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Montagna 161 risultati di ricerca
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Stromboli - Isole Eolie, Sicilia

Stromboli

Stromboli, viaggio ai piedi del vulcano per un pieno relax Se pianificate una vacanza sull’incantevole isola di Stromboli, la più settentrionale dell’arcipelago delle Eolie, Patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco, tra Panarea e la costa calabrese, mettete in conto sempre una presenza in più: quella del vulcano, uno tra i più attivi e irrequieti, forse unico al mondo, per le sue tre bocche in perpetua attività esplosiva. Camminare sulla “pelle” del gigante Gli abitanti lo chiamano Iddu, in siciliano esso: per via delle sue fiammate, che si ripetono a intervalli di circa 15-20 minuti, e per il mugugno perpetuo dei suoi botti e le periodiche escandescenze, incute un rispettoso timore. Di certo non lo si può ignorare, anche perché Stromboli è il vulcano: immerso sotto la superficie del mare per i due terzi, sul suo dorso l’uomo ha costruito nel tempo insediamenti e vita sociale, da millenni continuiamo a calpestare la sua pelle sensibile, forse stuzzicandolo un po’. Staccare la spina a contatto con la natura L’isola è divisa in frazioni, quasi tutte raggruppate sul versante nord-orientale, dove troverete anche le principali spiagge: Scari, Piscità, San Vincenzo, Ficogrande e il centro abitato di Stromboli. Sul versante opposto si trova invece, isolata e raggiungibile solo via mare, Ginostra, un suggestivo anfiteatro di casupole arroccate sulla roccia: un tempo era soltanto borgo di pescatori, ora è meta di un turismo esclusivo e piuttosto spartano. La prima cosa da ricordare, prima di pianificare una vacanza qui, è che a Stromboli lo sbarco di mezzi a motore è consentito solo ai residenti e non esistono trasporti pubblici, anche perché bastano una ventina di minuti a piedi per percorrere l'abitato da un’estremità all’altra e ci sono parecchi taxi elettrici che, a prezzi modici, vi porteranno a destinazione lungo l’unico chilometro di strada asfaltata. Non avrete occasione di rammaricarvene, anzi: la scarsità di mezzi a motore circolanti vi regalerà la piacevole sensazione di essere davvero in vacanza. Una notte davvero buia, per contare tutte le stelle L’altro aspetto che dovete assolutamente mettere in conto è che sull’isola non esiste illuminazione pubblica, vi consigliamo quindi di portarvi sempre dietro una torcia quando uscite la sera. In compenso, la quasi totale oscurità della notte regala una straordinaria brillantezza alle volte stellate sopra Stromboli, per la gioia di ogni astrofilo e di sicuro dei più romantici tra voi. Sull’isola manca anche una sorgente di acqua potabile, che viene trasportata qui tramite una nave cisterna una volta alla settimana in inverno e tre in estate. In marcia, si fa sera! A Stromboli, l’ora del tramonto, quando in tutte le località balneari ci si prepara per il rito sociale dell'aperitivo, rappresenta anche il momento ideale in cui affrontare alcune delle principali escursioni: se siete equipaggiati in modo adeguato, in buone condizioni di salute e tassativamente accompagnati da una guida autorizzata, potrete risalire con un trekking il dorso del vulcano, raggiungere il pizzo, a quota 900 metri, e ammirare, a distanza di sicurezza, l’attività esplosiva dei crateri. Ricordate che a Stromboli un cambio di programma è sempre dietro l’angolo: talvolta, a causa delle condizioni del vulcano, le comitive non possono partire o sono costrette a fermarsi a metà percorso. Sempre all'imbrunire, da Scari potrete imbarcarvi per raggiungere la sciara del Fuoco, il ripido pendio formato da lava, scorie incandescenti e lapilli che dal cratere dello Stromboli scende fino al mare, e