Salta il menu

Per le ultime informazioni sulle restrizioni di viaggio relative al COVID-19 in Italia. Fai click qui.

Famosa per arte, monumenti e statue, l’Italia è ricca di tesori straordinari. Dal Colosseo alla Torre di Pisa, sono molte le opere da ammirare. Passeggia per le città, visita i musei e lasciati incantare da statue imponenti, edifici storici, fontane e altri capolavori dell’architettura italiana.

Monumenti e Statue 119 risultati di ricerca
Arte & Cultura
ghetto ebraico roma destination

Comunità Ebraica di Roma

Il quartiere della memoria dove poter vivere la cultura giudaica e provare la cucina giudaico-romanesca. Situato sul Lungotevere de' Cenci, tra i più antichi al mondo, secondo solo a quello di Venezia, il Ghetto di Roma nasce nel 1555 per volere di Papa Paolo IV. Gli ebrei che vivevano qui avevano l’obbligo di portare un segno distintivo e non potevano commerciare e possedere beni immobili. Più volte dismesso, fu chiuso definitivamente nel 1870. Nel 1904 fu inaugurata la Sinagoga, il Tempio Maggiore di Roma, ancora oggi luogo di preghiera ma anche punto di riferimento per la vita culturale e sociale dell’intera comunità. Il Tempio è uno dei luoghi più suggestivi del quartiere e all’interno potrai visitare il Museo ebraico e il Tempio spagnolo. Oltre la Sinagoga, altri monumenti di interesse sono la Chiesa di Sant’Angelo in Pescheria, ricavata dall’antico mercato del pesce, dove potrai ammirare la Cappella di Sant’Andrea o ancora la Chiesa di San Gregorio in Divina Pietà, in onore di Papa Gregorio Magno che concesse la libertà di culto agli ebrei, e il Portico d’Ottavia. Nel Ghetto si trova la Fontana delle tartarughe con quattro efebi in bronzo e i delfini appoggiati sulle conchiglie e sul bordo le quattro tartarughe, realizzate da Bernini che ne completò l’opera. Passeggiando tra i vicoli ti accorgerai che alcuni sanpietrini sono ricoperti da targhe in ottone, le Memorie d’inciampo, con i nomi dei deportati che durante il rastrellamento del 16 ottobre 1943 non fecero più ritorno dai campi di sterminio. Luogo ideale per una sosta enogastronomica dove poter assaggiare la cucina tipica kosher ma anche quella tradizionale giudaico romanesca come i carciofi alla giudia, il tortino alici e indivia, il brodo di pesce e i filetti di baccalà.
Arte & Cultura
basilica di san pietro

