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Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 129 risultati di ricerca
Arte & Cultura
Giardino delle rose

Giardino delle Rose

A Firenze, la meraviglia del Giardino delle Rose Se siete a Firenze, trovate del tempo per una visita al Giardino delle Rose, il parco della zona di Oltrarno: potreste rimanere sorpresi. Leggenda narra che ai tempi della nascita del Granducato di Toscana, chiunque dicesse le 3 parole in codice “sotto la rosa” volesse dire al suo interlocutore che conosceva un gran segreto. E tanto antico è il detto quanto antico è il soggetto, ovvero le rose. Pare infatti che i primi esemplari risalgano a circa 35 milioni di anni fa. Se potesse lo confermerebbe certamente anche l'architetto Giuseppe Poggi, che nel 1865 ha realizzato il meraviglioso Giardino della Rosa e l'annesso Piazzale Michelangelo su incarico del Comune di Firenze, quando la città stava per diventare capitale d'Italia, dopo Torino. La rosa più antica ha oltre 450 anni Il Giardino delle Rose copre circa un ettaro di terreno terrazzato dal quale è possibile godere di una straordinaria vista panoramica della città. Il momento migliore per andarci è da aprile a giugno, quando le rose sono in fioritura. Ce ne sono oltre 350 specie da ammirare, le più antiche delle quali risalenti al 1550, oltre a splendidi alberi di limoni e piccoli laghi artificiali che ospitano decine di carpe. Ad oggi è possibile accedervi da tre ingressi: all'incrocio di Via dei Bastioni con Via del Monte alle Croci, da Viale Poggi, o lungo la scalinata arrivando dalla zona sottostante di San Niccolò. Qui Jean-Michel Folon ha messo in cornice la città E se siete dei veri appassionati di fiori o semplicemente grandi romantici, il Giardino delle Rose è davvero uno dei luoghi più magici della città di Firenze, specialmente da quando la moglie vedova dell'artista Jean-Michel Folon decise di donare dieci sculture in bronzo e due gessi del marito. Tra le più suggestive c'è Partir, una enorme cornice in bronzo posizionata su una delle terrazze panoramiche. Guardando al suo interno si osserva uno scorcio di Firenze davvero indimenticabile. Poi c'è Je me souviens, il cui protagonista è un signore intento a leggere mentre sta seduto sulla metà di una panchina sulla quale chiunque può sedersi ad ammirare la città, facendogli compagnia. Molto affascinante anche Envol, un uomo che, col suo cappello teso verso l’alto sembra voglia spiccare il volo verso il cielo e Chat, un grande gatto addormentato fra le rose. Curioso anche il bronzo 25ème Pensée, raffigurante un uomo con un vaso in testa, chiaro riferimento all'arte surrealista di Magritte. L’oasi giapponese, omaggio di Kyoto E per finire, la ciliegina sulla torta: dal 1998 il giardino ospita uno spazio donato dall'architetto giapponese Yasuo Kitayama. Si tratta di una vera e propria Oasi Shorai, donata a Firenze dalla città di Kyoto, con essa gemellata da quasi 100 anni.
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Giardino Bardini

Giardino Bardini

Giardino Bardini: dove la natura è multiculturale Agli amanti delle viste mozzafiato il Giardino Bardini di Firenze riserva emozioni inaspettate, che ogni volta si rinnovano come fossero la prima: con i suoi 4 ettari di parco, infatti, il Giardino Bardini occupa una posizione assolutamente privilegiata. Arroccato sulla collina di Montecuccoli, circondata a sua volta dalle mura medievali, che in origine era un sistema di orti murati nei pressi di Palazzo Mozzi, questo gioiello del verde gode di un panorama impagabile. Stile italiano, gusto anglo-cinese e cultura rurale In questo luogo si fondono tre diversi stili e culture: il giardino all’italiana, con la sua scalinata barocca che di certo non passa inosservata, in prossimità della quale si trovano sei fontane decorate da mosaici. Poi il bosco anglo-cinese, con elementi esotici tutti da scoprire, e infine il parco agricolo, che ospita un nuovo frutteto tra cui peri, susini, peschi e ciliegi, e un affascinante pergolato di glicini. Come ci si è arrivati Nell'800 il giardino barocco fu ampliato con l'acquisto del giardino anglo- cinese di Villa Manadora, realizzato da Luigi Le Blanc all'inizio del secolo. Successivamente Carolath Benten Princes acquistò la proprietà e la abbellì con dettagli vittoriani. Nel 1913 Stefano Bardini, antiquario, acquistò il complesso e costruì un viale per risalire la Villa, distruggendo le tracce degli originari giardini medievali, riunendo i due edifici sulla Costa San Giorgio. Un tripudio di fiori Se siete amanti delle passeggiate nella natura circondata da fiori, qui potrete ammirare oltre 60 varietà di ortensie, tunnel di glicini, rose e iris e persino un teatro verde, ricavato nella vegetazione in una concavità del terreno. Nel bosco all'inglese il grande protagonista è invece il campo di azalee. Sempre qui, in cima, si trova la Fontana del Drago, che alimenta il canale che scorre su un lato e lungo il giardino, arricchito con statue e piante in fiore. Il giardino, che oggi è diventato un centro espositivo, una location per eventi, e più in generale un luogo ricco di storia, arte e cultura, possiede anche 2 grotte: una che assomiglia a una grotta naturale, nella parte più alta, vicino alla Kaffeehaus, e una più decorata, situata a valle, dall’aspetto eclettico, riconoscibile grazie all'arco in laterizi che ne formano l'ingresso. Uscendo dalla villa vi trovate sulla Costa San Giorgio: il Giardino di Boboli è a pochi minuti di distanza. E merita una visita.
