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Per le tue vacanze nella natura parti alla scoperta dei parchi nazionali d’Italia.
La rete di riserve naturali e aree protette italiane a tutela del grande patrimonio nazionale di biodiversità è ricca e variegata.
Paesaggi unici, territori ricchi di bellezze naturali costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali e marine.

 

Parchi Nazionali 69 risultati di ricerca
Natura
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Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena

Il Parco nazionale de La Maddalena, incanto mediterraneo Con i suoi 180 km di coste, il Parco nazionale della Maddalena, nel nord della Sardegna, può vantare alcune delle spiagge più belle del mar Mediterraneo. Amanti del mare paradisiaco non potete non mettere nel vostro palmarès luoghi come la spiaggia Rosa dell’isola di Budelli, cala Corsara e cala Granara a Spargi, cala Napoletana e del Relitto a Caprera. Nel parco della Maddalena, l’architetto della natura qui si è davvero sbizzarrito con le forme e i colori: le rocce di granito rosa e l’azzurro del mare rendono irresistibile questo angolo di paradiso sulle Bocche di Bonifacio. La Maddalena e Caprera Sono 62 le isole e gli isolotti che compongono il parco dell’arcipelago della Maddalena. L’isola maggiore è punto di approdo grazie al frequente servizio di traghetti da Palau, sulla vicina costa sarda: il centro storico è un delizioso dedalo di stradine che degradano verso il mare, sempre animate di giorno come di sera. Dal porto con l’autobus si può fare il periplo dell’isola per fermarsi nelle sue tante spiagge: Spalmatore è una profonda insenatura ben protetta quando soffia il maestrale; le spiagge di Bassa Trinita e Monti d’Arena conservano dune di sabbia per proteggere le quali sono state costruite passerelle che evitano il calpestio e consentono anche ai disabili un comodo accesso al mare. I tramonti più belli sono quelli che si godono da Punta Tegge, di fronte all’isola di Spargi. L’isola di Caprera, collegata da un ponte alla Maddalena, è il vero incanto del Parco dell’arcipelago. La fitta pineta che la ricopre la dobbiamo a Giuseppe Garibaldi, che volle trascorrere gli ultimi anni della sua vita dal 1856 al 1882 in uno dei luoghi più belli di tutta l’isola. La sua casa e luogo di sepoltura, merita assolutamente di essere visitata non solo per una curiosità storica, ma per la gradevole atmosfera che emana un luogo che fu di certo molto amato: a 4 km dalla casa nel Forte Arbuticci c’è il memoriale Garibaldi, che racconta la sua vita a dir poco avventurosa. Il resto dell’isola è un ripetersi di baie e spiagge, una più bella dell’altra, in una delle quali trovate il Centro Velico, una delle più note scuole di vela italiane. Gli isolotti dell’arcipelago L’isola di Budelli è celebre per un’insenatura esposta a sud-est, nota come spiaggia Rosa, dal colore della sabbia. La colorazione è data dalla presenza di detriti dello scheletro di animaletti acquatici (Miriapora truncata, Miniacina miniacea) che si concentrano in quel luogo per una serie di fattori: la presenza di una prateria di Posidonia, la forma dei fondali, perché vi sono correnti a bassa energia, perché protetta dai venti occidentali da una folta siepe di ginepro. Modificare solo uno di questi fattori, per esempio con il moto ondoso delle imbarcazioni che intensificherebbe l’energia delle correnti, potrebbe alterare il delicato equilibrio e innescare un processo di degrado irreversibile. Per questo la spiaggia Rosa non è accessibile e si può vedere a distanza da passerelle allestite dal parco. Altrettanto bella e fragile la candida spiaggia del Cavaliere di Budelli, nella parte nord-est, una piscina naturale affacciata su cosiddetto Porto della Madonna, lo specchio d’acqua delimitato da Budelli e dalle isole di Razzoli e Santa Maria, uno dei luoghi più ambiti dai diportisti. A causa dell’erosione dell’arenile, dall’estate del 2020 la spiaggia è aperta solo parzialmente. Bellissime anche le spiagge di Spargi, la più grande e la più verde delle isole minori, dove, grazie alla presenza di acqua dolce, nidificano molti uccelli protetti: quanto alle spiagge, con cala Corsara e cala Granara siamo nella top 10.
Natura
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Parco Nazionale delle Cinque Terre

