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Musei 138 risultati di ricerca
Natura

Campi Flegrei

Alla scoperta dei Campi Flegrei, tra mito e benessere Tra i Comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, le Isole di Ischia, Procida e Vivara si stende la vasta area vulcanica dei Campi Flegrei, tecnicamente un’antica caldera, ossia un supervulcano in quiescenza, uno dei pochi sulla superficie terrestre. Qui, è possibile vedere diversi piccoli crateri, alcuni dei quali caratterizzati dalle solfatare, manifestazioni gassose effusive, altri da fenomeni idrotermali. I Campi Flegrei nella mitologia Un luogo così suggestivo non poteva non alimentare il mito. I coloni greci, ad esempio, ritenevano che questa terra fosse la tomba di alcuni giganti sconfitti da Ercole per conto di Zeus. Secondo la leggenda, i giganti avrebbero voluto usurpare il re degli Dei, e vennero puniti per la loro avventatezza. Proprio da questo deriva il nome flegreo: risale, infatti, al greco flego, che vuol dire ardo. Nel mito, ad ardere erano le piaghe dei giganti: provocate dalla folgore divina, producevano fuoco e acqua. Anche Virgilio, nell’Eneide, racconta la zona flegrea come luogo di sepoltura di questi personaggi mitologici. Non è un caso che Enea inizi la sua discesa agli inferi dal Lago d’Averno, situato proprio nei Campi Flegrei. Il mito non va sottovalutato: al di là delle interpretazioni fantasiose, infatti, offre un quadro dell’attività vulcanica dell’epoca, decisamente vivace. Cuma, la prima colonia greca in Italia Le caratteristiche geofisiche dei Campi Flegrei rendono la zona particolarmente fertile, e complice anche il clima mite già gli antichi Greci vi costruirono alcune delle loro città: la più famosa fu Cuma, la prima colonia ellenica in Magna Grecia. Oggi di Cuma potete visitare l’Acropoli, che comprende l’Antro della Sibilla, alla base della collina, mentre salendo verso la rocca ci sono la Torre Bizantina con il Belvedere, il Tempio di Apollo e il Tempio di Giove, noti anche come Terrazza Inferiore e Terrazza Superiore. Trasformati in chiese nel Medioevo, i due templi conservano tracce sia delle loro origini che della destinazione d’uso successiva. La tradizione termale dei Campi Flegrei Non era, però, solo il mito ad alimentare la fama dei Campi Flegrei. Grazie all’attività vulcanica, questa zona venne eletta dagli antichi romani ad area termale preferita. Se a Roma, infatti, bisognava aspettare che le stanze delle terme e l’acqua si scaldassero grazie a un sistema sotterraneo di focolai, a Cuma e dintorni non esistevano procedure di questo tipo: ecco che molti decisero di far costruire qui le loro ville patrizie, per rilassarsi e godere della bellezza del luogo. Baia, la città sommersa La più famosa era il Pausilypon, fatta erigere dal liberto Publio Vedio Pollione, che alla sua morte la lasciò ad Augusto. Vi ricorda qualcosa? Sì, il Promontorio di Posillipo deve il suo nome proprio a questa dimora. Epicentro del benessere, Baia, frequentata da Giulio Cesare e Nerone, Pompeo e Adriano; un irresistibile polo di attrazione. Molto di ciò che sappiamo oggi di questa antica città lo dobbiamo a Plinio il Vecchio, comandante della flotta imperiale romana nella vicina Miseno. L’acqua bollente sgorgava dal sottosuolo insieme ai suoi vapori, ed entrambi venivano sfruttati in saune scavate nella roccia. Un luogo perfetto per trascorrere ore di ozio; solo con la decadenza dell’Impero tutto questo venne meno. Oggi l’antica Baia non esiste più. È un’area completamente sommersa per via del bradisismo, un fenomeno vulcanico che ha portato all’inabissamento della linea di costa. Chiamata anche La Pompei sommersa, perché molto simile urbanisticamente, l’antica Baia rientra in un’area marina protetta. Molto di ciò che la caratterizzava si può vedere al Museo Archeologico dei Campi Flegrei, al Castello Aragonese. Non perdetelo se volete farvi un’idea di ciò che poteva essere questa meravigliosa località, amatissima dai patrizi romani.
Natura
Lipari - Isole Eolie, Sicilia

