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Immergiti tra dolci colline e paesini pittoreschi. L'Italia ospita alcuni dei borghi più belli al mondo, che offrono uno sguardo ravvicinato della ricca storia del paese. 

Metti in cima alla lista l’esperienza autentica di visitare le strade medievali di Siena o le caratteristiche Cinque Terre. Di viverne l’essenza.

 

Borghi 124 risultati di ricerca
Arte & Cultura
Gubbio - Piazza Grande

Gubbio

Una giornata a Gubbio, la città di pietra dell’Umbria È nota come la “città di pietra” e sorge sul fianco del monte Igino: Gubbio vi conquisterà a prima vista con il suo fascino medievale tutto da scoprire nel suo labirinto di vicoli e stradine. La lunga storia di Gubbio Le origini di Gubbio affondano le radici nell’antica civiltà umbra, come testimoniato dalle cosiddette Tavole Eugubine scritte in lingua umbra e risalenti al III-I secolo a.C. Potete ammirarle nelle sale del Museo Civico a Palazzo dei Consoli. Il periodo d’oro di Gubbio ha inizio intorno al Mille, all’epoca dei Comuni. Sotto la guida del vescovo Ubaldo, nel 1100, la città vinse una guerra contro Perugia. Nel frattempo si diffusero le arti e i mestieri, tra cui la lavorazione delle maioliche. Con il 1300 la città assunse la forma che ha ancora oggi. È a quell’epoca che risalgono alcuni dei palazzi più belli di Gubbio. Una passeggiata in centro Cominciate il giro dal gioiello di Gubbio, Piazza Grande o Piazza della Signoria, una piazza “pensile” che si affaccia sulla città. Ai suoi lati si trovano i palazzi pubblici della città: Palazzo dei Consoli in stile gotico e Palazzo Pretorio, uno di fronte all’altro. Date un’occhiata anche al Palazzo Ranghiasci Brancaleoni che si trova sulla stessa piazza. A due passi c’è il Palazzo Ducale in stile rinascimentale. Dai giardini di Palazzo Ducale si ha una bella vista sulla città. Fate attenzione alla porta alta e stretta a lato del grande portone: è la Porta del morto. Secondo la leggenda da qui passavano le bare dei defunti. Lungo le mura, che si trovano poco sopra il palazzo e risalgono al 1200, si aprono sei porte, alcune delle quali ancora decorate con pitture e stemmi cittadini. Tra le chiese non dovreste perdere la cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo. Merita un salto anche la chiesa di San Francesco. Si dice che qui Francesco fu accolto dopo aver lasciato la casa di suo padre e tutti i suoi averi. Si trova ai piedi della città, dove nel Medioevo si teneva il mercato e c’è ancora la lunghissima Loggia dei Tiratori, costruita nel 1600 dalla corporazione dei tessitori. Qui tendevano i panni di lana appena tessuti. La vera meraviglia di Gubbio è tuttavia la Fontana dei Matti davanti al palazzo del Bargello. Tutti possono ottenere la patente da matto facendo tre giri intorno alla fontana e facendosi bagnare alla presenza di un abitante di Gubbio che lo certifichi. Dove spingersi nei dintorni Basta uscire dalle mura medievali di Gubbio e si dischiude un altro mondo di sorprese da scoprire: il teatro romano, il mausoleo romano poco distante, l’abbazia di San Secondo, la secentesca Madonna del Prato ricca di stucchi e la chiesa della Vittorina costruita proprio dove, secondo la leggenda, San Francesco incontrò il lupo. La gola del Bottaccione Nei dintorni di Gubbio si trovano le gole del Bottaccione, ideali per una gita poco fuori città. È una profonda gola dovuta all’erosione del torrente Carmignano, ma è anche ricchissima di testimonianze storiche. Qui si trova un acquedotto che corre lungo la gola e risale al Medioevo. Nella gola si trova anche il Monastero di Sant’Ambrogio, che sorge nei pressi di una cittadella preistorica risalente al paleolitico. L’eremo è del 1300 ed era noto per le sue regole severe oltre che per la posizione inaccessibile che garantiva silenzio e solitudine. Non perdete la visita, a cominciare dalle grotte sotterranee per finire con gli affreschi della chiesa. In cima al monte Igino: la Basilica di Sant’Ubaldo La Basilica di Sant’Ubaldo si trova proprio in vetta al monte che veglia su Gubbio, ma niente paura, se non ve la sentite di scarpinare potete raggiungerla con una comoda funivia e avrete tutta la città ai vostri piedi. Qui si custodisce l’urna con il corpo di Sant’Ubaldo, patrono di Gubbio. E vi arriva anche la famosa corsa della Festa dei Ceri del 15 Maggio. La chiesa è di origini medievali, ma nel corso del 1500 fu ampliata con l’aggiunta del convento e del chiostro. Non fatevi ingannare dalla semplicità dell’esterno, entrate per ammirare la ricchezza delle cinque navate e gli affreschi che raccontano la vita di Sant’Ubaldo.
Arte & Cultura

