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Immergiti tra dolci colline e paesini pittoreschi. L'Italia ospita alcuni dei borghi più belli al mondo, che offrono uno sguardo ravvicinato della ricca storia del paese. 

Metti in cima alla lista l’esperienza autentica di visitare le strade medievali di Siena o le caratteristiche Cinque Terre. Di viverne l’essenza.

 

Borghi 124 risultati di ricerca
Punto di interesse

Frascati

Frascati, il vero piacere della villeggiatura Per la sua posizione particolarmente felice, Frascati è un luogo di delizia fin dalla notte dei tempi. Fu scelta dalle popolazioni latine per crearvi uno dei maggiori insediamenti, Tusculum. Fu prediletta da senatori e letterati nell’epoca di Roma repubblicana. Divenne fulcro della corte estiva papale nel Rinascimento quando nei suoi dintorni furono costruite le fiabesche ville con spettacolari giardini che tutt’ora possiamo ammirare. Come resistere a tanto fascino? Cosa vedere a Frascati A Frascati si arriva da Roma in treno lungo una ferrovia in parte costruita dallo Stato Pontificio nel 1856. La stazione si trova a ridosso del centro storico a pochi metri da piazza Roma e dalla cattedrale di San Pietro, con la bella facciata con due campanili, e dal Museo civico tuscolano delle Scuderie Aldobrandini, ristrutturate nel 2000 dall’architetto Massimiliano Fuksas per farne uno spazio multifunzionale con l’esposizione permanente di reperti archeologici provenienti dagli scavi di Tusculum. Sul versante opposto del centro storico si eleva la Rocca medievale poi rimaneggiata nel Quattrocento, dove è ospitato il palazzo Vescovile. Una bella passeggiata nel verde porta alla chiesa e al convento di San Francesco dove è ospitato il Museo Etiopico del cardinale Massaia, che espone una raccolta etnografica di oggetti dell’Africa orientale. La visita a Frascati si completa con il giro delle sue straordinarie ville costruite in posizione dominante attorno al borgo. Le ville Tuscolane di Frascati e dintorni Le 10 ville Tuscolane di epoca rinascimentale che sorgono tra Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone costituiscono uno straordinario insieme architettonico e testimonianza di un’epoca in cui la zona divenne luogo privilegiato per gli ozi della corte pontificia. Tutte le facciate delle ville sono rivolte verso Roma, di cui all’orizzonte si può scorgere il profilo. Per costruirle furono ingaggiati i maggiori architetti dell’epoca che idearono dimore principesche con giardini e parchi. Di villa Torlonia è rimasto solo il monumentale parco, oggi comunale, con il Teatro delle Acque, le fontane e le scalinate: la villa fu completamente distrutta durante la Seconda guerra mondiale e non fu possibile ricostruirla. Tutte le altre invece sono giunte pressoché intatte fino ai nostri giorni, per quanto destinate a diverse funzioni. La monumentale villa Aldobrandini, che sorge su un’altura poco fuori dall’abitato, fu progettata da Giacomo della Porta ma portata a termine da Carlo Maderno e Giovanni Fontana nel 1604, gli archistar del tempo. Il suo spettacolare ninfeo, con giochi d’acqua e statue di 2500 metri quadri, basta da solo a descriverne la magnificenza: degli interni, conserva importanti cicli di affreschi barocchi. La villa fu il dono che papa Clemente VIII fece ad un suo nipote cardinale. Oggi ospita grandi eventi, cerimonie e manifestazioni culturali. Villa Falconieri (o Rufina), la più antica delle ville di Frascati (1540- 1550), sorta sul sito di un’antica villa romana, fu ampliata da Francesco Borromini e oggi è sede di una prestigiosa accademia di studi classici. Villa Tuscolana, la più panoramica, è un hotel di grande charme. Villa Sora, che accolse anche papa Gregorio XIII e il cardinale Carlo Borromeo, nel 1900 fu devoluta ai salesiani che ne fecero il collegio che esiste tuttora. Accanto al Parco dell’Ombrellino di Frascati sorge Villa Lancellotti, privata. A Grottaferrata trovate villa Grazioli, altro prestigioso hotel e villa Muti, mentre a Monte Porzio Catone sorgono villa Parisi, severamente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e la splendida villa Mondragone che fu la residenza estiva dei papi fino al 1626 quando Urbano VIII le preferì Castel Gandolfo, decisione che condannò alla decadenza non solo villa Mondragone ma anche il complesso delle ville Tuscolane che prosperavano grazie alla corte papale e al suo seguito. Oggi villa Mondragone è la sede di rappresentanza dell’Università di Tor Vergata di Roma. Le ville (tranne Lancellotti e Muti) si possono visitare tramite l’Istituto regionale ville Tuscolane. Il Parco archeologico di Tuscolo Da Frascati, una bella strada panoramica vi porta al Parco archeologico culturale di Tuscolo, su una collina tra Frascati, Grottaferrata e Monte Porzio Catone, che preserva i resti di una città più antica di Roma, Tusculum, del X secolo a.C., che fu uno dei centri maggiori della Lega latina. Sconfitta dai romani, divenne presto luogo privilegiato per la residenza estiva di letterati e senatori, tra cui anche Cicerone, per lunghi secoli fino a quando non venne distrutta da Roma nel XII secolo. Di Tusculum, in uno scenario naturale di rara bellezza, potete vedere la via basolata dei Sepolcri, il complesso termale emerso di recente, il sacello dedicato al dio Mercurio, il foro, un teatro romano del I sec a.C., dove d’estate vengono allestiti spettacoli teatrali, fino all’acropoli. Con lo sguardo da lassù si coglie tutta l’area dei Castelli romani, con Roma in lontananza. Potete prendervi anche un’intera giornata per visitare Tusculum, attrezzata con area pic nic, parco giochi, e con un'ampia offerta di visite guidate archeologiche e naturalistiche. Per saperne di più www.irvit.it
Città
Ancona

