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Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 129 risultati di ricerca
Arte & Cultura
Piazza Villena - Palermo, Sicilia

Piazza Villena

Nel cuore della Palermo barocca Piazza Villena, chiamata dai palermitani Piazza dei Quattro Canti, nacque nella Palermo del 1600 nel punto di intersezione tra l’apertura della nuova Via Maqueda con la preesistente Via Vittorio Emanuele (il Cassaro). L'incrocio che si venne a creare, portò alla suddivisione della città in quattro parti, detti "Mandamenti". La decorazione dei "canti" di ciascuno degli edifici monumentali sulla piazza, venne completata nel 1621 e si sviluppa in quattro ordini di facciata sovrapposti, in uno schema che narra, dal basso verso l’alto, il passaggio dalla terra al cielo. Al livello stradale infatti si trovano le fontane che rappresentano i quattro fiumi che attraversavano anticamente la città; al piano superiore sono presenti le allegorie delle quattro stagioni sormontate dalle statue di quattro regnanti spagnoli, mentre nell'ordine superiore, trovano spazio le statue delle quattro sante protettrici di ciascun mandamento Agata, Ninfa, Oliva e Cristina, prima dell'avvento di Santa Rosalia e Benedetto da San Fratello. La Piazza dei Quattro Canti è conosciuta anche come Teatro del Sole poiché in ogni momento del giorno almeno uno dei lati è lambito dalla luce solare. Altro nome della piazza è Teatro della Città perché nei secoli passati ospitava avvenimenti importanti, dalle feste alle esecuzioni capitali. Per la posizione e le caratteristiche architettoniche è il punto di partenza ideale per conoscere la storia della città e i suoi quartieri più antichi.
Arte & Cultura

Giardino dei Signori

Il Giardino dei Signori, un’oasi di pace e silenzio Regna una pace perfetta nel Giardino dei Signori, che induce al relax e a momenti di meditazione. Eppure siamo nel pieno centro di Bressanone, nel cuore dell’Alto Adige. La città più antica del Tirolo riserva la sorpresa del silenzio all’interno di questo gioiello verdeggiante, aperto al pubblico e a ingresso libero. Atmosfera d’altri tempi Il Giardino dei Signori (Herrengarten, in tedesco) fa parte del Palazzo Vescovile, di cui occupa il lato Nord. La classica struttura rinascimentale, con cui è stato costruito il Palazzo, si esprime nel giardino in stile italiano a disegno geometrico, con 4 aiuole regolari e una preziosa fontana centrale dalla vasca in bronzo. Erbe e ortaggi si susseguono in file decorative, mentre le siepi di bosso sfoggiano rose e altre piante ornamentali. La lavanda spande il suo profumo inebriante. Per immaginare il posto come era in origine bisogna rifarsi agli inventari. I principi vescovi amavano al punto la loro oasi verde che nel 1631 concessero uno stemma al giardiniere di corte Paul Schachner. E non erano gli unici ad apprezzarlo. Qui è passato anche Wolfgang Amadeus Mozart, che diede un concerto nella sfavillante Sala Teatrale del Palazzo. Passeggiata tra storia, botanica e architettura Qui si è invogliati a sedere a lungo, senza fretta, su una delle tante panchine, in compagnia di un bel libro: nessuno vi disturberà. Oppure si può camminare a passo lento con il partner o in famiglia. Ogni stagione offre il suo panorama, di eguale fascino. In primavera, i ciliegi che cingono il parco si caricano di fiori delicati, in autunno le foglie offrono il loro spettacolo variopinto. E d’inverno lo sguardo si alza verso i picchi innevati della catena montuosa. Qualunque sia il mese della vostra visita, altissima è la possibilità di trovare un cielo sereno, dato che la zona di Bressanone vanta 2.000 ore di sole all’anno: un vero record. Una piantagione storica rivive oggi nel Giardino dei Signori. Sebbene non identica a quella del passato, ben ne rispecchia il disegno complessivo. Si tratta del Pomarium, una serie fitta di filari, costituita da vari alberi da frutto, tra cui due varietà di meli. Una pergola dell’800 circonda il parco. Una curiosità culturale è rappresentata dal padiglione cinese e dalla torre giapponese, sempre dell’Ottocento. Anche qui era giunta, come in Francia, la moda dell’esotismo, che si esprimeva in decorazioni, ornamenti e architetture orientaleggianti. La ricca curia non voleva essere da meno, dimostrandosi pronta a seguire le nuove tendenze. Un erbario vivo Il Giardino dei Signori presenta una grande varietà di erbe officinali, aromatiche, mediche e afrodisiache. Del resto è uno dei vanti di questo territorio. Il consiglio è quello di inseguire questo tema affascinante nel corso di un viaggio, visitando i tanti masi fuori dalla città che le coltivano e le commercializzano. Sentirete parlare di santoreggia, aneto, calendula, cerfoglio, melissa, pimpinella, enotera. Le erbe entrano anche nella cucina locale, da quella tradizionale alla più moderna. I cuochi di nuova generazione compongono piatti bouquet, attenti all’ecologia e alla salvaguardia della biodiversità. Nelle locande imperano i piatti tipici. I canederli alle ortiche sono un primo piatto prelibato, nella loro semplicità contadina, così come la zuppa alle erbe, che a una base di cipolla di scalogno può aggiungere ortica, romice, crescione. Tra i vini è da provare il Sylvaner, vitigno autoctono. L’esplorazione di un patrimonio naturale Volendo proseguire la vacanza continuando a tuffarsi nella natura, si può sempre uscire dalla città per scoprire i dintorni. La Valle Isarca offre panorami agricoli variegati, dai vigneti e frutteti della Valle Isarco fino ai castagneti di mezza montagna. Più su, vi aspettano infiniti itinerari di trekking sulle Dolomiti. L’Unesco ha inserito nel Patrimonio dell’Umanità i 530 chilometri di sentieri della Val d’Ega, inseriti tra le cime del Catinaccio e il Latemar.
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Palazzo dei Papi di Viterbo

