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Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 119 risultati di ricerca
Arte & Cultura

Abbazia di Fossanova

L’abbazia di Fossanova, un gioiello di architettura cistercense Nell’Agro Pontino sorge uno dei monumenti religiosi più importanti del Medioevo, l’abbazia di Fossanova, primo complesso monastico cistercense costruito in Italia. Ѐ anche il luogo dove morì San Tommaso d’Aquino. Nonostante la sua storia tormentata, fatta di periodi di declino, saccheggi e usi impropri, l’abbazia è giunta fino a noi relativamente integra e oggi, nella sua chiesa, anche grazie alla buona acustica, ospita i concerti del Festival Pontino di musica. Semplicità e rigore L'abbazia di Fossanova, consacrata nel 1208, è il più antico esempio di complesso monastico cistercense realizzato in Italia. Si trova in piena campagna, a sud del centro abitato di Priverno (LT), su terrazze che degradano verso il fiume Amaseno. Furono probabilmente monaci venuti da Clairvaux, in Francia, a suggerire i canoni da seguire nella costruzione, affinché l’abate si attenesse strettamente alle regole dell’ordine monastico che, seguendo le indicazioni di San Bernardo di Chiaravalle, imponeva uno stile austero, senza fronzoli e nemmeno opere d’arte che avrebbero potuto distrarre i monaci dai loro compiti. Fossanova è uno degli esempi più chiari della semplicità e purezza delle forme richiesta dalla spiritualità cistercense, che ritroviamo anche nella vicina abbazia di Casamari a Verole (Frosinone). Oggi ne apprezziamo le linee sobrie della facciata della chiesa, realizzata in travertino, con il bel portale sormontato da un grande rosone, come l’interno, essenziale e maestoso, con le eleganti volte a crociera rette da pilastri decorati da semicolonne pensili. La chiesa conserva la tomba vuota di San Tommaso d’Aquino, che qui morì nel 1274: il suo corpo fu trasferito a Tolosa alla fine del XIV, quando l’abbazia era già caduta in disgrazia. Fulcro del complesso è il bel chiostro, con le arcatelle sostenute da doppie colonne lisce: dei quattro lati, tre sono in stile romanico, mentre il quarto, costruito evidentemente in epoca successiva, è gotico. Attorno al chiostro si snodano gli altri edifici del complesso: il refettorio, il dormitorio, la sala capitolare, una foresteria per i pellegrini, l’infermeria e un piccolo cimitero. Il declino di una comunità operosa Per almeno due secoli Fossanova fu un’operosa comunità e centro di studi, ma già nel Quattrocento cominciò il suo declino quando fu affidata ad abati commendatari, che si curarono appena della sua gestione. Le truppe napoleoniche prima la saccheggiarono, poi la chiusero, appropriandosi di gran parte dei suoi beni, compreso l’archivio storico. Successivamente la struttura fu addirittura utilizzata come recinto per i bufali finché, venduta al principe Borghese, vide succedersi vari ordini religiosi. Oggi viene gestita dalla Famiglia religiosa del Verbo Incarnato. Le alterne vicende dell'abbazia sono documentate nel museo ospitato nella foresteria, un grande edificio che richiama nelle forme la chiesa, che illustra le fasi di costruzione del complesso e la vita quotidiana dei monaci. Una seconda sezione del museo si trova nel comune di Priverno a palazzo Valeriani-Guarini.
