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Musei 138 risultati di ricerca
Arte & Cultura

ADI Design Museum

ADI Design Museum-Compasso d’Oro, uno spazio per architetti e curiosi di ogni età Gli amanti del design certamente la sapranno lunga quando si parla di Compasso d'Oro, ovvero il più autorevole riconoscimento mondiale di design, nato nel 1954 da un'idea di Gio Ponti. E per celebrare il premio e, più in generale, il design a tutto tondo, è stato creato a maggio del 2021 un museo che ne ospita l'archivio dei prodotti e dei progetti. Ospitato nel cuore del quartiere Paolo Sarpi, la “Chinatown milanese”, all'interno di un edificio storico di recupero risalente agli anni 30, ADI Design Museum è un polo culturale tutto nuovo e un luogo di racconto e valorizzazione del sistema design italiano. E la simbologia inizia appena vi si accede e si passa all'interno della Galleria vetrata che congiunge via Ceresio con via Bramante. Qui si ha l'impressione di percorrere una vera e propria via del design. Cosa fare se siete in visita all'ADI Design Museum? Oltre alle mostre temporanee fino ad ora realizzate, e che cambiano ciclicamente, c'è la permanente che vale assolutamente più di una visita. All'interno degli spazi a essa dedicati troverete Il cucchiaio e la città, installata lungo le pareti perimetrali del museo: racconta attraverso immagini, riviste e oggetti tutti i progetti premiati con il Compasso d'Oro dal 1954 ad oggi. Poi c'è la mostra Manifesto alla Carriera. Omaggio della grafica italiana ai Maestri del Compasso d’Oro, che celebra aziende, autori, istituzioni che hanno generato il mondo di oggetti che ci permettono di raccontare la genialità del design italiano e hanno vinto un premio per la loro brillante carriera nel settore. E infine due video progetti: il primo è Bìos - Sistema Design Italia, installazione realizzata in collaborazione con POLI.design - Sistema Design Politecnico di Milano, che spiega in maniera efficace e moderna il rapporto fra il design e le persone. E poi c'è Il design entra nella storia, il cortometraggio firmato da IED Istituto Europeo di Design e realizzato da OffiCine (IED e ANTEO), esposta nel foyer del museo, che riflette sulla relazione tra la creatività e la Storia. Se avete bisogno di una pausa caffè tra una visita alla permanente e una alla mostra del momento, fate una sosta alla caffetteria Officina Design Cafè, con un menù tutto italiano di cucina semplice e sostenibile. I giovani sono i benvenuti! Se siete in visita con bambini o ragazzi, non potete perdervi gli appuntamenti del Junior Design Lab, un programma studiato per i giovani che trasformerà una semplice gita al museo in un'esperienza formativa indimenticabile. Il percorso interattivo con un messaggio segreto Fuori dal museo, davanti all'ingresso, c'è Compasso d’Oro, misurare il mondo: un’installazione che fa parte della collezione permanente, curata e progettata dallo Studio Origoni Steiner, che propone al visitatore una serie di immagini collocate su quattro pareti metalliche che formano un struttura espositiva a base quadrata. Tra tutte le figure, tra cui un occhio, il Colosseo, un girino, un violino Stradivari, un cavolo, un fusto di quercia, un’anfora, solo per citarne alcune, c'è un elemento in comune. Per scoprirlo è necessario andare in esplorazione all'interno del museo. Volete un indizio? Cercate il disegno geometrico collocato sul retro delle riproduzioni fotografiche… E prima di andare via non dimenticate di fare tappa al bookshop per portare a casa un souvenir letterario dedicato al design, in ricordo della giornata trascorsa.
Arte & Cultura