assistere, dall’acqua, all’incredibile spettacolo della lingua di fuoco che infiamma il dorso della montagna. Le spiagge nere, gioiello del litorale di Stromboli Le giornate, almeno d’estate, sono di solito consacrate all’attività balneare. Gran parte delle coste di Stromboli sono percorse da alte scogliere. Le principali spiagge, quasi tutte di sabbia nera e scintillante, si trovano lungo il tratto di costa che va da Ficogrande a La Petrazza. Una raccomandazione su tutte: se ci tenete, evitate i costumi di colore chiaro. Piacere, Strombolicchio! Con una passeggiata a piedi di una decina di minuti dallo sbarco degli aliscafi, si raggiunge la spiaggia di Ficogrande, una caletta di sabbia e rocce vulcaniche. La palma di spiaggia più bella dell’isola la detiene però Forgia Vecchia, una distesa piuttosto selvaggia di ciottoli neri, levigati dall’acqua e dal vento: la si raggiunge via terra attraverso un sentiero dalla vicina spiaggia di Scari, sotto San Vincenzo, frazione affacciata sullo Strombolicchio, simbolo e mascotte dell’isola. Secondo le leggende, questo isolotto vulcanico, fratello minore di Iddu, sarebbe il tappo di un vulcano scagliato in mare durante un’eruzione: da qualche anno è diventato un Parco naturale sottoposto a tutela: il faro che lo sormonta, un tempo alimentato a gas, è ora autosufficiente al 100% grazie a un dispositivo a energia rinnovabile.
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Salina - Isole Eolie, Sicilia

Salina

Salina, la più green delle isole Eolie Favorita dalla sua posizione protetta, al centro dell’arcipelago siciliano, Salina, la seconda per dimensioni tra le isole Eolie, è anche la più ricca di vegetazione e d’acqua di tutto l’arcipelago dichiarato dall'Unesco patrimonio dell’umanità, di sicuro quella in cui l’attività vulcanica è più sonnacchiosa. Chiamata, non a caso, isola verde, le sue remote origini vulcaniche, testimoniate dagli antichi crateri estinti della Fossa delle Felci e del Monte Porri, 2 dei 6 vulcani che un tempo la infiammavano, sono oggi racchiuse in una rigogliosa Riserva naturale che occupa buona parte del territorio e ospita diversi itinerari in quota per gli amanti del trekking. Un tour dei paesi, tra paesaggi scenografici Per un’altra curiosa anomalia, Salina è l’unica isola eolica a non dipendere amministrativamente da Lipari. Conta anzi ben 3 comuni autonomi: Malfa, Leni e Santa Marina, centri ben collegati tra loro e raggiungibili in auto, scooter o con un ottimo servizio di autobus che, nella stagione estiva, ha corse fino a tarda notte. Alle pendici della Fossa delle Felci, vivace e frequentata soprattutto la sera, Santa Marina è il centro principale, attraversato da stradine piene di locali e boutique, vale una visita la sua chiesa settecentesca, coi due campanili gemelli. Per la posizione scenografica, appollaiata su ciò che resta di un antico cratere vulcanico in parte sprofondato, merita una sosta anche la frazione di Pollara, che fronteggia, al largo, un immenso faraglione: probabilmente un lastrone della sua stessa roccia staccatosi nella caduta, che ora la sorveglia dal mare. Valdichiesa, borgo montano e incantato Se appartenete alla consistente fetta di umanità che preferisce la montagna, al mare, troverete una fresca tregua alle corvée balneari nel paesino di Valdichiesa, piccola frazione del comune di Leni, decisamente il più “montano” dell’isola: sembra un borgo incantato, incorniciato da monti e vigneti. Qui si trova anche il Santuario della Madonna del Terzito, meta di pellegrinaggio soprattutto in occasione delle tradizionali celebrazioni del 23 di luglio: ad alimentare la devozione dei fedeli, la credenza che la Madonna sia apparsa ben tre volte da queste parti. Viaggio nella storia dell’isola Tappa obbligata lungo l’itinerario