Salta il menu

Per le ultime informazioni sulle restrizioni di viaggio relative al COVID-19 in Italia. Fai click qui.

Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 129 risultati di ricerca
Arte & Cultura

Ponzano Superiore

Ponzano Superiore: un borgo medievale, tra tesori artistici e panorami Se avete una passione per i borghi medievali fuori dal tempo, il posto dove dovreste essere è Ponzano Superiore, luogo magico dal fascino antico lungo la Via Francigena, che si sviluppa in un dedalo di stradine lastricate e grazie alla posizione strategica domina il territorio che va dalla Meloria al Golfo della Spezia. Pronti a seguirci nel nostro itinerario di 1 giorno, tra tesori artistici e bellezze locali? Lungo l’antica Via Francigena, ma senza fretta Dovremmo prendere esempio dai pellegrini che scendendo dai valichi alpini e diretti verso Roma per poi proseguire fino alla Terrasanta, indugiavano qui a Ponzano Superiore: anche oggi il modo migliore per godere di questo centro della Via Francigena è non avere fretta. Osservate il paesaggio e respirate a pieni polmoni: siete nella splendida Val di Magra, vicino a Santo Stefano di Magra, in Lunigiana, terra che custodisce opere d’arte religiosa di grande valore. La Pieve di San Michele e i suoi 5 altari Uno dei simboli di Ponzano Superiore è la Pieve di San Michele Arcangelo, importante luogo di culto cattolico nel quale si trovano ben cinque altari e diverse pitture su tela non ancora attribuite. La chiesa è stata più volte arricchita di dettagli tra il XVI e il XVII secolo e oggi ha uno stile barocco e rococò. Merita il vostro tempo anche Palazzo Remedi, che nello splendido edificio che risale probabilmente al XVII secolo, mostra interessanti rilievi scultorei. Fate attenzione ai notevoli stemmi sulle mura del paese che testimoniano il passaggio nei secoli di diverse dominazioni. Il castello che non c’è Una curiosità che non troverete sulle guide: qui un tempo si ergeva superbo un castello di cui oggi non è rimasta traccia. Durante il tour incontrerete anche la Colonna dell’Immacolata, simile a quella di Piazza di Spagna a Roma e potrete concedervi una sosta o terminare l’itinerario sul Belvedere cittadino. Ponzano come Caio Pontio Ponzano Superiore è un nome curioso, ma a cosa è legato e come mai è stato mantenuto nei secoli? Il suo toponimo ha un’origine romana, forse riferito al console Caio Pontio Ligo. Si conosce poco della sua storia prima del 986, di certo fu possedimento dei vescovi di Luni, poi passò ai Malaspina e nel ‘500 al Banco di San Giorgio. Una vista impagabile Come un piccolo gioiello incastonato su un poggio a circa 303 metri sul livello del mare, Ponzano Superiore permette allo sguardo di perdersi letteralmente all’orizzonte. Non sono stati compiuti scavi archeologici, ma pare che conservi i resti di un insediamento in età antica e altomedievale. Un tempo era abitato da popolazioni liguri, come gli Apuani che avevano fondato la città di Luni. C’era una volta un maniero Intorno all’anno Mille, Ponzano passò agli Estensi, diventando un “castrum” con una rocca circondata da mura, nelle quali si apriva una porta con un ponte levatoio. Chi lo superava trovava una cappella e un torrione, mentre appena sotto il castello, sorgeva un piccolo borgo abitato. Non pensate a un luogo romantico però: grazie alla sua posizione, ha avuto soprattutto una rilevanza strategica e militare.
Arte & Cultura

Ostello Comunale Grangia Benedettina

La Grangia Benedettina di Orio Litta Scoprire l’antichissima Grangia Benedettina di Orio Litta vuol dire fare un viaggio nel tempo, un salto a ritroso di parecchi secoli: perché è precisamente a prima dell’anno Mille che se ne fanno risalire le origini. Passata indenne attraverso secoli e secoli, ancora oggi si erge fiera e austera in questo piccolissimo comune del lodigiano. Una struttura religiosa di stile rurale e grande impatto scenico, che si fa notare per la bellezza della sua Torre panoramica, affacciata sull’argine del Fiume Lambro. Da ieri a oggi, lungo la Via Francigena Dal passato all’epoca moderna, la Grangia Benedettina accoglie i pellegrini che attraversano la Via Francigena con un’atmosfera di pace e tranquillità che pervade ogni angolo dell’edificio, a cominciare dal suggestivo porticato. Dalle stanze al secondo piano si gode un panorama impagabile: se potete, programmate la visita all’ora del tramonto. Vi assicuriamo che non ve ne pentirete. Dal Medioevo a oggi, con un punto fermo Di epoca medievale, la Grangia Benedettina divenne in seguito cascina dei Benedettini di San Pietro di Laus, ma le ristrutturazioni che si sono succedute nel tempo non hanno modificato la suggestione che questo luogo da sempre abitato dalla spiritualità suscita in chi la visita. Resta, ancora oggi, una struttura che chi si trovasse in vacanza in questo territorio o di passaggio per questi luoghi dovrebbe assolutamente inserire tra le bellezze locali da visitare. Grangia, come granaio Questo termine, non proprio di uso comune, deriva da un antico termine di origine latina, diventato poi grance in francese, che significa granaio. Indicava una struttura edilizia utilizzata sia per la conservazione del grano che per le sementi. Il significato della parola, tuttavia, si modificò nel tempo e iniziò presto a riguardare prima un complesso di edifici che rappresentano un'azienda agricola, e poi una vasta azienda produttiva a natura monastica medievale, successivamente divenuta cascina San Pietro. La Torre Panoramica, aperta ai viandanti Il suo elemento più peculiare è la torre che ospita due stanzette su due piani con quattro lettini. Attualmente, come in passato, accoglie infatti coloro che si trovano in zona e devono trascorrere la notte. Tutto il complesso è racchiuso attorno a una grande corte chiusa quadrangolare. Se cercate un attimo di pace e di raccoglimento, vi basterà passeggiare sotto il porticato, per immergervi completamente nei silenzi e nella meditazione, ritrovando voi stessi. Uno sguardo a Villa Litta Carini Se decidete di spostarvi nel centro abitato, non dimenticate di dare un’occhiata anche alla splendida Villa Litta Carini, una dimora tardobarocca dall’aspetto piuttosto sontuoso. La Grangia, invece, ha un aspetto rurale ma è altrettanto in grado di colpire il visitatore già al primo sguardo, soprattutto a seguito della ristrutturazione avvenuta nel 2000. In quell’occasione, ha fatto parte di un restyling piuttosto attento, rientrando nei finanziamenti legati alle “grandi opere” del Giubileo.
Arte & Cultura
515865124

