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Per le tue vacanze nella natura parti alla scoperta dei parchi nazionali d’Italia.
La rete di riserve naturali e aree protette italiane a tutela del grande patrimonio nazionale di biodiversità è ricca e variegata.
Paesaggi unici, territori ricchi di bellezze naturali costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali e marine.

 

Parchi Nazionali 47 risultati di ricerca
Natura
Parco Nazionale del Vesuvio, Campania

Parco Nazionale del Vesuvio

Il Parco Nazionale del Vesuvio, terra di fuoco e di rinascita Il Parco nazionale del Vesuvio tutela il territorio dell’unico vulcano attivo dell'Europa continentale, simbolo della città di Napoli. Un’ascesa lungo le sue pendici, tra profumo di ginestre e odore di zolfo, regala l’emozione di affacciarsi sul cratere del Gran Cono, in un paesaggio caratterizzato dalle formazioni geologiche modellate dall’ultima eruzione del 1944. Un territorio unico, ricco dei tesori archeologici di Pompei ed Ercolano, e dei frutti di una terra straordinariamente fertile. Una spettacolare caldera con un cono attivo Visitare il Parco Nazionale del Vesuvio consente di fare una passeggiata nella storia di almeno due milioni di anni. La grande caldera del Somma rappresenta quello che resta di un antico vulcano di trecentomila anni fa e al suo interno si trova il Gran Cono del Vesuvio (1281 metri), dalla tipica forma a cono tronco, con un diametro di 450 metri e una profondità di 300 metri. Al suo interno sono presenti piccole fumarole che rivelano il suo stato di “riposo attivo”. Lungo il sentiero numero 5 tracciato sulle ceneri e i lapilli dell’ultima eruzione, quella del 1944, si può ammirare l’interno del cratere. Conquistata la cima, si viene ripagati dalla grandiosa vista sul golfo e sulla città di Napoli. In tutto i sentieri sono 11. Il numero 9 consente di osservare come la vegetazione stia riprendendo possesso del territorio sulle colate laviche del Novecento, avvenute nel 1906, nel 1929 e nel 1944. Come le piante pioniere hanno il meglio sulla lava Malgrado il susseguirsi di eruzioni, le pendici del Vesuvio sono ricoperte di una fitta vegetazione che si è riformata sulle colate laviche per il fenomeno della “successione ecologica”: quando la lava si raffredda, i primi a colonizzarla sono licheni e muschi, le specie cosiddette pioniere, organismi molto resistenti che formano un primo substrato organico sul quale possono iniziare a svilupparsi organismi più complessi come le felci o alcune graminacee che creano a loro volta uno strato per vegetali con apparati radicali più complessi. Oggi sulle zone interessate dalle eruzioni più recenti si può osservare un lichene grigio e filamentoso (Stereocaulon vesuvianum) che prepara il terreno per altre piante, mentre colate più antiche presentano specie arbustive come l’elicriso, il cisto, l’artemisia e la valeriana rossa. Lo step successivo è quello delle ginestre, di cui si vedono ampie estensioni che in primavera colorano di giallo il Vesuvio. I diversi stadi della “successione ecologica” si possono osservare bene lungo il sentiero numero 3, dove a tratti di lava ancora nuda sono affiancate zone colonizzate da licheni, alternate a ginestreti e boschi di leccio. Cosa visitare nel Parco nazionale del Vesuvio Dopo le escursioni al cratere, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio si può visitare il Museo del Parco nel comune di Boscoreale, dove sono esposti plastici che consentono di visualizzare l’evoluzione del vulcano, materiali che illustrano le peculiarità del suolo e della biodiversità, così come il racconto della complessa interazione tra le popolazioni umane e l’ambiente vulcanico. A Boscoreale c’è un museo archeologico, l’Antiquarium, per conoscere il territorio del Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C. che interessò Pompei e Ercolano. In quest’ultima località sorge il primo Osservatorio vulcanologico del mondo, creato nell’Ottocento per le prime ricerche e misurazioni sull’attività sismica, con gli strumenti originali. Tra i comuni sulle pendici del Vesuvio, può essere interessante visitare Borgo Casamale a Somma Vesuviana, l’unico quartiere medievale rimasto in zona, Terzigno, zona di lavorazione della pietra lavica, dov’è stato inaugurato un museo con i reperti archeologici di diverse ville romane, mentre a Torre del Greco si va a visitare Villa le Ginestre, dove fu ospitato il poeta Giacomo Leopardi. I buoni prodotti di una terra fertilissima Il Lacryma Christi è un vino DOC bianco e rosso prodotto con vari vitigni coltivati alle pendici del Vesuvio, la cui gradevolezza era nota sin dai tempi degli antichi romani. Anche le albicocche, di cui nell’area si coltivano circa 40 varietà, sono conosciute per essere dolci e saporite, e il segreto sta sempre nei terreni vulcanici, ricchi di minerali, in particolare di potassio. Lo stesso si può dire della ciliegia del Monte, dai frutti giallo-rosati e dalla polpa chiara e soda e dell’uva catalanesca, chiamata così perché importata dalla Catalogna da Alfonso di Aragona nel Quattrocento, che ha la caratteristica di rimanere integra sulla pianta fino a Natale. Non si può lasciare il parco senza aver assaggiato (o acquistato) i pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP, raccolti a grappoli: appesi in luoghi ben asciutti possono durare anche 7-8 mesi, dall’estate fino alla primavera successiva, conservando il loro sapore intenso che deriva da un’alta concentrazione di zuccheri e dalla ricchezza di acidi organici. A rendere il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio uno dei luoghi più affascinanti e tra i più visitati al mondo è un mix di ricchezze naturalistiche, paesaggi mozzafiato, coltivazioni secolari, tradizioni popolari e molto altro ancora.
Natura
Parco Nazionale della Majella, Abruzzo