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Concattedrale del Santo Sepolcro ad Acquapendente

Acquapendente e la cattedrale del Santo Sepolcro Acquapendente, una graziosa cittadina dell’Alto Lazio, viene chiamata la “Gerusalemme d’Europa” per la presenza, nella mirabile cripta della cattedrale, di un sacello che richiama quello del Santo Sepolcro della città santa, dove sarebbero custodite alcune pietre bagnate con il sangue di Cristo portate dai crociati. Importante tappa della via Francigena, Acquapendente si trova in un’area naturalistica di grande fascino, la Riserva di Monte Rufeno. La cripta delle meraviglie La cattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente custodisce una delle più importanti cripte romaniche d’Italia dell’XI secolo, un ambiente particolarmente suggestivo e raccolto, con 24 colonne che dividono lo spazio in nove navate coperte da volte a botte. Al centro della cripta, una doppia scalinata scavata nella roccia permette di raggiungere il sacello dalla forma molto simile a quello del Santo Sepolcro di Gerusalemme che custodisce le sacre reliquie. Tra leggenda e storia Dal IX secolo in Europa si diffuse l’uso di creare piccole cappelle che ricordassero il luogo in cui era stato sepolto Cristo. Ma perché proprio ad Acquapendente troviamo il più antico? La spiegazione sfuma nella leggenda, quella di Matilde di Westfalia (895-968 d.c.), madre dell’imperatore Ottone I, che, in viaggio verso Roma per costruire una chiesa dedicata al Santo Sepolcro, fu costretta a fermarsi ad Acquapendente quando i muli che trasportavano un carico d’oro per finanziare l’impresa non ne vollero più sapere di proseguire. La notte seguente Matilde sognò che era quello il luogo dove edificare la chiesa. Acquapendente, terra d’acqua e di castelli I pellegrini della via Francigena per secoli si sono inginocchiati nella cripta di Acquapendente e l’afflusso continua ancora oggi. Vicino alla Cattedrale, la Casa del pellegrino accoglie ancora i fedeli diretti a Roma. In città si possono ammirare alcune eleganti fontane, come la fonte della Rugarella e quella del Rigombo (o Mascheroni) dalle quali scaturiscono le acque di cui è ricco questo territorio. Il nome stesso di Acquapendente si riferisce alla presenza di cascatelle che confluiscono nel fiume Paglia. Da vedere anche il Museo della città, dislocato in tre sedi, la più interessante delle quali è il Palazzo Vescovile dove è allestita una sezione dedicata alla via Francigena, e il curioso anfiteatro Cordeschi (1938), che può ricordare un teatro elisabettiano all’aperto, sempre molto attivo nei mesi estivi. Anche per godere della meravigliosa campagna, merita una visita Torre Alfina, una frazione a 12 km Acquapendente, tra i borghi più belli d’Italia per il vistoso castello di origine medioevale ma ristrutturato con gusto neogotico dall’architetto senese Giuseppe Partini (è da poco aperto alle visite) e per il borgo dalle case in pietra che emerge come una visione dal Bosco del Sasseto, definito a ragione il “bosco delle fate”. La Riserva di monte Rufeno La torre Julia de’Jacopo, nel centro storico di Acquapendente, ospita il centro visite della Riserva naturale del monte Rufeno, una delle prime riserve naturali del Lazio e tra le più attrezzate per vari tipi di escursioni, con molti sentieri nelle foreste demaniali dove si può trovare ospitalità in casali ristrutturati dall’ente gestore del parco. Dalla riserva parte il Sentiero dei Briganti che, dopo aver lambito il lago di Bolsena, scende nella Maremma laziale. La Riserva è importante perché la sua posizione geografica decentrata e la scarsa presenza dell’uomo hanno permesso a diverse specie di riprodursi con continuità: oggi è un luogo dove vedere in natura, caprioli, tassi, istrici, scoiattoli, martore, diversi rapaci e persino il lupo. Un luogo di serena bellezza e pregio naturalistico, a meno di due ore da Roma.
