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Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 129 risultati di ricerca
Arte & Cultura
Quartiere di Brera

Brera

Uno dei quartieri più affascinanti di Milano Brera nel cuore di Milano, noto come il quartiere degli artisti, con il suo charme senza tempo è considerato da molti la zona più suggestiva di Milano. Fu proprio qui che nel 1776 l’imperatrice Maria Teresa d’Austria fece costruire l’Accademia delle Belle Arti e così sin dal XIX secolo, il quartiere è stato meta di artisti che hanno contribuito a trasformarlo nel distretto culturale della città. Ancora oggi, questa vivacità artistica è incarnata dal progetto Brera Design District, il più importante distretto di promozione del design in Italia. D’obbligo una visita al Palazzo di Brera che oltre all'Accademia di Belle Arti ospita al suo interno la famosa Pinacoteca, la Biblioteca Nazionale Braidense terza biblioteca italiana per ricchezza del patrimonio librario, l'INAF Osservatorio Astronomico e l’Orto Botanico, un giardino storico e un luogo per la tutela di biodiversità e specie rare. Brera è popolata di fashion boutique dove trovare pezzi unici e locali di design, mentre ogni terza domenica del mese il quartiere si accende con il mercatino dell'artigianato. Non perdete una visita alla chiesa sconsacrata di San Carpoforo e alla Basilica di San Simpliciano. Curiosità: nel quartiere ci sono due vie, Vie dei Fiori Chiari e Via dei Fiori Oscuri. Due possibili teorie spiegano le origini di questi nomi. La prima racconta che Via Fiori Chiari ospitava un collegio femminile mentre via Fiori Oscuri uno dei bordelli presenti in Brera all’inizio del Novecento. La seconda teoria invece è legata al territorio e riguarda i diversi colori degli stendardi di due sestieri: Fiori chiari, corrispondente al sestiere Porta Comasina, aveva fiori bianchi e rossi. Fiori Oscuri, corrispondente al sestiere Porta Volta, aveva fiori bianchi e neri.
Relax & Benessere