Ancona

Ancona, sentinella sul mar Adriatico Nella parte settentrionale del promontorio del Conero, la città di Ancona si eleva su un porto naturale e domina un ampio tratto di costa adriatica. Il suo centro storico, a pochi metri dall’imbarco dei traghetti, custodisce tesori d’arte, bei palazzi e quella vivacità che solo le città di porto posseggono. Da scoprire a piedi, dal porto al Duomo, fino al parco del Cardeto e alla spiaggia del Passetto, dove gli anconetani vanno a godersi il mare, Ancona è una città che sa stupire. Una passeggiata fra bellezze storiche e la vista sula mare All’arrivo ad Ancona, in macchina o dalla stazione, uno dei primi monumenti ad attirare l’attenzione è l’edificio a pianta pentagonale all’ingresso del porto antico, la cosiddetta Mole Vanvitelliana, dal nome del suo architetto Luigi Vanvitelli, costruito come Lazzaretto per la quarantena di persone e merci provenienti d’oltremare e oggi riconvertito a spazio per eventi culturali. Proseguendo verso la stazione marittima si vede il quattrocentesco palazzo Benincasa e la Loggia dei Mercanti, il più importante edificio laico, in stile gotico fiorito veneziano. Addentrandosi nel centro storico, lungo viale Mazzini, si vede la rinascimentale Fontana del Calamo o delle Tredici Cannelle, con i mascheroni di bronzo. Salendo verso l’acropoli, dopo una visita al Mercato delle erbe, struttura liberty in ferro e ghisa, vedrete la bella chiesa del Gesù, altra opera di Vanvitelli, affacciata sul mare. A seguire, l’Anfiteatro romano, riscoperto nell’Ottocento, e finalmente il Duomo di San Ciriaco, la basilica romano-gotica sorta sui resti di un tempio dedicato a Venere e su una basilica paleocristiana: domina in modo spettacolare la città e il porto. Se scendete verso il porto vecchio potete vedere l’Arco di Traiano del I sec. d. C. e l’Arco Clementino, opera settecentesca del Vanvitelli. Invece a sud si estende il Parco del Cardeto, un’area verde sul colle omonimo dove passeggiare con il mare all’orizzonte: al suo interno trovate il vecchio faro e il suggestivo cimitero monumentale ebraico, tra i più grandi d’Europa. I musei da non perdere ad Ancona Il Museo archeologico nazionale delle Marche espone la più ampia collezione di reperti dell’intera regione dal Paleolitico all’età classica e dà l’opportunità di visitare il cinquecentesco palazzo Ferretti con i suoi ricchi decori e splendidi affacci sul porto e la baia di Ancona. La storia anconetana è ricostruita nel Museo di città con documenti, reperti, plastici, pannelli didattici, mappe e video. La Pinacoteca comunale di palazzo Bosdari espone alcuni capolavori come la Pala Gozzi di Tiziano, la sua prima opera autografa, la Sacra Conversazione di Lorenzo Lotto, e opere di Sebastiano Del Piombo. Un’esperienza unica è quella offerta dal Museo tattile Omero, ospitato nella Mole Vanvitelliana, che offre la rara opportunità di imparare a conoscere l’arte attraverso il tatto, grazie ai calchi in gesso a grandezza naturale di sculture, modellini di celebri monumenti e reperti archeologici. Le spiagge di Ancona La spiaggia più amata e frequentata dagli anconetani è quella del Passetto, una lingua di sabbia sotto il promontorio verde, che ha la particolarità di comprendere oltre 500 “grotte” scavate nella roccia dall’Ottocento fino agli Anni 60 dalla gente del posto. Il motivo? Ricoverarvi piccole imbarcazioni e attrezzi da pesca. Ogni “grotta” è chiusa, come un garage, con materiale di recupero di vario genere e colore: un insieme pittoresco. Meno frequentata, perché l’accesso è difficoltoso, è la spiaggia della Scalaccia, a Pietralacroce. La si raggiunge da una scalinata non sempre agevole. Una volta arrivati, però, la fatica sarà ampiamente ripagata. Bella e selvaggia anche la spiaggia di Mezzavalle, proseguimento della baia di Portonovo, di sabbia e ghiaia: vi si arriva da due ripidi sentieri da affrontare con gli scarponcini adatti. Cosa mangiare ad Ancona Tra i piatti più tipici della cucina anconetana ci sono lo stoccafisso, ovvero il merluzzo essiccato cucinato con patate, pomodori ed erbe aromatiche. Se vi state chiedendo perché proprio il merluzzo - un pesce del Nord Europa - la risposta sta nella frequenza dei contatti commerciali fra Ancona e i Paesi del Nord Europa. Qui, come in molte altre città marchigiane, si mangia il brodetto, che è una tipica zuppa di pesce e il mosciolo selvatico di Portonovo, un tipo di cozza che vive sulla costa del Conero, riconosciuta come presidio Slow Food.
Natura
Positano - Costiera Amalfitana, Campania