Viterbo, città dei papi e delle terme Viterbo è una splendida città d’arte che consente di fare un bel viaggio nel tempo attraverso le sale dell’elegante Palazzo Papale, tra vicoli medievali intatti, le fontane monumentali, i palazzi patrizi del Rinascimento. Una terra antica che conserva affascinanti vestigia etrusche, come la Cava di Sant’Antonio e la necropoli di Castel d’Asso, ricca di sorgenti termali immerse nella natura dove godere di bagni caldi in un paesaggio incantevole. Le 10 cose da vedere a Viterbo Ogni visita a Viterbo inizia dal Palazzo papale, con la bellissima loggia colonnata con gli archi a ogiva, realizzato a partire dal 1257 per assicurare al pontefice una sede più sicura rispetto a Roma, allora teatro di aspre contese: qui si trova quella che è passata alla storia come Sala del Conclave (dal latino cum clave, sotto chiave) dove i cardinali, divisi sul nome del nuovo pontefice, furono segregati fino a trovare un accordo. Ci vollero 33 mesi per l’elezione di Gregorio X e da allora il termine conclave viene usato per indicare la riunione dei cardinali indetta per eleggere un nuovo papa. Il Palazzo papale si trova nell’elegante piazza san Lorenzo sulla quale si affaccia la Cattedrale del XII secolo, da vedere insieme al Museo Colle del Duomo. La visita a Viterbo prosegue tra i vicoli del suggestivo quartiere San Pellegrino, una passeggiata in pieno Medioevo, tra le caratteristiche case “a ponte” collegate all’altezza del primo o secondo piano, tra le quali si aprono suggestivi passaggi coperti, a cui si accede per lo più con scalinate, che qui chiamano “profferli”: la più bella è la casa degli Alessandri, con la scalinata interna, fiancheggiata da un parapetto. Nel quartiere si trova anche il Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, i protagonisti della festa più sentita e radicata della città che la sera del 3 settembre portano in processione la pesantissima (51 quintali!) Macchina di Santa Rosa, una sorta di torre alta 30 metri: il museo permette di entrare nello spirito di una festa popolare che è stata riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità. Bello il Museo della Ceramica della Tuscia, ospitato al piano terra di Palazzo Brugiotti, splendida dimora del Cinquecento, con pregevoli affreschi e belle fontane nell’atrio e nel giardino. Del resto, Viterbo è una città d’acqua: la Fontana Grande, nell’omonima piazza, è solo una delle tante fonti monumentali che scaturiscono in ogni piazza nel centro storico. Ancora pochi passi e siete nella piazza del Palazzo dei Priori, in quello che è stato il simbolo del potere civico della città, con grandi sale affrescate, come la Cappella Palatina dipinta da Filippo Cavarozzi e Marzio Ganassini). Le origini più antiche della città si scoprono al Museo Nazionale Etrusco di Rocca Albornoz, dedicato all’archeologia etrusca, la cui visita continua idealmente alla spettacolare necropoli di Castel d’Asso, con le tombe intagliate nella roccia nell’area delle sorgenti termali. Tra le vestigia etrusche, c’è da annoverare anche la Cava di Sant’Antonio, lungo la strada Signorino: si tratta di un percorso molto angusto scavato nel tufo che unisce la contrada Signorino alla porta Faul, una delle tante vie cave che gli etruschi realizzavano per scopi difensivi o sacri, questo rimane un mistero. A Viterbo, tra sorgenti calde e vasche nel verde Se amate immergervi nelle calde acque termali, in tutte le stagioni, Viterbo fa decisamente per voi. Attorno alla città sono presenti diverse sorgenti dove è possibile fare bagni caldi in luoghi naturali, e senza dover pagare un biglietto! I pellegrini della via Francigena incontrano sul loro percorso le terme del Bagnaccio, un piacevole parco gestito da un’associazione che consente l’ingresso gratuito a chi usufruisce solo delle vasche, mentre per l’accesso ai servizi è richiesto un modico contributo. Sulla strada Terme, a 2,5 km dalla città, ci sono le piscine Carletti, graziose vasche nel verde con accanto vasti prati dove sdraiarsi a prendere il sole. Sulla strada del Bullicame trovate l’omonima sorgente termale, citata da Dante nell’Inferno, che sgorga da un piccolo cratere naturale (non ci può avvicinare, ma si vede attraverso un parapetto trasparente) per alimentare grandi vasche in un paesaggio idilliaco. Naturalmente non mancano a Viterbo gli stabilimenti termali con ogni genere di servizi, cure e trattamenti: le Terme dei Papi offrono un’enorme piscina, una grotta naturale e un percorso con vasche calde e fredde, ideale per riattivare la circolazione. In tavola acquacotta e pignataccia Quella viterbese è una cucina contadina che attinge ai prodotti della sua terra generosa: qui d’inverno si mangia una sostanziosa zuppa di castagne e ceci o la più leggera acquacotta, un minestrone con poche verdure arricchito da un uovo e crostini di pane. In occasione della festa di Santa Rosa, invece, non può mancare la pignattaccia, un piatto a base di trippa e altri tagli poveri di carne con le patate, insaporita con erbe aromatiche e cotta a lungo in forno.
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Abbazia di Chiaravalle della Colomba