Parco Nazionale della Majella

Parco nazionale della Majella, tra le aree più selvagge d’Italia Il Parco nazionale della Majella tutela un vasto territorio di alta montagna dell’Appennino abruzzese compreso tra le province di Chieti, L’Aquila e Pescara. La natura carsica delle rocce ne fa un luogo ricco di grotte, dove gli animali vanno in letargo e dove gli uomini hanno costruito eremi e luoghi di culto. Attraversare i suoi altipiani racchiusi tra imponenti montagne è un’esperienza emozionante, che si può fare anche su una spettacolare tratta ferroviaria nota come la Transiberiana d’Italia. Una montagna di grotte, eremi e tholos Quello della Majella è un paesaggio di roccia plasmato dalle acque sotterranee e dalla spiritualità. Le rocce sono calcaree e si lasciano facilmente infiltrare dalle acque piovane e di fusione delle nevi creando un’infinità di grotte, ne sono state censite 100, alcune frequentate dagli speleologi e accessibili ai turisti, altre lasciate ai veri abitanti della montagna, gli animali. Sono due le grotte più belle: la prima è quella del Cavallone, nel Vallone di Taranta, un complesso carsico lungo 1,3 chilometri e con abbondanti stalagmiti e stalattiti, aperta alle visite. Poi c’è la Grotta Nera, nel territorio di Pennapiedimonte, dove l’accesso è riservato a pochi esperti, per motivi di conservazione: in questo antro è presente il “latte di monte”, una particolare forma di concrezione morbida e intrisa d’acqua formata dall’interazione con alcuni batteri, che crea depositi biancastri simili a stalattiti chiamati “tray”, i più grandi che si conoscano in Italia. La Majella è sempre stata amatissima da monaci ed eremiti, che qui hanno costruito una ventina di santuari rupestri nei luoghi più spettacolari, come San Bartolomeo in Legio (Roccamorice), incastonato nella roccia, a cui si accede da una galleria scavata nella montagna. Spettacolari anche il Monastero di San Martino in Valle, accanto alle gole di Fara San Martino, e l’Eremo di Sant’Onofrio di Serramonacesca, costruito su un crinale sotto un gigantesco masso. La tenera roccia calcarea è servita come materiale di costruzione a disposizione degli agricoltori per costruire ripari, fienili e piccoli magazzini che qui chiamano tholos. Si vedono di frequente lungo i sentieri che attraversano il parco: sono costruzioni che ricordano nella forma e nella fattura i nuraghi della Sardegna o i dammusi di Pantelleria e vengono tutelati dal Parco come patrimonio della storia agricola abruzzese. Alcuni tholos hanno dimensioni ragguardevoli, alti fino a 6-7 metri, con il piano alto per la piccionaia e uno intermedio dove veniva sistemato il giaciglio. I sentieri del Parco, della Libertà e dello Spirito Se volete attraversare tutta la Majella, fatelo lungo il sentiero del Parco, di 83 chilometri, che si snoda da Popoli alla stazione di Palena valicando le cime più elevate come il monte Amaro (2.793 metri). Se vi interessano le capanne di pietra, i caratteristici tholos del parco, c’è un percorso che ne tocca diversi, lungo i comuni di Lettomanoppello, Abbateggio, Roccamorice, Caramanico, e Serramonacesca. Molto suggestivo il sentiero della Libertà da Sulmona a Palena, sulle tracce del percorso di chi, durante la seconda guerra mondiale, fuggiva per schierarsi con gli alleati angloamericani. C’è anche il sentiero dello Spirito, da Sulmona a Serramonacesca, che tocca diversi luoghi di culto della Majella e del Morrone. Gli animali del Parco della Majella Gli habitat del Parco della Majella sono ideali per un animale come il lupo appenninico, simbolo del Parco, che ora qui ha una popolazione stabile. Camoscio appenninico, capriolo e cervo sono stati reintrodotti. Nel parco si trovano, ma non è facile vederli, anche il gatto selvatico e la martora. Molte le specie di uccelli. Alle quote più elevate volano l’aquila reale, il picchio, il falco pellegrino e il falco lanario, oltre al fringuello alpino, il sordone e l’arvicola delle nevi. Sulla Majella con la Transiberiana d’Italia Il mezzo di trasporto migliore per visitare il Parco della Majella è il treno, sulla linea turistica nota come la Transiberiana d’Italia. Stiamo parlando della Sulmona - Isernia - Carpinone, una ferrovia che attraversa vallate e altopiani di grande suggestione, in estate come in inverno, solitamente il sabato e la domenica. Diverse stazioni e alcuni edifici ferroviari lungo la linea nei comuni di Cansano, Campo di Giove e Palena sono stati acquisiti dal Parco nazionale della Majella per farne centri di informazione e servizi: l’ex caffetteria di Cansano è diventata officina bike e punto noleggio bici; a Palena sono stati realizzati un maneggio e infrastrutture per il turismo equestre, oltre a un altro centro di noleggio bici. Dalle stazioni si snodano vari sentieri e percorsi per raggiungere i luoghi di maggior interesse del parco. Sappiate che a Sulmona ci si arriva con un’altra linea di treni slow, ma di grande suggestione, la Rieti-Aquila-Sulmona.
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Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, Sardegna

Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena

Il Parco nazionale de La Maddalena, incanto mediterraneo Con i suoi 180 km di coste, il Parco nazionale della Maddalena, nel nord della Sardegna, può vantare alcune delle spiagge più belle del mar Mediterraneo. Amanti del mare paradisiaco non potete non mettere nel vostro palmarès luoghi come la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli, cala Corsara e cala Granara a Spargi, cala Napoletana e del Relitto a Caprera. Nel parco della Maddalena, l’architetto della natura qui si è davvero sbizzarrito con le forme e i colori: le rocce di granito rosa e l’azzurro del mare rendono irresistibile questo angolo di paradiso sulle Bocche di Bonifacio. La Maddalena e Caprera Sono 62 le isole e gli isolotti che compongono il parco dell’arcipelago della Maddalena. L’isola maggiore è punto di approdo grazie al frequente servizio di traghetti da Palau, sulla vicina costa sarda: il centro storico è un delizioso dedalo di stradine che degradano verso il mare, sempre animate di giorno come di sera. Dal porto con l’autobus si può fare il periplo dell’isola per fermarsi nelle sue tante spiagge: Spalmatore è una profonda insenatura ben protetta quando soffia il maestrale; le spiagge di Bassa Trinita e Monti d’Arena conservano dune di sabbia per proteggere le quali sono state costruite passerelle che evitano il calpestio e consentono anche ai disabili un comodo accesso al mare. I tramonti più belli sono quelli che si godono da Punta Tegge, di fronte all’isola di Spargi. L’isola di Caprera, collegata da un ponte alla Maddalena, è il vero incanto del Parco dell’arcipelago. La fitta pineta che la ricopre la dobbiamo a Giuseppe Garibaldi, che volle trascorrere gli ultimi anni della sua vita dal 1856 al 1882 in uno dei luoghi più belli di tutta l’isola. La sua casa e luogo di sepoltura, merita assolutamente di essere visitata non solo per una curiosità storica, ma per la gradevole atmosfera che emana un luogo che fu di certo molto amato: a 4 km dalla casa nel Forte Arbuticci c’è il memoriale Garibaldi, che racconta la sua vita a dir poco avventurosa. Il resto dell’isola è un ripetersi di baie e spiagge, una più bella dell’altra, in una delle quali trovate il Centro Velico, una delle più note scuole di vela italiane. Gli isolotti dell’arcipelago L’isola di Budelli è celebre per un’insenatura esposta a sud-est, nota come spiaggia Rosa, dal colore della sabbia. La colorazione è data dalla presenza di detriti dello scheletro di animaletti acquatici (Miriapora truncata, Miniacina miniacea) che si concentrano in quel luogo per una serie di fattori: la presenza di una prateria di Posidonia, la forma dei fondali, perché vi sono correnti a bassa energia, perché protetta dai venti occidentali da una folta siepe di ginepro. Modificare solo uno di questi fattori, per esempio con il moto ondoso delle imbarcazioni che intensificherebbe l’energia delle correnti, potrebbe alterare il delicato equilibrio e innescare un processo di degrado irreversibile. Per questo la spiaggia Rosa non è accessibile e si può vedere a distanza da passerelle allestite dal parco. Altrettanto bella e fragile la candida spiaggia del Cavaliere di Budelli, nella parte nord-est, una piscina naturale affacciata su cosiddetto Porto della Madonna, lo specchio d’acqua delimitato da Budelli e dalle isole di Razzoli e Santa Maria, uno dei luoghi più ambiti dai diportisti. A causa dell’erosione dell’arenile, dall’estate del 2020 la spiaggia è aperta solo parzialmente. Bellissime anche le spiagge di Spargi, la più grande e la più verde delle isole minori, dove, grazie alla presenza di acqua dolce, nidificano molti uccelli protetti: quanto alle spiagge, con cala Corsara e cala Granara siamo nella top 10.
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Parco Nazionale delle Cinque Terre

Parco Nazionale delle Cinque Terre

Liguria, Parco Nazionale delle Cinque Terre: tra sentieri e mare È tra i più piccoli d’Italia e, al contempo, il più densamente popolato: il Parco Nazionale delle Cinque Terre, con il suo paesaggio atipico e fortemente alterato dall’uomo, è diventato Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Si configura come il vero tratto identitario delle Cinque Terre e offre ai suoi visitatori una rete sentieristica costellata di itinerari panoramici di cui è impossibile non innamorarsi. La rete dei sentieri I sentieri delle Cinque terre sono stati per secoli l’unica forma di collegamento tra un paese e l’altro. Parliamo di una rete di 120 chilometri, che oggi vi consente di attraversare in lungo e in largo l’intero territorio, proponendovi percorsi diversi. Potete scegliere, tra i tanti, l’Itinerario dei vigneti terrazzati, che si snoda da Riomaggiore a Corniglia, ma solo se siete degli escursionisti esperti, perché è un tragitto lungo oltre 8 chilometri e con 73 metri di dislivello. Camminerete lungo orti coltivati, fino al crinale della Costa Corniolo: da qui ammirerete la punta Montenero a levante e il Golfo delle Cinque Terre a ponente. Poi, con l’antica scalinata, in parte in pietra e in parte scavata nella roccia, scenderete verso Manarola, con le sue scenografiche visuali. Vi affascinerà anche l’Itinerario Insediamenti Antichi, che congiunge Riomaggiore a Fossola. Un sentiero ancora più lungo, di 11 chilometri, che corre tra muri a secco, affiancati dal torrente Rio Major, tra ontani e sambuchi neri. Ai più romantici consigliamo la Via dell’Amore, passeggiata interamente lastricata a picco sul mare, che da Riomaggiore consente in pochissimo tempo di raggiungere il borgo di Manarola, regalando incantevoli scorci. E ancora, gli Itinerari Santuari e Chiese, come quello che parte dall’abitato di Monterosso e si dirige verso il Santuario di N.S. di Soviore, alternando scalinate a lunghi tratti di sterrato, attraverso case, macchia mediterranea e fitti boschi di lecci e castagni. O il sentiero per il Santuario di Reggio, che si snoda lungo le valli tra Monterosso e Vernazza tra i 500 e 350 metri di quota. Da non perdere anche il Parco Letterario di Monterosso, dedicato a Eugenio Montale, dove vivrete in prima persona le emozioni che il poeta ligure ha saputo esprimere nei suoi versi, in un abbraccio tra mare e terra. L’Area Marina Protetta La meravigliosa offerta del Parco Nazionale delle Cinque Terre continua con i percorsi offerti nell’Area Marina Protetta. Itinerari da fare a nuoto, come il Percorso natatorio nell’AMP Cinque Terre, lungo 700 metri, che parte da Vernazza e prosegue sottocosta, delimitato da piccole boe, per impedire la navigazione e la sosta ai mezzi nautici di diporto. Lo stesso tratto di costa è adatto a snorkeling ed escursioni su kayak, per valorizzare un tratto di mare estremamente scenografico, tra stelle marine, aragoste e barracuda. Sub anche per disabili, per un’esperienza di mare priva di barriere, come quello a Punta Corone, a Monterosso. L’itinerario è segnalato da una cima sorretta da picchetti e colpisce per la prateria Posidonia oceanica. Il Santuario dei Cetacei Le acque che bagnano i cinque borghi gioiello, incastonati tra mare e colline, sono particolarmente importanti dal punto di vista biologico e così ricche di nutrienti da essere paragonate a quelle atlantiche. Il modo perfetto per concludere il vostro soggiorno al Parco Nazionale delle Cinque Terre è sicuramente quello di visitare il Santuario dei Cetacei. In quest’area, infatti, nella bella stagione, potrette assistere a uno spettacolo magico, avvistando le balene, i delfini e i capodogli che trovano nel Mar Ligure l’habitat ideale e le condizioni necessarie all’approvvigionamento del cibo e alla riproduzione.
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Riomaggiore