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Castello Sarriod de La Tour

Il Castello di Sarriod de la Tour immerso tra i meli Da un lato lo strapiombo sulla Dora Baltea, dall’altro una zona pianeggiante coltivata a meli. Sorge qui, immerso in un frutteto, il Castello di Sarriod de la Tour, a Saint-Pierre. In primavera l’esplosione della fioritura dona al maniero un’atmosfera romantica, in inverno la neve dipinge un quadro da favola antica. Il complesso è costituito da più edifici risalenti ad epoche diverse e gli interni conservano pregiate opere d’arte. Intorno il magnifico contesto naturale delle valli vicine e a poca distanza dal Parco Nazionale del Gran Paradiso. La visita al maniero Il Castello di Sarriod de la Tour presenta una struttura composita, il cui nucleo più antico risale ai secoli XI e XII, a cui si sono aggiunti vari elementi nel corso di interventi successivi di ampliamento e arricchimento architettonico. Arrivando dal sentiero, vi colpiranno le torri, alcune tondeggianti e altre squadrate, il muro di cinta e la serie di edifici in pietra ad altezze diverse. Il maniero porta il nome della famiglia Sarriod de la Tour che lo abitò per secoli. Salendo sulla scala a chioccola, il viret, osservate gli stipiti lavorati sopra i gradini circolari, poi non mancate di ammirare la Cappella ornata da un ciclo di dipinti murali del 1200, mentre nella sala contigua spiccano gli affreschi quattrocenteschi. La Sala delle Teste vale la visita. Si trova al primo piano, nel salone principale del castello, e sfoggia 171 figure finemente intagliate nelle mensole del soffitto. Le “teste” sono tutte diverse: volti di uomini e donne del Medioevo, soggetti fantastici e grotteschi, esseri mostruosi. Sculture lignee tra le più notevoli della Valle d’Aosta. Se soggiornate nei dintorni, non dimenticate di dare un’occhiata al castello di notte: l’illuminazione è studiatissima e il complesso vi offrirà una visione diversa da quella diurna, altrettanto seducente. Il comune di Saint-Pierre: sport all’aria aperta, esperienze indimenticabili Il Castello di Sarriod de la Tour sorge nel comune di Saint-Pierre, in posizione strategica per tuffarvi nella natura nei modi che preferite, anche i più originali. Spostandovi di poco nella frazione di Vetan, a 1700 metri di altitudine ai piedi del Mont Fallère, si può volare in parapendio nella bella stagione o in snowkite d’inverno. Sempre da qui parte una tranquilla passeggiata adatta a tutti, che da Vetan in un paio d’ore conduce al rifugio Fallère. Non è raro imbattersi in stambecchi e camosci lungo la strada, mentre davanti a voi si apre il panorama grandioso delle vette. E incontrerete anche sculture in legno che punteggiano il paesaggio, realizzate dal proprietario del rifugio: un pescatore sornione, pastori e animali dei monti. Quando è innevato, l’itinerario è percorribile con le racchette da neve. Una volta arrivati in baita potrete ristorarvi con salumi, formaggi e piatti tipici. Non distante dal castello ci sono diverse pareti per l’arrampicata sportiva, palestre di roccia accessibili ai principianti come ai più esperti. A cavallo A Saint-Pierre e dintorni troverete agriturismo con maneggio e associazioni che organizzano passeggiate a cavallo nella natura, sotto la guida di un esperto. Se poi vi spostate a Valnontey, valle secondaria della Valle di Cogne nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, oltre ai cavalli e ai pony per i bambini vi aspetta una passeggiata in carrozza e d’inverno in slitta. Vi addentrerete in un paesaggio dove il silenzio regna sovrano, i rapaci volano sopra le vostre teste, i camosci sono vicino a voi. Passerete da boschi fitti a pianori soleggiati, dalle panoramiche aperture mozzafiato. Per saperne di più L’ingresso al Castello di Sarriod de la Tour è guidato e a pagamento. Per informazioni sui costi del biglietto e le modalità di accesso www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/saint-pierre/castello-sarriod-de-la-tour/901
