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Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 129 risultati di ricerca
Arte & Cultura

Forte di Bard

Forte di Bard, da presidio militare a polo culturale Da fortezza inespugnabile a centro di arte e cultura: la parabola dell’imponente Forte di Bard, all’ingresso della Val d’Aosta, è quella di un presidio militare che per secoli ha vigilato sulla valle ed è stato teatro di aspre battaglie, trasformato in un grande polo museale, spazio per mostre e concerti, uno dei maggiori attrattori culturali della regione. Dove passare un’intera giornata, e perché no, anche una notte, nell’albergo ricavato nelle sale della vecchia guarnigione. Espugnato da Napoleone, ricostruito da Carlo Felice In posizione strategica sul promontorio che domina un’ansa della Dora Baltea, accanto al borgo di Bard, per almeno mille anni è esistito un forte militare a difesa della vallata, che ha avuto varie vicissitudini: espugnato da Amedeo IV di Savoia nel 1242, fu ampliato nel Seicento da Carlo Emanuele II e poi raso al suolo nel maggio del 1800 dall’armata di Napoleone dopo un’aspra battaglia durata 2 settimane contro le truppe austriache che vi erano asserragliate. Carlo Felice lo farà ricostruire nella forma attuale 30 anni dopo, sempre in funzione anti-francese. Concepito dall’ingegnere militare Francesco Antonio Olivero per resistere anche a tre mesi di assedio, aveva 50 bocche di fuoco e poteva alloggiare fino a 900 uomini. Con l’Unità d’Italia perse il suo valore strategico, e fu utilizzato prima come prigione, poi come deposito di munizioni. Solo nel 1970 è stato ceduto dal demanio militare alla regione Val d’Aosta che, dopo un’opera di restauro durata dieci anni, nel 2006 lo ha riaperto come un centro culturale. Il Forte di Bard è costituito da 3 corpi di fabbrica disposti a vari livelli sulla collina: alla base si trova la cosiddetta l’Opera Ferdinando; in mezzo l’Opera Vittorio; il cima l’Opera Carlo Alberto, l’edificio di gran lunga più grande che al suo interno contiene la piazza d’armi circondata da un porticato dove vengono allestite le mostre. Per accedere all’imponente piazzaforte ci sono comodi ascensori, ma per cogliere il genius loci bisogna inoltrarsi, come soldati di guardia, lungo il suggestivo sentiero tra i muraglioni che si snoda dal borgo medievale di Bard, per non perdere neanche un colpo d’occhio sulla valle. 4 musei e uno spazio per le mostre Quattro i musei che si possono visitare all’interno del Forte di Bard: nell’Opera Ferdinando è allestito il Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere per chi ama approfondire le tecniche di difesa e di assedio illustrate con plastici e filmati; la sezione sulle frontiere, invece, invita a riflettere sul concetto stesso di confine e limite, sulla sua evoluzione nel tempo e colloca il Forte di Bard nella prospettiva storica e geopolitica delle diverse epoche della sua lunga vicenda. Nell’edificio di mezzo, l’Opera Vittorio, c’è lo spazio denominato Le Alpi dei ragazzi, pensato per avvicinare il pubblico alla pratica dell’alpinismo e alla frequentazione della montagna, dalla preparazione del viaggio, con le tecniche per mettere a punto itinerario e attrezzatura, alla conquista della vetta, con tutti i passaggi necessari ad affrontare ogni tipo di ascensione in montagna senza farsi trovare impreparati. Nel terzo edificio, l’Opera Carlo Alberto, al primo piano si visita il Museo delle Alpi, 29 sale che esplorano il mondo alpino non solo dal punto di vista naturalistico e geografico, ma anche storico, antropologico, meteorologico e politico, attraverso installazioni interattive e video che raccontano le trasformazioni dell’ambiente montano per mano dell’uomo. L’itinerario può proseguire nelle Prigioni, dove viene narrata la storia del Forte di Bard, quella della sua evoluzione nel tempo e dei protagonisti delle sue alterne vicende, da Napoleone al capitano austriaco Bernkopf, che al Bard si scontrarono così violentemente, al conte Camillo Benso di Cavour, a cui fu affidata la supervisione dei lavori di ricostruzione, compito che non fu di suo gradimento, tanto che lo definì “una prigione morale”. Nel Forte ci sono anche diversi spazi espositivi nei quali vengono allestite mostre temporanee e un albergo, l’Hotel Cavour et des Officiers, 11 stanze di charme ricavate nella vecchia guarnigione, il piano più alto e panoramico dell’Opera Carlo Alberto. Tra i borghi più belli d’Italia Incuneato tra la montagna e la collina del Forte, il villaggio di Bard è un po’ nascosto, ma merita senz’altro una passeggiata. Nella lista dei borghi più belli d’Italia, è un centro abitato fin dal neolitico, per la sua straordinaria posizione, quale passaggio obbligato della via Francigena e, precedentemente, della Via romana delle Gallie. Oggi la sua lunga storia è ancora viva tra i vicoli su cui si affacciano alcune importanti case signorili dei secoli XIV e XV, alcune delle quali sono state luoghi di accoglienza per i pellegrini.
Arte & Cultura
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Parco degli Acquedotti