Riomaggiore, il borgo sul tetto delle Cinque Terre Stretto al centro di due vallate in posizione panoramica, Riomaggiore si distende dalla costa ligure verso l’Appennino, aggrappandosi al crinale. È il primo borgo delle Cinque Terre provenendo da La Spezia e offre splendidi scenari tra terra e mare: acqua cristallina e scogliere, le case dai colori vivaci, i sentieri che salgono verso i monti per un’immersione totale nella vegetazione mediterranea del Parco Nazionale delle Cinque Terre. Tra i carruggi del centro storico Carruggi e ripide scalinate si snodano attorno alle abitazioni dagli intonaci a tinte pastello e i tetti in ardesia, tratteggiando un borgo pittoresco dove si alternano luce abbagliante e angoli in ombra. Il paese segue il corso del torrente, interrato nella parte terminale, guardando il mare nella parte bassa e poi arrampicandosi simmetricamente sui due lati dell’altura: una perfetta “V” disegnata sulla scogliera. Nella parte alta si ammira la trecentesca Chiesa di San Giovanni Battista antistante una bella piazza, poi salendo ancora si arriva al Castello, un fortino dal quale si gode il magnifico panorama sulla linea costiera. Per ammirare il tramonto, scegliete un punto lungo il muraglione e aspettate che si apra il sipario sullo spettacolo del sole che si tuffa in acqua. La passeggiata nel centro storico offre piacevoli pause a un tavolo all’aperto, dove ogni ristorante propone menu di terra e di mare. Gli immancabili: le celeberrime trofie al pesto e le acciughe, generosamente offerte dal mare. Nella scelta dei souvenir gourmet, non mancate di includere i pregiati vini Bianchi DOC e i rossi IGT delle Cinque Terre dai vitigni coltivati sui terrazzamenti, acciughe in conserva e profumate confetture di limone. Vivere il mare La spiaggia di Riomaggiore è in una piccola insenatura, solo di sassi e lambita da un mare perfettamente limpido. In paese c’è un organizzato, e autorizzato, diving center: qui, nell’Area Marina Protetta, snorkeling e immersioni sono un’autentica esperienza. Vi imbatterete in una sorprendente quantità di pesci, dalle cernie alle orate e saraghi; più a largo nuotano i balenotteri. Scoprirete la variegata vegetazione sui fondali a ridosso delle scogliere e in alcuni tratti scorgerete veri e propri orti marini composti da rigogliose specie di alghe. Per una gita sul mare, si possono noleggiare barche, anche per gruppi numerosi, in solitaria canoe e kayak. Via terra Una passeggiata di meno di un’ora conduce al Santuario della Madonna del Montenero attraverso un sentiero nel bosco e una sequenza di scalette. Ed è l’unico modo di arrivarci, non c’è una strada percorribile in auto. Vi trovate a 350 metri di altitudine in un punto in cui la vegetazione si infittisce e il verde si staglia sul cielo azzurro in un contrasto poetico. La vista è di quelle che non dimenticherete. L’intera area delle Cinque Terre si spalanca da lassù, comprese le tre isole di Palmaria, Tino e Tinetto, e nelle giornate terse lo sguardo vola fino in Corsica. Per i più allenati, il Santuario della Madonna del Montenero può essere la prima tappa di un lungo trekking panoramico. Basta imboccare da qui il Sentiero dell’Infinito che in 12 km collega Riomaggiore a Portovenere. Siete nel Parco Nazionale delle Cinque Terre e il territorio si porge in tutta la sua magnificenza, con scorci sempre diversi. Camminando a picco sul mare, incontrate gli antichi terrazzamenti per la coltivazione di viti e ulivi, ameni orti e boschi fitti: il meglio del paesaggio mediterraneo, che l’UNESCO ha onorato dichiarandolo Patrimonio dell’Umanità. Ancora più impegnativa risulta la Scalinata di Monesteroli per raggiungere l’omonimo, minuscolo borgo che si può ammirare anche dal mare. Ma sono i 1200 gradini a donare un’emozione unica. Il litorale vi segue in parallelo, su questa che era un’antica mulattiera utilizzata dai contadini per raggiungere i vigneti. Una salita vertiginosa verso il cielo, respirando a pieni polmoni l’aria profumata: un bouquet di fiori, essenze e salsedine.
Arte & Cultura
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Portovenere