Portovenere

Porto Venere, nel parco dove la natura è poesia Il nome di una dea gli si addice: Porto Venere sorge dalle acque in splendida posizione all'estremità meridionale della penisola nel Golfo dei Poeti. Per gli amanti del mare questo è un autentico paradiso, tra i siti catalogati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere comprende l’antico borgo, l’Area Marina Protetta a tutela della purezza delle acque, e le tre isole vicine: Palmaria, Tino e Tinetto. Le gioie del mare I traghetti di linea in partenza da Porto Venere approdano sull’isola antistante Palmaria, splendida oasi marina. Potreste accontentarvi solo di un giro panoramico sul mare, ammirando anche le altre due isolette dell’arcipelago, Tino e Tinetto, ma vale la pena di fermarsi a Palmaria per godersi una strepitosa giornata di mare. Qui le spiagge sono tra le più belle della Liguria. Una volta arrivati a Palmaria, il traghetto effettua fermate a Cala Pozzale e Cala Fornace, spiagge non raggiungibili in altro modo. Nella prima, alla lingua di ciottoli e piccoli scogli fanno da cornice pini e mirti e l’acqua è smeraldina, come anche nella seconda, una baia con la scogliera alle spalle. Più grande è la Spiaggia del Secco, sulla punta omonima, attrezzata per garantire ogni comfort. Per chi pratica immersioni, la meraviglia continua nei fondali, un mondo variegato fatto di falesie a strapiombo che proseguono in profondità e grotte sommerse. Cavallucci, stelle marine e la prateria di piante acquatiche Poseidonia sono solo alcune delle sorprese che incontrerete in immersione. E basta una semplice maschera per perdersi tra i pesci. In barca potete visitare la Grotta Azzurra, così chiamata perché i riflessi della luce dipingono una tavolozza in tutte le sfumature dell’azzurro. Se desiderate esplorare l’interno dell’isola, potete avviarvi lungo i sentieri ben tracciati ed organizzati ad anello per un tempo totale di percorrenza di circa 3 ore e mezza, con tratti aridi alternati a chiazze di macchia mediterranea. Natura e architettura, alleate in uno scenario magico Porto Venere vanta una storia prestigiosa, risalente al VI secolo a.C., in epoca romana. Qui la natura si confronta con l’architettura, perché tra i vicoli e le case dai tipici colori pastello si incrociano antiche testimonianze delle molte genti passate da questo porto strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale. Della Chiesa di San Pietro apprezzerete i due edifici, uno più recente in stile gotico, l’altro romanico, e resterete stupefatti dalla posizione. Il complesso è arroccato su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, il Promontorio delle Bocche: un luogo circondato da un’atmosfera di spiritualità esaltata dal contesto naturale. Affacciatevi dalla loggia all’esterno, per una visione della costa incorniciata dagli archi. Il Santuario della Madonna Bianca, nel centro storico, è un imponente capolavoro romanico e dopo la visita salite di nuovo verso l’alto, nel punto più elevato di Porto Venere con il Castello Doria, la fortificazione che veglia sul mare. Un luogo ispirante: la Grotta di Byron Senza muoversi troppo dal borgo antico, Porto Venere offre spiaggette per rinfrescarsi con un tuffo. Il luogo da non perdere è tuttavia la Grotta di Byron, nei pressi della Chiesa di San Pietro, così denominata perché il poeta britannico trovava nei pressi ispirazione per i suoi componimenti. Potete arrivarci a piedi attraverso un sentiero oppure con una barca privata. Tuffatevi armati di maschera e lasciatevi ugualmente ammaliare da questo antro profondo scavato in una suggestiva falesia. Osservate anche le pareti della grotta, ricche di affascinanti concrezioni. Di sera, shopping e i piaceri della tavola Una passeggiata nel borgo è anche un invito allo shopping. Sarete attratti dalle sete dipinte a mano e dagli scialli di antica tradizione, i preziosi “mezzari” un tempo utilizzati dalle donne del posto per coprirsi il capo e oggi reinventati in chiave fashion. Interessanti anche le maioliche dai colori vibranti, in vendita nei numerosi atelier. Poi scegliete un ristorante, dall’atmosfera intima e romantica nel centro storico oppure in stile movida sul lungomare caratterizzato dalla Palazzata: la schiera di case-torri a ridosso, che edificate su vari piani si stringono l’una all’altra aggrappandosi alla roccia. Quando ordinate, ricordate che Porto Venere è famosa per i suoi allevamenti di cozze, ostriche, branzini e orate, più una specie di mollusco che porta proprio il nome del luogo. I Mitili di Porto Venere, simili alle cozze, sono deliziosi fritti o come condimento di un piatto di spaghetti.
Arte & Cultura