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio, il borgo che lotta per vivere Solo un lungo ponte pedonale collega Civita di Bagnoregio al resto del mondo. Su uno sperone tufaceo, nel cuore della Tuscia, tra la valle del Tevere e il lago di Bolsena, è uno dei borghi più affascinanti del Lazio, seppure minato dall’erosione della fragile roccia tufacea su cui è sorto. Dai suoi vicoli lo sguardo può raggiungere la spettacolare Valle dei Calanchi, profondi solchi nel terreno creati nei millenni dall’erosione delle acque piovane. Storia del borgo e delle sue frane In questo piccolo borgo sono stratificati almeno 2500 anni di storia: Civita fu fondata dagli Etruschi nel V secolo a.C. quando l’abitato era tutt’uno con quello dell’attuale Bagnoregio (che allora si chiamava Rota). Poi diventò una colonia romana, nel VI secolo longobarda, in seguito fu inglobata in un feudo e nel 1140 divenne libero comune. Nel Rinascimento, Civita ebbe il sopravvento su Rota e conobbe un momento di grande sviluppo, con la costruzione di nuovi palazzi e del Duomo. Dal XV secolo a oggi, però, il territorio di Civita si è letteralmente assottigliato a causa di ben 134 frane che sono state documentate in manoscritti, cronache e varie altre fonti. Nel 1695 un terremoto fece franare dalla rupe l’intero quartiere della contrada Carcere, quella che la collegava a Bagnoregio. Altri importanti crolli si sono verificati nel 1764 e nei secoli successivi. Dal 1965 Civita di Bagnoregio è raggiungibile solo attraverso un viadotto pedonale. Attualmente ci vivono stabilmente una decina di persone. Il borgo di Civita Nel borgo si entra dalla porta di Santa Maria, nota come Porta Cava perché doveva essere originariamente una via tagliata del tufo. Ai lati dell’arco sono murati due bassorilievi che ricordano una vittoriosa rivolta popolare di Civita (1457) contro la famiglia dei Monaldeschi di Orvieto che li opprimeva. Da vedere nel borgo la bella chiesa di San Donato (era il Duomo), rifatta nel Seicento, con interessanti opere d’arte tra cui un Crocefisso ligneo del Quattrocento. Interessante, anche per capire quale sarà il futuro di Civita, il Museo geologico e delle frane, all’interno del cinquecentesco Palazzo Alemanni, che spiega la difficile evoluzione del territorio. Il museo propone anche visite guidate ed escursioni. Infine, uno dei luoghi più venerati di Bagnoregio è la Grotta di San Bonaventura: un’antica tomba a camera etrusca, a strapiombo sulla valle, trasformata nel medioevo in cappella . Al luogo è legata la leggenda secondo la quale qui avvenne la miracolosa guarigione del piccolo Giovanni Fidanza, allora malato, ad opera di San Francesco. La Valle dei Calanchi Civita di Bagnoregio è circondata del fiabesco paesaggio della Valle dei Calanchi, le formazioni geologiche create dall’erosione, piccole valli di terreno argilloso sui cui l’acqua piovana non penetra, ma scivola asportando gli strati superficiali e impedendo la crescita della vegetazione. Il paesaggio unico dei calanchi della Tuscia permette di infilarsi in queste vallate e osservare da vicino formazioni che sembrano castelli di tufo, cattedrali di argilla con guglie e pinnacoli. Esistono in tutta la zona denominata “Forre della Teverina”, compresa tra i comuni di Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d’Agliano, Graffignano e Lubriano. Gli eventi di Civita di Bagnoregio La bellezza e l’unicità di Civita di Bagnoregio ben si prestano all’organizzazione di eventi particolari. Il Venerdì santo per la rievocazione della Passione la statua lignea del Cristo della chiesa di San Donato viene trasportata con una suggestiva processione dalla chiesa di San Donato alla cattedrale di Bagnoregio. Il primo maggio è tradizione trascorrerlo passeggiando tra i calanchi. La prima domenica di giugno e poi ancora la seconda di settembre si tiene il Palio della Tonna, una corsa di quattro asini montati a pelo da fantini, che si svolge nella piazza della chiesa. Il 15 luglio si festeggia il patrono. In ottobre il borgo profuma di caldarroste per la festa delle castagne. A Natale, Civita si illumina con le torce del suggestivo presepe vivente.
Natura
Lago di Como, Lombardia

