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Pronti a tuffarvi nel dinamico mondo degli sport acquatici da praticare in tutta Italia al mare e non solo?
Qui, mari, laghi e fiumi non sono solo posti da visitare ma luoghi incredibili dove vivere esperienze emozionanti. Dal nuoto alla vela, dal rafting allo sci nautico, dal windsurf al canottaggio passando per il kite e il surf e molto altro ancora.

Sport d'acqua 21 risultati di ricerca
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TR Cascate delle Marmore

Cascata delle Marmore

Alla Cascata delle Marmore, nel cuore dell’Umbria A meno di dieci chilometri da Terni, in Umbria, c’è la Cascata delle Marmore, che con i suoi 165 metri è una delle più alte d’Europa. Si tratta di una cascata artificiale che si forma dove il fiume Velino, partendo dal Lago di Piediluco, confluisce nel fiume Nera. Furono i romani nel 271 a.C. a iniziare gli scavi del canale. Un’opera di ingegneria realizzata con uno scopo preciso: far defluire le acque del Velino che, straripando sui terreni, creavano zone stagnanti, paludose e nocive per la salute. L’acqua fu indirizzata verso il ciglio della rupe di Marmore e nei secoli successivi sono stati molti gli interventi, fino a raggiungere l’aspetto di oggi. Tre punti di vista unici La Cascata delle Marmore è suddivisa in tre salti: li potete ammirare da due diversi punti, il Belvedere Superiore e il Belvedere Inferiore. Il primo si trova alla fine del paese di Marmore, sulla strada che porta a Piediluco, e offre una vista spettacolare del primo salto, mentre dal Belvedere Inferiore è possibile avere una panoramica totale della Cascata e ammirarla in tutta la sua maestosità. Un sentiero panoramico collega i due punti. Dal Belvedere Inferiore, inoltre, potrete accedere al Balcone degli Innamorati, un terrazzino situato davanti al primo salto della cascata, incastonato nella roccia. Basta allungare una mano per sfiorare il getto d’acqua: non dimenticate l’impermeabile, qui è d’obbligo, così come pure seguire una guida. A differenza degli altri punti panoramici, infatti, il Balcone può essere visitato solo con un accompagnatore esperto e in piccoli gruppi. Lo spettacolo della Cascata di notte Fatta eccezione per il Balcone, potrete visitare la Cascata delle Marmore in totale autonomia. A vostra disposizione, sei sentieri ben segnalati, per ammirare i salti da ogni angolazione possibile. Lo spettacolo continua di sera, ma solo nei mesi estivi, quando l’orario di apertura si prolunga oltre il tramonto: grazie a un impianto di illuminazione a led, di notte la Cascata ha tutto un altro fascino e assume un effetto particolare con fasci di luce che valorizzano il movimento della discesa delle acque. Alle Marmore, tra sport e cultura La Cascata delle Marmore è la meta ideale anche per praticare sport acquatici: dal rafting al soft rafting, dal torrentismo all’hydrospeed, dal kayak al river walking avrete solo l’imbarazzo della scelta. Vicino al Belvedere Superiore, invece, c’è il Parco archeologico industriale di Campacci di Marmore, che conserva oggetti provenienti dalle centrali idroelettriche di Narni e Galleto. Le grotte del Parco delle Marmore La Cascata delle Marmore riserva anche un’altra bella sorpresa ai suoi visitatori. Il Parco a cui appartiene, infatti, ha delle grotte carsiche scavate dalle acque nel corso dei millenni. Le cavità principali, sia per interesse speleologico, sia per bellezza degli ambienti, sono racchiuse in tre distinti complessi: il primo è costituito dalla Grotta della Morta e dalla Grotta delle Diaclasi, il secondo dalla Grotta delle Colonne, mentre il terzo, con uno sviluppo di oltre 190 m., è costituito dalla Grotta della Condotta, che prende il nome dall’antica condotta che in passato alimentava il sistema di centrali idroelettriche. Come organizzare la visita Visitare la Cascata è un’esperienza davvero unica, ma per viverla in tutta la sua bellezza organizzatevi in modo tale da essere lì nel momento in cui viene aperta l’acqua. Negli orari di non rilascio dell’acqua la cascata è sì aperta, ma con un getto ridotto. La Cascata, infatti, serve la centrale idroelettrica di Galleto: non è solo un bene paesaggistico di rara bellezza, ma anche una risorsa preziosa per tutto il territorio. Per saperne di più https://www.raftingmarmore.com https://www.cascatadellemarmore.info