Liguria, Parco Nazionale delle Cinque Terre: tra sentieri e mare È tra i più piccoli d’Italia e, al contempo, il più densamente popolato: il Parco Nazionale delle Cinque Terre, con il suo paesaggio atipico e fortemente alterato dall’uomo, è diventato Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Si configura come il vero tratto identitario delle Cinque Terre e offre ai suoi visitatori una rete sentieristica costellata di itinerari panoramici di cui è impossibile non innamorarsi. La rete dei sentieri I sentieri delle Cinque terre sono stati per secoli l’unica forma di collegamento tra un paese e l’altro. Parliamo di una rete di 120 chilometri, che oggi vi consente di attraversare in lungo e in largo l’intero territorio, proponendovi percorsi diversi. Potete scegliere, tra i tanti, l’Itinerario dei vigneti terrazzati, che si snoda da Riomaggiore a Corniglia, ma solo se siete degli escursionisti esperti, perché è un tragitto lungo oltre 8 chilometri e con 73 metri di dislivello. Camminerete lungo orti coltivati, fino al crinale della Costa Corniolo: da qui ammirerete la punta Montenero a levante e il Golfo delle Cinque Terre a ponente. Poi, con l’antica scalinata, in parte in pietra e in parte scavata nella roccia, scenderete verso Manarola, con le sue scenografiche visuali. Vi affascinerà anche l’Itinerario Insediamenti Antichi, che congiunge Riomaggiore a Fossola. Un sentiero ancora più lungo, di 11 chilometri, che corre tra muri a secco, affiancati dal torrente Rio Major, tra ontani e sambuchi neri. Ai più romantici consigliamo la Via dell’Amore, passeggiata interamente lastricata a picco sul mare, che da Riomaggiore consente in pochissimo tempo di raggiungere il borgo di Manarola, regalando incantevoli scorci. E ancora, gli Itinerari Santuari e Chiese, come quello che parte dall’abitato di Monterosso e si dirige verso il Santuario di N.S. di Soviore, alternando scalinate a lunghi tratti di sterrato, attraverso case, macchia mediterranea e fitti boschi di lecci e castagni. O il sentiero per il Santuario di Reggio, che si snoda lungo le valli tra Monterosso e Vernazza tra i 500 e 350 metri di quota. Da non perdere anche il Parco Letterario di Monterosso, dedicato a Eugenio Montale, dove vivrete in prima persona le emozioni che il poeta ligure ha saputo esprimere nei suoi versi, in un abbraccio tra mare e terra. L’Area Marina Protetta La meravigliosa offerta del Parco Nazionale delle Cinque Terre continua con i percorsi offerti nell’Area Marina Protetta. Itinerari da fare a nuoto, come il Percorso natatorio nell’AMP Cinque Terre, lungo 700 metri, che parte da Vernazza e prosegue sottocosta, delimitato da piccole boe, per impedire la navigazione e la sosta ai mezzi nautici di diporto. Lo stesso tratto di costa è adatto a snorkeling ed escursioni su kayak, per valorizzare un tratto di mare estremamente scenografico, tra stelle marine, aragoste e barracuda. Sub anche per disabili, per un’esperienza di mare priva di barriere, come quello a Punta Corone, a Monterosso. L’itinerario è segnalato da una cima sorretta da picchetti e colpisce per la prateria Posidonia oceanica. Il Santuario dei Cetacei Le acque che bagnano i cinque borghi gioiello, incastonati tra mare e colline, sono particolarmente importanti dal punto di vista biologico e così ricche di nutrienti da essere paragonate a quelle atlantiche. Il modo perfetto per concludere il vostro soggiorno al Parco Nazionale delle Cinque Terre è sicuramente quello di visitare il Santuario dei Cetacei. In quest’area, infatti, nella bella stagione, potrette assistere a uno spettacolo magico, avvistando le balene, i delfini e i capodogli che trovano nel Mar Ligure l’habitat ideale e le condizioni necessarie all’approvvigionamento del cibo e alla riproduzione.
Arte & Cultura
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Portovenere