Lago di Como

Sul Lago di Como tra ville da sogno e borghi da esplorare Il paesaggio del lago di Como unisce montagne, boschi, parchi fioriti e acque limpide su cui si affacciano ville da sogno e borghi da esplorare. Il modo migliore per visitarlo? Navigando. Un sistema di taxi in battello collega tutte le località principali disseminate sui tre rami del lago. Al centro si trova Bellagio, la perla del Lario, ma non è l’unico gioiello su queste rive. A Lecco con Manzoni Il panorama più bello lo vedrete qui, perché Lecco è circondata dai monti. Da non perdere la Basilica di San Nicolò il cui campanile alto 96 metri si vede da ogni punto della città e la Torre Viscontea, unico resto di un castello scomparso. A Lecco si trova anche Villa Manzoni che appartenne alla famiglia dello scrittore fino al 1818 e ospita il Museo Manzoniano. E a proposito di Promessi Sposi: dalla casa di Lucia a Lecco parte un percorso lungo i luoghi manzoniani che arriva fino al castello dell’Innominato sopra Vercurago. Le ville di Bellagio Bellagio sorge sul promontorio centrale del lago e da secoli è considerato un luogo pieno di fascino da visitatori di ogni paese. Qui sorgono alcune delle ville più belle affacciate sull’acqua, come Villa Serbelloni che risale al 500 e nel tempo ha accolto ospiti come Leonardo da Vinci o la regina Vittoria. Merita una visita anche la neoclassica Villa Melzi d’Eril il cui parco era amatissimo dal compositore Franz Liszt. La passeggiata degli Innamorati di Varenna A Varenna arrivate in battello per percorrere la passeggiata degli Innamorati che collega la riva al borgo. Il centro è un labirinto di scale e vicoletti da cui si aprono romantici scorci sul lago. Da visitare: Villa Monastero e il castello di Vezio che domina il paese dall’alto e regala una vista impareggiabile. Mentre siete a Varenna fate un salto a Bellano per visitare l’Orrido, una gola da percorrere su passerelle sospese tra l’acqua e la roccia. A Colico tra forti, abbazie e sport d’acqua Ai piedi del monte Legnone, la cima più alta del Lario, si trova il paese di Colico abitato sin dall’epoca pre-romana. Grazie al vento dolcissimo che spira su questa porzione di costa è il luogo perfetto per chi vuole fare sport d’acqua sul lago. Ma non dimenticate di visitare il secentesco Forte di Fuentes costruito sul colle di Monteggiolo e, poco lontano dal paese, l’Abbazia di Piona del VII