Sorrento

Sorrento, gioiello del Golfo di Napoli Adagiata su un’alta scogliera a picco sul mare, al centro della sua penisola, Sorrento abbraccia con lo sguardo il golfo di Napoli, il Vesuvio e ha Ischia e Procida all’orizzonte. Attorno, il verde dei giardini delle ville e degli agrumeti; in centro, vicoli e piazze ricchi di palazzi storici, tra cui la casa natale del poeta Torquato Tasso (1544-1595), musei e botteghe artigiane. Ai suoi piedi le spiagge di Marina Piccola e Marina Grande e i porti. Gli alberghi sono un centinaio e alcuni possono vantare 200 anni di storia. Le 10 cose da vedere a Sorrento Torna a Surriento, uno dei grandi classici della canzone napoletana, è un inno alla bellezza del mare di Sorrento e al profumo dei fiori “della terra dell’ammore”. Non c’è invito più convincente per visitare questa cittadina e la costiera di Sorrento, per poi allungarsi, se si ha tempo, anche verso la notissima e confinante costiera Amalfitana. A Sorrento ci si arriva comodamente con la Circumvesuviana da Napoli: a pochi passi dalla stazione siete già in Corso Italia, la via principale che porta a piazza Tasso, il salotto della città, con la statua dell’illustre poeta che a Sorrento visse solo pochi anni. Va esplorato il vicolo di Santa Maria della Pietà, uno dei più suggestivi. Vi si affacciano alcuni dei palazzi più antichi: Palazzo Veniero (del 1200) di gusto tardo bizantino; Palazzo Correale (del 1300), di impronta catalana, e la Loggia di vico Galantariaro (del 1400), di età aragonese. Se percorrete viale Enrico Caruso potete affacciarvi sul Vallone dei mulini, quel che resta delle ampie vallate che circondavano Sorrento nell’antichità e dov’erano posizionati i mulini. Da non perdere, nel centro di Sorrento, lungo via San Cesareo, il Sedil Dominova (del 1500), l’unico rimasto in Campania degli antichi sedili, gli edifici dove si svolgevano le riunioni dei nobili, dalla caratteristica cupola di maiolica gialla e verde. Tre le chiese da vedere a Sorrento: la Cattedrale dei Santi Filippo e Giacomo con importanti tele di pittori della scuola napoletana del Settecento e il coro ligneo con le tarsie degli artigiani sorrentini; la chiesa di Santa Maria delle Grazie, con un notevole pavimento di maiolica; la chiesa di San Francesco, con il delizioso chiostro usatissimo nei matrimoni all’aperto. Bella la villa Comunale, dove organizzano spesso mostre, con giardino panoramico: da qui si può scendere, in ascensore, alla spiaggia di Marina Piccola e al porto. Tre musei di arte, archeologia e artigianato Sono almeno 3 i musei da visitare a Sorrento: il museo Correale di Terranova, ospitato in una villa del Settecento immersa tra gli agrumi con terrazza a picco sul mare, espone in 24 sale oltre 10.000 tra pezzi d’arredo, oggetti in legno intarsiato di Sorrento, maioliche, orologi, statue del presepio napoletano e la biblioteca che custodisce scritti originali del poeta Torquato Tasso. Il museo archeologico Georges Vallet, da poco restaurato, è ospitato nella villa ottocentesca Fondi de Sangro immersa in un parco aperto al pubblico che si affaccia sulla Marina di Cassano. La sua raccolta di reperti proviene dalle campagne di scavi effettuati nella penisola Sorrentina e documenta dall’età preistorica a quella romana: c’è anche il plastico della villa di Pollio Felice, di cui è possibile vedere i resti sulla punta del Capo di Sorrento e dove si trova la celebre piscina naturale nota come Bagni della Regina Giovanna. Al piano terra è esposta la statua di una figura femminile in marmo proveniente da una villa di età imperiale ritrovata a Sorrento nel 1971. Squisitamente sorrentino è il museo-bottega della tarsia lignea, nel palazzo Pomarici Santomasi, che espone una collezione di mobili realizzati con la particolare tecnica decorativa ebanista che a Sorrento è tuttora diffusa. Quando andare a Sorrento Il magnifico clima della costiera consente di visitare Sorrento in ogni stagione dell’anno, però i giorni in cui l’atmosfera è davvero magica sono quelli della Settimana Santa: nel periodo pasquale le zagare sono in fiore e in città fervono i preparativi per organizzare le suggestive processioni religiose, con i cortei di incappucciati che si tengono nella sera del giovedì e del venerdì santo, accompagnati da torce e turiboli con l’incenso.
Arte & Cultura