Lamezia Terme

In Calabria, scoprite la bellezza di Lamezia Terme Lamezia Terme, terza città della Calabria per numero di abitanti, ha una storia relativamente recente. Nata nel 1968 dalla fusione dei Comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia, oltre a essere un nodo regionale e nazionale importante per la sua posizione strategica al centro della Regione, è anche un polo direzionale decisivo per l’economia del territorio. Le Terme di Caronte Nonostante le origini moderne, il nome è molto più antico: deriva dalla prima comunità politica attestata su questo territorio, quella dei Lametìnoi, risalente all’epoca protostorica. Terme, invece, fa riferimento a una delle principali risorse del territorio, le Terme di Caronte, conosciute fin dall’epoca romana come Aque Angae. Si tratta di quattro sorgenti che si trovano alle pendici del massiccio montuoso del Reventino e che, unite alla corrente del fiume Bagni, danno vita a diversi gradi di temperatura: la più alta raggiunge i 39 C°, di qui il nome Caronte. Un tuffo nella gurna Lo stabilimento merita una visita anche solo per la bellezza del contesto in cui è inserito. Si trova vicino al Golfo di Sant’Eufemia, circondato dalla macchia mediterranea. Tra i tanti percorsi benessere di cui si può usufruire c’è la gurna, una vasca naturale esterna con accesso libero tutto l’anno. Non arrovellatevi troppo se sentite qualcuno che si riferisce a questo luogo al plurale: è solo perché un tempo le vasche erano due. Qui potete approfittare dei benefici delle acque sulfuree e dei fanghi: la temperatura arriva a 40 C°. I segreti dell’antica Terina I primi insediamenti umani in quella che oggi è la moderna Lamezia Terme sono stati scoperti nel 1865, quando nell’area di Sant’Eufemia Vetere vennero rinvenuti dei gioielli, successivamente venduti al British Museum di Londra, che ancora oggi li conserva. Questo ritrovamento, noto come il Tesoro di Sant’Eufemia, fu il primo di una lunga serie, che nel corso del Novecento ha confermato l’antico insediamento di Terina. Solo nel 1997, però, si decise di avviare una ricerca sistematica che ha individuato un impianto urbano ben strutturato di cui oggi si conosce un quartiere abitativo realizzato con assi paralleli che definiscono una maglia urbanistica regolare. Secondo le ipotesi più accreditate si tratterebbe dell’ampliamento di un impianto preesistente risalente invece al V sec. a.C. All’antica Terina sono dedicate due sale del Museo Archeologico Lametino, ospitato nel complesso Monumentale di San Domenico. Suddiviso in tre sezioni: Preistorica, Classica e Medievale, vi darà modo di ripercorrere la storia di questa zona, fin dai tempi più antichi. C’è, ad esempio, una hydria, ossia un vaso, databile tra il 380 e il 370 a.C, oltre a oggetti di uso comune. Risale invece al 1550 il Bastione dei Cavalieri di Malta così denominato perché venne assegnato ai Cavalieri di Malta che possedevano un feudo nella vicina Sant'Eufemia del Golfo; una imponente torre di difesa in grado di rispondere al fuoco nemico oggi in perfetto stato di conservazione. Le fate del castello di Nicastro A Lamezia Terme c’è ancora molto da scoprire, specie nel centro storico della città. Sul Colle di San Teodoro, sorge il castello normanno di Nicastro sulle cui origini c’è qualche disquisizione. Costruito a strapiombo sul colle, una posizione strategica unica per controllare la pianura circostante fino al mare, secondo alcuni risale all’epoca bizantina, secondo altri svevo-normanna. Della struttura originaria rimangono quattro torri, i bastioni, le mura e un contrafforte con una piccola loggia; colpa del terremoto del 1638, che causò grandi danni alla struttura, ma che allo stesso tempo contribuì ad alimentare le leggende che lo popolano. Tra le più suggestive c’è quella della grotta delle fate: quando scende la notte, queste creature lascerebbero la loro dimora e si aggirerebbero tra le rovine dell’antico maniero fino al corso del torrente Canne, per raccogliere bacche e fiori. Dopo aver visto il castello, con una passeggiata di dieci minuti lungo Via SS Salvatore e Via Garibaldi dirigetevi verso la statua di Federico II: sull’avambraccio destro del re è poggiato un falco appena atterrato (a lui si deve, infatti, l’introduzione della falconeria in Italia, lo sapevate?) mentre lo sguardo è rivolto verso il castello. Non lontano da qui, il Museo Diocesano conserva la storia della Diocesi dal XV al XX secolo. Gli oggetti esposti spaziano dai paramenti sacri ai reliquari. La Casa del Libro Antico, un patrimonio immenso Durante la vostra passeggiata nel centro storico di Lamezia Terme non potete assolutamente perdere la Casa del Libro Antico: si trova in Piazza Campanella e conserva oltre 2500 volumi stampati dall’inizio del XVI secolo. Ci sono, inoltre, manoscritti greci e latini. Si tratta di una collezione davvero importante, che comprende libri di teologia, filosofia, patrologia, storia ecclesiastica ed esegesi ed è costituita soprattutto da fondi librari provenienti dai conventi dei Cappuccini e dei Domenicani di Nicastro, ma anche dalla biblioteca dei Frati Minimi di Sambiase. Tra i pezzi più importanti della collezione, alcuni testi antichi con note a margine del filosofo Tommaso Campanella, nato nella calabrese Stilo. I polmoni verdi della città A Lamezia Terme c’è anche tanto verde. La città ospita un Giardino Botanico, realizzato a partire dal 1972. Qui c’è una grande varietà di piante, oltre un migliaio di specie. Più recente, invece, il Parco Urbano S. Pietro Lametino, un polmone verde di 15.000 metri quadri realizzato nel 2006. In passato si trattava di un’area degradata, oggi invece è tutta un’altra storia. La riqualificazione offre un bellissimo luogo di relax a cittadini e visitatori.
Arte & Cultura