secolo. Qui i monaci preparano miele e liquori. Da Menaggio all’Isola Comacina Il lungolago di Menaggio si affaccia su un bel panorama della riva opposta. A 20 minuti a piedi dal centro si arriva a Villa Mylius Vigoni mentre una strada in salita porta al castello fortificato. Scendendo verso l’Isola Comacina fermatevi a Lenno sul Golfo di Venere per visitare Villa del Balbianello costruita nel ‘700 su un promontorio che ospitava un più antico monastero francescano. La migliore visuale sull’Isola Comacina l’avrete passeggiando nei pressi di Santa Maria Maddalena di Ossuccio: è lo spot fotografico da non perdere per chi ama scattare. Se vi trovate in zona il 24 Giugno fermatevi finché fa buio per i Lumaghitt, i fuochi d’artificio sull’acqua per la festa di San Giovanni. Como, Cernobbio e Laglio Non si può dire di aver visitato il lago di Como senza un giro nella città che gli dà il nome. Qui nacquero personaggi come i due Plinii in epoca romana e Alessandro Volta a cui è dedicato il Tempio Voltiano. Da visitare: il Duomo, ultima cattedrale gotica in Lombardia, il Broletto e la torre di città, la Basilica di Sant’Abbondio fuori dalle mura antiche e l’Ermo di San Donato fondato dai benedettini nel XV secolo. Da non mancare il Castello Baradello in posizione panoramica e Villa Olmo, tra le più belle del lago. Cernobbio ospita altre splendide ville: Villa Erba, Villa Bernasconi e Villa Pizzo. Ma la star di questa sponda del lago è Villa Oleandra, frequentata da celebrità hollywoodiane da quando George Clooney l’ha acquistata nel 2002. È delizioso anche il borgo che la ospita, si chiama Laglio. Da qui partono molti sentieri verso il monte Colmegnone. Il più bello è quello che conduce alla Grotta della Buca dell’Orso, una cavità carsica con un lago sotterraneo. Villa Pliniana, una storia d’amore e fantasmi Tra le ville che si affacciano sul lago di Como, questa è quella con la storia più affascinante. Se i muri di Villa Pliniana potessero parlare racconterebbero l’amore proibito tra il principe di Belgiojoso e la principessa Anne-Marie Berthier, entrambi già sposati. Fuggirono trovando rifugio su questa sponda dove vissero in completo isolamento per 9 anni. Si racconta che ogni notte i due amanti si tuffassero nudi nel lago, avvolti solo da un lenzuolo. Chi li vedeva dall’altra sponda si convinse che la villa fosse abitata da un fantasma.
Arte & Cultura