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Castello Ruspoli - Vignanello, Lazio

Castello Ruspoli

Castello Ruspoli, una dimora romantica dalla storia millenaria Il castello Ruspoli a Vignanello è uno splendido maniero che sorge al centro del borgo, piccolo comune dell’Alto Lazio in provincia di Viterbo. Il suo giardino storico è considerato uno dei più belli d’Europa. A un’ora e mezza da Roma, castello Ruspoli è la meta ideale per una passeggiata romantica o per una gita culturale alla scoperta di un luogo dall’affascinante storia millenaria. Da convento benedettino a residenza nobiliare Appena varcata la soglia, si avverte la magia di un luogo che ha ospitato alcune delle famiglie più potenti dell’Italia moderna, imparentate con papi, condottieri, ambasciatori, uomini d’armi e di cultura. Il primo nucleo del castello risale all’anno 847, quando era poco più di una rocca difensiva a protezione del borgo. Nei secoli successivi, la rocca venne ampliata per trasformarsi in un convento di monaci benedettini per poi essere trasformato nella splendida residenza nobiliare che possiamo ammirare oggi. Nel 1704 il castello fu acquisito dalla famiglia Ruspoli, che ancora oggi lo possiede e utilizza come residenza estiva. Un perfetto giardino rinascimentale Il progetto del magnifico giardino rinascimentale è attribuito a Jacopo Barozzi da Vignola, uno dei massimi teorici dell’architettura del Cinquecento. La parte davanti al castello è suddivisa in 12 parti delimitati da 4 viali lungo i quali si può passeggiare tra le siepi di alloro, bosso, mirto e viburno. Al centro della composizione c’è una grande fontana con giochi d’acqua. Altri piccoli giardini all’italiana si snodano nelle terrazze che scendono verso il bosco della valle. Il giardino mantiene ancora oggi il rigore del progetto iniziale, che ogni anno si rinnova con la bella stagione. La vista al piano nobile Oltre al giardino, del castello Ruspoli si possono visitare una parte degli ambienti interni. Al primo piano si visitano alcune stanze che conservano arredi originali del Seicento e Settecento, gli affreschi e i ritratti di famiglia. Una parte del secondo piano è riservata all’ospitalità, per chi voglia concedersi il piacere di soggiornare in un castello di grande charme: è disponibile un appartamento con 4 stanze degne di un papa, con ingresso indipendente. Periodicamente il castello organizza anche soggiorni per gruppi che vogliono approfittare dei suoi ambienti per svolgere diverse attività. Viterbese, un concentrato di giardini storici Gran parte del Viterbese è il luogo ideale per chi ama le dimore storiche: questa è una zona che può vantare la più alta concentrazione al mondo di giardini storici. Nel Rinascimento, le famiglie più blasonate hanno fatto a gara nel costruire il giardino più elegante e spettacolare. L’itinerario può continuare a Caprarola (Palazzo Farnese), Ronciglione (i Torrioni) e nel parco di Bomarzo. Per saperne di più Il Castello Ruspoli apre alle visite il sabato e la domenica e nei giorni festivi, ma solo su prenotazione.
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Parco degli Acquedotti

Il Parco degli Acquedotti sull’Appia Antica è il luogo che custodisce le imponenti arcate delle condotte idriche costruite dagli antichi romani che hanno reso unico il paesaggio romano. Sei degli 11 acquedotti che rifornivano la città di Roma confluivano in questa zona compresa tra i quartieri di Cinecittà e Quarto Miglio, che oggi si può visitare a piedi o in bicicletta in una delle più spettacolari pendici verdi della città, dominata dalle chiome dei pini marittimi. 6 acquedotti romani e uno rinascimentale Viaggiatori del Gran Tour, pittori romantici, archeologi, cultori della romanità, delle rovine e dell’ingegneria civile: tutti hanno apprezzato e amato questo lembo della campagna romana a sud-est della città che conserva i resti di 6 acquedotti romani, più uno rinascimentale, con le loro imponenti arcate geometriche interrotte dalle rotondità delle chiome dei pini marittimi. Il Parco degli Acquedotti è stato inserito nel 1988 in quello dell’Appia Antica per tutelare un paesaggio di grande valore storico-architettonico. Lo dobbiamo all’iniziativa di un comitato civico se oggi possiamo passeggiare tra tanta bellezza, in un’area sottratta al degrado e alle mire della speculazione edilizia. Quello di Anio