La Basilica di San Pietro

La Basilica di San Pietro Sede universale della chiesa cattolica di Roma, Cappella Pontificia e meta di ogni pellegrinaggio nella città santa, la Basilica di San Pietro custodisce opere d’arte celeberrime che celebrano la fede cristiana. Preceduta dallo spettacolare colonnato nella piazza San Pietro, presenta una maestosa facciata ed è sormontata dalla grande cupola disegnata da Michelangelo. Considerata uno dei capolavori assoluti dell’architettura, è il frutto del lavoro di decine di progettisti che l’hanno realizzata nel corso di 160 anni. Sul sito della tomba di San Pietro La costruzione della Basilica di San Pietro fu iniziata nel 1506 su iniziativa di papa Giulio II, considerato anche il “padre” dei Musei Vaticani, e si concluse definitivamente soltanto nel 1667 con la sistemazione definitiva della piazza. Sul sito dell’odierna Basilica ne sorgeva una paleocristiana fatta costruire dall’imperatore Costantino nel IV secolo, sul luogo dove sarebbe stato sepolto San Pietro. La storia della sua costruzione è oltremodo complessa, lungo l’elenco di architetti e artisti che hanno contribuito alla sua realizzazione: Bramante, Giuliano da Sangallo, Raffaello, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Michelangelo, il Vignola, Giacomo Della Porta, Domenico Fontana, Carlo Maderno e, negli ultimi 40 anni, Gian Lorenzo Bernini. Il colonnato e la facciata della Basilica di San Pietro Un consiglio: entrate nella piazza da uno degli accessi laterali per garantirvi l’effetto sorpresa del colonnato ellittico del Bernini, che si apre all’improvviso e sembra muoversi. Arrivando dalla frontale e ampia via della Conciliazione, realizzata nel Novecento, questo effetto si perde. Le colonne sono 284 e sono sormontate da 140 statue alte più di 3 metri e da sei stemmi di Alessandro VII. Al centro del colonnato c’è un obelisco dell’antico Egitto trasportato a Roma nel 37 d.C. e due fontane, una di Maderno, l’altra di Fontana. Se vi posizionate sui dischi di porfido ai lati dell’obelisco, che sono i fuochi dell’ellisse, le file di colonne si allineano perfettamente e si vedrà solo la prima, le altre sembrano sparite! Per accedere alla Basilica si sale lungo una scalinata e si attraversa il portico integrato nella facciata: dal balcone centrale, detto Loggia delle Benedizioni, il papa si affaccia per l’Angelus e viene annunciata l’elezione del nuovo pontefice. L’interno della Basilica, un concentrato di capolavori L’interno della basilica è stupefacente per la maestosità e la ricchezza dei decori di gusto barocco. Da non perdere, la statua bronzea di San Pietro, attribuita ad Arnolfo di Cambio; il monumentale baldacchino con le colonne tortili dell’altare, realizzato con il bronzo prelevato dal Pantheon, alto 30 metri, opera di Gian Lorenzo Bernini; la Pietà di Michelangelo, che lo scultore realizzò quando aveva 23 anni; il monumento funerario di Clemente XIII, considerato una delle migliori opere di Antonio Canova; le statue di Urbano VII, la tomba di Alessandro VII e la cattedra di San Pietro in bronzo dorato posta nell’abside, altri capolavori di Bernini. Dopo la Sagrestia, ambiente tardo-settecentesco con 8 colonne provenienti dalla Villa Adriana di Tivoli, si ha accesso al Tesoro di San Pietro, dove sono esposti arredi sacri, statue e vari oggetti d’arte, in gran parte doni recati ai papi. Da non perdere un ciborio di Donatello, il monumento a Sisto IV del Pollaiolo, alcune preziosissime opere di epoca bizantina e il sarcofago di Giunio Basso del IV secolo. La maestosa Cupola di San Pietro Simbolo della città di Roma, il “Cupolone” per i romani, la Cupola di San Pietro fu disegnata da Michelangelo che però non la vide compiuta: a portare a termine il cantiere furono Domenico Fontana e Giacomo Della Porta. Sul Cupolone si può salire con l’ascensore fino alla terrazza che si affaccia sulla piazza. Poi c’è una scalinata di 330 gradini realizzata in un corridoio tra la cupola esterna e quella interna, a metà circa del quale ci si può affacciare nella prima galleria, a 53 metri di altezza, per ammirare da vicino i mosaici della cupola. Si può salire anche sulla sommità della lanterna e da lì tutta Roma sarà davvero ai vostri piedi. Le Grotte Vaticane Le cosiddette Grotte Vaticane sono situate sotto il pavimento della navata centrale della Basilica, nell’intercapedine tra il piano attuale e quello della basilica costantiniana su cui è stata costruita la chiesa. Vi si trova la Tomba di Pietro, in corrispondenza dell’altare e della cupola michelangiolesca, e di numerosi altri pontefici e regnanti. Le Grotte costituiscono un ambiente molto suggestivo con vari altari e nicchie, ricco delle opere d’arte che adornano le varie tombe papali e altre opere del periodo paleocristiano provenienti dall’antica basilica, come sacrofagi, statue e frammenti di colonne. Tra le opere di maggior pregio, la tomba di Bonifacio VIII realizzata in parte dallo scultore Arnolfo di Cambio, nel 1300. Notevole anche la tomba di Pio VI, opera di Antonio Canova (XIX secolo).
Arte & Cultura