Castello svevo di Bari

Il castello svevo di Bari, la corte di due sovrane illuminate Non potete dire di conoscere Bari se non visitate il suo castello, l’edificio simbolo della città, a ridosso della Città vecchia, tra la darsena vecchia e la cattedrale. Voluto dall’imperatore Federico II nel XIII secolo su ciò che restava di una fortificazione normanna, fu più volte trasformato, fino a diventare, nel suo periodo d’oro, sede di una raffinata corte rinascimentale retta da due donne. Oggi è sede di un museo e salotto culturale della città. Una passeggiata lunga un millennio La visita all’imponente fortezza circondata dal fossato che domina il centro storico barese è una passeggiata lunga un millennio in compagnia di grandi imperatori e regine. Il nucleo centrale è di origine bizantino-normanna, ma fu completamente trasformato da Federico II tra il 1233 e il 1240, restaurato da Carlo d’Angiò nel secolo successivo, mentre i baluardi a scarpata con i torrioni angolari furono aggiunti nel periodo aragonese durante il XVI secolo. Quando gli aragonesi lo donarono alla famiglia ducale degli Sforza, la rocca fu ampliata e abbellita dall’intervento di due donne, madre e figlia: Isabella di Aragona, vedova di Gian Galeazzo Sforza, duchessa di Bari e Bona Sforza. Il castello divenne sede di una corte che niente aveva da invidiare a quelle delle signorie del Nord. Dobbiamo a loro la scenografica doppia rampa di scale che collega il pian terreno ai saloni del piano nobile. Durante la dominazione borbonica, tuttavia, per il castello iniziò un lungo periodo di decadenza ed abbandono, durante il quale fu adibito a carcere e a caserma. Solo di recente, nel 2017, dopo lunghi lavori di restauro e valorizzazione, il castello è stato aperto al pubblico come sede museale. Al piano nobile, mostre ed esposizioni permanenti Il piano nobile del castello è articolato in vari saloni che vengono utilizzati per mostre temporanee, eventi culturali e per le esposizioni permanenti: nella sala aragonese è allestita una mostra fotografica sulla storia del restauro del castello; la sala angioina ospita la collezione archeologica delle ceramiche da mensa (XV-XVIII secolo) provenienti dagli scavi del “butto” (oggi lo chiameremmo discarica) che testimoniano un aspetto della vita di corte, mentre nella cosiddetta Torre dei Minorenni è esposta una collezione di materiali preziosi e gioielli provenienti da vari luoghi della Puglia. La Gipsoteca del Castello di Bari Al pianterreno del Castello, nelle belle sale con gli archi a ogiva, è ospitata la Gipsoteca, un’interessante raccolta di riproduzioni in gesso di sculture di alcuni monumenti pugliesi realizzate nel 1911 dagli artisti Pasquale Duretti e Mario Sabatelli per il padiglione della Puglia all’Esposizione Etnografica organizzata a Roma in occasione del Cinquantenario dell’Unità d’Italia.
Arte & Cultura

Pavia

Innamorarsi di Pavia, la capitale del riso in cui visse Einstein Un ricchissimo patrimonio storico e artistico, una tradizione enogastronomica invidiabile e alcune curiosità che rendono Pavia sorprendentemente unica e perfetta per una vacanza costruita su misura. La Certosa, gioiello del Rinascimento Un tour di Pavia non può che cominciare con la Certosa di Pavia, complesso monumentale che si trova alle porte della città, a circa 8 chilometri. Gioiello del Rinascimento, fu voluto come cappella di famiglia da Gian Galeazzo Visconti alla fine del 400. Doveva servire come mausoleo dopo la sua morte e fu affidato ai monaci Certosini, per passare in seguito ai Cistercensi e ai Benedettini di Pavia. Ma il suo committente non vide mai la fine della costruzione, che fu continuata da Francesco Sforza e da Ludovico il Moro, anche se qui furono portate le sue ceneri. L’interno è gotico, su modello del Duomo di Milano, ma la facciata è rinascimentale e all’interno conserva opere del Perugino, del Pinturicchio e del Guercino. Il Castello Visconteo, emblema di potere Più che un castello è un palazzo simbolo di ricchezza e potenza e risale al 1360. Lo circonda un bellissimo parco, che oggi potrai vedere solo in parte e che lo collegava alla Certosa di Pavia. Tra gli eventi storici più importanti avvenuti tra le sue mura, non possiamo non ricordare il matrimonio di Ludovico il Moro con Beatrice d’Este e se oggi una parte del castello è andata distrutta, all’interno sono comunque ospitati i Musei Civici e la civica Pinacoteca Malaspina con capolavori come il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina. La chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro e il Ponte Coperto La chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro merita assolutamente una visita: al suo interno, infatti, riposano due padri della chiesa. Si tratta di Sant’Agostino, il cui corpo è conservato nella magnifica Arca omonima, e Severino Boezio, filosofo e martire. La chiesa in stile longobardo fu ricostruita in stile romanico ed è considerata, insieme a San Michele Maggiore, il più importante edificio religioso cittadino. Da non perdere neppure il Ponte Coperto, simbolo di Pavia che sormonta il fiume Ticino. Collega centro storico con il quartiere di Borgo Ticino posto originariamente fuori dalle mura cittadine, e il Broletto, edificio del XII secolo, con il suo suggestivo cortile interno porticato, cuore dell’antica vita istituzionale. Qui si trova anche una targa dedicata al 50° anniversario della morte di Albert Einstein, che qui ha abitato per diverso tempo. Il cittadino Albert Einstein Sì, i genitori di Einstein si trasferirono a Pavia nel 1894, per la precisione a Palazzo Cornazzani, già dimora di Ugo Foscolo: e anche Albert abitò qui per un periodo. Il teatro calcato da Gassman e Fo Il settecentesco Teatro Fraschini è un vero capolavoro che ha ospitato artisti come Vittorio Gassman e Dario Fo. Ha la tipica forma a ferro di cavallo e conta su una serie di palchetti e un soffitto in legno interamente dipinto. Pavia e la passione per il tacco 12 Nella vicina Vigevano c’è il Museo Internazionale della Calzatura, che espone modelli storici o super fashion e recenti. Per meglio dire, accanto alla Pianella di Beatrice d’Este, sfilerà davanti a voi il meglio di Manolo Blahnik. Sua maestà il riso Pavia può contare su circa 80mila ettari interamente coltivati a risaie. In generale, parliamo della più estesa area di produzione di riso italiana e si può andare in giro per sentieri costeggiando le coltivazioni, a piedi o in bicicletta.
Arte & Cultura

Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae

Santa Maria De Finibus Terrae, l’Oriente d’Italia Dove l’ultimo lembo d’Italia sconfina nel mare, sorge il Santuario di Santa Maria De Finibus Terrae. Siamo a Santa Maria di Leuca (LE), la punta del tacco d’Italia, luogo di confine, da sempre consacrato al divino. La chiesa, che sorge sui resti di un tempio dedicato a Minerva, domina il meraviglioso capo roccioso dal quale si intravedono, all’orizzonte, le isole della Grecia, preludio di un Oriente che da qui sembra davvero vicino. Siete pronti a guardare l’infinito? Preparatevi, perché il santuario di Santa Maria di Leuca è un luogo dal fascino speciale: come tutti gli estremi geografici, rappresenta una soglia non solo con il mare aperto, ma con l’ignoto e l’infinito. Il capo di Leuca veniva costeggiato dalle navi dei pellegrini diretti in Terrasanta che qui abbandonavano la penisola italiana. L’aspetto attuale del santuario risale al 1720, con la sobria facciata carparo (o pietra leccese) e i portali in bronzo realizzati in occasione del Giubileo del 2000 dallo scultore Armando Marrocco. All’ingresso, sulla destra, un masso monolitico ci ricorda che in questo luogo c’era un tempio pagano, prima che le popolazioni si convertissero al Cristianesimo già nel I secolo e costruissero una chiesa che andò distrutta in seguito all’editto di Diocleziano e alla persecuzione dei cristiani, e poi ricostruita e ancora distrutta prima dai Saraceni e poi dai Turchi, e sempre ricostruita. L'interno è a croce latina con decorazioni barocche, come il notevole pulpito scolpito in pietra leccese e statue in cartapesta, come del resto tutte le statue nel Salento. Sull’altare maggiore il quadro della Madonna è del pittore veneziano Giacomo Palma il Giovane (1544-1628). Il santuario offre ospitalità ai pellegrini nella casa per ferie Maris Stella e nella foresteria: le stanze sono essenziali, ma la posizione è la più invidiabile di tutta la Puglia! Il complesso sacro comprende anche il museo di arte contemporanea Vito Mele, una raccolta di sculture e tele di affermati artisti (da Vincenzo Gemito a Medardo Rosso, da Arnaldo e Giò Pomodoro a Ugo Nespolo) e autori locali. Cosa vedere attorno a Santa Maria De Finibus Terrae Davanti alla Basilica, oltre il grande piazzale con la colonna mariana barocca (1694), si eleva il faro di Leuca. Costruito nel 1866, è alto 47 metri dal suolo, ma visto dal mare è una colonna di oltre 100 metri, punto cospicuo di ogni imbarcazione diretta o proveniente da Oriente. La scalinata monumentale con la cascata, spettacolo d’agosto Nel verde della pineta del Capo di Leuca si snoda una Via Crucis monumentale, con 15 gruppi scultorei realizzati nel 2001 dall’artista leccese Antonio Miglietta. A rendere ancora più affascinante questo luogo è la Scalinata monumentale con la cascata, alta 120 metri, realizzata nel 1939 come opera celebrativa della realizzazione dell’Acquedotto pugliese: l’acqua, distribuita in tutta la regione grazie ad una delle opere pubbliche più rilevanti del primo Novecento, giunta al finis terrae, viene simbolicamente restituita al mare. L’apertura della cascata è uno spettacolo emozionante, riservato a rare occasioni: solo nel mese di agosto, la cascata viene azionata una volta alla settimana. Le ville eclettiche di Santa Maria di Leuca Sul lungomare si affacciano alcune belle ville in stile eclettico di fine Ottocento, le case di villeggiatura della borghesia leccese, a cui non mancò originalità e voglia di stupire: il tetto a pagoda blu cobalto è quello di villa Episcopo; le torri rosse appartengono al palazzetto neogotico Mellacqua; la cupolina a strisce gialle e rosse è dall'inconfondibile villa Meridiana; villa Mariuccia ha decorazioni in stile egizio, mentre villa Daniele è decisamente moresca. Tutte ci riportano al tempo della scoperta dei piaceri della villeggiatura, quando però il senso del pudore imponeva alle signore di fare il bagno nelle bagnarole, vasche nascoste nei padiglioni che vedete sulla spiaggia con gli stessi colori delle ville. Dal porto di Leuca partono le escursioni alle grotte del Capo: ricordate che quelle di levante sono da visitare con la luce del mattino, quelle di ponente al tramonto.
Arte & Cultura
Castello Ruspoli - Vignanello, Lazio