Vetus, il più antico Dal 312 a.C. e per diversi secoli, le fonti di Roma furono alimentate di acqua pulita e sicura attraverso la costruzione di imponenti condutture che portavano in città risorse idriche captate sui monti laziali. L’acqua del Tevere non era idonea a soddisfare le esigenze di una città sempre più popolosa: ecco la necessità di approvvigionarsi più lontano, soddisfatta grazie a queste imponenti opere di ingegneria idraulica che hanno caratterizzato la storia dell’impero romano. I resti degli acquedotti che confluiscono nell’area sono quelli di Anio Vetus (sotterraneo, è il più antico ed ha una lunghezza di 64 km), Aqua Marcia, Tepula, Julia, Claudio e Anio Novus, che in parte di sovrappongono, e Felice, fatto costruire da papa Sisto V tra il 1585 3 il 1590 per rifornire alcuni quartieri romani che erano rimasti a secco a causa della decadenza degli acquedotti antichi durante il Medioevo; quest’ultimo è tutt’ora impiegato per irrigare la campagna. L’acqua degli acquedotti scorreva per lo più sottoterra, ma quando si trattava di attraversare una vallata, le condutture dovevano essere sostenute da archi in muratura. Picnic, fontanelle e bici La vasta area del Parco degli Acquedotti, che si estende 240 ettari, è chiusa al traffico e percorsa da vari sentieri che si possono fare a piedi o in bicicletta tutti i giorni. Nell’area si trovano aree picnic (ma il barbecue è vietato), fontanelle, un servizio di noleggio di biciclette (aperto la domenica), oltre ad alcuni bar e ristoranti. Il parco si raggiunge dal centro di Roma anche con la metropolitana, alle fermate di Porta Furba, dove c’è un punto informativo, e alle seguenti, fino a Cinecittà. A Roma, fate come i romani, che ci vanno al tramonto, quando la luce radente illumina le arcate di una luce magica.
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Giardino Bardini

Giardino Bardini

Giardino Bardini: dove la natura è multiculturale Agli amanti delle viste mozzafiato il Giardino Bardini di Firenze riserva emozioni inaspettate, che ogni volta si rinnovano come fossero la prima: con i suoi 4 ettari di parco, infatti, il Giardino Bardini occupa una posizione assolutamente privilegiata. Arroccato sulla collina di Montecuccoli, circondata a sua volta dalle mura medievali, che in origine era un sistema di orti murati nei pressi di Palazzo Mozzi, questo gioiello del verde gode di un panorama impagabile. Stile italiano, gusto anglo-cinese e cultura rurale In questo luogo si fondono tre diversi stili e culture: il giardino all’italiana, con la sua scalinata barocca che di certo non passa inosservata, in prossimità della quale si trovano sei fontane decorate da mosaici. Poi il bosco anglo-cinese, con elementi esotici tutti da scoprire, e infine il parco agricolo, che ospita un nuovo frutteto tra cui peri, susini, peschi e ciliegi, e un affascinante pergolato di glicini. Come ci si è arrivati Nell'800 il giardino barocco fu ampliato con l'acquisto del giardino anglo- cinese di Villa Manadora, realizzato da Luigi Le Blanc all'inizio del secolo. Successivamente Carolath Benten Princes acquistò la proprietà e la abbellì con dettagli vittoriani. Nel 1913 Stefano Bardini, antiquario, acquistò il complesso e costruì un viale per risalire la Villa, distruggendo le tracce degli originari giardini medievali, riunendo i due edifici sulla Costa San Giorgio. Un tripudio di fiori Se siete amanti delle passeggiate nella natura circondata da fiori, qui potrete ammirare oltre 60 varietà di ortensie, tunnel di glicini, rose e iris e persino un teatro verde, ricavato nella vegetazione in una concavità del terreno. Nel bosco all'inglese il grande protagonista è invece il campo di azalee. Sempre qui, in cima, si trova la Fontana del Drago, che alimenta il canale che scorre su un lato e lungo il giardino, arricchito con statue e piante in fiore. Il giardino, che oggi è diventato un centro espositivo, una location per eventi, e più in generale un luogo ricco di storia, arte e cultura, possiede anche 2 grotte: una che assomiglia a una grotta naturale, nella parte più alta, vicino alla Kaffeehaus, e una più decorata, situata a valle, dall’aspetto eclettico, riconoscibile grazie all'arco in laterizi che ne formano l'ingresso. Uscendo dalla villa vi trovate sulla Costa San Giorgio: il Giardino di Boboli è a pochi minuti di distanza. E merita una visita.