Positano

Vacanza a Positano, per vivere l’incanto della Costiera Amalfitana Positano svetta a Occidente di quell’affascinante balcone naturale sul Mar Tirreno che è la Costiera Amalfitana, Patrimonio dell’Umanità dichiarato dall’UNESCO. Qui regna sovrano il tipico paesaggio mediterraneo del Sud Italia, con le case bianche che digradano verso il mare e le splendide spiagge, i vicoli che offrono tutti i piccoli piaceri della vita: ritmi lenti, boutique raffinate, caffè e ristoranti, luoghi custodi della storia. Alla scoperta delle spiagge La Spiaggia di Marina Grande è la più celebre di Positano, 400 metri di arenile incastonato nell’insenatura, dove potreste trovarvi a tu per tu con i VIP di passaggio. Il panorama e le attrezzature a disposizione invitano all’ozio, ma una volta lasciato il lettino vale la pena di dirigersi al molo per navigare verso l’Arcipelago Li Galli: 3 piccole isole in una riserva marina circondate da un’acqua trasparente che la leggenda vuole popolata di sirene. Ci arriverete a bordo di gommoni o piccole imbarcazioni. Intima è la baia che abbraccia la Spiaggia di Fornillo di ciottoli e ghiaia, raggiungibile a piedi e paradiso dello snorkeling per i suoi magnifici fondali. Sempre camminando potete trascorrere ore tranquille sulla Spiaggia di Laurito, dove la scogliera è a picco e la natura incontrastata. La costa frastagliata del Golfo di Positano è ricca di anfratti sul mare turchese: salite a bordo di un gozzo, le barche tradizionali, e chiedete di condurvi alla scoperta di spiaggette nelle cale segrete, tra cui La Porta, San Pietro Laurito e Arienzo. Anche molti hotel vantano spicchi di litorale privato. Un trekking divino Un percorso sui Monti Lattari, immersi nella natura. È il Sentiero degli Dei, per lunghi anni l’unica via di collegamento tra i comuni della Costiera Amalfitana prima che venisse costruita la strada statale. Mentre camminate la Costiera vi si spalanca dall’alto e la visuale spazia fino a Capri nelle giornate più limpide. Attraversate boschi di lecci e vi dissetate alle numerose sorgenti; incontrate grotte e precipizi da vertigine, resti di villaggi rupestri, la guglia calcarea Il Pistillo. Approdate al borgo di Nocelle, dove potrete rifocillarvi prima di riprendere il trekking. Per i più allenati e avventurosi una diramazione del Sentiero degli Dei conduce attraverso un’infinita scalinata a Cala Arienzo, in genere raggiunta via mare senza sforzo. Un luogo di villeggiatura caro ai romani Venivano a Positano i patrizi romani e vi edificavano straordinarie residenze di vacanza. Molte le testimonianze della loro predilezione per questo luogo baciato da un paesaggio incantevole e da un clima mite tutto l’anno, con la brezza marina a mitigare la calura estiva. Trovate reperti degli antichi villeggianti al Museo Archeologico Romano - MAR, che ospita una porzione di villa del I secolo d.C., sommersa dall’eruzione del Vesuvio e riportata in superficie dopo anni di scavi archeologici. Stile Positano Positano è un paese in verticale, arroccato sulla roccia prospiciente il mare. Addentratevi nel borgo attraverso le numerose scalinate e i vicoli e non perdete la visita alla Chiesa di Santa Maria Assunta, a due passi dalla Spiaggia di Marina Grande. Un tempo monastero benedettino, poi abbandonato e rimaneggiato nei secoli, oggi offre lo spettacolo architettonico di una facciata in pietra chiara e una cupola in maioliche gialle, verdi e blu; all’interno, cercate la preziosa icona bizantina. Le maioliche hanno una lunga tradizione a Positano e negli atelier del borgo potete fare shopping di oggettistica in ceramica, dai piatti ai bijoux. Molte le boutique di raffinati abiti se vorrete adeguarvi allo “stile Positano”: vestiti morbidi e svolazzanti, caftani, colori chiari, camicie e pantaloni in lino e tessuti impalpabili, gli immancabili costumi da bagno per lui e per lei. Positano, nei secoli, ha visto infatti una fiorente tradizione di tessitura, oggi ripensata in chiave contemporanea e vacanziera. Lo stile si completa con calzature infradito, anche personalizzate dagli artigiani. Dopo il mare le delizie del borgo Positano è anche lusso e mondanità e tutta la zona offre innumerevoli club, ristoranti e bar. Per il divertimento serale potete scegliere se stare in alto nei locali aggrappati alla roccia, a favore di panorama, o nei beach club, dove anche un aperitivo al tramonto è una gradevolissima esperienza. Accomodatevi sulla terrazza di un ristorante. Buone scelte sono la zuppa di cozze oppure un’insalata di mare profumata al limone, linguine agli scampi e frittura di pesce. Tra i formaggi dei Monti Lattari, vince su tutti il fior di latte, lo stesso che ritroverete sopra la pizza. E se le vostre curiosità gastronomiche non finiscono qui, informatevi su come aderire a dei percorsi a tema: tour dell’olio d’oliva tra gli uliveti e delle cantine tra i vigneti.
Natura
Villa Cimbrone, Ravello - Costiera Amalfitana, Campania

Ravello

Ravello, una terrazza sulla Costiera Amalfitana Adagiato su una collina a oltre 350 metri di altitudine, il comune di Ravello è uno dei 16 della Costiera Amalfitana, tutti in provincia di Salerno. Un panorama unico si offre da questo magnifico balcone naturale, in posizione ideale per ammirare dall’alto una delle coste più belle del mondo. L’aria è salubre e densa dei profumi della macchia mediterranea, le antiche ville abbracciate da giardini fioriti testimoniano l’amore per il luogo di spiriti nobili. Pronti per un itinerario che vi farà innamorare? Un’antica dimora da sogno Villa Rufolo si affaccia su Piazza Vescovado, cuore di Ravello. A volerla, in epoca medievale, fu la famiglia di cui la residenza porta il nome, come attestazione di lusso e potere. Tra cadute e resurrezioni lungo i secoli, la villa oggi è tornata al suo originario splendore, già decantato da personalità come Boccaccio, che le dedicò dei versi, e Wagner. Tanta bellezza stregherà anche voi, a partire dall’edificio che è un incrocio di stili: arabo, siculo e normanno. Superate la torre d’ingresso e non mancate di salire sulla cima della Torre Maggiore perché vi aspetta una visione aperta sull’intero Golfo di Salerno. Addentratevi nelle sale, ma poi dedicate del tempo ad ammirare il meraviglioso giardino disposto su vari livelli. Cipressi e tigli vi accompagnano al chiostro moresco, il colore dei fiori vi accarezza l’anima e vi avvolge in un’atmosfera romantica: oleandri, ortensie, i piccoli Fiori d’Angelo, tra arbusti di profumato rosmarino e biancospino. Nel mese di luglio, la villa ospita la serie di eventi musicali del Ravello Festival. Sulla Terrazza dell’Infinito A Ravello chiamano proprio così, la Terrazza dell’Infinito, il belvedere di Villa Cimbrone: un’elegante balconata decorata da busti in marmo settecenteschi. Siete a strapiombo sulla costa, persi nell’azzurro di cielo e mare interrotto solo dal giallo dei limoneti. La villa è un hotel esclusivo a 5 stelle, ma i giardini sono aperti al pubblico. Respirando il profumo dei glicini, indugiate lungo i sentieri adornati da statue e tempietti, sostate nel Giardino delle Rose e fate un’ulteriore pausa nella Stanza del Tè, con un gazebo in stile moresco decorato da colonne romane e sculture. Il nome di Villa Cimbrone è inoltre legato a Greta Garbo, fuggita qui nella primavera del 1938 per vivere lontano dai riflettori la sua breve storia d’amore con il direttore d'orchestra Leopold Stokowski. Cercate la targa in memoria del soggiorno della divina. Esperienze nel borgo Si parte da Piazza del Vescovado, centro del borgo storico di Ravello, un nucleo di vicoli e case colorate abbarbicate sulla roccia e circondate dal verde. Qui si affaccia la Basilica di Santa Maria Assunta e San Pantaleone, con il portale bronzeo decorato da 80 formelle figurative e la sontuosa cappella dedicata al patrono della cittadina. Interessante visitare le botteghe di ceramiche, per acquistare splendidi oggetti ma anche per scambiare quattro chiacchiere con gli artigiani: sapranno raccontarvi molto della loro sapienza manuale, una preziosa tradizione tramandata da generazioni. Se il tema vi intriga, visitate il Museo del Corallo, un piccolo mondo variopinto voluto dal collezionista Giorgio Filocamo. Con il costume da bagno sempre in borsa Pur trovandosi su un’altura, anche Ravello ha il suo sbocco al mare. Qui sulla Costiera Amalfitana l’indumento immancabile da portare sempre con sé è il costume da bagno, perché ovunque andiate incontrerete a sorpresa incantevoli baie e calette segrete. La spiaggia ravellese si trova nella frazione di Castiglione ed è raggiungibile sia via mare sia da terra percorrendo la statale e scendendo lungo una scalinata di un paio di centinaia di gradini. Dal basso si profilano i palazzi nobiliari di Castiglione, sull’altro lato la sagoma del borgo di Atrani con la chiesa centrale. Tutto il resto è mare cristallino e roccia, che nel pomeriggio getta la sua ombra sulla baia. Consigliabile quindi una puntata a partire dalle prime ore del mattino, se cercate il sole.
Natura
Cetara, Costiera Amalfitana - Salerno, Campania