storico-artistico di Salina sono di sicuro le grotte dei saraceni, una serie di cunicoli comunicanti scavati nel tufo e utilizzati come rifugio durante l’invasione dei saraceni nel 650 d.C. Potete raggiungerle anche al termine un percorso di trekking piuttosto lungo e impegnativo, tra ulivi e alberi da frutto, che parte da Santa Marina. Andando a ritroso nella storia, bellissimo e ben conservato è anche il sito archeologico di Portella, tra Santa Marina e Capo Faro, coi resti di un villaggio che risale all’età del Bronzo, e le Terme romane, sul lungomare che parte da Santa Marina, ormai parzialmente erose dalle mareggiate. Arco con vista Se invece collezionate scorci panoramici per le vostre foto ricordo, cercate, sulla strada tra Pollara e Malfa, il cosiddetto “Castello”, un fortino edificato nel corso della Prima guerra mondiale: il piazzale antistante è una panoramica terrazza affacciata sul cratere vulcanico all’interno del quale sorge Pollara, la sua spiaggia e il tratto di mare che la bagna. Ma a Salina il posto migliore da cui ammirare il tramonto, uno tra i più belli al mondo, giurano qui, è Punta Perciato, uno spettacolare arco naturale di roccia vulcanica da cui inseguire con gli occhi il sole che si tuffa nel mare accanto ai Filicudi e Alicudi, tingendosi di un rosso acceso. Stairway to the beach Anche se il modo migliore per esplorare il mare di Salina è a bordo di una delle tante barche di pescatori che quotidianamente fanno il tour dell’isola, ci sono almeno un paio di spiagge accessibili via terra che meritano una tappa. La prima è proprio quella di Pollara, scorcio tra l’altro di molte delle scene de Il Postino, l’ultimo film in cui è apparso Massimo Troisi: una baietta di ghiaia, dominata da un’imponente scogliera, anfiteatro naturale di tufo a picco sul mare. Non lontano, merita una giornata di sole anche Punta Scario, caletta immersa nella macchia mediterranea, in fondo a un’altra lunga scalinata: un vero paradiso, ma i ciottoli di cui è composta, alla lunga, possono risultare un po’ scomodi sotto l’asciugamano. Poco male, il baretto in fondo alla discesa, che noleggia anche materassini gonfiabili, sta lì anche per quello.
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Parco Nazionale del Vesuvio, Campania

Parco Nazionale del Vesuvio

Il Parco Nazionale del Vesuvio, terra di fuoco e di rinascita Il Parco nazionale del Vesuvio tutela il territorio dell’unico vulcano attivo dell'Europa continentale, simbolo della città di Napoli. Un’ascesa lungo le sue pendici, tra profumo di ginestre e odore di zolfo, regala l’emozione di affacciarsi sul cratere del Gran Cono, in un paesaggio caratterizzato dalle formazioni geologiche modellate dall’ultima eruzione del 1944. Un territorio unico, ricco dei tesori archeologici di Pompei ed Ercolano, e dei frutti di una terra straordinariamente fertile. Una spettacolare caldera con un cono attivo Visitare il Parco Nazionale del Vesuvio consente di fare una passeggiata nella storia di almeno due milioni di anni. La grande caldera del Somma rappresenta quello che resta di un antico vulcano di trecentomila anni fa e al suo interno si trova il Gran Cono del Vesuvio (1281 metri), dalla tipica forma a cono tronco, con un diametro di 450 metri e una profondità di 300 metri. Al suo interno sono presenti piccole fumarole che rivelano il suo stato di “riposo attivo”. Lungo il sentiero numero 5 tracciato sulle ceneri e i lapilli dell’ultima eruzione, quella del 1944, si può ammirare l’interno del cratere. Conquistata la cima, si viene ripagati dalla grandiosa vista sul golfo e sulla città di Napoli. In tutto i sentieri sono 11. Il numero 9 consente di osservare come la vegetazione stia riprendendo possesso del territorio sulle colate laviche del Novecento, avvenute nel 