firenze, tra cui la Fondazione della città in epoca romana e l’Allargamento delle mura in epoca medievale. Al centro, Cosimo I trionfa come signore assoluto della città e di tutti i territori annessi al ducato, circondato dalle insegne delle ventuno Arti e da putti che recano gli emblemi del suo potere. Nel Salone si trovano dei veri e propri capolavori come il Genio della Vittoria di Michelangelo. Nel Mezzanino, si possono ammirare arredi tipici delle antiche abitazioni signorili e opere d’arte di epoca medievale e rinascimentale. Al secondo piano si trovano le sale monumentali come la sala delle Carte Geografiche e il globo terrestre, la Sala dei Gigli dove si trova l’originale della Giuditta di Donatello e le pitture del Bronzino, nella Cappella della duchessa Eleonora. Nel sottosuolo è possibile seguire un percorso archeologico attraverso gli scavi del Teatro Romano.
Relax & Benessere
Terme di Arta - Photo by: LorenzoPeg / Shutterstock.com

Arta Terme

Arta Terme, perla della Carnia, tra benessere, itinerari alpini e culti arcaici È una piccola località friulana della provincia di Udine, a 442 metri di altezza, 10 chilometri dal confine austriaco e 20 da quello sloveno: Arta Terme, ha molte ragioni per meritare una vostra visita. Il paese, adagiato nella Valle del But che collega Tolmezzo con l'Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico, è noto fin dall’epoca romana per le sue acque: dalla Fonte Pudia sgorga l’acqua sulfurea che da secoli dispensa cure e benessere e che ha reso Arta anche un'apprezzata stazione termale, luogo perfetto per ritemprare il corpo e lo spirito e punto di partenza ideale passeggiate ed escursioni tra malghe e rifugi. Le terme di Arta e le sue acque portentose, amate dal Carducci Racchiuse in una conca verde, le Terme di Arta si trovano all'interno di un complesso, il Palazzo delle acque, formato da 2 strutture collegate. La prima, che risale agli anni 60 del secolo scorso ed è stata progettata dall’architetto Gino Valle, è un edificio dal tetto orientaleggiante, la seconda è più recente. Le sue sale vi inviteranno a rilassarvi tra saune e bagno turco o a rigenerarvi sotto le docce emozionali e lungo il percorso Kneipp; tutt’intorno si estende un bel parco attrezzato dove potrete dedicarvi al minigolf, al tennis, o ristorarvi nella piscina con idromassaggio. Un consiglio: non lasciatevi scoraggiare dall’intenso odore sulfureo delle acque che sgorgano dalla Fonte Pudia, il cui nome deriva dal participio latino putens e allude al suo odore non esattamente gradevole, perché è proprio in virtù della ricchezza di minerali delle sue acque, che le Terme di Arta sono in grado di proporre percorsi riabilitativi altamente specializzati e cure per svariate affezioni, a partire da quelle delle vie aeree. Da secoli infatti le loro proprietà medicamentose attraggono nella località carnica turisti e pazienti: tra le personalità più celebri si annovera anche Giosuè Carducci, che ad Arta dedicò una delle sue poesie, Il comune rustico. Escursioni tra storia e scorci spettacolari Piano d’Arta, a una manciata di chilometri da Arta Terme, è un ottimo punto di partenza per una serie di passeggiate che vi permetteranno di scoprire meglio il territorio: se amate il trekking, la prima destinazione da affrontare è sicuramente il monte Zoncolan, uno dei contesti montuosi più noti del Friuli Venezia Giulia, sede di un rinomato comprensorio sciistico d’inverno e attraversato d’estate da itinerari panoramici, tra pascoli fioriti, boschi e malghe. Non dovete perdere, nei dintorni di Arta Terme, la località di Zuglio, l’antico Iulium Carnicum, florido centro economico e commerciale in epoca romana, fondato tra il 58 e il 40 a.C. e divenuto colonia nel I secolo d.C. Nei pressi del suo Museo archeologico, potrete ammirare i resti del foro romano e i reperti rinvenuti nel corso degli scavi. Sulla strada di ritorno verso Arta, merita una visita per il suo valore architettonico anche la pieve matrice di San Pietro nei pressi di Zuglio, una chiesa gotica costruita su una precedente pieve romanica, di cui sopravvivono ancora le finestre: all’interno, la chiesa conserva un altare ligneo di Domenico da Tolmezzo, capolavoro dell’arte rinascimentale, un organo in stile barocco, e due tele realizzate tra il XVI e il XVIII secolo, che raffigurano la conversione di San Pietro e la consegna delle chiavi al Santo. Alla scoperta delle antiche tradizioni carniche Proprio in questa pieve si svolge ogni anno, in occasione della festività dell'Ascensione, il cosiddetto Bacio delle croci, una delle ricorrenze sacre più sentite, che risale a un culto antichissimo, probabilmente di origine medievale: seguendo una serie di sentieri tra i boschi, i fedeli portano in processione fino alla pieve di San Pietro le preziose croci astili, crocifissi da processione posti su un’asta, custodite durante l’anno nelle chiese delle vallate vicine. E se passate da Arta Terme durante le feste natalizie, oltre a visitare il mercatino di natale, potrete rivivere un'antica tradizione carnica che si celebra ogni anno, dal 26 dicembre fino all’Epifania: quella della Stele di Nadal, una processione di fedeli capitanata dai Re magi che, intonando canti e sorreggendo tra le mani una stella di legno decorata con fiocchi di carta colorata e un lume al centro, passano di casa in casa per annunciare la nascita del Salvatore. E a tavola i cjarsòns, piatto simbolo della tradizione carnica Non potete ripartire senza esservi lasciati tentare dalle delizie della tradizione gastronomica friulana. Nelle botteghe del territorio si possono acquistare miele, distillati di prugne e pere, formaggi e soprattutto i tipici cjarsòns, uno dei piatti simbolo della Carnia: agnolotti fatti a mano, ripieni di erbe officinali e spezie, solitamente conditi con burro fuso e ricotta affumicata. Proprio ai cjarsòns è dedicata una sagra che si tiene ogni anno, la prima domenica di agosto, ad Arta Terme, in località Val Rivalpo.
Arte & Cultura