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Baia delle Mimose

In Sardegna a Baia delle Mimose, tra sabbia fine e mille sfumature di blu Sabbia chiara e fine tipo Caraibi e piccoli ciuffi di cespugli e fiori selvatici che rimandano all’immagine di bellissimi deserti: eppure non siamo dall’altro lato del mondo, ma nell’incredibile Sardegna che ci riserva continue sorprese. Benvenuti a Baia delle Mimose, lunga spiaggia ai confini della Gallura con l’Anglona, tra scogliere frastagliate a picco sul mare e i colori tipici della macchia mediterranea. Una vacanza per tutta la famiglia Baia delle Mimose è un angolo di paradiso che piace a tutti: gli adulti possono dedicarsi al dolce far niente sotto il sole, i ragazzi divertirsi con lunghe nuotate e giochi organizzati sulla spiaggia. Lo scenario è letteralmente ipnotico, anche grazie alle morbide dune ricoperte da ginepri e rose di mare, con lo sfondo dell’acqua cristallina, in un contesto da cartolina. Poco distante da queste piccole montagne sabbiose, alcune villette, un centro commerciale dotato dei principali servizi, inclusi un bar tabacchi, un centro estetico, una boutique e un punto dedicato alle escursioni. La destinazione più amata dagli sportivi Il vento è costante a Le Mimose e questo rende il litorale, lungo ben 3 km, perfetto per praticare wind e kite surf. In più, per chi desidera spostarsi ed esplorare i dintorni, la sua posizione è strategica: la località sorge, infatti, a soli 6 km dal centro abitato di Badesi, a 70 km da Alghero e a 80 km da Olbia. Un piccolo paradiso panoramico Tra le tante sorprese che riserva Baia delle Mimose, c’è quella di non essere particolarmente affollata: è così che questa spiaggia, malgrado le sue limitate dimensioni, resta un’oasi di tranquillità anche in alta stagione. Un vantaggio per i turisti che vogliono trascorrere le ferie a diretto contatto con la natura e, nello stesso tempo, non allontanarsi troppo dal proprio centro residenziale. Da qui, lo sguardo potrà spaziare tra l’Isola Rossa che si mostra in lontananza in tutto il suo splendore e il profilo del promontorio di Castelsardo. Una spiaggia da Bandiera Blu Per i suoi servizi di qualità, oltre che per la pulizia delle sue acque, la spiaggia ha ricevuto la Bandiera Blu ininterrottamente, a partire dal 2017. A conferire il prestigioso titolo, è stata la Foundation for Environmental Education (Fee), dopo una valutazione attenta che comprende tra gli altri, anche la sua ottima accessibilità, la presenza del parcheggio, dei punti di ristoro e la possibilità di noleggiare l’attrezzatura balneare. In più, anche gli amici a quattro zampe possono godersi le meritate vacanze da queste parti. Non lontano dalla foce del fiume Coghinas, si trova un piccolo arenile di 300 metri quadri che ospita la dog beach, attrezzata con ombrelloni, ciotole e docce. Esplorando i dintorni di Badesi La Baia delle Mimose è spettacolare, ma non è l’unica perla della zona. Da non perdere c’è Li Mindi, con la sua sabbia chiara e la possibilità di scorgere da lontano la Corsica e l’Asinara, nelle belle giornate. Non meno interessante è anche Li Junchi, con la sabbia dorata e spesso ventosa, quindi perfetta per i surfisti. Superata la foce del fiume Coghinas, vi aspetta un altro tesoro naturalistico: si tratta di Valledoria, con la frazione marina di San Pietro a mare, con le sue dune coperte di macchia mediterranea, tratti di vegetazione e un fondale perfetto per immersioni e snorkeling.