Cetara

A Cetara per vivere la suggestiva atmosfera di un borgo marinaro Lo spettacolo del porticciolo con le lampare in partenza a sera inoltrata, una spiaggia tranquilla delimitata dall’antica torre di difesa, le case color pastello e le chiese aggrappate alla collina. Sulla Costiera Amalfitana, Cetara conserva intatta la dimensione più autentica di un borgo marinaro. La meta ideale per gli amanti del mare, che lo ritroveranno anche nel piatto: la rinomata specialità locale è infatti la Colatura di Alici, frutto di una tradizione che arriva da lontano. Spiagge in sequenza direttamente in paese La Spiaggia della Marina è proprio qui, in paese, protetta dalla Torre Vicereale, bastione angioino di difesa. Ha una parte sabbiosa e un’altra di ciottoli ed è circondata dalle piccole case rosa e gialle, nonché da piccoli locali per una gradevole sosta. Esposta a Sud-Est, la spiaggia è sempre assolata, perfetta anche per un tuffo fuori stagione nelle giornate miti di autunno e primavera. Alla Spiaggia del Porto, tutta di ciottoli, le particolari correnti rendono l’acqua limpidissima. Salite a bordo di un gozzo per visitare la Spiaggia della Collata, con accesso solo via mare, una piccola baia riparata e avvolta nei profumi della vegetazione mediterranea; poi proseguite, sempre in barca, verso la minuscola Spiaggia degli Innamorati, riservata a pochi intimi. Ancora navigando, ma questa volta in direzione della costa Est, potrete raggiungere la Spiaggia della Campana con vista su due faraglioni. Per chi cerca la comodità, sulla Spiaggia del Lannio e su quella del Tuoro Vecchio ci si accomoda su morbida sabbia. Corso Garibaldi: la via centrale del borgo Dopo il mare vale la pena dirigersi verso Corso Garibaldi, la via centrale di Cetara dove sfilano i monumenti storici principali, tra cui la Chiesa di San Pietro Apostolo con la cupola decorata da un rivestimento di maioliche policrome. La passeggiata è tanto più incantevole nelle ore del tramonto, quando il sole si tuffa in acqua all’orizzonte: è il momento giusto per un aperitivo in uno dei tanti bar con i tavoli all’aperto da cui ammirare lo spettacolo dei colori al crepuscolo. Oppure semplicemente riposate su una delle terrazze vista mare, perché anche le decine di panchine sono delle opere di fine artigianato: sono realizzate da maestri ceramisti, con composizioni che riproducono scene di vita e di pesca. Corso Garibaldi è anche il luogo ideale per lo shopping, dalle boutique agli atelier di ceramiche fino alle specialità gastronomiche. La celebre Colatura di Alici di Cetara Il mare è pescoso a Cetara e il nome stesso deriva da Cetaria, ovvero “tonnara”. Per il tonno rosso oggi le barche partono alla volta delle acque profonde del Mediterraneo, mentre la tradizione della pesca delle alici è tuttora fiorente. Il procedimento per ottenere la Colatura di Alici ha radici antichissime, rintracciabili fin dal tempo dei romani che confezionavano un prodotto simile chiamato Garum. I monaci cistercensi amalfitani hanno poi perfezionato la tecnica: i pesci vengono salati e dopo la stagionatura il liquido viene filtrato, un metodo artigianale ancora attuale. La Colatura di Alici ha un sapore intenso, che potrete gustare ordinando un piatto di spaghetti o linguine nei ristoranti del borgo. Divini nella loro semplicità, senza bisogno di altri condimenti a parte una spolverata di prezzemolo e un ottimo olio extravergine d’oliva. Trekking tra i limoneti Cetara è un punto strategico per trekking di varie difficoltà in altura. Una camminata di un’ora lungo un bel tragitto tra ulivi, vigneti e limoneti sui terrazzamenti conduce fino a Punta Fuenti. Al contrario, per i più volenterosi, ci vogliono quasi 7 ore per percorrere i sentieri che vanno dalle località di Abbazia di Cava a Iaconti: vi troverete su un crinale del Monte Falerio prima di inoltrarvi in boschi rigogliosi. Se poi desiderate un’escursione fuori porta, spostatevi nella vicina Maiori: da qui parte la Via dei Limoni, l’antica strada che in 9 chilometri collega Maiori a Minori, entrambi borghi deliziosi. Da qui transitavano gli agricoltori e ancora oggi, nel periodo della raccolta a cavallo tra la primavera e l’estate, potrete vederli all’opera e intenti a trasportare gli agrumi a dorso di mulo. La coltivazione dei limoni, sulla Costiera Amalfitana, è una vera arte.
Arte & Cultura
Monteriggioni, Toscana

