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Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 119 risultati di ricerca
Arte & Cultura

Ponte Romano Fabio Massimo

Nella valle del Titerno, tra natura e archeologia e Medioevo Appassionati di via Francigena e Storia, quella con la maiuscola, oggi siamo nel Sannio, e precisamente a Faicchio, in provincia di Benevento. Questo borgo medievale, incastonato nel Parco regionale del Matese, ha quid che non potrà che farvi innamorare e tornare ogni qual volta ne avrete la possibilità. Qui scorre impetuoso il Titerno, il fiume che, prima di confluire nel Volturno, scava in questa valle gole e canyon tra le pareti rocciose, palestra ideale per gli amanti degli sport estremi. Un anfiteatro naturale dove ancora oggi resiste il ponte romano intitolato a Quinto Fabio Massimo, detto per le sue tattiche belliche, “cunctator”, il temporeggiatore: tradizione vuole, infatti, che il dittatore romano lo abbia attraversato nel 217 a.C. per arrestare l’avanzata di Annibale nel corso della Seconda Guerra Punica. Il ponte Fabio Massimo, una pagina di storia Destinato a collegare quelle valli con il massiccio del Matese, il ponte in realtà ha origini pre romane, sannite per la precisione. In origine, infatti, sui basamenti costruiti sul banco roccioso delle sponde del fiume era posta una passerella di legno per l’attraversamento, che naturalmente offriva poca resistenza alle piene, oltre a essere facilmente deperibile. Dal punto di vista architettonico il successivo ponte romano, realizzato in cotto, pietra e tufo, lungo 12 metri e alto 13, è costituito da tre arcate asimmetriche ed edificate in fasi successive: un’opera che si è adattata nel corso del tempo a differenti esigenze ambientali e civili e che rende conto dell’evoluzione delle tecniche di costruzione e dei materiali messi a punto dai romani. Ma il ponte non è certo l’unica attrazione di Faicchio… Il castello ducale e la trappola dei condannati Domina il centro storico di Faicchio il castello ducale che, con la sua forma trapezoidale e i possenti torrioni cilindrici, ricorda tanto il Maschio angioino, il parente più "famoso" di Napoli. Costruito nel XII secolo dai conti normanni Sanframondo in una posizione strategica elevata, fra i monti Acero e Gioia, così da poter dominare il corso del Titerno e la sua valle, fu ristrutturato nel 1612, come recita l’epigrafe sul portale d’ingresso, dal nobile napoletano Gabriele De Martino, la cui famiglia tenne il castello fino alla soppressione dei diritti feudali. L’ultimo restauro, che salvò il maniero dalla rovina, fu nel 1962 ad opera dei nuovi proprietari, la famiglia Fragola. Per gli amanti del brivido: iI sotterranei del castello sono profondi e impraticabili, ma al pian terreno è visitabile il locale delle carceri, un antro buio ma in buono stato le cui pareti conservano antiche iscrizioni, forse opera dei prigionieri in catene. Tramanda inoltre una leggenda che la cappella del castello ospitasse un quadro raffigurante Santa Barbara: dopo le funzioni religiose, lo si faceva baciare al condannato. Costui, nell’accostarsi al quadro, poneva a sua insaputa i piedi su di una botola nascosta nel pavimento e tuttora esistente, che si apriva a tradimento inghiottendo il malcapitato. La meraviglia delle muraglie megalitiche sannite Se amate le passeggiate, scegliete una giornata fresca per arrampicarvi, attraverso un sentiero del Cai, sulla cima del monte Acero, un rilievo di 732 metri di altezza che si erge isolato nella valle. Qui potrete osservare da vicino le celebrate mura megalitiche, testimonianza della lunga e tenace dominazione dei sanniti in questi dintorni. Le mura, che risalgono al IV secolo a.C., sono i resti di un’immensa cinta fortificata: tuttora la più estesa, coi suoi 3 chilometri di percorso e un’altezza media di 3 metri e mezzo, e la meglio conservata del periodo sannita. È tutto ciò che resta della grande opera di fortificazione annoverata tra i maggiori esempi dell’architettura militare dei sanniti: garantiva la sicurezza e la difesa dell’arce, mentre le attività principali, allevamento e commercio, si svolgevano a valle. Realizzata in blocchi di calcare assemblati a secco, queste mura poligonali o “ciclopiche” che si stendono lungo un perimetro irregolarmente quadrangolare, appartenevano a un più ampio e complesso sistema di difesa che i sanniti estesero a tutto il territorio appenninico e che racchiudeva centri abitati di varie dimensioni. Sulla sommità del monte, si trova la statua del Redentore, da dove potrete abbracciare con lo sguardo tutto il territorio circostante. Terra di santi e di salami A pochi chilometri da Faicchio si trova la contrada Fontanavecchia, che prende il nome da un’antica fonte che riforniva gli abitanti della zona. Proprio in questa località, nei pressi della Chiesa di S.Maria di Costantinopoli, è visibile l’ingresso di un antico acquedotto romano ipogeo che risale al III secolo a.C. del quale si può ancora ammirare e percorrere un tratto di circa un chilometro. Terminate le escursioni e i sopralluoghi storico-artistici, val la pena di ricordare che Faicchio, che fu sede della residenza vescovile per un breve periodo, è anche detta “terra di santi e di salami”, motto che allude all’arte norcina, che qui raggiunge autentici livelli di eccellenza. È infatti uno dei pochi luoghi in Campania dove è possibile allevare il prestigioso maiale nero, dalle cui carni si ricavano, attraverso un raffinato processo di lavorazione, salumi dal gusto impareggiabile. Una segnalazione la merita anche il culatello del Matese, la cui particolare lavorazione e stagionatura lo differenzia dal culatello tradizionale e gli garantisce caratteristiche organolettiche apprezzate dagli intenditori. Per saperne di più https://sannio.guideslow.it/itinerari/sannio-alle-pendici-del-matese-1-faicchio
Arte & Cultura