Porto Venere, nel parco dove la natura è poesia Il nome di una dea gli si addice: Porto Venere sorge dalle acque in splendida posizione all'estremità meridionale della penisola nel Golfo dei Poeti. Per gli amanti del mare questo è un autentico paradiso, tra i siti catalogati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere comprende l’antico borgo, l’Area Marina Protetta a tutela della purezza delle acque, e le tre isole vicine: Palmaria, Tino e Tinetto. Le gioie del mare I traghetti di linea in partenza da Porto Venere approdano sull’isola antistante Palmaria, splendida oasi marina. Potreste accontentarvi solo di un giro panoramico sul mare, ammirando anche le altre due isolette dell’arcipelago, Tino e Tinetto, ma vale la pena di fermarsi a Palmaria per godersi una strepitosa giornata di mare. Qui le spiagge sono tra le più belle della Liguria. Una volta arrivati a Palmaria, il traghetto effettua fermate a Cala Pozzale e Cala Fornace, spiagge non raggiungibili in altro modo. Nella prima, alla lingua di ciottoli e piccoli scogli fanno da cornice pini e mirti e l’acqua è smeraldina, come anche nella seconda, una baia con la scogliera alle spalle. Più grande è la Spiaggia del Secco, sulla punta omonima, attrezzata per garantire ogni comfort. Per chi pratica immersioni, la meraviglia continua nei fondali, un mondo variegato fatto di falesie a strapiombo che proseguono in profondità e grotte sommerse. Cavallucci, stelle marine e la prateria di piante acquatiche Poseidonia sono solo alcune delle sorprese che incontrerete in immersione. E basta una semplice maschera per perdersi tra i pesci. In barca potete visitare la Grotta Azzurra, così chiamata perché i riflessi della luce dipingono una tavolozza in tutte le sfumature dell’azzurro. Se desiderate esplorare l’interno dell’isola, potete avviarvi lungo i sentieri ben tracciati ed organizzati ad anello per un tempo totale di percorrenza di circa 3 ore e mezza, con tratti aridi alternati a chiazze di macchia mediterranea. Natura e architettura, alleate in uno scenario magico Porto Venere vanta una storia prestigiosa, risalente al VI secolo a.C., in epoca romana. Qui la natura si confronta con l’architettura, perché tra i vicoli e le case dai tipici colori pastello si incrociano antiche testimonianze delle molte genti passate da questo porto strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale. Della Chiesa di San Pietro apprezzerete i due edifici, uno più recente in stile gotico, l’altro romanico, e resterete stupefatti dalla posizione. Il complesso è arroccato su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, il Promontorio delle Bocche: un luogo circondato da un’atmosfera di spiritualità esaltata dal contesto naturale. Affacciatevi dalla loggia all’esterno, per una visione della costa incorniciata dagli archi. Il Santuario della Madonna Bianca, nel centro storico, è un imponente capolavoro romanico e dopo la visita salite di nuovo verso l’alto, nel punto più elevato di Porto Venere con il Castello Doria, la fortificazione che veglia sul mare. Un luogo ispirante: la Grotta di Byron Senza muoversi troppo dal borgo antico, Porto Venere offre spiaggette per rinfrescarsi con un tuffo. Il luogo da non perdere è tuttavia la Grotta di Byron, nei pressi della Chiesa di San Pietro, così denominata perché il poeta britannico trovava nei pressi ispirazione per i suoi componimenti. Potete arrivarci a piedi attraverso un sentiero oppure con una barca privata. Tuffatevi armati di maschera e lasciatevi ugualmente ammaliare da questo antro profondo scavato in una suggestiva falesia. Osservate anche le pareti della grotta, ricche di affascinanti concrezioni. Di sera, shopping e i piaceri della tavola Una passeggiata nel borgo è anche un invito allo shopping. Sarete attratti dalle sete dipinte a mano e dagli scialli di antica tradizione, i preziosi “mezzari” un tempo utilizzati dalle donne del posto per coprirsi il capo e oggi reinventati in chiave fashion. Interessanti anche le maioliche dai colori vibranti, in vendita nei numerosi atelier. Poi scegliete un ristorante, dall’atmosfera intima e romantica nel centro storico oppure in stile movida sul lungomare caratterizzato dalla Palazzata: la schiera di case-torri a ridosso, che edificate su vari piani si stringono l’una all’altra aggrappandosi alla roccia. Quando ordinate, ricordate che Porto Venere è famosa per i suoi allevamenti di cozze, ostriche, branzini e orate, più una specie di mollusco che porta proprio il nome del luogo. I Mitili di Porto Venere, simili alle cozze, sono deliziosi fritti o come condimento di un piatto di spaghetti.
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Tre Cime di Lavaredo