Abbadia Isola

Monteriggioni e la sua corona turrita “Monteriggioni di torri si corona”, scriveva Dante nel XXXI canto dell’Inferno. Sembra proprio una corona di torri quella che cinge il colle di Monteriggioni, uno dei borghi medievali più spettacolari e meglio conservati di tutto il Paese, a soli 15 chilometri da Siena. Sembrerà una visione, tanto è perfettamente conservata la sua cerchia muraria costellata di 14 torri e 2 porte. Quelle mura salvate da un tradimento Le mura di Monteriggioni sono state edificate tra il 1212 e il 1219 ad opera della Repubblica di Siena per difendersi dall’eterna nemica: Firenze. Il tracciato ellittico delle mura fu disegnato seguendo l’andamento naturale altimetrico della collina. Notevole la posizione strategica: dal suo colle si controlla la valle dell’Elsa e dello Staggia. Notevole l’elenco delle epiche battaglia che si sono combattute sotto le mura: da quella di Colle del 1269, citata da Dante, quando i senesi, in un primo tempo sconfitti, riuscirono a resistere dentro Monteriggioni all’assedio dei fiorentini, a quella del 1526, quando Firenze bombardò invano le mura. Sarà solo il tradimento del comandante delle truppe senesi a far cadere Monteriggioni, senza alcun combattimento, nel 1554. E questo spiega come la sua cinta muraria sia arrivata a noi così integra. La caduta di Monteriggioni portò a quella di Siena. La famiglia fiorentina dei Medici prevalse su tutta la linea e l’episodio mise fine all’epoca dei Comuni in Italia. Una passeggiata nel borgo A Monteriggioni si entra dalla Porta Franca, o Romea, la più vicina ai parcheggi, che dà sulla graziosa piazza Roma, il cuore del borgo. Il giro del paese è presto fatto: lungo la via Primo Maggio si raggiunge la porta opposta, quella di Ponente, la più piccola, in direzione Firenze. Ancora un vicolo e si raggiunge una piazzetta con un giardino di ulivi costeggiato il quale si ritorna in piazza Roma. Oggi a Monteriggioni vivono stabilmente circa 40 persone, perlopiù negli edifici che si affacciano sul giardino. Il camminamento sulle mura Dopo aver esplorato il borgo, è possibile salire sulla splendida cinta muraria di Monteriggioni, come le sentinelle di ronda che per secoli hanno presidiato questo strategico avamposto. Il camminamento, realizzato con passerelle aeree affiancate alla sommità delle mura, consente di cogliere con lo sguardo sia l’insieme del borgo sia gli splendidi panorami sulla campagna del Chianti e di San Gimignano. Le mura hanno subito un importante intervento di restauro negli anni 30, che ha comportato la ricostruzione di alcune torri crollate nei secoli precedenti. I suoni e colori della festa medievale Dal 1992 Monteriggioni organizza in luglio, per 2 fine settimana, una festa medievale di grande richiamo, uno degli eventi clou dell’estate nel Senese. Si tratta di una rievocazione storica del suo passato che consente di rivivere l’atmosfera di un villaggio del Trecento con spettacoli dal vivo, concerti di musica antica, danze, giostre, tornei medievali, con la riproposizione di antichi mestieri e tecniche artigianali che nel territorio non sono mai davvero scomparsi. Si tratta di una festa coloratissima, grazie ai costumi tradizionali e alle bandiere, a cui fanno da sfondo sonoro il rullo dei tamburi e le note delle chiarine, le antiche trombe naturali. La festa è anche l’occasione per gustare negli stand come nei ristoranti del borgo piatti che affondano le radici in un passato remoto ancora vivo tra le mura di Monteriggioni. Badia a Isola, l’ostello dei pellegrini A soli 3 chilometri da Monteriggioni c’è un altro borgo molto suggestivo, il complesso monumentale di Badia a Isola. Il nome deriva dal fatto che il monastero benedettino che ne costituiva il nucleo si innalzava, seppur di poco, dalle paludi della piana, come un’isola, appunto. Nella chiesa dei santissimi Salvatore e Cirino sono presenti opere di importanti artisti della scuola senese, come Sano di Pietro e Taddeo di Bartolo. Oggi l’abbazia, dopo un accurato restauro, ospita l’ostello Contessa Ava dei Lambardi, uno più suggestivi sulla via Francigena, perché permette ai pellegrini moderni di dormire in un complesso che risale ai secoli undicesimo e dodicesimo, con camere doppie, camerate e servizi specifici per i pellegrini. Decisamente una tappa da tenere a mente se vi avventurate sulla via Francigena. Da vedere anche l’antichissimo borgo fortificato di Strove, il cui nucleo risale al sesto secolo. Seguendo la Francigena verso Siena, poi, a piedi tra i boschi, ci sono pure il singolare castello della Chiocciola e la villa di Santa Colomba, citata da Giorgio Vasari per l’armoniosa architettura.
Arte & Cultura
Palazzo Ducale di Urbino

Palazzo Ducale di Urbino

Palazzo Ducale di Urbino: una delle più belle opere del Rinascimento La raffinatezza nei dettagli, l’amore per la cultura, la perfezione architettonica: nel Palazzo Ducale di Urbino nulla è lasciato al caso. Quest’opera simbolo del Rinascimento fu voluta da Federico di Montefeltro, mecenate, umanista, abile condottiero e signore del Ducato dal 1444 al 1482. Il desiderio di ribadire la sua potenza militare e quello di sottolineare l’eleganza della sua corte andavano di pari passo. Il risultato è un edificio enorme, imponente, geometricamente perfetto e studiatissimo in ogni aspetto. Il lavoro dei grandi maestri Sul Palazzo Ducale di Urbino non esistono molti scritti o documenti che ne seguano e raccontino le fasi di costruzione. Quel che è certo è che alla realizzazione dell'edificio parteciparono maestranze di prim'ordine a partire dai tre architetti: il fiorentino Maso di Bartolomeo, il dalmata Luciano Laurana e il senese Francesco Di Giorgio Martini. Nel cuore del Palazzo Oggi il Palazzo Ducale, che sorge al centro di Urbino, è sede della Galleria Nazionale delle Marche e del Museo Archeologico Lapidario. Ospita anche eventi musicali e artistici di vario genere. La struttura è composta da un nucleo più antico, detto l’appartamento della Jole, voluto dal padre di Federico, il conte Guidantonio. Da qui partì l’ampliamento e la decorazione di quella che in origine era stata la semplice residenza dei Montefeltro. Un tour tra le sale All’interno del Palazzo Ducale, si trova la straordinaria Galleria nazionale: occupa il primo e il secondo piano ed è una pinacoteca di altissimo livello, con opere di Piero della Francesca (la Flagellazione e la Madonna di Senigallia) e di Raffaello (Ritratto di Gentildonna detto La Muta e la Santa Caterina d’Alessandria). Il periodo storico delle opere va dal Quattrocento al Settecento. Oltre a dipinti e sculture, non manca un’importante collezione di ceramiche, monete, disegni e arredi. Al piano terra c’è il Museo archeologico. Una dimora antica dai tratti moderni Può essere molto interessante visitare anche sotterranei, cucine e servizi del Palazzo, che all’epoca fu di una modernità stupefacente. Strepitosi sono anche lo studiolo intarsiato, la biblioteca dei manoscritti miniati e la cappellina del Perdono, attribuita a Bramante, senza dimenticare gli appartamenti e il Salone delle Feste e il Cortile d’Onore. Un progetto architettonico in grande stile, che attira visitatori da tutto il mondo. Lo fiancheggiano la cattedrale di Urbino e il Teatro Sanzio. L’intera cittadina merita una visita.
Arte & Cultura