1906, nel 1929 e nel 1944. Come le piante pioniere hanno il meglio sulla lava Malgrado il susseguirsi di eruzioni, le pendici del Vesuvio sono ricoperte di una fitta vegetazione che si è riformata sulle colate laviche per il fenomeno della “successione ecologica”: quando la lava si raffredda, i primi a colonizzarla sono licheni e muschi, le specie cosiddette pioniere, organismi molto resistenti che formano un primo substrato organico sul quale possono iniziare a svilupparsi organismi più complessi come le felci o alcune graminacee che creano a loro volta uno strato per vegetali con apparati radicali più complessi. Oggi sulle zone interessate dalle eruzioni più recenti si può osservare un lichene grigio e filamentoso (Stereocaulon vesuvianum) che prepara il terreno per altre piante, mentre colate più antiche presentano specie arbustive come l’elicriso, il cisto, l’artemisia e la valeriana rossa. Lo step successivo è quello delle ginestre, di cui si vedono ampie estensioni che in primavera colorano di giallo il Vesuvio. I diversi stadi della “successione ecologica” si possono osservare bene lungo il sentiero numero 3, dove a tratti di lava ancora nuda sono affiancate zone colonizzate da licheni, alternate a ginestreti e boschi di leccio. Cosa visitare nel Parco nazionale del Vesuvio Dopo le escursioni al cratere, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio si può visitare il Museo del Parco nel comune di Boscoreale, dove sono esposti plastici che consentono di visualizzare l’evoluzione del vulcano, materiali che illustrano le peculiarità del suolo e della biodiversità, così come il racconto della complessa interazione tra le popolazioni umane e l’ambiente vulcanico. A Boscoreale c’è un museo archeologico, l’Antiquarium, per conoscere il territorio del Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C. che interessò Pompei e Ercolano. In quest’ultima località sorge il primo Osservatorio vulcanologico del mondo, creato nell’Ottocento per le prime ricerche e misurazioni sull’attività sismica, con gli strumenti originali. Tra i comuni sulle pendici del Vesuvio, può essere interessante visitare Borgo Casamale a Somma Vesuviana, l’unico quartiere medievale rimasto in zona, Terzigno, zona di lavorazione della pietra lavica, dov’è stato inaugurato un museo con i reperti archeologici di diverse ville romane, mentre a Torre del Greco si va a visitare Villa le Ginestre, dove fu ospitato il poeta Giacomo Leopardi. I buoni prodotti di una terra fertilissima Il Lacryma Christi è un vino DOC bianco e rosso prodotto con vari vitigni coltivati alle pendici del Vesuvio, la cui gradevolezza era nota sin dai tempi degli antichi romani. Anche le albicocche, di cui nell’area si coltivano circa 40 varietà, sono conosciute per essere dolci e saporite, e il segreto sta sempre nei terreni vulcanici, ricchi di minerali, in particolare di potassio. Lo stesso si può dire della ciliegia del Monte, dai frutti giallo-rosati e dalla polpa chiara e soda e dell’uva catalanesca, chiamata così perché importata dalla Catalogna da Alfonso di Aragona nel Quattrocento, che ha la caratteristica di rimanere integra sulla pianta fino a Natale. Non si può lasciare il parco senza aver assaggiato (o acquistato) i pomodorini del Piennolo del Vesuvio DOP, raccolti a grappoli: appesi in luoghi ben asciutti possono durare anche 7-8 mesi, dall’estate fino alla primavera successiva, conservando il loro sapore intenso che deriva da un’alta concentrazione di zuccheri e dalla ricchezza di acidi organici. A rendere il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio uno dei luoghi più affascinanti e tra i più visitati al mondo è un mix di ricchezze naturalistiche, paesaggi mozzafiato, coltivazioni secolari, tradizioni popolari e molto altro ancora.
