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Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 119 risultati di ricerca
Arte & Cultura
Mercato Centrale

Palazzo Vecchio

Il museo sulla storia di Firenze Palazzo della Signoria, o Palazzo Vecchio, con la sua Torre medievale alta 94 metri, è il simbolo della vita politica, culturale e artistica di Firenze. Poggiato su un antico teatro romano, visibile nel sottosuolo, è stato sempre il centro di potere della città, ospitando dapprima Cosimo I de’ Medici che ingrandì il Palazzo con l’aiuto di artisti come Vasari e Buontalenti. Quando Firenze fu Capitale d’Italia, il Palazzo divenne la sede del Governo, e ancora oggi mantiene la sua funzione ospitando la sede del Comune. Al suo interno si trova il museo che custodisce la storia della città. Al primo piano il Salone del Cinquecento, una delle sale più grandi ed importanti di tutto il Palazzo. All’inizio del Cinquecento Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti vennero incaricati di dipingere due episodi gloriosi della storia militare di Firenze, rispettivamente, la Battaglia di Anghiari (1440) e la Battaglia di Cascina (1364), ma nessuno dei due artisti portò a termine l’impresa. L’aspetto attuale della sala si deve a Giorgio Vasari. Il soffitto, decorato con 42 cassettoni, raffigura importanti episodi della storia di Firenze, tra cui la Fondazione della città in epoca romana e l’Allargamento delle mura in epoca medievale. Al centro, Cosimo I trionfa come signore assoluto della città e di tutti i territori annessi al ducato, circondato dalle insegne delle ventuno Arti e da putti che recano gli emblemi del suo potere. Nel Salone si trovano dei veri e propri capolavori come il Genio della Vittoria di Michelangelo. Nel Mezzanino, si possono ammirare arredi tipici delle antiche abitazioni signorili e opere d’arte di epoca medievale e rinascimentale. Al secondo piano si trovano le sale monumentali come la sala delle Carte Geografiche e il globo terrestre, la Sala dei Gigli dove si trova l’originale della Giuditta di Donatello e le pitture del Bronzino, nella Cappella della duchessa Eleonora. Nel sottosuolo è possibile seguire un percorso archeologico attraverso gli scavi del Teatro Romano.
Arte & Cultura
Villa Peyron - Firenze, Toscana. Photo by Giorgio Galletti

Villa Peyron

Villa Peyron, la più bella finestra su Firenze Sulla collina di Fiesole, Villa Peyron al Bosco di Fonte Lucente, con il suo magnifico giardino all’italiana, il parco, i boschi e le colline di ulivi, costituiscono un complesso di rara bellezza e perfetta armonia. Dal giardino della villa si può godere di una vista spettacolare sulla città di Firenze ed è dunque uno dei luoghi più affascinanti dove iniziare a immergersi nelle meraviglie della culla del Rinascimento. La passione di una vita intera La villa fu acquistata all’inizio del Novecento da un imprenditore piemontese, Angelo Peyron, insieme alla cinquecentesca sorgente naturale di Fonte Lucente, necessaria per garantire l’irrigazione del giardino e dei campi coltivati. L’architettura attuale degli spettacolari giardini che discendono a balze verso Firenze si deve tuttavia a Paolo Peyron, il figlio, che ereditò la proprietà in giovanissima età nel 1932 a causa della prematura morte del padre, e che vi si dedicò tutta la vita modificandola e arricchendola anno dopo anno con grande sensibilità. Devastato durante la seconda guerra mondiale, quando la villa fu requisita dal comando tedesco e successivamente dagli Alleati che vi allestirono anche un ospedale militare, il giardino fu pazientemente ricostruito nei decenni successivi con grande cura. Uno squarcio nel bosco liberò la vista su Firenze Senza l’aiuto di architetti paesaggisti né di esperti, Paolo Peyron si lasciò guidare dal proprio gusto nel rimodellare il piccolo giardino che circondava originariamente la villa e il bosco che ne chiudeva la visione della città. Gli venne dunque naturale pensare di aprire quello “squarcio nel bosco”, come lui stesso raccontò, per liberare la vista su Firenze. Un giardino del Novecento La villa e il giardino sono stati riconosciuti dalla Soprintendenza dei beni architettonici e monumentali di Firenze come esempio di giardino del Novecento capace di reinterpretare con gusto contemporaneo la tradizione del giardino all’italiana. Le essenze utilizzate sono quelle classiche: dal bosso ai cipressi che formano le quinte dei terrazzamenti, dai grandi cedri monumentali alle querce, mentre le zone boschive sono popolate perlopiù da roverelle. Le fioriture che si inseguono mese per mese sono quelle di glicini, azalee, ortensie e piante di agrumi nei vasi: in tutto sono state catalogate ben 300 essenze diverse, tra cui anche orchidee spontanee, la rara aristolochia e il giacinto di Webb. Le fontane alimentate dalla Fonte Lucente Sono ben 29 le fontane nel giardino che prendono l’acqua dalla Fonte Lucente grazie ad un imponente lavoro di canalizzazione realizzato dal padre di Peyron. La fonte si trova a monte della villa e l’acqua viene trasferita attraverso un’ampia galleria costruita nella collina, che durante la seconda guerra mondiale fu utilizzata dai contadini del luogo come riparo dalle incursioni aeree. La fontana più singolare è quella che si trova nel parterre della Cappella, dove l’acqua sgorga da un leone posto in cima a una colonna. Sotto la cosiddetta piazza della Musica, così chiamata per la presenza di statue che raffigurano la Musica e la Danza, c’è un laghetto artificiale che funge da riserva d’acqua per l’area più prettamente agricola. L’amore per il collezionismo Le cure di Paolo Peyron per il suo giardino non furono inferiori a quelle dedicate alla villa, che fu lo scrigno delle sue collezioni di oggetti antichi e d’arte. Dopo i saccheggi subiti durante la guerra, Peyron si dedicò al recupero degli arredi e degli oggetti perduti. Oggi la casa, gestita dalla Fondazione parchi monumentali Bardini e Peyron, è un piccolo museo dello stile di vita del Novecento. Alcuni ambienti sotto la grande terrazza sono adibiti a spazi per eventi artistici e convegni. Per saperne di più La villa e i suoi giardini si possono visitare solo su prenotazione con congruo anticipo e per gruppi di almeno 15 persone.
Arte & Cultura