Parco del Castello di Miramare

Natura e storia nel Parco del Castello di Miramare Basta uscire di poco da Trieste per addentrarsi nell’oasi del parco del Castello di Miramare, dove trascorrere ore piacevoli immersi nella vegetazione: una tappa imperdibile, a soli 6 chilometri dal capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia. Non a caso è il castello più visitato dell’intero Nord Est. Ad attrarre è soprattutto il parco, che dall’alto si affaccia sul mare, creando un incontro di verde e blu intenso. Una gita fuori porta in cui la natura si tuffa nella storia. Amore a prima vista A volere l’intero complesso del Castello di Miramare, nel cuore dell’Ottocento, fu l’Arciduca Ferdinando Massimiliano d’Asburgo, che si innamorò perdutamente della posizione spettacolare e scelse il nome Miramare, dallo spagnolo mira el mar, che significa appunto “guarda il mare”. Un’altra nobile subì la forte fascinazione di questo luogo: sua cognata Elisabetta di Baviera, la celebre Principessa Sissi, che fu ospite assidua della residenza. Giardini inglesi e specie esotiche: l’area verde 22 ettari di superficie adibita a parco cingono il Castello di Miramare. Massimiliano d’Austria espresse la propria predilezione per piante extraeuropee, fornite dai vivaisti del Lombardo Veneto, mentre la terra venne fatta arrivare dalle regione della Stiria e della Carinzia. E quando il nobile si ritrovò in Messico, dove morì nel 1867, inviò personalmente alcune specie per arricchire il parterre. Oltre all’ingegnere Carl Junker, due personalità si occuparono in seguito dell’aspetto botanico: i giardinieri di corte Josef Laube e in seguito Artur Jelinek, che riuscì a mettere a dimora anche specie esotiche, nonostante il clima avverso di Trieste, dove non sono insolite gelate notturne e bora. Oggi il parco presenta 2 zone distinte. La prima, a est, è un boschetto dove si alternano alberi e deliziosi specchi d’acqua, sentieri e gazebo, secondo lo stile romantico dei giardini inglesi. La seconda è orientata a Sud-Ovest, maggiormente protetta dal vento; accoglie un giardino all’italiana e svariate aiuole, tra cui quella dei narcisi che a primavera sfoggia un’esuberante fioritura. La residenza Aperto al pubblico come tutto il parco, il Castello di Miramare è visitabile all’interno. Al piano terra si estendono gli appartamenti privati dei principi, in quello superiore le sale di rappresentanza. La sontuosa Sala del Trono è attualmente adibita a sala per concerti e mostre. La dimora è arredata con mobili, oggetti preziosi, dipinti e tele. Discoste dal palazzo principale, le Scuderie, un tempo destinate all’alloggiamento di cavalli e carrozze, sono state restaurate nel 2018 e un’ala ospita ora Il BIOdiversitario Marino (BioMa), il Museo immersivo dell’Area Marina Protetta di Miramare. Un bar è a disposizione dei visitatori, oltre a un bookshop. Atmosfere Già dall’arrivo, attraversando Porta Bora e percorrendo il Viale Miramare che porta al Castello, si respira una nostalgica atmosfera d’altri tempi. Vale la pena concedersi una passeggiata lenta nei sentierini tortuosi e sotto i pergolati, fino alle serre dalle strutture originarie in ferro. Muovendosi nel parco, molti sono gli incontri: l’Orante, statua maschile in bronzo, poi una copia della Venere di Capua e l’Apollino, versione adolescenziale del dio. Le fontane donano frescura nelle giornate calde, come i laghetti e il più ampio Lago dei Cigni. Nel piazzale con i cannoni donati da Leopoldo I re dei Belgi si respira tutta la potenza dell’Impero Austroasburgico, mentre nei saloni del Castello sembra di vedere la giovane Principessa Sissi che volteggia a una festa da ballo. La biblioteca ha il profumo denso della storia. E sotto gli oleandri, nei pressi delle Serre Antiche, il pensiero corre al giardiniere di corte Anton Jelinek, perché di recente sono stati piantati seguendo un suo preciso desiderio emerso in un antico carteggio. Non ci riuscì a causa delle temperature troppo rigide, ma oggi sono qui, in suo onore.
Arte & Cultura
Forte di Bard