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Campi Flegrei

Alla scoperta dei Campi Flegrei, tra mito e benessere Tra i Comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, le Isole di Ischia, Procida e Vivara si stende la vasta area vulcanica dei Campi Flegrei, tecnicamente un’antica caldera, ossia un supervulcano in quiescenza, uno dei pochi sulla superficie terrestre. Qui, è possibile vedere diversi piccoli crateri, alcuni dei quali caratterizzati dalle solfatare, manifestazioni gassose effusive, altri da fenomeni idrotermali. I Campi Flegrei nella mitologia Un luogo così suggestivo non poteva non alimentare il mito. I coloni greci, ad esempio, ritenevano che questa terra fosse la tomba di alcuni giganti sconfitti da Ercole per conto di Zeus. Secondo la leggenda, i giganti avrebbero voluto usurpare il re degli Dei, e vennero puniti per la loro avventatezza. Proprio da questo deriva il nome flegreo: risale, infatti, al greco flego, che vuol dire ardo. Nel mito, ad ardere erano le piaghe dei giganti: provocate dalla folgore divina, producevano fuoco e acqua. Anche Virgilio, nell’Eneide, racconta la zona flegrea come luogo di sepoltura di questi personaggi mitologici. Non è un caso che Enea inizi la sua discesa agli inferi dal Lago d’Averno, situato proprio nei Campi Flegrei. Il mito non va sottovalutato: al di là delle interpretazioni fantasiose, infatti, offre un quadro dell’attività vulcanica dell’epoca, decisamente vivace. Cuma, la prima colonia greca in Italia Le caratteristiche geofisiche dei Campi Flegrei rendono la zona particolarmente fertile, e complice anche il clima mite già gli antichi Greci vi costruirono alcune delle loro città: la più famosa fu Cuma, la prima colonia ellenica in Magna Grecia. Oggi di Cuma potete visitare l’Acropoli, che comprende l’Antro della Sibilla, alla base della collina, mentre salendo verso la rocca ci sono la Torre Bizantina con il Belvedere, il Tempio di Apollo e il Tempio di Giove, noti anche come Terrazza Inferiore e Terrazza Superiore. Trasformati in chiese nel Medioevo, i due templi conservano tracce sia delle loro origini che della destinazione d’uso successiva. La tradizione termale dei Campi Flegrei Non era, però, solo il mito ad alimentare la fama dei Campi Flegrei. Grazie all’attività vulcanica, questa zona venne eletta dagli antichi romani ad area termale preferita. Se a Roma, infatti, bisognava aspettare che le stanze delle terme e l’acqua si scaldassero grazie a un sistema sotterraneo di focolai, a Cuma e dintorni non esistevano procedure di questo tipo: ecco che molti decisero di far costruire qui le loro ville patrizie, per rilassarsi e godere della bellezza del luogo. Baia, la città sommersa La più famosa era il Pausilypon, fatta erigere dal liberto Publio Vedio Pollione, che alla sua morte la lasciò ad Augusto. Vi ricorda qualcosa? Sì, il Promontorio di Posillipo deve il suo nome proprio a questa dimora. Epicentro del benessere, Baia, frequentata da Giulio Cesare e Nerone, Pompeo e Adriano; un irresistibile polo di attrazione. Molto di ciò che sappiamo oggi di questa antica città lo dobbiamo a Plinio il Vecchio, comandante della flotta imperiale romana nella vicina Miseno. L’acqua bollente sgorgava dal sottosuolo insieme ai suoi vapori, ed entrambi venivano sfruttati in saune scavate nella roccia. Un luogo perfetto per trascorrere ore di ozio; solo con la decadenza dell’Impero tutto questo venne meno. Oggi l’antica Baia non esiste più. È un’area completamente sommersa per via del bradisismo, un fenomeno vulcanico che ha portato all’inabissamento della linea di costa. Chiamata anche La Pompei sommersa, perché molto simile urbanisticamente, l’antica Baia rientra in un’area marina protetta. Molto di ciò che la caratterizzava si può vedere al Museo Archeologico dei Campi Flegrei, al Castello Aragonese. Non perdetelo se volete farvi un’idea di ciò che poteva essere questa meravigliosa località, amatissima dai patrizi romani.