Il Parco degli Acquedotti sull’Appia Antica è il luogo che custodisce le imponenti arcate delle condotte idriche costruite dagli antichi romani che hanno reso unico il paesaggio romano. Sei degli 11 acquedotti che rifornivano la città di Roma confluivano in questa zona compresa tra i quartieri di Cinecittà e Quarto Miglio, che oggi si può visitare a piedi o in bicicletta in una delle più spettacolari pendici verdi della città, dominata dalle chiome dei pini marittimi. 6 acquedotti romani e uno rinascimentale Viaggiatori del Gran Tour, pittori romantici, archeologi, cultori della romanità, delle rovine e dell’ingegneria civile: tutti hanno apprezzato e amato questo lembo della campagna romana a sud-est della città che conserva i resti di 6 acquedotti romani, più uno rinascimentale, con le loro imponenti arcate geometriche interrotte dalle rotondità delle chiome dei pini marittimi. Il Parco degli Acquedotti è stato inserito nel 1988 in quello dell’Appia Antica per tutelare un paesaggio di grande valore storico-architettonico. Lo dobbiamo all’iniziativa di un comitato civico se oggi possiamo passeggiare tra tanta bellezza, in un’area sottratta al degrado e alle mire della speculazione edilizia. Quello di Anio Vetus, il più antico Dal 312 a.C. e per diversi secoli, le fonti di Roma furono alimentate di acqua pulita e sicura attraverso la costruzione di imponenti condutture che portavano in città risorse idriche captate sui monti laziali. L’acqua del Tevere non era idonea a soddisfare le esigenze di una città sempre più popolosa: ecco la necessità di approvvigionarsi più lontano, soddisfatta grazie a queste imponenti opere di ingegneria idraulica che hanno caratterizzato la storia dell’impero romano. I resti degli acquedotti che confluiscono nell’area sono quelli di Anio Vetus (sotterraneo, è il più antico ed ha una lunghezza di 64 km), Aqua Marcia, Tepula, Julia, Claudio e Anio Novus, che in parte di sovrappongono, e Felice, fatto costruire da papa Sisto V tra il 1585 3 il 1590 per rifornire alcuni quartieri romani che erano rimasti a secco a causa della decadenza degli acquedotti antichi durante il Medioevo; quest’ultimo è tutt’ora impiegato per irrigare la campagna. L’acqua degli acquedotti scorreva per lo più sottoterra, ma quando si trattava di attraversare una vallata, le condutture dovevano essere sostenute da archi in muratura. Picnic, fontanelle e bici La vasta area del Parco degli Acquedotti, che si estende 240 ettari, è chiusa al traffico e percorsa da vari sentieri che si possono fare a piedi o in bicicletta tutti i giorni. Nell’area si trovano aree picnic (ma il barbecue è vietato), fontanelle, un servizio di noleggio di biciclette (aperto la domenica), oltre ad alcuni bar e ristoranti. Il parco si raggiunge dal centro di Roma anche con la metropolitana, alle fermate di Porta Furba, dove c’è un punto informativo, e alle seguenti, fino a Cinecittà. A Roma, fate come i romani, che ci vanno al tramonto, quando la luce radente illumina le arcate di una luce magica.
Arte & Cultura