Porto Venere, nel parco dove la natura è poesia Il nome di una dea gli si addice: Porto Venere sorge dalle acque in splendida posizione all'estremità meridionale della penisola nel Golfo dei Poeti. Per gli amanti del mare questo è un autentico paradiso, tra i siti catalogati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere comprende l’antico borgo, l’Area Marina Protetta a tutela della purezza delle acque, e le tre isole vicine: Palmaria, Tino e Tinetto. Le gioie del mare I traghetti di linea in partenza da Porto Venere approdano sull’isola antistante Palmaria, splendida oasi marina. Potreste accontentarvi solo di un giro panoramico sul mare, ammirando anche le altre due isolette dell’arcipelago, Tino e Tinetto, ma vale la pena di fermarsi a Palmaria per godersi una strepitosa giornata di mare. Qui le spiagge sono tra le più belle della Liguria. Una volta arrivati a Palmaria, il traghetto effettua fermate a Cala Pozzale e Cala Fornace, spiagge non raggiungibili in altro modo. Nella prima, alla lingua di ciottoli e piccoli scogli fanno da cornice pini e mirti e l’acqua è smeraldina, come anche nella seconda, una baia con la scogliera alle spalle. Più grande è la Spiaggia del Secco, sulla punta omonima, attrezzata per garantire ogni comfort. Per chi pratica immersioni, la meraviglia continua nei fondali, un mondo variegato fatto di falesie a strapiombo che proseguono in profondità e grotte sommerse. Cavallucci, stelle marine e la prateria di piante acquatiche Poseidonia sono solo alcune delle sorprese che incontrerete in immersione. E basta una semplice maschera per perdersi tra i pesci. In barca potete visitare la Grotta Azzurra, così chiamata perché i riflessi della luce dipingono una tavolozza in tutte le sfumature dell’azzurro. Se desiderate esplorare l’interno dell’isola, potete avviarvi lungo i sentieri ben tracciati ed organizzati ad anello per un tempo totale di percorrenza di circa 3 ore e mezza, con tratti aridi alternati a chiazze di macchia mediterranea. Natura e architettura, alleate in uno scenario magico Porto Venere vanta una storia prestigiosa, risalente al VI secolo a.C., in epoca romana. Qui la natura si confronta con l’architettura, perché tra i vicoli e le case dai tipici colori pastello si incrociano antiche testimonianze delle molte genti passate da questo porto strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale. Della Chiesa di San Pietro apprezzerete i due edifici, uno più recente in stile gotico, l’altro romanico, e resterete stupefatti dalla posizione. Il complesso è arroccato su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, il Promontorio delle Bocche: un luogo circondato da un’atmosfera di spiritualità esaltata dal contesto naturale. Affacciatevi dalla loggia all’esterno, per una visione della costa incorniciata dagli archi. Il Santuario della Madonna Bianca, nel centro storico, è un imponente capolavoro romanico e dopo la visita salite di nuovo verso l’alto, nel punto più elevato di Porto Venere con il Castello Doria, la fortificazione che veglia sul mare. Un luogo ispirante: la Grotta di Byron Senza muoversi troppo dal borgo antico, Porto Venere offre spiaggette per rinfrescarsi con un tuffo. Il luogo da non perdere è tuttavia la Grotta di Byron, nei pressi della Chiesa di San Pietro, così denominata perché il poeta britannico trovava nei pressi ispirazione per i suoi componimenti. Potete arrivarci a piedi attraverso un sentiero oppure con una barca privata. Tuffatevi armati di maschera e lasciatevi ugualmente ammaliare da questo antro profondo scavato in una suggestiva falesia. Osservate anche le pareti della grotta, ricche di affascinanti concrezioni. Di sera, shopping e i piaceri della tavola Una passeggiata nel borgo è anche un invito allo shopping. Sarete attratti dalle sete dipinte a mano e dagli scialli di antica tradizione, i preziosi “mezzari” un tempo utilizzati dalle donne del posto per coprirsi il capo e oggi reinventati in chiave fashion. Interessanti anche le maioliche dai colori vibranti, in vendita nei numerosi atelier. Poi scegliete un ristorante, dall’atmosfera intima e romantica nel centro storico oppure in stile movida sul lungomare caratterizzato dalla Palazzata: la schiera di case-torri a ridosso, che edificate su vari piani si stringono l’una all’altra aggrappandosi alla roccia. Quando ordinate, ricordate che Porto Venere è famosa per i suoi allevamenti di cozze, ostriche, branzini e orate, più una specie di mollusco che porta proprio il nome del luogo. I Mitili di Porto Venere, simili alle cozze, sono deliziosi fritti o come condimento di un piatto di spaghetti.
Natura
Parco Nazionale del Vesuvio, Campania