Castello di Santa Severa

Castello di Santa Severa, un angolo di storia sul mare Il castello di Santa Severa risale al Trecento, ha il tipico profilo fiabesco delle fortezze medioevali e si trova nella frazione di Santa Severa, che appartiene al comune di Santa Marinella, pochi chilometri a nord di Roma, nel Lazio. Domina il paesaggio tra la spiaggia e il mare. Con i suoi ambienti unici, dove un tempo hanno soggiornato esploratori, mercanti e conquistatori, una visita al Castello di Santa Severa è un’esperienza di grande interesse. Un passato ricchissimo in uno dei luoghi più suggestivi del Lazio La prima documentazione scritta sul Castello di Santa Severa risale al 1068, quando è stato donato dal conte Gerardo di Galeria all’Abbazia di Farfa. Nel 1130 è poi diventato proprietà del papa Anacleto II e nel 1482 è passato all’Ordine del Santo Spirito. È stato gestito da quest’ultimo per cinquecento anni, fino al 1980. Deve il suo nome a una giovane martire cristiana uccisa sotto l’impero di Diocleziano. A Santa Severa e al suo martirio è dedicata anche la Chiesa paleocristiana ancora visibile nella piazza della Rocca. L’area ora occupata dal Castello è di enorme rilevanza archeologica: nel settimo secolo a. C. vi sorgeva Pyrgi, un fondamentale scalo marittimo dell’Etruria e dell’antica città etrusca di Cerveteri. Il museo del mare è dedicato all’archeologia subacquea Il Castello di Santa Severa ospita il Museo del Mare e della Navigazione Antica. Il percorso espositivo e didattico è totalmente incentrato sull’archeologia subacquea e sulla navigazione antica, con interessanti testimonianze provenienti dal porto etrusco di Pyrgi e dai vicini fondali. Un breve salto nella storia Impossibile rinunciare a una visita del borgo medievale di Santa Severa, con i suoi archi e le stradine in pietra che raccontano le attività del castello nel corso dei secoli. Nel piazzale delle Barrozze, al centro dei caseggiati, troneggia una fontana circolare su due piani, sormontata da tre grosse mole di frantoio. Dirigendoci verso la suggestiva Piazza delle due Chiese, possiamo visitare la Chiesa di Santa Maria Assunta e Santa Severa, ma anche il Battistero dedicato a Santa Severa e a Santa Lucia. All’interno di quest’ultimo, tra gli affreschi della fine del Quattrocento, si possono notare i graffiti votivi raffiguranti delle navi, opera dei marinai che transitarono nello scalo. Abbondano clima conviviale e pesce fresco Tra taverne e ristoranti, Santa Severa propone del gran pesce fresco: L’isola del Pescatore è uno dei più amati ristoranti con vista sul Castello, ma le alternative sono tante, tutte votate alla migliore cucina mediterranea della tradizione e al pescato del luogo. Per saperne di più castellodisantasevera.it
Arte & Cultura
Museo Egizio di Torino. Photo by: Nyo09 / Shutterstock.com