Forte di Bard - Parcheggio

Il Forte di Bard, che difende la cultura della montagna Un grandioso polo culturale dedicato alle Alpi Occidentali: è il Forte di Bard, in Valle d’Aosta, antica fortezza a difesa dell’intera vallata sottostante. Oggi è un museo, in cui tradizione e tecnologia si prendono per mano, con effetti molto speciali. Storia, natura, architettura e geologia, in un viaggio multisensoriale attraverso video, allestimenti in 3D, suoni e proiezioni. Appassionante per tutti: adulti, studenti e bambini. Fino in cima su ascensori avveniristici La prima emozione che proverete al Forte di Bard è quella dei futuristici ascensori completamente vetrati che vi porteranno dal borgo alla sommità della fortezza. Sembra di arrampicarsi su un grattacielo, se non fosse che la vista vi riporta qui, nel cuore di un’esuberante natura. La cabina panoramica corre a pelo del roccione, quindi sfiora l’imponente struttura della fortezza, disposta su più livelli in un capolavoro di architettura difensiva. E vi si apre una visuale completa della valle e del fiume che l’ha creata, la Dora Baltea, dei borghi intorno e dei picchi all’orizzonte. Se l’ascensore vi regala una vertigine, altrettanto spettacolare è il percorso a piedi. Una passeggiata in cui sarà la lentezza a svelarvi lo scenario in tutti i suoi dettagli. Scalata del Monte Bianco, ma virtuale Avete mai scalato quella straordinaria montagna che è il Monte Bianco, la più alta delle Alpi? Se la risposta è no, questo è il vostro momento. Grazie al percorso interattiva offerto dal Forte di Bard, si può provare il brivido di una simulazione elettrizzante: sotto la supervisione di una guida, vi ritrovate in cordata, con imbragature, corde e moschettoni da alpinista. Prima di partire si controlla il meteo, si prepara lo zaino con cura e si studia l’itinerario migliore. Comincia la salita e la guida vi racconta tutto dell’ambiente naturale, diverso di quota in quota. Incontrate ostacoli, rischi e sorprese, prima di raggiungere finalmente la vetta. Uno yeti vi aspetta al termine dell’esperienza, per congratularsi con voi e accompagnarvi all’uscita. Quando qui entrò Napoleone Attraverso proiezioni e autentiche scenografie familiarizzate con la lunga storia del Forte di Bard, dall’anno Mille alla completa sua ricostruzione nel 1830. Tra i tanti personaggi nei quali vi imbattete lungo il percorso spicca Napoleone Bonaparte, che nel 1800, con la sua armata, impiegò due settimane per sconfiggere le forze nemiche austriache asserragliate all’interno della fortezza. Tale fu il disappunto per il lungo assedio da decidere di smantellare l’edificio, riportato poi in vita da Carlo Felice di Savoia appunto nel 1830. Al Forte di Bard finirete in cella, dato che nei secoli è stato anche una terribile prigione. All’interno delle 24 celle una scenografia ne ricrea l’atmosfera angusta, mentre filmati e ricostruzioni in 3D vi conducono per mano dentro la Grande Storia. Nelle 29 sale del Museo delle Alpi vi trovate invece a tu per tu con naturalisti, geografi e antropologi, che vi parlano dai video dei molti aspetti della civiltà alpina, della flora e della fauna, svelandovi un mondo di assoluto fascino. 5 cose da fare prima di uscire dalla fortezza ● Al termine della visita al Forte di Bard, fate una pausa alla Caffetteria di Gola o al Ristorante La Polveriera, all’interno del complesso museale, e ordinate taglieri di salumi e formaggi, crespelle alla valdostana e il dolce noci e miele. ● Se siete dei fan Marvel, cercate dentro il forte le riproduzioni di Iron Man, Captain America e Hulk, a testimonianza del set allestito proprio qui per alcune scene del film Avengers: Age of Ultron. ● Esplorate il borgo al di sotto, magari con lo stesso approccio tecnologico che ha contraddistinto la vostra visita agli spazi museali. Millibard è un progetto composto da dieci stazioni dotate di QR-code su apposite targhette. Avvicinando lo smartphone accedete a tutte le informazioni sul borgo, che vale senz’altro una passeggiate tra le antiche vie ricche di botteghe artigiane. ● Il posto migliore per ammirare il Forte di Bard da lontano e coglierne tutta l’imponenza, unita alla strategica posizione arroccata sulla roccia, è dal ponte sulla Dorea Baltea. Fate una breve sosta su questo belvedere naturale. ● Poco distante, nella valle, il paese di Arnad è celebre per una sua eccellenza gastronomica: il lardo di Arnad DOP. Meraviglioso da gustare sul tradizionale pane nero appena scaldato e spalmato con un filo di miele locale. Per saperne di più fortedibard.it
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