Parco Nazionale del Vesuvio

Il Parco Nazionale del Vesuvio, terra di fuoco e di rinascita Il Parco nazionale del Vesuvio tutela il territorio dell’unico vulcano attivo dell'Europa continentale, simbolo della città di Napoli. Un’ascesa lungo le sue pendici, tra profumo di ginestre e odore di zolfo, regala l’emozione di affacciarsi sul cratere del Gran Cono, in un paesaggio caratterizzato dalle formazioni geologiche modellate dall’ultima eruzione del 1944. Un territorio unico, ricco dei tesori archeologici di Pompei ed Ercolano, e dei frutti di una terra straordinariamente fertile. Una spettacolare caldera con un cono attivo Visitare il Parco Nazionale del Vesuvio consente di fare una passeggiata nella storia di almeno due milioni di anni. La grande caldera del Somma rappresenta quello che resta di un antico vulcano di trecentomila anni fa e al suo interno si trova il Gran Cono del Vesuvio (1281 metri), dalla tipica forma a cono tronco, con un diametro di 450 metri e una profondità di 300 metri. Al suo interno sono presenti piccole fumarole che rivelano il suo stato di “riposo attivo”. Lungo il sentiero numero 5 tracciato sulle ceneri e i lapilli dell’ultima eruzione, quella del 1944, si può ammirare l’interno del cratere. Conquistata la cima, si viene ripagati dalla grandiosa vista sul golfo e sulla città di Napoli. In tutto i sentieri sono 11. Il numero 9 consente di osservare come la vegetazione stia riprendendo possesso del territorio sulle colate laviche del Novecento, avvenute nel 1906, nel 1929 e nel 1944. Come le piante pioniere hanno il meglio sulla lava Malgrado il susseguirsi di eruzioni, le pendici del Vesuvio sono ricoperte di una fitta vegetazione che si è riformata sulle colate laviche per il fenomeno della “successione ecologica”: quando la lava si raffredda, i primi a colonizzarla sono licheni e muschi, le specie cosiddette pioniere, organismi molto resistenti che formano un primo substrato organico sul quale possono iniziare a svilupparsi organismi più complessi come le felci o alcune graminacee che creano a loro volta uno strato per vegetali con apparati radicali più complessi. Oggi sulle zone interessate dalle eruzioni più recenti si può osservare un lichene grigio e filamentoso (Stereocaulon vesuvianum) che prepara il terreno per altre piante, mentre colate più antiche presentano specie arbustive come l’elicriso, il cisto, l’artemisia e la valeriana rossa. Lo step successivo è quello delle ginestre, di cui si vedono ampie estensioni che in primavera colorano di giallo il Vesuvio. I diversi stadi della “successione ecologica” si possono osservare bene lungo il sentiero numero 3, dove a tratti di lava ancora nuda sono affiancate zone colonizzate da licheni, alternate a ginestreti e boschi di leccio. Cosa visitare nel Parco nazionale del Vesuvio Dopo le escursioni al cratere, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio si può visitare il Museo del Parco nel comune di Boscoreale, dove sono esposti plastici che consentono di visualizzare l’evoluzione del vulcano, materiali che illustrano le peculiarità del suolo e della biodiversità, così come il racconto della complessa interazione tra le popolazioni umane e l’ambiente vulcanico. A Boscoreale c’è un museo archeologico, l’Antiquarium, per conoscere il territorio del Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C. che interessò Pompei e Ercolano. In quest’ultima località sorge il primo Osservatorio vulcanologico del mondo, creato nell’Ottocento per le prime ricerche e misurazioni sull’attività sismica, con gli strumenti originali. Tra i comuni sulle pendici del Vesuvio, può essere interessante visitare Borgo Casamale a Somma Vesuviana, l’unico quartiere medievale rimasto in zona, Terzigno, zona di lavorazione della pietra lavica, dov’è stato inaugurato un museo con i reperti archeologici di diverse ville romane, mentre a Torre del Greco si va a visitare Villa le Ginestre, dove fu ospitato il poeta Giacomo Leopardi. I buoni prodotti di una terra fertilissima Il Lacryma Christi è un vino DOC bianco e rosso prodotto con vari vitigni coltivati alle pendici del Vesuvio, la cui gradevolezza era nota sin dai tempi degli antichi romani. Anche le albicocche, di cui nell’area si coltivano circa 40 varietà, sono conosciute per essere dolci e saporite, e il segreto sta sempre nei terreni vulcanici, ricchi di minerali, in particolare di potassio. Lo stesso si può dire della ciliegia del Monte, dai frutti giallo-rosati e dalla polpa chiara e soda e dell’uva catalanesca, chiamata così perché importata dalla Catalogna da Alfonso di Aragona nel Quattrocento, che ha la caratteristica di rimanere integra sulla pianta fino a Natale. Non si può lasciare il parco senza aver assaggiato (o acquistato) i pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP, raccolti a grappoli: appesi in luoghi ben asciutti possono durare anche 7-8 mesi, dall’estate fino alla primavera successiva, conservando il loro sapore intenso che deriva da un’alta concentrazione di zuccheri e dalla ricchezza di acidi organici. A rendere il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio uno dei luoghi più affascinanti e tra i più visitati al mondo è un mix di ricchezze naturalistiche, paesaggi mozzafiato, coltivazioni secolari, tradizioni popolari e molto altro ancora.
Natura
Punta Aderici