Castello Aragonese di Ortona

Il Castello Aragonese di Ortona: un maniero vista mare La sua posizione spettacolare a strapiombo sul mare lo rende un luogo di gran fascino. Il Castello Aragonese di Ortona, in provincia di Chieti, si affaccia delicatamente sulle sponde dell'Adriatico, rivolto verso la lunga Costa dei Trabocchi, con la sua imponente architettura. Un irrinunciabile viaggio nella storia quattrocentesca legata alla dominazione aragonese sul territorio abruzzese. È risorto dopo un periodo di decadenza Il meraviglioso fortilizio, così come oggi lo conosciamo, risale al periodo che va dal 1450 al 1470, quando trasformò edificazioni precedenti di origine medievale. Doveva servire a proteggere Ortona dall’assalto aragonese Ortona, ma non ci riuscì. La forma quadrangolare in pieno stile rinascimentale fu voluta da Alfonso d’Aragona, che volle ricostruire e rendere più strategica la fortificazione a strapiombo sul mare, così da proteggere il porto della città. Ortona passò nelle mani di Margherita D’Austria nel 1582, che la acquistò per 54.000 ducati per trasformarla in un centro abitato moderno, economicamente florido. L’innovazione edilizia si concentrò sul nucleo abitato, lasciando la roccaforte aragonese pressoché intatta. Il borgo fu gestito da amministrazioni locali poco interessate al destino del castello, condannandolo a un lungo periodo di decadenza. Ulteriori danni alla sua struttura risalgono al Novecento: fu colpito dai bombardamenti del 1943 e da una frana nel 1946. Oggi è tornato a splendere grazie a un attento restauro eseguito negli anni 2000. Una storia movimentata da una cupa leggenda Impossibile narrare le vicende del Castello Aragonese di Ortona senza citare la cosiddetta “leggenda della Ritorna”: si racconta che un ricco mercante fu accolto alla corte del re, conobbe la sua bellissima figlia e se ne innamorò perdutamente. Il Re non desiderava concedere la figlia in sposa a un lupo di mare. Promise quindi al mercante di concedergli la mano della figlia solo se gli avesse portato in dono qualcosa di unico e straordinario. Passarono diversi mesi e del mercante nessuna traccia. La principessa non si dava pace, finché il mare in tempesta, mosso a compassione, la ricondusse dal suo amato sul fondo del mare. Al mattino, sulla spiaggia di Ortona, apparvero frutti mai visti prima. verdi e tondi, che venivano chiamati cervelli di scimmia o Moro degli Osagi. Erano lo straordinario dono per il re. Ancora oggi, nei pressi del Castello, i pescatori giurano di udire i lamenti della principessa nelle notti di burrasca. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Ortona fu ribattezzata da Winston Churchill come La Stalingrado d’Italia: attraversata dalla Linea Gustav, la fortificazione che tagliava in due la penisola, con i nazifascisti a nord e gli angloamericani a sud, fu presa d’assalto e bombardata per circa 6 mesi. Arredi d’epoca, musei e percorsi suggestivi Una visita al maniero aragonese di Ortona ha tutto un suo fascino: in una delle sue torri è possibile visitare un piccolo, ma delizioso museo con immagini d’epoca e arredi appartenuti alle nobili famiglie che lo hanno abitato nel corso dei secoli. I ciclisti e gli amanti delle escursioni possono godere di un comodo percorso che, a partire dal Castello, conduce alla pista ciclabile lungo il litorale di Ortona.
Natura
Parco Nazionale delle Cinque Terre