Lanuvio

Lanuvio, tra antiche mura e buoni vini Sulle ultime propaggini dei Colli Albani, a due passi da Roma e in posizione dominante su un pianoro che degrada verso la costa laziale, si trova Lanuvio, un piccolo borgo medievale racchiuso da una bella cinta muraria che risale in alcuni punti al V secolo a.C. Intriganti i suoi vicoli lastricati di sanpietrini che sfociano in piazze ornate da fontane barocche e le facciate di palazzi che inglobano vestigia romane, esposte anche nel bel museo civico. Cosa vedere a Lanuvio Lanuvio e il suo territorio sono come un museo diffuso, con una linea del tempo che inizia nel V secolo a.C. con la costruzione delle mura megalitiche in pietra locale, di cui rimangono alcuni tratti. Al medesimo periodo risale il Santuario di Giunone Sospita (in latino, propizia), divinità della mitologia romana di cui abbiamo notizie dagli scritti di Cicerone, che si possono visitare nel parco attiguo alla villa Sforza Cesarini. Nel centro si può vedere palazzo Colonna, rimasto incompiuto, pur essendo il luogo dove nacque Marcantonio Colonna, tra gli artefici della vittoria della battaglia di Lepanto (1571): sulla facciata principale è inserito un sarcofago di marmo di epoca romana (III-IV sec. d.C.). Merita una visita anche la Rocca del XIV secolo, dove ha sede l’Enoteca del Consorzio dei vini Colli Lanuvini, il luogo migliore dove assaggiare la produzione vinicola del territorio: oltre alla degustazione, si può visitare un piccolo museo delle tradizioni contadine e salire sulla torre di avvistamento, simbolo della città, da dove il panorama è strepitoso. Nel centro storico c’è anche piccolo museo civico, con una sezione pre-romana che narra le antichissime origini del borgo e una sezione romana con un affresco di età augustea di tema dionisiaco e altri reperti dal santuario di Giunone Sospita di cui sono in mostra anche le fotografie degli scavi archeologici che risalgono ai primi del Novecento. Nel borgo si possono vedere due opere di Carlo Fontana, allievo di Gian Lorenzo Bernini: la Fontana degli Scogli (1675) e la chiesa di Santa Maria Maggiore, di origini bizantine ma riedificata in forme barocche. Lungo le mura si vede il basamento di un tempio dedicato a Ercole del II sec. a. C. , mentre dalla terrazza belvedere, nei giorni di sereno, si scorge il profilo delle isole Pontine. Per saperne di più: www.comune.lanuvio.rm.it
Punto di interesse

Genzano

Genzano, il paese dell’Infiorata, delle fragole e del pane Il borgo di Genzano è adagiato sul cratere del lago di Nemi, sulla via Appia, tra i fitti boschi della zona dei Castelli Romani. È la città dell’Infiorata, un grande tappeto di fiori freschi che viene realizzato in occasione della festa religiosa del Corpus Domini, ma anche di un delizioso pane IGP e delle fragoline. Meta privilegiata di tante gite fuori porta dei romani, è un luogo di charme molto panoramico dove rilassarsi tra il verde e la storia. Cosa vedere a Genzano Una passeggiata nel borgo di Genzano è una continua scoperta di scorci panoramici sul lago di Nemi e sulla campagna che degrada nel cratere. Nel centro storico spicca la mole del Settecentesco Palazzo Cesarini Sforza, i baroni di Genzano, dove al piano nobile, è esposta la collezione Hager-Sportelli, un centinaio di opere d’arte del Seicento e Settecento appartenute a Hellmut Hager, uno dei massimi studiosi degli architetti barocchi Carlo Fontana, Gian Lorenzo Bernini e Filippo Juvarra. Nel mezzanino la mostra permanente Symposium, a tavola tra mito e cultura espone manufatti legati alla cultura del vino con un nucleo di opere recuperate dalla Guardia di Finanza nell’ambito di operazioni di contrasto al traffico illecito di opere antiche. Nel palazzo c’è anche una sezione dedicata ai reperti archeologici provenienti dalla villa degli Antonini (I sec. d.C.) dove nacquero ben 2 imperatori romani, Antonino Pio e Commodo: la mostra è frutto di una campagna di scavi tutt’ora in corso fatta in collaborazione con un’università americana: nei mesi estivi gli archeologi sono sempre all’opera. Da vedere anche la chiesa di Santa Maria della Cima, con il monastero, i resti delle mura medievali e il museo dell'Infiorata, che racconta la tradizione più radicata a Genzano, tra storia e memoria collettiva. L’Infiorata di Genzano, Patrimonio d’Italia Ogni anno, per la festa del Corpus Domini (la seconda domenica dopo la Pentecoste, in genere in giugno), il centro di Genzano si ricopre di un tappeto di petali di fiori freschi di 2mila metri quadrati diviso in 14 quadri ottenuti da oltre 400mila garofani di ogni colore. L’Infiorata di Genzano, riconosciuta dal ministero del turismo come “Patrimonio d’Italia” è una delle più spettacolari manifestazioni di questo genere, che si rinnova ogni anno dal 1778. Una festa che non è solo marketing turistico, ma senso di appartenenza e identità per la gente del posto. Del resto la sua preparazione dura un anno intero: durante l’inverno vengono ideati e preparati i bozzetti, in aprile si fa il conteggio di quanti e quali fiori siano necessari, in maggio si allestisce il cantiere dell’opera, in giugno, il giovedì precedente la domenica del Corpus Domini si avvia l’attività di spelluccamento, cioè di separazione dei petali dalle corolle che vengono divisi per colore e conservati al fresco in alcune grotte presenti sotto il palazzo comunale. Oltre ai petali dei garofani vengono utilizzati anche: ginestra, sausa, finocchiella, seme di pino, crisantemo, corteccia di pino, nero vite, granturco, riso, salvia, peperoncino, grano, soia, bucce di pinoli, origano, nero caffè, crusca. La posa dei petali e la creazione dei quadri floreali avviene tra il sabato sera e la domenica mattina. Nei mesi successivi si fa l’inventario dei materiali che si possono conservare e ci si prepara per la successiva edizione. Il clou della festa è la domenica pomeriggio con la processione sulla via Infiorata e prosegue il lunedì con cortei e bande fino a quando i bambini del paese scendono correndo dalla scalinata della chiesa di Santa Maria degli Angeli e disfano definitivamente i quadri di fiori. Cosa mangiare a Genzano: il pane casareccio IGP La specialità gastronomica locale è il Pane casereccio di Genzano, il primo in Italia ad aver ottenuto il marchio IGP fatto con farina di grano tenero, acqua, lievito naturale e sale. L’impasto viene fatto lievitare per circa un’ora: tagliato in pagnotte e filoni, viene messo a riposare in casse di legno con teli di canapa e spolverato con cruschello e poi cotto nel forno a legna oppure elettrico. La crosta risulta croccante, l’interno è soffice e spugnoso: grazie al lievito naturale, il cosiddetto lievito madre o pasta acida, si conserva per giorni. I panificatori di Genzano sono riuniti in un consorzio che vigila sull’osservanza del disciplinare di produzione e garantisce la sopravvivenza dei forni a legna. Il pane viene venduto in pagnotte da 0,5 a 2,5 kg. Per saperne di più: www.comune.genzanodiroma.roma.it
Arte & Cultura