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Ponte Romano Fabio Massimo

Nella valle del Titerno, tra natura e archeologia e Medioevo Appassionati di via Francigena e Storia, quella con la maiuscola, oggi siamo nel Sannio, e precisamente a Faicchio, in provincia di Benevento. Questo borgo medievale, incastonato nel Parco regionale del Matese, ha quid che non potrà che farvi innamorare e tornare ogni qual volta ne avrete la possibilità. Qui scorre impetuoso il Titerno, il fiume che, prima di confluire nel Volturno, scava in questa valle gole e canyon tra le pareti rocciose, palestra ideale per gli amanti degli sport estremi. Un anfiteatro naturale dove ancora oggi resiste il ponte romano intitolato a Quinto Fabio Massimo, detto per le sue tattiche belliche, “cunctator”, il temporeggiatore: tradizione vuole, infatti, che il dittatore romano lo abbia attraversato nel 217 a.C. per arrestare l’avanzata di Annibale nel corso della Seconda Guerra Punica. Il ponte Fabio Massimo, una pagina di storia Destinato a collegare quelle valli con il massiccio del Matese, il ponte in realtà ha origini pre romane, sannite per la precisione. In origine, infatti, sui basamenti costruiti sul banco roccioso delle sponde del fiume era posta una passerella di legno per l’attraversamento, che naturalmente offriva poca resistenza alle piene, oltre a essere facilmente deperibile. Dal punto di vista architettonico il successivo ponte romano, realizzato in cotto, pietra e tufo, lungo 12 metri e alto 13, è costituito da tre arcate asimmetriche ed edificate in fasi successive: un’opera che si è adattata nel corso del tempo a differenti esigenze ambientali e civili e che rende conto dell’evoluzione delle tecniche di costruzione e dei materiali messi a punto dai romani. Ma il ponte non è certo l’unica attrazione di Faicchio… Il castello ducale e la trappola dei condannati Domina il centro storico di Faicchio il castello ducale che, con la sua forma trapezoidale e i possenti torrioni cilindrici, ricorda tanto il Maschio angioino, il parente più "famoso" di Napoli. Costruito nel XII secolo dai conti normanni Sanframondo in una posizione strategica elevata, fra i monti Acero e Gioia, così da poter dominare il corso del Titerno e la sua valle, fu ristrutturato nel 1612, come recita l’epigrafe sul portale d’ingresso, dal nobile napoletano Gabriele De Martino, la cui famiglia tenne il castello fino alla soppressione dei diritti feudali. L’ultimo restauro, che salvò il maniero dalla rovina, fu nel 1962 ad opera dei nuovi proprietari, la famiglia Fragola. Per gli amanti del brivido: iI sotterranei del castello sono profondi e impraticabili, ma al pian terreno è visitabile il locale delle carceri, un antro buio ma in buono stato le cui pareti conservano antiche iscrizioni, forse opera dei prigionieri in catene. Tramanda inoltre una leggenda che la cappella del castello ospitasse un quadro raffigurante Santa Barbara: dopo le funzioni religiose, lo si faceva baciare al condannato. Costui, nell’accostarsi al quadro, poneva a sua insaputa i piedi su di una botola nascosta nel pavimento e tuttora esistente, che si apriva a tradimento inghiottendo il malcapitato. La meraviglia delle muraglie megalitiche sannite Se amate le passeggiate, scegliete una giornata fresca per arrampicarvi, attraverso un sentiero del Cai, sulla cima del monte Acero, un rilievo di 732 metri di altezza che si erge isolato nella valle. Qui potrete osservare da vicino le celebrate mura megalitiche, testimonianza della lunga e tenace dominazione dei sanniti in questi dintorni. Le mura, che risalgono al IV