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Vulcano - Isole Eolie, Sicilia

Vulcano

Vulcano, l’isola delle Eolie dove rilassarsi in una spa a cielo aperto Se volete fare pace con la natura, disintossicarvi da stress e abitudini sedentarie, Vulcano, dominata da elementi vitali e primordiali, ma soprattutto salutari, è l’isola che fa per voi: il suo irriducibile temperamento vulcanico e lo spettacolare paesaggio non addomesticato dall’uomo vi aiuteranno a rilassarvi e a ritrovare l’equilibrio perduto. Accogliente e a misura d’uomo Vulcano è la più vicina alla costa tra le 7 isole dell’arcipelago delle Eolie, patrimonio dell’umanità Unesco, e dista meno di un chilometro da Lipari. Su questo lembo di terra siciliana, sotto lo sguardo benevolo dell’antico Vulcano addormentato, potrete godere dei benefici delle acque termali e sulfuree e di uno scenario marino incontaminato, per una vacanza lontana dal turismo di massa. L’isola è davvero a misura d’uomo e la si può attraversare in lungo e in largo in scooter o in bicicletta. Un benefico vigore vulcanico Secondo la mitologia greca, Vulcano, detto anche “testa calda”, ospitava le fucine di Efesto, dio del fuoco e fabbro dell’Olimpo, che aveva al suo servizio nientemeno che i Ciclopi. E anche se sull’isola, composta da 4 crateri originari, l’ultima eruzione è stata registrata intorno al 1890, l’antico vulcano continua a manifestare il suo vigore attraverso le fumarole, i getti di vapore presenti sia sulla cresta che sul fondale marino, e la presenza di fanghi sulfurei apprezzati per le loro proprietà terapeutiche. A dispetto dell’intenso odore di zolfo, infatti, se passate da Vulcano non potete perdervi l’esperienza emozionante di immergervi nel laghetto caldo dei fanghi termali, una pozza naturale di mota vulcanica dalle svariate proprietà curative, accessibile dagli anni Sessanta, quando è stata rimossa la crosta superficiale che rivestiva la pozza, senza alterare l'habitat naturale. Notevoli i benefici di questa Spa a cielo aperto: leniscono infiammazioni e dolori, curano la pelle e sono un toccasana per l’apparato respiratorio. Sulla cima del vulcano, escursione con vista mozzafiato Il laghetto dei fanghi è un’esperienza che può precedere un tuffo nelle acque cristalline dell’isola, oppure rappresentare la tappa finale, il meritato ristoro dopo un’impegnativa escursione verso il Gran cratere di Vulcano, noto anche come “Fossa di Vulcano”, a 391 metri di altezza. È un itinerario di quasi 7 chilometri un po’ faticoso, ma adatto a tutti, l’unica avvertenza è quella di intraprendere il cammino nelle ore meno calde della giornata: ci vogliono circa 3 ore, tra andata e ritorno, ma dalla cima la vista a 360 gradi sull’arcipelago vi lascerà senza fiato. Jurassic park in pietra lavica Partendo dal Porto Levante, nella parte settentrionale dell’isola, si può raggiungere lungo una strada asfaltata la penisola di Vulcanello: uno dei tre centri eruttivi originari di Vulcano, la cui attività ha plasmato un surreale paesaggio chiamato dai locali “Valle dei Mostri”. Qui la natura ha scolpito, su un tappeto di finissima sabbia nera, un grottesco Jurassic Park di roccia lavica: se lasciate briglia sciolta alla fantasia, in queste sculture erose dall’acqua e dal vento comincerete a intravedere strane compagnie di mostri preistorici rampanti, fiere accucciate, belve minacciose: in realtà, nient’altro che ribollenti formazioni laviche che un repentino raffreddamento dell’aria ha solidificato. Spiagge nere dai mille riflessi e piscine naturali Dopo aver affrontato valli di mostri e scarpinate vulcaniche, la cosa migliore