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Orto botanico "Giardino dei Semplici" - Università di Firenze

L’Orto Botanico di Firenze e il suo patrimonio conosciuto a pochi Ha un patrimonio di 9.000 esemplari di piante, comprende 24.000 metri quadri e un edificio principale che ospita una biblioteca, un laboratorio, serre calde per le piante tropicali e fredde per quelle che necessitano di crescere a temperature meno elevate. Soprattutto, però, l’Orto Botanico di Firenze, o Giardino dei Semplici, terzo al mondo per antichità e sezione del Museo di Storia Naturale dell’università, ha la preziosa capacità di avvicinare tutti a tematiche non sempre immediate da comprendere. Totem colorati e parole semplici Anche coloro che non sono esperti in botanica, infatti, grazie a dei percorsi tematici studiati ad hoc, possono farsi un'idea approfondita del micromondo ospitato nei giardini. La visita è piacevolissima e molto facilitata grazie alla presenza di totem colorati e spiegazioni accurate ma mai noiose. Per i visitatori più digitali esiste un tour interattivo grazie l'app gratuita Artplace Museum che vi accompagnerà alla scoperta delle meraviglie dell'Orto botanico attraverso un tour interattivo studiato a puntino. Infine, sono previsti un percorso tattile e olfattivo per i non vedenti, e una minicar elettrica che segue un percorso di tredici tappe di rilevante interesse scientifico e naturalistico per gli anziani e i disabili. In principio “Un Luogo Pubblico, dove si coltivassero le piante native di climi e paesi differentissimi, affinché i giovini Studenti, le potessero in breve spazio di luogo, con facilità e prestezza imparare a riconoscere”, sono le parole riportate sulla medaglia commemorativa per i 460 anni dalla fondazione del Giardino dei Semplici, che sintetizzano la volontà di Cosimo I De' Medici e Luca Ghini, che nel 1545 decisero di istituire un luogo che fosse una risorsa impareggiabile per la crescita e lo studio dei “semplici”, ovvero delle varietà vegetali con virtù medicamentose. Nelle serre tropicali, Coffea Arabica e albero del viaggiatore Che cosa non dovreste perdere se foste in visita all’Orto? Di certo la collezione di piante di usi tradizionali etnobotanici, se siete nelle serre tropicali: le Cicadee, i Ficus, le Palme, gli antichi esemplari di Agrumi, piante succulente e acquatiche. Ma anche piante esotiche come il caffè Coffea Arabica e l'albero del viaggiatore Ravenala Madagascariensis, il cui nome scioglie ogni dubbio sulle sue origini. Le ninfee e le piante acquatiche Se invece state passeggiando all'aperto, fermatevi a osservare le aiuole di piante medicinali e velenose, il giardino zen, le piante alimentari, le ortensie dalle diverse varietà, la collezione storica delle azalee e le vasche con le piante acquatiche. Queste ultime, sono fra le più affascinanti e si snodano in maniera curiosa all'interno dei giardini. Prima al centro, dove è situata una fontana in pietra, con zampillo centrale raffigurante un putto. La vasca ha circa 4 metri di diametro e ospita piante acquatiche e pesci rossi. Poi a destra dell'ingresso, dove una vasca in cemento contiene delle bellissime ninfee. Non lontano, altre quattro vasche posizionate sulla montagnola ospitano collezioni di piante acquatiche stupefacenti. Qui, troverete delle panchine e tavolini in pietra, qualora voleste fermarvi a riposarvi o consumare un picnic tra la natura. I 5 alberi monumentali Da non dimenticare gli alberi, oltre 200 tra cui 5 monumentali, di origine antichissima: e chissà che incredibili storie da raccontare se potessero parlare. Il tasso, per esempio, piantato nel 1720 da Pier Antonio Micheli vince il primato di esemplare più antico dell'orto. O la sughera, piantata nel 1805 da Ottaviano Targioni Tozetti, allora direttore dell'Orto. Oppure la Zelkova Serrata, pianta secolare originaria del Giappone, della Corea, della Cina orientale e di