secolo a.C., sono i resti di un’immensa cinta fortificata: tuttora la più estesa, coi suoi 3 chilometri di percorso e un’altezza media di 3 metri e mezzo, e la meglio conservata del periodo sannita. È tutto ciò che resta della grande opera di fortificazione annoverata tra i maggiori esempi dell’architettura militare dei sanniti: garantiva la sicurezza e la difesa dell’arce, mentre le attività principali, allevamento e commercio, si svolgevano a valle. Realizzata in blocchi di calcare assemblati a secco, queste mura poligonali o “ciclopiche” che si stendono lungo un perimetro irregolarmente quadrangolare, appartenevano a un più ampio e complesso sistema di difesa che i sanniti estesero a tutto il territorio appenninico e che racchiudeva centri abitati di varie dimensioni. Sulla sommità del monte, si trova la statua del Redentore, da dove potrete abbracciare con lo sguardo tutto il territorio circostante. Terra di santi e di salami A pochi chilometri da Faicchio si trova la contrada Fontanavecchia, che prende il nome da un’antica fonte che riforniva gli abitanti della zona. Proprio in questa località, nei pressi della Chiesa di S.Maria di Costantinopoli, è visibile l’ingresso di un antico acquedotto romano ipogeo che risale al III secolo a.C. del quale si può ancora ammirare e percorrere un tratto di circa un chilometro. Terminate le escursioni e i sopralluoghi storico-artistici, val la pena di ricordare che Faicchio, che fu sede della residenza vescovile per un breve periodo, è anche detta “terra di santi e di salami”, motto che allude all’arte norcina, che qui raggiunge autentici livelli di eccellenza. È infatti uno dei pochi luoghi in Campania dove è possibile allevare il prestigioso maiale nero, dalle cui carni si ricavano, attraverso un raffinato processo di lavorazione, salumi dal gusto impareggiabile. Una segnalazione la merita anche il culatello del Matese, la cui particolare lavorazione e stagionatura lo differenzia dal culatello tradizionale e gli garantisce caratteristiche organolettiche apprezzate dagli intenditori. Per saperne di più https://sannio.guideslow.it/itinerari/sannio-alle-pendici-del-matese-1-faicchio
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Cattedrale di San Donnino

Fidenza e il suo Duomo, gioiello romanico lungo la Via Francigena Punto di accesso dell’itinerario della Via Francigena, il Duomo di Fidenza, seconda città della provincia di Parma, da cui dista circa 30 chilometri, sorge nell’antico borgo di San Donnino. Antica meta di pellegrinaggio, San Donnino ha dato il suo nome alla città di Fidenza fino al 1927, quando si è deciso di ripristinare la denominazione latina del municipio romano su cui il sito sorgeva, Fidentia. La misteriosa storia di San Donnino Ma la vicenda del martirio di San Donnino, a cui anche il Duomo di Fidenza è dedicato, permea la storia della città fin dall’epoca paleocristiana. Uomo di fiducia dell’imperatore romano Massimiano, sembra che il santo sia stato fatto decapitare per ordine dell’imperatore in seguito alla sua decisione di convertirsi al Cristianesimo. Il martirio sarebbe avvenuto sulla riva del torrente Stirone, poco distante da dove ora sorge la chiesa. Leggenda vuole che, dopo la decapitazione, il corpo senza testa di Donnino si rianimasse per il tempo necessario a fargli attraversare il torrente, con il capo mozzato tra le mani, per andare ad accasciarsi per sempre sulla riva opposta. Questo e altri accadimenti miracolosi attrassero sul luogo, nel tempo, un numero sempre più alto di devoti, rendendo Borgo San Donnino una meta frequentata di pellegrinaggio e un importante centro mercantile. I resti del santo furono più volte rinvenuti e tumulati, l’ultimo a riesumarne le spoglie, concedendogli un riconoscimento definitivo e solenne, sarebbe stato Carlo