Lipari

Lipari la dolce, la più placida delle isole Eolie Con i suoi 37 chilometri quadrati, Lipari è la più grande tra le isole Eolie, Patrimonio dell’Umanità per chiunque sia passato da qui e, dal 2000, anche per l’UNESCO. Centro amministrativo ed economico dell’intero arcipelago siciliano è la meno “vulcanica” tra le sue 7 isole, come attestano le debole attività idrotermale e di fumarole nella sua parte occidentale. Di sicuro però, prendete nota, è quella che meglio armonizza il selvaggio fascino eoliano con la comodità dei collegamenti e dei servizi. La movida serale e il flow autentico delle contrade L’area urbana si estende tra i bar e i ristoranti affacciati sulla bella piazza di Sant’Onofrio, meglio nota come Marina Corta e via Francesco Crispi, chiamata Marina Lunga: in mezzo, da maggio fino a ottobre, si concentrano la sera lo struscio e la movida locali. Il resto dell’isola è ben collegato al centro da una rete di strade asfaltate, ma se volete davvero entrare nel suo flow di profumi, suoni e panorami e assaporare un po’ di quella placida dolcezza cui allude il suo nome greco, Meligunis, vi consigliamo di girare Lipari in bici o di percorrerla a piedi, bighellonando tra i muri a secco delle sue contrade: Canneto, Acquacalda, Quattropani. Come sul set di un film Se oltre alla vita da spiaggia avete in animo di approfondire la cultura e la storia di Lipari, il consiglio è quello di visitare mete e monumenti con la luce del tramonto, quando l’aria è più fresca e le strade si animano. Tappa d’obbligo è il Chiostro de normanni, parte del primo monastero benedettino costruito in Sicilia per volere del re Ruggero II, così ben conservato e suggestivo che vi sembrerà di stare sul set di un film in costume. Altrettanto scenografica è la possente struttura del Castello, una vera e propria acropoli, che sorge su un promontorio abitato dal neolitico. La cinta muraria racchiude idealmente il centro storico: nella cittadella fortificata, paradiso degli archeologi, ogni anfratto in cui sosterete racconta una pagina di storia: sarà come ripercorrere dal vivo il lungo elenco delle dominazioni che qui si sono avvicendate, lasciando un’indelebile impronta. Per approfondire, avventuratevi tra le cinquanta sale del Museo archeologico regionale, uno dei più prestigiosi del Mediterraneo. Il pollice di Bartolomeo Se siete invece appassionati di reliquie, fate tappa, sempre all’interno del Castello, nella Cattedrale, dedicata a San Bartolomeo, patrono di tutto l’arcipelago: la chiesa custodisce ancora il “sacro pollice” del santo, l’unico frammento misteriosamente scampato al trafugamento del corpo dell'apostolo, nell'833, a opera dei beneventani. Ora il dito “riposa” in una teca d'argento a forma di braccio benedicente, esposta in occasione delle festività in onore del santo. Caccia al belvedere Ai collezionisti di vedute, consigliamo invece di lustrarsi gli occhi lungo i punti più panoramici di Lipari, a partire proprio dal promontorio dell’acropoli. Vale una foto ricordo, e magari anche un romantico selfie tra cielo e mare, l’orizzonte contemplato dal Belvedere Quattrocchi, sullo sfondo dei faraglioni di Pietra lunga e Pietra Menalda. Fa invece pensare alle Cicladi il panorama che si gode dalla chiesa della Madonna della Catena, nella frazione di Quattropani, un santuario piccolo e intonacato di bianco in stile dorico, a strapiombo sul mare. Vale infine una scarpinata, il cosiddetto "Semaforo", l'Osservatorio geofisico che ha trovato sede all'interno di un semaforo in disuso della Regia Marina, da cui vi sembrerà di toccare con un dito sia faraglioni che l’isola di Vulcano. Voglia di trekking… anzi di scekking Se invece inseguite l’anima selvaggia dell’isola, tra i sentieri di trekking più interessanti segnaliamo quello, piuttosto impegnativo, che dalle cave di caolino conduce alle terme di San Calogero, lungo le fumarole di zolfo, un parco geominerario, fino allo stabilimento ottocentesco delle terme riconvertite in museo, costruite su una delle più antiche fonti termali conosciute: accanto alle sue vasche, di epoca ellenistica, si trova un monumento funebre di origine micenea. Ma l’esperienza più tipica che potete fare lungo questi sentieri è quella dello scekking, ovvero il trekking a dorso d’asino, scecco in siciliano, proposta dalle guide ambientali di Lipari: un modo originale per riqualificare gli antichi inquilini dell’isola in chiave turistica, ora promossi ad accompagnatori per itinerari slow, articolati in appetitose tappe in cui degustare i prodotti locali. Le spiagge: a ciascuno la sua pietra Bianchissime e sabbiose oppure vulcaniche e rocciose: le coste e le spiagge di Lipari soddisfano le esigenze di ogni bagnante. Basta decidere su quale pietra stendersi. Tutto il litorale a nord-est è ricoperto dall’abbagliante rena bianca proveniente dalle cave di pomice e ossidiana che scendono fino al mare: da Spiaggia bianca, raggiungibile con una ripida scalinata di maioliche, a White beach, stabilimento più mondano ed esclusivo, a cui si arriva solo via mare. Se preferite invece lidi liberi e appartati, fate rotta verso le spiagge di Pietraliscia o Porticello, oppure alla Secca della Forbice, in località Cappero, molto amata dalla gente del posto.
Arte & Cultura