Chiaravalle della Colomba, l’abbazia con la secolare tradizione dell’Infiorata del Corpus Domini Chiaravalle della Colomba, situata in località Alseno alle porte di Piacenza, nel percorso della Via Francigena, è un’abbazia cistercense che deve parte della sua fama, anche internazionale, all’Infiorata del Corpus Domini che si tiene tutti gli anni tra maggio e giugno. In quelle settimane un meraviglioso tappeto fiorito viene allestito lungo la navata centrale della basilica, con diversi quadri che si succedono dall'entrata fino al presbiterio. La tradizione quasi millenaria dell’Infiorata del Corpus Domini La famosa infiorata, frutto della collaborazione tra i monaci che vivono nell'Abbazia di Chiaravalle e i fedeli, viene inaugurata la domenica del Corpus Domini e si protrae per le sue settimane successive. Durante questo periodo si registra il maggior afflusso di fedeli e curiosi, attirati da questo evento dalle origini quasi millenarie. La costruzione dell'Abbazia di Chiaravalle è iniziata poco dopo il 1145 e la tradizione ha preso il via nel secolo successivo per intercessione di santa Giuliana da Liegi, monaca cistercense votata alla vita contemplativa e di preghiera. La santa, resasi conto della mancanza di una solennità per la festa del Santissimo Sacramento, convinse Papa Urbano IV a introdurre nella Chiesa la festa del Corpus Domini, poi solennizzata con una processione preceduta dallo spargimento di petali di fiori lungo la navata. Oltre l’Infiorata c’è di più Questa tradizione secolare non è l'unico motivo che spinge i visitatori a raggiungere Chiaravalle della Colomba. L'abbazia è un importante esempio di arte medievale e il suo chiostro è uno dei meglio conservati tra le abbazie cistercensi. Nonostante sia tuttora abitata dai monaci, la struttura è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 8.30 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30. Se state pianificando una visita non dimenticatevi di scoprire, oltre alla Basilica di Santa Maria della Colomba, la Cappella della Crocifissione e la sala capitolare. L'antico dormitorio dei monaci è oggi adibito a sede di un'esposizione permanente. Una tappa d’obbligo della Via Francigena L'Abbazia di Chiaravalle è inserita nel percorso della Via Francigena e, previo contatto telefonico coi monaci che vi abitano, offre ospitalità ai pellegrini che ne fanno richiesta. 6 posti letto a disposizione, quanto basta per una sosta prima della ripartenza alla volta della tappa successiva. Se vi trovate a passare per Chiaravalle della Colomba vi suggeriamo di pianificare una visita alla Villa Verdi di S.Agata di Villanova d'Arda, a pochi chilometri di distanza. La villa, acquistata da Giuseppe Verdi nella seconda metà dell'800, è oggi un museo dedicato alla vita e alle opere del celebre compositore.