Magno, avvisato da una premonizione in sogno e costretto dall’ostinazione del suo cavallo a fermarsi da quelle parti durante un viaggio. Ora le reliquie del santo riposano nella cripta della cattedrale, ma il suo mito non si spegne: un recente esame autoptico avrebbe rivelato che il corpo lì conservato non avrebbe subito alcuna decapitazione. Il mistero di Donnino s’infittisce. Le meraviglie della cattedrale Ma la suggestione dell’epopea miracolosa di San Donnino travalica ogni evidenza scientifica. Le sue gesta e ciò che seguì al martirio sono dettagliatamente illustrati, come le strisce di un fumetto, sui bassorilievi e sulle statue realizzate dall’architetto e scultore Benedetto Antelami e dalla sua scuola lungo la facciata del Duomo di Fidenza. Capolavoro del romanico padano, la basilica fu costruita tra il XII e il XIII secolo sui resti di una chiesa paleocristiana. Accanto alla descrizione dell’esistenza e della morte del santo, prendono vita, a scopo didascalico, i racconti del Vecchio e del Nuovo Testamento, le storie di Maria e altri apostoli e altri aneddoti prodigiosi legati ai pellegrinaggi. Sulla facciata a capanna del Duomo, parzialmente incompleta, ci sono tre portoni valorizzati da strombature: quelli laterali sono chiamati "portone della vita", quello a destra, incorniciato da colonne sorrette da arieti, e "portone della morte", quello di sinistra, affiancato da colonne sostenute da figure umane, dette telamoni. Il portone centrale, sormontato dal ciclo di bassorilievi di San Donnino, è invece "sorvegliato" da una coppia di leoni stilofori. I tre portoni danno accesso ad altrettante navate, divise da colonne e collegate da volte a crociera, Al di sotto, si trova la cripta con le presunte reliquie del santo. Fidenza, tra musica, monumenti e musei Uscendo dal Duomo, in piazza Giuseppe Verdi, s’incontra il Teatro Gerolamo Magnani, realizzato nel 1813 su disegno dell'architetto Nicolò Bettoli e inaugurato, il 26 ottobre 1861, con Il Trovatore, di Giuseppe Verdi, la cui sala è un gioiello di stucchi. In piazza Garibaldi si ergono invece le architetture neogotiche del Palazzo Comunale, con i suoi merli e il porticato ad arcate, mentre l’edificio barocco del Palazzo delle Orsoline ospita il Museo del Risorgimento Luigi Musini, uno spazio espositivo dedicato al risorgimento italiano e alla resistenza antifascista. Merita una visita anche il Ponte Romano sul torrente Stirone, sull'area dell'attuale piazza Grandi, realizzato in blocchi di tufo piacentino, risale probabilmente al I secolo: dell’antica struttura sono visibili oggi solo due delle campate. Il ponte, sovrastato da un’imponente torre merlata, baluardo di difesa eretta nel 1364 per volontà della famiglia Visconti che al tempo controllava borgo, rappresentava il punto d’accesso all’antica città per i viaggiatori che arrivavano da Nord, lungo la Via Emilia. Itinerari alternativi tra sport, enogastronomia e shopping Fidenza, tappa, per la sua rinomata tradizione alimentare, di svariati tour enogastronomici, è anche meta degli appassionati di turismo outdoor: il suo territorio è infatti percorso da una fitta rete di ciclovie e di itinerari di trekking che attraversano in lungo e in largo la Via Francigena e rappresentano un modo diverso per scoprire l’arte e la cultura locali, tra le colline e i torrenti, le rocche e i castelli del Parco dello Stirone e del Piacenziano. Infine, se siete amanti dello shopping, sappiate che a circa 7 chilometri dal centro di Fidenza si trova il Fidenza Village Outlet, tempio della moda che concentra un centinaio di boutique di marchi nazionali e internazionali in una suggestiva cornice di architetture ispirate alle opere di Giuseppe Verdi, nato poco distante da questi luoghi: per chi è in cerca di capi prestigiosi a prezzi ridotti.