Castello Ruspoli

Castello Ruspoli, una dimora romantica dalla storia millenaria Il castello Ruspoli a Vignanello è uno splendido maniero che sorge al centro del borgo, piccolo comune dell’Alto Lazio in provincia di Viterbo. Il suo giardino storico è considerato uno dei più belli d’Europa. A un’ora e mezza da Roma, castello Ruspoli è la meta ideale per una passeggiata romantica o per una gita culturale alla scoperta di un luogo dall’affascinante storia millenaria. Da convento benedettino a residenza nobiliare Appena varcata la soglia, si avverte la magia di un luogo che ha ospitato alcune delle famiglie più potenti dell’Italia moderna, imparentate con papi, condottieri, ambasciatori, uomini d’armi e di cultura. Il primo nucleo del castello risale all’anno 847, quando era poco più di una rocca difensiva a protezione del borgo. Nei secoli successivi, la rocca venne ampliata per trasformarsi in un convento di monaci benedettini per poi essere trasformato nella splendida residenza nobiliare che possiamo ammirare oggi. Nel 1704 il castello fu acquisito dalla famiglia Ruspoli, che ancora oggi lo possiede e utilizza come residenza estiva. Un perfetto giardino rinascimentale Il progetto del magnifico giardino rinascimentale è attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola, uno dei massimi teorici dell’architettura del Cinquecento. La parte davanti al castello è suddivisa in 12 parti delimitati da 4 viali lungo i quali si può passeggiare tra le siepi di alloro, bosso, mirto e viburno. Al centro della composizione c’è una grande fontana con giochi d’acqua. Altri piccoli giardini all’italiana si snodano nelle terrazze che scendono verso il bosco della valle. Il giardino mantiene ancora oggi il rigore del progetto iniziale, che ogni anno si rinnova con la bella stagione. La vista al piano nobile Oltre al giardino, del castello Ruspoli si possono visitare una parte degli ambienti interni. Al primo piano si visitano alcune stanze che conservano arredi originali del Seicento e Settecento, gli affreschi e i ritratti di famiglia. Una parte del secondo piano è riservata all’ospitalità, per chi voglia concedersi il piacere di soggiornare in un castello di grande charme: è disponibile un appartamento con 4 stanze degne di un papa, con ingresso indipendente. Periodicamente il castello organizza anche soggiorni per gruppi che vogliono approfittare dei suoi ambienti per svolgere diverse attività. Viterbese, un concentrato di giardini storici Gran parte del Viterbese è il luogo ideale per chi ama le dimore storiche: questa è una zona che può vantare la più alta concentrazione al mondo di giardini storici. Nel Rinascimento, le famiglie più blasonate hanno fatto a gara nel costruire il giardino più elegante e spettacolare. L’itinerario può continuare a Caprarola (Palazzo Farnese), Ronciglione (i Torrioni) e nel parco di Bomarzo. Per saperne di più Il Castello Ruspoli apre alle visite il sabato e la domenica e nei giorni festivi, ma solo su prenotazione.
Arte & Cultura