Taiwan, spesso coltivata come albero ornamentale e utilizzata per la creazione dei bonsai. Ma qui c’è anche l’airone, la cinciallegra e il pettirosso Era impossibile pensare che un'oasi così preziosa per la protezione di migliaia di specie vegetali non fosse anche un luogo in grado di ospitare delle specie animali. All'interno dei Giardino Botanico, infatti, è possibile avvistare, oltre agli scoiattoli, le più svariate specie di uccelli tra cui l'airone bianco maggiore, nell'airone cenerino e l'allocco. I volatili, attratti dalla mangiatoia installata vicino al boschetto di bambù, includono esemplari di pettirosso, cinciallegra, picchio muratore e codirosso. In primavera, fa la sua comparsa il tritone crestato italiano, un curioso anfibio appartenente alla famiglia dei Salamandridi. E per dare riparo agli insetti è stato creato un vero e proprio hotel, nei pressi della vasca centrale. Questo micro luogo, è stato pensato sia per favorire le impollinazioni sia per il controllo biologico delle patologie che attaccano le piante.
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Giardino delle rose

Giardino delle Rose

A Firenze, la meraviglia del Giardino delle Rose Se siete a Firenze, trovate del tempo per una visita al Giardino delle Rose, il parco della zona di Oltrarno: potreste rimanere sorpresi. Leggenda narra che ai tempi della nascita del Granducato di Toscana, chiunque dicesse le 3 parole in codice “sotto la rosa” volesse dire al suo interlocutore che conosceva un gran segreto. E tanto antico è il detto quanto antico è il soggetto, ovvero le rose. Pare infatti che i primi esemplari risalgano a circa 35 milioni di anni fa. Se potesse lo confermerebbe certamente anche l'architetto Giuseppe Poggi, che nel 1865 ha realizzato il meraviglioso Giardino della Rosa e l'annesso Piazzale Michelangelo su incarico del Comune di Firenze, quando la città stava per diventare capitale d'Italia, dopo Torino. La rosa più antica ha oltre 450 anni Il Giardino delle Rose copre circa un ettaro di terreno terrazzato dal quale è possibile godere di una straordinaria vista panoramica della città. Il momento migliore per andarci è da aprile a giugno, quando le rose sono in fioritura. Ce ne sono oltre 350 specie da ammirare, le più antiche delle quali risalenti al 1550, oltre a splendidi alberi di limoni e piccoli laghi artificiali che ospitano decine di carpe. Ad oggi è possibile accedervi da tre ingressi: all'incrocio di Via dei Bastioni con Via del Monte alle Croci, da Viale Poggi, o lungo la scalinata arrivando dalla zona sottostante di San Niccolò. Qui Jean-Michel Folon ha messo in cornice la città E se siete dei veri appassionati di fiori o semplicemente grandi romantici, il Giardino delle Rose è davvero uno dei luoghi più magici della città di Firenze, specialmente da quando la moglie vedova dell'artista Jean-Michel Folon decise di donare dieci sculture in bronzo e due gessi del marito. Tra le più suggestive c'è Partir, una enorme cornice in bronzo posizionata su una delle terrazze panoramiche. Guardando al suo interno si osserva uno scorcio di Firenze davvero indimenticabile. Poi c'è Je me souviens, il cui protagonista è un signore intento a leggere mentre sta seduto sulla metà di una panchina sulla quale chiunque può sedersi ad ammirare la città, facendogli compagnia. Molto affascinante anche Envol, un uomo che, col suo cappello teso verso l’alto sembra voglia spiccare il volo verso il cielo e Chat, un grande gatto addormentato fra le rose. Curioso anche il bronzo 25ème Pensée, raffigurante un uomo con un vaso in testa, chiaro riferimento all'arte surrealista di Magritte. L’oasi giapponese, omaggio di Kyoto E per finire, la ciliegina sulla torta: dal 1998 il giardino ospita uno spazio donato dall'architetto giapponese Yasuo Kitayama. Si tratta di una vera e propria Oasi Shorai, donata a Firenze dalla città di Kyoto, con essa gemellata da quasi 100 anni.
