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Fermo

Descrizione

Fermo - Duomo, portale  XIII sec

Fermo - Duomo, portale XIII sec

Dal litorale Adriatico ai Sibillini, nelle cui gole pare ancora di sentire gli echi di favolose sibille, di eremiti e viaggiatori, si estende il territorio della Provincia di Fermo, popolato da ben quaranta comuni: i castelli dell’antica Marca fermana. Al centro suggestivi crinali di colline, coronati da borghi che sono autentici scrigni di secoli di storia, d’arte, di tradizioni. Lungo le valli principali, Valtenna, Valdete e Valdaso, un’agricoltura varia e ordinata e il fervore delle moderne produzioni industriali esprimono il carattere degli abitanti, laboriosi, creativi, tenaci. Il turista che dalle spiagge, sale verso i monti, passando per Fermo, città di bellezza aristocratica e segreta, gode di un paesaggio che nel suo svariare di colline, piane e ardite rupi raggiunge una suprema armonia. Di paese in paese incontra le tracce dei Piceni e dei Romani; tra borghi e abbazie rivive il fascino del medioevo; si perde nei volti delle Madonne dei Crivelli e nei luoghi surreali di Licini; ritrova mestieri che credeva scomparsi; s’imbatte nei prodotti di un’industria di qualità. Per sedersi infine al tavolo di una trattoria dove ogni piatto è sintesi di una lontana sapienza culinaria. Ma il cuore del territorio è Fermo, antica colonia romana, poi signora di castelli e città di studi, oggi capoluogo di importanti distretti produttivi. Le piscine romane, il duomo, la piazza rinascimentale, il teatro dell’Aquila ne narrano la lunga e nobile storia.

 

Cosa vedere

Il territorio di Fermo è un museo diffuso. Ovunque resti archeologici di Piceni e Romani, superbe abbazie, solitarie pievi, torri medioevali e palazzi gentilizi. I metodi agrari rivelano i modelli della villa romana e della abbazia benedettina; castelli e borghi narrano l’età comunale. I Piceni fecero di Grottazzolina e Belmonte un centro per la lavorazione dell’ambra lasciandovi la splendida ansa del “Signore dei cavalli”. Più visibili le testimonianze romane: a Fermo le Cisterne, a Falerone un intatto teatro e resti di ville, a Monte Rinaldo un tempio ellenistico. Frequenti le tracce longobarde nelle chiese campestri di Belmonte e Falerone. Prima della civiltà comunale furono i monaci farfensi (IX sec.) a trasfomare la società edificando castelli e abbazie: da non perdere Santa Maria mater Domini di Ponzano.Il litorale è un susseguirsi di lunghe spiagge dorate intercalate da ombrose pinete. La moderna spiaggia di Porto Sant’Elpidio, il Lido di Fermo, il lungomare liberty di Porto San Giorgio, i lembi ghiaiosi di Marina Palmense e di Marina di Altidona, le calette di Pedaso, offrono al turista una perfetta combinazione di paesaggio naturale e di servizi, dal porto turistico alle lunghe piste ciclabili, dagli animati chalet alle pittoresche trattorie. A ridosso delle spiagge cittadine vivaci e moderne schiudono un cuore fatto di intrecci di vicoli e di tesori di storia: vecchie casette di pescatori a Porto Sant’Elpidio, a Porto San Giorgio un intatto borgo marinaro con la Rocca Tiepolo, sorta nel '200 a difesa dell’antico porto i cui commerci si spingevano fino a Venezia, il faro di Pedaso. Alto sul promontorio, lontano dai rumori, si leva il borgo di Torre di Palme. In origine fortificazione, poi incasato stretto attorno a chiese e conventi, oggi è uno splendido balcone sul mare circondato da una rigogliosa macchia mediterranea.Si narra che in una grotta sulla vetta del monte Sibilla vivesse una fata benefica o una veggente diabolica; si narra che nel medioevo il cavaliere errante Guerrin Meschino, cercando la propria identità, sia sceso nel regno della Sibilla vedendovi cose terribili. Altre leggende di negromanti ed eremiti avvolgono di mistero i Sibillini, i cui stessi toponimi evocano l’orrido e il sacro: Infernaccio, Pizzo del Diavolo, monte Priora. Ma da lontano i profili del Vettore, della Sibilla, della Priora appaiono aerei e leggeri e le valli e i pendii, sparsi di eremi e santuari (S. Giorgio all’Isola, S. Leonardo, la Madonna dell’Ambro) e fioriti di orchidee, invitano alle escursioni. Il parco dei Sibillini, con un itinerario di 45 km, per la provincia di Fermo tocca i centri di Amandola e Montefortino; ma la sue porte d’ingresso sono i borghi di Smerillo e Montefalcone, incomparabili balconi da cui si gode la superba visione di tutta la chiostra dei monti.