Parco Nazionale delle Cinque Terre

Liguria, Parco Nazionale delle Cinque Terre: tra sentieri e mare È tra i più piccoli d’Italia e, al contempo, il più densamente popolato: il Parco Nazionale delle Cinque Terre, con il suo paesaggio atipico e fortemente alterato dall’uomo, è diventato Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Si configura come il vero tratto identitario delle Cinque Terre e offre ai suoi visitatori una rete sentieristica costellata di itinerari panoramici di cui è impossibile non innamorarsi. La rete dei sentieri I sentieri delle Cinque terre sono stati per secoli l’unica forma di collegamento tra un paese e l’altro. Parliamo di una rete di 120 chilometri, che oggi vi consente di attraversare in lungo e in largo l’intero territorio, proponendovi percorsi diversi. Potete scegliere, tra i tanti, l’Itinerario dei vigneti terrazzati, che si snoda da Riomaggiore a Corniglia, ma solo se siete degli escursionisti esperti, perché è un tragitto lungo oltre 8 chilometri e con 73 metri di dislivello. Camminerete lungo orti coltivati, fino al crinale della Costa Corniolo: da qui ammirerete la punta Montenero a levante e il Golfo delle Cinque Terre a ponente. Poi, con l’antica scalinata, in parte in pietra e in parte scavata nella roccia, scenderete verso Manarola, con le sue scenografiche visuali. Vi affascinerà anche l’Itinerario Insediamenti Antichi, che congiunge Riomaggiore a Fossola. Un sentiero ancora più lungo, di 11 chilometri, che corre tra muri a secco, affiancati dal torrente Rio Major, tra ontani e sambuchi neri. Ai più romantici consigliamo la Via dell’Amore, passeggiata interamente lastricata a picco sul mare, che da Riomaggiore consente in pochissimo tempo di raggiungere il borgo di Manarola, regalando incantevoli scorci. E ancora, gli Itinerari Santuari e Chiese, come quello che parte dall’abitato di Monterosso e si dirige verso il Santuario di N.S. di Soviore, alternando scalinate a lunghi tratti di sterrato, attraverso case, macchia mediterranea e fitti boschi di lecci e castagni. O il sentiero per il Santuario di Reggio, che si snoda lungo le valli tra Monterosso e Vernazza tra i 500 e 350 metri di quota. Da non perdere anche il Parco Letterario di Monterosso, dedicato a Eugenio Montale, dove vivrete in prima persona le emozioni che il poeta ligure ha saputo esprimere nei suoi versi, in un abbraccio tra mare e terra. L’Area Marina Protetta La meravigliosa offerta del Parco Nazionale delle Cinque Terre continua con i percorsi offerti nell’Area Marina Protetta. Itinerari da fare a nuoto, come il Percorso natatorio nell’AMP Cinque Terre, lungo 700 metri, che parte da Vernazza e prosegue sottocosta, delimitato da piccole boe, per impedire la navigazione e la sosta ai mezzi nautici di diporto. Lo stesso tratto di costa è adatto a snorkeling ed escursioni su kayak, per valorizzare un tratto di mare estremamente scenografico, tra stelle marine, aragoste e barracuda. Sub anche per disabili, per un’esperienza di mare priva di barriere, come quello a Punta Corone, a Monterosso. L’itinerario è segnalato da una cima sorretta da picchetti e colpisce per la prateria Posidonia oceanica. Il Santuario dei Cetacei Le acque che bagnano i cinque borghi gioiello, incastonati tra mare e colline, sono particolarmente importanti dal punto di vista biologico e così ricche di nutrienti da essere paragonate a quelle atlantiche. Il modo perfetto per concludere il vostro soggiorno al Parco Nazionale delle Cinque Terre è sicuramente quello di visitare il Santuario dei Cetacei. In quest’area, infatti, nella bella stagione, potrette assistere a uno spettacolo magico, avvistando le balene, i delfini e i capodogli che trovano nel Mar Ligure l’habitat ideale e le condizioni necessarie all’approvvigionamento del cibo e alla riproduzione.
Arte & Cultura
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Portovenere