Tre Cime di Lavaredo

3 Cime: sciare nel parco naturale più suggestivo delle Alpi Se cercate una cornice idilliaca per le vostre vacanze sulla neve, questo pluripremiato comprensorio sciistico fa al caso vostro. Il parco naturale Tre Cime di Lavaredo, in provincia di Bolzano, è parte del Patrimonio Mondiale Unesco ed è un paradiso per gli sport invernali, ma anche una perla di rara, meraviglia per le escursioni estive adatte a tutta la famiglia. Un vero concentrato di bellezza, in uno spazio delimitato da piste e montagne. Sulle piste, tra le montagne più famose delle Dolomiti Il comprensorio 3 Cime/3 Zinnen in Alto Adige può contare su piste diverse e adatte a tutte le esigenze, con differenti inclinazioni su ben 5 montagne collegate tra di loro. Tra le più impegnative c’è sicuramente la Free FallRide, con una pendenza pari al 72 per cento. L’area sciistica è indicata per esperti conoscitori, ma non solo, visto che vanta diversi rifugi e località da scoprire come San Candido, storicamente nota per la presenza in antichità dei primi insediamenti celtici e location della fiction televisiva con Terence Hill, Un passo dal cielo. Sesto in Val Fiscalina è il posto giusto soprattutto per chi ama i luoghi tranquilli immersi nella natura, mentre Dobbiaco, la “Porta delle Dolomiti”, è località romanticamente immersa tra il lago omonimo e quello di Landro. Ritornando alle piste, in questo territorio ne sono presenti per una lunghezza di 115 chilometri, sempre innevati, con 30 impianti di risalita, 1 snowpark con 2 livelli di difficoltà, piste per slittino, 200 chilometri per sci di fondo e in più la possibilità di sciare in notturna. 3 Cime, uno sguardo d’insieme Oltre alle già citate Dobbiaco, Sesto e San Candido, questa regione turistica dell’Alta Pusteria comprende anche Villabassa e Braies. In più, si può usufruire dello Ski Pustertal Express, un collegamento via treno o bus che permette di raggiungere comodamente il comprensorio di Kronplatz-Plan de Corones. In questo modo gli sciatori possono sfruttare ben 200 chilometri di piste complessive. 3 Cime per famiglie con i bambini Per chi desidera una vacanza sulla neve più tranquilla, nel comprensorio sciistico 3 Cime Dolomiti, sono presenti le piste per lo slittino, dove divertirsi anche a realizzare pupazzi di neve giganti. Per i piccoli, 2 zone adatte al divertimento infantile sono Waldheim e Braies dove potranno muovere i primi passi sugli sci. Per le famiglie, invece, è più indicata Baranci a San Candido. Qui e nei dintorni, chi ama lo sci nordico troverà il carosello di sci di fondo più grande d’Europa. 3 snowpark, invece, sono presenti per snowboarder e freestyler. Si tratta dello snowpark Tre Cime sul Monte Elmo, la pista Kids Ski Coss a Baranci e lo Shaka Snowpark nello Skycenter Rienza a Dobbiaco. Se amate la neve sotto le stelle, potete organizzarvi per lo sci notturno con 2 piste illuminate sul Monte Baranci. La curiosità da non dimenticare Se decidete di raggiungere le Tre Cime tra novembre e dicembre, troverete i Mercatini di Natale a Dobbiaco e a San Candido, con una serie di eventi a tema e prodotti artigianali per fare shopping e regali. Se invece scegliete questa località in estate munitevi di calzettoni e scarponcini da trekking. Il comprensorio sciistico 3 Cime si trasforma infatti in un paradiso per famiglie: escursioni, parchi natura, animali alpini e luoghi incantati di storie e leggende antichissime. Uno su tutti? Il nascondiglio degli gnomi. Siamo al rifugio Gigante Baranci, nelle immediate vicinanze dei laghetti a forma di piede gigante e, guardando in alto tra i rami degli alberi, potrete scovare le tipiche casette degli gnomi e splorarle grazie a scalette e ponti sospesi. Il punto di incontro tra alpinisti esperti e escursionisti della domenica invece è da sempre il Rifugio Locatelli. Incastonato fra le vette più famose delle Dolomiti di Sesto è un luogo mitico e ricco di storia. Per scoprire i segreti delle 3 Cime è certamente il posto giusto, ma preparatevi: essendo molto famoso è anche molto frequentato. Le 3 Cime sono un luogo incantato in ogni stagione, l’unico rischio andandoci è che poi vorrete tornare ogni anno.
Pale di San Martino

San Martino di Castrozza

San Martino di Castrozza e Passo Rolle: tra sentieri panoramici e piste perfette È come sciare in un quadro, tra chilometri di piste altamente panoramiche. E siamo in uno dei comprensori sciistici più amati dagli appassionati degli sport invernali. La ski area di San Martino di Castrozza e Passo Rolle, in Trentino, gode di una posizione strategica all’interno del circuito Dolomiti Superski, nel territorio del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. Un’esperienza da non perdere I motivi per scegliere una vacanza sulla neve da queste parti sono tanti. Le piste da sci, innanzitutto, sono immerse in una splendida natura, si può sciare anche in notturna nella zona di Colverde e si può assaporare l’ottima cucina locale nelle malghe e nei rifugi. I numeri, poi, parlano da sé: 75 chilometri di piste da sci, 26 impianti di risalita, 3 snowpark con 4 differenti linee, 1 parco divertimenti per bambini e 30 chilometri di sci di fondo. Ancora, si può imparare a sciare in 2 scuole con oltre 100 maestri. Alla scoperta di una destinazione da sogno Il Passo Rolle si trova a 1.980 metri ed è un buon punto di partenza per raggiungere le altre valli dolomitiche, sempre su tracciati con vista in alta quota. Questo valico alpino collega San Martino di Castrozza con i paesini limitrofi. E proprio questa destinazione ha una storia che ci riporta indietro nei secoli. Famosa già nell’Ottocento tra i pionieri dell’alpinismo moderno, pian piano è diventata una stazione turistica frequentata dall’alta società e da artisti in cerca di pace e ispirazione. Piccoli sciatori crescono Le piste sono adatte a ogni grado di difficoltà. Per i più piccoli e per chi vuole cimentarsi per la prima volta con questo sport, esistono i campi scuola Prà delle Nasse e il Kinderland Tognola. Per i bambini, in particolare, le aree dedicate sono fornite di tapis roulant e skilift scuola Il Kinderheim delle Marmotte, invece, è una casetta in legno dove gli educatori intrattengono i ragazzi, mentre i genitori sciano Gli appassionati di snowboard, infine, possono contare su due snowpark: il San Martino snowpark della Tognola e il Rolle Railz Park del Passo Rolle. Sci notturno o sci nordico Sciare sotto le stelle è una peculiarità locale e l’area di riferimento è legata agli impianti Colverde-Rosetta, dove sono disponibili ben 2 chilometri di pista illuminata e arrivo finale nel centro del paese. Lo sci nordico non è meno importante e vanta i suoi 30 chilometri di tracciati divisi tra i boschi di San Martino, la Val Canali, il Passo Cereda e il lago di Calaita. Non siete soddisfatti e cercate altre particolari attività sulla neve? Provate il telemark, i go kart sul ghiaccio e le gite in troika trascinate dai cavalli.
Natura
Photo by: Federico Garofalo