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Forte di Bard

Forte di Bard, da presidio militare a polo culturale Da fortezza inespugnabile a centro di arte e cultura: la parabola dell’imponente Forte di Bard, all’ingresso della Val d’Aosta, è quella di un presidio militare che per secoli ha vigilato sulla valle ed è stato teatro di aspre battaglie, trasformato in un grande polo museale, spazio per mostre e concerti, uno dei maggiori attrattori culturali della regione. Dove passare un’intera giornata, e perché no, anche una notte, nell’albergo ricavato nelle sale della vecchia guarnigione. Espugnato da Napoleone, ricostruito da Carlo Felice In posizione strategica sul promontorio che domina un’ansa della Dora Baltea, accanto al borgo di Bard, per almeno mille anni è esistito un forte militare a difesa della vallata, che ha avuto varie vicissitudini: espugnato da Amedeo IV di Savoia nel 1242, fu ampliato nel Seicento da Carlo Emanuele II e poi raso al suolo nel maggio del 1800 dall’armata di Napoleone dopo un’aspra battaglia durata 2 settimane contro le truppe austriache che vi erano asserragliate. Carlo Felice lo farà ricostruire nella forma attuale 30 anni dopo, sempre in funzione anti-francese. Concepito dall’ingegnere militare Francesco Antonio Olivero per resistere anche a tre mesi di assedio, aveva 50 bocche di fuoco e poteva alloggiare fino a 900 uomini. Con l’Unità d’Italia perse il suo valore strategico, e fu utilizzato prima come prigione, poi come deposito di munizioni. Solo nel 1970 è stato ceduto dal demanio militare alla regione Val d’Aosta che, dopo un’opera di restauro durata dieci anni, nel 2006 lo ha riaperto come un centro culturale. Il Forte di Bard è costituito da 3 corpi di fabbrica disposti a vari livelli sulla collina: alla base si trova la cosiddetta l’Opera Ferdinando; in mezzo l’Opera Vittorio; il cima l’Opera Carlo Alberto, l’edificio di gran lunga più grande che al suo interno contiene la piazza d’armi circondata da un porticato dove vengono allestite le mostre. Per accedere all’imponente piazzaforte ci sono comodi ascensori, ma per cogliere il genius loci bisogna inoltrarsi, come soldati di guardia, lungo il suggestivo sentiero tra i muraglioni che si snoda dal borgo medievale di Bard, per non perdere neanche un colpo d’occhio sulla valle. 4 musei e uno spazio per le mostre Quattro i musei che si possono visitare all’interno del Forte di Bard: nell’Opera Ferdinando è allestito il Museo delle Fortificazioni e delle Frontiere per chi ama approfondire le tecniche di difesa e di assedio illustrate con plastici e filmati; la sezione sulle frontiere, invece, invita a riflettere sul concetto stesso di confine e limite, sulla sua evoluzione nel tempo e colloca il Forte di Bard nella prospettiva storica e geopolitica delle diverse epoche della sua lunga vicenda. Nell’edificio di mezzo, l’Opera Vittorio, c’è lo spazio denominato Le Alpi dei ragazzi, pensato per avvicinare il pubblico alla pratica dell’alpinismo e alla frequentazione della montagna, dalla preparazione del viaggio, con le tecniche per mettere a punto itinerario e attrezzatura, alla conquista della vetta, con tutti i passaggi necessari ad affrontare ogni tipo di ascensione in montagna senza farsi trovare impreparati. Nel terzo edificio, l’Opera Carlo Alberto, al primo piano si visita il Museo delle Alpi, 29 sale che esplorano il mondo alpino non solo dal punto di vista naturalistico e geografico, ma anche storico, antropologico, meteorologico e politico, attraverso installazioni interattive e video che raccontano le