Basilica Cattedrale di Trani

Cattedrale di Trani, gioiello romanico in riva al mare Se mai vi capitasse di arrivare a Trani via mare all’alba, vi si staglierebbe di fronte come una visione onirica. La cattedrale di San Nicola Pellegrino di Trani infatti occupa una splendida e isolata posizione su un vasto piazzale, che la fa apparire appesa tra mare e cielo, inondata di luce. Capolavoro dello stile romanico pugliese, perfetta sintesi di tre elementi - chiesa, cripta e ipogeo - a cui si affianca un elegante campanile, è la prima cosa da vedere se siete in visita in città. Tre chiese per un luogo sacro Quando vi lasciate alle spalle il centro storico e il vivace porto, la vedete sorgere dal mare, in una posizione che ne esalta la sacralità. Costruita su una precedente cattedrale paleocristiana del V secolo d.C., demolita per accogliere le spoglie di San Nicola Pellegrino morto in città nel 1094, la cattedrale, iniziata alla fine del XI secolo, fu rivestita con la pietra di Trani, un marmo locale leggermente rosato, che dona luminosità alla costruzione. L’impresa, per l’epoca, fu alquanto ardita, anche solo per la sfida di costruire in riva al mare e di isolare le fondamenta dalle acque e vide tutta la comunità impegnata per lunghi decenni. Un’opera come la cattedrale di Trani, inoltre, è lì a testimoniare che in città erano presenti artisti e maestranze di grande capacità, spessore culturale e raffinato gusto artistico. Scendete nella cripta-non-cripta: la luce arriva fin qui Sulla facciata, una doppia scalinata conduce al ricco portale d'ingresso, affiancato da arcate cieche: più in alto la facciata presenta solo 3 finestre a tutto sesto, un rosone e un’ape. All’interno, la chiesa superiore è divisa in 3 navate sovrastate da matronei che ricevono la luce dal finestrone absidale. Dal fondo della chiesa si può scendere nella cripta di Santa Maria della Scala, un ambiente in realtà molto luminoso e alto, quindi poco assimilabile al concetto di cripta, con 28 colonne di marmo che sorreggono eleganti volte a crociera. Da qui, infine, si scende ancora - e siamo a un metro e mezzo sotto il livello del mare - all’ipogeo di San Leucio, che fungeva da sacello della chiesa paleocristiana: si tratta di un piccolo ambiente con volte a botte, di età longobarda che era stato costruito per accogliere le reliquie del santo. Il portale in bronzo firmato dall’artista Il grande portale in bronzo con 32 formelle modellate a bassorilievo con soggetti sacri e profani è opera di Barisano da Trani, importante scultore del XII secolo. L’originale, da poco restaurato, è conservato all’interno della cattedrale, mentre all’esterno c’è una copia del 2012. Il campanile smontato e rimontato L'elegante campanile alto 59 metri, opera di Nicolaus sacerdos protomagister, e concluso poco dopo la metà del Trecento, ha la particolarità di avere un arco a sesto acuto alla sua base, elemento che, se ne alleggerisce e slancia la forma, lo rende però poco stabile. Probabilmente l’arco serviva per permettere un passaggio verso altri edifici non più esistenti. I problemi statici si sono evidenziati già nel Settecento, ma è solo alla fine dell’Ottocento che viene rafforzato il basamento, con un intervento che però non si rivelò risolutivo. Nel 1957 la Soprintendenza decise di intervenire radicalmente per salvare l’opera - e l’incolumità pubblica - smontando a uno a uno i conci di pietra del campanile per rifarne le fondamenta e incorporare nel basamento una struttura di cemento armato. Così rinforzato e stabilizzato, il campanile della cattedrale di Trani non teme più le insidie del tempo.
Arte & Cultura

I portici di Bologna

I 12 tratti più rappresentativi sono diventati Patrimonio Mondiale dell'Umanità Da ormai dieci secoli i Portici di Bologna sono un punto di ritrovo e socialità nonché emblema di ospitalità e del buon vivere bolognese. Spazi coperti di proprietà privata ma ad uso pubblico, i portici sono riconosciuti, dai bolognesi e dai visitatori, come elementi dell'identità urbana di Bologna. Complessivamente si sviluppano per 62 chilometri, ed il più lungo, con i suoi 3796 metri, è il portico di San Luca che da porta Saragozza arriva al Santuario sul Colle della Guardia. Alcuni sono costruiti in legno, altri in pietra o mattoni, e ricoprono strade, piazze e passaggi pedonali, a volte su un lato solo, a volte su entrambi i lati della strada. I portici di Bologna contribuiscono a creare l’atmosfera storica che contraddistingue la città. Solo 12 tratti tra i più belli e rappresentativi dei 62 km di portici che punteggiano la città sono stati eletti a Patrimonio dell'Umanità, li potete visitare percorrendo: Strada porticata di Santa Caterina, Piazza Santo Stefano, Portici del Baraccano, Strada porticata di Galliera, Portici commerciali del Pavaglione e Piazza Maggiore, Portico devozionale di San Luca (il più lungo del mondo), Portici Accademici di via Zamboni, Portici di Piazza Cavour e Via Farini, Portico della Certosa, edificio porticato del quartiere Barca, Portici trionfali di Strada Maggiore, edificio porticato del MamBo.