Bosco di Sant'Antonio

Il Bosco di Sant'Antonio: un mondo fiabesco Da sempre sinonimo di paesaggi fiabeschi per i suoi faggi secolari a “candelabro”, il Bosco di Sant’Antonio era considerato una foresta sacra dedicata a Giove in età classica e soltanto durante il medioevo fu consacrato al Santo a cui è dedicato tuttora. Una delle più belle faggete d'Abruzzo che si estende per 17 ettari, il Bosco di Sant'Antonio si trova nel comune di Pescocostanzo, ai piedi della Majella tra le dorsali del Monte Pizzalto e del Monte Rotella. I faggi secolari dalle forme più bizzarre dominano questa Riserva Naturale, ma nell’area non è difficile scorgere anche l'acero campestre, il pero selvatico, il ciliegio, il carpine nero e il tasso. Nel bosco fioriscono anemoni, peonie, primule, ciclamini, genziane e la rara orchidea Epipactis purpurata che contribuiscono a rendere ancora più fiabesco questo territorio protetto popolato da una rara avifauna composta dal picchio dorsobianco al picchio dalmatino e la piccola balia dal collare. Non è raro avvistare piccoli mammiferi e altri animali molto presenti in Abruzzo come il lupo, l’orso e il gatto selvatico. Il Parco Nazionale della Majella e l'eremo di Sant'Antonio Il bosco è stato a lungo tutelato come Riserva regionale, ma dal 1992 è diventato parte del Parco nazionale della Majella e anche per questo ha visto crescere il numero di visitatori che ogni anno lo scelgono durante il periodo estivo per escursioni e passeggiate a cavallo. Durante l’inverno, invece, il Bosco di Sant'Antonio si trasforma in una suggestiva meta per la pratica dello sci di fondo. Visitare il Bosco di Sant’Antonio e percorrere il sentiero che porta all’omonimo eremo risalente al XIV-XV secolo non richiede abilità particolari. 2,8 chilometri di sentiero ad anello con un dislivello totale di 70 metri da percorrere agevolmente in meno di un’ora e ben protetti dall’ombra dei faggi. Gli ampi prati verdi e i tavolini in legno posizionati in diverse aree del Bosco, lo rendono il luogo perfetto anche per picnic e pomeriggi di relax con tutta la famiglia.
Natura
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Parco Nazionale del Gargano

Il Parco Nazionale del Gargano, un’isola di biodiversità Il Parco Nazionale del Gargano si trova nello sperone d’Italia, il promontorio che si estende nel mare Adriatico nella parte settentrionale della Puglia. Si tratta di un territorio unico, dove sono presenti il 35% di tutte le specie botaniche italiane che riflettono un’altrettanta varietà di paesaggi, dal mare delle Isole Tremiti a importanti zone umide che lambiscono fitte foreste. Una terra antica, ricca di cultura, arte e spiritualità, dalla bellezza multiforme. Un sorprendente micro-cosmo di habitat diversi Il filo conduttore di ogni visita al Parco Nazionale del Gargano è l’osservazione della varietà dei suoi habitat che si traduce in un mosaico di paesaggi. In una zona non più grande di una provincia media italiana trovate spiagge di sabbia finissima intervallate da alte scogliere con grotte e archi naturali, laghi costieri e zone umide, estensioni di macchia mediterranea che sconfinano in una foresta millenaria, altopiani carsici con doline alternati a colline e a pianure steppose sui cui si elevano borghi bianchi come Rodi Garganico, Vieste, Peschici sulla costa oppure Ischitella, Mattina o Monte Sant’Angelo, tutti con vista mare. Se a questo si aggiunge che, da un punto di vista geologico, il promontorio è stato originariamente un’isola separata dal resto della penisola italiana, alla varietà si somma la presenza di endemismi, cioè di specie che esistono solo in questo territorio, per esempio la campanula garganica o il fiordaliso delle Tremiti. Ecco spiegato perché il promontorio del Gargano sorprende i naturalisti e stupirà anche voi. Il paesaggio scolpito del Gargano Scolpite sembrano le alte falesie bianche della costa adriatica, scolpite le vallate carsiche che l’azione della pioggia rende sempre più profonde. Sono almeno 4 mila le doline, cavità di origine carsica, che si trovano nel Parco: quella di Pozzatina, nel comune di San Nicandro Garganico, è la più spettacolare, profonda 132 metri, si presenta come una conca ricoperta da un fitto bosco di lecci e querce. Sulla costa si trovano diverse grotte e archi naturali modellati dalla forza del mare da visitare in barca partendo dai porti di Vieste e Peschici. Le zone umide delle lagune di Varano e Lesina Il primo cronista delle zone umide del parco del Gargano è stato nientemeno che l’imperatore di Svevia Federico II (1194-1250). Nel suo trattato De arte venandi cum avibus (l’arte della caccia con gli uccelli) descrive la falconeria e l’avifauna che osservò per lo più in Puglia nelle zone paludose di Frattarolo e del lago Salso, oggi nel comune di Manfredonia, note come Paludi di Federico II, ricche di canneti, luoghi ideali per il birdwatching. Nella zona settentrionale del parco ci sono i laghi di retrodunali di Varano e Lesina, bacini di acqua salmastra che si sono formati con l’accumulo di detriti che hanno chiuso baie costiere. Oggi i laghi sono considerati zone umide di grande importanza, quali stazioni di sosta degli uccelli migratori in rotta dal nord Europa verso l’Africa. Tutto il territorio calcareo del Gargano è inoltre ricco di sorgenti e ristagni di acqua che sono vitali per anfibi e rettili. Gli animali e le piante del parco del Gargano Tra gli animali che potete vedere nel loro habitat naturale nel parco c’è il capriolo italico, una sottospecie endemica che vive solo qui, oltre a numerosi cinghiali, daini, donnole e gatti selvatici. Davvero tanti gli uccelli che nidificano nel Gargano, circa 170 specie, tra i quali 5 diversi picchi, rapaci diurni, falchi pescatori, le rare aquile anatraie minori, oltre ad anatre, aironi, oche selvatiche, e fenicotteri. Tra gli alberi ne trovate alcuni secolari, veri e propri monumenti della natura, come il carrubo di 13 metri di circonferenza nel parco di Pugnochiuso, nel comune di Vieste o i 2 pini d’Aleppo alti 30 metri a Vico Gargano dove vive anche un leccio di 17 metri e con un tronco di 5 metri di diametro, presso il convento dei Cappuccini. Quanto alle faggete vetuste della Foresta Umbra, sono state dichiarate patrimonio naturale dell’umanità dell’Unesco nel 2017. E poi ci sono i fiori: nelle radure e nelle praterie steppiche fioriscono 85 specie di orchidee selvatiche di tutti i colori e forme. Le isole Tremiti Del parco fa parte l’arcipelago delle isole Tremiti, a 12 miglia dalla costa del Gargano, tra le isole più belle del Mediterraneo. Per la limpidezza delle acque, le grotte e la ricchezza della vita sottomarina sono un paradiso per chi ama le immersioni. Sono 5 isolette, delle quali solo 2 (San Domino e San Nicola) sono abitate, altre 2 (Capraia e Cretaccio) sono poco più che scogli, mentre Pianosa è inaccessibile perché si trova nella riserva integrale dell’Area marina protetta. San Domino, dove sono presenti le strutture ricettive, è ricoperta da una fitta foresta di pini d’Aleppo che scendono fino al mare ombreggiando piccole cale di sabbia e di scogli: il luogo ideale per chi, per una una vacanza al mare, ama circondarsi di sola natura.
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Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