trasformazioni dell’ambiente montano per mano dell’uomo. L’itinerario può proseguire nelle Prigioni, dove viene narrata la storia del Forte di Bard, quella della sua evoluzione nel tempo e dei protagonisti delle sue alterne vicende, da Napoleone al capitano austriaco Bernkopf, che al Bard si scontrarono così violentemente, al conte Camillo Benso di Cavour, a cui fu affidata la supervisione dei lavori di ricostruzione, compito che non fu di suo gradimento, tanto che lo definì “una prigione morale”. Nel Forte ci sono anche diversi spazi espositivi nei quali vengono allestite mostre temporanee e un albergo, l’Hotel Cavour et des Officiers, 11 stanze di charme ricavate nella vecchia guarnigione, il piano più alto e panoramico dell’Opera Carlo Alberto. Tra i borghi più belli d’Italia Incuneato tra la montagna e la collina del Forte, il villaggio di Bard è un po’ nascosto, ma merita senz’altro una passeggiata. Nella lista dei borghi più belli d’Italia, è un centro abitato fin dal neolitico, per la sua straordinaria posizione, quale passaggio obbligato della via Francigena e, precedentemente, della Via romana delle Gallie. Oggi la sua lunga storia è ancora viva tra i vicoli su cui si affacciano alcune importanti case signorili dei secoli XIV e XV, alcune delle quali sono state luoghi di accoglienza per i pellegrini.
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Fortezza di Sarzanello

La Fortezza di Sarzanello: il castello amato da Lorenzo il Magnifico A volere la Fortezza di Sarzanello, che dalle colline domina la Val di Magra con la sua imponenza, è stato Lorenzo De’ Medici, detto il Magnifico. Ancora oggi le sue torri e i suoi bastioni medievali sono ben visibili dalle dimore storiche della vallata e dai borghi arroccati fino sulle vette dell’Appennino Tosco-Emiliano, mentre il vecchio ponte levatoio è andato distrutto. Ma questo non vi impedirà di accedere al castello, costruito su due fortificazioni a pianta triangolare collegate da un ponte e circondate da un fossato. Nel cuore della fortezza militare Per arrivare alla fortezza possiamo scegliere tra due strade carrozzabili e una pedonale detta Montata di Sarzanello, tutte e tre immerse in una natura incontaminata. Ma se ci chiedete un consiglio, non abbiamo dubbi: la via pedonale vi mostrerà un panorama da togliere il fiato che vale la fatica della salita. Arrivati a destinazione, scacciate quel timore reverenziale che questa gigantesca costruzione dai tratti squadrati incute, magari pensando che quelle mura un tempo austere oggi ospitano sontuosi eventi privati e romantici matrimoni. Tra il XV e il XVI secolo, invece, Lorenzo il Magnifico aveva intuito quanto questo territorio, da sempre al centro di dispute politico militari, fosse strategico. Non fu il primo né l’unico a vedere così lontano: già alla fine del X secolo esisteva qui una fortezza con una torre militare: e se aguzzate la vista, potete ancora scorgere i segni degli adeguamenti nel tempo della struttura. Il castello di Sarzanello, quello che non tutti sanno Vi potrebbe capitare di sentir chiamare il castello che state visitando Fortezza di Castruccio: ma in realtà il condottiero lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli abitò il maniero soltanto per una decina d’anni, tra il 1317 e il 1328. Furono i Medici che, quando il possesso di Sarzana e Sarzanello passò alla Signoria di Firenze a fine ‘400, dedicarono tempo e risorse a rafforzarono le strutture a difesa della città, inclusa ovviamente la Fortezza di Sarzanello.
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