Pavia

Innamorarsi di Pavia, la capitale del riso in cui visse Einstein Un ricchissimo patrimonio storico e artistico, una tradizione enogastronomica invidiabile e alcune curiosità che rendono Pavia sorprendentemente unica e perfetta per una vacanza costruita su misura. La Certosa, gioiello del Rinascimento Un tour di Pavia non può che cominciare con la Certosa di Pavia, complesso monumentale che si trova alle porte della città, a circa 8 chilometri. Gioiello del Rinascimento, fu voluto come cappella di famiglia da Gian Galeazzo Visconti alla fine del 400. Doveva servire come mausoleo dopo la sua morte e fu affidato ai monaci Certosini, per passare in seguito ai Cistercensi e ai Benedettini di Pavia. Ma il suo committente non vide mai la fine della costruzione, che fu continuata da Francesco Sforza e da Ludovico il Moro, anche se qui furono portate le sue ceneri. L’interno è gotico, su modello del Duomo di Milano, ma la facciata è rinascimentale e all’interno conserva opere del Perugino, del Pinturicchio e del Guercino. Il Castello Visconteo, emblema di potere Più che un castello è un palazzo simbolo di ricchezza e potenza e risale al 1360. Lo circonda un bellissimo parco, che oggi potrai vedere solo in parte e che lo collegava alla Certosa di Pavia. Tra gli eventi storici più importanti avvenuti tra le sue mura, non possiamo non ricordare il matrimonio di Ludovico il Moro con Beatrice d’Este e se oggi una parte del castello è andata distrutta, all’interno sono comunque ospitati i Musei Civici e la civica Pinacoteca Malaspina con capolavori come il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina. La chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro e il Ponte Coperto La chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro merita assolutamente una visita: al suo interno, infatti, riposano due padri della chiesa. Si tratta di Sant’Agostino, il cui corpo è conservato nella magnifica Arca omonima, e Severino Boezio, filosofo e martire. La chiesa in stile longobardo fu ricostruita in stile romanico ed è considerata, insieme a San Michele Maggiore, il più importante edificio religioso cittadino. Da non perdere neppure il Ponte Coperto, simbolo di Pavia che sormonta il fiume Ticino. Collega centro storico con il quartiere di Borgo Ticino posto originariamente fuori dalle mura cittadine, e il Broletto, edificio del XII secolo, con il suo suggestivo cortile interno porticato, cuore dell’antica vita istituzionale. Qui si trova anche una targa dedicata al 50° anniversario della morte di Albert Einstein, che qui ha abitato per diverso tempo. Il cittadino Albert Einstein Sì, i genitori di Einstein si trasferirono a Pavia nel 1894, per la precisione a Palazzo Cornazzani, già dimora di Ugo Foscolo: e anche Albert abitò qui per un periodo. Il teatro calcato da Gassman e Fo Il settecentesco Teatro Fraschini è un vero capolavoro che ha ospitato artisti come Vittorio Gassman e Dario Fo. Ha la tipica forma a ferro di cavallo e conta su una serie di palchetti e un soffitto in legno interamente dipinto. Pavia e la passione per il tacco 12 Nella vicina Vigevano c’è il Museo Internazionale della Calzatura, che espone modelli storici o super fashion e recenti. Per meglio dire, accanto alla Pianella di Beatrice d’Este, sfilerà davanti a voi il meglio di Manolo Blahnik. Sua maestà il riso Pavia può contare su circa 80mila ettari interamente coltivati a risaie. In generale, parliamo della più estesa area di produzione di riso italiana e si può andare in giro per sentieri costeggiando le coltivazioni, a piedi o in bicicletta.
Arte & Cultura
Piazza Villena - Palermo, Sicilia

Piazza Villena

Nel cuore della Palermo barocca Piazza Villena, chiamata dai palermitani Piazza dei Quattro Canti, nacque nella Palermo del 1600 nel punto di intersezione tra l’apertura della nuova Via Maqueda con la preesistente Via Vittorio Emanuele (il Cassaro). L'incrocio che si venne a creare, portò alla suddivisione della città in quattro parti, detti "Mandamenti". La decorazione dei "canti" di ciascuno degli edifici monumentali sulla piazza, venne completata nel 1621 e si sviluppa in quattro ordini di facciata sovrapposti, in uno schema che narra, dal basso verso l’alto, il passaggio dalla terra al cielo. Al livello stradale infatti si trovano le fontane che rappresentano i quattro fiumi che attraversavano anticamente la città; al piano superiore sono presenti le allegorie delle quattro stagioni sormontate dalle statue di quattro regnanti spagnoli, mentre nell'ordine superiore, trovano spazio le statue delle quattro sante protettrici di ciascun mandamento Agata, Ninfa, Oliva e Cristina, prima dell'avvento di Santa Rosalia e Benedetto da San Fratello. La Piazza dei Quattro Canti è conosciuta anche come Teatro del Sole poiché in ogni momento del giorno almeno uno dei lati è lambito dalla luce solare. Altro nome della piazza è Teatro della Città perché nei secoli passati ospitava avvenimenti importanti, dalle feste alle esecuzioni capitali. Per la posizione e le caratteristiche architettoniche è il punto di partenza ideale per conoscere la storia della città e i suoi quartieri più antichi.
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