Pont-Saint-Martin

Pont-Saint-Martin, miracolo di ingegneria dei romani All’imbocco della Valle d’Aosta, si erge uno dei più straordinari ponti romani a campata unica, il Pont-Saint-Martin. Costruito durante l’impero di Augusto, faceva parte della Via romana delle Gallie, l’importante strada consolare che permetteva tutto l’anno il transito delle Alpi. Detto anche “ponte del diavolo”, attorno alla sua costruzione si è sviluppata una leggenda che ancora oggi è presente nel folklore locale. Attraversatelo a piedi Il Pont-Saint-Martin è un ponte romano in pietra che si trova sul Lys, il torrente che scende dalla valle di Gressoney. Costruito nel I secolo a.C. dai romani, ha dato il nome anche al paese che attorno al ponte si è sviluppato. Ad un’unica campata, lunga circa 36 metri, e alto 25, con l'arco della volta estremamente sottile, è considerato uno dei ponti più grandi e arditi dell’antichità tra i miracularia dell’ingegneria romana. Ancorato alla roccia viva su entrambe le sponde, è stato utilizzato ininterrottamente fino al 1836, quando è stato costruito un altro ponte che potuto sgravare Pont-Saint-Martin dalla sua funzione primaria per diventare solo un monumento e simbolo di un territorio di cui ha segnato la storia. Oggi il ponte può essere attraversato a piedi passando da via Roma e ammirato dal lungofiume da cui si possono cogliere al meglio l’architettura e la mole. La leggenda di San Martino Del ponte non conosciamo il nome originario romano, ma solo quello che gli fu attribuito, probabilmente nel V secolo, legato alla leggenda di San Martino che celebra il mito della costruzione di un’opera architettonica che doveva essere apparsa straordinaria alla popolazione autoctona, fino ad allora in balia di precarie passerelle di legno per oltrepassare il torrente. Questa leggenda narra di quando San Martino, bloccato sul Lys da una piena che aveva spazzato via la passerella, fece un patto con il diavolo che gli promise di costruire nottetempo un solido ponte in pietra, in cambio dell’anima di chi l’avesse attraversato per primo. Fatto il ponte, l’astuto San Martino gabbò il diavolo facendo camminare sul ponte un cagnolino. Ancora oggi il Carnevale storico di Pont-Saint-Martin si gioca sulla rievocazione della leggenda e si conclude con il rogo del diavolo sotto il ponte. Un museo dedicato al ponte del diavolo Attorno al Pont-Saint-Martin si è sviluppato un gradevole borgo dominato dalla presenza dei ruderi di un castello dell’XI secolo, detto il Castellaccio, e dal neo-gotico maniero di Baraing (1883), oggi sede della Comunità montana. Al ponte è dedicato un piccolo museo in cui è possibile approfondire nozioni su tecniche di costruzione, materiali, storia, restauri e altre curiosità legate ai suoi 2.000 anni di storia.
Arte & Cultura

Labirinto della Masone

Il Labirinto della Masone: la natura come arte L’intera Tenuta di Fontanellato, comprendente anche il Labirinto della Masone, è un luogo senza eguali, unico come l’uomo che l’ha concepito. Si tratta di Franco Maria Ricci, nato a Parma nel 1937 e qui scomparso nel 2020. Figura di spicco nel panorama culturale italiano, Franco Maria Ricci è stato grafico, collezionista e fondatore della rivista d’arte e letteratura FMR, iniziali del suo nome. Questa era la vecchia azienda agricola di famiglia, divenuta un santuario di bellezza, ora anche sede della Fondazione Franco Maria Ricci. Ha operato una massiccia ristrutturazione sia degli edifici sia delle aree verdi, ricavando nei rustici l’abitazione privata, dove ha voluto trascorrere l’ultimo periodo della sua vita. Ha scelto atmosfere neoclassiche per la dimora e nella cascina padronale foderata di rampicanti si ergono 2 cariatidi in stucco. Ha restaurato ogni singolo ambiente, compreso il fienile, costruito una piscina sul tetto e creato una serie di dehors e salotti. Dentro ci sono tutte le sue passioni e i suoi interessi. Spiccano i 1.200 volumi del genio della tipografia Giambattista Bodoni, padre del celebre carattere di stampa, che costituisce la più grande raccolta privata al mondo. Poi c’è un numero infinito di volumi d’arte, mobili di specchi e legni pregiati, il suo tavolo prediletto proveniente dalla residenza ducale dei Boschi, i ritratti dipinti, pitture näif e molti oggetti curiosi che si divertiva ad acquistare in giro per il mondo. Nel museo sono presenti circa cinquecento opere che attraversano cinque secoli di storia dell’arte, dal Cinquecento al Novecento. Quando decise di farne un luogo aperto al pubblico, dichiarò il suo intento: unire al piacere di vivere quello della conoscenza. Il dedalo, tra vegetazione e architettura Il Labirinto della Masone ha richiesto 6 anni di lavori serrati, per mettere a dimora le 200.000 piante di bambù, per disegnare il percorso di siepi e per edificare architetture che si fondessero armoniosamente con il verde paesaggio visionario. Il progetto è stato affidato all’architetto parmense Pier Carlo Bontempi, esponente della corrente del Nuovo Classicismo, uno stile evidente anche qui. Molti i riferimenti ai mosaici e alle terme delle ville romane, mentre le opere murarie richiamano gli architetti principali del periodo della Rivoluzione Francese: Boullée, Ledoux e Lequeu. Per gli edifici sono stati utilizzati i materiali da costruzione tipici della Pianura Padana, in particolare i mattoni a mano delle opere murarie. L’evoluzione di un’idea L’idea iniziale del Labirinto è venuta a Franco Maria Ricci dalla frequentazione dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, suo amico, uno degli autori di punta della casa editrice FMR, che del labirinto ha fatto uno dei temi della sua letteratura. Ricci, tuttavia, non aspirava a un cupo labirinto-prigione, come quello del Minotauro. Al contrario, ha tramandato ai posteri un luogo ameno, dove passeggiare in relax e in totale sicurezza in uno splendido e originale scenario naturale.
Arte & Cultura