da fare è regalarsi un po’ di relax a bordo mare. I lidi di Vulcano sono famosi per le spiagge scure e per i fondali, dove la pietra lavica gioca coi riflessi del sole attraverso il filtro dell’acqua, regalando effetti suggestivi, specie al tramonto. Succede per esempio a Sabbie nere, nella baia di Ponente, forse la spiaggia più famosa di Vulcano. Da qui potrete anche noleggiare una barca e visitare l'incantevole grotta del Cavallo. Anche la Piscina di Venere, poco distante, si raggiunge solo via mare, ma ne vale la pena: conosciuta anche come Bagno delle Vergini, è un’immensa vasca naturale di tufo e basalto dalle acque turchesi. Relax e movida: tutto in una spiaggia Se invece volete coccolarvi tra le bollicine dell’acqua riscaldata dai vapori sulfurei, regalatevi una sosta alla spiaggia delle Fumarole, protetta da una parete di rocce e dalla macchia mediterranea, all'interno della baia di Ponente. Comodamente raggiungibile a bordo di un taxi boat oppure imboccando un sentiero in discesa che parte dalla strada principale, la caletta dell’Asino, intima e appartata durante il giorno, di notte diventa una destinazione mondana: qui infatti una piattaforma attrezzata ospita un romantico locale dove trascorrere serate indimenticabili tra musica e cocktail, tra mare e cieli stellati.
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Filicudi - Isole Eolie, Sicilia

Alicudi e Filicudi

Alicudi e Filicudi, le più selvagge e slow delle Eolie Perdersi, uscire dalle rotte più battute, staccare la spina e rigenerarsi. È ciò che cerca in genere chi decide di trascorrere del tempo ad Alicudi e Filicudi, le isole più selvagge e autentiche dell’arcipelago delle Eolie, nel Mar Tirreno meridionale, dove la corrente elettrica è arrivata nelle case solo vent’anni fa. Questa coppia di isole più defilate, sorelle per contiguità e affinità elettive, è quasi sempre meta di un turismo slow e sostenibile, di vacanze davvero detox, in cui assecondare i ritmi di una natura incontaminata. Sintonizzarsi con gli elementi naturali è tanto cruciale, per chi vive da queste parti, che ad Alicudi e Filicudi non si arriva e non si parte se le condizioni del mare e del vento non lo consentono, quindi archiviate le vostre agende e abituatevi ad annusare l’aria, a inseguire il viaggio del sole nel cielo per orientarvi e scandire le giornate, perché il tempo qui risponde a regole tutte sue. L’unico dispositivo che vi consigliamo di tenere in tasca è una piccola torcia elettrica, anche a led, utilissima dal tramonto in poi, perché su queste isole non c’è illuminazione stradale. Alicudi, niente taxi ma tanti scecchi Anticamente chiamata Ericusa, per la presenza sull’isola dell’erica, che vedrete ovunque appena vi allontanerete dal mare, è la più piccola, la più occidentale e remota di tutto l’arcipelago eoliano. Qui non esistono strade asfaltate né motori, l’unico mezzo di trasporto sono gli asinelli, gli scecchi, come li chiamano i locali; ci si muove generalmente a piedi, su scale e viuzze in pietra lavica, sentieri e mulattiere. Un consiglio banale: scarpe comode e niente tacchi. A Filicudi invece non troverete nemmeno bancomat o banche, locali notturni o discoteche, solo un piccolo ufficio postale, un albergo e un unico accogliente ristorantino, che chiude a metà settembre. Tutto racchiuso in un borgo che conta cinque frazioni, sparse intorno al porto. Intorno il silenzio, o, se preferite, la grande sinfonia della natura. Il mare, un tesoro tutto da conquistare Le coste di Alicudi sono alte e frastagliate, spesso interrotte da insenature e grotte vulcaniche. Le spiagge sono due, ma una