Ariccia

Ariccia, la città ideale del barocco firmata da Bernini Lungo la via Appia, nel cuore di Ariccia, c’è una delle più belle piazze italiane, Piazza di Corte, frutto del genio di Gian Lorenzo Bernini, che qui fu inviato da papa Alessandro VII, della famiglia Chigi, a riprogettare tutto il borgo, parco compreso. Sulla piazza, ornata da due fontane, si affacciano palazzo Chigi e la chiesa di Santa Maria Assunta, due capolavori assoluti del barocco. Dopo tanta arte, potrete rifocillarvi in una fraschetta, l’osteria tipica dove mangiare la Porchetta IGP e bere il vino dei Castelli Romani. Nel palazzo dov’è stato girato Il Gattopardo Se la nascita di Ariccia ha origini incerte, di certo anteriore alla fondazione di Roma, la sua rinascita ha una data precisa: 1661. In quell’anno il feudo sulla via Appia venne acquistato dalla famiglia Chigi, che affidò all’architetto e artista Gian Lorenzo Bernini la sua sistemazione. Bernini ebbe carta bianca per rifare il borgo che divenne una sorta di città ideale barocca. Il progetto di Bernini si articola intorno alla scenografica Piazza di Corte, sulla quale si affaccia Palazzo Chigi, rifacimento seicentesco di un vecchio castello medievale: se all’esterno è piuttosto austero, secondo il gusto dei castelli francesi, all’interno è un tripudio di decorazioni e arredi barocchi, giunti intatti fino a noi. È in queste sale sontuose che il regista Luchino Visconti ha girato alcune scene del film Il Gattopardo, e come lui altri registi hanno sfruttato i saloni per film storici. Oggi si visita come un museo: in alcune sale è stata allestita la Pinacoteca del Barocco romano, con 300 importanti opere di artisti come Salvator Rosa, Luca Giordano, Mattia Preti, Giacinto Brandi, Guido Reni, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, e molti altri. Di fronte al palazzo, Bernini realizzò la chiesa di Santa Maria Assunta, chiesa barocca per eccellenza: a pianta rotonda, è preceduta da un portico con tre archi e ha una maestosa cupola, opera dell’allievo Antonio Raggi, che richiama nelle proporzioni quella del Pantheon. Sulla piazza di Corte si affaccia anche la Locanda Martorelli, un edificio che nel periodo d’oro di Ariccia, quello del Grand Tour, venne frequentato da pittori come Turner e Corot e da letterati come Stendhal. Oggi è sede di mostre e di eventi culturali. Nel bosco sacro di Ariccia Il parco di 28 ettari che si apre sul fianco di Palazzo Chigi è stato realizzato nel Cinquecento sui resti del bosco sacro dei romani dedicato a Diana, che si estendeva sul lato sinistro della via Appia da Roma fino al lago di Nemi. Anche qui c’è la mano di Bernini, che anticipa il giardino romantico progettando opere come la grotta della neve e le fontane del Mascherone. L’area verde, oggi di proprietà comunale, è compresa nel Parco regionale dei Castelli Romani. Cosa mangiare ad Ariccia Ariccia è la capitale della porchetta, tipico street food dell’Italia centrale, un intero maiale disossato e cotto al forno per diverse ore, condito con varie spezie, tagliato a fette sottili e mangiato nel panino. Molti luoghi ne rivendicano la paternità, Ariccia è tra i più accreditati. La porchetta qui si mangia nelle fraschette, le osterie tipiche dei Castelli Romani, zona rinomata per la qualità dei vini grazie ai terreni vulcanici ricchi di minerali. Il nome deriva dall’usanza degli osti di esporre delle frasche all’ingresso per segnalare la disponibilità del vino nuovo. Nei menù non mancano mai spaghetti alla carbonara, all’amatriciana o cacio e pepe. Diffidate dei locali troppo raffinati: le fraschette originali sono luoghi spartani dove concludere le scampagnate fuoriporta. Per saperne di più: www.palazzochigiariccia.it
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Albano Laziale