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Chiaravalle

L’abbazia di Chiaravalle, gioiello cistercense e oasi di pace Il grande nastro di cemento dell’autostrada del Sole, in uno dei suoi tratti più trafficati, tra Fiorenzuola e Fidenza, non dista molto, ma l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba di Alseno, tra Piacenza e Parma, resta l’oasi di pace, silenzio e preghiera che doveva essere nelle intenzioni del suo fondatore, San Bernardo di Chiaravalle, figura carismatica dell’ordine monastico dei cistercensi. Punto di riferimento storico Su impulso del vescovo di Piacenza Arduino, nel 1135 San Bernardo istituì nella sua diocesi una comunità di monaci destinata a lasciare un profondo impatto sulla vita religiosa e civile del territorio e su tutto il Nord Italia. Ancora oggi, il gioiello del chiostro medievale e la sua austera basilica romanico-gotica sono una delle più interessanti testimonianze dello stile e dell’architettura cistercense in Italia. Contemplazione e lavoro nei campi Grandissimi costruttori, attraverso l’architettura, i cistercensi davano forma e sostanza all’austera semplicità della loro regola, fondata sul motto benedettino dell’ora et labora, sulla vita contemplativa e attiva: per secoli i monaci, che sono tornati qui nel 1937 dopo essere stati allontanati in epoca napoleonica, alternando i lavori dei campi agli studi e alla preghiera, attuarono opere agronomiche, bonificarono terreni, allevarono il bestiame, lasciando, sul territorio circostante, un segno profondo che si può ancora apprezzare. Il mistero della colomba bianca Tra i tanti miti che aleggiano intorno alla fondazione dell’abbazia c’è quello della colomba che riecheggia nel suo stesso nome. Leggenda vuole che sia stata proprio una colomba bianca a indicare ai monaci, con una serie di pagliuzze, il luogo e il perimetro del monastero da edificare. È però probabile, più semplicemente, che la colomba richiami il tema mariano dell’annunciazione, molto caro ai cistercensi: non a caso anche la basilica è dedicata a Santa Maria Assunta. Gioiello dell’architettura medievale al centro di itinerari culturali storici, il complesso del monastero, tuttora abitato da monaci, fa parte dell’associazione Charte européenne des abbayes et sites cisterciens, che raggruppa tutti i siti cistercensi europei di maggior interesse, ed è anche tappa di due importanti itinerari culturali del Consiglio d’Europa: la Via Francigena e la Route européenne des abbayes cicterciennes. Meritano in particolare una visita la basilica, dalle linee sobrie in mattoni di cotto, che fotografa il momento di transizione tra il romanico e il gotico, con l’impianto a tre navate che si sviluppa straordinariamente in altezza; la sala del Capitolo, “parlamento” della vita monastica, e il bellissimo chiostro: realizzato nel tredicesimo secolo e ancora integro su tutto il perimetro, è uno dei meglio conservati dell’epoca e rimanda ad atmosfere raccolte e mistiche, alimentate dalla complessa simbologia numerica che regola la sua architettura. Infiorate, sagre e processioni Aperta tutto l’anno, il momento migliore per visitare l’abbazia di Chiaravalle della Colomba è però tra maggio e giugno, quando, secondo un uso millenario, in occasione della festa del Corpus Domini, nella navata centrale della basilica viene allestita la tradizionale “infiorata”, un tappeto coloratissimo di petali di fiori e foglie che riproducono quadri e rappresentazioni sacre. Nella settimana del 20 agosto, invece, in occasione della ricorrenza del santo patrono, nel parco dell'abbazia, viene organizzata ogni anno la consueta sagra di San Bernardo, occasione per gustare i sapori della gastronomia piacentina e assistere all’arrivo della processione che parte da Fiorenzuola, con la statua del santo portata dai cavalieri templari. Un’occasione ghiotta per ammirare tanta bellezza. Un consiglio: tra i prodotti realizzati dai monaci di Chiaravalle sono molto apprezzati i liquori, ricavati da erbe aromatiche secondo ricette secolari, e acquistabili, insieme a una vasta scelta di tisane, presso la liquoreria. Come arrivare Dall’autostrada A1 (da Bologna o da Milano) o dalla A21 (da Brescia o Cremona) prendere l’uscita di Fiorenzuola d’Arda. Proseguire su strada SP462R per un chilometro e mezzo e immettersi sulla tangenziale di Fiorenzuola fino all’uscita Fiorenzuola Est/ Chiaravalle. Da qui proseguire sulla via Emilia Ovest per 1 chilometro e poi a sinistra su strada Busazza, dopo 800 metri svoltare a destra, seguendo i cartelli fino ad Alseno e al parcheggio gratuito dell’Abbazia. Il monastero è anche raggiungibile a piedi direttamente dalla piazzola di sosta di Chiaravalle dell’A1 attraverso una strada pedonale di circa 600 metri a cui si accede da un cancelletto girevole. Per saperne di più: https://www.chiaravalledellacolomba.it/