sola, di ciottoli, è raggiungibile via terra. Qui il mare dovrete conquistarlo, arrampicandovi come granchi su scogli e calette rocciose, oppure, ed è il modo migliore, noleggiando una barca o salpando per uno dei tour che fa il giro dell’isola. In compenso, rocce, scogli e fondali, frequentati da decine di specie diverse di pesci, sono uno scenario incantevole, se amate fare snorkeling e immersioni. Ma il modo migliore per esplorare l’anima aspra e selvaggia di Alicudi è affrontare l’escursione verso il centro dell’isola, nel suo punto più alto, Filo dell’Arpa, che è anche sede di un cratere estinto, a quota 675 metri. È un itinerario di un paio d’ore, lungo una serie di scale in pietra piuttosto ripide, che costeggia la chiesa di San Bartolo; quasi in vetta, vi imbatterete nel cosiddetto Timpone delle femmine, un fortino naturale con profonde fenditure nella roccia, dove sembra cercassero riparo le donne dell’isola durante le incursioni dei pirati. Filicudi e i 7 vulcani spenti Filicudi, che ha una superficie un po’ più estesa di Alicudi, circa 9,5 chilometri quadrati, è l’isola geologicamente più antica dell’arcipelago, contiene ben 7 vulcani spenti da anni e deve il suo nome a quella che i greci antichi chiamavano phoinicussa, la palma nana, ancora presente sui promontori dell’isola. I suoi quasi 200 abitanti si concentrano nella parte meridionale, distribuiti tra diverse frazioni collegate da una strada asfaltata. A Filicudi solo ai residenti è consentito sbarcare con l’auto, ma l’isola si può percorrere anche a piedi o in scooter. Una storia antichissima, custodita dai fondali Una volta arrivati, sentirete, fortissimo, il richiamo del mare, la principale attrattiva di Filicudi, che ha in tutto tre spiagge: la più bella, oltre a quelle del porto e di capo Graziano, è il lido di ciottolo neri di Pecorini a mare, pittoresco borgo sul versante meridionale, dove potrete rilassarvi tra le barche colorate e le casette basse dei pescatori, alle spalle. Proprio sopra la spiaggia di capo Graziano, un lido di ciottoli grigi vulcanici, forse il punto dove è più agevole entrare in mare, andate assolutamente a visitare il villaggio preistorico, che sorge in uno dei punti più panoramici dell’isola ed è costituito dai resti di 27 capanne che risalgono all’età del bronzo. La visita prosegue sotto il livello del mare, per chi è pratico di immersioni, ma dovete avere almeno un brevetto di secondo livello ed essere accompagnati da un diving autorizzato: i fondali di Capo Graziano custodiscono il più bel sito archeologico sottomarino delle Eolie: nelle sue profondità riposano infatti i relitti di 9 navi greche e romane. Esplorando la costa, tra segreti e incantesimi marini Ma il mare a Filicudi si vive soprattutto in barca: è l’unico mezzo per esplorare insenature segrete e grotte nascoste, alcune delle quali spettacolari, come la grotta del Bue marino, la più grande di tutte le Eolie, in passato popolata da una folta colonia di foche monache, ora attraversata da riflessi e sorprendenti giochi di luce. Proseguendo nello stesso tratto di mare, vi imbatterete nello scoglio della Fortuna, che nella sua forma concava accoglie una specie di piscina naturale di acqua cristallina, e nello scoglio La Canna, un faraglione gigante, alto 70 metri, che ricorda vagamente la figura di una Madonna con bambino: in molti lo considerano il guardiano di Filicudi e gli riconoscono una sorta di potere magico: si dice infatti che per vedere i propri desideri avverati basti toccarlo. Per scoprire di più https://www.sicilia.info/isole-eolie/alicudi https://www.sicilia.info/isole-eolie/filicudi