Appennino Tosco-Romagnolo: nell’avvolgente silenzio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Se desiderate staccare la spina, una fuga rigenerante nella natura del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna fa al caso vostro. Tra i boschi, i crinali e le mulattiere dell’Appennino Tosco-Romagnolo troverete numerosi sentieri da attraversare a piedi o in bicicletta. Ben 600 chilometri di escursioni, anche in sella a cavalli e asini, e traversate su battelli elettrici. Escursioni a piedi Camminare è il modo migliore per immergersi nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Agli escursionisti alle prime armi suggeriamo i “Sentieri Natura”: 9 percorsi agevoli da vivere in piena autonomia. Sono rivolti a tutti, anche agli ipovedenti o a persone con difficoltà di deambulazione, e sono ricchi di postazioni interpretative con pannelli di approfondimento informativo per ogni visitatore. Imperdibile il Sentiero delle Foreste Sacre, 7 tappe che congiungono il Lago di Ponte di Tredozio a La Verna, per 7 giorni di cammino. Attraverserete il verde manto delle Foreste Casentinesi, visitandone i luoghi più suggestivi. Sarete avvolti in un silenzio totale, lontano dal frastuono delle città, e interrotto solo dai fruscii degli alberi e lo scricchiolio dei vostri passi. Ad accrescere la già variegata offerta escursionistica del Parco, ecco i Cammini e le Vie di Pellegrinaggio. Vi segnaliamo il Cammino di Assisi, che tra i boschi tosco-romagnoli dell’area protetta conduce al santuario della Verna, dove San Francesco ha dimorato e ricevuto le stigmate. Provate anche il Cammino di Dante, un anello di circa 380 chilometri, che congiunge la Romagna al Casentino in 20 tappe. Percorrerete le antiche strade medievali del Sommo Poeta, i cui punti di partenza e arrivo sono, rispettivamente, la Tomba di Dante a Ravenna e il Museo Casa di Dante a Firenze. L’itinerario ha ricevuto il prestigioso riconoscimento di Best in Travel 2021 di Lonely Planet, classificandosi al primo posto nella categoria turismo culturale sostenibile e slow. Infine, passeggiate lungo l’Alta Via dei Parchi: 27 tappe attraverso l’Appenino tra l’Emilia Romagna, la Toscana e le Marche, che attraversa ben 10 province, tra salite e discese ricche di fascino. Escursioni in bici Se amate le due ruote, il territorio del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi rappresenta indubbiamente un ambiente unico. Da agonisti o amatori, troverete percorsi per tutti i gusti, che vi regaleranno panorami mozzafiato. I vostri occhi spazieranno dalla Romagna alla Toscana, fino a vedere i due mari e persino le Alpi, nelle giornate più limpide. Pedalerete al fresco di secolari faggi e abeti. Tra le varie piste forestali, vi segnaliamo quella della Lama. Nata dalla riqualificazione di una vecchia ferrovia, è oggi la più bella d’Italia. È lunga circa 20 chilometri e vi darà modo di osservare la biodiversità che caratterizza questi luoghi. Escursioni alternative Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi offre anche la possibilità di visitare il suo immenso territorio con la guida di accompagnatori esperti, che vi aiuteranno a muovervi in tutta sicurezza e a interpretare al meglio la natura circostante. Tra le tante proposte di escursioni, provate quelle in sella a cavalli e asini, rivolte a singoli, gruppi e famiglie. Pony e asinelli per i più piccini. Il tutto contornato da programmi a carattere faunistico, geologico, archeologico e degustativo. Non finisce qui. Se visitate il Parco nella bella stagione, potete approfittarne per un’escursione in battello elettrico. Raggiungerete gli angoli più remoti del Lago di Ridracoli, in una traversata di 45 minuti, accompagnati dal racconto sulla storia della diga e da una guida pronta a soddisfare ogni vostra curiosità.