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Concattedrale del Santo Sepolcro ad Acquapendente

Acquapendente e la cattedrale del Santo Sepolcro Acquapendente, una graziosa cittadina dell’Alto Lazio, viene chiamata la “Gerusalemme d’Europa” per la presenza, nella mirabile cripta della cattedrale, di un sacello che richiama quello del Santo Sepolcro della città santa, dove sarebbero custodite alcune pietre bagnate con il sangue di Cristo portate dai crociati. Importante tappa della via Francigena, Acquapendente si trova in un’area naturalistica di grande fascino, la Riserva di Monte Rufeno. La cripta delle meraviglie La cattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente custodisce una delle più importanti cripte romaniche d’Italia dell’XI secolo, un ambiente particolarmente suggestivo e raccolto, con 24 colonne che dividono lo spazio in nove navate coperte da volte a botte. Al centro della cripta, una doppia scalinata scavata nella roccia permette di raggiungere il sacello dalla forma molto simile a quello del Santo Sepolcro di Gerusalemme che custodisce le sacre reliquie. Tra leggenda e storia Dal IX secolo in Europa si diffuse l’uso di creare piccole cappelle che ricordassero il luogo in cui era stato sepolto Cristo. Ma perché proprio ad Acquapendente troviamo il più antico? La spiegazione sfuma nella leggenda, quella di Matilde di Westfalia (895-968 d.c.), madre dell’imperatore Ottone I, che, in viaggio verso Roma per costruire una chiesa dedicata al Santo Sepolcro, fu costretta a fermarsi ad Acquapendente quando i muli che trasportavano un carico d’oro per finanziare l’impresa non ne vollero più sapere di proseguire. La notte seguente Matilde sognò che era quello il luogo dove edificare la chiesa. Acquapendente, terra d’acqua e di castelli I pellegrini della via Francigena per secoli si sono inginocchiati nella cripta di Acquapendente e l’afflusso continua ancora oggi. Vicino alla Cattedrale, la Casa del pellegrino accoglie ancora i fedeli diretti a Roma. In città si possono ammirare alcune eleganti fontane, come la fonte della Rugarella e quella del Rigombo (o Mascheroni) dalle quali scaturiscono le acque di cui è ricco questo territorio. Il nome stesso di Acquapendente si riferisce alla presenza di cascatelle che confluiscono nel fiume Paglia. Da vedere anche il Museo della città, dislocato in tre sedi, la più interessante delle quali è il Palazzo Vescovile dove è allestita una sezione dedicata alla via Francigena, e il curioso anfiteatro Cordeschi (1938), che può ricordare un teatro elisabettiano all’aperto, sempre molto attivo nei mesi estivi. Anche per godere della meravigliosa campagna, merita una visita Torre Alfina, una frazione a 12 km Acquapendente, tra i borghi più belli d’Italia per il vistoso castello di origine medioevale ma ristrutturato con gusto neogotico dall’architetto senese Giuseppe Partini (è da poco aperto alle visite) e per il borgo dalle case in pietra che emerge come una visione dal Bosco del Sasseto, definito a ragione il “bosco delle fate”. La Riserva di monte Rufeno La torre Julia de’Jacopo, nel centro storico di Acquapendente, ospita il centro visite della Riserva naturale del monte Rufeno, una delle prime riserve naturali del Lazio e tra le più attrezzate per vari tipi di escursioni, con molti sentieri nelle foreste demaniali dove si può trovare ospitalità in casali ristrutturati dall’ente gestore del parco. Dalla riserva parte il Sentiero dei Briganti che, dopo aver lambito il lago di Bolsena, scende nella Maremma laziale. La Riserva è importante perché la sua posizione geografica decentrata e la scarsa presenza dell’uomo hanno permesso a diverse specie di riprodursi con continuità: oggi è un luogo dove vedere in natura, caprioli, tassi, istrici, scoiattoli, martore, diversi rapaci e persino il lupo. Un luogo di serena bellezza e pregio naturalistico, a meno di due ore da Roma.