Bosco Sacro di Bomarzo

Nel Bosco Sacro di Bomarzo: fantasia, mistero o enigma? Il Bosco Sacro di Bomarzo, noto anche come Parco dei Mostri, è un giardino popolato da decine di sculture di animali fantastici, figure mitologiche e piccoli edifici immersi nella vegetazione, voluto nel Cinquecento da un eccentrico principe che si fece affiancare da uno dei più noti architetti del tempo, Pirro Ligorio. È un regno di creature spaventose, più spesso enigmatiche, che stimolano l’immaginazione e il gioco. Molto amato dai bambini per la sua aura di mistero, è il luogo dove passare alcune ore nella natura immersi in un’altra dimensione. Un’opera unica del Cinquecento Il più antico parco di sculture del mondo moderno nasce per volontà di Francesco Orsini (1523-1585), signore di Bomarzo, che, forse in omaggio alla moglie Giulia Farnese, morta prematuramente, fece costruire un giardino decisamente sui generis. Mentre nelle sontuose ville della zona le famiglie aristocratiche creavano eleganti parchi all’italiana (uno per tutti, quello di villa Lante di Bagnaia), Orsini volle invece usare l’ambiente naturale per creare un luogo enigmatico, ricco di mistero, che rappresenta un’eccezione per il suo tempo. Gran parte delle sculture sono state realizzate sul posto, lavorando i blocchi di peperino, la roccia magmatica tipica della Tuscia, trovati sul posto. Tanti studiosi si sono scervellati per individuare la chiave di lettura di questo luogo, facendo ricorso a fonti letterarie, ad una interpretazione magico-misterica immaginando un percorso iniziatico. Non c’è una risposta univoca: il Bosco Sacro solletica l’immaginazione di ciascuno in modo diverso e soggettivo. Il grande mascherone che è diventato simbolo del parco reca la scritta: “ogni pensiero vola”. Sarà il significato autentico di questo divertissement rinascimentale? Le statue del Bosco Sacro All’ingresso del percorso del Bosco Sacro ci sono le sfingi greche, poste accanto allo stemma degli Orsini. Due iscrizioni interrogano il visitatore, una recita: “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per incanto o pur per arte”. A ciascuno la risposta. Si prosegue tra statue di divinità come Saturno e Giano fino al mascherone antropomorfo con la bocca spalancata, sormontato da un globo. Le statue più grandi sono quelle della gigantomachia, la lotta tra due giganti, Ercole e Caco; la tartaruga che sorregge la Nike, la dea della vittoria. Dopo il Pegaso alato, il ninfeo e l’anfiteatro, si arriva alla casa pendente, un piccolo edificio che evoca una rovina costruita su un masso inclinato a 23°, la medesima inclinazione dell’asse terrestre. La sola visione della casa inclinata provoca in chi guarda una sensazione di instabilità, quasi di vertigine, che fa perdere certezze e riferimenti, in deciso contrasto con un’altra opera architettonica, il classicheggiante tempietto dedicato alla moglie scomparsa, dalle linee sobrie ed eleganti. Ed ecco ancora l’elefante che sostiene una torre, il drago, il grande Nettuno in una grande vasca, poi il piazzale dei vasi di pietra con le pigne, Echidna, la donna con la coda di serpente al posto della gambe e l’Orco con le fauci spalancate. Come non rimanere suggestionate da tante oniriche visioni? L’artista surrealista Salvador Dalì attinse a piene mani da questo favoloso immaginario. Il borgo di Bomarzo Il Bosco Sacro dista solo pochi minuti dal borgo di Bomarzo, che si eleva su uno degli ultimi speroni rocciosi della valle del Tevere, dominato dall’imponente palazzo della famiglia Orsini, oggi palazzo Comunale, con belle sale affrescate da artisti della scuola di Pietro da Cortona. Appena sotto il palazzo c’è il Duomo, dalla facciata barocca, anche se la base del campanile poggia su blocchi di tufo di epoca etrusca, a ricordarci quanto siano antiche le origini di questi luoghi. Festa caratteristica del borgo è il Palio di Sant’Anselmo, una corsa di cavalli nel Campo del Fossatello, sotto la rupe, che si svolge il 25 aprile tra 5 fantini che rappresentano altrettante contrade del borgo. Il dolce caratteristico della festa è il biscotto, una ciambella dolce fatta con un impasto lievitato bagnato da liquori, olio, vino, zucchero e insaporito di limone e anice. Per saperne di più www.comune.bomarzo.vt.it
Arte & Cultura