Punta Aderci

Punta Aderci, nel cuore di una riserva naturale Spiagge lambite da un mare terso in un contesto naturalistico di grande bellezza: siamo in uno dei tratti di costa più sorprendenti del Mar Adriatico, in Abruzzo, nell’area protetta di Punta Aderci. Qui la vacanza è completa, in un interessante connubio di relax marinaro ed esplorazione degli splendidi scenari. Un litorale variegato, tra sabbia, ciottoli e promontori. La tutela dell’ambiente è un punto di forza L’area protetta di Punta Aderci, la prima istituita lungo le coste dell’Abruzzo, si estende per 285 ettari dal Porto di Vasto fino alla foce del fiume Sinello. Includendo tutta l’area esterna, sono in totale 400 ettari di natura selvaggia e incontaminata. L’ambiente è tutelato in ogni suo aspetto. I visitatori sono dunque invitati a rispettare la flora e ogni singolo angolo di questo luogo magnifico. Un anfiteatro sul mare Una delle gemme della riserva è la Spiaggia di Punta Penna. Si raggiunge attraverso un percorso a gradini ed è una lunga lingua di sabbia a forma di anfiteatro, delimitata alle spalle da affascinanti dune. La spiaggia è libera e gratuita, per la sua conformazione adatta a tutti, anche alle famiglie con bambini. L’Adriatico, qui, è di perfetta limpidezza e fondale sabbioso e digradante, ideale per una balneazione piacevole e sicura. Con un colpo di fortuna, potreste provare l’emozione di ritrovarvi a nuotare accanto alle tartarughe marine o di vedere in lontananza un delfino in uno dei suoi spettacolari salti. Dopo un bagno di sole è interessante visitare il Faro. Con i suoi 70 metri, è il secondo più alto d’Italia, dopo la Lanterna di Genova. Armatevi di pazienza e salite i 307 scalini che conducono alla sommità. Lo sforzo vale la pena: da lassù lo sguardo spazia su chilometri di costa e se la giornata è limpida ammirerete un panorama immenso, da Ortona al Gargano. Di spiaggia in spiaggia Camminando lungo la spiaggia di Punta Penna, una piacevole passeggiata porta a un altro lido incantato: la spiaggia dei Libertini. La sabbia fine lascia il posto ai ciottoli, ma il fondale resta sabbioso, basso, punteggiato di piccoli scogli. La leggenda vuole che il nome derivi da vicende risalenti a un secolo fa. Sembra che le suore del vicino convento venissero proprio qui a godersi un momento di sole e aria aperta, scoprendo leggermente gambe e braccia. Un comportamento proprio libertino! Da qui, risalendo la gradinata, si arriva in cima alla spettacolare falesia che protegge la spiaggia e quindi al promontorio di Punta Aderci, a 26 metri sul livello del mare. Sull’altro lato del promontorio si apre un’altra incantevole spiaggetta. Fate un tuffo e proseguite verso quella di Mottagrossa: qui regnano una pace perfetta e un grande silenzio. Lungo i sentieri Dalla spiaggia di ciottoli di Mottagrossa fino alla foce del fiume Sinello, confine della riserva, inizia una zona selvaggia, 3 chilometri di percorso panoramico. Ci si può muovere a piedi o in mountain bike, attraverso fresche pinete, valloni verdeggianti e ampi tratti di macchia mediterranea. Meglio procurarsi una mappa dei sentieri, fornita dall’amministrazione della riserva. Verso la foce del fiume Sinello si incontrano le arcate in mattoni che un tempo delimitavano il tracciato della ferrovia, quindi inizia il sentiero che costeggia il fiume. La ricchezza della fauna e della flora Gigli di mare, euforbia, papavero delle dune, elicriso, mirto sono le specie che vi faranno compagnia durante le soste sul mare. Sulle dune, che possono raggiungere i 10 metri di altezza, volano fenicotteri, aironi cenerini, garzette, martin pescatori, falchi e sparvieri. Se siete appassionati di birdwatching munitevi di un binocolo per ammirarne i volteggi. Il fratino è stato scelto come simbolo della riserva, poiché sulla costa vastese nidifica proprio sulle spiagge, deponendo le uova a terra. Piccolo, grigio e bianco, intorno agli occhi ha una sorta di mascherina nera e la testolina tonda: lo vedrete aggirarsi tra le dune in uno spettacolo che suscita tenerezza ed entusiasmo. Non disturbatelo mentre zampetta becchettando per nutrirsi dei piccoli insetti di cui va ghiotto. I trabocchi Sono strutture particolarissime, una specie di palafitte per la pesca, tipiche del tratto di litorale del Medio Adriatico compreso tra Ortona e Vasto. Gabriele D’Annunzio, il poeta di origini abruzzesi, li definì “ragni colossali”. Molti sono stati restaurati e punteggiano il mare. Alcuni hanno il ristorante e propongono deliziose cene di pesce sospese sull’acqua.
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Photo by: Federico Garofalo