Arco di Traiano

L’arco di Traiano di Benevento, città-museo tra antichità e transavanguardia L’arco di Traiano è il monumento simbolo di Benevento. Grazie anche alla sua posizione nell'entroterra appenninico della Campania e tra i fiumi Sabato e Calore, la città vanta un passato ricco di storia, che si potrebbe idealmente dividere in tre periodi: romano, longobardo e pontificio. Florido e importante snodo tra le vie e le tratte commerciali più importanti del tempo, Benevento ancora oggi sa regalare scorci unici, e l’arco è uno di questi. L’arco come un monumentale fumetto storico Eretto proprio per celebrare l’inaugurazione di una nuova via, la Traianea, una “scorciatoia” sicura e veloce alla via Appia che collegava Roma alle province meridionali, a Brindisi e quindi all’Oriente, l’arco di Traiano a Benevento rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’antichità romana nel Sannio e in tutta la Campania. Realizzata nel 114 d.C., in un momento in cui la città consolidava il suo ruolo strategico e politico, l’opera è anche una testimonianza delle ultime grandi conquiste dell’Impero romano, dalla Dacia, alla Germania fino alla Mesopotamia. L’arco, che è il meglio conservato al mondo tra quelli con rilievi scultorei, è costruito con blocchi di pietra calcarea rivestita di marmo pario ed è alto 15,60 metri e largo 8,60. Girandogli intorno con calma, potete “leggerlo” come se fosse un monumentale fumetto storico. L’impianto narrativo delle sue decorazioni riferisce infatti dei successi e della fortuna del princeps all’interno e fuori dai confini dell’impero romano, di cui vengono celebrate le tradizioni sacre, le vittorie, ma anche la buona amministrazione in tempi di pace. La grandeur imperiale del teatro romano Inaugurato nel 126 d.C., pochi anni dopo l’arco di Traiano, durante il regno dell’imperatore Adriano (ma riportato alla luce solo intorno al 1920), il teatro romano è un'altra significativa testimonianza dell'importanza di Benevento per Roma. Con la sua straordinaria capienza - poteva contenere fino a 15.000 persone - le sue 25 arcate disposte su tre ordini, è uno dei teatri antichi meglio conservati, uno dei più grandi e belli, tanto che se chiudete gli occhi potrete sentire ancora riecheggiare il brusio degli spettatori di duemila anni fa. Le dominazioni di Benevento raccontate dai suoi monumenti Autentico “museo a cielo aperto”, Benevento testimonia con il prestigio dei suoi monumenti gli eventi gloriosi di cui è stata protagonista: poco distante dall’arco di Traiano, davanti alla chiesa di Santa Sofia, con il suo bellissimo chiostro, che oggi ospita il museo del Sannio e dal 2011 è patrimonio UNESCO, vi troverete a sfogliare un altro capitolo di storia: quello che riguarda la dominazione longobarda, quando la città divenne sede di un principato. Con le sue proporzioni ridotte, che vi faranno sentire un po’ “fuori misura”, la pianta stellare e l'insolita disposizione di pilastri e colonne, Santa Sofia, che risale al 760 circa, è una delle chiese più importanti della cosiddetta Langobardia Minor, il nome che in età altomedievale veniva dato ai domini longobardi dell'Italia centro-meridionale. Altri edifici della città, come l’imponente rocca dei Rettori, che domina dall’altro il corso dei fiumi Calore e Sabato, il duomo, quasi completamente distrutto durante i bombardamenti alleati del 1943, la basilica di San Bartolomeo e quella della Madonna delle Grazie, fotografano invece la fine della dominazione longobarda e il passaggio di Benevento al dominio pontificio. Un percorso iniziatico tra arte e verde E per tornare al presente, anzi, nel postmodernismo della transavanguardia italiana, merita una visita anche l’Hortus conclusus, installazione artistica curata da Domenico Palladino e realizzata nel 1992 in collaborazione con gli architetti Roberto Serino e Pasquale Palmieri e il lightning designer Filippo Cannata. Circondato dalle mura del convento di San Domenico e da una seconda cinta idealmente ispirata alle mura della città durante il periodo longobardo, con mattoni e aggiunte di pietre e bronzi, il giardino chiuso di Palladino è, sul modello dei giardini dei monasteri, un luogo segreto e protetto dove intraprendere un personale percorso iniziatico attraverso citazioni storiche, mitologiche, bibliche, alchemiche, psicoanalitiche. Dai fusilli ai cicatielli: il regno della pasta fatta a mano Dopo aver saziato la vostra curiosità storica e artistica, Benevento saprà gratificare anche il palato: la cucina beneventana e in genere quella sannita consiste in specialità molto semplici, specialmente di primi piatti a base di pasta fatta a mano. Dai fusilli, realizzati utilizzando il ferro per lavorare la lana (il fuso) e generalmente conditi con un ragù molto simile a quello napoletano e con pecorino grattuggiato, ai cicatielli di Benevento, preparati aiutandosi con le dita e serviti col ragù, il sugo di agnello o accompagnati ai legumi. Per saperne di più: https://www.visit-campania.it/visitare-benevento-e-dintorni-storia-cultura-ed-enogastronomia/
Arte & Cultura
Quartiere di Brera