Albano Laziale

Albano Laziale: una perla inaspettata dei Castelli Romani Albano Laziale è sorta sui resti di una villa imperiale romana voluta da Domiziano e si è sviluppata intorno a un accampamento dell’esercito. La facilità del collegamento con Roma, grazie alla via Appia, rende la cittadina facilmente raggiungibile. La bellezza del paesaggio merita una gita. In più, Albano conserva straordinarie vestigia del suo passato. Le vestigia romane ad Albano Laziale Non c’è edificio storico ad Albano laziale che non abbia radici nella civiltà degli antichi romani. La Porta Pretoria era l’ingresso dell’accampamento della legione romana: inglobata in altri edifici, è ricomparsa in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale nel 1944. La chiesa di San Pietro, del VI secolo, fu costruita sui resti di una grande sala delle terme di Cellomaio e l’edificio contiene diversi resti romani come i frammenti marmorei nel portale e nel campanile romanico o il sarcofago romano usato come altare. Nella sacrestia sono visibili frammenti del pavimento a mosaico delle terme. Uscendo dalla chiesa, sulla destra, si vedono i resti delle terme, giunte fino ai nostri giorni ben conservate. Nelle terme è stato ricavato il museo Seconda legione partica che ricostruisce, con gli strumenti dell’archeologia sperimentale, gli equipaggiamenti dei legionari e ne documenta la vita quotidiana. Il più straordinario lascito degli antichi romani ad Albano è il cosiddetto Cisternone, costruito nella parte più alta, un enorme serbatoio, in parte scavato nella roccia, dove veniva convogliata l’acqua distribuita per caduta all’accampamento. Funziona ancora e viene utilizzata per scopi irrigui. Da vedere anche l’anfiteatro severiano di forma ellittica, che poteva ospitare fino a 16mila spettatori, con le gradinate in parte scavate nella roccia in parte costruite in muratura. Le Catacombe di San Senatore conservano affreschi di età medievale. Per visitare gran parte dei siti archeologici bisogna rivolgersi al museo civico di Albano romano, che ha sede nell’ottocentesca villa Ferrajoli. Anche la chiesa romanica di Santa Maria della Rotonda fu eretta sul ninfeo della villa imperiale di Domiziano: di pianta rotonda, ha le stesse proporzioni del Pantheon di Roma. Da vedere anche la cattedrale di San Pancrazio, che risale ai tempi di Costantino, ma rivisitata in stile barocco. Il lago di Albano Il lago Albano, di origine vulcanica, ha un’insolita forma ellittica, che si spiega con la complessa storia della sua formazione, dovuta a diversi fenomeni eruttivi. Il lago ha un emissario artificiale, opera degli antichi romani. Da notare i reperti del Villaggio delle Macine, che risale all’età del bronzo, un millennio e mezzo prima di Cristo, raro esempio di villaggio su palafitte. Oggi si può visitare lungo il bel sentiero nei boschi, 11 chilometri per l’intero periplo del lago, tutto in piano, da percorrere a piedi o in mountain bike. Sul lago è possibile praticare sport acquatici (canoa) e fare escursioni in pedalò, per poi rifocillarsi nei numerosi ristoranti che si affacciano sulle sue rive. Se il lago vi ha affascinato, percorrete la via dei Laghi (statale 217) che devia dalla via Appia antica all’altezza di Ciampino per raggiungere Velletri, costeggiando il lago di Albano dalla parte di Marino e il vicino lago di Nemi.