Albano Laziale: una perla inaspettata dei Castelli Romani Albano Laziale è sorta sui resti di una villa imperiale romana voluta da Domiziano e si è sviluppata intorno a un accampamento dell’esercito. La facilità del collegamento con Roma, grazie alla via Appia, rende la cittadina facilmente raggiungibile. La bellezza del paesaggio merita una gita. In più, Albano conserva straordinarie vestigia del suo passato. Le vestigia romane ad Albano Laziale Non c’è edificio storico ad Albano laziale che non abbia radici nella civiltà degli antichi romani. La Porta Pretoria era l’ingresso dell’accampamento della legione romana: inglobata in altri edifici, è ricomparsa in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale nel 1944. La chiesa di San Pietro, del VI secolo, fu costruita sui resti di una grande sala delle terme di Cellomaio e l’edificio contiene diversi resti romani come i frammenti marmorei nel portale e nel campanile romanico o il sarcofago romano usato come altare. Nella sacrestia sono visibili frammenti del pavimento a mosaico delle terme. Uscendo dalla chiesa, sulla destra, si vedono i resti delle terme, giunte fino ai nostri giorni ben conservate. Nelle terme è stato ricavato il museo Seconda legione partica che ricostruisce, con gli strumenti dell’archeologia sperimentale, gli equipaggiamenti dei legionari e ne documenta la vita quotidiana. Il più straordinario lascito degli antichi romani ad Albano è il cosiddetto Cisternone, costruito nella parte più alta, un enorme serbatoio, in parte scavato nella roccia, dove veniva convogliata l’acqua distribuita per caduta all’accampamento. Funziona ancora e viene utilizzata per scopi irrigui. Da vedere anche l’anfiteatro severiano di forma ellittica, che poteva ospitare fino a 16mila spettatori, con le gradinate in parte scavate nella roccia in parte costruite in muratura. Le Catacombe di San Senatore conservano affreschi di età medievale. Per visitare gran parte dei siti archeologici bisogna rivolgersi al museo civico di Albano romano, che ha sede nell’ottocentesca villa Ferrajoli. Anche la chiesa romanica di Santa Maria della Rotonda fu eretta sul ninfeo della villa imperiale di Domiziano: di pianta rotonda, ha le stesse proporzioni del Pantheon di Roma. Da vedere anche la cattedrale di San Pancrazio, che risale ai tempi di Costantino, ma rivisitata in stile barocco. Il lago di Albano Il lago Albano, di origine vulcanica, ha un’insolita forma ellittica, che si spiega con la complessa storia della sua formazione, dovuta a diversi fenomeni eruttivi. Il lago ha un emissario artificiale, opera degli antichi romani. Da notare i reperti del Villaggio delle Macine, che risale all’età del bronzo, un millennio e mezzo prima di Cristo, raro esempio di villaggio su palafitte. Oggi si può visitare lungo il bel sentiero nei boschi, 11 chilometri per l’intero periplo del lago, tutto in piano, da percorrere a piedi o in mountain bike. Sul lago è possibile praticare sport acquatici (canoa) e fare escursioni in pedalò, per poi rifocillarsi nei numerosi ristoranti che si affacciano sulle sue rive. Se il lago vi ha affascinato, percorrete la via dei Laghi (statale 217) che devia dalla via Appia antica all’altezza di Ciampino per raggiungere Velletri, costeggiando il lago di Albano dalla parte di Marino e il vicino lago di Nemi.
Punto di interesse

Castel Gandolfo

Castel Gandolfo, dove i papi vanno in villeggiatura Castel Gandolfo è il borgo affacciato sul lago Albano, che i papi hanno eletto come residenza estiva. Grazie a papa Francesco, le Ville Pontificie, il Palazzo Pontificio e il giardino Barberini, che da 400 anni accolgono papi e alti prelati nei mesi estivi, sono aperti alle visite. Sulle sponde del lago Albano, a 30 chilometri da Roma, vi accoglie uno dei borghi più belli d’Italia per la qualità del paesaggio, gli edifici firmati da Gian Lorenzo Bernini e i resti di ville imperiali romane. Palazzi del papa La residenza pontificia di Castel Gandolfo sorge sui resti di una delle ville più celebri dell’antichità, l’Albanum Domitiani, l’immensa dimora che l’imperatore Domiziano si fece costruire sulle sponde del lago Albano, sul quale amava veleggiare. La villa fu in seguito abbandonata, perché l’imperatore Adriano si fece costruire la villa di Tivoli, mentre un altro imperatore, Settimio Severo, preferì insediarvi una sua legione. Sistematicamente saccheggiata dei marmi, usati anche per la costruzione del bel duomo di Orvieto, per la villa romana seguirono secoli di abbandono, fino a che, nel XIII secolo, tra i suoi ruderi fu creata una rocca della famiglia Gandolfi, poi inglobata nel feudo dei Savelli, che la dovettero cedere al papato per saldare un debito. Era il 1604 quando il territorio fu dichiarato patrimonio inalienabile della Santa Sede e fu dato l’incarico di costruire un Palazzo Pontificio a Carlo Maderno, tra i progettisti della Basilica di San Pietro. Con papa Alessandro VII fu ingaggiato anche Gian Lorenzo Bernini, che realizzò la chiesa di San Tommaso da Villanova dall’elegante cupola sottile e una fontana. Con la fine dello Stato Pontificio, nel 1870, la residenza papale venne abbandonata per 60 anni, finché con i Patti Lateranensi si decise di ripristinarla. Con l’acquisizione di villa Barberini furono realizzati anche i giardini, e nel 1934 fu trasferita a Castel Gandolfo la Specola Vaticana (XVI secolo), perché il cielo di Roma, troppo luminoso, non era più adatto all’osservazione degli astri. Grazie alla volontà di papa Francesco dal 2014 il complesso papale di Castel Gandolfo, che gode degli stessi privilegi di extra-territorialità del Vaticano, è stato aperto alle visite. Cosa vedere a Castel Gandolfo Se entrate nel borgo da Porta Romana, vi trovate nell’elegante piazza della Libertà su cui si affacciano il Palazzo Pontificio, la chiesa di San Tommaso e la fontana, entrambe del Bernini. Sul lato est della piazza si apre la strada che porta al Belvedere, dove all’improvviso vi apparirà in tutta la sua bellezza il lago Albano. Di fronte al Belvedere c’è l’ingresso a Villa Barberini, con il giardino all’italiana. Non resta che scendere verso le spiagge sul lago a rilassarsi un po’ o andare in un ristorante per provare una frittura di latterini, piccoli pesci del lago, che ben si accompagna a un bicchiere di vino dei Colli Albani. Il borgo è caratterizzato anche da una galleria d’arte a cielo aperto di street art, con opere di artisti italiani e internazionali. Vi sono rappresentate immagini di una Castel Gandolfo onirica, insieme a Madonne caravaggesche e altre opere sui temi della dignità della donna, dell’accoglienza e dell’impegno sociale contro le mafie. Con il treno dal Vaticano a Castel Gandolfo A Castel Gandolfo si può arrivare anche in treno direttamente dalla Città del Vaticano. Non tutti sanno che accanto alla basilica di San Pietro esiste una sontuosa stazione servita da binari collegati alla rete dei treni nazionale. Fu costruita negli Anni 30 in virtù dei Patti Lateranensi e per far passare i treni fu aperto un varco nelle mura vaticane. Il primo pontefice a usare la stazione ferroviaria vaticana fu Giovanni XXIII, il 4 ottobre 1962, per un pellegrinaggio a Loreto e ad Assisi, ma la ferrovia è stata usata solo occasionalmente dai papi e soprattutto per le merci. Ora la possono usare i turisti che intendono visitare Castel Gandolfo, il sabato, dalla primavera all’autunno, su prenotazione: l’arrivo del treno è previsto ad Albano Laziale, poi si prosegue con una navetta fino al complesso delle residenza papale. Per saperne di più: www.comune.castelgandolfo.rm.it