Brera

Uno dei quartieri più affascinanti di Milano Brera nel cuore di Milano, noto come il quartiere degli artisti, con il suo charme senza tempo è considerato da molti la zona più suggestiva di Milano. Fu proprio qui che nel 1776 l’imperatrice Maria Teresa d’Austria fece costruire l’Accademia delle Belle Arti e così sin dal XIX secolo, il quartiere è stato meta di artisti che hanno contribuito a trasformarlo nel distretto culturale della città. Ancora oggi, questa vivacità artistica è incarnata dal progetto Brera Design District, il più importante distretto di promozione del design in Italia. D’obbligo una visita al Palazzo di Brera che oltre all'Accademia di Belle Arti ospita al suo interno la famosa Pinacoteca, la Biblioteca Nazionale Braidense terza biblioteca italiana per ricchezza del patrimonio librario, l'INAF Osservatorio Astronomico e l’Orto Botanico, un giardino storico e un luogo per la tutela di biodiversità e specie rare. Brera è popolata di fashion boutique dove trovare pezzi unici e locali di design, mentre ogni terza domenica del mese il quartiere si accende con il mercatino dell'artigianato. Non perdete una visita alla chiesa sconsacrata di San Carpoforo e alla Basilica di San Simpliciano. Curiosità: nel quartiere ci sono due vie, Vie dei Fiori Chiari e Via dei Fiori Oscuri. Due possibili teorie spiegano le origini di questi nomi. La prima racconta che Via Fiori Chiari ospitava un collegio femminile mentre via Fiori Oscuri uno dei bordelli presenti in Brera all’inizio del Novecento. La seconda teoria invece è legata al territorio e riguarda i diversi colori degli stendardi di due sestieri: Fiori chiari, corrispondente al sestiere Porta Comasina, aveva fiori bianchi e rossi. Fiori Oscuri, corrispondente al sestiere Porta Volta, aveva fiori bianchi e neri.
Arte & Cultura
ponte dei sospiri destination