Porto Venere, nel parco dove la natura è poesia Il nome di una dea gli si addice: Porto Venere sorge dalle acque in splendida posizione all'estremità meridionale della penisola nel Golfo dei Poeti. Per gli amanti del mare questo è un autentico paradiso, tra i siti catalogati dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. Il Parco Naturale Regionale di Porto Venere comprende l’antico borgo, l’Area Marina Protetta a tutela della purezza delle acque, e le tre isole vicine: Palmaria, Tino e Tinetto. Le gioie del mare I traghetti di linea in partenza da Porto Venere approdano sull’isola antistante Palmaria, splendida oasi marina. Potreste accontentarvi solo di un giro panoramico sul mare, ammirando anche le altre due isolette dell’arcipelago, Tino e Tinetto, ma vale la pena di fermarsi a Palmaria per godersi una strepitosa giornata di mare. Qui le spiagge sono tra le più belle della Liguria. Una volta arrivati a Palmaria, il traghetto effettua fermate a Cala Pozzale e Cala Fornace, spiagge non raggiungibili in altro modo. Nella prima, alla lingua di ciottoli e piccoli scogli fanno da cornice pini e mirti e l’acqua è smeraldina, come anche nella seconda, una baia con la scogliera alle spalle. Più grande è la Spiaggia del Secco, sulla punta omonima, attrezzata per garantire ogni comfort. Per chi pratica immersioni, la meraviglia continua nei fondali, un mondo variegato fatto di falesie a strapiombo che proseguono in profondità e grotte sommerse. Cavallucci, stelle marine e la prateria di piante acquatiche Poseidonia sono solo alcune delle sorprese che incontrerete in immersione. E basta una semplice maschera per perdersi tra i pesci. In barca potete visitare la Grotta Azzurra, così chiamata perché i riflessi della luce dipingono una tavolozza in tutte le sfumature dell’azzurro. Se desiderate esplorare l’interno dell’isola, potete avviarvi lungo i sentieri ben tracciati ed organizzati ad anello per un tempo totale di percorrenza di circa 3 ore e mezza, con tratti aridi alternati a chiazze di macchia mediterranea. Natura e architettura, alleate in uno scenario magico Porto Venere vanta una storia prestigiosa, risalente al VI secolo a.C., in epoca romana. Qui la natura si confronta con l’architettura, perché tra i vicoli e le case dai tipici colori pastello si incrociano antiche testimonianze delle molte genti passate da questo porto strategico sia dal punto di vista militare sia commerciale. Della Chiesa di San Pietro apprezzerete i due edifici, uno più recente in stile gotico, l’altro romanico, e resterete stupefatti dalla posizione. Il complesso è arroccato su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, il Promontorio delle Bocche: un luogo circondato da un’atmosfera di spiritualità esaltata dal contesto naturale. Affacciatevi dalla loggia all’esterno, per una visione della costa incorniciata dagli archi. Il Santuario della Madonna Bianca, nel centro storico, è un imponente capolavoro romanico e dopo la visita salite di nuovo verso l’alto, nel punto più elevato di Porto Venere con il Castello Doria, la fortificazione che veglia sul mare. Un luogo ispirante: la Grotta di Byron Senza muoversi troppo dal borgo antico, Porto Venere offre spiaggette per rinfrescarsi con un tuffo. Il luogo da non perdere è tuttavia la Grotta di Byron, nei pressi della Chiesa di San Pietro, così denominata perché il poeta britannico trovava nei pressi ispirazione per i suoi componimenti. Potete arrivarci a piedi attraverso un sentiero oppure con una barca privata. Tuffatevi armati di maschera e lasciatevi ugualmente ammaliare da questo antro profondo scavato in una suggestiva falesia. Osservate anche le pareti della grotta, ricche di affascinanti concrezioni. Di sera, shopping e i piaceri della tavola Una passeggiata nel borgo è anche un invito allo shopping. Sarete attratti dalle sete dipinte a mano e dagli scialli di antica tradizione, i preziosi “mezzari” un tempo utilizzati dalle donne del posto per coprirsi il capo e oggi reinventati in chiave fashion. Interessanti anche le maioliche dai colori vibranti, in vendita nei numerosi atelier. Poi scegliete un ristorante, dall’atmosfera intima e romantica nel centro storico oppure in stile movida sul lungomare caratterizzato dalla Palazzata: la schiera di case-torri a ridosso, che edificate su vari piani si stringono l’una all’altra aggrappandosi alla roccia. Quando ordinate, ricordate che Porto Venere è famosa per i suoi allevamenti di cozze, ostriche, branzini e orate, più una specie di mollusco che porta proprio il nome del luogo. I Mitili di Porto Venere, simili alle cozze, sono deliziosi fritti o come condimento di un piatto di spaghetti.
Arte & Cultura