Al Museo Egizio di Torino: con il tablet

Tablet, tavoli interattivi e sapienti giochi di luce per un’immersione totale nelle corti dei faraoni. Il Museo Egizio di Torino, secondo solo a quello del Cairo, ha visto un’imponente ristrutturazione nel 2015, con la collaborazione del celebre scenografo premio Oscar Dante Ferretti. E oggi consente un tuffo nell’antica cultura egizia, resa viva e vivace dai supporti multimediali. Un allestimento da Oscar Dante Ferretti è una stella del firmamento italiano che brilla nel panorama internazionale. Scenografo e costumista, ha vinto 3 Oscar, tra cui quello per il film The Aviator, di Martin Scorsese, e altri premi prestigiosi. Anche al Museo Egizio di Torino c’è il suo talentuoso tocco visionario. Nell’ambito della completa ristrutturazione del museo nel 2015, è stato chiamato a curare le luci e alcuni allestimenti. Imperdibile quella dal titolo Il Grande Nilo, che riproduce il percorso del leggendario fiume fino all’estuario, realizzato con gelatine e vetroresine come un gigantesco puzzle di pannelli in tessuto. Spettacolare sarà ammirarlo mentre farete un salto di 24 metri attraverso un sistema di scale mobili, sopra una Mesopotamia ricreata oggi in stile modernissimo. Immergetevi nel gioco di luci e specchi Semore di Ferretti l’illuminazione dello Statuario, una delle sale più spettacolari del Museo Egizio, tutta basata su tecnologia a Led ad alto livello di sostenibilità ambientale. È uno spazio di fortissima suggestione, dalle pareti color rosso pompeiano, dove le singole statue sono illuminate sia dall’alto sia dal basso, moltiplicate da un gioco di specchi che consentono di osservare i capolavori nella loro tridimensionalità. Vi sembrerà di stare accanto ai faraoni, voi, in prima persona. Grazie alla studiata illuminotecnica e a particolari proiettori sagomatori, potete ammirare ogni singolo particolare di Ramesse II, il faraone più famoso, e della Sfinge del Nuovo Regno; del re Amenofi II e di Sekhmet, la dea con la testa di leone, e della dea Hathor dalle corna bovine. Soffermatevi sulle sfumature del granito rosa della statua di Ramesse con il dio Amon e la dea Mut. Lasciatevi ammaliare dai geroglifici incisi sul sarcofago di Gemenefherbak e dalle scritte incise sulla pietra. Perché proprio a Torino? All’inizio dell’800, sulla scia delle campagne napoleoniche in Egitto, si diffuse in Europa la moda di collezionare antichità da quel Paese. Bernardino Drovetti, console generale di Francia durante l’occupazione, vantava una collezione di 8000 pezzi e in seguito anche il Re Carlo Felice acquistò innumerevoli pezzi: dall’unione di queste due raccolte nacque il museo nel suo stato embrionale. Esponenti di Casa Savoia, in decenni di spedizioni, continuarono ad arricchire la collezione e di conseguenza il museo. Torino divenne così un grande centro di studi sulla cultura egizia. Un percorso davvero faraonico Oltre 2 km di percorso espositivo disposto su 4 piani, 8000 reperti che coprono un arco di storia dal 4000 a.C al 700 d.C: sono questi i numeri da record del più grande Museo Egizio, secondo solo al Cairo per quantità e importanza delle collezioni, nonché il più antico del mondo interamente dedicato alla cultura egizia. Sfilano corredi funerari, statue, sarcofaghi, monili e papiri. L’itinerario è curatissimo e non si corre il rischio della dispersione. Se preferite, potete scegliere una visita interamente guidata da esperti oppure optare per l’audioguida multimediale su smartphone, inquadrando i QR.code presenti nelle sale. Gli spazi sono disseminati di tablet e tavoli interattivi: divertitevi ad approfondire gli aspetti che più che vi interessano. Non mancate di guardare i video in 3D, che vi faranno vivere l’ebrezza di sentirvi archeologi per un giorno. Attraverso le sequenze che mostrano documenti di scavo e fotografie d’epoca, vi troverete all’interno della tomba di Kha e in quella di Nefertari, poi dentro la Cappella di Maia. Due esperienze a corollario Una delle esperienze da vivere, soprattutto se avete al seguito dei bambini, è la visita guidata tematica dal titolo Vita nell’Aldilà. Gli antichi Egizi consacravano molto tempo alla preparazione del loro futuro dopo la morte, considerato il passaggio a un’esistenza successiva altrettanto gloriosa di quella terrena. Un egittologo vi racconta queste sofisticate pratiche, dalla produzione dei sarcofaghi alla preparazione del corpo, che doveva restare integro, fino alla misteriosa simbologia dei papiri funerari. Agli amanti dell’arte si suggerisce l’Area Restauro, al secondo piano, dove possono assistere in diretta ai restauri dei reperti del Museo. Per saperne di più museoegizio.it e visitpiemonte.com