Abbazia di Chiaravalle della Colomba

Chiaravalle della Colomba, l’abbazia con la secolare tradizione dell’Infiorata del Corpus Domini Chiaravalle della Colomba, situata in località Alseno alle porte di Piacenza, nel percorso della Via Francigena, è un’abbazia cistercense che deve parte della sua fama, anche internazionale, all’Infiorata del Corpus Domini che si tiene tutti gli anni tra maggio e giugno. In quelle settimane un meraviglioso tappeto fiorito viene allestito lungo la navata centrale della basilica, con diversi quadri che si succedono dall'entrata fino al presbiterio. La tradizione quasi millenaria dell’Infiorata del Corpus Domini La famosa infiorata, frutto della collaborazione tra i monaci che vivono nell'Abbazia di Chiaravalle e i fedeli, viene inaugurata la domenica del Corpus Domini e si protrae per le sue settimane successive. Durante questo periodo si registra il maggior afflusso di fedeli e curiosi, attirati da questo evento dalle origini quasi millenarie. La costruzione dell'Abbazia di Chiaravalle è iniziata poco dopo il 1145 e la tradizione ha preso il via nel secolo successivo per intercessione di santa Giuliana da Liegi, monaca cistercense votata alla vita contemplativa e di preghiera. La santa, resasi conto della mancanza di una solennità per la festa del Santissimo Sacramento, convinse Papa Urbano IV a introdurre nella Chiesa la festa del Corpus Domini, poi solennizzata con una processione preceduta dallo spargimento di petali di fiori lungo la navata. Oltre l’Infiorata c’è di più Questa tradizione secolare non è l'unico motivo che spinge i visitatori a raggiungere Chiaravalle della Colomba. L'abbazia è un importante esempio di arte medievale e il suo chiostro è uno dei meglio conservati tra le abbazie cistercensi. Nonostante sia tuttora abitata dai monaci, la struttura è aperta al pubblico tutti i giorni dalle 8.30 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.30. Se state pianificando una visita non dimenticatevi di scoprire, oltre alla Basilica di Santa Maria della Colomba, la Cappella della Crocifissione e la sala capitolare. L'antico dormitorio dei monaci è oggi adibito a sede di un'esposizione permanente. Una tappa d’obbligo della Via Francigena L'Abbazia di Chiaravalle è inserita nel percorso della Via Francigena e, previo contatto telefonico coi monaci che vi abitano, offre ospitalità ai pellegrini che ne fanno richiesta. 6 posti letto a disposizione, quanto basta per una sosta prima della ripartenza alla volta della tappa successiva. Se vi trovate a passare per Chiaravalle della Colomba vi suggeriamo di pianificare una visita alla Villa Verdi di S.Agata di Villanova d'Arda, a pochi chilometri di distanza. La villa, acquistata da Giuseppe Verdi nella seconda metà dell'800, è oggi un museo dedicato alla vita e alle opere del celebre compositore.
Arte & Cultura

I portici di Bologna

I 12 tratti più rappresentativi sono diventati Patrimonio Mondiale dell'Umanità Da ormai dieci secoli i Portici di Bologna sono un punto di ritrovo e socialità nonché emblema di ospitalità e del buon vivere bolognese. Spazi coperti di proprietà privata ma ad uso pubblico, i portici sono riconosciuti, dai bolognesi e dai visitatori, come elementi dell'identità urbana di Bologna. Complessivamente si sviluppano per 62 chilometri, ed il più lungo, con i suoi 3796 metri, è il portico di San Luca che da porta Saragozza arriva al Santuario sul Colle della Guardia. Alcuni sono costruiti in legno, altri in pietra o mattoni, e ricoprono strade, piazze e passaggi pedonali, a volte su un lato solo, a volte su entrambi i lati della strada. I portici di Bologna contribuiscono a creare l’atmosfera storica che contraddistingue la città. Solo 12 tratti tra i più belli e rappresentativi dei 62 km di portici che punteggiano la città sono stati eletti a Patrimonio dell'Umanità, li potete visitare percorrendo: Strada porticata di Santa Caterina, Piazza Santo Stefano, Portici del Baraccano, Strada porticata di Galliera, Portici commerciali del Pavaglione e Piazza Maggiore, Portico devozionale di San Luca (il più lungo del mondo), Portici Accademici di via Zamboni, Portici di Piazza Cavour e Via Farini, Portico della Certosa, edificio porticato del quartiere Barca, Portici trionfali di Strada Maggiore, edificio porticato del MamBo.
Arte & Cultura