Villa Lante

Villa Lante, fantasia di fontane e giochi d’acqua Il favoloso giardino di villa Lante di Bagnaia, ideato come residenza estiva dei vescovi di Viterbo, è uno dei più spettacolari giardini all’italiana manieristi del XVI secolo, attribuito al genio di Jacopo Barozzi da Vignola. Un tripudio di fontane e giochi d’acqua disposti su varie terrazze, tra viali, siepi, fiori e sculture, dove gli edifici diventano quasi ornamento del giardino. Un luogo dove fare una passeggiata romantica immaginando le mitiche feste che qui si tenevano. Un giardino principesco per due cardinali Villa Lante fu voluta dal cardinale di Viterbo Gian Francesco Gambara e portata a termine dal suo successore, Alessandro Montalto, come residenza di campagna dell’episcopato. Sorge nel borgo di Bagnaia, a soli 4 chilometri dalla città. La creazione del giardino iniziò nel 1511 e si prolungò fino al 1566 in un periodo in cui casate nobiliari e cardinali si sfidavano nell’ideare le residenze più sorprendenti ed esclusive: gli esempi della zona sono i Farnese con la villa a Caprarola, gli Orsini con il Bosco Sacro a Bomarzo, i vescovi di Viterbo con villa Lante. La prima parte del giardino è un grandioso parterre con al centro la Fontana dei Mori, ripartita in 4 vasche, bordata di balaustre: intorno le siepi di bosso ricche di dettagli formano 12 aiuole quadrate variamente scolpite. Da qui è un susseguirsi di terrazzamenti che consentono all’acqua di defluire lungo la collina in spettacolari fontane e cascate. Una scala consente di scendere alla Fontana dei Lumini, di forma circolare, dove l’acqua sgorga in piccoli zampilli come se fossero candele. Davanti si distende la Mensa del Cardinale, un tavolo di una decina di metri di peperino che al centro ha una scanalatura dove l’acqua scorre: usato per i rinfreschi estivi, era ideale per tenere al fresco le bevande. La successiva è la Fontana dei Giganti, con le statue di Arno e Tevere, seguita dalla Fontana delle catene, una cascata a gradoni in cui l’acqua scivola tra vasche che hanno la forma delle chele di un gambero (il simbolo del cardinale Gambara). Siamo alla Fontana dei Delfini, a cui segue quella del Diluvio, in forma di grotta, dove si conclude il giardino, ma non la visita, che prosegue nel parco dove vi aspettano altre fontane come quella del Pegaso, di forma ovale, con il cavallo alato al centro. Una villa, anzi due: le palazzine gemelle Ma dov’è la villa? La residenza vera e propria quasi scompare tanto è ricco il giardino. I vescovi risiedevano nelle due palazzine gemelle che si trovano nel parterre al livello della Fontana dei Mori, denominate Gambara e Montalto, quasi identiche, malgrado siano state costruite in periodi diversi. Di pianta quadrata, hanno entrambe una loggia e sono sormontate da una lanterna. All’interno, invece, sono molto diverse, almeno per la decorazione pittorica. Nel casino Gambara prevale la pittura di paesaggio e vi sono riprodotte altre ville del circondario, come villa Farnese di Caprarola e la stessa villa Lante, mentre nel casino Montalto, completato in pieno Seicento, prevalgono paesaggi marini e decorazioni illusioniste.
Arte & Cultura

Piacenza

Piacenza, accogliente e fastosa, emiliana ma non troppo Capolinea dell’antica Via Emilia ed epicentro geografico della Pianura Padana, la città di Piacenza sorge sulla riva destra del fiume Po ed è - per la sua posizione ai confini nord-occidentali della regione - la meno emiliana tra i capoluoghi di provincia dell’Emilia Romagna. Tappa obbligata per i viaggiatori A metà strada tra Appennini e pianura, incastonata tra valli e corsi d’acqua, sulla sua vocazione di luogo di transito Piacenza ha costruito le proprie fortune: Leonardo da Vinci, che si candidò senza successo a progettare le porte in bronzo del suo Duomo, fu tra i primi a coglierne il ruolo territorialmente cruciale, definendola, nel Codice Atlantico, “Terra di Passo”, tappa obbligata per chiunque fosse diretto a Milano. Un Dna che spiega ancora oggi l'irriducibile vocazione della città all’accoglienza e all’ospitalità. Tra portici e giardini segreti, in bici L’etimologia del nome latino, placentia, che allude alla capacità di piacere, è un compendio riuscito dell’anima della città: gradevole, elegante e ricca di tesori custoditi con discrezione. Per i suoi ritmi lenti e le dimensioni contenute è un luogo ideale da visitare a piedi o in bicicletta, girando tra portici e chiese, rubando la bellezza dei cortili nascosti dei suoi palazzi signorili. I cavalli dei Farnese Allora, pronti a cominciare? Il tour ideale di Piacenza, tra arte e storia, non può che partire dalla popolare piazza Cavalli, baricentro della città. È così chiamata per la presenza della famigerata coppia di monumenti equestri dedicati a Ranuccio e Alessandro Farnese, padre e figlio, un tempo Duchi e Signori di Parma e Piacenza. Realizzati nel Seicento in stile barocco dallo scultore toscano Francesco Mochi si stagliano proprio di fronte al bel Palazzo comunale in cotto e marmo bianco, detto “il Gotico”, che si dice ospitò il Petrarca: sono l’emblema della città. Se sentite dire dai piacenti “i noss cavaj”, i nostri cavalli, è a loro che alludono. Il tour ducale Il percorso “farnesiano” si snoda nella visita allo storico Palazzo Farnese, oggi sede dei Musei Civici, nella cui pinacoteca si può ammirare, tra le altre opere, un Tondo della Vergine con bambino del Botticelli. L’ala archeologica invece conserva il famoso Fegato di Piacenza, un modello bronzeo di fegato di pecora con iscrizioni etrusche, usato dagli aruspici come guida per i vaticini. Corona il tour il giro delle Mura Farnesiane che nel Cinquecento cingevano il centro storico. Il Duomo, tra romanico e gotico La vera attrazione della città è però il suo Duomo: dedicato a Santa Maria Assunta e Santa Giustina, accosta all’architettura originale, mirabile esempio di romanico emiliano, gli elementi gotici di una ristrutturazione successiva e custodisce una cupola affrescata dal Guercino. Ma sono diverse le chiese piacentine d’epoca medievale da scoprire, a partire da Sant’Antonino, patrono della città, tappa obbligata per i pellegrini sulla Via Francigena, fino a San Savino, di fondazione paleocristiana, con pavimenti a mosaico, passando per Santa Maria di Campagna, con la sua cupola affrescata dal Pordenone. Qui, si dice, Papa Urbano II avrebbe annunciato l’intenzione di bandire la Prima Crociata in Terrasanta. Una passeggiata per la muntä di rat La visita ai musei piacentini non può invece prescindere dalla Galleria Alberoni che conserva l’Ecce Homo di Antonello da Messina e da quella d’Arte Moderna Ricci Oddi, con le sue opere tra Ottocento e Novecento. Luoghi iconici della città da visitare, prima di ripartire, sono il Teatro Municipale, la cui facciata fu rielaborata da Alessandro Sanquirico su ispirazione della Scala di Milano, e la scalinata che collega Via Mazzini a Via San Bartolomeo, che qui tutti chiamano la muntä di rat. Perché durante le piene del Po, leggenda vuole che i topi la utilizzassero per trovare scampo all’acqua. Tra colli e borghi medievali: a caccia di delizie e set dei film di Bellocchio Altre meraviglie le riserva il paesaggio circostante, tra le rinomate valli dei colli piacentini: Val Trebbia, Val Nure, Val Tidone e Val d’Arda, per citare le più note, con i loro itinerari panoramici e le delizie enogastronomiche. E poi i borghi e castelli medievali: tra tutti Castell’Arquato, Grazzano Visconti, Gropparello, Rivalta. Ai cinefili consigliamo una tappa a Bobbio, delizioso borgo della Val Trebbia e set di tanti film di Marco Bellocchio, che qui ha fondato la sua Scuola di Cinema e un Festival dedicato alla Settima Arte. Agli amanti degli sport open air suggeriamo invece di cimentarsi, a piedi o in bicicletta, con qualche tappa della Via Francigena, l’antico percorso di pellegrinaggio che dal Nord Europa conduceva a Roma e di lì alla Terrasanta. Per saperne di più visitpiacenza.it
Arte & Cultura