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Riomaggiore

Riomaggiore, il borgo sul tetto delle Cinque Terre Stretto al centro di due vallate in posizione panoramica, Riomaggiore si distende dalla costa ligure verso l’Appennino, aggrappandosi al crinale. È il primo borgo delle Cinque Terre provenendo da La Spezia e offre splendidi scenari tra terra e mare: acqua cristallina e scogliere, le case dai colori vivaci, i sentieri che salgono verso i monti per un’immersione totale nella vegetazione mediterranea del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Tra i carruggi del centro storico Carruggi e ripide scalinate si snodano attorno alle abitazioni dagli intonaci a tinte pastello e i tetti in ardesia, tratteggiando un borgo pittoresco dove si alternano luce abbagliante e angoli in ombra. Il paese segue il corso del torrente, interrato nella parte terminale, guardando il mare nella parte bassa e poi arrampicandosi simmetricamente sui due lati dell’altura: una perfetta “V” disegnata sulla scogliera. Nella parte alta si ammira la trecentesca Chiesa di San Giovanni Battista antistante una bella piazza, poi salendo ancora si arriva al Castello, un fortino dal quale si gode il magnifico panorama sulla linea costiera. Per ammirare il tramonto, scegliete un punto lungo il muraglione e aspettate che si apra il sipario sullo spettacolo del sole che si tuffa in acqua. La passeggiata nel centro storico offre piacevoli pause a un tavolo all’aperto, dove ogni ristorante propone menu di terra e di mare. Gli immancabili: le celeberrime trofie al pesto e le acciughe, generosamente offerte dal mare. Nella scelta dei souvenir gourmet, non mancate di includere i pregiati vini Bianchi DOC e i rossi IGT delle Cinque Terre dai vitigni coltivati sui terrazzamenti, acciughe in conserva e profumate confetture di limone. Vivere il mare La spiaggia di Riomaggiore è in una piccola insenatura, solo di sassi e lambita da un mare perfettamente limpido. In paese c’è un organizzato, e autorizzato, diving center: qui, nell’Area Marina Protetta, snorkeling e immersioni sono un’autentica esperienza. Vi imbatterete in una sorprendente quantità di pesci, dalle cernie alle orate e saraghi; più a largo nuotano i balenotteri. Scoprirete la variegata vegetazione sui fondali a ridosso delle scogliere e in alcuni tratti scorgerete veri e propri orti marini composti da rigogliose specie di alghe. Per una gita sul mare, si possono noleggiare barche, anche per gruppi numerosi, in solitaria canoe e kayak. Via terra Una passeggiata di meno di un’ora conduce al Santuario della Madonna del Montenero attraverso un sentiero nel bosco e una sequenza di scalette. Ed è l’unico modo di arrivarci, non c’è una strada percorribile in auto. Vi trovate a 350 metri di altitudine in un punto in cui la vegetazione si infittisce e il verde si staglia sul cielo azzurro in un contrasto poetico. La vista è di quelle che non dimenticherete. L’intera area delle Cinque Terre si spalanca da lassù, comprese le tre isole di Palmaria, Tino e Tinetto, e nelle giornate terse lo sguardo vola fino in Corsica. Per i più allenati, il Santuario della Madonna del Montenero può essere la prima tappa di un lungo trekking panoramico. Basta imboccare da qui il Sentiero dell’Infinito che in 12 km collega Riomaggiore a Portovenere. Siete nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e il territorio si porge in tutta la sua magnificenza, con scorci sempre diversi. Camminando a picco sul mare, incontrate gli antichi terrazzamenti per la coltivazione di viti e ulivi, ameni orti e boschi fitti: il meglio del paesaggio mediterraneo, che l’UNESCO ha onorato dichiarandolo Patrimonio dell’Umanità. Ancora più impegnativa risulta la Scalinata di Monesteroli per raggiungere l’omonimo, minuscolo borgo che si può ammirare anche dal mare. Ma sono i 1200 gradini a donare un’emozione unica. Il litorale vi segue in parallelo, su questa che era un’antica mulattiera utilizzata dai contadini per raggiungere i vigneti. Una salita vertiginosa verso il cielo, respirando a pieni polmoni l’aria profumata: un bouquet di fiori, essenze e salsedine.