Ponte dei Sospiri

Uno dei simboli più famosi e fotografati di Venezia. Il Ponte dei Sospiri è uno dei simboli più famosi e fotografati di Venezia. A pochi passi da Piazza San Marco collega Palazzo Ducale alle Prigioni Nuove. Conosciuto oggi come il ponte dell’amore, in origine era il ponte che i detenuti attraversavano prima di essere rinchiusi nelle prigioni venete e dal quale sospirando, avrebbero potuto vedere per l’ultima volta la luce del sole. Secondo una tradizione popolare, il nome Ponte dei Sospiri venne usato la prima volta dal poeta inglese Lord Byron. Venne eretto nei primi anni del 1600, dall'architetto Antonio Contin, quando il doge Marino Grimani ordinò di costruire un passaggio per collegare il carcere con le sale magistrali. Il ponte dei Sospiri è realizzato in pietra bianca d'Istria in perfetto stile barocco, al centro si osserva lo stemma della famiglia del doge Grimani. Interamente chiuso, è composto da due stretti corridoi separati e progettati al meglio per impedire ogni possibile via di fuga per i prigionieri. Grazie alla visita guidata con il tour di Palazzo Ducale e delle Prigioni, si può anche visitare l'interno del ponte, immergendosi per un momento nella realtà del 1600. Curiosità: dal Ponte Paglia, oltre al Ponte di Sospiri, potrete ammirare sull’angolo di Palazzo Ducale il gruppo scultoreo che raffigura Noè ebbro, di Filippo Calendario. Accanto a Noè stanno due dei suoi figli: uno di essi cerca di coprire le sue nudità, mentre l’altro mostra il suo disprezzo. Più distante, dall’altra parte dell’arco, sta il terzo figlio. Ognuno di loro reagisce in modo diverso al momento di debolezza del padre.
Arte & Cultura

MAXXI L'Aquila

A L’Aquila, il MAXXI, crocevia di culture contemporanee Guai a chiamarlo sede distaccata: inaugurato il 3 giugno 2021, il MAXXI L’Aquila è sì la seconda sede del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma ma è molto di più di una succursale. L’idea del museo è molto recente: nacque nel 2014, dopo una visita del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini a Palazzo Ardinghelli, gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009. Ed è proprio questo palazzo settecentesco che dopo interventi di consolidamento e una serie di lavori è stato adattato a ospitare la nuova sede museale dedicata a arte, architettura e fotografia del XXI secolo. Un simbolo di ripartenza Un segnale importante per tutta la città, ancora segnata dal terremoto del 6 aprile 2009. Il Maxxi L’Aquila, infatti, si trova in pieno centro storico, in Piazza Santa Maria in Paganica. Alla base, il progetto ambizioso di fare di questo polo museale un crocevia di comunicazione, incontri e collaborazioni tra diversi linguaggi espressivi contemporanei, ma anche tra tutti i soggetti che lavorano in ambito artistico, dalle gallerie alle fondazioni, dagli istituti di ricerca fino ad altri musei, in modo che tutte le eccellenze del settore, sia nazionali che internazionali, possano avere una voce. Un luogo di confronto, insomma, sul modello del MAXXI di Roma, dove arti visive, fotografia, architettura e performance artistiche dialoghino tra di loro. Palazzo Ardinghelli, un Monumento Nazionale Le sale del MAXXI L’Aquila meritano già da sole una visita. Palazzo Ardinghelli, infatti, fu tra i primi edifici storici della città ad essere costruito dopo il terremoto del 1703, grazie alla famiglia di cui porta ancora oggi il nome. Eretto su un palazzo di origine rinascimentale e completato nel 1743, oggi ha una facciata in stile tardo barocco per via di rifacimenti successivi: fu terminata solo nel 1955 e fa dell’edificio uno dei massimi esempi di barocco aquilano. L’elemento che caratterizza l’architettura, insieme alla facciata, è il cortile, da cui ha origine uno scalone monumentale di derivazione borrominiana affrescato dal veneziano Vincenzo Damini nel 1749. La corte interna, che attraversa il Palazzo tra piazza Santa Maria in Paganica e via Giuseppe Garibaldi, fa del museo uno spazio pubblico a disposizione della città. Nel 1902 il Palazzo è stato dichiarato Monumento nazionale. Davanti sorge la chiesa di Santa Maria Paganica, che dà il nome all’omonima piazza. Un museo in continuo divenire Il MAXXI L’Aquila, almeno per il momento, non ha una collezione permanente, ma è spesso sede di workshop, talk, attività di approfondimento e progetti educativi che consentono di creare uno scambio continuo e vivace con il territorio, ma anche con chiunque si trovi a visitarlo. Un vero e proprio museo in divenire, dove nulla è statico ma frutto di costanti e continue interazioni tra artisti e visitatori. Se passate da L'Aquila mettete in conto di farci un salto: in ogni periodo dell’anno troverete qualcosa che vale la pena vedere. Il MAXXI L’Aquila è aperto il giovedì dalle 16 alle 20 e dal venerdì alla domenica dalle 11 alle 19. Tenete d’occhio il sito ufficiale per controllare aperture straordinarie ed eventi da non perdere. Per saperne di più https://maxxilaquila.art
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