Labirinto della Masone

Il Labirinto della Masone: la natura come arte L’intera Tenuta di Fontanellato, comprendente anche il Labirinto della Masone, è un luogo senza eguali, unico come l’uomo che l’ha concepito. Si tratta di Franco Maria Ricci, nato a Parma nel 1937 e qui scomparso nel 2020. Figura di spicco nel panorama culturale italiano, Franco Maria Ricci è stato grafico, collezionista e fondatore della rivista d’arte e letteratura FMR, iniziali del suo nome. Questa era la vecchia azienda agricola di famiglia, divenuta un santuario di bellezza, ora anche sede della Fondazione Franco Maria Ricci. Ha operato una massiccia ristrutturazione sia degli edifici sia delle aree verdi, ricavando nei rustici l’abitazione privata, dove ha voluto trascorrere l’ultimo periodo della sua vita. Ha scelto atmosfere neoclassiche per la dimora e nella cascina padronale foderata di rampicanti si ergono 2 cariatidi in stucco. Ha restaurato ogni singolo ambiente, compreso il fienile, costruito una piscina sul tetto e creato una serie di dehors e salotti. Dentro ci sono tutte le sue passioni e i suoi interessi. Spiccano i 1.200 volumi del genio della tipografia Giambattista Bodoni, padre del celebre carattere di stampa, che costituisce la più grande raccolta privata al mondo. Poi c’è un numero infinito di volumi d’arte, mobili di specchi e legni pregiati, il suo tavolo prediletto proveniente dalla residenza ducale dei Boschi, i ritratti dipinti, pitture näif e molti oggetti curiosi che si divertiva ad acquistare in giro per il mondo. Nel museo sono presenti circa cinquecento opere che attraversano cinque secoli di storia dell’arte, dal Cinquecento al Novecento. Quando decise di farne un luogo aperto al pubblico, dichiarò il suo intento: unire al piacere di vivere quello della conoscenza. Il dedalo, tra vegetazione e architettura Il Labirinto della Masone ha richiesto 6 anni di lavori serrati, per mettere a dimora le 200.000 piante di bambù, per disegnare il percorso di siepi e per edificare architetture che si fondessero armoniosamente con il verde paesaggio visionario. Il progetto è stato affidato all’architetto parmense Pier Carlo Bontempi, esponente della corrente del Nuovo Classicismo, uno stile evidente anche qui. Molti i riferimenti ai mosaici e alle terme delle ville romane, mentre le opere murarie richiamano gli architetti principali del periodo della Rivoluzione Francese: Boullée, Ledoux e Lequeu. Per gli edifici sono stati utilizzati i materiali da costruzione tipici della Pianura Padana, in particolare i mattoni a mano delle opere murarie. L’evoluzione di un’idea L’idea iniziale del Labirinto è venuta a Franco Maria Ricci dalla frequentazione dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, suo amico, uno degli autori di punta della casa editrice FMR, che del labirinto ha fatto uno dei temi della sua letteratura. Ricci, tuttavia, non aspirava a un cupo labirinto-prigione, come quello del Minotauro. Al contrario, ha tramandato ai posteri un luogo ameno, dove passeggiare in relax e in totale sicurezza in uno splendido e originale scenario naturale.