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Isola Gallinara

In Liguria, la meraviglia della Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara Signore e Signori, la Riserva Naturale dell’Isola di Gallinara. Un’area marina protetta che nelle carte geografiche è solo un puntino: eppure, in quella che è l’unica vera isola della Liguria, la meraviglia è in ogni angolo. Basta volgere lo sguardo intorno, per notare un ambiente ancora incontaminato d’incredibile valore storico, ambientale e culturale. Per gli amanti delle immersioni, poi, questo è un vero paradiso dove cercare relitti di antichi naufragi e grotte custodi di un’incredibile biodiversità. Una gita in barca per vederla da vicino Posizionato di fronte ad Albenga, questo gioiello della Riviera di Ponente è privato e, dunque, non sono possibili visite turistiche. Tuttavia, si può ammirare da distanza ravvicinata facendo una gita in barca, durante la quale magari esplorarne i fondali con lo snorkeling: vi troverete a tu per tu con la ricca e variegata fauna marina. La riserva è distante un chilometro e mezzo dalla costa, dalla quale è separata da un canale di circa 12 metri. Una leggenda che forse è storia Narra leggenda che all’Isola di Gallinara trovò rifugio San Martino vescovo di Tours, che si stabilì in una grotta rivolta verso il mare aperto, che per questa ragione ancora oggi porta il suo nome. Una tesi che negli Anni 90 la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria ha perorato, conducendo degli scavi lungo le pendici sud-est dell’isola e nella grotta di San Martino che hanno dato risposte importanti. Questa zona è stata sicuramente utilizzata sia come ambiente sepolcrale che come luogo di culto a partire dal IV sec. d.C e nell’isola hanno soggiornato a lungo degli eremiti. La storia suggerisce che nel 500 d.C esisteva un monastero benedettino e nel corso del VIII secolo i monaci fecero qui la sede di una potente abbazia. Dopo un periodo di prosperità tra il X e il XII, nel 1473 iniziò il declino e da metà 800 divenne un’area privata. Dal 1989 è inserita nel sistema delle Aree Protette della Regione Liguria. I gabbiani reali e le tartarughe terrestri Nell’Isola di Gallinara nidificano i gabbiani reali, specialmente sull’alta scogliera meridionale, e sono presenti colonie di tartarughe terrestri. Tra i fondali, invece, è possibile scorgere spugne gialle, margherite di mare e, fra le falesie rocciose, formazioni del Coralligeno. La zona settentrionale dell’isola è invece ricca di Posidonia oceanica. Dove fare le immersioni più spettacolari Sull’isola sono presenti due punti di immersione. Il primo è quello di Punta Falconara o del Cristo redentore: un secondo nome che esiste dal 1998, quando su questi fondali è stata posizionata una statua raffigurante un Cristo, appunto. Tra margherite di mare e fauna bentonica, è un'immersione facile che arriva alla profondità massima di 18 metri. Il secondo punto di immersione è quello di Punta Sciusciau: più esposta alle correnti, questa immersione vi consentirà di ammirare cernie, murene, polpi e scorfani. Se scenderete più in profondità, attorno ai 30 metri, troverete invece numerose spugne di mare.