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Fortezza di Sarzanello

La Fortezza di Sarzanello: il castello amato da Lorenzo il Magnifico A volere la Fortezza di Sarzanello, che dalle colline domina la Val di Magra con la sua imponenza, è stato Lorenzo De’ Medici, detto il Magnifico. Ancora oggi le sue torri e i suoi bastioni medievali sono ben visibili dalle dimore storiche della vallata e dai borghi arroccati fino sulle vette dell’Appennino Tosco-Emiliano, mentre il vecchio ponte levatoio è andato distrutto. Ma questo non vi impedirà di accedere al castello, costruito su due fortificazioni a pianta triangolare collegate da un ponte e circondate da un fossato. Nel cuore della fortezza militare Per arrivare alla fortezza possiamo scegliere tra due strade carrozzabili e una pedonale detta Montata di Sarzanello, tutte e tre immerse in una natura incontaminata. Ma se ci chiedete un consiglio, non abbiamo dubbi: la via pedonale vi mostrerà un panorama da togliere il fiato che vale la fatica della salita. Arrivati a destinazione, scacciate quel timore reverenziale che questa gigantesca costruzione dai tratti squadrati incute, magari pensando che quelle mura un tempo austere oggi ospitano sontuosi eventi privati e romantici matrimoni. Tra il XV e il XVI secolo, invece, Lorenzo il Magnifico aveva intuito quanto questo territorio, da sempre al centro di dispute politico militari, fosse strategico. Non fu il primo né l’unico a vedere così lontano: già alla fine del X secolo esisteva qui una fortezza con una torre militare: e se aguzzate la vista, potete ancora scorgere i segni degli adeguamenti nel tempo della struttura. Il castello di Sarzanello, quello che non tutti sanno Vi potrebbe capitare di sentir chiamare il castello che state visitando Fortezza di Castruccio: ma in realtà il condottiero lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli abitò il maniero soltanto per una decina d’anni, tra il 1317 e il 1328. Furono i Medici che, quando il possesso di Sarzana e Sarzanello passò alla Signoria di Firenze a fine ‘400, dedicarono tempo e risorse a rafforzarono le strutture a difesa della città, inclusa ovviamente la Fortezza di Sarzanello.
Arte & Cultura

Abbazia di Fossanova

L’abbazia di Fossanova, un gioiello di architettura cistercense Nell’Agro Pontino sorge uno dei monumenti religiosi più importanti del Medioevo, l’abbazia di Fossanova, primo complesso monastico cistercense costruito in Italia. Ѐ anche il luogo dove morì San Tommaso d’Aquino. Nonostante la sua storia tormentata, fatta di periodi di declino, saccheggi e usi impropri, l’abbazia è giunta fino a noi relativamente integra e oggi, nella sua chiesa, anche grazie alla buona acustica, ospita i concerti del Festival Pontino di musica. Semplicità e rigore L'abbazia di Fossanova, consacrata nel 1208, è il più antico esempio di complesso monastico cistercense realizzato in Italia. Si trova in piena campagna, a sud del centro abitato di Priverno (LT), su terrazze che degradano verso il fiume Amaseno. Furono probabilmente monaci venuti da Clairvaux, in Francia, a suggerire i canoni da seguire nella costruzione, affinché l’abate si attenesse strettamente alle regole dell’ordine monastico che, seguendo le indicazioni di San Bernardo di Chiaravalle, imponeva uno stile austero, senza fronzoli e nemmeno opere d’arte che avrebbero potuto distrarre i monaci dai loro compiti. Fossanova è uno degli esempi più chiari della semplicità e purezza delle forme richiesta dalla spiritualità cistercense, che ritroviamo anche nella vicina abbazia di Casamari a Verole (Frosinone). Oggi ne apprezziamo le linee sobrie della facciata della chiesa, realizzata in travertino, con il bel portale sormontato da un grande rosone, come l’interno, essenziale e maestoso, con le eleganti volte a crociera rette da pilastri decorati da semicolonne pensili. La chiesa conserva la tomba vuota di San Tommaso d’Aquino, che qui morì nel 1274: il suo corpo fu trasferito a Tolosa alla fine del XIV, quando l’abbazia era già caduta in disgrazia. Fulcro del complesso è il bel chiostro, con le arcatelle sostenute da doppie colonne lisce: dei quattro lati, tre sono in stile romanico, mentre il quarto, costruito evidentemente in epoca successiva, è gotico. Attorno al chiostro si snodano gli altri edifici del complesso: il refettorio, il dormitorio, la sala capitolare, una foresteria per i pellegrini, l’infermeria e un piccolo cimitero. Il declino di una comunità operosa Per almeno due secoli Fossanova fu un’operosa comunità e centro di studi, ma già nel Quattrocento cominciò il suo declino quando fu affidata ad abati commendatari, che si curarono appena della sua gestione. Le truppe napoleoniche prima la saccheggiarono, poi la chiusero, appropriandosi di gran parte dei suoi beni, compreso l’archivio storico. Successivamente la struttura fu addirittura utilizzata come recinto per i bufali finché, venduta al principe Borghese, vide succedersi vari ordini religiosi. Oggi viene gestita dalla Famiglia religiosa del Verbo Incarnato. Le alterne vicende dell'abbazia sono documentate nel museo ospitato nella foresteria, un grande edificio che richiama nelle forme la chiesa, che illustra le fasi di costruzione del complesso e la vita quotidiana dei monaci. Una seconda sezione del museo si trova nel comune di Priverno a palazzo Valeriani-Guarini.