Sambuci: vicoli, fantasmi e giardini all'italiana nella Valle dell'Aniene
Il nome viene dal sambuco, pianta un tempo così diffusa su queste colline da diventare toponimo. Sambuci si trova a 51 km da Roma nella Valle dell'Aniene, tra i Monti Tiburtini e i Ruffi, racchiuso dentro mura medievali con accesso da due porte. La via principale — Via Girolamo Theodoli — era un tempo interamente affrescata con scene di vita quotidiana e figure allegoriche. Qualche frammento è ancora visibile sulle facciate. Su una torre cilindrica in Piazza Roma è inciso un monito in latino: "non desiderare cose indegne e non farle anche se sei spinto a farle". Lo attribuiscono al cardinale Camillo Astalli. O forse è un consiglio agli uomini su come comportarsi con le donne. Nessuno lo sa con certezza.
Il castello e la Signoraccia
Il Castello Theodoli domina il borgo dall'alto. Nasce come fortezza medievale, diventa palazzo nobiliare nel Seicento per mano del cardinale Camillo Astalli, che aggiunge la loggia e trasforma il verde in giardini all'italiana. I 50.000 mq di parco sono oggi comunali. Nel castello aleggia la Signoraccia: il fantasma di una giovane donna cui il marchese spezzò l'amore invocando lo ius primae noctis. Ogni 8 settembre, durante la festa di Maria SS. Bambina, il suo fantoccio di cartapesta viene bruciato in piazza tra canti e balli.
Le tradizioni
Sambuci è tappa del Cammino di San Benedetto — le origini del borgo sono legate all'Ordine, che ha fondato qui la Chiesa di San Pietro. A fine ottobre si tiene la Sagra della Polenta con sugo di spuntature e salsicce, festa del patrono San Celso e congedo dall'estate.