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L’isola dell’Asinara

L’isola dell’Asinara: la lunga storia di un luogo magico I Romani la chiamarono Isola di Ercole prima che diventasse terra di contesa tra le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova, poi dominio dei Savoia, luogo di confino, lazzaretto e carcere. L’isola dell’Asinara ha avuto una storia lunga e travagliata ma quasi un secolo di isolamento l’ha resa un paradiso naturale ancora incontaminato. Oggi è un’area marina protetta da esplorare a piedi, in bicicletta o in barca scoprendo la costa occidentale più selvaggia e rocciosa e quella orientale con coste basse e fondali sabbiosi. L’isola degli asini Secondo la leggenda Ercole afferrò l’estremità della Sardegna con la sua mano possente strappando l’isola dalla terraferma, perciò fu detta Herculis Insula. Fu poi chiamata anche Sinuaria per la ricchezza di golfi e insenature sui suoi 110 km di coste. Asinara è forse una storpiatura del nome latino o forse fa riferimento agli asini bianchi che la abitano da tempo immemore e vivono ancora liberi sull’isola. Una storia che inizia nel Neolitico Nella zona di Campu Perdu a nord dell’isola si trova una domus de janas, testimonianza che questi luoghi erano abitati sin dal Neolitico. Dell’epoca romana rimangono invece alcuni relitti trovati in mare. Uno è ancora visibile a pochi metri dal molo di Cala Reale. Nel tempo l’isola dovette fare i conti con le incursioni arabe, poi con le scaramucce tra Pisa e Genova per la supremazia nel Mediterraneo. Furono i liguri Malaspina a costruire qui il Castellaccio che domina dall’alto tutto il golfo. Lì vicino approdava il pirata Barbarossa per nascondersi tra una ruberia e l’altra. Nel 1885 l’Asinara diventò colonia penale e gli abitanti dell’isola dovettero andarsene. Molti di loro fondarono Stintino, che allora si chiamava Cala Savoia. Da allora l’isola rimase inaccessibile per più di un secolo. Solo dal 1998, quando il carcere di massima sicurezza è stato chiuso, è stata riaperta alle visite. Le spiagge più belle dell’Asinara Essendo una riserva protetta non tutte le spiagge dell’isola sono accessibili. Si possono ammirare solo da lontano Cala Sant’Andrea e Cala d’Arena. Qui deponevano le uova le tartarughe caretta caretta. A Cala Sabina invece si può arrivare tramite una antica mulattiera. Si raggiunge in 30 minuti da Cala d’Oliva. Nei dintorni di Cala l’Oliva si trovano anche Cala Murichessa e Cala Giardino. E non perdetevi Cala di Sgombro, nel punto più stretto dell’isola: da una parte si affaccia sulla scogliera scoscesa con il mare agitato, dall’altro sul fondale sabbioso con un mare calmissimo. A piedi, in bici, in fuoristrada… o a nuoto! Il modo migliore per immergersi nella natura selvaggia del Parco Nazionale dell’Asinara è girarla a piedi. Ma occhio al sole: non c’è quasi mai ombra. Portatevi anche sufficiente acqua perché sull’isola sono presenti solo due bar. A Cala Reale si possono noleggiare bici e auto elettriche, barche a vela e canoe. Oppure prenotare una visita in fuoristrada accompagnati dalle Guide Ambientali Geomarine. Solo così si possono visitare alcune zone dell’isola come Cala Trabuccato e Punta Scorno. La visita all’Asinara non può dirsi completa senza un tuffo nelle sue acque cristalline. Non solo per godersi un bagno rinfrescante nell’acqua che sfuma dall’azzurro al verde, ma anche per osservare i meravigliosi fondali popolati da innumerevoli creature: un paradiso per lo snorkeling. Durante una gita in barca è facile avvistare i delfini, qualche volta anche le tartarughe marine. Non solo natura: cos’altro visitare Anche se qui è la natura a farla da padrone, ci sono molte tracce umane da scoprire in giro per l’isola. Oltre alla neolitica domus de janas di Campu Perdu e ai ruderi del Castellaccio, lungo le coste si trovano diverse torri di avvistamento costruite nel XVI secolo. Al 1936 risale l’Ossario costruito per ospitare i resti di migliaia di prigionieri austroungarici durante la Prima Guerra Mondiale. A Cala Reale si trova anche il Palazzo Reale, ex-residenza estiva dei Savoia. A Fornelli invece si può visitare il vecchio carcere.