Bosco di Sant'Antonio

Il Bosco di Sant'Antonio: un mondo fiabesco Da sempre sinonimo di paesaggi fiabeschi per i suoi faggi secolari a “candelabro”, il Bosco di Sant’Antonio era considerato una foresta sacra dedicata a Giove in età classica e soltanto durante il medioevo fu consacrato al Santo a cui è dedicato tuttora. Una delle più belle faggete d'Abruzzo che si estende per 17 ettari, il Bosco di Sant'Antonio si trova nel comune di Pescocostanzo, ai piedi della Majella tra le dorsali del Monte Pizzalto e del Monte Rotella. I faggi secolari dalle forme più bizzarre dominano questa Riserva Naturale, ma nell’area non è difficile scorgere anche l'acero campestre, il pero selvatico, il ciliegio, il carpine nero e il tasso. Nel bosco fioriscono anemoni, peonie, primule, ciclamini, genziane e la rara orchidea Epipactis purpurata che contribuiscono a rendere ancora più fiabesco questo territorio protetto popolato da una rara avifauna composta dal picchio dorsobianco al picchio dalmatino e la piccola balia dal collare. Non è raro avvistare piccoli mammiferi e altri animali molto presenti in Abruzzo come il lupo, l’orso e il gatto selvatico. Il Parco Nazionale della Majella e l'eremo di Sant'Antonio Il bosco è stato a lungo tutelato come Riserva regionale, ma dal 1992 è diventato parte del Parco nazionale della Majella e anche per questo ha visto crescere il numero di visitatori che ogni anno lo scelgono durante il periodo estivo per escursioni e passeggiate a cavallo. Durante l’inverno, invece, il Bosco di Sant'Antonio si trasforma in una suggestiva meta per la pratica dello sci di fondo. Visitare il Bosco di Sant’Antonio e percorrere il sentiero che porta all’omonimo eremo risalente al XIV-XV secolo non richiede abilità particolari. 2,8 chilometri di sentiero ad anello con un dislivello totale di 70 metri da percorrere agevolmente in meno di un’ora e ben protetti dall’ombra dei faggi. Gli ampi prati verdi e i tavolini in legno posizionati in diverse aree del Bosco, lo rendono il luogo perfetto anche per picnic e pomeriggi di relax con tutta la famiglia.
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