 

Cosa fare

Risalendo il corso dell’Aso, di collina in collina, dai chiari borghi di Altidona e Lapedona alla farfense Montelparo, fino ai boschi del Vettore, il viaggio si snoda lungo un’incredibile varietà di paesaggi e di colori, di campi e di scorci urbani, di forme del presente e di tracce del passato. La valle ubertosa offre perfette geometrie di orti e frutteti; le colline punteggiate di casolari si vestono di uliveti e vigneti; i paesi, posti sulle balze e custoditi entro poderose mura medioevali, si stringono attorno ad abbazie e campanili. Moresco e Monterubbiano sono nel novero dei più bei borghi d’Italia, Campofilone s’affaccia solenne sulla valle col suo complesso abbaziale e le sue porte, Monte Vidon Combatte regala vedute fino al Gran Sasso, Petritoli, Ortezzano, Monte Rinaldo, S. Vittoria in Matenano, Montefalcone, disegnano l’antica via dei monaci farfensi, la cui memoria vive nei resti di castelli e monasteri e nei metodi agrari del territorio.La valle del Tenna è la naturale congiunzione tra il mare e i monti; per questo fu prediletta dai Romani che fecero di Falerio, l’antica Falerone, una fiorente colonia. Faleriense è la bella strada che la percorre tutta da Porto Sant’Elpidio ad Amandola, e una volta vi correva anche un pittoresco trenino di cui sono rimaste tutte le stazioncine. Il Tenna, uscito dall’orrido dell’Infernaccio e lambita Amandola, scende a formare il bel lago di S. Ruffino popolato di aironi cinerini e sulla cui sponda s’erge la splendida abbazia romanica di S. Ruffino e Vitale. Scivola poi nella piana tra campi di girasoli e paesi che fuori dall’antico incasato hanno avviato nuove attività: Servigliano, settecentesca città ideale a pianta quadrangolare, Falerone col teatro romano, Montegiorgio dirimpettaia di Belmonte, Magliano dalle torri possenti sulla cinta muraria, Grottazzolina, Rapagnano e Monte Urano vivaci di artigianato e industria.Oltre al Tenna e all’Aso, il territorio di Fermo è solcato da due piccoli fiumi quasi omonimi. A sud l’Ete Vivo che scendendo dal territorio di Monteleone, noto per il fenomeno degli zolfanelli, tocca Monsampietro Morico, Montottone, Monte Giberto e Ponzano rapiti dal silenzio interrotto solo dal suono di antichi mestieri. A nord L’Ete Morto. Qui viaggiando tra Monte Vidon Corrado, paese di Licini, Massa Fermana, Montappone e Francavilla d’Ete, il turista s’incanta davanti alle colline dorate di grano, agli orizzonti spaesanti, agli arcani pleniluni che hanno ispirato le tele del grande pittore, mentre scopre antichi saperi artigianali come la lavorazione dei cappelli di paglia. Ma proseguendo alla volta di Monte S. Pietrangeli, di Torre San Patrizio, di Montegranaro, di Sant’Elpidio a Mare ritrova la modernità e s’immerge nei dinamici paesaggi industriali del Made in Italy della calzatura.

 

Cosa assaggiare

La cucina di Fermo è basata sull’armonia degli ingredienti tipici del territorio e affonda le radici nella cultura popolare legata ad esso. La gastronomia è uno dei canali attraverso cui si tramandano la civiltà e le usanze delle popolazioni.
Questo legame cucina – territorio ha portato ormai a Fermo, da diverse edizioni, al Festival dei Prodotti tipici delle Marche, un itinerario concepito per presentare, degustare e acquistare i prodotti tipici della regione. Nella provincia di Fermo ci sono ben 47 prodotti tipici che sono la base della cucina tipica della provincia tra cui ricordiamo: l’olio extravergine d’oliva, i vini, salumi, formaggi, legumi, cereali, frutta, ortaggi pesce, pasta, miele, conserve artigianali, distillati.
La manifestazione prevede anche la degustazione di specialità marchigiane, come le olive ascolane, formaggio di fossa, ciauscolo, maccheroncini di Campofilone, lonza di fico, vino cotto, tartufi e salame di Fabriano.

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