Giardino dei Signori

Il Giardino dei Signori, un’oasi di pace e silenzio Regna una pace perfetta nel Giardino dei Signori, che induce al relax e a momenti di meditazione. Eppure siamo nel pieno centro di Bressanone, nel cuore dell’Alto Adige. La città più antica del Tirolo riserva la sorpresa del silenzio all’interno di questo gioiello verdeggiante, aperto al pubblico e a ingresso libero. Atmosfera d’altri tempi Il Giardino dei Signori (Herrengarten, in tedesco) fa parte del Palazzo Vescovile, di cui occupa il lato Nord. La classica struttura rinascimentale, con cui è stato costruito il Palazzo, si esprime nel giardino in stile italiano a disegno geometrico, con 4 aiuole regolari e una preziosa fontana centrale dalla vasca in bronzo. Erbe e ortaggi si susseguono in file decorative, mentre le siepi di bosso sfoggiano rose e altre piante ornamentali. La lavanda spande il suo profumo inebriante. Per immaginare il posto come era in origine bisogna rifarsi agli inventari. I principi vescovi amavano al punto la loro oasi verde che nel 1631 concessero uno stemma al giardiniere di corte Paul Schachner. E non erano gli unici ad apprezzarlo. Qui è passato anche Wolfgang Amadeus Mozart, che diede un concerto nella sfavillante Sala Teatrale del Palazzo. Passeggiata tra storia, botanica e architettura Qui si è invogliati a sedere a lungo, senza fretta, su una delle tante panchine, in compagnia di un bel libro: nessuno vi disturberà. Oppure si può camminare a passo lento con il partner o in famiglia. Ogni stagione offre il suo panorama, di eguale fascino. In primavera, i ciliegi che cingono il parco si caricano di fiori delicati, in autunno le foglie offrono il loro spettacolo variopinto. E d’inverno lo sguardo si alza verso i picchi innevati della catena montuosa. Qualunque sia il mese della vostra visita, altissima è la possibilità di trovare un cielo sereno, dato che la zona di Bressanone vanta 2.000 ore di sole all’anno: un vero record. Una piantagione storica rivive oggi nel Giardino dei Signori. Sebbene non identica a quella del passato, ben ne rispecchia il disegno complessivo. Si tratta del Pomarium, una serie fitta di filari, costituita da vari alberi da frutto, tra cui due varietà di meli. Una pergola dell’800 circonda il parco. Una curiosità culturale è rappresentata dal padiglione cinese e dalla torre giapponese, sempre dell’Ottocento. Anche qui era giunta, come in Francia, la moda dell’esotismo, che si esprimeva in decorazioni, ornamenti e architetture orientaleggianti. La ricca curia non voleva essere da meno, dimostrandosi pronta a seguire le nuove tendenze. Un erbario vivo Il Giardino dei Signori presenta una grande varietà di erbe officinali, aromatiche, mediche e afrodisiache. Del resto è uno dei vanti di questo territorio. Il consiglio è quello di inseguire questo tema affascinante nel corso di un viaggio, visitando i tanti masi fuori dalla città che le coltivano e le commercializzano. Sentirete parlare di santoreggia, aneto, calendula, cerfoglio, melissa, pimpinella, enotera. Le erbe entrano anche nella cucina locale, da quella tradizionale alla più moderna. I cuochi di nuova generazione compongono piatti bouquet, attenti all’ecologia e alla salvaguardia della biodiversità. Nelle locande imperano i piatti tipici. I canederli alle ortiche sono un primo piatto prelibato, nella loro semplicità contadina, così come la zuppa alle erbe, che a una base di cipolla di scalogno può aggiungere ortica, romice, crescione. Tra i vini è da provare il Sylvaner, vitigno autoctono. L’esplorazione di un patrimonio naturale Volendo proseguire la vacanza continuando a tuffarsi nella natura, si può sempre uscire dalla città per scoprire i dintorni. La Valle Isarca offre panorami agricoli variegati, dai vigneti e frutteti della Valle Isarco fino ai castagneti di mezza montagna. Più su, vi aspettano infiniti itinerari di trekking sulle Dolomiti. L’Unesco ha inserito nel Patrimonio dell’Umanità i 530 chilometri di sentieri della Val d’Ega, inseriti tra le cime del Catinaccio e il Latemar.
Ops! C'è stato un problema con la condivisione. Accetta i cookie di profilazione per condividere la pagina.