Castello del Piagnaro

Pontremoli e il mistero della Statue Stele Antichissima tappa della via Francigena, Pontremoli si è sempre distinta come snodo delle maggiori vie di comunicazione e di commerci dell’Appennino tosco-emiliano, presidiate dal suo castello del Piagnaro. Oggi è una cittadina che custodisce e valorizza i tesori del suo ricco passato, tra i quali anche le misteriose Statue Stele, le figure scolpite nella pietra arenaria tra il quarto e il primo millennio prima di Cristo. La città-ponte tra Toscana e Pianura Padana Pontremoli, posta alla confluenza del torrente Verde col fiume Magra, in provincia di Massa Carrara, deve il suo nome (da pons tremulus) alla presenza di un ponte in legno e cordame che non doveva essere così stabile. A citarla, quale tappa lungo la via Francigena, è Sigerico, vescovo di Canterbury, nel suo diario di viaggio in ritorno da Roma nel 990. Nel 1200 fu un libero Comune, per poi finire sotto diverse signorie fino a essere annessa al Granducato di Toscana nel 1650. Tra il 1849 e il 1859 fece parte del Ducato di Parma e Piacenza come sede della Lunigiana parmense. Nel suo centro storico conserva alcuni notevoli palazzi barocchi (Dosi Magnavacca e Pavesi, entrambi privati, ma visitabili su prenotazione), la cattedrale e l’Oratorio di Nostra Donna, testimonianze della sua epoca d’oro, il Barocco pontremolese. L’annessione al Granducato di Toscana nel 1650 significò un’autentica rinascita per questo territorio, che tornò a essere uno snodo dei commerci tra Toscana e Pianura Padana, come lo era stato nel Medioevo. Il castello del Piagnaro L’abitato di Pontremoli è caratterizzato dalla massiccia, austera mole del castello del Piagnaro (XI secolo) dalle cui torri si domina e controlla il tratto di via Francigena che entra in Toscana dal passo della Cisa e i relativi commerci. Il suo nome deriva da piagne, il termine usato per indicare le lastre di pietra arenaria con le quali è stata realizzata la copertura dell’edificio. Il Piagnaro ha una storia millenaria di assedi, distruzioni, ricostruzioni e modifiche delle strutture di difesa, fino a quando, ai primi del Novecento, fu adibito ad abitazione. Dopo un periodo di abbandono, negli ultimi 30 anni è stato oggetto di una campagna di recupero e oggi ospita il museo Ambrosi delle Statue Stele lunigianesi, oltre ad essere un punto di accoglienza per i pellegrini che percorrono la via Francigena. Il mistero delle Statue Stele lunigianesi Le Statue Stele sono figure umane stilizzate scolpite nella pietra arenaria datate tra il quarto e il primo millennio avanti Cristo, tra l’età del rame e quella del ferro, il cui significato rappresenta ancora un mistero per gli archeologi. Le statue sono state rinvenute in Lunigiana a partire dal 1827 e oggi rappresentano un simbolo identitario della valle. Nel museo ne sono esposte una quarantina, la metà di quelle conosciute. Cosa rappresentino quelle figure che affiorano dalla pietra, se siano eroi, guerrieri o divinità, non è dato sapere. Le stele sono state catalogate in 3 gruppi, più o meno arcaici, con caratteristiche scultoree che si fanno via via più definite nel tempo. La visita del museo può proseguire idealmente in alcuni luoghi dove state rinvenute le stele, come la selva di Filetto (in un bosco di castagni ne sono state trovate 11) e l’area archeologica di Sorano e Filattiera, borghi immersi in boschi incantevoli. Il premio Bancarella Dal 1952 la città di Pontremoli organizza a metà luglio il premio Bancarella, l’unico premio letterario italiano gestito esclusivamente dai librai. Si tratta di evento culturale importante per il mondo editoriale, legato all’originale attività dei librai ambulanti pontremolesi, un fenomeno unico in Italia. Dalla fine dell’Ottocento, quando le librerie esistevano solo nelle grandi città, da Pontremoli partivano famiglie di librai ambulanti che varcavano l’Appennino verso le regioni del nord per vendere, paese per paese, ogni genere di libri, allestendo ovunque arrivassero le loro bancarelle. Alcune di queste attività ambulanti si sono nel tempo trasformate in librerie stabili, tuttora gestite dai discendenti dei librai pontremolesi.