Foro Italico

Foro Italico: il complesso sportivo di origine fascista, diventato un simbolo di Roma Il Foro Italico è uno dei simboli di Roma, nonché attrazione di rilievo su piano nazionale. Complesso sportivo degli Anni 30, la sua costruzione risale all’epoca fascista e oggi merita senz’altro di essere inserito in una visita della capitale. La sua storia legata a doppio filo con Mussolini La sua storia è molto affascinante a partire dalla scelta del luogo più adatto ad ospitarlo. Dopo aver vagliato il quartiere Tiburtino, dove sorsero in seguito la Città Universitaria, il quartiere di Casal Palocco e il quartiere Parioli, dove poi fu costruito il villaggio olimpico per i Giochi della XVII Olimpiade del 1960, venne scelta un’area adiacente al fiume Tevere, da bonificare. Sullo sfondo, la collina di Mont Mario. Inaugurato nel 1932 con il nome di Foro Mussolini, il Foro Italico nella sua primissima versione era composto dall’Accademia fascista di educazione fisica maschile, dall’obelisco Mussolini, dallo Stadio dei Marmi e dallo Stadio dei Cipressi, poi detto dei Centomila, oggi Stadio Olimpico. Del progetto e della sua realizzazione se ne occupò Enrico Del Debbio tra il 1927 e il 1933. Fu, però, ultimato tra il 1956 e il 1968. Un progetto in continua evoluzione Fra la sua ideazione e il compimento passarono diversi anni ma, fin da principio, il Foro Italico non doveva essere un progetto unitario e completo, piuttosto un complesso sportivo in evoluzione con l’inaugurazione progressiva di vari edifici dedicati alla pratica di diverse discipline sportive. Coinvolgendo nel tempo diversi architetti. Il Foro oggi L’ingresso attualmente si trova in piazza Lauro De Bosis, dove spicca l’Obelisco marmoreo dedicato a Mussolini. A destra c’è l’ex Accademia di educazione fisica, oggi sede del CONI e sulla sinistra dell’obelisco ecco il Palazzo delle Terme, dove si trova l’ex Accademia di Musica, oggi sede dell’ISEF e dell’auditorium Rai, la Piscina Coperta con mosaici pavimentali e parietali e l’ex palestra del Duce. Del progetto iniziale faceva parte lo Stadio dei Marmi, come già accennato. Era di ispirazione ellenica e circondato da 60 statue in marmo bianco donate da diverse province italiane, tutte a tema sportivo, come quella del lanciatore del giavellotto, offerta dalla provincia di Perugia. All’ingresso c’è un mosaico con l’immagine di otto figure di atletica leggera, ideate da Angelo Canevari. Lo Stadio Olimpico fu edificato sull’originario progetto dello Stadio dei Cipressi e del grandioso complesso fa parte anche il Polo Natatorio del Foro Italico, che include lo Stadio Olimpico del Nuoto costruito per le Olimpiadi del 1960 su progetto di Enrico Del Debbio e Annibale Vitellozzi. La Walk of Fame Nel 2015 sul viale delle Olimpiadi è stato inaugurato il percorso “Le Leggende dello Sport Italiano - Walk of fame”, con oltre 100 targhe dedicate ai nomi di ex atleti che hanno fatto la storia dello sport italiano.